L’ARCHETIPO-DICEMBRE 2020

Anno XXV n. 12

Dicembre 2020

Buon-Natale-2020

L’ARCHETIPO-NOVEMBRE 2020

VERITÀ SU RUDOLF STEINER E MASSIMO SCALIGERO CONTRO LE MENZOGNE SU DI LORO E L’ANTROPOSOFIA. TERZA PARTE: L’AUTENTICO VOLTO DELLA SCUOLA ESOTERICA E DELLA “MYSTICA AETERNA”.

Marie St.

Prima di entrare nel vivo delle oltremodo discutibili affermazioni di Efesto/N.R. Ottaviano a proposito della pretesa “natura massonica”, da lui ripetutamente affermata, della Mystica Aeterna, nonché di una favoleggiata “segreta sopravvivenza” di questa, devo ulteriormente puntualizzare la questione dell’identità di “Arvo”, che scrisse vari articoli non solo nei fascicoli originari di UR-KRUR, tanto per intendersi, quelli degli anni venti dello scorso secolo, ma anche nelle successive edizioni, curate da Julius Evola, e da lui pubblicate prima nel 1955 presso i Fratelli Bocca, poi dal 1971 presso le romane Edizioni Mediterranee. Una gentile mano amica mi ha passato quanto, altrimenti a me inaccessibile, sul noto social forum N.R. Ottaviano ha scritto per contestare, deridendomi, l’identificazione da me ampiamente dimostrata di Arvo con lo stesso Julius Evola. Tra l’altro, lo fa citando un libro di Renato Del Ponte, prendendo il titolo della sua opera,  Evola e il magico “Gruppo di Ur”. Studi e documenti per servire alla storia di Ur-Krur, Borzano, Albinea, SeaR Edizioni, 1994, dal mio stesso articolo, e, copiando male, ha confuso nella sua citazione Borzano, amena e pacifica borgata nel comune di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, con l’altoatesina Bolzano, arrivando ad affermare a chi gli chiedeva, obbiettando sul social forum, perché Bolzano e non Borzano (come, in verità, doveva essere scritto), che «Bolzano era la città della sede della casa editrice». Chiunque può constatare in internet che ciò non corrisponde affatto a verità. Ma, come ho dimostrato ampiamente, Renato Del Ponte, del quale conosco la correttezza, si sbagliava. Ora, costui, il mio avversario, pensa di rispondere agli argomenti provati e documentati con insulti, ingiurie, calunnie, e denigrazioni, e persino con gratuite, non richieste, “diagnosi professionali”. Personalmente, la cosa mi diverte moltissimo, e s’egli pure a cotal giuoco altrettanto ci si diverte, che continui pure! Ma, costui mi scusi, io non scenderò sino a quell’infimo, e infame, suo basso livello, e mi limiterò – a parte l’usare una garbata e divertita ironia a proposito delle sue mirabolanti, ripetutamente ostentate “grandi hierophanie”, delle sue plurime “granmaestranze”, delle sue “incognite iniziatrici superiorità”, delle sue egizio-yohannite  “patriarcali ecclesiastico-gnostiche primazìe” – a portare argomenti e documentate prove alla mia disamina.

Arvo non può in alcun modo essere il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de’ Renzis, non solo per quanto risulta dall’analisi dello stile e dei contenuti degli scritti a firma Arvo nei fascicoli originari della rivista diretta da Julius Evola, e dalle coeve testimonianze di Mario Fille e Cesare Accomanni, amici di Evola, nonché da quanto riportato dallo studio premesso da Gianfranco de Turris, che non può certo essere accusato di non conoscere vita e opere di Julius Evola, all’edizione italiana di Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, pubblicato dalle romane Edizioni Mediterranee, ma anche dal fatto che il nostro duca morì nel 1940, mentre nelle edizioni successive di Introduzione alla Magia, a cura del “Gruppo di Ur, Fratelli Bocca Editori, Roma, 1955, e Edizioni Mediterranee, Roma, 1971, compaiono, a firma Arvo, articoli nuovi rispetto all’edizione degli anni venti, che non possono essere scritti pubblicati postumi di Giovanni Colonna di Cesarò, perché, a parte sempre lo stile e i contenuti, lo escludono sia la natura chiaramente “evoliana” dei loro contenuti, sia la citazione di testi di vari autori, apparsi dopo la morte del duca.

Infatti, nel secondo volume delle due riedizioni evoliane postbelliche, troviamo Arvo, Vivificazione dei «segni» e delle «prese», ediz. del 1955, pp. 124-134, ediz. 1971, pp. 118-128, ove leggiamo:

«Questi [sc. Gustav Meyrink], del resto, nel suo romanzo «Der weisse Domenikaner» parla esattamente  dei «segni» e delle «prese» massoniche per rendere vivente il corpo, più o meno nei termini del Kerning», e aggiunge a piè di pagina, riferendosi al romanzo di Meyrink, Il domenicano bianco: «Tradotto anche in italiano, edizioni Bocca, Milano, 1944. È un libro che raccomando».

Ora, a parte il fatto che nel 1944, anno di pubblicazione del libro in questione, il duca Colonna di Cesarò era morto già da quattro anni, quindi era cronologicamente impossibile che potesse citare quel libro, apparso dopo la sua scomparsa, è ben noto come il traduttore di esso, e l’autore della nota citata, fosse proprio Julius Evola.

Ma vi è un altro articolo, sempre a firma Arvo, che per altrettanto evidenti motivi cronologici, oltre che per lo stile e i contenuti tipicamente evoliani e non antroposofici, è impossibile che sia stato scritto dal duca Colonna di Cesarò. Alle pp. 162-172, ediz. 1955, e pp.147-156, ediz. 1971, Arvo, L’etnologia e i “pericoli dell’anima”, che è una approfondita, molto interessante, recensione, che discute un’opera di Ernesto De Marino, Il mondo magico, Torino, Einaudi, pubblicata nel 1948, e che a fortiori non poteva certo esser nota al nostro duca, defunto già da ben otto anni.  

Tutto ciò dimostra, una volta di più, oltre che l’incompetenza esoterica (siamo sempre tra gli educati eufemismi…), anche tutta la profana ignoranza del nostro “mistagogico Hierophante”.  

***

Rudolf Steiner, negli ultimi due decenni dell’Ottocento, e nei primi decenni del Novecento, si assunse la missione e la responsabilità di portare in Occidente una Via iniziatica per l’epoca dell’anima cosciente. Lo fece perché l’urgenza dei tempi richiedeva – anzi tragicamente esigeva – che nell’epoca del dilagante materialismo, che aveva rotto ogni argine e barriera, venisse portata all’essere umano, che rischiava di perdere lo stato umano, e di sprofondare nel subumano, una Via per liberarsi dalla prigionia della materia, e risalire i gradini di quella “scala”, ch’egli aveva percorso, discendendo, con la sua “caduta”, da una paradisiaca condizione primordiale di sovrumana grandezza, sin giù all’attuale stato di abietto servaggio ad una natura umano-animale.

L’impresa ch’egli affrontò era veramente eroica: impresa addirittura temeraria, se il suo ignoto Maestro gli disse che per vincere il drago del materialismo moderno, avrebbe dovuto “entrare nella pelle del drago”, e vincerlo dall’interno: qualcosa di ancor più temerario e radicale del taoistico “cavalcare la tigre”! Impresa ardimentosa, decisamente “cainita”, quella di Rudolf Steiner, che non volle attingere ad una “rivelazione” dall’Alto, ad una “Theosophia” nel senso più antico e nobile del termine, bensì volle, basandosi su forze umane, elaborate “dal basso”, conquistare una Conoscenza che fosse, appunto, “rosicrucianamente”, una “Anthroposophia”.  

All’epoca di Rudolf Steiner ancora sussistevano, ed erano vitali, in Oriente antiche Vie pure e luminose. Vi erano in India, in Tibet, in Cina, in Corea, in Giappone, Maestri ancora degni di tal nome, ma tali Vie – pur ammirevoli e venerande – nulla possono, oggi, nei confronti dello sprofondamento nel materialismo della civiltà umana, il quale partendo dall’Occidente sta divorando a gran velocità anche tutte le antiche culture tradizionali d’Oriente. Quelle antiche Vie, oggi, non aiutano: non aiutano più. O possono aiutare ben pochi. Per i più, esse sono come un farmaco scaduto, che abbia perso la sua efficacia terapeutica, o come un’arte terapeutica non in grado di affrontare un nuovo devastante morbo, in precedenza ad essa sconosciuto. Il pericolo, tutt’altro che remoto purtroppo, è che il corrotto Occidente, con il proprio intellettualismo dialettico e la sua ossessiva demonìa economica, giunga a deformare, a sfigurare, a degradare quelle antiche, nobili, Vie allo Spirito, e che niente di Sacro oramai venga più risparmiato.

Del resto, non è che in Occidente le Vie spirituali siano messe molto meglio che in Oriente. Senza dilungarmi in una descrizione che si dimostrerebbe per molti, oltre che sconcertante, anche estremamente dolorosa, sarà sufficiente osservare – guardando con freddo realismo in faccia una realtà sin troppo tragica – quanto è accaduto nel movimento spirituale antroposofico, fuori e dentro la Società Antroposofica: sia prima che dopo la morte di Rudolf Steiner. Quanto ho affrontato nella disamina svolta nelle due parti precedenti di questo mio studio, e che proseguiremo nella presente terza parte, è solo uno, sia pure estremamente emblematico, tra molti, troppi, altri casi esemplari, e – per chi ben conosca la storia del movimento antroposofico – neppure tra i peggiori, pur nella sua scandalosa spettacolarità, e nei suoi aspetti a volte comicamente circensi. Pur esiziale che esso sia, devo dire che ve ne sono stati molti altri, di gran lunga più pericolosi, la cui portata distruttiva è stata molto più vasta e prolungata nel tempo. Ma proprio per il fatto di essere un caso emblematico, e poiché esso tocca argomenti estremamente sensibili della Scienza dello Spirito, in particolar modo quello della Scuola Esoterica, e della Sezione cultica, la Mystica Aeterna, di quest’ultima, è giusto, oltre che necessario, condurre sino in fondo la disamina intrapresa. Alla fine di questa disamina, il lettore se ne farà l’opinione che riterrà più corretta, o più conforme alla realtà dei fatti, a seconda della sua volontà di verità, o di sincera ricerca della Conoscenza.

La Scuola Esoterica venne fondata da Rudolf Steiner come prima SezioneAbteilung – o ClasseKlasse – nel 1904, mentre la seconda e terza Sezione, costituenti nel loro insieme la Mystica Aeterna, la Sezione culticosimbolica, articolata a sua volta in due distinte Classi, rispettivamente la prima in tre gradi, e la seconda in altri sei gradi, venne fondata nel 1906. Nella prima Sezione o Classe della Scuola Esoterica l’accento era posto principalmente sulla formazione ascetica individuale, okkulte Schulung, che si sviluppava in un rapporto diretto tra il Maestro e il discepolo, e sull’insegnamento relativo ad essa, che si svolgeva in quelle che furono chiamate in tedesco esoterische Stunden, ossia “ore” o “lezioni esoteriche”. Nella Mystica Aeterna, invece, l’accento era posto su una serie di “azioni cultiche” collettive, che si svolgevano in un ambiente simbolico mediante cerimonie, che avevano un carattere “rappresentativo” – così le definì Rudolf Steiner – delle stesse verità spirituali che il discepolo aveva già accolto dai testi scritti di Antroposofia, dalle conferenze pubbliche, e in quelle riservate ai soci della Società Teosofica prima, e Società Antroposofica (quella del 1913) dopo, di Rudolf Steiner, e nelle “lezioni” da lui tenute all’interno della Scuola Esoterica. Nei primi tre gradi della Mystica Aeterna, della Seconda Classe della Scuola Esoterica, vi  era largo spazio a tali cerimonie simboliche, mentre nella Terza classe di essa, vi era una progressiva diminuzione del lato cerimoniale, e un’accentuazione progressiva dell’insegnamento, e della pratica meditativa. Tutto ciò fu oggetto di ripetuti colloqui tra Hella Wiesberger, che all’interno del “Lascito” curava l’intera edizione dei testi della “Scuola Esoterica”, e il sottoscritto. Colloqui, come ho già avuto modo di far presente, per me molto illuminanti.

Tutte e tre le Sezioni, o Classi, della Scuola Esoterica – compresa la Mystica Aeternavennero sciolte da Rudolf Steiner nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale. Questo particolare non è affatto solo il sottoscritto a dirlo, bensì è lo stesso Rudolf Steiner ad affermarlo in scritti, in colloqui, conferenze, e ad attuarlo mediante ben precise azioni. Una di queste azioni fu lo stracciare – come atto simbolico di chiusura della Mystica Aeterna – le patenti che Rudolf Steiner e Marie von Sivers, divenuta poi, nel 1915, Marie Steiner, avevano ricevuto allorché, per l’istituzione della stessa Mystica Aeterna, essi si erano collegati con la corrente di John Yarker. Nessuna delle tre Classi fu mai riaperta da Rudolf Steiner nella forma ch’esse avevano nella Scuola Esoterica prima del conflitto mondiale scoppiato nel 1914.

Affermare che Rudolf Steiner – malgrado le sue esplicite dichiarazioni, orali e scritte, di aver sciolta e mai più riaperta la Mystica Aeterna, dichiarazioni confermate oralmente e per iscritto dalla sua collaboratrice e compagna, Marie Steiner – abbia, invece, “segretamente” fatta proseguire la Sezione cultico-simbolica, e le relative cerimonie, è avere la presunzione sacrilega di accusare  di disonestà, di simulazione, di mendacio lo stesso Rudolf Steiner, il quale, agendo così, avrebbe mentito persino ai suoi stessi discepoli, oltre che al mondo! È avere la presunzione sacrilega di accusare di complicitàdisonestà e mendacio pure Marie Steiner – colei che in un colloquio Jakob Streit mi definì essere una “Regina della Verità”, nemica giurata di ogni “simulazione”, di ogni “diplomazia”, di ogni “strategia politica”! Francamente, mi è più facile convincermi che menta – spudoratamente menta  – chi, senza prova veruna, afferma che Rudolf Steiner abbia fatto proseguire, dopo il 1914, segretamente, fuori della Società Antroposofica, e per di più, al dire del nostro “mistico Hierophante”, in àmbito “massonico egizio”, la Mystica Aeterna. Questa “fiaba” il nostro Efesto/N.R. Ottaviano può andare a raccontarla agl’infanti, agli sprovveduti, agl’ingenui, agl’ignoranti, a coloro che non conoscono l’Opera di Rudolf Steiner, che non conoscono la storia del movimento antroposofico, e quella dell’esoterismo, che non si sono mai preccupati di ricercarne i documenti e le testimonianze vive. Ma chi abbia fatto le sue promesse sacre e i suoi giuramenti alle Potenze Spirituali che stanno dietro la reale Scuola Esoterica, e dietro l’autentico movimento spirituale antroposofico, chi abbia fatto sua la causa dell’Essere Angelico Anthroposophia, e sia leale verso tale Essere, non si “berrà” mai una menzogna del genere!

Dopo il Convegno di Natale del 1923, Rudolf Steiner riaprì – o meglio detto: tentò di riaprire – unicamente la prima Classe della Scuola Esoterica. E lo fece cambiando radicalmente forma e contenuti della Prima Classe, ed anche il tipo di accesso ad essa. A partire dal febbraio del 1924, egli fece le prime 19 “lezioni”, poi – constatata l’inadeguatezza, e la cronica mancanza di serietà di molti partecipanti, e infine visto quello che fu un vero e proprio tradimento, avvenuto nell’agosto del 1924 – Rudolf Steiner interruppe la sua donazione, si limitò a fare a Dornach sei “lezioni di ricapitolazione” nel settembre 1924, e non donò più niente della Scuola Esoterica. Quelle che avrebbero dovute essere la seconda e la terza Classe, ossia la rinascita in forma nuova, e non la semplice ripetizione dell’antica forma cultico-simbolica, non vennero MAI – ripeto MAI – da lui riaperte. E tutti i documenti lo dimostrano. Chi affermi il contrario, andando contro, appunto, l’intera documentazione scritta, e le testimonianze orali e scritte dei partecipanti, mente sapendo di mentire, ed è un impostore.

A tagliare la testa al toro, circa la questione della definitiva chiusura della Sezione cultico-simbolica, ossia della Mystica Aeterna, è l’esplicita parola di Marie Steiner, da me riportata già in un articolo su questo stesso blog, apparso il 15 marzo 2017, dal titolo Smascherare le false apparenze – Abbattere la menzogna, dal quale riporto le seguenti righe: 

«Ora, acciocché, ancora una volta, qualcuno non pensi che questo perfido lupaccio [sc. il sottoscritto] si stia inventando qualcosa, riporto quanto scrisse Marie Steiner-von Sivers in un suo articolo coraggioso – in Germania erano già cominciate l’era del potere nazionalsocialista e le persecuzioni nei confronti dell’Antroposofia – apparso col titolo War Rudolf Steiner Freimaurer? – ossia: Rudolf Steiner era massone? – nella rivista Anthroposophie. Zeitschrift für freies Geistesleben, 16. Jg. Buch 3, April-Juni 1934, Stuttgart, edita da C.S. Picht, suo amico fedelissimo dei momenti difficili e difficilissimi. Questo articolo fu riprodotto dalla mia amica Hella Wieberger, nel volume della GA-265, Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntiskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, dedicato alla storia della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, ove a p. 114, si può leggere:

«Als der Krieg ausgebrochen war, im August 1914, erklärte Rudolf Steiner den so begründeten Arbeitskreis, der unter dem Namen «Mystica aeterna» sich zusammengeschlossen hatte, für aufgehoben und zerriß als Zeichen dafür das darauf bezügliche Dokument. Nie ist man in dieser Weise wieder zusammengekommen».

Il rilievo in corsivo è di Marie Steiner. Il testo, tradotto nell’italica lingua, dice:

«Allorché scoppiò la guerra, nell’agosto del 1914, Rudolf Steiner dichiarò abolita la cerchia di lavoro [cultica], che si era riunita sotto il nome di «Mystica aeterna», e come segno di ciò stracciò il relativo documento. non ci si è mai più riuniti nuovamente in tale maniera».

Ho avuto occasione di ascoltare – mercé la benevola mediazione di persona amica – come, in alcuni video trasmessi su un noto social forum, Efesto/N.R. Ottaviano affermi, come ho scritto già nella seconda parte di questa disamina, che la Mystica Aeterna sarebbe – a suo dire – una «massoneria fortemente antroposofizzata», o una «antroposofia massonizzata». Questa è, per usare, ancora una vòlta, un’espressione decente, una “spiritosa invenzione”, ovvero è una “fiaba” che può essere raccontata agl’infanti; è – per usare un’espressione dello stesso Rudolf Steiner – affermare una cosa risibile con la maschera della serietà.

Ora, il volenteroso ricercatore spirituale italiano, che non conosca la lingua tedesca, ha non poca difficoltà a documentarsi sulla Scuola Esoterica di Rudolf Steiner: sia a proposito dei suoi contenuti che della sua storia. In italiano sono apparsi solo due testi, che non sono l’esatta traduzione, fedele e integrale, come avrebbe dovuto avvenire, dei rispettivi volumi in lingua tedesca.

Il primo volume apparso è Storia e Contenuti della Prima Sezione della Scuola Esoterica 1904-1914, Editrice Antroposofica, Milano, 2014, di 244 pp., traduzione parziale dall’O.O. 264, a cura di Maria Cianci per la parte di Rudolf Steiner e di Stefano Pederiva per la parte di Hella Wiesberger, dell’opera, Zur Geschichte und aus den Inhalten der ersten Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-264, che nella bellissima edizione della Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1984, è di ben 476 pp., con grande ricchezza sia di testi di Rudolf Steiner, che di documentazione storica, e di competenti commenti esplicativi della curatrice dell’intero lascito esoterico del Dottor Steiner, Hella Wiesberger.

Il secondo volume è Dai Contenuti della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica dal 1904 al 1914, Editrice Antroposofica, Milano, 2017, traduzione anch’essa solo parziale, a cura di Laura Vanelli, di 430 pp., dall’O.O. 265, del volume tedesco, Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterische Schule 1904-1914, GA265, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, 526 pp. L’edizione italiana, inoltre, non è felice sia perché è piena di grossolani errori di traduzione, di fraintendimenti, anche gravi, nonché di specifici errori d’interpretazione da parte chi aveva intrapresa la fatica della traduzione di un sì difficile testo, sia perché in tale edizione italiana manca quasi interamente la parte storica introduttiva della curatrice dell’opera, Hella Wiesberger, sia perché mancano altresì molti dei suoi ampi commenti esplicativi.

Ora, è su questa edizione italiana dell’O.O. 265, mal tradotta – come avrò modo di mostrare in altro momento – e soprattutto incompleta, che Efesto/N.R. Ottaviano si basa per narrare agl’infanti la sua “fiaba” di una continuazione “segretissima”, ed “estremamente elitaria”, dai “contenuti misteriosi”, e soprattutto, a suo dire, a “carattere massonico”, della Mystica Aeterna, che ora avrebbe come suo dirigente – l’unico, sempre a suo dire, come nel video posto in rete sul citato noto social forum, autorizzato a “svelarne”, per scarni accenni, qualcosina – lo stesso Efesto/N.R. Ottaviano, unico testimone di se stesso e della sua “fiabesca” affermazione, mentre tutti i documenti presenti nell’edizione tedesca – che io ebbi donata personalmente da Hella Wiesberger già nell’aprile del 1988 – affermano, invece, che Rudolf Steiner chiuse “ritualmente”, sigillandola “occultamente”, la Sezione cultico-conoscitiva, e non la riaprì né nella sua prima forma, – a causa dei tradimenti, avvenuti nel 1924, che documenterò, come più sopra detto, in altra sede – in una forma nuova.

La Mystica Aeterna, in qualsivoglia sua forma, oggi è quella che in Occultismo si chiama una “via ostruita”, e come tale non resuscitabile, e chi affermi il contrario coscientemente mente, sapendo ben di mentire, mentre chi ne insceni la “resurrezione” – tra l’altro con rituali incompleti, perché determinate parti del rituale che solout traditur – Rudolf Steiner eseguiva, non furono, volutamente, MAI messe per iscritto – è un impostore. Nei testi pubblicati talune parti del rituale sono sostituite da numerose righe di puntini, che evidenziano le volute lacune del testo.

Quella di inscenare una sorta di “revival” della Mystica Aeterna è cosa già avvenuta in passato: per esempio, vi fu ad Amburgo il tentativo – dovrei dire : la sacrilega profanazione – perpetrata da Lothar-Arno Wilke, sulle modalità e i contenuti della quale fui abbondantemente informato ed edotto da Hella Wiesberger, e da “altri”, che per ora preferisco tacere. Anche di ciò avrò modo di parlare in altra sede. La fine orribile dello stesso Lothar-Arno Wilke, e di taluni suoi “assecli”, dopo tale “tentativo”, dovrebbe essere piuttosto “istruttiva” nei confronti di coloro che pensano di poter liberamente, e impunemente, “affabulare” sui contenuti sacri della Scienza dello Spirito, e della sua Scuola Esoterica, Mystica Aeterna compresa.

Che la Mystica Aeterna fosse una sorta di “massoneria antroposofizzata”, o di “antroposofia massonizzata”, che – al dire di Efesto/N.R. Ottaviano – Rudolf Steiner avrebbe fondato all’interno della massoneria “egizia”, è quanto, per iscritto, Rudolf Steiner negò decisamente. L’Ordine Massonico – qualunque cosa, in bene o in male, si voglia pensare di esso – è una cosa ben precisa: è un Ordine iniziatico (o almeno pretende, sempre a ragione o a torto che sia, di esser tale) che ha strutture precise, forme precise, una metodica precisa, che sono diverse ed estranee rispetto all’Antroposofia. L’Ordine Massonico è (o vorrebbe essere), come nel caso dei Misteri dell’Antichità Classica, una “società segreta” o, meglio detto, una società pubblica che detiene, o ritiene (sempre a ragione o a torto che sia) di detenere, un “segreto iniziatico”. Questo non è affatto il caso dell’Antroposofia. E, soprattutto, non lo è dopo il Convegno di Natale del 1923, nel quale Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di unire il movimento spirituale antroposofico alla Società Antroposofica. Ciò risulta con estrema chiarezza dai “Principi” e dagli “Statuti” da lui stesso redatti in occasione di tale Convegno. Ma leggiamo che cosa lo stesso Rudolf Steiner scrive ne La mia vita, traduzione di Febe Colazza Arenson e Lina Schwarz, Editrice Antroposofica, Milano, 1961, pp. 343-346., ove metterò in grassetto alcune parti, per meglio evidenziarle:

«Alcuni anni dopo l’inizio della mia attività nella Società Teosofica, da una certa parte, venne offerta a Marie von Sivers [la futura Marie Steiner] e a me la direzione di una società come se ne sono conservate alcune che mantenevano l’antico simbolismo e le cerimonie di culto nelle quali era incorporata la «sapienza antica». Io non avevo mai pensato, nemmeno lontanamente, di svolgere la mia attività nel senso di una società di tal genere; ogni contenuto antroposofico deve scaturire per necessità interiore scaturire dalle proprie sorgenti di conoscenza e di verità, e da questa mèta non bisogna deviare nemmeno in minima parte. […] Nulla, assolutamente nulla, ho preso da questa società, se non la legittimazione puramente formale di istituire io stesso, in collegamento storico, un’attività rituale-simbolica.

Tutto ciò che formava il contenuto del «rito» in questa istituzione [sc. nella Mystica Aeterna] da me organizzata non si appoggiava ad alcuna tradizione. In possesso dell’autorizzazione formale, venne coltivato esclusivamente quello che presentava la conoscenza antroposofica in forma d’immagine, di simbolo; e anche questo è avvenuto perché fra i soci ve n’era il bisogno. Accanto all’elaborazione delle idee, nella cui veste il contenuto della conoscenza dello spirito veniva dato, si aspirava a qualcosa che parlasse in modo immediato al sentimento. A questo bisogno volevo venire incontro. […]

Con ciò non venne creata una società segreta: a chi entrava a far parte della mia istituzione veniva detto con assoluta chiarezza che non entrava in un ordine, ma che, partecipando a cerimonie rituali, avrebbe potuto vivere una specie di dimostrazione, in forma sensibile, delle conoscenze spirituali. Se alcune di queste cerimonie si svolgevano in quelle stesse forme nelle quali, negli ordini tradizionali, i membri vengono accolti o fatti salire a gradi più alti, ciò non aveva il significato d’introdurre in un ordine, ma soltanto quello di render percepibili, per mezzo d’immagini sensibili, il progressivo avanzare spirituale delle esperienze dell’anima. […]

È comprensibile che nel venire a conoscenza di un’istituzione come questa ora descritta, subentrino dei malintesi. Molti ritengono più importante il fatto esteriore di far parte di un’istituzione simile che non il contenuto che in essa viene loro dato; avvenne così che alcuni dei partecipanti alla mia istituzione ne parlavano come se fossero divenuti membri di un ordine. Non sapevano fare questa differenza: che, senza che essi appartenessero ad un ordine, venivano loro mostrate cose che di solito vengon date soltanto nella cerchia di un ordine.

Avvenne appunto che, anche in questo campo, noi ci staccammo dalle antiche tradizioni. Il lavoro venne svolto così come deve essere svolto quando il contenuto spirituale viene investigato in modo diretto, secondo le esigenze dell’esperienza animica pienamente meditata.

Il fatto che più tardi, da attestati che Marie von Sivers ed io avevamo firmato, riallacciandoci all’istituzione storica di Yarker, si prese pretesto per ogni sorta di calunnie contro di noi, equivale a trattare una cosa risibile con la maschera della serietà. Le nostre firme furono apposte a delle «formule», conformemente all’uso. E nell’istante stesso in cui sottoscrivevamo, io dicevo con assoluta chiarezza: «Tutto questo è formalità; l’istituzione da me costituita non prenderà nulla dall’istituzione Yarker». […]

Questa istituzione, che trasmetteva il contenuto spirituale in un simbolismo di culto, fu una cosa benefica per molti di coloro che, nell’àmbito della Società Antroposofica, vi parteciparono, poiché qui, come in ogni altro campo dell’attività antroposofica, era escluso tutto ciò che esorbitasse dalla coscienza pienamente sveglia e chiara. Pensare ad un abuso in senso magico o ad influenze suggestive di qualsiasi genere era del tutto fuori luogo; i soci ricevevano qui lo stesso contenuto, che altrimenti faceva appello in forma d’idee alla loro comprensione intellettiva, anche in una forma che permetteva all’anima di aderirvi in percezione immediata; e questo era a sua volta per molti un aiuto onde penetrare più a fondo nella formazione delle idee. Con l’inizio della guerra la possibilità di coltivare ulteriormente questa istituzione venne a mancare, poiché, sebbene nulla avesse in sé di una società segreta, essa sarebbe stata considerata tale. Dopo la metà dell’anno 1914, perciò, la sezione di culto simbolico entro il movimento antroposofico, entrò in letargo».

Quanto qui Rudolf Steiner descrive – con una chiarezza che in misura maggiore da lui non avrebbe potuta esser messa in atto – è l’esatto contrario di quanto di quanto, in forma scritta e in video diffusi in rete, afferma Efesto/N.R. Ottaviano. Ossia dimostra che è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner abbia fondato la Mystica Aeterna all’interno della Massoneria “egizia”; che è falso, falsissimo, il fatto che chi entrava nella Mystica Aeterna entrasse in un Ordine iniziatico, e tantomeno che entrasse nell’Ordine massonico; che è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner nel 1914 abbia fatto continuare segretamente la Mystica Aeterna, come Ordine o Obbedienza Massonica – come ha più volte affermato, dando versioni diverse e tra loro contraddittorie, Efesto/N.R. Ottaviano – da parte di Gustav Meyrink (che in realtà Rudolf Steiner, come abbiamo visto, incontrò una sola volta nel 1917 al lago Starnberg, in Baviera, e che non era affatto suo discepolo, anzi piuttosto ostile all’Antroposofia), o da parte di Alexander von Bernus, il quale, pur grande amico di Rudolf Steiner, non entrò mai nella Società Antroposofica. Nel presente studio, spiegherò, e documenterò in maniera particolareggiata, perché la “fiaba” della “continuazione” della Mystica Aeterna in Norvegia, in Svezia, in Germania, o altrove, sia quella simulazione, da Efesto/N.R. Ottaviano, ed altri nel mondo proclamata a gran voce come realtà verace ed autentica, che negli Antichi Misteri del Mondo Classico veniva, tecnicamente, denominata “mistificazione”, ossia una abile o maldestra, ma sacrilega sempre, imitazione di forme sacrali, priva di qualsiasi autentico contenuto spirituale. Se Rudolf Steiner avesse veramente voluto far risorgere in una qualsiasi forma la Mystica Aeternae non lo fece – l’avrebbe certamente affidata a Marie Steinervon Sivers, la quale pure, dopo la dipartita, avrebbe avuto l’autorità e la qualificazione necessaria per farla risorgere, così come affidò la Prima Classe ad Ita Wegman, ma  né lui né lei lo fecero, come dimostrerò, e soprattutto documenterò, e ne vedremo anche il perché, ma certamente non l’avrebbe affidata a Gustav Meyrink, a ad Alexander von Bernus, che pure era da lui molto stimato.

Se guardiamo a quel che fece come opera sacrificale Rudolf Steiner nel Convegno di Natale del 1923, nel quale, tramite la sua stessa persona, egli unì il movimento spirituale antroposofico, in sostanza la Scuola Esoterica e quanto ad essa atteneva, con la Società Antroposofica, per la nascita della Società Antroposofica Universale, si può cogliere quanto egli fosse contrario a concepire tutto quanto riguardasse l’Antroposofia come uno dei vari Ordini iniziatici, così come essi venivano concepiti in antico, e come ne esistevano vari un tempo e ancora ne esitono, o come una qualsivoglia Società segreta. A tale proposito, egli si pronunciò esplicitamente – come non confacentesi più all’epoca dell’anima cosciente, nonché alla concezione morale scaturente dalla sua Filosofia della Libertàcontro la concezione di una struttura iniziatica a carattere “segreto”. E ciò risulta chiarissimo nella stesura ch’egli fece dei “Princìpi”, che precedono gli Statuti della rifondata Società Antroposofica. Infatti, in Rudolf Steiner, Die Konstitution der Allgemeinen Anthroposophischen Gesellschaft und der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft. Der Wiederaufbau des Goetheanum. 1924-1925. Aufsätze und Mitteilungen, Vorträge und Ansprachen,  Dokumente Januar 1924 bis März 1925, La costituzione della Società Antroposofica Universale e la Libera Università di Scienza dello Spirito. La ricostruzione del Goetheanum.1924-1925. Articoli e comunicazioni, conferenze e allocuzioni, documenti dal gennaio 1924 al marzo 1925. GA-260a, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, edizione a cura di Hella Wiesberger, pp. 30-32, dopo aver enunciato nel primo articolo che:

«1. La Società Antroposofica vuole essere un’unione di uomini che intendono coltivare, nel singolo individuo e nella società umana, la vita dell’anima, sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale»,

1. Die Anthroposophische Gesellschaft soll eine Vereinigung von Menschen sein, die das seelische Leben im einzelnen Menschen und in der menschlichen Gesellschaft auf der Grundlage einer wahren Erkenntnis der geistigen Welt pflegen wollen.

nell’articolo 4, enuncia che:

«4. La Società Antroposofica non è una società segreta ma una società completamente pubblica. Può diventarne membro, senza distinzione di nazione, di condizione sociale, di religione, di convinzioni scientifiche o artistiche, chiunque consideri giustificata l’esistenza di una istituzione come è il Goetheanum, a Dornach, quale Libera Università di Scienza dello Spirito. La Società respinge ogni atteggiamento settario. Non considera la politica come facente parte dei suoi compiti».

4. Die Anthroposophische Gesellschaft ist keine Geheimgesellschaft, sondern eine durchaus öffentliche. Ihr Mitglied kann jedermann ohne Unterschied der Nation, des Standes, der Religion, der wissenschaftlichen oder künstlerischen Überzeugung werden, der in dem Bestand einer solchen Institution, wie sie das Goetheanum in Dornach als Freie Hochschule für Geisteswissenschaft ist, etwas Berechtigtes sieht. Die Gesellschaft lehnt jedes sektiererische Bestreben ab. Die Politik betrachtet sie nicht als in ihren Aufgaben liegend.

«5. La Società Antroposofica vede un centro della sua attività nella Libera Università per la scienza spirituale di Dornach. Questa consterà di tre classi. In essa, dietro loro domanda di ammissione, vengono accolti i membri della Società, dopo che essi vi saranno stati iscritti per un periodo di tempo da stabilire dalla Direzione del Goetheanum. Essi pervengono in tal modo nella prima classe della Libera Università per la scienza spirituale. L’ammissione alla seconda classe, e rispettivamente alla terza classe, avviene solo in quanto coloro che chiedono di esservi ammessi, vengono trovati idonei dalla Direzione del Goetheanum».

5. Die Anthroposophische Gesellschaft sieht ein Zentrum ihres Wirkens in der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft in Dornach. Diese wird in drei Klassen bestehen. In dieselbe werden auf ihre Bewerbung hin aufgenommen die Mitglieder der Gesellschaft, nachdem sie eine durch die Leitung des Goetheanums zu bestimmende Zeit die Mitgliedschaft innehatten. Sie gelangen dadurch in die erste Klasse der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft. Die Aufnahme in die zweite, beziehungsweise in die dritte Klasse erfolgt, wenn die um dieselbe Ansuchenden von der Leitung des Goetheanums als geeignet befunden werden.

«8. Tutte le pubblicazioni della Società saranno pubbliche, nel modo in cui lo sono quelle di altre Società pubbliche (pubblicamente vengono descritte, e verranno pure ulteriormente rese pubbliche, le condizioni in base alle quali si giunge alla formazione occulta). A tale criterio di pubblicità non faranno eccezione nemmeno le pubblicazioni della Libera Università per la scienza spirituale; tuttavia la Direzione della Scuola conserva per sé il diritto di contestare preliminarmente qualsiasi giudizio su questi scritti, che non sia fondato sull’iniziazione dalla quale questi promanano. In questo senso essa non autorizzerà alcun giudizio che non sia fondato su studi preparatori adeguati così come è consuetudine nel mondo scientifico riconosciuto. […]».

8. Alle Publikationen der Gesellschaft werden öffentlich in der Art wie diejenigen anderer öffentlicher Gesellschaften sein ( öffentlich sind auch die Bedingungen, unter denen man zur Schulung kommt, geschildert worden und werden auch weiter veröffentlicht werden). Von dieser Öffentlichkeit werden auch die Publikationen der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft keine Ausnahme machen; doch nimmt die Leitung der Schule für sich in Anspruch, daß sie von vorneherein jedem Urteile über diese Schriften die Berechtigung bestreitet, das nicht die Schulung gestützt ist, aus der sie hervorgegangen sind. Sie wird in diesem Sinne keinem Urteil Berechtigung zuerkennen, das nicht auf entsprechende Vorstudien gestützt ist, wie das ja auch sonst in der anerkannten wissenschaftlichen Welt üblich ist. […]

Da questi punti dei “Principi”, scritti in occasione della “fondazione”, o “rifondazione”, della Società Antroposofica come Società Antroposofica Universale al Convegno di Natale del 1923, risulta chiaro come Rudolf Steiner fosse estremamente contrario ad operare spiritualmente in strutture – un tempo giustificate, ma che pure, nell’epoca dell’anima cosciente, sotto la reggenza di Michele, avevano fatto il loro tempo – come “società segrete”, od “Ordini occulti” – di tipo massonico o meno – “streng geschlossen” ossia “rigorosamente chiusi”, e rigidamente organizzati secondo una disciplina gerarchica “piramidale”. Una tale esteriore disciplina gerarchica può, forse, esser necessaria per talune individualità non ancora mature per una “Via dell’anima cosciente”, per una “Via dell’Io”, ma sicuramente nulla ha a che vedere – né come “forme” né come “contenuti” – con la rosicruciana Scienza dello Spirito, con l’Antroposofia.

Chi segua l’immediata “Via del Pensiero”, così come Rudolf Steiner l’ha delineata e data in Filosofia della Libertà, ed in opere consimili, e si basi per il suo cammino spirituale sull’esperienza diretta del momento originario del pensare nella Concentrazione, sulla fantasia morale propria dell’individualismo etico, e non su dottrine “rivelate” già fatte, su dogmi ancorché venerandi, tramandati per millenni sin dalla più remota antichità, non ha affatto bisogno di appoggiarsi – e tanto meno di subordinarvisi – ad Ordini, o Società segrete, ed alla loro visione della realtà spirituale, che  in definitiva, oggi, inevitabilmente, è una forma di “realismo metafisico”, superato proprio dal “monismo del pensare” sul quale si basa la diretta esperienza spirituale conoscitiva della Filosofia della Libertà. Ma anche per coloro che non sono ancora pronti e maturi per una “Via” così esigente come la “Via del Pensiero”, che è la “Via Immediata”, la “Via Assoluta”, ossia una “Via” dell’esperienza diretta, senza “mediazioni”, che fa a meno di “presupposti” e “appoggi” di qualsiasi sorta – mi rendo conto che essa, come afferma Massimo Scaligero nel Trattato del Pensiero Vivente, è attualmente una “Via” attuabile, forse, da pochissimi – l’Antroposofia offre una “Via” spirituale più mediata, più facilmente percorribile da molti, una “Via” che ha il non trascurabile vantaggio  di esser “maturante” per coloro che ancora non son pronti per la “Via Assoluta”. Ma anche in questa “Via” antroposofica “più mediata”, “meno abrupta”, non vi è davvero alcun bisogno di integrarsi in un Ordine sedicente iniziatico, in una Società “segreta”: essa è un “Sentiero di Conoscenza” che, gradualmente, può portare chi lo percorra alla “Via Assoluta”, alla “Via Immediata”.

Tali Ordini e Società sedicenti “iniziatici”, oggi, sono tutti – quando va bene – in profonda decadenza, quando invece non siano addirittura qualcosa di ostacolante, di narcotizzante, di paralizzante per chi con audacia, e volontà d’incondizionato, voglia, come l’Ulisse dantesco, “divenir del mondo esperto”, e “seguir virtute e conoscenza”. L’epoca di tali Ordini, Società, Organizzazioni sedicenti “iniziatiche” è, già da tempo, trascorsa, e la loro oramai funzione esaurita. In cotali cerchie spesso dilaga la mediocrità più agglutinata – “conglomerated mediocrity”, la chiamava sarcasticamente George Orwell – e lascia spazio e occasioni di prevaricare agli ambiziosi, ai mestatori, agli opportunisti, agli arrivisti, ai ciarlatani, e agl’impostori d’ogni tipo, specie e razza.  

Vi è una conferenza di Rudolf Steiner, che a tale proposito può rivelarsi veramente “illuminante”, anche se per nulla “consolante” per quanti sono alla ricerca di comodi narcotici spirituali, e di soporifere illusioni, o che intendono, disonestamente, agire in maniera manipolatoria sulle anime altrui. Si tratta della quarta conferenza da lui tenuta a Berlino il 4 aprile 1916, dal titolo «Zeichen, Griff und Wort», ossia «segno, toccamento e parola», compresa nel ciclo Gegenwärtiges und Vergangenes im Menschengeiste, Zwölf Vorträge, gehalten in Berlin vom 13. Februar bis 30. Mai 1916, Passato e presente nello spirito umano, dodici conferenze tenute a Berlino dal 13 febbraio sino al 30 maggio 1916, GA-167,  1. Auflage (Zyklus 42) Berlin 1920, 2. Auflage (Gesamtausgabe) Dornach 1962, a cura di Robert Friedenthal e Wolfram Groddeck, Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, Dornach.

Nella conferenza che c’interessa, pp. 81-104, parlando di tre elementi simbolici, fondamentali del linguaggio latomistico, il “segno”, la “parola sacra” e quella di “passo”, e il “toccamento” o, come in un linguaggio più arcaico veniva chiamata un tempo quest’ultimo, la “griffa”, che oggi qualsiasi libero muratore deve conoscere per poter frequentare una qualsivoglia loggia, a seconda del “grado” al quale gli venga concesso l’accesso, il pur tollerantissimo Rudolf Steiner chiaramente spiega come quel che nella prassi della trasmissione di tali elementi simbolici a chi viene iniziato – è il caso qui di parlare di “iniziazione virtuale”, e non di “Iniziazione reale” nel senso forte del termine – oggi non sia più in armonia con le esigenze spirituali dell’epoca dell’anima cosciente, e come ciò possa, in taluni casi, essere adoperato per scopi tutt’altro che nobili e disinteressati da parte di coloro che, oggi, spesso, usano, tali antiche confraternite per illeciti e oscuri fini antispirituali. Riporto quanto Rudolf Steiner dice alle pp. 87-89, perché ciò è particolarmente “istruttivo”, soprattutto nel caso del nostro “mistagogico hierophantico Istruttore”, e mostra quanto siano “sottili” – è proprio il caso di usare questa espressione dell’Occultismo – le deviazioni spirituali alle quali una tale “prassi”, scorrettamente messa in atto, per fini non certo disinteressati, nonché gli effetti devastanti ch’essa può avere, e che sovente essa ha. Così leggiamo:

«Ma il linguaggio complicato dei gesti in «segno, toccamento e parola», così come esso si è diffuso nelle fratellanze occulte, non poteva più essere comunicato agli uomini dal XIV, XV secolo, in maniera che essi presentassero ancora qualcosa della realtà. Dunque le confraternite continuano ad esistere come nella quarta epoca, nella quale i tre gradi si succedevano l’un l’altro tra altre cose simboliche, dando alle persone segno, toccamento e parola. Esse continuano ad esistere. Ma negli ultimi secoli proseguono ad esistere tra anime diversamente conformate. Rimanendo tra le cose più elementari, si trasmettevano anche  segno, toccamento e parola. Ma le persone non potevano più ricollegare niente con segno, toccamento e parola, perché non potevano più render presenti a se stessi ciò che ad essi corrisponde nel corpo eterico, che è adatto all’anima dell’uomo. Ciò era qualcosa di puramente esteriore; giacché nella quarta epoca postatlantica essenzialmente nell’uomo veniva sviluppata l’anima razionale affettiva. Ora l’anima cosciente comincia ad afferrare gli esseri umani, cioè l’essere umano cominciò a fare affidamento sul suo intelletto, legato al cervello fisico. Quel che si può chiamare sensibilità del corpo eterico si ritrasse. Ma che cosa ne prende il posto? Vi chiedo di ascoltare con molta attenzione quello che ora deve accadere.

Pensate dunque: le confraternite occulte proseguono in questa quinta epoca postatlantica. Si fondano o si proseguono confraternite occulte, in cui si accolgono persone al quali si fanno conoscere i corrispondenti simboli. Queste persone imparano dunque certi segni per il fatto che essi mettono il loro corpo in una certa posizione significante quel segno; imparano certi toccamenti per il fatto che afferrano la mano dell’altro in una certa maniera, che non è quella abituale. Imparano a pronunciare certe parole, che provocano una certa mobilità del corpo eterico. Dunque, alcune persone apprendono segno, toccamento e parola dal quindicesimo, sedicesimo secolo. Esse sono così conformate in modo tale che operi l’anima cosciente. Nella quale tuttavia non possono entrare segno toccamento e parola, perché per essa rimangono simboli esteriori, qualcosa di totalmente esteriore. Ma non pensiate che queste cose, segno, toccamento e parola, allorché essi vengono tramandati ad un uomo, non agiscano sul corpo eterico dell’uomo! Essi agiscono. L’uomo con segno, toccamento e parola accoglie quel che ad essi è collegato. Si istruisce dunque una quantità di uomini in segno, toccamento e parola, si apporta al loro subcosciente qualcosa di cui essi non hanno coscienza. Quel che ora vi ho descritto è proprio quello che, evidentemente, soprattutto, non si dovrebbe fare, bensì si dovrebbe procedere sulla via che viene offerta dall’evoluzione umana. Quindi bisogna dapprima rimanere in qualche modo all’interno del movimento scientifico-spirituale, e solo dopo un po’ di tempo, dopo che si sia rimasti del tempo all’interno del movimento scientifico-spirituale, si può essere condotti a ricevere segno, toccamento e parola. Allora si è preparati a vedere qualcosa di conosciuto, qualcosa che almeno si è compreso. Di regola questo non viene fatto nelle confraternite occulte. Nelle confraternite occulte le persone, senza che prima abbiano imparato a conoscere qualsivoglia cosa di Scienza dello Spirito o di Occultismo, vengono iniziate nel primo grado. Ad esse vengono tramandati segno, toccamento e parola, ed anche altri simboli, e poiché esse non hanno appreso niente in precedenza del Mondo Spirituale, si agisce sul loro subcosciente, su ciò che non è collegato con la loro coscienza.

Aber die kompliziertere Gebärdensprache in «Zeichen, Griff und Wort», wie sie verbreitet ist innerhalb der geheimen Verbrüderungen, die konnte man seit dem vierzehnten, fünfzehnten Jahrhundert nicht mehr den Menschen so beibringen, daß sie noch etwas von der Realität spürten. Also es entwickeln sich fort die Verbrüderungen, wie sie in der vierten nachatlantischen Zeit bestanden haben, in denen man in drei aufeinanderfolgenden Graden unter anderen symbolischen Dingen den Leuten Zeichen, Griff und Wort beibrachte. Die setzten sich fort. Aber sie setzten sich fort unter anders gearteten Seelen in den letzten Jahrhunderten. Man brachte auch da – bleiben wir bei diesem Elementarsten stehen — Zeichen, Griff und Wort bei. Aber die Leute konnten nichts mehr verbinden mit Zeichen, Griff und Wort, weil sie nicht mehr sich vergegenwärtigen konnten das Entsprechende im Ätherleib, das der Seele des Menschen angemessen ist. Es war etwas Äußerliches; denn in dem vierten nachatlantischen Zeitraum war im wesentlichen im Menschen entwickelt die Gemüts- oder Verstandesseele. Jetzt begann die Bewußtseinsseele den Menschen zu ergreifen, das heißt der Mensch begann, auf seinen an das physische Gehirn gebundenen Verstand angewiesen zu sein. Dasjenige, was man nennen kann: Sensitivität des Ätherleibes, trat zurück. Was aber tritt jetzt auf? Ich bitte Sie ganz genau sich anzuhören, was jetzt auftreten muß.

Denken Sie sich also: Es wird fortgesetzt die okkulte Verbrüderung in diesen fünften nachatlantischen Zeitraum herein. Man begründet weiter oder setzt fort okkulte Verbrüderungen, in die man Menschen aufnimmt, die man bekannt macht mit den entsprechenden Symbolen. Diese Menschen lernen also gewisse Zeichen dadurch, daß sie ihren Leib in eine gewisse Stellung bringen, was ein Zeichen bedeutet. Sie lernen gewisse Griffe dadurch, daß sie die Hand des anderen in einer gewissen Weise ergreifen, die nicht die gewöhnliche ist. Sie lernen gewisse Worte aussprechen, welche eine ganz bestimmte Regsamkeit des Ätherleibes bedeuten, und anderes. Ich will nur dieses Elementare erwähnen. Also Menschen lernen Zeichen, Griff und Wort seit dem fünfzehnten, sechzehnten Jahrhundert. Sie sind jetzt so geartet, daß ihre Bewußtseinsseele wirkt. In die wirkt aber Zeichen, Griff und Wort nicht herein, für die bleibt es ein äußerliches Zeichen, etwas ganz Äußerliches. Aber glauben Sie nun nicht, daß die Dinge, die Zeichen, Griff und Wort sind, wenn sie dem Menschen überliefert werden, nicht wirken auf den Ätherleib des Menschen! Sie wirken. Der Mensch nimmt auf mit Zeichen, Griff und Wort dasjenige, was einmal mit Zeichen, Griff und Wort verbunden ist. Man unterrichtet also eine Anzahl von Menschen in Zeichen, Griff und Wort, bringt ihrem Unterbewußten dadurch etwas bei, was sie nicht im Bewußtsein haben. Das dürfte man selbstverständlich überhaupt nicht machen, was ich jetzt beschrieben habe, sondern man müßte auf dem Wege vorgehen, der geboten ist durch die Entwickelung des Menschen. Und der besteht darin, daß man durch den Verstand des Menschen geht, so daß man also dasjenige, was der Verstand begreifen kann, was der Verstand erlernen kann, zuerst an den Menschen heranbringt: und das ist der Inhalt der Geisteswissenschaft. Dieser Inhalt der Geisteswissenschaft muß zuerst begriffen werden. An den muß man zuerst sich heranmachen. Man muß also zuerst irgendwie drinnenstehen in der geisteswissenschaftlichen Bewegung, und erst nach einiger Zeit, nachdem man in der geisteswissenschaftlichen Bewegung drinnengestanden hat, kann man dazu geführt werden, Zeichen, Griff und Wort zu empfangen. Denn man ist dann vorbereitet, etwas Bekanntes darin zu sehen, was man wenigstens verstanden hat. Das wird in den okkulten Verbrüderungen in der Regel nicht gemacht. In den okkulten Verbrüderungen werden die Leute einfach, ohne vorher irgendwie Geisteswissenschaft oder Okkultismus gelernt zu haben, aufgenommen in den ersten Grad. Es wird ihnen Zeichen, Griff und Wort und noch manches andere an Symbolen überliefert, und man wirkt, weil sie vorher nicht etwas gelernt haben von der geistigen Welt, auf ihr Unterbewußtes, auf dasjenige, was nicht mit ihrem Bewußtsein zusammenhängt.  

«Qual è la conseguenza di ciò? La conseguenza è che, in maniera assolutamente evidente, se si vuole, si possono utilizzare le persone per realizzare con gli strumenti adatti ogni genere di macchinazioni. Giacché se voi elaborate il corpo eterico senza che l’essere umano lo sappia, voi eliminate quelle forze ch’egli altrimenti avrebbe nel suo intelletto, se non date all’intelletto quel che oggi deve essere la Scienza dello Spirito. Voi le eliminate, e rendete quelle confraternite uno strumento per coloro, che vogliono realizzare i loro piani, i loro scopi. […] E coloro che che così vengono «preparati», vengono resi strumenti per portare la cosa nel mondo. Allora basta soltanto esser disonesti e scorretti nella maniera corrispondente, per raggiungere tutto ciò che è possibile su questa via, allorché ci si siano preparati dapprima gli strumenti adatti».

Was ist die Folge davon? Die Folge davon ist, daß man, wenn man will, die Leute zu gefügigen Werkzeugen für allerlei Pläne machen kann, ganz selbstverständlich. Denn wenn Sie den Ätherleib bearbeiten, ohne daß der Mensch es weiß, so schalten Sie dieselben Kräfte, die er sonst in seinem Verstände hätte, aus, wenn Sie nicht dann dem Verstände etwas geben, was heute Geisteswissenschaft sein muß. Die schalten Sie aus, und Sie machen dann solche Brüderschaften zu einem Werkzeug für diejenigen, die ihre Pläne, ihre Ziele verfolgen wollen. […]Und diejenigen, die also präpariert sind, werden sich zu Instrumenten machen, um das in die Welt hinauszutragen. Man braucht dann nur in der entsprechenden Weise unehrlich und unrechtschaffen zu sein, dann kann man alles mögliche auf diesem Wege erreichen dadurch, daß man sich zunächst Instrumente schafft.

La parola esplicita di Rudolf Steiner mostra, in maniera inequivocabile, quanto egli fosse contrario a che la Scienza dello Spirito, l’Antroposofia, venisse riportata e ridotta ai contenuti e ai metodi tradizionali delle antiche confraternite iniziatiche. Durante e dopo la prima guerra mondiale, Rudolf Steiner indicò, e talvolta stigmatizzò con parole severe, l’uso irregolare, attuato per finalità non spirituali, in talune confraternite iniziatiche, di forze occulte da parte di certi gruppi di potere. Ciò, certamente, non è avvenuto dappertutto, tuttavia – soprattutto nel mondo anglosassone, ma non solo – è avvenuto, e non sarebbe mai dovuto avvenire.

Il problema è che nelle cerimonie simboliche si agisce, mediante i simboli e i riti, sul corpo eterico del partecipante al rito; si smuovono potenti forze nel corpo eterico e in quello astrale, nell’anima senziente e in quella razionaleaffettiva, ma di regola tale azione non è accompagnata – come invece avveniva nella quarta epoca postatlantica, nell’epoca greco-romana, attraverso lo sviluppo della coscienza dell’io nell’anima razionale-affettiva – da una percezione cosciente di tale azione nell’anima cosciente. Mentre essa vivecoscientemente vive – nell’elaborazione pensante dei contenuti della Scienza dello Spirito. L’anima cosciente non solo è consapevole dei pensieri pensati, ch’essa percepisce nel proprio scenario interiore, ma può volitivamente divenir sempre più cosciente soprattutto del momento genetico di tali pensati, ossia divenir cosciente del pensare stesso che li genera. E questo va radicalmente al di là di tutto quanto il mondo antico, in passato, in Oriente e in Occidente, abbia mai potuto sperimentare e conoscere. Questa la differenza sostanziale tra i “metodi” delle antiche “Vie” – il cui contenuto di verità e di eternità qui non viene da me minimamente posto in questione – e la “Via Assoluta”, la “Via Immediata” – ossia, senza “mediazioni”, senza “appoggi”, senza “sostegni” – la “Via del Pensiero Folgore”.

E così prosegue Rudolf Steiner nella medesima conferenza, alle pp. 89-91:

«Ed ora – le cose, davvero, provengono tutte dalla reale conoscenza – chi sa come la quinta era postatlantica si differenzi dalla quarta era postatlantica – e questo presso di noi viene sempre detto e ridetto – , costui sa altresì perché deve essere così, che dapprima deve essere presente la conoscenza della Scienza dello Spirito, e solo dopo può esser data una introduzione nel simbolismo. Là esso viene realmente inteso in maniera onesta con un movimento scientifico-spirituale, viene intrapreso in maniera evidente questo procedere. Giacché chi non abbia conosciuto non fosse null’altro che quel che vi è nella mia «Teosofia» o nella «Scienza Occulta», ed ha cercato di comprenderle, costui non potrà ricevere mai danno alcuno da una qualsivoglia trasmissione di simboli.   

Ma ora vediamo, nella misura massima, come nei paesi britannici il simbolismo non sia preceduto da un insegnamento che lo spieghi in alcun modo. Spiegare non significa dire: questo simbolo significa questo, e quest’altro significa quest’altro, giacché così puoi mostrare a chiunque qualsiasi cosa, bensì l’insegnamento dovrebbe essere tale che prima si disvelino i misteri a partire dal corso della dell’evoluzione della Terra e dell’umanità, e poi da ciò se ne lasci scaturire il simbolismo. Ma là [sc. nei paesi britannici] non avviene così. Là, i simboli vengono meramente offerti, appunto, e non vengono offerti semplicemente solo in questo modo, i simboli vengono offerti anche in un altro modo, non procedendosi in quella letteratura come per esempio fa la nostra Scienza dello Spirito, bensì si procede in modo tale che tutto sia effettivamente dato simbolicamente.

Per molti aspetti, proprio l’abuso più mostruoso con questa letteratura occulta è avvenuto in Francia attraverso Eliphas Levi, i cui libri «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», «Chiave per la magia superiore», contengono certamente grandi verità accanto a errori molto pericolosi, ma presentate in modo che non le si possano seguire con l’intelletto, come nella nostra Scienza dello Spirito, ma devono essere accolte in una maniera simbolica. Leggete Eliphas Levi! Ora lo potete fare senza alcun pericolo, poiché siete sufficientemente preparati. Leggete di Eliphas Levi «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», poi  vedrete come  lì l’intero metodo del simbolismo è diverso. Sì, miei cari amici, quando si istruiscono le persone, come fa Eliphas Levi nel suo «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», in nient’altro che simboli, allora fondamentalmente li si possiede, se si vuole, per tutto ciò di cui si abbia bisogno, per cosa li si voglia usare. 

Dopo Eliphas Levi, la cosa è stata ancora peggiore  con il Dr. Encausse, con Papus, che ha avuto un’influenza così devastante, distruttiva, sulla corte di S. Pietroburgo, ov’egli venne e rimase sempre di nuovo per giocarvi per decine d’anni un ruolo politico estremamente funesto. In Papus – come costui chiama se stesso – trovate alcuni segreti occulti portati all’umanità in maniera fatalmente pericolosa, così che coloro che fanno agire su di sé Papus, non appena hanno superato i primi elementi, si aggrappano, con ferreo fanatismo, a ciò che Papus dà loro. Non si tratta di confutare Papus, perché, per quanto paradossale possa sembrare, vorrei dire che la cosa peggiore è che ci sono molte cose giustissime proprio in Papus. È il modo e la maniera in cui vengono comunicate che è enormemente pericolosa: persone deboli instillano nelle loro anime ciò che v’è nei libri di Papus, cioè, esse preparano a porre il loro intelletto in un sonno completo e ad  essere usarti per qualunque cosa li si possano usare. Ma tali persone, nel presente hanno una certa influenza. Chi se ne sia accostato ed abbia avuto l’occasione di conoscere tali cose, sa che Papus ha ovunque una grande influenza. Io ho potuto seguire questa influenza in Boemia, in Austria. In Germania la sua influenza è molto minore, pur tuttavia essa era sino ad un certo momento assolutamente presente. Ma, in modo particolare, egli ha avuto una enorme influenza in Russia. Inoltre, questa influenza di Papus viene ottenuta attraverso una certa disonestà, che è collegata con l’intera faccenda».

Und nun — nicht wahr, die Dinge folgen ja alle aus der wirklichen Erkenntnis —, wer das weiß, wie sich der fünfte nachatlantische Zeitraum vom vierten nachatlantischen Zeitraum unterscheidet — und das wird bei uns immer wieder und wiederum gesagt —, der weiß eben, warum es so sein muß, daß zuerst Bekanntschaft mit der Geisteswissenschaft vorhanden sein muß und dann erst Einführung in die Symbolik gegeben werden kann. Da, wo es wirklich ehrlich gemeint wird mit einer geisteswissenschaftlichen Bewegung, wird selbstverständlich dieser Gang eingehalten. Denn derjenige, der auch nur dasjenige kennen gelernt hat, was zum Beispiel in meiner «Theosophie» oder in der «Geheimwissenschaft» steht und versucht hat, es zu begreifen, der wird niemals einen Schaden durch irgendwelche Überlieferung von Symbolen nehmen können.

Nun sehen wir aber gerade in ausgesprochenstem Maße, daß in britischen Ländern der Symbolik gar nicht ein Unterricht vorangeht, der sie in irgendeiner Weise erklären würde. Erklären heißt nicht, daß man sagt: Dieses Symbol bedeutet das, und dieses Symbol bedeutet das, denn da kann man jedem jedes Zeug vormachen, sondern der Unterricht müßte so geartet sein, daß man zunächst aus dem Gang der Erden- und Menschheitsentwickelung die Geheimnisse enthüllt und dann daraus die Symbolik entstehen läßt. So ist das dort nicht, sondern da werden die Symbole einfach geboten, ja, sie werden nicht nur einfach geboten auf diese Weise, sondern es werden sogar die Symbole noch auf andere Weise geboten, indem man in der Literatur auch nicht so vorgeht, wie unsere Geisteswissenschaft zum Beispiel vorgeht, sondern indem man in der Literatur so vorgeht, daß man eigentlich alles symbolisch gibt.

In vieler Beziehung ist schon der ungeheuerste Unfug mit dieser okkulten Literatur geschehen in Frankreich durch Eliphas Levi, dessen Bücher «Dogma und Ritual der höheren Magie», dessen «Schlüssel der höheren Magie» ja gewiß große Wahrheiten neben sehr gefährlichen Irrtümern enthalten, die aber so geartet sind, daß alles nicht mit dem Verstände so zu verfolgen ist, wie bei unserer Geisteswissenschaft, sondern in einer symbolischen Art aufgenommen werden muß. Lesen Sie Eliphas Levi! Jetzt können Sie ihn lesen ganz ohne Gefahr, selbstverständlich, weil Sie genügend vorbereitet sind. Lesen Sie von Eliphas Levi «Dogma und Ritual der höheren Magie», dann werden Sie sehen, wie dort die ganze Methode der Symbolik anders ist. Ja, meine lieben Freunde, wenn man so wie Eliphas Levi in seinem «Dogma und Ritual der höheren Magie» die Menschen unterrichtet in lauter Symbolen, dann hat man sie im Grunde genommen, wenn man das will, zu allem, wozu man sie braucht, wozu man sie brauchen will.

Noch schlimmer ist die Sache nach Eliphas Levi geworden durch den Dr. Encausse, durch Papus, der einen so verheerenden, verhängnisvollen Einfluß gewonnen hat auf den Petersburger Hof, wo er sich immer wieder und wieder aufgehalten hat, um dort seit Jahrzehnten eine sehr verhängnisvolle politische Rolle zu spielen. Da finden Sie bei Papus — so nennt er sich — geradezu in einer verhängnisvoll gefährlichen Art gewisse okkulte Geheimnisse an die Menschheit herangebracht, so daß diejenigen, die Papus auf sich wirken lassen, mit einem eisernen Fanatismus, sobald sie einmal über die Elemente hinausgekommen sind, festhalten an dem, was ihnen Papus gibt. Es handelt sich nicht darum, Papus zu widerlegen, denn, ich möchte sagen, so paradox es klingt: das ist das Schlimmste, daß sehr viele, sehr richtige Dinge gerade in Papus stehen. Aber die Art und Weise, wie sie den Menschen gegeben werden, das ist das ungeheuer Gefährliche: schwachen Menschen einträufeln dasjenige in die Seele, was in Papus’ Büchern steht, das heißt, sie dazu präparieren, ihren Verstand zu einem vollständigen Schläfer zu machen und sie zu allem zu gebrauchen, wozu man sie gebrauchen will. Solche Menschen haben aber in der Gegenwart einen gewissen Einfluß. Wer mehr herumgekommen ist und Gelegenheit hat, solche Dinge zu kennen, der weiß, daß Papus überall einen großen Einfluß hat. Ich konnte diesen Einfluß verfolgen durch Böhmen hindurch, durch Österreich hindurch. In Deutschland ist sein Einfluß ein viel geringerer, aber sein Einfluß war auch bis zu einem gewissen Zeitpunkte durchaus vorhanden. Aber insbesondere hat er einen ungeheuren Einfluß in Rußland. Es wird noch dazu dieser Einfluß von Papus erreicht durch eine gewisse Unehrlichkeit, die mit der ganzen Sache verbunden ist.

Ora, fa una certa impressione – una impressione non certo gradevole – vedere come il nostro intraprendente Efesto/N.R. Ottaviano si richiami all’insegnamento di Papus, come dichiari addirittura di essere stato amico e discepolo occulto di Philippe Encausse, figlio di Gérard Encausse, alias Papus – che, secondo me, per tutta una serie di ottimi motivi, egli non ha mai conosciuto – e come addirittura abbia più volte scritto, che a farsi “iniziare” all’Ordine Martinista dal suddetto figlio di Papus sarebbe stato consigliato e indirizzato, ancora una vòlta solo a suo dire, addirittura da Massimo Scaligero stesso – affermazione che è una menzogna di più – il che non solo è assolutamente impossibile, vista la pessima opinione che questi aveva dell’Ordine Martinista, creatura posticcia, confusionaria, e dai risvolti abbastanza oscuri e problematici, ma è altresì una ragione in più per dubitare fortemente che costui abbia mai conosciuto, o anche solo incontrato, Massimo Scaligero. In verità, Rudolf Steiner usò costantemente parole di fuoco nei confronti di Papus, dei suoi scritti, del suo esoterismo. Per esempio, nella stessa conferenza, così leggiamo a p. 94:

«Ora ho detto: avviene anche una ipocrisia con il diffondersi della corrente spirituale che emana da Encausse, da Papus; perché le persone si definiscono «martinisti». Si deve veramente proteggere l’onesto “Filosofo Sconosciuto” [sc. Louis-Claude de Saint-Martin, detto nel XVIII secolo “le Philosophe Inconnu” ] con il suo onesto anelito alla verità, e con ciò ch’egli ha cercato di fare al servizio del diciottesimo secolo, come era necessario al servizio del diciottesimo secolo, contro l’utilizzo del suo nome da parte dei papusiani di oggi».

Nun sagte ich: eine Heuchelei geschieht auch mit der Verbreitung der Geistesströmung, die von Encausse, von Papus, ausgeht; denn die Leute nennen sich «Martinisten». Man muß den ehrlichen «Unbekannten Philosophen» wahrhaftig in Schutz nehmen mit seinem ehrlichen Wahrheitstreben und mit demjenigen, was er versuchte, im Dienste des achtzehnten Jahrhunderts so zu tun, wie es notwendig war im Dienste des achtzehnten Jahrhunderts, gegen die Inanspruchnahme seines Namens durch die Papusianer von heute. 

Un elemento decisivo per giudicare una personalità come il Dr. Gérard Encausse, in occultismo Papus, lo troviamo nel libro di Sergej O. Prokofieff-Christian Lazaridès, Der Fall Tomberg, Anthroposophie oder Jesuitismus. Il caso Tomberg. Antroposofia o Gesuitismo Zweite, stark erweiterte Auflage, Selbstverlag des Verfasser, Freiburger Graphische Betriebe, 1996, ove a p. 163, viene riportato un importante episodio della vita di Rudolf Steiner, avvenuto nel 1907, nonché un duro giudizio su Eliphas Levi e Papus, da lui pronunciato il 18 agosto 1924, testimoniato nella stessa Opera Omnia, nel ciclo Initiatenbewusstsein, Die wahren und die falschen Wege der geistigen Forschung, Elf Vorträge, gehalten in Torquay vom 11. bis 22. August 1924, die 6. Auflage besorgte Walter Kugler, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 2004, p. 154, tradotto come Coscienza d’Iniziato, Verità ed errore nell’investigazione spirituale, Prefazione di Marie Steiner, Trad. di Emmelina de Renzis, Gius. Laterza & Figli Editori, Bari, 1931, e quindi reperibile in italiano, pp. 147-148. Così leggiamo nel testo di Sergej O. Prokofieff-Christian Lazaridès:

«La più recente biografia di Papus riferisce il seguente episodio: nel febbraio 1907, Rudolf Steiner venne a Praga. Là egli ebbe, prima dell’inizio della sua conferenza, un colloquio con una cerchia di partecipanti. In quell’occasione Milos Maixner gli chiese: «E riguardo a Papus?». Al che Rudolf Steiner rispose con un gesto di riprovazione: «Per quel che riguarda Papus – è meglio che non diciamo parola alcuna su di lui». Poiché, tuttavia, vi erano in sala alcuni papusiani visibilmente stupiti di questa risposta, Rudolf Steiner proseguì: «L’insegnamento dato da Papus è dannoso e pericoloso». – «In che senso?», cli chiese Maixner. Al che egli gli rispose: «Egli è separato dalla magia nera unicamente da un muro sottile quanto una tela di ragno». Alle obbiezioni di Maixner, che Papus aveva sempre messo in guardia riguardo al pericolo di pratiche magiche, Rudolf Steiner  contrappose che non lo si deve giudicare in base alla sua dottrina, «bensì lo si deve giudicare in base agli effetti della sua intera opera», che «sono insani (désastreux)».

Quel che Rudolf Steiner a Praga espresse ancora con una certa prudenza, egli lo espose in séguito, nell’agosto del 1924, con piena chiarezza. Secondo quel che ivi disse, gli scritti e le pratiche occulte di Levi e Papus conducono direttamente nella magia nera: «Tutti questi preparativi magici mirano allo scopo di far sì, che queste forze, che risiedono nelle radiazioni di calore e di luce dell’uomo arrivino ad affermarsi. E potete leggere in proposito delle istruzioni veramente molto rischiose e pericolose negli scritti di Eliphas Levy e anche in quelli di Encausse, che ha scritto sotto il nome di Papus. Vi troverete delle istruzioni molto rischiose e pericolose in questo campo. Ma qui dobbiamo considerare l’aspetto obbiettivo di queste cose, la natura di esse, e dobbiamo perciò parlarne. Tutte queste cose conducono allora direttamente alla magia nera, in cui si lavora con lo spirituale che è nascosto nel terrestre».

Come documentazione a beneficio del volenteroso lettore, riporto il testo tedesco del passo della conferenza di Rudolf Steiner, tratto da InitiatenbewusstseinCoscienza d’Iniziato, GA-243, p. 154:

Alle diese magischen Vorbereitungen haben den Zweck, es dazu zu bringen, daß diese Kräfte, die in den Wärme- und Lichtausstrahlungen des Menschen liegen, zur Geltung kommen. Und Sie können ja recht bedenkliche und recht gefährliche Anleitungen dazu lesen in den Schriften von Eliphas Levi, auch in denjenigen von Encausse, der unter dem Namen Papus geschrieben hat. Da finden Sie bedenkliche und durchaus gefährliche Anleitungen zu solchen Dingen. Aber wir haben hier über das Objektive dieser Dinge, über das Wesen dieser Dinge zu sprechen und müssen sie daher berühren. Alle diese Dinge führen dann hin zur direkten schwarzen Magie, wo mit dem im Irdischen verborgenen Geistigen gearbeitet wird.

Tra l’altro, il libro di Prokofieff-Lazaridès nella nota 9 alla Prima Appendice, a p. 271, fa riferimento ad un’opera francese dalla quale son state tratte varie notizie, di Marie-Sophie André-Christophe Beaufils, Papus : Biographie, la Belle époque de l’occultisme, Berg International, Paris, 1995, che mi fu donata dal mio terribilissimo amico C., fedele compagno d’armi spirituale di molte battaglie. Il suddetto libro è assai istruttivo, ed altresì ricco di saporite descrizioni, circa le molte sudiciette porcheriuole e birbanterie compiute da Papus – intrallazzi, macchinazioni politiche, messinscene, imposture, affabulazioni, plagi, manipolazioni di testi, medianità, spiritismo, evocazioni magiche necromantiche, rapporti con loschi individui, uso di forze magiche per colpire nemici, e molto altro ancora – e la figura del Papus, spacciato da molti per il “Balzac dell’Occultismo”, non ne viene fuori punto “edificante”. Ma anche il figlio di Papus, Philippe Encausse, che Efesto/N.R. Ottaviano, pur non avendolo mai conosciuto e incontrato, spaccia per “Grande Iniziato”, al quale – sempre e solo a suo dire – egli sarebbe stato indirizzato da Massimo Scaligero per venire da lui iniziato (sic!), nella descrizione fattane nel suddetto libro appare in tutta la sua limitatezza e mediocrità.   

Ora, il nostro Efesto/N.R. Ottaviano, sempre indaffarato in molteplici mistagogie, dichiara di essere, tra molte altre prestigiose cariche e dignità iniziatiche, – tutte ‘all self-styled’, direbbero gli anglofoni – anche Superiore Incognito Iniziatore, nonché il Gran Maestro di un Ordine Martinista Egizio IsiacoOsirideo. Ma una così prestigiosa carica, il suo ammannire la “luce” dei suoi insegnamenti, e la sua alta dottrina, al popolo catecumeno in estatico suo ascolto, nonché il fatto di prescrivere, pubblicamente, “al colto e all’inclita”, su un noto social forum e su riviste online, esercizi occulti sedicenti “martinisti” basati sulle fasi lunari, ed altre “pratiche varie”, d’incerta (si fa per dire…) origine, insomma tutto il suo mirabile “magistero”, è cosa che, per le sue contraddizioni, suscita alquanti dubbi e non poca perplessità. Tutto ciò è francamente inconciliabile con la sua appartenenza alla Classe Esoterica della Società Antroposofica Universale. Chi entra nella Classe Esoterica assume esplicitamente alcuni impegni sacri davanti alla Potenza di Michele: quello di praticare fedelmente, senza deformarli, gli esercizi dati da Rudolf Steiner; quello di non bere alcolici; di tenere riservati gli insegnamenti della Classe; quello di non seguire pratiche di esoterismi diversi, alternativi, inconciliabili, dati da scuole occulte diverse, e di non appartenere ad esse.

Una gentile mano amica mi ha fatto pervenire quanto pubblicato da Efesto/N.R. Ottaviano sul detto e ridetto noto social forum, pagina altrimenti a me non accessibile, ovvero alcune fotografie nelle quali il nostro iniziatico “Istruttore” allegramente pasteggia in trattoria, innalzando in varie occasioni il calice ricolmo di generoso vino in onore di Bacco/Dioniso; in altri post, sempre giuntimi da cortese mano amica, che cordialmente ringrazio, egli pubblica un mantram riservato della Classe Esoterica; comunica in post e video esercizi e pratiche di scuole esoteriche “martiniste”, o “kabbaliste”, diverse, o antitetiche, che nulla hanno a che vedere con l’Antroposofia e la Scuola Esoterica di Rudolf Steiner. Fu lui stesso a pubblicare – di nuovo un sentito grazie alla mano amica – sul detto social forum la foto della sua tessera blu di appartenenza alla “Classe” della Società Antroposofica, quella “ufficiale”, firmata da Manfred Schmidt-Brabant (l’allora Presidente della Società Antroposofica, sul quale preferisco tacere circa quel che era: sia come che individuo che come autore di poco commendevoli azioni), esibizione che mi parve essere una volgare forma di vanitoso esibizionismo.  

Ora, quale sia il leale, e soprattutto onesto, comportamento di chi abbia fatto le solenni promesse entrando nella Prima Classe della Scuola Esoterica, lo si può leggere e soprattutto intendere con la massima chiarezza possibile e desiderabile dalle parole di colei che fu la fedele compagna, nonché la più stretta collaboratrice di Rudolf Steiner, Marie Steiner, riportate in Marie Steiner, Briefe und Dokumentevornehmlich aus ihrem Lebensjahr. Zu ihrem 33. Todestag, herausgegeben von der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Privatdruck der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Dornach, 1981, ovvero Marie Steiner, Lettere e documenti, in particolar modo dal suo ultimo anno di vita. Per il 33° anniversario della morte, opera stampata privatamente dal Lascito di Rudolf Steiner, in una bella edizione curata dalla infaticabile e competente Hella Wiesberger. Nella sesta parte di quest’opera, Einige Richtungweisende Briefe in spirituellen Fragen, Alcune lettere orientative in questioni spirituali, nell’eloquente capitolo Über falsche Mystik und persönliche Ambitionen bei der Vertretung der Anthroposophie, Circa il falso misticismo e le personali ambizioni nella rappresentanza dell’Antroposofia, vi è una lettera di Marie Steiner, da lei scritta da Haus Hansi, a Dornach, il 25 marzo 1936 e indirizzata a tale signorina von Dumpff, tedesca baltica dell’Estonia, ove, alle  pp. 321-322, Marie Steiner scrive:

«I doveri, che il discepolo della Classe [Esoterica] assume su di sé, sono i seguenti: Chi cerca di essere accolto nella Classe, si impegna, essendo rappresentante della Società, a non lanciare mai nel mondo iniziative proprie sotto il nome e la copertura dell’Antroposofia, senza essersi inteso con la Direzione del Goetheanum.

Egli si impegna a non appartenere a nessun altra corrente esoterica, e se vuole dedicarsi ad un altro esoterismo, allora egli deve farlo fuori della Classe, e non può più appartenere a questa».  

***

Ed ora veniamo, ad una questione ancor più grave, davvero capitale: quella della menzogna, dell’impostura di una sopravvivenza autentica e regolare della Sezione cultico-simbolica della Scuola Esoterica, ossia della Mistica Aeterna, con le sue due Classi: la prima in tre gradi, e la seconda in sei gradi. Di questa Mystica Aeterna, di una sua pretesa, autentica, regolare, segretamente voluta – al dire del nostro “mistagogico Istruttore” – dallo stesso Rudolf Steiner, sopravvivenza della quale, egli, Efesto/N.R. Ottaviano, sarebbe non solo “erede”, ma – avendo egli affermato pubblicamente in un video sul più volte citato social forum che unicamente chi dirige un Ordine iniziatico, per sua natura “segreto”, può lecitamente rivelarne, per sua benigna degnazione e concessione, “qualcosina” – anche il “Capo”. In pratica, egli si pone allo stesso livello di Rudolf Steiner. La mia sapientisisma amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero, direbbe – anzi dice – che costui manca di “pietà filiale” nei confronti di Rudolf Steiner, e fa osservare, delicatamente, che il suo “pre-sumere” di esser di cotanto alta dignità, tale da pretendere di voler dirigere questa e altre “strutture esoteriche”, è qualcosa di “inappropriato”, qualcosa contro il Dharma, contro il Tao.   

Se vi era una persona che aveva, secondo quel che dichiarò più volte Rudolf Steiner, tutte le qualificazioni necessarie, sì che tutto quel ch’ella avrebbe fatto, avrebbe dovuto essere considerato come da lui stesso voluto, deciso e attuato, e quindi ciò anche in merito ad una eventuale riapertura della Mystica Aeterna e, di conseguenza, “officiarne” il rituale simbolico, questa era eslusivamente Marie Steiner. Si può vedere la considerazione somma nella quale Rudolf Steiner la teneva già nel primo testamento ch’egli fece in suo favore, riprodotto in fac-simile nel citato volume dell’Epistolario, ossia  Rudolf Steiner – Marie Steiner-von Sivers. Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-262, p. 175:

«Erstes Testament, vom 19. Februar 1907, vor der Reise nach Wien. (Das letzte Testament wurde am 18. März 1915 erstellt.)

Nach meinem Tode soll Fräulein Marie von Sivers dal Recht haben, in meinem Namen zu verfügen. Was sie so thut, soll in menem Namengethan sein. […] Sie selbst soll meinen Tod als im Sinne höherer Mächte ansehen und ihn ja nicht alse in Rätsel ansehen. Die Dinge haben einen Zusammenhang, den man ehren mus, auch wenn ma ihn noch nicht versteht. Marie von Sivers selbst wird aber immer bei mir sein. Unsere Einigung bleibt unlöslich.

Dr. Rudolf Steiner

Berlin, 19. Februar 1907».

«Primo testamento, del 19 febbraio 1907, prima del viaggio a Vienna. (L’ultimo testamento venne redatto il 18 marzo 1915).

Dopo la mia morte la signorina Marie von Sivers deve avere il diritto di decidere in mio nome. Quel che lei fa, deve essere fatto in mio nome. […] Ella stessa dovrebbe considerare la mia morte come nel senso delle Potenze Superiori, e appunto non considerarla come un enigma. Le cose hanno una connessione, che deve essere venerata, anche se ancora non la si comprende. Marie von Sivers stessa, tuttavia, sarà sempre accanto a me. La nostra unione rimane indissolubile.

Dr. Rudolf Steiner

Berlino, 19 febbraio 1907».

E sette anni dopo, in un’altra disposizione testamentaria – documento n° 117 a p. 294, con fac-simile a p. 295, del GA-262 – leggiamo:

«Es ist mein Wille, dass die Fortführung der mir obliegenden Pflichten gegenüber der Anthroposophischen Gesellschaft nach meinem Tode durch Fräulein Marie von Sivers geschieht, so dass diese sich frei die ihr zur Seite stehenden Vertrauenspersonen bestimmt. Dr. Rudolf Steiner Dornach bei Basel, 22. August 1914».

«È mia volontà che il proseguimento dei doveri a me spettanti nei confronti della Società Antroposofica dopo la mia morte avvenga tramite la signorina Marie von Sivers, cosicché questa decida liberamente quali siano le persone di fiducia accanto a lei. Dott. Rudolf Steiner Dornach presso Basilea, 22 agosto 1914».

Nell’ultima biografia che Hella Wiesberger dedicò a Marie Steiner – Marie Steiner-von Sivers. Ein Leben für die Antroposophie. Eine biographische Dokumentation von Hella WiesbergerMarie Steiner-von Sivers. Una vita per l’Antroposofia. Una documentazione biografica di Hella Wiesberger, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1988, pp. 524 – nella Seconda Parte, intitolata Zusammenarbeit in der Esoterik, Collaborazione nell’Esoterismo, pp. 217-222, vi è la descrizione del profondissimo rapporto spirituale di lei con Rudolf Steiner sin nelle questioni più delicate dell’esoterismo. Il tema è talmente importante che sarà necessario ritornarci  con uno studio speciale su questo ardimentoso blog. Dopo una parte iniziale intitolata Erste Schülerin Rudolf Steiners, Prima discepola [esoterica] di Rudolf Steiner, vi è una parte importante per il nostro attuale tema, Mitgründerin und Mitleiterin der erkenntniskultischen Anteilung von Rudolf Steiners Schule 1904 bis 1914, ossia Cofondatrice e codirettrice della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner dal 1904 al 1914, pp. 218-219, ove possiamo leggere:

«La partecipazione di Marie von Sivers alla fondazione e alla direzione di questa Sezione Esoterica è documentata nel volume «Storia e contenuti della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica 1904-1914» (GA-265). Il ruolo particolare, addirittura unico, in questo contesto contesto le fu attribuito da Rudolf Steiner, risulta per esempio da un suo appunto […]. Un appartenente a questa cerchia lo ha testimoniato nel modo seguente:  

«Al vertice, come Capo di questa Scuola e come mediatore delle realtà spirituali, vi era Rudolf Steiner; al suo fianco, in qualità di compagna e collaboratrice, Marie Steiner.

A titolo indicativo venga qui accennata un’esperienza riguardo alla quale considero che – vista la mia età avanzata – sia mio dovere comunicarla; oggi vi sono soltanto pochi sopravvissuti che furono testimoni di quella scena.

In occasione della cerimonia di un grado superiore, ove soltanto un piccolissimo numero di partecipanti poterono assistere, da Rudolf Steiner stesso fu annunciato che la collaborazione di Marie von Sivers era da considerarsi nel senso pienamente giustificato – non soltanto in un senso simbolico come per tutti noi altri. E addirittura in un senso tale, che veniva indicata una realtà che va al di là della morte e della nascita» (sottolineato dall’editore), Adolf Arenson, Lettera aperta ai membri della Società Antroposofica, Ottobre, 1926.

Un altro appartenente [un olandese] a questa cerchia le [sc. a Marie Steiner] scrisse in séguito una volta:

«Con gratitudine mi ricordo dei molti anni che io ho potuto vivere sotto lo splendore, che emanava dalla nostra così amata e altamente venerata Guida. Con gratitudine e venerazione mi ricordo di quel che Voi eravate, ed ancora siete  per noi. Come fosse accaduto ieri, mi sta dinanzi l’immagine del mio primo incontro con Voi… In maniera altrettanto chiara sta dinanzi ai miei occhi il momento, in cui dal Dottore e da Voi venni innalzato al quarto Grado», J.H. Peelen (lettera senza data), vedi Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-265».  

Da tutto ciò risulta chiaramente non soltanto l’elevatezza spirituale di Marie Steiner, bensì anche la responsabilità e la capacità di decidere che Rudolf Steiner le aveva affidato, facoltà di decidere ed agire in suo nome, anche in rapporto all’eventuale riapertura della II e III Classe, ossia della Sezione culticosimbolica della Scuola Esoterica.

Dopo la morte di Rudolf Steiner, personalità come Albert Steffen, Günther Wachsmuth, la stessa Ita Wegman, conoscendo la responsabilità e la facoltà di decidere in suo nome da lei ricevuta dal Dottore, si rivolsero a Marie Steiner chiedendole di riaprire la Mystica Aeterna, onde venissero nuovamente eseguite le vecchie cerimonie simboliche della Sezione cultico-simbolica, ma lei si rifiutò decisamente di farlo. Ciò è chiaramente testimoniato in uno studio di Rolf Speckner, Die Erweiterung ins Rituelle hinein, Zur Entwicklung der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft nach Rudolf Steiners Tod, apparso in  die Drei, Zeitschrift für Anthroposophie in Wissenschaft, Kunst und sozialem Leben. 6/2020, pp. 13-26. Non posso trascrivere in questo articolo, già troppo lungo, tutto quanto riporta Rolf Speckner nel suo documentatissimo interessante studio, ma in sostanza egli conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto già scritto nella presente disamina. Eventualmente ritornerò sulla questione in un altro mio studio o nei commenti a quello presente. Riporto soltanto, traendolo dal suddetto articolo, p. 25, quel che Marie Steiner scrisse a Jürgen von Grones, in risposta alle capziose obbiezioni di quest’ultimo:

«La risposta migliore la dà il fatto che ho già comunicato in precedenza, circa ciò che appunto si temeva […] che essendomi stato chiesto dal Presidente e dal Segretario della Presidenza esoterica di ripristinare l’antico esoterismo [sc. le cerimonie cultiche della Mystica Aeterna], e che, tenuto conto della grande immaturità che vi è a giro, mi son guardata bene dal farlo».

Die beste Antwort gibt jene Tatsache, die ich vorhin mitgeteilt habe, daß ich, von der man ja dieses befürchtet […] vom Vorsitzenden und Schriftführer des esoterischen Vorstandes aufgefordert worden bin, die alte Esoterik wieder aufzunehmen, und daß ich im Hinblick auf die große Unreife, die sich rundherum darbot, mich wohl gehütet habe, es zu tun.

A questo punto, sulla base dell’ampia documentazione esposta nella presente disamina, mi pare evidente quanto sia “inappropriata” – per usare la sin troppo delicata espressione della mia sapientissima amica Fang-pai – da parte di Efesto/N.R. Ottaviano, e di altri. il “pre-sumere” di avere una continuità con la Mystica Aeterna, che Rudolf Steiner “chiuse” e “sigillò” nel 1914, e che eventualmente solo Marie Steiner avrebbe potuto “riaprire”, rifiutandosi però sempre di farlo, nonché la – per me sacrilega – “pretesa” di celebrare riti e cerimonie, per di più spacciandole per una forma di “massoneria egizia”, che la Sezione cultico-simbolica, secondo l’esplicita parola di Rudolf Steiner, mai ha avuto. Una tale “pre-sunzione” e “pretensione” sono sintomo eloquente proprio di quella “immaturità” – altra espressione davvero sin troppo delicata e gentile – che decise Marie Steiner a non farne di niente. Tale via, come detto più volte nella presente disamina, è una via occulta “ostruita”, e come tale non più percorribile. Tanto più che i rituali che circolano sono un maldestro e rozzo “collage” di parti incomplete dei rituali della Mystica Aeterna, ai quali – come mi spiegava Hella Wiesberger, e come ho potuto constatare visionandoli personalmente – sono stati aggiunti “pezzi” del rituale della Christengemeinschft, del rituale religioso non confessionale usato dal corpo docente delle Scuole Waldorf,  e con elementi di ritualità massonica di varia origine, comunque estranei all’Antroposofia.

Ora, si pone un duplice problema. Con la sua “spre-giudicata” operazione in “salsa massonica”, col suo papusiano “Martinismo Egizio Isiaco-Osirideo”, con la sua “Chiesa Gnostica Egizia Apostolica Yohannita”, e con i suoi molteplici trasgressivi “dionisiaci” comportamenti, Efesto/N.R. Ottaviano va ampiamente in rotta di collisione coi principi della Classe Esoterica, all’entrata nella quale egli ha pur fatto delle promesse sacre di fronte alla Potenza di Michele. Mentre il dichiarare di far parte – anzi, come da lui apertamente affermato in un video sul noto social forum, di esserne il solo Capo, unico autorizzato a rivelarne, con alquanto sussiego e degnazione,  “qualcosina” al mondo profano – di un organismo, strutturato nella forma di “logge massoniche”, organismo da lui stesso dichiarato “segreto”, è cosa che lo espone ai rigori della Legge Anselmi sulle società segrete (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 27 del 28-01-1982). Non credo proprio che il Grande Oriente d’Italia, la maggiore Obbedienza massonica nella Terra d’Ausonia, del quale Efesto/N.R. Ottaviano dichiara pubblicamente di far parte – addirittura, se è vero quanto mi vien riferito da fonti varie (il condizionale, in questi casi, è d’obbligo), come Maestro Venerabile di un’officina massonica veneta, la R.L. Maat la Saggezza Trionfante, n° 1233, all’Oriente di Abano Terme, in provincia di Padova – gradisca molto, dopo i molti guai ch’esso ha passato a causa delle tristi vicende della P2 di Licio Gelli, una siffatta, al contempo indebita e imbarazzante, pubblicità. Il fatto grave è che queste cose dànno armi veramente pericolose ai nemici dell’Antroposofia, e soprattutto all’integralismo cattolico, che non mancherebbe certo di farne uso contro di essa. Se poi, invece, alla “dirigenza” della Società Antroposofica Universale, alla sua “ufficiale” Classe Esoterica, e al Grande Oriente d’Italia il “mistagogico Hierophante”, ossia il sin troppo affaccendato Efesto/N.R. Ottaviano, o chiunque si celi dietro tali pseudonimi, piace tanto così com’è, che problema c’è? Ma che se lo tenessero pure caro! Certo, per chi è uno spirito libero, per chi ama sinceramente l’Antroposofiaama un pensiero ed una morale coerenti, vi è di che rimanere alquanto perplessi…     

 

 

 

L’ARCHETIPO-OTTOBRE 2020

Anno XXV n. 10

Ottobre 2020

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Il-Pifferaio-Magico

In questo numero:

VERITÀ SU RUDOLF STEINER E MASSIMO SCALIGERO CONTRO LE MENZOGNE SU DI LORO E L’ANTROPOSOFIA. SECONDA PARTE: LA SCUOLA ESOTERICA E LA “MYSTICA AETERNA”.

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Dopo aver necessariamente fatto un po’ penare, e un po’ forse anche annoiato, gli amici lettori con la questione di Arvo – purtroppo era necessario farlo, perché un conto è seguire indicazioni sulla Concentrazione attribuite a Colonna di Cesarò, nel caso in cui queste fossero state autenticamente sue, mentre un tutt’altro conto è seguire le equivoche prescrizioni fisiologiche e psichiche, partenti dalla corporeità, date da Julius Evola, come è stato accertato, ossia da colui che si celava in realtà dietro l’eteronimo di Arvo – è il momento di passare ad esaminare alcune affermazioni toccanti la Scienza dello Spirito, fatte da colui che, al dire di amici, si celerebbe sotto lo pseudonimo di N.R. Ottaviano. È necessario farlo, perché egli dice di essere a “capo di una Struttura Esoterica” (in realtà costui ne avrebbe messe su molte, e di tutte si sarebbe posto a capo…) e quindi, egli si pone come “Istruttore” nei confronti di coloro che cercano una Via che li dovrebbe portare (in questo caso, il condizionale è d’obbligo…) all’Iniziazione ad una più alta vita spirituale.

Se un cotanto “Istruttore” dà a chi a lui si rivolge, per riceverne orientamento, delle non verità, delle controverità, ossia quelle che spiritualmente sono menzogne, queste avvelenano le anime, e se un tale ambiguo “Istruttore”“direttive operative”, ossia delle “pratiche” da lui inventate, affinché esse siano eseguite dai suoi fidenti discepoli, la situazione si può fare, in taluni casi, veramente severa. Un caso del genere è, come abbiamo potuto constatare nella prima parte della presente disanima, quello della descrizione delle sedicenti “quattro fasi” della Concentrazione, descrizione nella quale l’archetipo datone da Rudolf Steiner, e con ancora maggior chiarezza ulteriormente esplicitato da Massimo Scaligero, viene proditoriamente alterato con l’immissione di una “pratica immaginifica” – ossia fantasiosa, e non certo immaginativa nel senso della Scienza dello Spirito – data da Arvo/Evola che coinvolge la corporeità neuromuscolare e la respirazione, e con in più la successiva alterazione in senso tantrico della descrizione, contenuta nei “Quaderni Esoterici”, dei movimenti eterici del terzo tempo dell’esercizio del controllo o dominio del pensiero. In realtà, il corpo e le sue funzioni – nervose, muscolari e respiratorie – devono essere letteralmente dimenticati: sino a non essere più, nel caso ottimale, neppure percepiti dal praticante. Ma quello che qui il nostro “Istruttore occulto” consiglia è l’esatto contrario di ciò, e Massimo Scaligero lo smentisce nelle sue opere, come abbiamo potuto vedere, per esempio, in Yoga, Meditazione, Magia. Una tale alterazione, specialmente nel caso di un “novizio”, ossia di un principiante che con fiducia accosti la Via, può avere un effetto disastroso, deviante, e su anime deboli addirittura esiziale. Nella Scuola Esoterica, infatti, Rudolf Steiner afferma che un discepolo non puònon gli è permessoinventare o cambiare gli esercizi dati nella Scuola dai Maestri della Saggezza e dell’Armonia delle Sensazioni, e – tramite questi ultimi – dalle Entità divino-spirituali delle Gerarchie Celesti.

Il “pre-sumere” di poter far ciò, è molto di più di un ingenuo, involontario, errore: è una colpa grave. Tra errore e colpa vi è la differenza che vi è tra danno e dolo: il danno, infatti, come pure l’errore, per quanto deprecabile, può essere involontario, non intenzionale, mentre il dolo, come la colpa, implica proprio intenzionalità e, di conseguenza, coscienza e responsabilità nell’azione voluta. Nello specifico caso in questione, essendo ben chiara la parola scritta di Rudolf Steiner, ed eziandio quella di Massimo Scaligero, il cambiare surrettiziamente l’esercizio, e l’affermare – facendone così ricadere la colpa su quest’ultimo – che tale forma è stata data e consigliata dallo stesso Massimo Scaligero, e addirittura prescritta come cogente nel caso di esercizi di Concentrazione eseguiti da più amici riuniti, si è di fronte ad un atto di “pre-sunzione”, unita, questa, ad una davvero sconcertante sopravvalutazione di se stessi e delle proprie capacità.

La mia sapientissima amica Fang-pai, esaminati vari scritti del suddetto “mistagogico Istruttore”, ha espresso il fondato giudizio che, a modo di vedere di lei, il nostro “presuntore” manca di , hsiao, ossia di quella che nel mondo cinese è considerata la virtù più elevata: la “pietà filiale”. Nel mondo cinese tradizionale – quello non ancora guastato dalla demonìa politica ed economica occidentale – la “pietà filiale” è al centro di quella che si potrebbe chiamare una “etica dei ruoli”, basata sulla gratitudine e il rispetto dei figli verso i genitori, degli allievi in qualsiasi campo verso i propri istruttori, dei giovani verso tutti i più anziani, dei viventi verso gli antenati di sangue e/o di spirito, dei sottoposti verso le legittime autorità, dei sudditi verso il Figlio del Cielo, ossia l’Imperatore. Tale sentimento “filiale”, in maniera particolare, viene sentito fortissimamente nei confronti dei Maestri, di coloro che ci trasmettono la “Sapienza”, e il “Tao”, ossia la “Via trascendente”: quella che unisce in vari modi e gradi l’uomo al Cosmo, e al Divino. Una cotale “pre-sunzione” in tutta l’Asia centro-orientale, sia essa induista, buddhista, taoista, o confuciana, viene vista con orrore: come un elemento caotizzante e disgregante di quell’armonia che fa del mondo un Cosmo ordinato. Nel mondo elleno-romano, tale virtus era la εὐσέβεια, eusèbeia, la pietas, come quella del troiano Enea, e la forza ad essa avversa era la ὕβϱιςhýbris, la presunzione, l’arroganza, la tracotanza, che suscitava la giusta collera degli Dèi. In forma novella, nell’epoca dell’anima cosciente, tale pietas risorge nella venerazione verso la verità e la conoscenza nel discepolo dell’Iniziazione, nella gratitudine nei confronti dei Maestri che tale conoscenza ci trasmettono, nel rigoroso rispetto del loro insegnamento.

Allorché, poi, un presunto, sedicente “Istruttore spirituale”, che dichiara persino di essere a capo di una Chiesa Gnostica Apostolica Egizio Yohannita – parlando in un post sul noto social forum della dell’evento della Trasfigurazione del Christo, che chiunque può andarsi a leggere nei Vangeli sinottici di Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36, confonde l’apostolo Giovanni, fratello di Giacomo, e figlio di Zebedeo, con l’Autore del Quarto Vangelo, ossia con Lazzaro-Giovanni, dimostra non solo di non conoscere i Vangeli, ma soprattutto di non conoscere l’Antroposofia, e in particolare la Cristologia di Rudolf Steiner. Infatti, costui, il 16 luglio scorso, così scrive:

«L’interpretazione esoterica di tali versi ci conduce verso un’univoca conclusione: il deposito ESTERIORE della Chiesa del Christos/Logos è stato affidato a Pietro, colui che prima il gallo cantasse tre volte aveva già rinnegato il Signore: le Sue parole non alludevano soltanto alla morte che Pietro avrebbe subito ma al destino inglorioso della Chiesa esterna che altri hanno vestito e portato dove Pietro non sarebbe mai voluto andare. Giovanni, il discepolo prediletto, l’unico rimasto completamente sveglio durante la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor, colui al quale il Christos/Logos sulla croce ha affidato Sua madre la Divina Sophia con le parole “figlio questa è tua madre, madre questo è tuo figlio” è l’unico tra i discepoli a non essere morto di morte violenta essendo deceduto a Patmos ad oltre cento anni d’età. A lui venne affidato il deposito interno ed esoterico dell’Ecclesia del Christos/Logos».

Tra l’altro, sarebbe opportuno che il Primate/Patriarca della suddetta Chiesa Gnostica etc., si leggesse meglio il Vangelo ove in Luca è detto che sia Pietro, che Giacomo e Giovanni, “erano gravati di sonno”. E sarebbe opportuno che il nostro “Istruttore occulto”, nonché Primate di una Chiesa Gnostica, si studiasse un manuale di Storia del Cristianesimo, così eviterebbe di scrivere l’immane sciocchezza, frutto di pura ignoranza, della morte dell’evangelista Giovanni a Patmos. Giovanni, che era stato esiliato a Patmos, ove verso l’anno 95 scrisse l’Apocalisse, dall’imperatore Domiziano, alla morte di questo venne liberato dall’esilio dal nuovo imperatore, il tollerantissimo Nerva, e poté tornare ad Efeso ove visse ancora diversi anni, ed ove si spense, ut traditur, all’età 104 anni. Infatti, Policrate di Efeso, diretto discepolo suo, scrive: «Giovanni, che si era chinato sul petto del Signore, che fu sacerdote e portò il petalon [sc., nel mondo ebraico, il petalon era la piastra d’oro, portata sul petto, tipica dell’Ordine sacerdotale], che fu testimone e maestro, è morto ad Efeso» (riportato in Eusebio, Historia Ecclesiastica, III, 31, 3).

Anche come Primate e Patriarca della suddetta Chiesa Gnostica, il nostro “mistagogico Istruttore” compie un terrificante quanto madornale errore, facendo scempio sia della logica, che dell’Antica Gnosi e dell’Antroposofia anche in questo caso, glielo concedo volentieri, per pura ignoranza, sans arrière pensée – allorché, cercando di contestare le motivate e documentate obbiezioni, che io rivolgo a quanto Orao scrive in Resurrezione, La Luce dei Nuovi Misteri, Graal, Quaderno 1, Tilopa, Roma, 2017 – ove nel capitoletto Lucifero del capitolo intitolato Formazione degli stati di coscienza, pp. 66-68 e passim, contro tutta la Scienza dello Spirito e l’insegnamento di Rudolf Steiner, troviamo scritto essere l’Eloha lunare JahveJehova in realtà l’entità ostacolatrice Lucifero – egli va affermando, in maniera ignorante ed irresponsabile, invece, essere Jahve-Jehova non l’Eloha di Venere, ossia Lucifero, bensì il “Signore dell’Oscuro Pensiero”, come veniva chiamato nell’antica Persia, il suo antagonista, Angra Mainyush, ossia Ahrimane, ch’egli per di più identifica con lo Jaldabaoth dell’Antica Gnosi Cristiana, il che è una gigantesca sciocchezza. Sarebbe bene che il suddetto Primate e Patriarca si studiasse bene le opere di Jacques MatterÉmile Amélineau, Ernesto Buonaiuti, Jean Doresse, Kurt Rudolph, Hans Jonas, Luigi Moraldi – per citare solo qualche nome a caso – sulla Antica Gnosi, e magari anche le opere di Rudolf Steiner, se ne trova il tempo e la voglia: ne trarrebbe non poco giovamento. 

Ma vi è di più – qualcosa di ben più grave – là dove egli proclama all’universo mondo l’identità di Lazzaro-Giovanni con lo stesso Rudolf Steiner. Infatti – e ringrazio la mano amica che mi ha trasmesso il testo in questione – il nostro “mistagogico Istruttore”, interloquendo sul medesimo social forum con Mario Iannarelli, così scrive:

«Dalla rivelazione del Maestro dei nuovi tempi e dei Suoi discepoli e continuatori sappiamo che l’individualità Giovanni/Lazzaro aveva precedentemente vissuto sulla terra in Hiram Abif, il costruttore del Tempio di Salomone e fondatore della Scienza Muratoria. Sappiamo anche che Giovanni/Lazzaro è di nuovo comparso sulla terra come Christian Rosenkreuz e come Conte di Saint-Germain, l’Iniziatore alla Libera Muratoria di Raimondo di Sangro, Principe di San Severo che nel 1747 fondò la Libera Muratoria Egizia. Di quella individualità Hiram Abif/Giovanni-Lazzaro/ Christian Rosenkreuz/Conte di Saint-Germain nel 1909, durante una conferenza per i membri della Scuola Esoterica (OO n.264) il Maestro dei nuovi tempi, Rudolf Steiner dice: “In questo momento tale individualità risulta essere incarnata sulla terra ed attiva nella sua opera di insegnamento”. A chi non dispone di veggenza le armi della sana logica fanno agevolmente comprendere CHI nel 1909 potesse incarnare tale individualità. Tale individualità già vivente in Giovanni-Lazzaro e nel 1909 nel Maestro dei nuovi tempi affidò il Culto Conoscitivo religioso a Friedrich Rittelmeyer nella Christengemeinschaft ed il Culto Conoscitivo Massonico ad Alexander von Bernus nel Misraim Dienst. Tali comunità rappresentano, assieme alla Via Solare incarnata da Massimo Scaligero, la più pura espressione della Antropos-Sophia e della Chiesa Giovannita».

Anzitutto, inviterei il nostro “occulto Istruttore” ad essere meno trasandato nel citare, per di più sbagliando, le fonti bibliografiche in appoggio alle sue fantasiose affermazioni. Infatti, quella che dovrebbe eventualmente citare non è – come lui varie volte scrive nei suoi post, e come afferma altresì ripetutamente nei video che pubblica in internet – l’O.O. 264, che riguarda la storia e i contenuti della prima Sezione della Scuola Esoterica, fondata da Rudolf Steiner nel 1904, bensì l’O.O. 265, il cui titolo tedesco, tradotto nella lingua di Dante, suona: Per la storia e dai contenuti della Sezione conoscitivo-cultica della Scuola Esoterica 1904-1914. La data, inserita sin nel titolo del libro, ha la sua rilevante importanza in quanto delimita cronologicamente il periodo di esistenza di tale Sezione cultica, la quale – checché affermi N.R. Ottaviano – fu ritualmente, interamente, e definitivamente chiusa da Rudolf Steiner, e da lui mai più riaperta: né nella sua primitiva né in una novella forma, come tutti i documenti della sua storia ampiamente dimostrano.

Ora, lasciando perdere, per ora, alcune questioni storiche, del tipo se il principe Raimondo di Sangro sia stato iniziato o meno alla Libera Muratoria direttamente dal Conte di Saint-Germain, e rimandando ad una successiva trattazione se sia verità o menzogna che Rudolf Steiner abbia affidato «il Culto Conoscitivo Massonico [sic!, che, invece, come vedremo, massonico non era affatto] ad Alexander von Bernus nel Misraim Dienst», è evidente che, qui, il nostro ineffabile “Istruttore occulto” fa delle vere e proprie illazioni – delle sacrileghe illazioni – suggerendo l’identità di Rudolf Steiner con Christian Rosenkreutz. Infatti, così arriva costui a scrivere:

«Dunque, vediamo di fare un po’ di ordine. Senza nulla voler togliere all’ottimo Mario Iannarelli ed al suo interessante libro sull’argomento mi pare scontato che Giovanni e Lazzaro fossero la stessa persona e la sbarra voleva essere un trattino poiché l’identità di Giovanni l’evangelista come Lazzaro è stata indicata da Steiner in molte conferenze. Relativamente a Hiram/ Giovanni (Lazzaro) / Rosenkreuz/ S. Germain ciò è attestato dalla OO n.264 [sic, per O.O. 265] e perciò non può essere negato a meno di non voler contraddire Steiner. Il fatto che nel 1909 in piena attività di formazione della Scuola Esoterica egli abbia affermato che tale individualità era incarnata ed operante lascia pensare che tale individualità dovesse essere proprio lo stesso Steiner. Viceversa non esiste alcun cenno nell’OO relativamente a Aristotele/ Tommaso. Le sole affermazioni in proposito sono state riportate da alcuni discepoli del Dottore ma lui non ha mai detto nulla del genere nelle sue conferenze. So bene che Mimma [Benvenuti] affermava che Steiner fosse stato Aristotele e Tommaso ma ciò non escluderebbe il discorso precedente e a quanto mi risulta Mimma non aveva mai letto l’OO n.264 [sic, per O.O. 265] . A differenza di me lei era certo una veggente ma io ho il dovere di ragionare secondo logica e non secondo fede e la logica mi dice che quanto è desumibile dalla OO n.264 fila perfettamente. Con Massimo non ho mai parlato di questo argomento, perciò non ho altri elementi se non quelli che ho citato prima».

L’affermazione del nostro “mistagogico Istruttore” a proposito di Aristotele e Tommaso d’Aquino è, a dir poco, temeraria, sia perché dubito fortemente ch’egli possegga l’intera Opera Omnia di Rudolf Steiner, che, vivaddio, io posseggo (edita e inedita) in tedesco da molti anni – in particolare il volume GA-265 in questione, donatomi, appena pubblicato, da Hella Wiesberger, persona d’indubbio rango spirituale, nonché asceta d’acciaio, ch’egli in un suo articolo poco elegantemente, e con mal celato disprezzo, gratifica dell’epìteto di “cameriera di Marie Steiner”, e altrove tratta come mera “segretaria di un iniziato”, peraltro, malgrado egli affermi il contrario, da lui mai conosciuta – ma quel che, ovviamente, Rudolf Steiner non afferma in nessun volume dell’Opera Omnia, non è detto che non lo si ritrovi altrove: per esempio, in un volume che raccoglie documenti autentici di Rudolf Steiner riguardanti sia Marie Steiner che Ita Wegman, volume che io possiedo sin dagli anni ottanta del secolo scorso. E non è affatto detto che quel che il nostro “Istruttore occulto”, in maniera evidente, non ha, altri, magari con immensi sacrifici, non si siano preoccupati da decenni di cercare, e di conseguenza riuscire a procurarsi. A quanto mi risulta, di Mimma Benvenuti non si può dire ch’ella abbia mai affermato, o anche solo accennato all’identità di Rudolf Steiner con Aristotele e Tommaso d’Aquino. Né mai lo stesso Massimo Scaligero si pronunciò, neppure una sola vòlta, in tal senso.

Ma la cosa è certa perché si trova in documenti riportati in un’opera, Margarete und Erich KirchnerBockholt, Die Menschheitsaufgabe Rudolf Steiners und Ita Wegman, che porta la dizione “Privatdruck für die Mitglieder der Anthroposophischen Gesellschaft”, ossia “pubblicazione riservata” a causa della sua delicatezza, data solo ad personam, con scritto nome e cognome di essa e numero della copia (la mia porta il numero 4284), stampata dal Philosophisch-Antroposophischer Verlag, Dornach, 1976, 2a ediz. 1981. Nel capitolo Aristoteles und Alexander, pp. 40-47, e nel capitolo Aristoteles und Plato, pp. 48-54, nel capitolo Thomas von Aquino und Reginald von Piperno, pp. 70-75, di tale opera sono riprodotte non solo le comunicazioni orali di Rudolf Steiner, ma anche molti documenti suoi autografi in facsimile, che non lasciano sussistere dubbio alcuno in proposito. In modo particolare, nel capitolo Gralszeit, ossia Epoca graalica, pp. 63-69, come pure da capitoli successivi della stessa opera, da quanto riportato in non pochi cicli di conferenze del Dottore, si evince chiaramente come le individualità in questione, ossia quelle di Ita Wegman, di Marie Steiner-von Sivers, e quella dello stesso Rudolf Steiner, non fossero incarnate sulla Terra all’epoca del Mistero del Golgotha. Quindi, rispetto alla supposta, e improvvidamente proclamata, identità tra l’individualità di Rudolf Steiner e quella di Lazzaro-Giovanni, come direbbero gl’ispanici, entonces nada, ossia non se ne fa di niente. Inoltre, ebbi modo di parlare della cosa in alcuni colloqui, per me ogni volta illuminanti, con Hella Wieberger, che nel secolo scorso ebbi modo di incontrare con una certa frequenza, nonché di corrispondere con lei per lettera, e di rivedere, anche negli ultimi anni della sua operosa vita, dopo la svolta del millennio. Elementi decisivi, a tale proposito possono ricavarsi, dalle due edizioni dell’opera Rudolf Steiner Marie Steiner-von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901 – 1925. Neu herausgegeben zur hundertjährigen Wiederkehr der Begründung der anthroposophischen Bewegung 1902 – 2002, GA-262, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, ossia dalle due edizioni dell’Epistolario tra il Dottore e Marie Steiner, ambedue curate da Hella Wiesberger, nonché dalla grande e bellissima biografia, da quest’ultima scritta su Marie Steiner-von Sivers. Ein Leben für die Anthroposophie, Eine biographische Dokumentation in Briefen und Dokumenten, Zeugnissen von Rudolf Steiner, Maria Strauch, Edouard Schuré und anderen, dargestellt von Hella Wiesberger. Mit Zahlreichen Abbildungen und Faksimile-Wiedergaben, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1988, di ben 525 pagine, che dalla stessa autrice mi fu donata, con dedica, appena uscita dai torchi, e che conservo come un caro ricordo della mia amica ed amata compagna d’armi spirituale.

Rimango, invece, stupito dall’enormità della sciocchezza scritta – oggettivamente una vera e propria menzogna – e ripetutamente affermata in scritti e video su un noto social forum, da parte del nostro “iniziatico Istruttore” (nonché da Mario Iannarelli in suoi scritti), e frutto di sue “razionali” (si fa per dire…) elucubrazioni, circa l’identità tra Rudolf Steiner con l’individualità di GiovanniLazzaro e di Christian Rosenkreutz. Costui, ossia il nostro “Istruttore”, che confessa apertamente di non essere veggente, e di conseguenza neppure di essere un Iniziato, o un Illuminato, fa una mera illazione, basata su quella che a lui sembra essere una “deduzione logica”. Ma è proprio questo che Rudolf Steiner afferma apertamente, e più volte, in diverse occasioni, che nella Scienza dello Spirito non è mai lecito fare. Infatti, il Dottor Steiner dichiara sì innumerevoli volte, che per investigare le realtà spirituali è necessaria la veggenza spirituale, mentre per comprendere le comunicazioni fatte dall’Iniziato è sufficiente la sana logica, ma egli afferma pure che tramite mero procedimento logico – ossia col mero pensiero riflesso e dialettico – è errato cercare di “dedurre” ulteriori realtà spirituali, e che non è mai lecito servirsi di “logiche” speculazioni per fare affermazioni, non provenienti dalle comunicazioni veggenti di un Iniziato, su realtà spirituali sulle quali, pur incapaci di percepirle, si abbia la “pre-sunzione” di pronunciarsi. Tali “speculazioni”, in special modo sulle vite passate di varie personalità, delle quali si parla con tanta, sciocca, leggerezza, furono definite da Rudolf Steiner una autentica “peste”.

Su quanto inutili, stupide, menzognere, insane, e patologiche siano tali presuntuose illazioni e speculazioni, voglio riportare le parole di Marie Steiner – la cui opere, curate da Hella Wiesberger, ho tutte negli originali tedeschi – Zur Einführung. Aus «Erinnerungsworte» von Marie Steiner (zur 1. Auflage 1926), ripubblicato in Nachrichten der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Nr. 23, Dornach, Weinachten 1968, pp. 7-8, ossia Introduzione alla prima edizione 1926. Da «Parole di rammemorazione», da lei scritta  e premessa alle conferenze di Rudolf Steiner ora pubblicate nel terzo volume di Considerazioni esoteriche su nessi karmici, Ed. Antroposofica, Milano, 1997:

«Ma ciò che Rudolf Steiner non permetteva, era di arzigogolare combinazioni e ipotesi, e di riempire le lacune con la fantasia, nella cosiddetta investigazione spirituale. Egli chiamava ciò non serio; e questo lo muoveva a sacro sdegno. Con calde parole egli pregava gli ascoltatori di non accostarsi al contenuto delle conferenze sul karma con animo curioso e avido di sensazioni. Ciò che importa sono le concatenazioni, il modo come si getta luce sui fatti, spiegandoli e facendoli apparire nella loro necessaria coerenza. Soprattutto deve tacere l’elemento personale; non potrebbe sorgere altro che gravissimo danno dall’accostarsi allo studio delle questioni karmiche spinti da motivi personali, da interessi personali o di gruppo. Egli non si peritava di dire che sarebbe “una peste”, se cose siffatte venissero portate in giro in maniera personale o con speciali ragioni. Il Maestro esoterico aggrava il suo karma con quello dei discepoli. Noi dovremmo riflettere profondamente su questa questione».

«Doch was Rudolf Steiner nicht gestattete, waren Kombinationen, Hypothesen oder lückenausfüllende Phantasie bei sogenannter geistiger Forschung. Das nannte er unernst. Und darüber konnte er heilig zürnen. Eindringlich bat er die Zuhörer, sich nur ja nicht mit sensationshungriger Neugierde dem Inhalte der Karma-Vorträge seelisch zu nähern. Auf die Zusammenhänge käme es an, auf die Art, wie Licht fällt auf Tatsachen, sie erklärt und in ihrer notwendigen Folgerichtigkeit erscheinen lässt. Vor allem müsse das Persönliche schweigen; wenn aus persönlichen Motiven, mit persönlichen oder Gruppen-Interessen an das Studium von Karma-Fragen herangetreten würde, könne nur das grösste Unheil entstehen. Ja, er scheute sich nicht zu sagen, dass, wenn in sensationeller oder Absichten verfolgender Art solches herumgetragen würde, es «eine Pest» wäre. Der esoterische Lehrer belastet sein Karma mit dem seiner Schüler. Wie hätten über diese Frage tief nachzudenken».

Curioso fenomeno davvero quello di colui che, dopo aver confessato di essere incapace di percezione spirituale diretta, si pone a Capo di una miriade di organizzazioni occulte, di un vero e proprio network esoterico, e si impanca ad “Istruttore spirituale”, e diffonde on-line “dottrine”, “esercizi” e “pratiche”, rivolgendosi a persone ch’egli neppure conosce, e che forse, anzi in molti casi, probabilmente, neppure mai conoscerà!

Ma la fantasiosa e fallace identificazione – una sciocca, superficiale, fisima, che in anime impreparate e poco consapevoli si trasmuta in velenosa menzogna – tra Rudolf Steiner e Christian Rosenkreutz, oltre per le su esposte considerazioni di “metodo”, cade per la smentita che ne fa lo stesso Rudolf Steiner, infatti nel su citato libro di Margarete ed Erich Bockholt vi è un capitolo, pp. 55-62, intitolato Zwischen Tod und neuer Geburt, ossia Tra morte e nuova nascita, ed un capitolo successivo, pp. 63-69, intitolato Gralszeit, Epoca graalica, dal quale risulta – vengono riportate le comunicazioni di Rudolf Steiner ed anche il facsimile di suoi scritti autografi – chiarissimamnete come egli non fosse incarnato sulla Terra al tempo del Mistero del Golgotha, a differenza di Lazzaro-Giovanni.

***

Una questione molto – veramente molto – più delicata riguarda, poi, la prima Scuola Esoterica, fondata da Rudolf Steiner nel 1904, e da lui, poi, all’inizio della prima guerra mondiale – sciolta in tutte le sue sezioni e parti nel 1914. Il discorso sulla Scuola Esoterica è veramente delicato perché la storia di essa ha dato luogo a molteplici profanazioni, a tradimenti, ed oggi persino a vere e proprie imposture.

Cominciamo con quanto il nostro “mistagogico Istruttore”, che alcuni amici mi dicono scriverebbe eziandio con lo pseudonimo di “Efesto”, in un articolo intitolato Rudolf Steiner e Alexander von Bernus. Su alcuni aspetti della sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica, apparso nella rubrica Il Maestro e l’Opera, sul numero di dicembre 2019 della rivista online L’Archetipo. L’autore del detto articolo, che mi dicono potrebbe essere davvero una stessa persona che celantesi sotto ambedue gli pseudonimi, Efesto e N.R. Ottaviano, fa una serie di affermazioni che è facile dimostrare esser esse tutte rigorosamente false. Infatti, parlando della Sezione conoscitivo-cultica della Scuola Esoterica, ossia della cosiddetta “Mystica Aeterna”,  egli così scrive a p. 36:

«Poco però si conosce, nonostante le numerose pubblicazioni sull’argomento – la maggior parte delle quali sono state anche tradotte in italiano dalla casa editrice antroposofica – sul cosiddetto “culto cognitivo” creato da Rudolf Steiner e denominato anche Misraim Dienst (Servizio a [sic!] Misraim) o Mystica Aeterna.

Questa ristretta cerchia, comprendente un piccolissimo numero di persone, si sviluppò inizialmente all’interno della “Massoneria egizia degli alti gradi” in modo assolutamente indipendente dalla Società Antroposofica Universale (che Steiner fondò diversi anni dopo la creazione del culto cognitivo) e che sopravvive tuttora».

Rudolf Steiner non sviluppò affatto la Mystica Aeterna, come qui e altrove afferma Efesto-N.R. Ottaviano, all’interno della Massoneria Egizia degli Alti Gradi, perché essa nacque, si sviluppò, e rimase sempre e solo all’interno della Scuola Esoterica, che non era affatto – ed è Rudolf Steiner stesso, come abbiamo visto ed ulteriormente vedremo, ad affermarlo per iscritto – un Ordine, e tantomeno un Ordine MassonicoNon è affatto vero che si trattava di una ristrettissima cerchia, di un “piccolissimo numero di persone”, perché nel periodo di massima espansione in Germania e paesi limitrofi, della Società Teosofica prima, e della Società Antroposofica – quella fondata il 28 dicembre 1912, diretta da Marie Steiner, Michael Bauer e Carl Unger, nella quale Rudolf Steiner non solo non rivestì mai veruna carica, ma non era neppure iscritto, svolgendo nei confronti di essa unicamente un’attività di consigliere e conferenziere – poi, il numero dei soci arrivò ad essere di circa 3000 membri. Di questi, circa 800 appartenevano – come “discepoli occulti” che avevano un diretto rapporto iniziatico con Rudolf Steiner, riconosciuto da loro come Maestro – alla sua Esoterische Schule, alla rosicruciana Scuola Esoterica. Circa 600 di questi, oltre che alla prima Classe o Sezione della Scuola Esoterica, appartennero alla seconda Classe, o Sezione conoscitivo-cultica, formante la “Mystica Aeterna”: davvero non pochi, sia percentualmente che in assoluto, se si pensa al fatto che essa durò solo dal 1906 al 1914, mentre alla morte di Massimo Scaligero, nel gennaio del 1980 dopo decenni di intensa, alacre attività, i discepoli diretti in tutta Italia erano solo poche centinaia, e tra essi sicuramente non vi era, mi dicono, il vulcanico “Efesto”.

Evidentemente, il nostro “vulcanico Istruttore” giuoca sulla differenza tra la Società Antroposofica del 1913, diretta da Marie Steiner, Carl Unger e Michael Bauer, all’interno della quale già vi era la Scuola Esoterica con le sue tre Sezioni, e la Società Antroposofica Universale, fondata, questa, o meglio rifondata, da Rudolf Steiner col Convegno di Natale del 1923: un anno dopo l’incendio del Goetheanum, avvenuto la notte di San Silvestro del 1922. Efesto sa benissimo di mentire e di barare, giocando sulle date. Lo fa, cercando di negare la natura antroposofica della Mystica Aeterna, e di accreditare, di converso, una pretesa “natura massonica” ch’essa non ha mai avuto. Ed è falso, falsissimo, che la Mystica Aeterna sopravviva ancora, perché – come vedremo dai testi che citerò – essa venne ritualmente, solennemente sciolta, e occultamente “sigillata”,  in Germania e altrove, da Rudolf Steiner e da lui mai più riaperta. Come ho già avuto modo di rilevare, quella della Mystica Aeterna, oggi, è una “via ostruita”. Quel che oggi ne viene presentato al mondo, e per di più sotto “veste massonica”, in varie parti di Europa – ne ho vari documenti probanti – è una sceneggiata ad uso degli ingenui e degli sprovveduti, ossia è una vera e propria impostura. Come avremo modo di constatare.

Ch’egli, il nostro vulcanico “Istruttore”, per far baluginare, anche in senso cronologico, una sorta di “primogenitura” della “Mystica Aeterna”, da lui spacciata per “Massoneria Egizia”, mistifichi sulle date, lo si può vedere là dove, dopo aver parlato del «il pensiero, che inverandosi e divenendo “pensiero libero dai sensi”, consente all’investigatore di entrare in contatto con i mondi superiori», così aggiunge a p. 37:

«Ciò non astrattamente, ma attraverso una serie di esercizi animico-spirituali che Steiner fornì in modo dettagliato prima ai membri del culto cognitivo, poi a quelli della cosiddetta “Classe Esoterica”, che nelle intenzioni del Maestro doveva essere articolata in tre classi, ma che, per una serie di circostanze, rimase circoscritta unicamente alla prima».

Ciò è rigorosamente falso, falsissimo, perché gli esercizi dettagliati per il conseguimento della conoscenza dei Mondi Spirituali furono dati da Rudolf Steiner prestissimo, già a partire dalla sua adesione alla Società Teosofica, nel 1902, come testimoniano le conferenze per i soci di detta Società, e soprattutto come testimoniano gli articoli da lui scritti, a partire dal 1903, e pubblicati sino al 1908 sulla rivista Luzifer prima, e poi LuziferGnosis, articoli che furono raccolti poi in due libri: una parte dal loro Autore in Wie erlangt man Erkenntnisse der höheren Welten, tradotto in italiano col titolo L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, e un’altra da Marie Steiner in Die Stufen der der höheren Erkenntnis, I gradi della conoscenza superiore. Questi due libri, che vanno molto nel dettaglio, sono testi affatto pubblici, che chiunque può leggere, e – senza necessità veruna di aderire ad una qualsivoglia Organizzazione, od Ordine Occulto – praticare sino a giungere, in maniera autonoma, all’esperienza spirituale diretta. Un altro libro, scritto già nel 1909, Die Geheimwissenschaft im Umriss, e come i precedenti tradotto innumerevoli volte in inglese, francese, ed eziandio numerose vòlte in italiano col titolo La Scienza Occulta nelle sue linee generali, Laterza, Bari, 1924, 1932, 1947, e poi dal 1969, molte altre vòlte dalla benemerita Editrice Antroposofica di Milano, nel suo quinto capitolo, La conoscenza dei mondi superiori (Dell’iniziazione), che nella prima edizione milanese, quella del 1969, va da p. 243 a p. 321 – ben 78 pagine – non contiene il minimo accenno alla necessità di aderire ad una qualsivoglia Organizzazione, Società o Ordine iniziatico. E non lo fa neppure in Teosofia, Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, che è del 1904, e nemmeno non lo fa in Una via per l’uomo alla conoscenza di se stesso, del 1912, o ne La soglia del mondo spirituale, del 1913. Queste due ultime opere apparvero in lingua italiana, nella precisa traduzione di Emmelina de Renzis, nel volume Verso i mondi spirituali, Gius. Laterza & Figli Editori, Bari, 1928, e Tilopa, Roma 2002. In nessuna di quelle opere si parla, neppure per accenni, della necessità di collegarsi con qualsivoglia Ordine o Società Iniziatica.

In tutti questi libri, la disciplina occulta viene esposta in maniera particolareggiata, tanto ch’essa potrebbe essere seguita anche unicamente basandosi sui propri sforzi, e in relativa solitudine. E anche in molti cicli di conferenze sia pubbliche, sia in quelle riservate ai membri della cerchia teosofico-antroposofica, non si parla mai di un necessario collegamento con uno specifico organismo iniziatico, per seguire il sentiero dell’Iniziazione. Chiaramente, coloro che divenivano discepoli direttamente collegati con Rudolf Steiner, da essi considerato Maestro, ricevevano esercizi, mantram, temi di meditazione, e particolari “comunicazioni” durante le “lezioni esoteriche”, e ciò era di grande importanza. Ma, se analizza il materiale dei vari gradi della Mystica Aeterna, ci si accorge che a parte la rituaria cultica, ed una esposizione del significato della Leggenda del Tempio – sulla quale veniva data una meditazione – e degli strumenti simbolici, non venivano prescritti particolari esercizi, ché, appartenendo i partecipanti alla Scuola Esoterica, ne avevano già ricevuti in abbondanza. Certamente, parole, gesti, e atti svolti nelle cerimonie simboliche, erano un importante tema di meditazione per coloro che erano ammessi ad esse. Ma la stessa Leggenda Aurea, la Leggenda del Tempio, erano state già ampiamente esposte e commentate nella Prima Classe, alla quale tutti i membri della Mystica Aeterna obbligatoriamente appartenevano, da Rudolf Steiner, che ne faceva approfondita esegesi, e sulla quale ritornò numerose vòlte.

Un’altra serie di palesi non verità, di dimostrabili menzogne, le troviamo in ciò che Efesto, sempre a p. 37, scrive a proposito dei rapporti di Rudolf Steiner con Helena Petrovna Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica. Infatti, costui scrive:

«Per il Maestro dei Nuovi Tempi, inoltre, fu anche molto importante (di là da alcuni limiti che tale personalità possedeva) l’incontro con Helena Petrovna Blavatsky [sic!], fondatrice della Società Teosofica. Steiner entrò in grande familiarità con la veggente russa, fino a diventare il segretario generale della Società Teosofica tedesca. L’incontro con la Blavatsky gli permise di approfondire lo studio della spiritualità orientale, soprattutto il buddhismo e l’induismo, penetrando nella dottrina del karma e della reincarnazione, in quella dei “corpi sottili” e dei centri energetici, o “chakra”. Rudolf Steiner fu sempre grato a Madame Blavatsky, nonostante alcuni aspetti piuttosto “stravaganti” del metodo d’investigazione spirituale utilizzato dalla nobildonna russa, frutto probabilmente di una sua certa predisposizione medianico-lunare, peraltro frequente in alcune tipologie femminili. Egli le riconobbe sempre serietà e competenza in campo spirituale, anche se egli non poteva non essere consapevole di sovrastarla enormemente in grandezza. La fondatrice della società teosofica apparteneva anch’essa alla libera muratoria: venne iniziata al 66° grado del Rito Egizio di Memphis da Giuseppe Garibaldi alla vigilia della battaglia di Mentana, alla quale la coraggiosa nobildonna russa, che nutriva una enorme venerazione per il Generale, partecipò. È verosimile, se non assolutamente certo, che Steiner venne a conoscenza della Massoneria egizia grazie a lei».

È falso, falsissimo, che Rudolf Steiner abbia mai incontrato Madame Blavatsky, che abbia avuto familiarità con lei, che abbia da lei appreso e approfondito le dottrine orientali, le dottrine del karma, della reincarnazione, dei “corpi sottili”, dei “chakra”, che sono organi spirituali, e non “centri energetici”. È falso, falsissimo, che Madame Blavatsky sia stata iniziata da Giuseppe Garibaldi al 66° grado del Rito Egizio di Memphis – che nella nomenclatura di Étienne Marconis de Nègre, fondatore del Rito Orientale di Memphis, porta la denominazione di “Sublime Kavi” – così come è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner sia venuto a conoscenza grazie alla Blavatsky della “Massoneria Egizia”.  Sfido l’immaginifico “Efesto” a dimostrare, ovviamente documentadole e non solo enunciandole, le sue alquanto fantasiose affermazioni, il quale così continua:

«Occorre dire subito che a tale società aderì anche la compagna di vita di Steiner, Marie von Sivers, e proprio grazie ai suoi quaderni di appunti è stata possibile la pubblicazione del testo Dai contenuti della Sezione Cultico-Conoscitiva della Scuola Esoterica dal 1904 al 1914 (Editrice antroposofica, Milano 2017) pubblicato in lingua tedesca esattamente trent’anni prima (1987) a cura di Hella Wiesberger, già responsabile del Lascito Rudolf Steiner ed esecutrice testamentaria di Marie Von [sic, per von!] Sivers Steiner».

È falso, falsissimo, che sia stato possibile ricostruire, e poi pubblicare, i testi della Mystica Aeterna «grazie ai quaderni di appunti» di Marie Steiner, dando in tal modo al candido lettore di Efesto una impressione di lacunosa frammentarietà di tali testi, i quali, invece, sarebbero posseduti nella loro integralità – a suo dire, naturalmente – dal nostro “mistagogico Istruttore”, perché oltre alle trascrizioni di Marie Steiner, vi sono i testi autografi di Rudolf Steiner, e l’intera documentazione di Emil Leinhas, stretto collaboratore di Rudolf Steiner e di Marie Steiner. Ed è inesatto che all’epoca della pubblicazione del volume 265 – e non 264, come si ostina a scrivere un po’ dovunque costui –  della Gesamtausgabe, l’Opera Omnia del Dottore, Hella Wiesberger – che Efesto, sicuramente, non ha mai conosciuta – fosse la responsabile della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del “Lascito”, perché di tale Sodalizio, fondato da Marie Steiner prima della sua dipartita, fu presidente prima Hans Werner Zbinden, e poi, dopo la scomparsa di Zbinden, Gian Andrea Balastèr, docente di Fisica ed ex-rettore del Politecnico di Winterthur (da me ben conosciuto), i quali ne condividevano la responsabilità col Vorstand, ossia con la Direzione del suddetto Sodalizio. Ed è falso, falsissimo, che Hella Wiesberger fosse l’esecutrice testamentaria di Marie Steiner, visto che, alla dipartita di questa la Wiesberger, era ancora giovanissima: aveva, infatti, solo 28 anni, essendo nata a Monaco di Baviera il 20 ottobre 1920, ed era “approdata” da pochissimo a Dornach, in terra svizzera. Probabilmente, avrò modo di scrivere nuovamente sulla sua figura di discepola fedele della Scienza dello Spirito, asceta luminosa, e storica competente.

Assolutamente sciocche, e calunniatorie nei confronti di Hella Wiesberger, sono le annotazioni che Efesto fa in un ulteriore paragrafo della medesima pagina 37, ossia:

«Per amore di verità, devo anche dire che la decisione della Signora Wiesberger di rendere pubblici i rituali della Mystica Aeterna non mi trova assolutamente concorde (anche perché essi sono largamente incompleti, semplicemente perché la curatrice della predetta opera non li possedeva, in quanto non è sufficiente accudire devotamente un grande Iniziato per divenire lui stesso Iniziato) e credo anche di poter affermare con una certa sicurezza che Steiner non avrebbe gradito una cosa del genere. Ma è anche vero che viviamo in un’epoca in cui tutto deve essere svelato e messo a disposizione dei seri cercatori, per questo a mia volta metterò a disposizione dei lettori dell’Archetipo la mia esperienza ultratrentennale di studio su questo complesso argomento. Diciamo comunque che la signora Wiesberger (un’ottima persona che incontrai più volte negli anni ’90 dello scorso secolo) non fece mai parte della Mystica Aeterna né di alcuna cerchia massonica, a differenza di alcuni importantissimi esponenti della Società Antroposofica Universale, che però non hanno voluto rivelare, fino a che erano in vita, la loro appartenenza a quella cerchia: rispetto la loro volontà e la comprendo, ben conoscendo attitudini e mentalità imperanti negli ambienti esoterici».

È falso, falsissimo, sottilmente calunnioso, quanto afferma Efesto a tale proposito. Anzitutto, perché la decisione di pubblicare l’intero lascito della Scuola Esoterica non fu affatto presa dalla “Signora Wiesberger” – come qui la chiama Efesto – bensì dalla stessa Marie Steiner, e questo risulta dai documenti di fondazione della Rudolf SteinerNachlassverwaltung, ovvero del Lascito di Rudolf Steiner, redatti dalla stessa Signora Steiner, che io possiedo in originale, donatimi nell’aprile del 1985, già in occasione del nostro primo incontro, proprio da Hella Wiesberger, e che posso produrre in qualsiasi momento. Fu Marie Steiner stessa a volere – di fronte alla decadenza, ed ai tradimenti, della Società Antroposofica Universale, caduta nelle mani di figure oscure e criminali della “cricca” di Steffen e Wachsmuth – la Signora Steiner definì, in lettere in mio possesso, certe azioni: “metodi da gangsters” – la pubblicazione dell’intero lascito della Scuola Esoterica, oltre che delle opere di Rudolf Steiner, vergognosamente saccheggiate, e deformate da Albert Steffen e complici. Infatti, fu la Signora Steiner a curare personalmente la pubblicazione dei tre volumetti dal titolo Aus den Inhalten der Esoterischen Schule, stampati a Dornach, rispettivamente, il primo nel 1947 e 1949, il secondo nel 1948 e 1949, mentre il terzo uscì postumo nel 1951, e divenuti noti in Italia come i “Quaderni Esoterici”.  

Nella Società Antroposofica era allora in atto un duplice processo: da una parte, di emarginazione di Marie Steiner, e di coloro che nei suoi confronti si rivelarono essere amici fedeli; dall’altra, quella che fu, giustamente, chiamata in tedesco “eine akute Ästhetisierung” – un processo di “estetizzazione acuta” – e di “intellettualizzazione” dell’Antroposofia, con la sostituzione progressiva dei contenuti originari donati da Rudolf Steiner con quelli partoriti dalla vanità di Albert Steffen, dalla sua brama di potere, dal suo protagonismo: in ciò secondato dai suoi fanatici seguaci, nonché dall’opportunismo di molti altri, dirigenti o meno, all’interno della Società Antroposofica. Ciò portò alla critica più violenta nei confronti della “Via” operativa di realizzazione spirituale mediante gli esercizi, e all’aperto sabotaggio all’interno della Società Antroposofica dei suddetti “Quaderni Esoterici”. I “Quaderni” in séguito vennero ripubblicati, in forma ancora più ricca dal punto di vista dei contenuti operativi, per la prima vòlta nel 1968 a cura di Günther Schubert, stretto collaboratore di Marie Steiner, e Hella Wiesberger, la quale nei decenni successivi continuò a lavorare instancabilmente alla pubblicazione – secondo la dichiarata volontà della Signora Steiner – dell’intero lascito della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, oltre che al resto dell’Opera di lui. Ed ecco cosa scrive Hella Wiesberger nella Postfazione, alle pp. 165-166, dell’edizione da lei curata di Rudolf Steiner, Anweisungen für eine esoterische Schulung. Aus den Inhalten der «Esoterischen Schule», ossia dei citati “Quaderni Esoterici”, pubblicati anche in italiano dall’Editrice Antroposofica in una traduzione che, purtroppo, per vari motivi, non si può certo dire “felice”, per cui ho preferito ritradurre il paragrafo in questione, e citare l’originale tedesco :

«Nell’anno 1947, 33 anni dopo lo scioglimento causato dalla prima guerra mondiale e due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Marie Steiner iniziò, su preghiera dei soci della Società Antroposofica, a  pubblicare i contenuti fondamentali della Scuola Esoterica, per contrapporre qualcosa del metodo iniziatico di Rudolf Steiner alle numerose pubblicazioni relative a pratiche di  discepolato orientale (Yoga e altre): «Allora, vista l’esistenza di prudenti consigli dati personalmente da Rudolf Steiner, volli provvedere al fatto di dare qualcosa che provenisse dalla corrente rosicruciana, più corrispondente nell’epoca attuale dei decadenti metodi tibetani e indiani… Ritengo che qualcosa del genere sarebbe necessario soprattutto in Germania, come antidoto alle ricette tibetane e americane sulla respirazione …», (M. Steiner, lettera del 1° febbraio 1948). Un primo quaderno apparve nel 1947, un secondo nel 1948 e un terzo, da Marie Steiner curato fino a poco tempo prima della morte, nel 1951. Con questi tre quaderni, grazie a Marie Steiner, vennero pubblicati gli esercizi fondamentali,  soprattutto quelli universalmente assegnati nella Scuola Esoterica. In questa nuova edizione, la sua redazione è stata solo, di quando in quando, integrata e un po’ raggruppata».

«Im Jahre 1947, 33 Jahre nach dem Aufhören der Esoterischen Schule durch den Ersten Weltkrieg und zwei Jahre nach der Beendigung des Zweiten Weltkrieges, ging Marie Steiner daran, auf Bitten von Mitgliedern der Anthroposophischen Gesellschaft, die wesentlichsten Inhalte aus der Esoterischen Schule zu veröffentlichen, um den damals zahlreich in Erscheinung tretenden Publikationen östlicher Schulungspraktiken (Yoga u. a.) etwas aus der europäischen Schulungsmethode Rudolf Steiners entgegenzusetzen: «Nun wollte ich durch das Vorhandensein solcher vorsichtigen und von Dr. Steiner persönlich gegebenen Ratschläge dafür sorgen, daß aus der Rosenkreuzer Strömung heraus etwas gegeben werden kann, was der Zeit mehr entspricht als die tibetanischen und indischen dekadenten Methoden . . . Ich denke mir, daß man besonders in Deutschland so etwas brauchen würde als Gegenstück zu den tibetanischen und amerikanischen Atmungsrezepten», (Marie Steiner, Brief vom 1. Februar 1948.) Ein erstes Heft erschien 1947, ein zweites 1948 und ein drittes Heft, an dessen Gestaltung sie noch kurz vor ihrem Tode arbeitete, erschien im Jahre 1951. Da mit diesen drei Heften die wesentlichsten, vor allem innerhalb der Esoterischen Schule allgemein gegebenen Übungen durch Marie Steiner veröffentlicht waren, wurde die von ihr vorgenommene Zusammenstellung in dieser Neuausgabe lediglich durch einiges Ergänzende erweitert und etwas umgruppiert».

Non è affatto credibile la “fiaba”, raccontata da Efesto, di “alcuni importantissimi esponenti della Società Antroposofica Universale” appartenenti ad una supposta sopravvivenza della Mystica Aeterna, della quale – a suo stesso dire – farebbe parte eziandio il nostro Efesto. Ma proseguiamo nella disamina dell’articolo di Efesto, il quale, alle pp. 37-39, fa delle affermazioni false, falsissime, almeno dal punto di vista della verità storica, per non parlare di quella spirituale, su John Yarker, ch’egli dipinge come «amico intimo» di Rudolf Steiner, e come “segretario” della Società Teosofica in Inghilterra:

«Entrando nel merito dell’argomento di questo articolo, come sanno gli storici della Massoneria, Giuseppe Garibaldi, a Napoli [sic!, in realtà da anni, date le sue precarie condizioni di salute, non si muoveva da Caprera] nel 1881, riuscì a unificare i due riti massonici di Memphis e Misraim in un unico Rito denominato appunto “Rito unito di Memphis e Misraim”. […] Il Gran Maestro della Gran Bretagna era un amico personale [sic!] di Rudolf Steiner, ovvero John Yarker, titolare di una patente di 95° grado del Memphis rilasciatagli nel 1872 da Seymur [sic!, per Harry J. Seymour], sovrano Gran Maestro del Memphis degli Stati Uniti. Yarker era anche il segretario della Società Teosofica per l’Inghilterra. Nel 1902 [sic!] lo stesso Yarker venne nominato Gran Jerofante Universale del Rito Unito, dopo la morte di Garibaldi, evento quest’ultimo occorso nel 1882 e seguito da un periodo piuttosto confuso, anche grazie alle vicende causate dalle mistificazioni anti massoniche operate da Leo Taxil. Yarker era in stretti rapporti con H.P. Blavatsky, la quale, come abbiamo visto, era a sua volta legatissima al Generale. Tra queste due ultime personalità esisteva una profonda comunione spirituale, basata sull’assoluto rispetto reciproco e su di un vero e proprio amore fraterno».

Falso, falsissimo, che John Yarker fosse il segretario della Società Teosofica in Inghilterra. È bensì vero che Yarker si conobbe personalmente con Madame Blavatsky, ma da lei egli fu nominato semplicemente “membro onorario” della Società Teosofica, e non “segretario” della stessa in Inghilterra, il che è una cosa completamente diversa. Da parte sua, John Yarker concesse ad Helena Petrovna Blavatsky, il 24 novembre 1877, il grado di “Princesse Couronnée”, che è il più elevato grado di “adozione”, ossia della forma particolare della suo Rito Antico e Primitivo, del Rito di Misraim e Memphis, dedicata alle donne. Falso, falsissimo, che Rudolf Steiner e John Yarker fossero “amici personali”. In realtà, essi non si incontrarono mai, né risulta che vi sia stato mai alcun rapporto epistolare tra loro. È perlomeno inesatto, che John Yarker fosse stato nominato solo nel 1902 Gran Hierophante Generale del Rito Orientale di Memphis, visto che sin dal 1881 egli si proclamava tale dell’Antico e Primitivo Rito Orientale della Massoneria, ossia appunto del Rito di Memphis e Misraim. Ma il nostro facondo affabulatore Efesto arriva a scrivere addirittura che: 

«Rudolf Steiner ricevette dallo Yarker [falso!, in realtà la ricevette da Theodor Reuss] una patente di 96° grado del Rito Unito di Memphis e Misraim, insieme alla richiesta [falso!], da parte del nuovo Gran Jerofante, di svolgere un’azione di rettificazione spirituale all’interno di quella obbedienza massonica. Non era in definitiva Steiner ad avere bisogno della Massoneria, bensì la Massoneria ad avere bisogno di lui!».

E sulla base di questa “spiritosa invenzione” – sempre per usare un’espressione decente – Efesto racconta, pour épater le bourgeois, la “fiaba” di una frequentazione da parte di Rudolf Steiner delle logge di Rito Egizio. Ecco che cosa costui ha la sfrontata temerarietà di scrivere a p. 39:

«Il primo atto della collaborazione tra Yarker e Steiner furono alcune conferenze tenute dal Maestro a beneficio degli appartenenti al Rito egizio. Il Maestro dei nuovi tempi si mise al lavoro con l’abnegazione e l’entusiasmo che gli erano propri, e soprattutto tra il 1904 e il 1909, ma anche successivamente, Egli deliziò [sic!] i massoni tedeschi [sic! falso!] con alcune bellissime conferenze che sono state poi raccolte nei due volumi tradotti in italiano con il titolo La leggenda del Tempio e Natura e scopo [sic!, per scopi] della Massoneria (Opera Omnia N° 93, Editrice Antroposofica), e nel volume tradotto in italiano con il titolo Elementi Fondamentali dell’Esoterismo (Opera Omnia N° 93a)».

Tutto ciò è falso, falsissimo, perché mai, ripeto mai, Rudolf Steiner mise piede in una “loggia egizia”, già per il semplice motivo che in Germania le suddette “logge egizie” erano state organizzate e dirette da Theodor Reuss, individuo di pessima moralità, totalmente inaffidabile, col quale Rudolf Steiner ebbe un brevissimo contatto unicamente in occasione della cerimonia del rilascio –  appunto da parte di Reuss, e non di Yarker – della “patente”, che lo autorizzava a formare la propria cerchia della Mystica Aeterna, la quale non venne mai – ripeto mai – messa in un qualsivoglia rapporto col sedicente “Rito egizio”, che Reuss dirigeva in Germania. A tale proposito, vi è tutta una documentazione che dimostra come lo stesso Reuss scrivesse frequentemente a Rudolf Steiner e all’allora Marie von Sivers, lamentandosi di non avere ricevuto mai, neppure una sola vòlta, una qualsivoglia risposta alle sue ripetute lettere. A Rudolf Steiner interessava unicamente un collegamento indiretto con John Yarker, che, tuttavia, personalmente non incontrò mai. Le “conferenze”, raccolte nell’O.O. 93, cui allude Efesto nel suo articolo, non furono tenute affatto per «per deliziare i massoni tedeschi» nelle loro tornate di loggia, bensì furono “lezioni” da lui tenute ai suoi discepoli nella Società Teosofica, all’interno della prima Sezione della Scuola Esoterica, in vista della futura, eventuale, formazione di una Sezione cultica, che come Mystica Aeterna nacque effettivamente solo nel corso del 1906. Quanto ai contenuti dell’O.O. 93a, ossia del volume dal titolo Grundelemente der Esoterik, Elementi fondamentali dell’Esoterismo, tradotto in maniera non sempre felice, e pubblicato dalla Editrice Antroposofica, Milano, 2018, si tratta, anche in questo caso di “lezioni” tenute da Rudolf Steiner ad una serie ristretta di discepoli, che avevano delle responsabilità all’interno dell’allora Società Teosofica tedesca, e in tutto il libro la parola “massoneria”, in 298 pagine, non compare neppure una sola volta. Ma l’immaginifico Efesto, imperterrito, a p. 40, così continua: 

«Ora, durante tali conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio, Steiner conobbe un giovane e brillante poeta, nonché precocissimo studioso dell’alchimia e della spagiria: il barone tedesco Alexander von Bernus. Nonostante la giovane età, von Bernus faceva già parte di diversi cenacoli occulti: oltre che della Massoneria egizia egli faceva anche parte del Rito scozzese antico ed accettato, nonché della Societas Rosicruciana in Anglia fondata da Robert Wentworth Little. Degli stessi contesti faceva parte il grande scrittore ed esoterista Gustav Meyrink». 

Falso, falsissimo, pura invenzione, che Rudolf Steiner facesse la conoscenza di Alexander von Bernus «nel corso di tali conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio». Falso, falsissimo, pura invenzione, il fatto che il giovanissimo Alexander von Bernus facesse parte, oltre che della Massoneria “egizia”, anche del Rito Scozzese Antico Accettato, che – tra l’altro – per Statuto, non accetta la “doppia appartenenza” dei propri adepti ad altri Riti massonici. Falso, falsissimo, che il von Bernus facesse parte altresì della Societas Rosicruciana in Anglia, la quale – allora, come oggi del resto, sempre per Statuto – accetta nel proprio seno al massimo 144 Maestri Massoni,  regolarmente appartenenti, attivi e quotizzanti, alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Del resto, non vi è prova alcuna che Alexander von Bernus si sia mai fatto iniziare in una loggia di una qualsiasi Obbedienza massonica allora presente in Germania o altrove.

Tutto il discorso di Efesto, circa la partecipazione di Alexander von Bernus alle «conferenze e nei lavori di alcune officine del Rito egizio», naufraga miseramente sulla banale circostanza che questi conobbe Rudolf Steiner soltanto nell’autunno del 1910, e non prima. Quindi molti anni dopo le “lezioni” del 1904 e del 1905, che furono tenute per i membri della Scuola Esoterica, e niente affatto nelle «logge del Rito Egizio» di Theodor Reuss, col quale  – a parte il brevissimo contatto in occasione della cerimonia del rilascio della “patente”, e dei “diplomi”, che, in séguito, nel 1914, Rudolf Steiner e Marie von Sivers stracciarono come “segno” di chiusura della Sezione cultico-simbolica – non volle avere, né prima né dopo, assolutamente nulla a che fare. E non sono unicamente io ad affermare ciò, perché così possiamo leggere nella biografia del poeta bavarese, pubblicata su Anthrowiki:

«In questi anni Alexander von Bernus iniziò con i primi tentativi alchimistici. Nell’autunno del 1910. Egli incontrò a Monaco Rudolf Steiner. L’incontro fu caratterizzato da reciproca simpatia e, intorno al 1911, von Bernus entrò nella Società Teosofica. Von Bernus rispettava e ammirava Steiner senza riserve, ma in seguito fu estremamente critico nei confronti degli antroposofi e della Società Antroposofica».

«In diesen Jahren begann Alexander von Bernus mit ersten alchemistischen Versuchen. Im Herbst 1910 begegnete er in München Rudolf Steiner. Die Begegnung war von beiderseitiger Sympathie geprägt, und um 1911 trat von Bernus in die  Theosophische Gesellschaft ein. Von Bernus achtete und bewunderte Steiner rückhaltlos, stand aber später den Anthroposophen und der Antroposophische Gesellschaft äußerst kritisch gegenüber».

Una ulteriore, e a fortiori decisiva, testimonianza dell’incontro di Alexander von Bernus con Rudolf Steiner avvenuto soltanto nel 1910, e non prima, fatto che rende assolutamente inattendibile la fantasiosa “ricostruzione” fatta da Efesto, la ricaviamo direttamente dalla nota biografica pubblicata sul sito della Soluna – e non Solunat, come scrive Efesto – ossia dei continuatori ed eredi dell’opera spagirico-terapeutica dell’alchimista bavarese, nella quale possiamo leggere:

«AMICIZIA CON RUDOLF STEINER. Alexander von Bernus incontrò Rudolf Steiner per la prima volta nel 1910 a Monaco. La reciproca simpatia si trasformò in una mutua profonda e stimolante amicizia, fino alla morte di Rudolf Steiner nel 1925. – Rudolf Steiner fornì numerosi articoli sulla rivista trimestrale “Das Reich” [sc., “Il Regno”], edita da Alexander von Bernus».

«FREUNDSCHAFT MIT RUDOLF STEINER. Alexander von Bernus begegnete Rudolf Steiner zum ersten Mal 1910 in München. Die gegenseitige Sympathie entwickelte sich zu einer tiefen und beidseitig anregenden Freundschaft, bis zum Tod von Rudolf Steiner im Jahre 1925. — Rudolf Steiner lieferte zahlreiche Artikel in der von Alexander von Bernus herausgegebenen Vierteljahresschrift „Das Reich“».   

Altra “fiaba”, tendente ad accreditare presso un ingenuo lettore, che non abbia accesso diretto alle fonti, oltre che una pretesa “competenza esoterica”, ed anche una particolare “attendibilità” dal punto di vista storico, del nostro Efesto, è quanto egli riferisce circa un’assidua frequentazione di Gustav Meyrink nei confronti di Rudolf Steinera suo dire – mediata da Alexander von Bernus. Infatti, così leggiamo sempre a p. 40:

«Secondo quanto mi è stato personalmente riferito dalla vedova del barone von Bernus, la signora Isa Oberlander [sic!, per Isolde “Isa” Oberländer], da me incontrata nel 1990, un terzo personaggio era spesso presente agli incontri tra Steiner e von Bernus: si tratta del grande scrittore e occultista Gustav Meyrink (autore di alcune celebri opere quali Il Golem, La faccia Verde, L’angelo della finestra di occidente) e del quale L’Archetipo si è già occupato in passato. Meyrink procurò al barone alcune rarissime opere di alchimia, scritte da Paracelso, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo e Cornelio Agrippa. Tali opere ebbero certo i loro effetti nell’agile e profondo intelletto del von Bernus, come si può chiaramente intendere dalla lettura della sua Alchimia e Medicina (Edizioni Mediterranee, Roma), ove egli si mostra assai padrone della reale conoscenza alchemico-spagirica».

In realtà, Rudolf Steiner incontrò Gustav Meyrink solo una vòlta: allorché gli fece visita, andando a trovarlo alla sua casa sul lago Starnberg, né mai più si rividero. È dubbio per molti studiosi il fatto se Meyrink abbia mai ascoltato, anche una sola vòlta, una conferenza di Rudolf Steiner, o se ne abbia solo sentito parlare, o se, più semplicemente, ne abbia letto delle trascrizioni. Del resto, per quanto riguarda Meyrink, l’unico che parla di un favorevole rapporto di Meyrink nei confronti di Rudolf Steiner, dopo il loro incontro al lago Starnberg, a quel che mi risulta, è Piero Cammerinesi, il quale tuttavia non riporta fonti documentarie che testimonino un cotal radicale mutamento, e non ho trovato da nessuna parte altri riscontri di un tale mutamento di atteggiamento di Meyrink nei confronti del fondatore dell’Antroposofia. Se così fosse, e la cosa venisse provata, sarei il primo ad esserne felice. Ma, per ora almeno, l’attestazione di Efesto – per me, ma non solo per me – è da considerarsi un fiabesco parto della sua fertile fantasia.

Così si espresse Rudolf Steiner sul romanziere occultista, nel ciclo Gegenwärtiges und Vergangenes im Menschengeiste, Elemento passato e presente nello spirito umano, GA-167, Verlag der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Dornach, 1962, nel corso di una conferenza da lui tenuta il 13 aprile del 1916 a Berlino, p. 137, intitolata Die Uroffenbarung der Menschheit, La rivelazione primordiale dell’umanità:

«Voi avete oggi uno scrittore che può operare in cerchie più vaste, da una parte perché sa rendersi interessante di fronte alla gente, dato che in lui si trovano certe aperture verso il Mondo Spirituale di eccezionale ampiezza. Molte cose penetrano per suo tramite, solo che in lui tutto viene deformato, reso caricaturale, ma forse è proprio questo a renderlo interessante a molte persone dei giorni nostri. È grazie a ciò ch’egli ha l’opportunità di agire su questa gente, dato che dipinge, per così dire, in modo futurista, non da pittore, ma da scrittore. Se leggete Il Golem di Gustav Meyrink avrete dinanzi a voi qualcosa di cui si può soltanto affermare: qui irrompe veramente una corrente di vita spirituale, ma deformata e caricaturale in forme che possono essere più di danno che d’aiuto per chi non è ben saldo. Ma ciò si presenta come un fenomeno legato all’epoca. Si fa strada una corrente del Mondo Spirituale che vive nel breve ma ottimo racconto, Il Cardinale Napellus. Proprio ne Il Cardinale Napellus troverete certe conoscenze che l’uomo ha in modo meraviglioso circa alcuni peculiari giuochi della Cronaca dell’Akasha. E ciò, oltretutto, descritto senza quella arida e selvaggia vena futurista che risalta nel Golem. Qui trovate veramente – e tali manifestazioni si potrebbero contare a più non posso ai giorni nostri – che il Mondo Spirituale vuole farsi avanti. E appartiene semplicemente alla serietà a cui oggi siamo chiamati a comprendere questo lato della serietà, che porta ad un’apertura della nostra anima, del nostro cuore, della nostra testa alle correnti del mondo spirituale». 

«Da haben Sie heute einen Schriftsteller, der in weiteren Kreisen wirken kann, auf der einen Seite, weil er wirklich den Leuten interessant sein kann, weil sich ihm bis zu ganz außerordentlichen Weiten gewisse Zugänge zur geistigen Welt öffnen. Es strömt vieles in ihn ein, es wird in ihm nur alles verzerrt, karikiert, aber dadurch vielleicht gerade interessant für sehr viele Leute der Gegenwart. Und dadurch hat er die Möglichkeit, auf diese Leute zu wirken, denn er schildert geradezu futuristisch, nicht als Maler, sondern als Schriftsteller. Wenn Sie den «Golem» von Gustav Meyrink lesen, so haben Sie darin etwas, von dem man nur sagen kann: Gewaltsam bricht herein ein Strom des geistigen Lebens, aber verzerrt, karikiert, in Formen, wo es mehr schaden als nützen kann für denjenigen, der nicht fest steht. Aber es kommt als Zeitphänomen hinzu. Es bricht herein ein Strom von geistiger Welt, der fortlebt in der kleinen, ausgezeichneten Erzählung «Der Kardinal Napellus». Gerade in diesem «Kardinal Napellus» finden Sie gewisse Erkenntnisse, die der Mann hat von dem eigentümlichen Spielen der Akasha-Chronik und so weiter, in einer wunderbaren Weise. Das ist sogar ohne all die wüste, wilde Futuristik geschildert, die in dem «Golem» zutage tritt. Da finden Sie wirklich — und solche Erscheinungen könnte man viele und viele in der gegenwärtigen Zeit aufzählen —, die geistige Welt will herein. Und es gehört einfach zu dem Ernst, zu dem wir heute aufgefordert werden, daß man Verständnis gewinnt auch für diese Seite des Ernstes, der da führt zu einem Öffnen unserer Seele, unseres Herzens, unseres Kopfes gegenüber den Strömungen der geistigen Welt».

Non si può certo dire che Gustav Meyrink ricambiasse il giudizio, tutto sommato, al contempo, malgrado talune riserve, obbiettivo e generoso, del fondatore dell’Antroposofia. Infatti, egli lo derise – in una maniera che io trovo meschina (ed io sono un sincero ammiratore di Meyrink) – nella grottesca satira, ch’egli ne fece, nel 1913, in Meine Qualen und Wonnen im Jenseits, Miei tormenti e gioie nell’Aldilà, ove ritrae Rudolf Steiner come il Dottor Schmuser, spregiativo termine germanico che si usa per un adulatore, per un leccapiedi:

«Stavo ancora vagando per i prati quando la vista di una meravigliosa fata Morgana spazzò via il resto del mio scontento. Era il riflesso preciso di un evento terrestre, solo ancora più edificante, se fosse possibile: Il dottor Schmuser, l’incorreggibile profeta-in-ordinario e fondatore della società teosofico-antroposofica-rosicruciano-pneumatoterapeutica stava facendo la sua passeggiata igienica nelle nuvole, correggendo con una mano le bozze degli archivi Akashici che il caposquadra delle opere cosmiche aveva affidato a lui, mentre agitava instancabilmente l’altra per salutare gli dei. Dietro di lui vi era la sua guardia d’onore: dodici anziane signore squisitamente benestanti. Ancora una volta mi resi conto che guidava i fedeli; presumibilmente li stava scortando al nirvana…».

Del resto, Gustav Meyrink sempre più volle riconoscersi nella visione buddhista del mondo e del cammino spirituale, Testimoni ne sono un suo scritto Der Buddha ist meine Zuflucht , Buddha è il mio rifugio, del 1908, traduzione italiana a c. di Agnese Silvestri Giorgi, pubblicata nel 1920 nella raccolta Il baraccone delle figure di cera per la collana Scrittori italiani e stranieri di G. Carabba. del 1920, e la sua conversione ufficiale, avvenuta nel 1927, ma preparata appunto già da molti anni, dal Protestantesimo al Buddhismo Mahayana, come testimoniano tutte le sue biografie. Con queste premesse, riesce difficile dare credito a colui che si celerebbe dietro gli pseudonimi di N.R. Ottaviano e/o Efesto, circa il fatto che Rudolf Steiner, prima di morire avrebbe affidata – il condizionale è d’obbligo – la Mystica Aeterna anche ad una personalità, interessante quanto si vuole, ma tutto sommato ostile, come Gustav Meyrink, oltre che ad Alexander von Bernus, come mi è capitato più vòlte di leggere in quel che scrive il nostro Efesto. A tal proposito vedi la biografia di Theodor Harmsen, Der magische Schriftsteller Gustav Meyrink. Seine Freunde und sein Werk, Amsterdam, In de Pelikaan, 2008, 322 pp., e quella di Hartmut Binder: Gustav Meyrink. Ein Leben im Bann der Magie, Vitalis Verlag, Prag 2009, 784 pp., la recensione del libro di Hartmut Binder, Fesselnde Biographie von Gustav Meyrink, fatta sulla rivista antroposofica tedesca Die Drei, n° 11, 2010, pp. 82-84, da Tomáš Zdražil, il quale scrive: 

«Si può affermare in maniera relativamente univoca che la valutazione di Steiner da parte di Meyrink fu negativa. Almeno due volte Meyrink tentò di ridicolizzare letterariamente  Steiner. Cfr. la figura di Ezechiele ne La faccia verde, Lipsia, 1917», 

«Relativ eindeutig lässt sich sagen, dass Meyrinks Einschätzung von Steiner negativ war. Mindestens zweimal hat Meyrink versucht, Steiner literarisch lächerlich zu machen. Vgl. die Figur des Hesekiel in: Das grüne Gesicht, Leipzig 1917».

Molto interessante, a tale proposito, è anche la tesi universitaria di Eva Markvartová, Alchemistische Züge in den Romanen von Gustav Meyrink. Alchemistic features in the novels of Gustav Meyrink, Univerzita Karlova v Praze Filozofická fakulta. Ústav germánských studií Filologie – Germánské jazyky a literatury, 2010, 228 pp. 

Falso, falsissimo, quanto scrive Efesto nel suo articolo, a p. 41, ossia che : «Dopo qualche tempo Meyrink venne ammesso al culto cognitivo, continuando a rimanere in grande familiarità con Steiner che egli, come tutti, chiamava semplicemente “Herr Doktor” [sic!], fino al 1925, anno della scomparsa terrena del grande Iniziato austriaco, lavorando assieme a lui all’interno della Mystica Aeterna. La stima di Steiner nei confronti di Meyrink è anche testimoniata dalle affermazioni fatte dal Dottore nella conferenza di Berlino del 13 aprile 1916, nella quale egli afferma che le tematiche grottesche utilizzate da Meyrink nei suoi romanzi hanno lo scopo di trasmettere dei contenuti spirituali al lettore e sono il frutto della diretta visione [sic!] dell’Akasha posseduta dello scrittore praghese».

Falso, interamente falso, falsissimo, quanto costui scrive alle pp. 41-42: «È da sottolineare come, nel momento in cui Steiner decise di fondare la società antroposofica, Egli abbia scoraggiato sia von Bernus che Meyrink dall’entrarne a far parte. «Voi mi servite fuori», disse loro. Su tale argomento Isa von Bernus mi fornì la seguente spiegazione: «Nella Sua veggenza, il Dottor Steiner sapeva già che l’esperimento della Società Antroposofica sarebbe fallito a causa dell’incomprensione del senso profondo della sua dottrina e dell’ignavia della maggior parte dei suoi collaboratori. A parte Christian Morgenstern, Elisabeth Vreede, Walter Johannes Stein, Marie Steiner, Ita Wegman e ovviamente il dottor Giovanni Colazza, che però risiedeva in Italia e con il quale mio marito continuò ad essere in contatto fino alla sua morte [sic!], gli altri seguaci di Steiner erano delle brave persone ma niente di più. Nessuno di loro era veramente un occultista, e questo il Dottore lo sapeva bene. Per questo egli volle che mio marito [sic!] e Gustav Meyrink [sic!] rimanessero ad occuparsi unicamente della Mystica Aeterna, affinché l’insegnamento esoterico e rituale di Steiner, l’autentico insegnamento proveniente dalla Fama Fraternitatis Rosae+Crucis [sic!], non si estinguesse».

A parte il fatto che la Fama Fraternitatis Rosae Crucis è unicamente il titolo di un opuscolo scritto dal giovanissimo Valentin Andreae, e non il nome della Fraternitas Rosae Crucis (come, invece, costui scrive da anni), ossia di un opuscolo di poche pagine, pubblicato anonimamente a Kassel nel 1614, così come la Confessio Fraternitatis nel 1615, e Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz nel 1616, l’intero paragrafo è solo una “fiaba”, parto di una fantasia sbrigliata quanto sfrontata. Christian Morgenstern era morto a Merano il 31 marzo 1914, Walter Johannes Stein era ancora molto giovane, e i suoi comportamenti non proprio commendevoli, dopo la morte di Rudolf Steiner, nei confronti di Marie Steiner non depongono a favore della sua maturità spirituale. È evidente che il nostro Efesto tira a indovinare, e non sa nulla di chi fossero gli appartenenti alla “Cerchia dei Dodici” attorno al Dottor Steiner. Ma, visto l’uso “inappropriato” – direbbe la mia sapientissima amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero –che Efesto potrebbe fare di una cotale conoscenza, forse è bene ch’egli nulla ne sappia.

Ora, non la finirei più se dovessi riportare, e confutare, tutti gli errori e le menzogne contenuti nell’articolo di Efesto, ma lo spazio concessomi, nonché il timore di abusar troppo della pazienza del candido lettore, me lo vietano. Tuttavia, siccome talune affermazioni di Efesto contraddicono platealmente i fondamenti della Scienza dello Spirito, non rinuncio a riportare un brano particolare, che troviamo a p. 44, del quale metterò in evidenza in grassetto alcuni punti:

«Possiamo a ragione sostenere che i primi tre gradi o prima sezione della Mystica Aeterna avevano lo scopo di far realizzare ai propri adepti la coscienza immaginativa, la seconda sezione (gradi 4,5,6) doveva far realizzare pienamente la conoscenza ispirativa e gli ultimi tre gradi (terza sezione) dovevano consentire il pieno sviluppo della coscienza intuitiva. Tutto ciò, si badi, avveniva (e avviene) [sic!] non tramite un astratto sistema speculativo, morale e filosofico, come avviene di norma nell’attuale Massoneria, bensì attraverso un’autentica operatività interiore codificata dallo stesso Steiner. Nei primi tre gradi veniva inoltre dato maggior peso alle azioni culturali [sic!, per azioni cultiche!], e perciò veniva accettato un maggior numero di membri, mentre i sei gradi successivi erano costituiti unicamente da pochissimi membri».

Tutto ciò è pura fantasia, ossia falso, falsissimo, non fosse altro perché l’operatività interiore era già stata abbondantemente data da Rudolf Steiner nelle sue opere scritte, nelle conferenze pubbliche e in quelle per i soci, nelle prescrizioni individuali e nelle “lezioni” per i membri della Scuola Esoterica. La Mystica Aeterna, il Misraim Dienst – che, forse , sarebbe meglio tradurre con Culto o Liturgia Misraimita – era solo un insieme di cerimonie, che avevano, secondo Rudolf Steiner, un «carattere rappresentativo» dei contenuti conoscitivi, che i partecipanti già possedevano in forma di concetti e di idee. Questo non sono io a dirlo, ma è lo stesso Rudolf Steiner che lo afferma. Come vedremo più sotto.

Altra colossale menzogna è quanto, nella medesima p. 44, l’ineffabile Efesto scrive:

«In analogia a ciò, come ben sanno gli studiosi di Antroposofia, Steiner, nell’ambito della rifondazione della Società antroposofica avvenuta dopo l’incendio del Goetheanum, aveva progettato che la Scuola esoterica (oggi denominata “Classe esoterica”) venisse appunto articolata in tre classi, ciascuna delle quali, in linea generale, corrispondeva alla rispettiva sezione della Mystica Aeterna [sic!, ma la Mystica Aeterna di Classi ne aveva due e non tre!], ma come abbiamo già detto l’articolazione della scuola esoterica, in seno alla Società Antroposofica Universale, si arrestò soltanto alla prima classe, anche a causa della prematura morte del Dottore avvenuta nel 1925. Inoltre diversi contenuti della Mystica Aeterna furono introdotti da Steiner nella Christengemeischaft (Comunità dei cristiani), fondata dal Dottore nel 1920».

Ancora una vòlta, ciò che afferma Efesto non corrisponde per nulla alla realtà dei fatti. Con il Convegno di Natale del 1923, Rudolf Steiner unì il “movimento spirituale”, ossia la Scuola Esoterica, da lui “rifondata” su basi nuove, con la “Società”, in quella che venne a chiamarsi Società Antroposofica Universale. La Scuola Esoterica, dopo la chiusura di tutte e tre – checché ne dica Efesto/N.R. Ottaviano, o chiunque si celi sotto tali pseudonimi – le Sezioni o Classi, avvenuta nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale, venne “ricreata” ex novo, ed unita alla Freie Hochschule o Libera Università sedente al Goetheanum: per essa valeva, come nella precedente “Scuola”, il principio “aristocratico” dell’Esoterismo, mentre per la “Società” doveva valere il principio “democratico”. Della Scuola Esoterica venne aperta, nel febbraio del 1924, soltanto la Prima Classe, riplasmata da Rudolf Steiner in una forma completamente nuova, ed affidata ad Ita Wegman, da lui chiamata “la mia mano”. La Seconda Classe, nella quale avrebbe dovuto risorgere, in forma completamente trasformata, la Seconda Sezione dell’antica “Scuola”, ossia quella che, prima del 1914, comprendeva i primi tre gradi della Mistica Aeterna, avrebbe dovuto essere riaperta da Rudolf Steiner nel settembre del 1924, ed essere affidata alla direzione di Marie Steiner, da lui definita “il mio cuore”, mentre la terza Sezione o Classe avrebbe dovuto essere diretta da lui stesso. Il mancato accoglimento da parte della rinata Società Antroposofica della “Fondazione di Natale”, la mancanza di serietà e la inadeguatezza di molti partecipanti alla Prima Classe, dalla partecipazione alla quale dal febbraio al giugno del 1924 Rudolf Steiner dovette allontanare ben 19 persone, e un vero e proprio tradimento, perpetrato nell’agosto dello stesso anno, fecero sì che il Dottor Steiner, decidesse di non proseguire l’esposizione delle “lezioni esoteriche”, non andando oltre la diciannovesima, facendone solo altre sei di “ricapitolazione” nel settembre del 1924, e decidendo di non riaprire la Seconda Classe.

Infine, per dar sfoggio ad una sua pretesa “competenza storica”, il nostro Efesto, quasi in chiusura del suo già pasticciatissimo articolo, scrivendo a p. 44, così prosegue, infilzando a casaccio uno dietro l’altro una serie di nomi:

«Nel culto conoscitivo della Mystica Aeterna il Dottore cooptò, oltre Marie Steiner e Alexander von Bernus, anche altri brillanti suoi discepoli: Christian Morgestern, Elisabeth Vreede, Gunter [sic!, per Günther] Schubert, Walter Johannes Stein, Sophie Stinde, Karl Stockmeyer, Michael Peets, Wolfgang Müller, Gottfried Heber. A questo primo gruppo si aggiunsero successivamente altri fratelli, tra cui, come abbiamo detto in precedenza, Gustav Meyrink. Diversi massoni del Memphis e Misraim, tra cui John Yarker, venivano ammessi ai lavori dei primi tre gradi come auditori».

Sicuramente Gustav Meyrink non fece mai parte della Mystica Aeterna, né John Yarker venne mai ammesso «come uditore» ai «lavori» di essa. A quell’epoca, John Yarker, oramai molto anziano, non si muoveva più da molti anni da Withington, un sobborgo della Grande Manchester, ove passò quasi tutta la vita, e non si vede proprio come abbia potuto partecipare ai «lavori» – come li chiama Efesto, usando una terminologia massonica, estranea all’Antroposofia – della Sezione Cultica della Scuola Esoterica. Del resto, risulta chiarissimamente da tutta la documentazione storica pubblicata da Hella Wiesberger nel volume della GA-265, sulla Mystica Aeterna, non tradotta, e quindi non presente nell’edizione italiana di tale volume, come i membri del Rito di Memphis-Misraim, che in Germania faceva capo al discusso Theodor Reuss, non venivano ammessi ipso facto, secondo l’uso massonico, neppure come visitatori, alle cerimonie del culto conoscitivo. Le persone dovevano possedere un grado certo di evoluzione interiore, e dovevano dimostrare di averlo. Infatti, così scriveva Rudolf Steiner ad A. Wilhem Sellin in una lettera del 15 agosto 1906, in GA-265,  p. 67 e pp. 69-70:

«Esisteva in Germania un «Ordine di Memphis-Misraim» che pretendeva di agire nel senso indicato. Quell’Ordine diceva di essere una organizzazione massonica. «Lavorava» alcuni «Gradi» dei quali i primi tre sono conformi a quelli della massoneria riconosciuta. Le mie aspirazioni occulte non hanno assolutamente nulla a che vedere con questa massoneria «riconosciuta». Esse non possono e non vogliono intromettersi nel loro dominio. La massoneria non ha la minima ragione d’interessarsi in qualsivoglia maniera a queste aspirazioni. […]

Nun gab es in Deutschland einen sogenannten «Memphis- und Misraim-Orden», der vorgab so zu wirken, wie es in der angegebenen Richtung liegt. Dieser Orden bezeichnete sich als freimaurerische Organisation. Und er «bearbeitete» «Grade», von denen die drei ersten mit der anerkannten Freimaurerei übereinstimmten. Mit dieser «anerkannten» Freimaurerei haben meine okkulten Bestrebungen zunächst nicht das geringste zu tun. Sie können und wollen ihr nicht ins Gehege kommen. Die Freimaurerei hat nicht den geringsten Grund, sich irgendwie zunächst mit diesen Bestrebungen zu befassen. […]

Ciò che accade nelle «Logge» che sono state costituite non può essere conosciuto altro che da coloro che ne fanno parte. Da parte mia non posso dire che poche cose. Ma ciò è obbiettivamente del tutto sufficiente. Primo: in nome di Reuss non è stato mai citato in queste logge. Secondo: nessuno di coloro che vi ho introdotto può presentare un diploma proveniente da Reuss. Terzo: non è mai accaduto nulla che possa nuocere alla lealtà nei confronti della massoneria. Quarto: ciascuno è stato informato della situazione della nostra causa in rapporto alla massoneria. E infine, quinto, all’interno delle nostre Logge ci sono soltanto teosofi. Se antichi membri dell’Ordine in questione volessero entrare da noi, essi dovrebbero dimostrare ch’essi sono in possesso dei gradi, e non soltanto perché hanno pagato una tassa e detengono un diploma, bensì che li posseggono «interiormente».

Was nun vorgeht in den «Logen», die konstituiert worden sind, das kann natürlich nur erfahren, wer ihr Mitglied ist. Ich selbst kann darüber nur einiges Wenige sagen. Aber dies ist objektiv ganz genügend. Erstens ist der Name Reuß in diesen Logen nie genannt worden. Zweitens kann niemand von mir Eingeführter ein Diplom aufweisen, das von Reuß herrührte. Drittens ist nie etwas geschehen, was irgendwie die Loyalität gegenüber der Freimaurerei verletzte. Viertens ist jeder über das Verhältnis der Sache zur Maurerei aufgeklärt worden. Endlich fünftens: sind innerhalb unserer «Logen» nur Theosophen. Wollten ehemalige Mitglieder des genannten Ordens bei uns eintreten, so müßten sie nachweisen, daß sie die Grade nicht nur tax- und diplommäßig zu Recht tragen, sondern daß sie sie «innerlich» haben. 

È evidente, una vòlta di più, che la parola – parola scritta, si badi bene – di Rudolf Steiner fa miseramente crollare il tentativo di Efesto/N.R. Ottaviano, o di chiunque si celi dietro tali nomi, di spacciare la Mystica Aeterna, ossia quanto si svolgeva nelle cerimonie simboliche all’interno della Seconda e Terza Classe della Scuola Esoterica – la quale con un Ordine massonico non aveva, e non voleva avere nulla, assolutamente nulla, a che fare – per una «antroposofia massonizzata», o per una «massoneria fortemente antroposofizzata».

VERITÀ SU RUDOLF STEINER E MASSIMO SCALIGERO CONTRO LE MENZOGNE SU DI LORO E L’ANTROPOSOFIA. PRIMA PARTE: LA CONCENTRAZIONE.

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Recentemente, sono apparsi su un noto social forum alcuni contributi, sotto forma di post e di video, a dir poco molto problematici, in quanto diffondono sulla Scienza dello Spirito, sul pensiero e sull’azione di Rudolf Steiner, ma anche sul pensiero e l’opera di Massimo Scaligero, affermazioni che sono il contrario della verità, ossia sono delle palesi e documentabili menzogne. Alcuni amici, che mi hanno fatto conoscere, mettendomeli a disposizione, tali problematici contenuti, ritengono che non si possa tacere di fronte a tali sfacciate menzogne, e di conseguenza mi hanno spinto a comprommettermi, ad uscire in campo aperto, a pronunciarmi a tale proposito. Questi amici hanno ritenuto che fosse da parte mia un preciso dovere.

Quando, prima nel luglio del 1971 da Massimo Scaligero, e poi nel novembre del 1985 da Hella Wiesberger e dagli altri membri della Rudolf Steiner Nachlassverwaltung, ossia del Lascito di Rudolf Steiner, tra i quali il presidente del medesimo, Gian Andrea Balastèr, venni accolto nella Classe Esoterica di Rudolf Steiner – l’unica che io riconosca come autenticamente tale – presi l’impegno sacro davanti alla potenza di Michele non solo di fare mia la causa e il destino dell’Essere Angelico Antroposofia, di degnamente rappresentarlo col pensare, il sentire, il volere e l’agire, davanti al mondo, ma altresì di impegnarmi a dire e a difendere sempre la verità, a controllare e verificare – sempre e il più diligentemente possibilese sia vero o meno quello che io od altri presentiamo al mondo come verità. E un tale impegno sacrale non ènon lo deve essere – trascurabile o disertabile. Proprio una tale opportunistica negligenza e diserzione di fronte ai molti, troppi, tradimenti, e alle menzogne, sorte soprattutto dopo la morte di Rudolf Steiner, ha portato all’attuale disastrosa situazione della Società Antroposofica e del movimento spirituale antroposofico. Le ultime, recentissime menzogne apparse su tale social forum rischiano di essere un ulteriore vulnus, una ulteriore offesa, una ulteriore mortale ferita, uno dei “colpi di grazia” inferti ad un movimento antroposofico, che da troppo tempo ha smarrito l’impulso originario e si è largamente snaturato.

Dunque, è doveroso non tacere. Che un tale necessario smascherare la patente menzogna possa portare a molti feroci attacchi, come già avvenuto in passato, anche recente, verso il sottoscritto, è cosa che perlopiù mi lascia del tutto indifferente, e, anzi, viste la fonte e la forma di tali attacchi, addirittura talvolta la cosa mi diverte non poco. In generale, per principio, non rispondo a simili attacchi – calunnie, minacce, ingiurie volgari – e per quanto possibile continuerò a non farlo. Ma gli attacchi, aperti o subdoli, alla Scienza dello Spirito, il mentire sul pensiero e l’opera di Rudolf Steiner e su quella di Massimo Scaligero, è cosa che certamente non verrà lasciata senza risposta. Perché, tra gli impegni sacri assunti nell’essere accolto nella Classe Esoterica, vi è quello di difendere l’Essere Angelico Antroposofia e la Verità.

Alcuni amici mi hanno comunicato, per esempio, quanto da una persona che mi dicono si celerebbe sotto uno pseudonimo – N.R. Ottaviano – nomen che richiama echi lontani nella storia dell’esoterismo in Italia, è stato pubblicato sul suddetto social forum a proposito di una modalità di esecuzione dell’esercizio di Concentrazione – il quale è qualcosa di più, e in parte di diverso, rispetto al semplice esercizio del controllo del pensiero, ossia il primo dei cinque esercizi di base – modalità che, a suo dire, Massimo Scaligero avrebbe dato e fatto praticare. Ora tale modalità di esecuzione della Concentrazione è una pura invenzione dell’autore di quel problematico post, autore che si propone apertamente come “Istruttore occulto”, e contraddice platealmente quanto Massimo Scaligero stesso apertamente afferma sia nelle sue opere scritte, sia nei suoi discorsi tenuti nelle riunioni, delle quali io possiedo gran copia di registrazioni. Inoltre, in quanto costui scrive vi sono tutta una serie di errori storici, che sono frutto di pura ignoranza: come avrò modo di documentare su questo temerario blog.

Prima di affrontare la disamina di come da costui venga presentato l’esercizio della Concentrazione – in una modalità che, come ho appena detto, contraddice apertamente le esplicite indicazioni orali e scritte di Massimo Scaligero – è bene ricordare l’intransigenza di Rudolf Steiner sulla questione della Verità. Infatti in Risposte della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, undicesima conferenza, tenuta a Stoccarda, 20 luglio 1919, GA-192, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, p. 257, possiamo leggere:

«Io prego ora di confrontare tutto ciò con la verità di quanto è avvenuto, e si vedrà in quale misura si possa mentire. […]

Anche questi fatti devono venir considerati come un fenomeno storico; esso si manifesta nella circostanza che in un movimento, il quale vorrebbe lavorare secondo lo spirito, può venir coltivata al massimo anche la menzogna. È assolutamente necessario che da parte nostra venga oggi coltivato nel modo più rigido il senso per la verità. […] Oggi non si può che chiamare menzogna la menzogna, anche se la menzogna appare in un posto dal quale in astratto e in teoria si dice che ivi si cerca la verità. Sia che nascano in campo confessionale, sia in ambienti che cercano una concezione del mondo, oggi le menzogne, soprattutto quelle alle quali si possono contrapporre i fatti, devono venir bollate a fuoco, altrimenti non andremo avanti. Lo spirito della menzogna, lo spirito dell’inganno è infatti il maggior nemico del vero progresso spirituale».

Queste le parole del Maestro dei Nuovi Tempi, di Rudolf Steiner. Ma, già alcune pagine prima, pp. 254-255, egli, con parole che oggi suonano ben amare, così si esprime:

«Pensiamo alle menzogne che sono state dette negli ultimi cinque o sei anni fino ad ora in merito ai grandi problemi del mondo. Tutto testimonia per il senso del mondo attuale, tendente alla menzogna. Proprio qui, nell’àmbito della nostra Società, si dovette sempre ricordare quanto sia necessario acquisire nel modo più completo il senso per la vera realtà. Quando si iniziò a lavorare nel senso del movimento antroposofico, nel movimento stesso vi erano molte persone provenienti da condizioni precedenti che sempre volentieri correggevano la verità. Proprio in movimenti come è quello antroposofico si vede quanto si preferiscano coltivare gli antichi errori piuttosto che le nuove virtù. Scivolar via sulla verità in tal modo è qualcosa per cui si formò una speciale tendenza. Spesso era difficile, proprio nell’àmbito della Società Antroposofica, di immettere qualcosa che semplicemente consisteva nel chiamare menzogna una menzogna. quando succedeva che nella Società si facessero avanti persone per dire qualcosa che non era vero, si aveva sempre la tendenza di scusarle, oppure di presentare la menzogna in modo che si potessero rilevare le buone intenzioni sotto il non vero.

Invece è proprio necessario di dire non vero al non vero».

Ora, quando dopo la separazione dalla anglo-indiana Società Teosofica di Adyar, causata dal tentativo di Annie Besant e Chrìarles W. Leadbeater di spacciare l’ancora fanciullo Jiddu Krishnamurti, “Alcione”, per il venturo Buddha Maitreya, e il Christo, venne fondata la Società Antroposofica, fu scelto come “motto” di quest’ultima il detto di Goethe: «Die Weisheit ist nur in der Wahrheit», ossia: «La Saggezza è soltanto nella Verità». Quindi Saggezza e Sapienza – la Celeste, la Divina Sophia – è nella Verità, e non nella tacita complicità, non nella “diplomazia”, negli opportunistici accomodamenti in stile “politico”, o nell’accondiscendenza, nei confronti della menzogna. Rudolf Steiner – e, con lui, Giovanni Colazza e Massimo Scaligero – affermavano che si può, e si deve, essere compassionevoli e indulgenti nei confronti delle umane debolezze, mentre nei confronti dell’ambizione, della vanità, e della menzogna, si deve sempre essere inesorabili nel combatterle.

Ora, da molti anni, ad ogni piè sospinto, l’autore del suddetto post propone “comunicazioni” specialissime, “rivelazioni”, e “pratiche iniziatiche”, che Massimo Scaligero – per peculiare ed arcano “privilegio” – a lui, e solo a lui, avrebbe concesso. Tra queste “rivelazioni”, vi è la modalità da tale autore, per sua “gentile concessione”, “generosamente” comunicata su quel social forum, ed anche altrove, a proposito della Concentrazione, da eseguirsi sia nella forma dell’ascesi individuale solitaria che in comune con altri. Indipendentemente dalla palese falsità del contenuto di tale “pratica”, circa la quale vedremo cosa dice Massimo Scaligero, ch’egli chiama sempre più insistentemente “il mio Maestro”, vi è, paradossalmente da chiedersi s’egli abbia mai conosciuto personalmente Massimo Scaligero: malgrado tutte le sue insistenti allegazioni, il dubbio ch’egli non l’abbia mai conosciuto sorge spontaneo, ed è più che legittimo.

Affrontiamo la disamina della descrizione della Concentrazione, che l’autore del suddetto post ha pubblicato più volte sul noto social forum, sia con scritti sia con video, e che egli attribuisce esplicitamente a Massimo Scaligero, il quale, a suo dire naturalmente, gliel’avrebbe trasmessa – essendo lui ancora adolescente – e fatta praticare in riunioni rituali con varie persone. Di ciò – a quanto mi risulta, e non credo di sbagliarmi – egli verrebbe ad essere – sempre a suo dire – il solo testimone. Di ciò ho avuto modo di parlare con varie persone, che parteciparono, come io stesso del resto, per anni a riunioni di meditazione con Massimo Scaligero, e tutte hanno smentito tale modalità. Recentemente, ho anche avuto una lunga conversazione telefonica con un amico di Trieste, che conosco sin dagli anni settanta dello scorso secolo, discepolo di lunga data di Massimo Scaligero, ed egli stesso ha decisamente smentito tale modalità di esecuzione della Concentrazione. Questo, a mio modesto parere, rende poco credibile la partecipazione del nostro “mistagogico autore” a tali riunioni rituali con Massimo Scaligero. Nel caso in cui mi sbagliassi – ma me lo si deve dimostrare – prometto che mi batterò il petto con compunzione, ed ammetterò volentieri pubblicamente il mio errore. Ma non credo proprio che costui riuscirà a dimostrami che erro.

Anzitutto, nella descrizione ch’egli fa della Concentrazione, e ch’egli attribuisce esplicitamente, oralmente in video e per iscritto, a Massimo Scaligero, e non ad una propria elaborazione personale – e sarebbe già cosa grave ed oltremodo discutibile – vi sono delle incongruenze che è opportuno rilevare. Infatti, egli così letteralmente scrive:

«Fase Uno (preparatoria) : Rilasciamento-Silenzio

Il meditante assume la c.d. “posizione del Faraone”: seduto con la schiena dritta, le mani poggiate a piatto sulle ginocchia, il capo lievemente inclinato, gli occhi chiusi o semichiusi, la lingua appoggiata sulla parte superiore del palato. Il meditante inizia dunque a prendere coscienza del respiro, ovvero si limita ad osservare, a prendere coscienza, del respiro, ovvero dell’aria che entra ed esce dalle narici. Quindi, iniziando dal capo, egli immagina che tutti i suoi muscoli siano rilassati e distesi. Il meditante immagina di sottrarre ogni forza dai suoi muscoli, dall’alto (capo) verso il basso, fino a giungere ai piedi. Per rafforzare tale processo egli può utilizzare l’immagine di un blocco di ghiaccio che posto su una stufa arroventata si scioglie in acqua. Quindi egli dice a se stesso: “tutti i miei muscoli sono distesi. Io sono completamente disteso, io sono calmo, disteso, profondamente in me. Tutto in me è calma, pace infinita. Io sono libero, sono calmo”. Il meditante percepirà in tal modo uno stato di profonda quiete corporea ed animica e tale sensazione di quiete potrà essere ulteriormente rafforzata con alcune immagini plastiche e viventi:

calma, come in una tomba lontana, profonda, abbandonata

calma, come sul fondo di un trasparente lago alpino

calma, come in una notte siderea

calma, come in una città addormentata e deserta in un caldo e assolato pomeriggio estivo.

Questa tecnica è descritta in “UR” vol. I 1927 nell’articolo a firma “ARVO” alias il duca Giovanni Colonna di Cesarò, discepolo diretto di Rudolf Steiner. Massimo suggeriva di ricorrere a questa fase preparatoria allo scopo di sgomberare la mente dalle impressioni, emozioni, sentimenti, etc. della giornata. Tale fase preparatoria diventa ASSOLUTAMENTE indispensabile nel caso di incontri rituali».

L’autore di questa problematica descrizione della Concentrazione è incorso, probabilmente in maniera involontaria, in un grossolano errore storico. Infatti, l’Arvo del “Gruppo di Ur” non era affatto il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de’ Renzis, discepolo di Rudolf Steiner e, come la madre, traduttore – con l’eteronimo “Saro Giadice” – di varie opere di Rudolf Steiner. Arvo, infatti, era proprio Julius Evola, e questo risulta anche dall’analisi dei testi nei quali lo stesso Evola fa riferimento al movimento Neugeist germanico, diverso e in contrasto con l’Antroposofia di Rudolf Steiner. Probabilmente, il nostro autore ha ricavato tale erronea identificazione dal libro di Renato Del Ponte, Evola e il magico Gruppo di UR, Borzano, SeaR, 1994. Ma Renato Del Ponte si sbagliava. Infatti, già negli anni venti e trenta del Novecento era noto, sia in Italia che in Francia, che Arvo era lo stesso Evola. Ne è testimonianza un libro francese, Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, testo edito, a Parigi nel 1929, dalla “Fraternité des Polaires”, fondata da due amici di Julius Evola, Mario Fille e Cesare Accomani. Ora, nel libro viene rivelato apertamente come Arvo sia lo stesso Evola, il quale non ha mai smentito tale attribuzione. Altra prova ne è il fatto, che alcuni articoli di Arvo, non pubblicati in UR-KRUR degli anni venti, apparvero nell’edizione edita dai Fratelli Bocca nel 1955, quando Giovanni Colonna di Cesarò era morto già nel 1940. La stessa cosa fu confermata in un articolo di “Aurelio Perenne” – che Renato Del Ponte ritiene essere il kremmerziano Piero Fenili, amico e frequentatore del barone romano di origine siciliana – sulla rivista “Politica Romana” negli anni novanta dello scorso secolo.

Ora, fare precedere l’esercizio della Concentrazione da una discutibile “pratica” evoliana è cosa che la mia amica Fang-pai, sapiente figlia del Celeste Impero, definirebbe educatamente, e caritatevolmente, “inappropriata”. Infatti, la Concentrazione deve essere praticata in totale indipendenza da qualsiasi condizione fisiologica, sia essa corporea, sia essa psichica. La Concentrazione, venga essa praticata in solitudine o con altri compagni di ascesi, non ha e non deve aver bisogno di preventive pratiche di “rilassamento” corporeo e di “distensione” psichica. Su questo Massimo Scaligero, in scritti e in riunioni comuni, fu sempre estremamente chiaro, ossia sul fatto che la Concentrazione va eseguita senza alcun preliminare: quale che sia la condizione fisica o psichica. Anzi, a volte la difficoltà può essere motivo di più energica esecuzione di essa, e di più meritoria vittoria sugli ostacoli. Quindi non solo, quanto consigliano Arvo-Evola ed il nostro “mistagogico autore”, che si propone apertamente come “Istruttore occulto”, ossia come “Maestro”non è affatto una condizione assolutamente indispensabile nella pratica individuale e comune, ma addirittura è cosa è assolutamente e doverosamente da evitare. Ma su quello che Massimo Scaligero scrive contro simili pratiche fisio-psichiche, spacciate come preliminari necessari alla pratica della Concentrazione solitaria e comune, ritornerò – con adeguate citazioni – più sotto in questa mia stessa disamina.

Quanto alle riunioni nelle quali Massimo Scaligero parlava il mercoledì e il sabato, anche in questo caso sono patenti le incongruenze nelle affermazioni del nostro autore. In un articolo da me pubblicato su Ecoantroposophia l’11 Gen, 2014, intitolato “Verità contro menzogna”, riportai e commentai quanto egli aveva esposto come descrizione di quelle riunioni di Massimo Scaligero. Trascrivo fedelmente:

«[Il nostro autore] dà una descrizione alquanto errata delle riunioni che Massimo Scaligero teneva a Via Barrili 12 a Monteverde, dapprima solo al sabato e, poi da metà degli anni settanta, due volte a settimana, il mercoledì e il sabato, dimostrando di non avervi mai partecipato. Da come il nostro affabulatore descrive lo svolgimento di quelle riunioni, chi vi ha partecipato capisce subito ch’egli non vi è mai stato presente: neppure una volta. Infatti, così prosegue nella sua «commossa» evocazione della scomparsa del nostro amico [Alfredo Rubino]:

«La conferma dell’enorme stima e della totale fiducia che Massimo nutriva nei Suoi riguardi si ebbe dopo la morte terrena del Maestro, di cui sta per ricorrere il 34° anniversario, dal momento che Massimo, nelle Sue ultime volontà lasciò ad Alfredo il compito di dirigere quelli incontri bisettimanali (il mercoledì ed il sabato pomeriggio) che Massimo conduceva per amici e discepoli a Monteverde Vecchio. Si trattava di riunioni molto particolari: Massimo arrivava, si sedeva dietro un tavolo e leggeva, a volte accompagnando la lettura con brevi commenti, Opere di Steiner o Sue medesime. Quindi, da un recipiente posto sul tavolo, estraeva a caso, uno o due biglietti, preparati in precedenza: erano domande scritte dai Discepoli o dagli Amici di Massimo, che, guarda caso, erano sempre straordinariamente correlate con il discorso immediatamente prima fatto da Massimo. Alfredo lasciò immutato lo stile di questi incontri riuscendo peraltro a ricreare perfettamente la profonda atmosfera Spirituale che si percepiva quando Massimo era vivo». […]

Massimo Scaligero svolgeva quelle due riunioni sempre alla stessa maniera: entrava nel silenzio totale dei presenti, faceva un gesto di saluto con un ampio gesto della mano destra, si sedeva, e leggeva tutte le domande scritte che erano state poste sul tavolo. Ma in quelle due riunioni mai egli lesse o commentò opere di Rudolf Steiner o proprie. Mai in anni e anni. Non estraeva le domande a caso ‘da un recipiente’, che su quel tavolo non è mai esistito, bensì le raccoglieva dal tavolo dove erano poste direttamente, oppure da una antica copia di un libro nel quale chi domandava a volte, ma non sempre, le poneva. Non ne leggeva una a caso, bensì nel silenzio meditativo le leggeva tutte, e poi cominciando da una le commentava tutte, intessendole e connettendole l’una con l’altra. Oltretutto vi è la testimonianza delle integrali registrazioni delle riunioni di Massimo ad attestare questa nostra affermazione.

È vero che Alfredo Rubino, per volontà di Massimo Scaligero, proseguì quelle due riunioni del mercoledì e del sabato, ma anche allora non esisté nessun recipiente nel quale le domande venivano poste. Semmai è da osservare che fu Alfredo ad introdurre la lettura di un testo di Massimo Scaligero ed uno di Rudolf Steiner nelle riunioni del mercoledì e del sabato».

E l’articolo venne onestamente commentato, malgrado la sua dichiarata antipatia nei suoi confronti, da un avversario di Hugo de’ Paganis, e gliene rendo atto, in questi termini:

«Buon giorno.
Chi frequenta un poco Eco sa bene che il sottoscritto, per più di un motivo, non è certo un “simpatizzante” di Hugo de Paganis.
Ma la verità prima di tutto, soprattutto delle “equazioni personali”: ed avendo partecipato per otto indimenticabili anni alle riunioni di Via Barrili devo sottoscrivere in pieno quanto Hugo scrive relativamente ad esse. Si svolgevano ESATTAMENTE nel modo descritto nell’articolo e non in quello raccontato dal collezionista di certificazioni “iniziatiche”. ( Fra l’altro amo e conosco quasi palmo a palmo la Ciociaria i suoi boschi, le sue acque, i suoi lupi, orsi, aquile, e conosco molti ambientalisti ed antiambientalisti locali ,compresi incredibili politicanti “alla Razzi-Crozza”. ma nessun “esoterista ciociaro ” )
E se le cose stanno come dice Hugo in merito a falsificatori e a “iereofanti egizi”, credo che non sia questione di “web” ma di ………CIM e ASL».

Tutto ciò ha fatto sorgere, ancor più, alquanti legittimi dubbi, e non solo a me, circa la partecipazione dell’autore della su riportata descrizione, come del post sulla Concentrazione, alle riunioni nelle quali Massimo Scaligero rispondeva alle domande. Egli parlava da una cattedra sulla quale era disteso un panno blu scuro, non vi era alcun recipiente di vetro – come invece è stato recentemente da lui affermato sul noto social forum – nel quale venivano poste le domande scritte, e alla fine della riunione non veniva svolta alcuna Concentrazione. Prova ne è – e lo si sente benissimo dalle registrazioni delle riunioni – che, appena Massimo Scaligero finiva di parlare, le persone si alzavano sùbito dalle sedie di legno in maniera notevolmente rumorosa. Quindi Massimo Scaligero passava e stringeva la mano a tutti – proprio a tutti – i presenti. Questo era lo svolgimento delle riunioni. Potrei citare molti amici – non pochi di essi sono tuttora presenti sul detto social forum – i quali possono tranquillamente confermare questa mia versione conforme ai fatti, e penso anche non pochi altri, che proprio miei amici non sono, ma che rispetto, i quali, se sono onesti e sinceri, possono, volendo, confermare le mie parole.

Nell’arbitraria e fallace esposizione in quattro parti dell’esercizio della Concentrazione – modalità falsamente attribuita a Massimo Scaligero – diffusa in internet in forma scritta, e anche tramite alcuni video, viene dunque proposta una modalità di esecuzione che, nella prima fase, prevede una pratica psico-fisiologica di rilassamento corporeo e di distensione psichica, come preliminare all’esercizio di Concentrazione stessa, con tanto di pratica respiratoria. Tale pratica viene addirittura – al dire di chi l’ha proposta on-line – tassativamente prescritta come indispensabile in tutti gl’incontri nei quali la Concentrazione venga eseguita assieme ad altri. Infatti, come abbiam visto più sopra, costui così scrive:

«Massimo [Scaligero] suggeriva di ricorrere a questa fase preparatoria allo scopo di sgomberare la mente dalle impressioni, emozioni, sentimenti, etc. della giornata. Tale fase preparatoria diventa ASSOLUTAMENTE indispensabile nel caso di incontri rituali».

Tutto ciò è in aperto contrasto con tutto quanto Massimo Scaligero ha sempre – in forma scritta nelle sue opere, e in forma orale nei suoi incontri, dei quali possiedo, appunto, registrazioni in gran copia – indicato, con parole che più chiare e definitive non potevano essere, per la pratica individuale e comune della Concentrazione. Non solo da lui veniva negata la necessità di tale pratica suggerita da costui, ma addirittura apertamente sconsigliava, come controproducenti, ogni tecnica di rilassamento corporeo e di distensione psichica. E se vi è qualcosa ch’egli giudicava pericolosa era proprio ogni forma di pratica respiratoria, che nell’uomo moderno lega ancor più l’interiorità del praticante al sistema nervoso e a quello muscolare. Ciò è esattamente il contrario di quanto si propone la Via del Pensiero con la pratica del “controllo del pensiero”, ossia dei primo dei cinque esercizi “ausiliari” (chiamati Nebenübungen, nel testo tedesco dei cosiddetti “Quaderni Esoterici” ). Mai – ripeto mai – nelle circa centomila pagine della Gesamtausgabe, l’Opera Omnia di Rudolf Steiner, che possiedo integralmente, viene prescritta, o anche solo accennata, una pratica quale quella comunicata dal nostro problematico “Istruttore occulto”. E mai – ripeto mai – in tutta l’Opera di Massimo Scaligero viene prescritta, indicata, o anche solo fuggevolmente accennata, una “pratica” del genere. Che Massimo Scaligero l’abbia indicata è – a mio modesto modo di vedere – rigorosamente una “fiaba”. Ma vediamo che cosa Massimo Scaligero scrive in Yoga, Meditazione, Magia, Teseo, Roma, s.d., ma 1971, nel quinto capitolo, intitolato Quiete metafisica, ove, alle pp. 33-34, è detto:

«La liberazione del pensiero dalla cerebralità affranca le forze dell’anima dalla necessità della divergenza istintiva, e in taluni momenti può portare il sistema nervoso a uno stato di quiete: a quello medesimo che esso realizza nel sonno, allorché esclude la coscienza. La quiete è un evento puramente interiore, anche se sembra prodursi nella corporeità. La quiete interiore ha in sé la condizione per la realizzazione della quiete fisica, ma il rapporto non è reversibile. In realtà il corpo, come puro essere fisico, è in stato di profonda quiete: è la psiche, con le sue tensioni sul sistema dei nervi, la turbatrice di tale quiete.

È erroneo chiedere alla corporeità fisica la distensione interiore. Indubbiamente è possibile mediante sedativi agire sul sistema nervoso e renderlo inerte, ma la calma che ne consegue è effimera. Tuttavia, anche quando si ricorre a procedimenti più sani, propizianti la quiete per via corporea, tale quiete, se i produce attinge comunque al principio che può donarla inesauribilmente, avendola in sé: in sostanza essa può essere impedita soltanto da un processo fisico che, sollecitato per via interiore, presuma costituirle fondamento. È tuttavia vero che il corpo fisico, una volta reso alla sua quiete, la restituisce come profonda quiete interiore.

La distensione vera appartiene al sistema nervoso: ma in quanto gli derivi da immobilità interiore. Il principio della distensione va ritrovato fuori del sensibile. Il sistema muscolare per il suo riposo necèssita semplicemente di immobilità fisica, ma tale immobilità non riposa, se non è immobile il sistema nervoso. […]

Il rilasciamento del sistema nervoso è opera del pensiero che giunga a svincolarsi dall’organo cerebrale. Lasciato consciamente alla propria costituzionale alterità, l’organo cerebrale consegue la sua basale immobilità: tende alla sua originaria possibilità di mediare lo Spirito. L’immobilità si trasmette a tutto il sistema dei nervi, come possibilità di autonomo funzionamento, non interferente nelle funzioni della psiche.

La cosiddetta relaxation, suggerita da moderni metodi di disciplina psicosomatica, è la via verso forme più sottili di tensione nervosa, perché lega la psiche all’imagine del corpo rilasciato, che non può realmente attingere a sé, ossia rilasciarsi, se è prevenuto da tale imagine. Non si può agire sul sistema nervoso, facendo leva sul medesimo. La via della distensione corporea è l’autonomia del pensiero, che dà modo all’organo cerebrale di attuare la propria immobilità in sé. Le forme della contemplazione interiore sono vere soltanto se realizzano una simile condizione, ossia la cessazione dell’influenza della cerebralità sullo stato di coscienza».

Ora, non vi è chi non veda come quanto indicato da Massimo Scaligero è l’esatto contrario di quanto affermato dal nostro “mistagogico Istruttore”. La “pratica” indicata da quest’ultimo è persino come metodo totalmente sbagliata, in quanto chiede preventivamente ad una condizione corporea e psichica quella calma, la quale semmai sarà – anche cronologicamente, oltre che essenzialmente – l’effetto posteriore della Concentrazione. La Concentrazione non ha nulla prima di sé neppure cronologicamente: essa comincia sùbito con un deciso atto di volontà pensante, quale che sia la condizione della psiche o del corpo: senza presupposti o condizioni di sorta. Quanto consiglia il nostro affabulante “Istruttore” porta non a distaccarsi dal sistema nervoso e, più in generale, dalla corporeità, bensì a legarsi maggiormente al sistema nervoso, e ad affondare vieppiù nella corporeità: questa, come insegna Massimo Scaligero, è la via della nevrosi e della medianità. Come evidenzia altresì pure Rudolf Steiner nell’Appendice del 1918 al libro L’Iniziazione, Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, moltissime volte ripubblicato dalla Editrice Antroposofica di Milano.

Il nostro “mistagogico Istruttore” afferma di aver riportato fedelmente quanto prescritto da Rudolf Steiner e Massimo Scaligero, ma quanto da lui scritto è contraddetto proprio da quest’ultimi. Infatti, così scrive costui nella sua oltremodo problematica descrizione della Concentrazione:

«Fase Tre: Concentrazione Profonda

ll meditante consegue la sintesi finale dell’esercizio di concentrazione che gli starà davanti obbiettivamente. Si tratta, in realtà, di vedere davanti a se un “quid” che simboleggia la Forza- Pensiero evocata dal meditante cogliendo così e di conseguenza percependolo, il Pensiero nell’atto precedente, pre-dialettico, al suo formarsi. Tale “quid”, tale “segno-simbolo” può essere utilmente rappresentato da un punto luminoso localizzato internamente, all’altezza della radice del naso, nel punto in cui le sopracciglia si avvicinano tra loro. A tale immagine va simultaneamente evocata la sensazione interiore di FERMEZZA. Quindi da tale punto luminoso si diparte una corrente luminosa che percorre la colonna vertebrale arrestandosi a livello del coccige: a tale immagine va accompagnata la sensazione interiore di SICUREZZA. Il meditante mantiene la contemplazione del segno-simbolo in uno stato di purità silenziosa: purità che simboleggia l’assoluta indipendenza dell’Io dall’anima».

La descrizione che ne dà Rudolf Steiner nei cosiddetti “Quaderni Esoterici” è alquanto diversa. Ve ne sono varie traduzioni. Ho quella fatta da Alfred Meebold ai primi del Novecento, quella fatta eseguire da Romolo Benvenuti, ed ho quella dattiloscritta che mi donò Massimo Scaligero già in occasione del nostro primo incontro nella primavera del 1970. Trascrivo da quest’ultima quanto Rudolf Steiner prescrive dopo la conclusione dell’esercizio stesso, quello del controllo del pensiero:

«Questo esercizio va fatto giorno per giorno, almeno per un mese. Si può prendere ogni giorno un pensiero nuovo, ma si può anche soffermarsi per parecchi giorni sul medesimo. Dopo fatto quanto sopra, si cerchi, in un secondo tempo, di portarsi a piena coscienza quell’interiore sentimento di fermezza e di sicurezza che, osservando attentamente la propria anima, noteremo ben presto. Si concluda poi (terzo tempo), l’esercizio, concentrando la propria coscienza sopra un punto situato alquanto aldi sopra della radice del naso in mezzo agli occhi, e, da lì scendere nel mezzo della schiena lungo la spina dorsale, riversando il sentimento conquistato in quelle parti del corpo collegandolo con le parole: fermezza e sicurezza».

Se guardiamo la traduzione che Massimo Scaligero stesso fece delle Regole iniziatiche, nella redazione del 1912, e da lui pubblicata alle pp. 144-152 della edizione originale del Manuale pratico della Meditazione, Teseo, Roma, edizione che preferisco, visto che nelle ultime l’attuale editore gianicolense si è permesso di attuare in taluni punti una sorta di discutibile “redazione creativa”, cambiando parole e quant’altro, possiamo leggere:

«Alla fine dell’esercizio (II tempo), si cerchi di portare a piena consapevolezza il sentimento di interiore fermezza e sicurezza, che con attenzione più sottile si potrà presto notare nella propria anima: lo si concentri in un punto alquanto all’interno alla fronte, tra le sopracciglia. Si concluda (III tempo) con l’imaginare una linea movente direttamente da questo punto verso la nuca e scendente lungo il solco mediano della schiena (dal cervello alla colonna vertebrale), come se si volesse riversare tale sentimento in tale parte del corpo».

La redazione del testo tedesco riporta la versione del 1906, e dice letteralmente:

«Am Ende einer solchen Übung versuche man, das innere Gefühl von Festigkeit und Sicherheit, das man bei subtiler Aufmerksamkeit auf die eigene Seele bald bemerken wird, sich voll zum Bewußtsein zu bringen, und dann beschließe man die Übungen dadurch, daß. man an sein Haupt und an die Mitte des Rückens (Hirn und Rückenmark) denkt, so wie wenn man jenes Gefühl in diesen Körperteil hineingießen wollte».

È evidente che nel testo originario si tratta di percepire un sentimento, e non di “evocare” o “immaginare” un punto luminoso. Ed è altresì evidente dal testo di Rusdolf Steiner, che la corrente eterica va dal punto tra gli occhi alla nuca, e da qui sino in mezzo alla schiena, e non di “immaginare” una linea luminosa che arriva – in stile “tantrico” – dal punto sito in mezzo agli occhi giù al coccige. Del resto io possiedo i disegni – datimi da Romolo Benvenuti – dei movimenti del III tempo degli esercizi, disegni fatti eseguire da Giovanni Colazza, e trasmessi sino a noi. Quelli che abbiamo letto più sopra – mi pare evidente – sono degli “sviluppi creativi” del nostro fantasioso “Istruttore occulto”, e non quanto prescritto da Rudolf Steiner. Questi avverte nei “Quaderni Esoterici”, che gli esercizi devono essere eseguiti dal praticante wortwörtlich, ossia ad litteram, alla lettera, così come sono prescritti: senza intelligentissimi “sviluppi creativi”. Tali esercizi – lo afferma molte volte Rudolf Steiner – non sono escogitazione “umana”, neppure da parte dello stesso Rudolf Steiner: essi sono dati dalle Gerarchie divino-spirituali attraverso i Maestri invisibili. Lo afferma lo stesso Rudolf Steiner molte volte nelle esoterischen Stunden, ossia nelle “lezioni” della sua prima Scuola Esoterica. Ora, siccome il nostro “Istruttore occulto” si è premurato di avvertire i suoi lettori, che non essendo egli chiaroveggente, a «differenza di Mimma Benvenuti» (così scrive egli stesso), e che quindi non poteva basarsi altro che sul proprio pensiero logico e non sulle rivelazioni di quest’ultima, non si vede proprio come egli si possa permettere di porsi a Capo – come afferma egli stesso – di una “struttura esoterica”, e di insegnare, portando cotali “sviluppi creativi” a quanto indicano Iniziati come Rudolf Steiner, Giovanni Colazza, e Massimo Scaligero.

Da quanto risulta da questa mia disamina di quel costui afferma, ed ad ogni occasione ripete, sorgono – così sembra a me, e non solo a me – numerosi legittimi dubbi circa le sue insistenti affermazioni di conoscenza intima di Massimo Scaligero, di frequentazione delle sue riunioni, ed eziandio anche della conoscenza e della corretta comprensione della Via da lui mostrata.

È proprio vero che non si finisce mai di meravigliarsi, e che – come affermava Eraclìto di Efeso «se non ti aspetterai l’inaspettato, non giungerai alla verità». Tra le molte – invero troppe – “comunicazioni”, che mi hanno destato sommo stupore e meraviglia, vi sono alcune affermazioni del nostro “mistagogico Istruttore” circa alcune questioni e dati essenziali della Scienza dello Spirito. Tralasciando le sue allegate “attestazioni” di diretto discepolato con Massimo Scaligero, e di frequentazione quotidiana, lui vivente, della sua casa – cosa che, non solo a me, bensì a molti che Massimo Scaligero hanno ben conosciuto, appare oltre modo dubbia (per usare un gentile eufemismo) – e delle “descrizioni dal vivo” di riunioni con Massimo Scaligero, che a chi lo abbia realmente frequentato appaiono ancor più problematiche e dubbie (sempre per usare un educato eufemismo), non può non suscitare divertito stupore il fatto che uno che afferma di essere il Gran Hierophante dell’Antiquus Ordo Aegypti, ossia dell’Ordine Osirideo Egizio, Gran Maestro del Rito Rettificato di Misraim e Memphis, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Egizio Isiaco-Osirideo, Primate di una Chiesa Gnostica Apostolica Egizio Yohannita, e quant’altro, poi su dati fondamentali della Scienza dello Spirito, e addirittura del testo dei Vangeli, compia errori madornali, dica delle enormi sciocchezze che hanno come scusante unicamente la sua grande ignoranza, sans arrière pensée, delle reali questioni iniziatiche.

Ma prima di entrare in medias res circa le sue più che problematiche “affermazioni” riguardanti contenuti sacri della Scienza dello Spirito, voglio toccare alcune questioni per così dire “storiche” visto ch’egli, congiuntamente con un suo sodale, con “esternazioni” che la mia sapientissima amica Fang-pai, figlia del Celeste Impero, con un’espressione gentile ed educata, trova “inappropriate”, esternazioni apparse sul detto social forum, che mi hanno oltremodo divertito. Riproduco qui di séguito le suddette “esternazioni” di costui  e del suo sodale riguardanti la vexata quaestio dell’identificazione che, sulla scorta di un errore di Renato Del Ponte, essi fanno – sbagliando, come dimostrerò – dell’Arvo del Gruppo di Ur col duca Giovanni Colonna di Cesarò, e poi farò le mie osservazioni. Tralascio unicamente alcune poco educate espressioni di volgari ingiurie nei confronti del sottoscritto, che la mia sapientissima amica Fang-pai mi invita, compassionevolmente, a non trascrivere:

«Di differente è [sc. rispetto all’esercizio della Concentrazione] vi era unicamente la fase uno, preparatoria, nella quale è illustrata una tecnica descritta nel primo volume di “UR” da “Arvo” al secolo Giovanni Colonna di Cesarò discepolo diretto di Rudolf Steiner. Incredibilmente il De Pascale afferma, in uno dei post in cui mi ha attaccato, che “Arvo” non fosse Colonna di Cesarò, bensì Julius Evola! Si tratta davvero di un errore grossolano dal momento che è noto a tutti coloro che si occupano seriamente di esoterismo che Evola firmava i suoi articoli nella Rivista UR con gli eteronimi di “EA” e di “IAGLA”. Del resto se il benevolo lettore confronterà gli articoli di “ARVO” pubblicati in UR con quelli di “EA” e “IAGLA” li troverà diversissimi per stile e contenuto! Che “ARVO” fosse il duca Giovanni Colonna di Cesarò, ministro delle Poste nel primo governo Mussolini, figlio di Emmelina De Renzis, una delle prime discepole italiane di Steiner e discepolo di Steiner a sua volta, mi fu confermato oltre che da Massimo da moltissime altre persone: Mimma Scabelloni, cugina e continuatrice dell’opera di Scaligero, suo fratello Amleto, suo marito Romolo Benvenuti, la sorella di Massimo, Adelina, moglie dell’esoterista Paolo M. Virio, l’illustre orientalista Mario Bussagli, Enzo Erra, Pio Filippani, grande orientalista ed esoterista e infine dallo zio di mio padre Romolo Cota che aveva conosciuto il Colonna di Cesarò personalmente. A sciogliere ogni dubbio sulla identità di Arvo è lo stesso Renato Del Ponte, il maggiore biografo di Evola che nella sua pregiata opera “Evola e il magico Gruppo di Ur” ed.Sear, Bolzano [sic!] 1994, afferma a chiare lettere che il duca Colonna di Cesarò firmava i suoi articoli nel gruppo di Ur con l’eteronimo di “Arvo” o di “Krur”.Allora chi ha ragione? […]  Ma è ben noto che nel mondo antroposofico i fondamentali dell’esoterismo sono spesso sconosciuti! La tecnica descritta da Arvo nel primo volume del Gruppo di UR fu suggerita a me e ad altri amici da Massimo allo scopo di “acquietare la mente ancora piena delle impressioni della giornata” PRIMA di iniziare l’esercizio di concentrazione».

Quanto vado scrivendo nella presente disamina non è affatto vòlto ad attaccare N.R. Ottaviano, o colui che, mi dicono, si celerebbe in internet dietro tale pseudonimo, ma unicamente a difendere l’obbiettiva verità storica e spirituale riguardante l’Antroposofia e la sua Via di realizzazione, contro – questo sì – le menzogne che la deturpano e la distorcono in maniera caricaturale. Se avessi veramente voluto attaccare la persona, e con tutto quello che so di lui sarebbe stato facilissimo farlo, avrei usato ben altri strumenti e ben altro linguaggio, e per il mio contraddittore la faccenda si sarebbe rivelata pessima. Al massimo, per alleggerire la tensione inevitabile alla esposizione della presente disamina, mi permetto ogni tanto una lieve, garbata, scherzosa ironia circa le sue pretese magistrali e i mirabolanti titoli iniziatici dei più diversi Ordini occulti, ch’egli ostenta. Per quel che riguarda l’obbiezione ch’ei mi rivolge, vi è da osservare che gli eteronimi usati da Julius Evola non sono solo quelli da lui citati. Infatti, sono Ea, Iagla, Agarda, e – non me ne voglia il mio avversario – anche Arvo. Gli eteronimi del duca Giovanni Colonna di Cesarò, invece erano, in Ur, Krur, e allorché, dopo la rottura di Evola con Reghini e Parise, Krur divenne il nome della nuova rivista, egli assunse l’eteronimo di Breno. La notizia riportata da Renato Del Ponte è errata. Quanto al fatto che il nostro “Istruttore occulto” abbia ricevuto “conferma” di tale identificazione da tutta una serie di “illustri esoteristi” – e citare come pezze d’appoggio personaggi veramente equivoci come Adelina “Luciana Virio” Scabelloni, e Paolo “Virio” Marchetti, il cui perverso occultismo magico-sessuale, di stampo cattolico, Amleto Scabelloni, in un colloquio che avemmo nei trascorsi anni ottanta, mi caratterizzò, con feroce sarcasmo, come “bafomettiano”, è al contempo scandaloso e comico – da parte mia è legittimo, e ben comprensibile, vedere la cosa come oltremodo dubbia, essendo tutte quelle personalità defunte da molto tempo, e solo testimone delle proprie affermazioni, al solito, è unicamente il nostro “mistagogico Hierophante”.

Ma a smentire l’identificazione di Arvo con Colonna di Cesarò non sono solo io, ma è il libro, apparso contemporaneamente alle annate originali di UR, Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, che cita varie volte Evola, e nella seconda edizione, da me posseduta, apparsa negli anni trenta del secolo scorso, vi è esplicitamente affermata tale identificazione con Evola. Siccome tale testo non è di facilissimo reperimento, e la lingua francese non è da molti posseduta, posso fare riferimento alla traduzione italiana di tale libro, eseguita sulla prima edizione francese, e soprattutto alla Presentazione di Gianfranco de Turris, a Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, La Confraternita dei Polari e l’Oracolo di Forza Astrale, a c. di Gianfranco de Turris e Marco Zagni, traduzione di Marco Zagni, Edizioni Arkeios, Roma, 2013. Nella Presentazione ricca di dati e notizie, che copre le pp. 7-16, di Gianfranco de Turris, viene chiarito che dietro l’eteronimo di Zam Bothiva vi sia l’occultista, amico di Julius Evola, Cesare Accomani, che aveva ricevuto l’Oracolo da Mario Fille a partire dal quale venne fondato il gruppo esoterico o Confraternita dei Polari, che si riuniva a Montmartre, a Parigi, in casa di Accomani.

Ora, Gianfranco de Turris – che di tutto potrebbe essere accusato fuorché di non conoscere l’opera di Evola – afferma apertamente che Cesare Accomani – secondo quanto scrive Evola nell’edizione di UR del 1955 – ebbe contatto con Evola nel 1928, ma da riferimenti bibliografici si può far risalire addirittura un contatto di Accomani con Arturo Reghini nel 1926. Per non dilungare troppo questo articolo riporto per ora solo una citazione di de Turris, tratta dalla sua Presentazione a p. 9:

«In Asia Mysteriosa nella Appendice “I Polari” c’è una indicazione di data: “nel giugno e luglio 1929….”. Il libro uscì dunque nella seconda metà di quell’anno. Ecco un’altra conferma che quando Julius Evola parlò diffusamente della faccenda ne scrisse per esperienza diretta e non per aver letto il libro. Che l’articolo, di cui si è appena fatto cenno, “sopra un oracolo aritmetico e sopra i retroscena della coscienza” a firma “Arvo” apparso su Krur n. 2, febbraio 1929, p. 40-47, sia di Evola non possono esservi dubbi: a parte lo stile, fa riferimento ad un episodio che si ritroverà identico in Asia Mysteriosa da un’ottica opposta».

A p. 10, de Turris aggiunge:

«Evola/Arvo definisce l’Oracolo una tecnica di “assoluta meccanicità e impersonalità”, anche se, precisa, “sulla portata delle risposte non abbiamo elementi per poterci pronunciare con sicurezza».

Ora, io non ce lo vedo proprio Giovanni Colonna di Cesarò ad interessarsi ed usare un metodo occulto così equivoco, chiaramente medianico, i cui risultati nel tempo dettero eloquenti risultati disastrosi proprio nella Confraternita dei Polari, fondata a Parigi su tale Oracolo.

Infine, mi sia permessa un’osservazione circa quanto affermato dal nostro “mistagogico Istruttore”, ossia esser stato lo zio di suo padre, dunque il suo prozio, Romolo Cota – al solito, unicamente a suo dire – discepolo di Giovanni Colazza, e addirittura suo allievo nella Facoltà di Medicina. Ora, Giovanni Colazza non ha mai insegnato nella Facoltà di Medicina, e il nome di tale prozio del Nostro non risulta mai in nessuna delle liste dei discepoli di Colazza che io ho nel mio archivio – ben 113 nomi nella lista più nutrita – per cui, mi voglia perdonare il mio avversario, ma mi è davvero molto difficile credere alle sue attestazioni.

L’ARCHETIPO-SETTEMBRE 2020

Anno XXV n. 9

Settembre 2020

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San-Michele-Arcangelo-2

In questo numero:

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. NONA PARTE.

MANI_of_Cao'an;_the_Buddha_of_Light

Con il presente studio, da me temerariamente intrapreso su questo non meno temerario blog, so di scontrarmi non solo con le grandissime difficoltà inerenti al delicato tema affrontato, ma anche con i moltissimi pre-giudizi di tanti i quali, malgrado si diano ad una ricerca sedicente ‘esoterica’, non sono coscienti, e tantomeno liberi, rispetto all’azione configuratrice della ideologia confessionale delle varie poco cristiche Chiese ‘cristiane’– spacciata dalle gerarchie ecclesiastiche per ‘teologia’ – e della liturgia sacramentale – della quale da esse viene sovente fatto un uso non precisamente spirituale e disinteressato – che condizionano gli individui tanto più radicalmente e profondamente, quanto meno questi siano consapevoli di una tale azione magicamente efficace.

Ma mi curerò il giusto – ovverossia, pochissimo o punto – del contrasto che mi possa venire da tali pre-giudizi, perché dietro ad essi non vi sono veri pensieri – pensieri coscienti, liberamente voluti – bensì unicamente ‘stati d’animo’, ‘emozioni’, ‘sentimentalità’, ‘pulsioni istintive’: amalgamati caoticamente in un impasto di paura, di inerte indolenza, di reazionario istinto di conservazione da parte di una menzognera natura inferiore, alla quale l’uomo è narcoticamente identificato, e che illegittimamente lo domina e lo manovra. Ergo, mi consolerò, sia pure immeritatamente, con quanto il sapientissimo abate Giovanni Tritemio, Iniziato e Maestro di Enrico Cornelio Agrippa, scrisse a quest’ultimo in una lettera da Würtzburg l’8 aprile 1510:

«Nec retrahat a proposito quorumque consideratio nebulorum, de quibus vere dictum est: Bos lassus fortiter figit pedem».

Ovvero, tradotto, parafrasato, ed esplicitato nella bella lingua di Dante, il sapientissimo Tritemio così invita il suo coraggioso ed intelligente discepolo:

«Non lasciarti ritrarre dalla tua impresa da ciò che gente senza valore può avere da dire. Il pigro bove rimane ostinatamente immobile».

In effetti, posto di fronte all’esigenza conoscitiva di osare, con coraggio, di andare spregiudicatamente oltre – e se necessario – contro gli inveterati pre-giudizi, l’animale uomo, come un ignavo e accidioso bove – lassus bos – punta energicamente il piede e scalcia – fortiter figit pedem – onde nulla cambi nella sua stagnante, ottusa, condizione, e in maniera veramente reazionaria, reagisce in difesa del più abietto e deprimente status quo. L’asservito prigioniero si è infine innamorato delle proprie catene, e delle mura della propria prigione, e reagirà con paura, rabbia, ed estrema violenza nei confronti di coloro che vogliano mostrargli la Via della liberazione.  

In un suo scritto, apparso su East and West, la bella e importante rivista dell’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente, e che un giorno vorrei tradurre per il lettori di Ecoanthroposophia, Massimo Scaligero mise in evidenza come lo Spirito del Tempo, l’Antico dei Giorni, sia l’autentica forza veramente rivoluzionaria, che percuote, abbatte, e dissolve, tutto ciò che non vuole trasformarsi secondo lo Spirito, e come tutto il disseccato tradizionalismo, così come il materialismo, sia invece l’elemento reazionario che resiste alla trasformazione spirituale, si cristallizza. E, a tale proposito, Massimo Scaligero ivi cita e commenta, da un classico testo di ascesi guerriera, il verso che riporto dalla Bhagavadgîtâ, Il Canto del Beato, XI, 32, introduzione e traduzione di Raniero Gnoli, BUR – Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1987, p.179:   

«Io sono il Tempo, distruttore dei mondi, l’antico, e mi adopero a divorare i mondi».

Per cui, non curandoci di tali pre-giudizi e contrasti, è bene tornare al tema che mi preme. Ora, se bene si leggono le Sacre Scritture – sia il Vecchio che il Nuovo Testamento – è facile constatare come al ‘serpente’, al ‘nachash’ del racconto mosaico, venga data una valenza non solo negativa, ma anche decisamente positiva.

Nell’Antico Testamento, oltre che nel libro della Genesi, la figura appare alcune volte, sia con connotazione negativa, sia con connotazione positiva. Per esempio, in Esodo VII, 8-12, traduzione del valdese Giovanni Luzzi, leggiamo:

«L’Eterno [sc. Jahve-Jehova] parlò a Mosè e ad Aaronne, dicendo: ‘Quando Faraone vi parlerà e vi dirà: Fate un prodigio! tu dirai ad Aaronne: Prendi il tuo bastone, gettalo davanti a Faraone, e diventerà un serpente’. Mosè ed Aaronne andaron dunque da Faraone, e fecero come l’Eterno aveva ordinato. Aaronne gettò il suo bastone davanti a Faraone e davanti ai suoi servitori, e quello diventò un serpente. Faraone a sua volta chiamò i savi e gl’incantatori; e i magi d’Egitto fecero anch’essi lo stesso, con le loro arti occulte. Ognun d’essi gettò il suo bastone, e i bastoni diventaron serpenti; ma il bastone d’Aaronne inghiottì i bastoni di quelli».

Per esempio, nel Vangelo di Giovanni – che cito, come sempre, nella traduzione della Riveduta del valdese Giovanni Luzzi, III, 3-15 – il Christo a Nicodemo, che era venuto da Lui «di notte», spiega il ‘mistero’ della ‘rigenerazione’, ossia della ‘palingenesi iniziatica’. Ma, questi sul momento poco intende le parole del Signore. Infatti, ivi leggiamo:

«Gesù gli rispose: In verità, in verità, io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio. […]

Non ti meravigliare se ti ho detto: bisogna che nasciate di nuovo. […]

Nicodemo replicò e gli disse: Come possono avvenir queste cose? Gesù gli rispose: Tu se’ il dottor d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità io ti dico che noi parliamo di quel che sappiamo, e testimoniamo di quel che abbiamo veduto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell’uomo che è nel cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna».

L’episodio, al quale allude il Signore nel suo colloquio «notturno» con Nicodemo, si legge nel quarto libro del Pentateuco mosaico, ossia in Numeri, XXI, 4-9, che cito nella traduzione di Giovanni Luzzi, ove è scritto:

«Poi gl’Israeliti si partirono dal monte Hor, movendo verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; e il popolo si fe’ impaziente nel viaggio. E il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, dicendo: ‘Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e l’anima nostra è nauseata di questo cibo tanto leggero’. Allora l’Eterno mandò fra il popolo de’ serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. Allora il popolo venne a Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiam parlato contro l’Eterno e contro te; prega l’Eterno che allontani da noi questi serpenti’. E Mosè pregò per il popolo. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà’. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’antenna; e avveniva che, quando un serpente avea morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, scampava».

E come raccontato nel II Libro dei Re, XVIII,1-6, il serpente di rame così venne distrutto:

«Or l’anno terzo di Hosea, figliuolo d’Ela, re d’Israele, cominciò a regnare Ezechia, figliuolo di Achaz, re di Giuda. Avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abi, figliuola di Zaccaria. Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Davide suo padre. Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l’idolo d’Astarte, e fece a pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perché i figliuoli d’Israele gli aveano fino a quel tempo offerto profumi; ei lo chiamò Nehushtan [sc. in ebraico: pezzo di rame]. Egli ripose la sua fiducia nell’Eterno, nell’Iddio d’Israele; e fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero non ve ne fu alcuno simile a lui. Si tenne unito all’Eterno, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che l’Eterno avea dati a Mosè».

Certo – direbbe un Iniziato mio concittadino, da tempo passato ai Campi Elisi – bisogna proprio dire che gli Ebrei, usciti dall’Egitto, e che avevano passate già molte tribolazioni, erano sottoposti a un Dio – lo Jahve o Jehova del quale dovremo più volte riparlare – «di molto difficile contentatura». Ma, nello specifico caso in questione, vorrei far notare al volenteroso lettore, appunto, l’ambivalenza dell’immagine del ‘serpente’, del ‘nachash’ mosaico. Quel che dà la morte, ossia i ‘serpenti ardenti’, è anche ciò che – oserei dire ‘omeopaticamente’ – dà anche terapia e salvezza, ossia il ‘serpente di rame’ innalzato su una ‘antenna’ a forma di ‘tau’, ossia su una forma arcaica di ‘croce’. E non è senza importanza che il ‘serpente’ innalzato sul ‘tau’ sia proprio di ‘rame’.  

Chi conosca la tradizione ermetica e alchemica sa bene come il ‘rame’ sia il ‘metallo’ analogicamente collegato al pianeta Venere, e abbiamo visto – nel precedente studio – come il pianeta Venere sia la vera dimora di un Eloha come Lucifero. Sappiamo altresì come Venere sia la Dea dell’Amore – naturalmente la Venere Urania, che presiede all’Amore Celeste, e niente affatto la Venere Libitima, o Pandemia – e quindi essa ha ben a che fare col ‘Mistero del Graal’. Faccio notare, inoltre, al benevolo lettore, come un Iniziato – il Conte di Cagliostro, diffamato, vituperato, torturato, e infine assassinato dalla degenerata ‘abelitica’ parte avversa – avesse grandissima stima della Donna, e che ad essa concedesse, allo stesso titolo che all’uomo, l’Iniziazione: una Iniziazione reale, e non un ‘contentino’‘une aimable bagatelle’, come, celiando, dicevano, e stupidissimamente facevano nel Settecento in Francia i massoni nei confronti delle loro compagne, ‘per tenersele buone’, con la cosiddetta ‘Massoneria d’Adozione’. Ora, il Conte di Cagliostro, che era di evidente stirpe ‘cainita’, nel suo Rito Egiziano, poneva al centro delle logge femminili un albero, a forma di ‘tau’, sul quale vi era un ‘serpente’ che mordeva l’edenica mela. Nello svolgimento del Rituale, la Donna iniziata, colpisce col pugnale il ‘serpente’, mozzandogli la testa, così come nel sigillo personale del Conte di Cagliostro il ‘serpente’, che morde la ‘mela’, viene – more apollineo – trafitto da una freccia. La cosa ha profondi significati ermetici e alchemici, che lascio alla diligente meditazione del volenteroso lettore.

L’ostilità alla Donna è forte nella tradizione ‘abelita’ degenerata. Infatti, l’ortodossa, e molto poco ‘cristica’, Chiesa cattolica – sia latina occidentale, sia greca orientale – negano alla Donna qualsiasi forma di accesso al sacerdozio. Ed anche varie, oramai più che decadute, e a volte addirittura degenerate, Obbedienze massoniche sedicenti ‘regolari’, dimentiche della loro origine ‘cainita’ e ‘rosicruciana’, negano l’accesso alla Donna la possibilità dell’Iniziazione.

A totale smentita di una tale unilaterale, presuntuosa ed esiziale, posizione ‘abelita’, è sufficiente osservare come in Egitto la Donna poteva essere iniziata ai Misteri di Iside, l’Unica Dea; che ad Eleusi vi erano sacerdotesse iniziate chiamate ‘melisse’, come pure erano chiamate ‘melisse’ le sacerdotesse di Artemide ad Efeso, ossia ‘api’ per la loro purezza e castità, e vi erano altresì delle ‘Ierofantidi’; che in una ‘Via’ inizatica ‘apollinea’ e ‘solare’ come quella dell’Ordine Pitagorico, vi erano molte donne iniziate, delle quali Porfirio e Giamblico ci trasmettono molti nomi, a cominciare da Teano, sposa e collaboratrice di Pitagora, che a Crotone insegnava alle Donne nel tempio di Hera Lacinia, la beata sposa di Zeus.; che a Roma, già in epoca repubblicana, i Misteri di Cerere Eleusina venivano celebrati da sacerdotesse greche fatte venire appositamente da Napoli o da Velia, alle quali venivano tributati grandi onori, e concessa la cittadinanza romana; che, sempre a Roma, massima venerazione era prodigata verso le Vestali; che in Egitto la figlia del matematico Teone, Ipazia d’Alessandria, vittima del bestiale furore ‘abelita’ dell’infame, e assassino, Patriarca d’Alessandria Cirillo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica latina e greca, e proclamato nel 1882 – ancorché eretico monofisita – dottore della Chiesa da Papa Leone XIII, era Iniziata ed Epopta, e veniva chiamata ‘Ierofantide’ dal suo discepolo, il neoplatonico e vescovo cristiano, Sinesio di Cirene.  

In àmbito manicheo, la Donna poteva percorrere tutti gradi di realizzazione spirituale della ‘Via’: sino al grado di ‘Eletta’. E furono delle Donne, delle ‘Elette’ manichee, ad assistere Mani durante i 26 giorni della sua ‘passione’, sino al suo ultimo respiro. Così come sotto la croce ad assistere agli ultimi momenti della passione del Christo – a parte Giovanni-Lazzaro – vi erano tre Donne, e non certo gli Apostoli, i quali pur dopo la Resurrezione, ancora per molto tempo, sino alla Pentecoste, a Gerusalemme, se ne stavano timorosi, rintanati, chiusi e sbarrati nel Cenacolo. Nel Catarismo medievale, le Donne potevano, proprio come gli uomini, ricevere ed impartire il Consolamentum, la trasmissione dello Spirito Santo nel ‘Battesimo spirituale’, o ‘Battesimo di Fuoco’, mediante l’imposizione della mano, come nel Cristianesimo primitivo, e come si vede chiaramente a Ravenna in un meraviglioso mosaico del Battistero degli Ariani. La stessa imposizione della mano da parte delle quattro Donne  belle sulla testa di Dante nel Paradiso terrestre viene descritta in Purg, XXXI, 104-105: Rito di sicura origine catara, e non certo cattolica. Del resto, DantePar., IX, 13–65 – pone tranquillamente in Paradiso una catara ‘consolata’, come Cunizza da Romano, ch’egli conobbe personalmente, sorella del terribilissimo Ezzelino III, la quale passò i suoi ultimi anni nella casa di Cavalcante de’ Cavalcanti, padre di Guido, anch’egli di sicura fede catara. Nella pirenaica Occitania, vi fu la ‘perfetta’ – nel Medioevo gl’inquisitori dell’eretica pravità chiamavano ‘perfetti’ (‘perfetti’ per il rogo, chiosa ironicamente la mia amica Maria Soresina) i catari ‘consolati’ –  e sapientissima Esclarmonde de Foix, colei che nel 1204 fece riedificare il diroccato castello di Montségur, che secoli prima dell’Anno Mille era stata, assieme a San Juan de la Peña, quest’ultimo sul versante ispanico dei Pirenei – Rudolf Steiner dixituna delle sedi del Graal. E si può scorgere tutta l’arroganza medievale ‘abelita’, dal fatto che in uno degli ultimi incontri che vi furono tra Catari e rappresentanti della Chiesa di Roma, svoltosi a Pamiers nel 1207, un domenicano la insultò dicendole: «Va’ a filare la tua conocchia! Non è consentito alle donne di prendere la parola in queste discussioni!». Quella fu l’ultima discussione tra Catari e Cattolici: l’anno successivo il papa Innocenzo III proclamò la crociata di sterminio  contro i catari.

Quanto diversa, rispetto alla ‘abelitica’ posizione della Chiesa, invece, era la posizione di Enrico Cornelio Agrippa, l’umanista, kabbalista, e mago, discepolo di Giovanni Tritemio, e autore del De occulta philosophia, il quale scrisse il De nobilitate et praecellentia foeminei sexus, Anversa 1529, che oggi il curioso, e volenteroso, lettore può leggere in Cornelio Agrippa, La nobiltà delle donne, a cura di Daniele Palmieri, Libreria Gruppo Anima, Milano, 2018, ma che fu tradotto in italiano sin dal 1549, e in successive numerose edizioni! Ne esiste, fra le altre una bella edizione settecentesca, che ha addirittura come titolo Dell’Eccellenza e Preeminenza del Femminil Sesso sopra il Maschile di Cornelio Agrippa. Trasportato dal latino nell’italiano, da Giuseppe A. Graglia. Professore di lingue. Dedicato alle gentil donne. Londra. Per Alessandro Grant, Stampatore, MDCCLXXVI.

Malgrado che la posizione di Agrippa sulla Donna fosse chiarissima, ciò non pertanto egli venne sordidamente calunniato, ma a tale proposito fanno testo le parole scritte da Arturo Reghini, anche lui mio nobil concittadino, nel suo saggio, Enrico Cornelio Agrippa e la sua magia, di ben 165 pagine, posto come Introduzione all’edizione italiana del De occulta philosophia, edita da Alberto Fidi nel 1926, ove, alla p. XII, contro tali calunnie così si espresse:

«Meno male, diranno i lettori, e specialmente le lettrici. Però Agrippa, non solamente non ha mai scritto nulla di simile, ma è stato al contrario un convinto ed ardente femminista, ed ha scritto persino un libro sulla «Nobiltà e Superiorità del sesso femminile», in cui sostiene, non la eguaglianza dei sessi, ma addirittura la superiorità del sesso femminile. E provò la sincerità di questi suoi sentimenti prendendo moglie tre volte». 

E più oltre, a p. XXI, Arturo Reghini così aggiunge:

«Dopo il Pimandro Agrippa commentò, non si sa se a Pavia od a Torino, il Convito di Platone, in un discorso diretto a dei giovani, candidissimi auditores, probabilmente studenti. Nel suo commento egli segue la concezione socratica dell’amore: L’amore, dice egli, per consenso di tutti i filosofi e di tutti i teologi, è il desiderio che ci porta verso la bellezza, ma sopra tutto verso la bellezza nascosta (occultum formosum), di cui le bellezze visibili non sono che il simbolo; esalta, quindi, conformemente più al suo che non al sentimento di Socrate, l’amore verso la donna, ma non quello sensuale, preconizzando un sentimento divino che eleva e nobilita. Questa orazione trovasi nell’edizione delle opere (ed. Lione, 1600, Tom. II, parte IIa, pp. 389-401)».

Se leggiamo le parole introduttive di Daniele Palmieri alla citata edizione italiana del testo di Agrippa, troviamo che, a p. 14, dopo aver descritto gli eccessi ‘abelitici’ della Chiesa contro la Donna – eccessi, che portarono alla tragica, secolare, ‘caccia alle streghe’ – così scrive:

«In un clima simile, in cui il pregiudizio misogino viveva un nuovo, intenso, fermento, forse tra i più intensi della storia, è facile intuire la portata rivoluzionaria del discorso di Cornelio Agrippa.

A discapito di equivoci ed estreme semplificazioni, bisogna tuttavia aggiungere che sso, alla sua pubblicazione, non rappresenta un unicum nella storia del pensiero.

Ė sempre esistita, nel corso della storia del pensiero una corrente filosofica minoritaria, ma non per questo meno importante, che a partire da Platone, passando per Plutarco, e arrivando fino ai poemi epico-cavallereschi, al Dolce Stilnovo e a Giovanni Boccaccio, aveva elogiato le virtù della donna, elevandola a pari dignità dell’uomo se non, addirittura, a incarnazione stessa della Sapienza Divina».

Se il curioso, e volenteroso, lettore vuol togliersi davvero ogni dubbio circa la concezione unilaterale, e decisamente misogina, che la tradizione ‘abelita’ degenerata ha nelle sue varie espressioni, basta che legga quanto sulla Donna scrissero, e scrivono, autori antichi e moderni sedicenti ‘cristiani’. Cominciamo con un noto padre della Chiesa cattolica latina del II-III secolo, Quinto Settimio Florente Tertulliano, il quale nel suo De habitu mulieri, tradotto e pubblicato in italiano dalla nota casa editrice cattolica EDB, nel 1986 e nel 1999, in una brossura di 224 pagine, nella collana Biblioteca patristica, col titolo L’eleganza delle donne, a cura di Sandra Isetta, testo che viene presentato “in rete” con le seguenti parole:

«[…] egli si rivolge alla donna cristiana, invitandola a evitare di adornarsi con eccessiva cura, per non divenire strumento del demonio, che persevera nella sua opera di rovina seduttiva trascinando nel peccato l’uomo e pregiudicandone la salvezza eterna».

Ma le parole di Tertulliano possono esser ancora, se possibile, più feroci, visto ch’egli, in De cultu foeminarum, Libro I, 1, dopo aver detto: «Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, – l’ignominia, io dico, del primo peccato, e l’odio insito in lei, causa dell’umana perdizione», così apostrofa – giova riportare il testo latino di Tertulliano – la Donna  e la Madre dei Viventi con parole che, tradotte nella lingua di Dante, ne offendono, come poche altre, la sacralità: «In doloribus et anxietatibus paris, mulier, et ad virum tuum conversio tua, et ille dominatur tui (Gen., 3, 16), et Evam te esse nescis? Vivit sententia Dei super sexum istum in hoc saeculo: vivat et reatus necesse est. Tu es diaboli ianua; tu es arboris illius resignatrix; tu es divinae legis prima desertrix; tu es quae eum suasisti, quem diabolus aggredi non valuit; tu imaginem Dei, hominem, tam facile elisisti; propter tuum meritum, id est mortem, etiam filius Dei mori habuit: et adornari tibi in mente est super pelliceas tuas tunicas (cfr. Gen., 3, 21)?».

Ovvero: «Tu, donna, partorisci tra dolori ed ansietà, e, la tua tensione è per il tuo uomo, ed egli ti domina: e non sai che tu sei Eva? Dura ancor in questo secolo la condanna di Dio sopra il tuo sesso; la tua trasgressione vive di necessità ancor oggi. Tu sei la porta del diavolo! Tu hai dissuggellato il quell’albero [sc. l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male]! Tu sei la prima disertrice della legge divina! Tu sei colei che persuase colui [sc. Adamo] che il diavolo non riuscì ad aggredire! Tu che così facilmente distruggesti l’immagine di Dio, l’uomo! E per quel che tu meritasti, ossia la morte, che persino il Figlio di Dio ebbe a morire: e hai ancora in animo di coprire di ornamenti le tue tuniche di pelle? (cfr. Gen. 3,21)».

E quanto all’azione spirituale della Donna ecco una clamorosa espressione del rigorismo estremista di Tertulliano, che poi era ed è quello della Chiesa cattolica latina e greca, riportata in Elaine Pagels, I Vangeli gnostici, Milano, Mondadori, 1981, p. 122:

«Non è permesso che una donna parli in Chiesa, né è permesso che insegni, né che battezzi, né che offra l’eucarestia, né che pretenda per sé una parte in qualunque funzione maschile – per non parlare di qualunque ufficio sacerdotale».

Potrei citare con pochissima ricerca e lieve fatica moltissimi autori dei primi secoli della Chiesa cattolica, ma – anche per non abusare della pazienza del benevolo lettore, me ne rendo ben conto, pazienza che metto spesso a dura prova – voglio limitarmi a qualcuno soltanto. Gli altri molti, che non cito, la pensavano e la pensano, ancor oggi, esattamente come quelli citati. Un autore, oggi poco noto, ma ai suoi tempi famoso e influente è l’Ambrosiaster, dell’epoca di Papa Damaso, ossia del IV secolo della nostra èra. Nelle sue opere egli si serve delle Sacre Scritture per giustificare la totale subordinazione della Donna all’uomo. Per esempio, per lui lo statuto di subordinazione della Donna è fondato sulla negazione a questa della partecipazione all’immagine di Dio, che invece – a suo dire, ovviamente – sarebbe propria dell’uomo. Egli scrisse una serie di Quaestiones, basandosi soprattutto sulla Genesi, dalle quali trascelgo alcune sue significative parole. Nella Quaestio XLV, dedicata a Gen., 1, 26, l’Ambrosiaster dà due spiegazioni dell’imago divina propria dell’uomo maschio (ibid., 2-3). Secondo la prima, l’uomo è imago Dei, ossia immagine di Dio, perché egli è quell’unus dal quale unicamente gli altri esseri carnali traggono origine, come da Dio gli spirituali; la seconda spiegazione, veramente capziosa, fa coincidere l’imago Dei, propria dell’uomo maschio, con la dominatio sul creato espressa in Gen., 1,28: ma, proprio poiché quella dominatio è proclamata da Dio nella Genesi sia per l’uomo sia per la donna, non si può affermare che in quest’ultima consista l’immagine di Dio, che secondo lui sarebbe un absurdum attribuire alla donna:

«Se l’uomo ha l’immagine di Dio nel dominio, essa è assegnata anche alla donna, così che anch’ella sarebbe immagine di Dio, il che è assurdo. Come infatti è possibile dire della donna che è immagine di Dio, lei che si sa essere soggetta al dominio del marito e non avere alcuna autorità? Infatti non può insegnare né testimoniare né dare garanzia né giudicare: a maggior ragione non può comandare!».

Ed ecco il testo latino tratto dal, Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, 50, edito da Alexander Souter:

«Si imaginem Dei homo in dominatione habet, et mulieri datur, ut et ipsa imago Dei sit, quod absurdum est. Quo modo enim potest de muliere dici, quia imago Dei est, quam constat dominio viri subiectam et nullam auctoritatem habere? Nec docere enim potest nec testis esse neque fidem dicere nec iudicare: quanto magis imperare!». 

Altre considerazioni, altrettanto dialetticamente capziose, l’Ambrosiaster le svolge nel capitolo XVII della lunga Quaestio CVI, sempre sul libro della Genesi, dove si ripete che l’immagine divina consiste nell’essere stato creato l’uomo maschio come unus […] quasi dominus dal quale tutti gli esseri umani derivano: il che, a suo dire, esclude la donna:

«Questa immagine di Dio dunque è nell’uomo: e cioè egli è creato come uno solo, quale signore da cui tutti gli altri nascessero, avendo il potere di Dio quasi ne fosse vicario, dal momento che ogni re ha l’immagine di Dio. E per questo la donna non è fatta a immagine di Dio. Dice infatti così: «E Dio fece l’uomo, lo fece a immagine di Dio». Per questo l’Apostolo dice: L’uomo non deve velare il capo, perché è immagine e gloria di Dio; la donna invece perciò lo vela, perché non è gloria o immagine di Dio».

«Haec ergo imago Dei est in homine, ut unus factus sit quasi dominus, ex quo ceteri orirentur, habens imperium Dei quasi vicarius eius, quia omnis rex Dei habet imaginem. Ideoque mulier non est facta ad Dei imaginem. Sic etenim dicit: Et fecit Deus hominem, ad imaginem Dei fecit eum (Gen 1,27a). Hinc est unde Apostolus: Vir quidem, ait, non debet velare caput, quia imago et gloria Dei est; mulier autem ideo velat, quia non est gloria aut imago Dei» (cfr. 1 Cor 11,7).

Se, infine, sempre tra gli antichi, leggiamo Ambrogio di Milano, l’arrogante persecutore di coloro che avevano voluto rimanere fedeli alla Religione classica romana, nonché il persecutore dei Cristiani Ariani, tralasciando quanto egli ripete, più o meno con le stesse parole, dei ragionamenti degli autori sopra citati, e andando invece a quanto del suo ragionare è a lui peculiare, vediamo ch’egli identifica la Donna con l’αἴσθησις, àisthêsis, coi sensi, con la passiva, e ricettiva, percezione sensibile,  con la sentimentalità, mentre invece attribuisce all’uomo il νοῦς, noûs, termine che in greco antico indica, sin dall’epoca di Omero, l’organo sede della rappresentazione delle idee chiare, quindi la ‘comprensione’ e l’intendimento che le provoca, la facoltà mentale quindi l’intelletto, che Ambrogio invece nega alla Donna, la quale è da lui profondamente disprezzata come causa della originaria, colpevole, caduta dell’uomo..

Infatti, Ambrogio, ne Il paradiso,  opera dedicata all’esegesi di Genesi, 2,8 e segg., ed. Karolus Schenkel, Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, 32/1, stabilisce e descrive una polarità netta tra maschio=positivo contrapposto a femmina=negativo. La Donna, per Ambrogio, è subordinata e asservita all’uomo, allorché egli propone l’identificazione dell’uomo con la mens, con la «mente», e quella della Donna con il sensus, con la «sensibilità». Egli ribadisce l’inferiorità della faemina in più punti della suddetta opera: il vir è creato fuori dal paradiso (in quanto si dice che Dio lo pose [posuit] in esso, ma è superiore, mentre la donna è creata in paradiso ma è inferiore (ibid., 4,24); a Eva si attribuisce la colpa maggiore nel tradimento (ibid., 12,56: sexus prodit qui prius potuerit errare), ovvero «il sesso manifesta chi per primo poté peccare»; quello femminile è comunque il sexus infirmior, ossia «il sesso più debole» (ibid., 14,70). Ambrogio fa altresì una gerarchia delle qualità, delle colpe e delle relative condanne in relazione al peccato originale: allegoricamente egli attribuisce al nachash, al serpente la delectatio, ossia il «piacere», alla Donna il sensus la «sensazione», la «sensualità», e all’uomo la mens, l’«intelligere», il «comprendere», per cui egli giunge ad affermare che la colpa più grave fu quella del primo, del serpente, cui seguirono la seconda, quella della Donna, di Eva, e solo come terza, quella dell’uomo, di Adamo. dunque, tre e diverse furono le condanne (ibid., 15,73): colpa e condanna della Donna sono, dunque, per Ambrogio, maggiori che non per l’uomo.

Il fazioso delirio conoscitivo di Ambrogio di Milano raggiunge l’apice, allorché nel suo scritto Sulla verginità, 15, 93, ed. e trad. a cura di Franco Gori – mobilitando considerazioni filologiche veramente insulse e forzate – arriva ad affermare che, se è vero che anima sexum non habet, che l’anima non ha sesso, tuttavia essa «ideo fortasse faemineum nomen accepit, quod eam violentior aestus corporis agit», ovvero «forse per questa [sc. l’anima] ha preso un nome femminile, perché una più violenta passione del corpo la agita».

Ma fermiamo qui la serie di citazioni dei Padri della Chiesa, il cui livore ‘abelitico’ si scaglia contro la Donna. Tra i moderni voglio citare solo un autore, Attilio Mordini, che si pretende ‘tradizionalista’ vicino alle posizioni di Julius Evola e di René Guénon, e che in realtà è un cattolico integralista, largamente abbeveratosi ai testi della Patristica, e che sulla Donna ne Il mito primordiale del cristianesimo quale fonte perenne di metafisica, Milano, Scheiwiller, 1976, pp. 72 e 73, così si esprime:

«[…] la donna è il numero due della dialettica con l’uomo (e, quindi, è il negativo), in posizione del tutto analoga a quella di Lucifero, che è il numero due e negativo rispetto a Dio Creatore; è appunto dalla medesima radice indoeuropea DWI che si formano tanto il termine greco dvo (due) quanto diabolos».

Veramente in greco ‘due’ è δύο, dyo, o poeticamente δύω, dyô, e non dvo, e ‘diavolo’ nell’antica Grecia è διάβολος, diàbolos, con lo ‘iota’, ossia con la nostra ‘i’, e non con la ‘v’, che in greco classico si era persa, col significato di ‘dividere’, ossia ‘colui che divide’, il ‘calunniatore’, ‘accusatore’; derivato dal greco διαβάλλω, diabàllo, composizione di dia ‘attraverso’bàllo‘getto’, ‘metto’, quindi getto, caccio attraversotrafiggo, e metaforicamente anche calunnio, diffamo.

Ma ecco, cosa il Mordini scrive ne La Via del Verbo, reperibile in rete sul sito di Gianfranco Bertagni:

«La legge che ci mosse dall’Eden fu per noi legge dolorosa dal ventre della donna colpevole». 

La posizione di Rudolf Steiner sulla Donna è – e davvero non potrebbe essere diversamente – estremamente chiara, nonché diametralmente opposta a quella dei Padri della Chiesa, dei teologi medievali e moderni, dei sedicenti ‘tradizionalisti’, riesumatori e coltivatori non della autentica Tradizione, ma solo di un intellettualismo filologico che opera sul cadavere imbalsamato di quella che fu, un tempo, la Tradizione vivente. Ora Rudolf Steiner nel XIV capitolo de La Filosofia della Libertà, intitolato Individualità e specie, che amo citare dalla limpida e precisa traduzione del matematico Dante Vigevani, Editrice Antroposofica, Milano, 1966, pp. 201-202:

«È impossibile comprendere del tutto un uomo, se si pone il concetto della specie a base del nostro giudizio. La maggiore ostinazione nel giudicare secondo la specie si riscontra là dove si tratta del sesso; quasi sempre l’uomo vede nella donna, e la donna nell’uomo, troppo del carattere generale dell’altro sesso, e troppo poco di quello individuale. Nella vita pratica questo nuoce meno agli uomini che alle donne. La posizione sociale della donna è per lo più poco dignitosa, perché, in molti punti in cui dovrebbe esserlo, essa non è determinata dalle peculiarità individuali della singola donna, ma dalle rappresentazioni generali correnti circa i cómpiti naturali e i bisogni della donna. L’attività dell’uomo nella vita si regola secondo le sue individuali attitudini e inclinazioni; quella della donna si vuole invece condizionata esclusivamente dalla circostanza che appunto essa è donna. La donna deve essere schiava del principio della specie, dei caratteri generici della femminilità. Fino a quando gli uomini discuteranno se la donna «per la sua costituzione naturale» sia atta a questa o a quella professione, la cosiddetta questione del femminismo non potrà uscire dal suo stadio più elementare. Si lasci giudicare alla donna stessa quello che, secondo la sua natura, essa può volere. Se è vero che le donne sono unicamente adatte al compito che oggi viene loro assegnato, difficilmente potranno assumerne un altro per forza propria; ma devono poter decidere da sé che cosa sia conforme alla loro natura. A chi nutra il timore che il considerare le donne, non come esemplari della specie umana, ma come individui, possa scuotere la nostra struttura sociale, si può opporre che una struttura sociale, entro la quale una metà dell’umanità conduce un’esistenza indegna di esseri umani, ha proprio grande bisogno di essere migliorata».

E nella nota a piè della p. 202, egli ribadisce energicamente il suo pensiero in difesa della dignità della Donna:

«Fino da quando comparve questo libro (1894) mi è stata fatta a questo proposito l’obiezione, che, nell’ambito della specie, la donna può già adesso vivere liberamente la sua vita con tutta l’individualità che vuole, anzi più liberamente ancora dell’uomo, il quale viene disindividualizzato già dalla scuola e più tardi anche dalla guerra e dalla professione. Io so che oggi questa obiezione verrà forse sollevata con forza ancora maggiore. Eppure devo lasciare le mie affermazioni come sono, sperando che vi siano lettori i quali comprendano quanto una simile obiezione urti contro il concetto di libertà svolto in questo scritto, e che giudichino le mie affermazioni con criteri diversi da quello della disindividualizzazione dell’uomo per opera della scuola o della professione».

Ho particolarmente insistito su questa trattazione circa l’ingiusta opposizione ‘abelita’ nei confronti della Donna, non perché io ami particolarmente la filologia, della quale pochissimo, anzi punto, mi cale, bensì perché la posizione della Donna – che, come dice Dante, ha ‘Intelletto d’Amore’ – per la sua indispensabile e insostituibile ‘funzione spirituale’, come vedremo dalle parole di Massimo Scaligero, è essenziale nell’ impresa del Graal. Ma prima di trascrivere quanto Massimo Scaligero dice in proposito, voglio riportare le parole di un importante testo dei primi tempi della nostra èra: il Vangelo di Tomaso. Si tratta di un Vangelo ‘gnostico’ – nel senso che indica una ‘Via di Conoscenza’ – tipicamente ‘cainita’, che indica il cammino da percorrere per la ricostituzione dell’Androgine Celeste, e per la restituzione dello ‘stato primordiale’. Le parti del Vangelo di Tomaso che trascriverò sono tratte dalle due belle edizioni degli Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Luigi Moraldi, Vol. I, U.T.E.T., Torino, 1971, e da I Vangeli Gnostici, a cura di Luigi Moraldi, Aldelphi Edizioni, Milano, 1984. A tale proposito il traduttore e curatore così scrive a p. 84 de I Vangeli Gnostici: «Si rivela subito come uno scritto esoterico contenente parole di Gesù che non devono essere svelate ai profani, perché non sono alla portata di tutti e perché la loro comprensione è apportatrice di vita». Di questo testo si conosceva appena qualche citazione, semplice menzione, contenuta in opere di Padri della Chiesa, soprattutto Clemente Alessandrino, Origene, Eusebio, e il suo influsso fu grande nell’antichità, ed oggi si sa che questo Vangelo fu conosciuto da Mani, il fondatore della Religione della Luce, come si evince anche da uno scritto di Agostino di Ippona, Contra Epistulam quam vocant Fundamenti, contenuta in Patrologia Latina, 32, 397 e segg.

Nei pressi di Nag Hammadi, l’antica Chenoboskion, la Šénesēt copta, nel 1945-1946, venne ritrovata una intera biblioteca di un gruppo gnostico, ed in questa biblioteca era contenuto, nella sua interezza, il Vangelo di Tommaso nella versione copta. Si tratta di 114 Lògia, ossia Detti del Signore, alcuni dei quali verranno da me citati nella traduzione dal copto, di Luigi Moraldi. Dato il significato profondissimo che hanno i detti che verranno citati, e il loro sapore ‘ermetico’, il lettore è invitato a farne oggetto di proficua meditazione.

Queste sono le parole nascoste dette da Gesù, il vivente, e scritte da Didimo Giuda Tomaso.

[1] Egli disse: – Colui che scopre l’interpetrazione di queste parole non gusterà la morte.

[2] Gesù disse: – Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando  non avrà trovato; quando avrà trovato sarà turbato e, se sarà turbato, si stupirà, e sarà re su tutto.

[10] Gesù disse: – Ho gettato fuoco sul mondo e lo custodisco fino a che divampi.

[82] Gesù disse: – Colui che è vicino a me, è vicino al fuoco. Colui che è lontano da me, è lontano dal regno.

[106] Gesù disse; – Quando di due ne farete uno, sarete figli dell’uomo; e quando direte a un monte: «Allontanati!» si allontanerà.

[114] Simon Pietro disse loro: – Maria deve andar via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita. Gesù disse: Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché lei diventi uno spirito vivo uguale a noi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel regno dei cieli.

La risposta, molto dura peraltro, che nel Vangelo di Tomaso il Signore dà a Pietro ricollega direttamente la figura spirituale della Donna al Mistero dell’Androgine Celeste, e quindi all’impresa del Graal. Massimo Scaligero in Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore, Perseo, Roma, s.d., ma 1969, nel II capitolo, L’Androgine e l’Eden, dopo aver rievocato le immagini cosmogoniche dei primordi della Terra, alle pp. 24-25, così scrive:

«In conseguenza del distacco del Sole dalla Terra, l’uomo accoglie in sé più intime forze plasmatrici, per riprodurre da sé la forma corporea: che è originariamente la struttura dell’Androgine. Dall’influenza del Sole operante da fuori della Terra e da quella della Luna unita ancora alla Terra, sorge la possibilità che l’uomo tragga da sé l’essere androginico.

Il mistero dell’Androgine è contemplabile come il momento di un potere formatore dell’uomo, scaturente dalla sua possibilità di accogliere forze più elevate epperò più profonde, in rapporto all’elemento lunare potenziato sul piano fisico dalla separazione del Sole dalla Terra. Le correnti capaci di dominare l’elemento lunare infero, saranno ravvisabili nell’accennato simbolo della Vergine. Rispondente all’aspetto dell’Iside-Sophia.  Si vedrà nel corso del presente studio come la via alla restituzione della forza radicale dell’Androgine sia l’impresa allusa nella saga del Graal e parimenti risponda al simbolo della Iside-Sophia. Questa infatti assume e redime in sé l’Ecate tenebrosa. Si vedrà ugualmente perché la donna detenga le chiavi della reintegrazione dell’uomo, onde la Vergine verrà chiamata Janua Coeli, […]».

La valutazione della funzione e della dignità della Donna in Massimo Scaligero è altissima, arrivando egli a scrivere, a p. 26, che:

«Dopo il distacco, il rapporto occulto con la Luna continuerà sul piano umano mediante la donna: la donna deterrà da allora le chiavi dell’opera di resurrezione dell’uomo. Grazie al sopravvivere in lei dell’elemento celeste androginico, presso alla necessità delle funzioni della riproduzione, la donna continuerà a mantenere il rapporto della specie umana con le potenze estrasensibili della Luna, assumendo perciò simultaneamente la duplice funzione di Iside: celeste e infera. Nella saga del Graal, la riconsacrazione del Castello e del Tabernacolo celeste fa appello all’intervento della stessa figura femminile a cui si deve la caduta di Amfortas: così Gerbert de Mostreuil spiega il primo momento di impotenza di Parsifal con l’aver egli dimenticato la propria donna».

Poi nel III capitolo, La Donna Celeste, a p. 43, Massimo Scaligero entra più a fondo nei segreti della costituzione occulta della Donna:

«Il mistero celato nella figura della donna come portatrice della reintegrazione, o come distruttrice, è intuibile in base alla nozione metafisica dell’Androgine: una verità segreta che si disvela come illuminazione decisiva, in tale direzione, è il carattere femminile della figura dell’Androgine, o dell’essere originariamente maschio-femmina, portatore della sintesi animica delle forze solari-lunari. La configurazione metafisica dell’Androgine è femminile: nella donna sopravvive la più alta possibilità di una magia reintegratrice, in virtù della sua specifica struttura animico-corporea. L a  c o n f i g u r a z i o n e  m e t a f i s i c a  d e l l’ A n d r o g i n e  è  f e m m i n i l e: nella donna sopravvive la più alta possibilità di una magia reintegratrice, in virtù della sua specifica struttura animico-corporea. Ciò non significa che l’essere androginico originario fosse conforme a caratteri di femminilità – che sarebbe una contraddizione sostanziale – ma che la donna, per il rapporto del suo essere animico con l’involucro corporeo, attua inconsciamente la natura dell’androgine, in quanto in lei l’essere androginico dell’anima ha rispetto alla corporeità un’autonomia che l’uomo non possiede: l’anima dell’uomo è più inserita nella struttura fisica, che quella della donna. Questa diversità di rapporto si trasmette al corpo eterico che, essendo nella donna maschile, ha una consonanza androginica con la corrispondente parte dell’anima, come non è possibile al corpo eterico dell’uomo, più aderente e perciò asservito alla corporeità fisica.

Questo inconscio elemento androginico affiorante nella forma fisica, grazie ad una relativa indipendenza del corpo eterico dalla fisicità, rende la donna agli occhi dell’uomo simbolo di angelicità, o di deità, destando risonanze di remote beatitudini. Ma l’uomo ignora il contenuto del simbolo, né sa di avere innanzi a sé vivente un simbolo, ovvero una realtà sensualmente impenetrabile. Questo elemento androginico esige essere ridestato e restituito alla sua magica funzione, nel momento in cui la funzione dell’oblio, o della «caduta», risulta esaurita».

Dalle parole di Massimo Scaligero qui riportate risulta come sotto molti aspetti la posizione spirituale della Donna sia suprema, come assolutamente necessarie siano la sua azione e la sua presenza nell’impresa del Graal, nell’opera di ricostituzione dell’Androgine Celeste. Per cui non può non stupire moltissimo leggere su un noto social forum non essere – al dire di taluni – Marie Steiner-von Sivers, la fedele compagna e collaboratrice di Rudolf Steiner, una Iniziata, perché «la donna non può giungere all’Iniziazione, non può realizzare l’Iniziazione». Naturalmente, una tale enormità è solo una grandissima sciocchezza, frutto di un ignorante presumere di possedere una conoscenza, mentre si può affermare con certezza che chi una tale offensiva enormità proclama, in realtà nulla conosce, ed ha per scusante della sua presunzione unicamente la propria grossolana ignoranza.

Eppure, un tale pre-giudizio è più diffuso di quanto non si creda. In oltre cinque decenni di Scienza dello Spirito, ho potuto udire più di una volta  una simile apodittica affermazione – da me accolta talvolta con manifesta indignazione, talaltra con divertito stupore – sia a Roma sia nella mia città. In realtà, non solo non vi è una sola parola di Rudolf Steiner o di Massimo Scaligero in tal senso, bensì vi è addirittura abbondanza di esplicite affermazioni in senso contrario ad un cotal pre-giudizio. Basterebbero le parole di Rudolf Steiner ne La Filosofia della Libertà, o nei Drammi Mistero – ove la figura di Maria ha un ruolo iniziatico inequivocabile – o leggere l’Epistolario tra Rudolf Steiner e Marie Steiner, che Hella Wiesberger mi indicò con calde parole come ‘Via’ di meditazione per cogliere il ‘mistero’ del rapporto ‘graalico’ tra Rudolf Steiner e la sua fedele compagna e collaboratrice, Marie Steiner. Ma anche richiamando alla memoria la storia dell’esoterismo e della spiritualità iniziatica d’Oriente e d’Occidente, come non ricordare Teano, sposa di Pitagora, Iniziata ed Iniziatrice, come non ricordare Diòtima, sacerdotessa d’Apollo a Mantinea, Iniziatrice di Socrate nei Misteri dell’Amore Celeste, o Asclepiade, figlia di un diàdoco, ossia di colui che presiedeva alla direzione dell’Accademia Platonica di Atene, che iniziò Proclo alla Teurgia, ai Misteri orfici, e agli Oracoli Caldaici, o la stessa neoplatonica Ipazia, che iniziò ai ‘Veri’ taluni cristiani come Sinesio e moltissimi pagani. Come non ricordare, nell’India del XIX secolo, la ‘brahmani’ che iniziò Ramakrishna, o, in tempi più recenti Ananda Mayi Ma, che lo stesso Shri Aurobindo dichiarava apertamente essere a lui stesso superiore nella realizzazione spirituale. Come non pensare alle innumerevoli Donne, le quali negli oltre 2600 anni di esistenza della ‘Via del Buddha’, hanno realizzata l’Illuminazione, ed hanno ‘gustato’ – secondo l’espressione tradizionale buddhista – l’elemento d’immortalità, ed il Nirvâṇa.

Massimo Scaligero, in colloqui e riunioni, fece più volte notare come nei Vangeli, mentre vi sono una quantità di espressioni da parte del Signore molto dure nei confronti dei maschi – ‘ipocriti’, ‘sepolcri imbiancati’, ‘mentitori’, ed espressioni anche più brutali, persino nei confronti di Pietro, spesso e volentieri improvvidamente errante – non vi è mai una espressione di rimprovero verso la Donna.

Conciosiacosaché, a tal proposito, io mi atterrò all’opinione di Enrico Cornelio Agrippa più sopra esposta, a mio modo di vedere assolutamente giustificata, nonché da me totalmente condivisa, ed avremo modo di vedere, nelle successive parti del presente studio, ove la corretta valutazione della Donna condurrà la nostra temeraria ricerca.   

L’ARCHETIPO-AGOSTO 2020

Anno XXV n. 8

Agosto 2020

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Il-Ritorno

K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Terzo Giorno – P. 1

Copgenesi

 

IL TERZO GIORNO

1. La via alla Terra.

Collegamento al Capitolo precedente

Fino allo stadio della blastula, l’embrione, come abbiamo visto, dapprima si sviluppa liberamente nella cavità del dotto ovarico, poi nell’utero. Ora però, sei giorni e mezzo dalla fecondazione, è giunto il momento nel quale la blastula maturata viene accolta nell’alveo dell’utero. Dapprima essa si fissa con il suo polo terrestre sulla mucosa. Dal polo terrestre crescono nelle profondità, delle terminazioni sottili, mobili; come radichette, con l’aiuto delle quali l’embrione lavora attivamente nella mucosa uterine (vedi Tavola III, fig. 1, poi figg 2 e 3) , fino a che non è completamente avvolto da essa.

TAVOLA III

Implantazione dell’embrione (liberamente, secondo LANGMAN). Fig. 1: la blastula penetra attivamente nella mucosa uterina (da sei a sette giorni dopo la fecondazione). Fig. 2: implantazione giunta alla metà del processo; il trofoblasto è cresciuto fortemente e si è differenziato nei citotrofoblasti generativi e i sinciziotrofoblasti, verosimilmente derivati da quelli, che entrano in rapporto con la mucosa materna. L’embrioblasto si è differenziato in ectoderma ed entoderma (7 giorni e mezzo dopo la fecondazione). Fig. 3: 9 giorni dopo la fecondazione. Implantazione praticamente completata; il coagulo di chiusura chiude le porte alla cavità uterina. Il frutto appiattitosi nel corso del processo d’implantazione diviene nuovamente sferico; il trofoblasto si è potentemente sviluppato. La cavità amniotica già visibile nella Fig. 2 è divenuta più grande e attorno al blastocele si è formata la membrana di HAUSER; perifericamente rispetto a questa sorge il coelom estraembrionale, la cavità corporea posta al di fuori dell’embrione vero e proprio. Il punto, indicato dalla freccetta sotto la Fig. 3, mostra l’effettiva grandezza dell’uovo (embrione e trofoblasto), che è disegnato nella Fig. 3.

All’interno di questa Terra materna l’embrione umano ora può svilupparsi, fino a che esso non è abbastanza forte da venir abbandonato alle forze della Terra esteriore. Anche la Terra esteriore un tempo era diversa. Anch’essa si è evoluta: da una sostanzialità più sottile sulla sua superficie è divenuta «pesante» e dura come una roccia. Secondo la Genesi, anche la Terra una volta fu un campo di forze immateriali, come la «Terra» del giovane embrione umano, giacché la Genesi descrive ambedue le evoluzioni: quella umana e quella della Terra. Questo processo di condensazione che la Terra poté compiere nel corso di miliardi di anni, il corpo umano ora, in una certa maniera, deve eseguirlo durante il suo sviluppo embrionale. Così lo sviluppo embrionale è una sorta di evoluzione cosmica svolgentesi in tempo breve. E allorché le ossa del corpo in formazione cominciano a solidificarsi, allora quest’ultimo si è conformato ed è maturo per la nascita. L’uomo si sviluppa per la Terra. Il suo corpo viene plasmato per la vita sulla Terra, riceve delle ossa ed un corrispondente peso. A tal fine lo aiutano le forze terrestri. Finora noi conosciamo l’elemento della Terra, ha-haretz, soltanto come ciò che è vivente-attivo nell’interno e sta di fronte alle forze del Cielo, ha-schamajim, che tendono verso l’esterno. Ciò porta, in relazione all’elemento sostanziale che va costituendosi sempre di più alla maniera di concepire, che ha-schamajim operi maggiormente all’assottigliamento ed alla volatilizzazione, ha-haretz invece alla condensazione e all’indurimento: che con ha-schamajim l’elemento sostanziale tenda dal centro verso la periferia, che con ha-haretz invece la sostanza si condensi nel corpo dell’embrione. Nella relazione dinamica di esterno ed interno abbiamo trovato la Terra dentro. Ma dopo che, nel secondo giorno della Creazione, le forze del Cielo, come espressione di un nuovo atto di Creazione, si sono immerse nell’elemento fluido, sorse nello spazio della Terra il  «sopra» e il «sotto». Nella regione inferiore ora presagiamo la Terra. Con ciò è stato fatto pure il primo passo nella gravità. La Terra non è più unicamente un elemento che si attiva in maniera vivente nell’interno; d’ora in avanti al concetto Terra inerisce anche quello della gravità. E d’altro canto, nel concetto Cielo penetra ciò che possiamo caratterizzare come ciò-che-tende-verso-l’alto.

Con l’immergersi della blastula nell’utero abbiamo un’immagine su come ora l’embrione si ponga nella sfera delle forze di questa nuova Terra sottoposta alla gravità. Tuttavia ora il suo successivo essere umano dipenderà proprio dal fatto che esso superi sin dal principio questa gravità. Che esso riesca a farlo, lo vediamo per esempio nel fatto che l’embrioblasto, che appunto rappresenta il polo gravitazionale, rimanga ancora costantemente incluso nella sfera del trofoblasto. Avviene diversamente nel caso della scimmia. Anche la scimmia (macacus) ha una bellissima blastula (vedi Fig. 6), ma la differenza morfologica tra trofoblasto ed embrioblasto è già grandissima, quest’ultimo appare goffo e pesante nei confronti del primo che invece appare delicato, quasi come un’esilissima parete (überdünnwandig).

Nel caso dell’uomo, sia l’embrioblasto come i suoi successivi stadi di sviluppo rimangono molto più pervasi dalle forze delle sfere celesti, che superano la gravità. Con ciò viene toccata una differenza essenziale, affatto generale, tra l’uomo e l’animale. Attraverso tutta la sua struttura, l’animale è molto più fortemente legato alla Terra che non l’uomo, il quale conquista il suo esser umano proprio attraverso la facoltà di stare eretto, attraverso il superamento della gravità. Per la verità, anche una scimmia può talvolta stare eretta, ma questo è sempre un ergersi esteriore, giacché il corpo della scimmia è organizzato per la gravità. Allorché l’uomo si erge eretto, questo stare eretto corrisponde alla sua organizzazione. Per lui la stazione eretta non è niente di esteriore, bensì qualcosa di profondamente fondato nel suo essere. Accanto alle forze della gravità, sono quelle della stazione eretta le plasmatrici del suo corpo. Perciò in lui il principio della stazione eretta è all’interno di tutti gli organi, e ciò si lascia dimostrare addirittura sin nella fine struttura di essi¹. Ergersi eretto non significa sottrarsi alle forze della Terra. Significa non farsi sopraffare dalle forze della Terra, ricercare nel corpo terrestremente pesante le forze del Cielo e farle essere presenti. Il poter fare ciò necessita di una speciale organizzazione.

Fare questo è una faccenda che riguarda la personalità umana.

Nel momento in cui ora le forze della Terra cominciano ad essere attive in maniera vera e propria nell’embrione, vediamo le forze del Cielo sviluppare ora più che mai la loro attività. L’embrione vive tra le forze della Terra e quelle del Cielo.


¹Vedi RUDOLF STEINER: per esempio in Scienza dello Spirito e medicina, ciclo di conferenze per medici e studenti di medicina, tenuto a Dornach nel 1920, Editrice Antroposofica O.O.98-99.

(Continua)

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NEL SILENZIO IN CUI LA VOLONTA’ E’ CALORE.

NOVATEK CAMERA

 

NELL’IMMENSO GELO : IL FUOCO CHE AVVAMPA

E’ UNA GOCCIA DEL CUORE DI LUCE

CHE MANIFESTA L’ARMONIA DEGLI ETERNI.

 

MENTRE NELLA STASI DEL GELO LE ANIME PERSE ESPRIMONO ODIO.

TENUE IL CALORE SI ANNUNCIA NEGLI AUREI BAGLIORI DEL CIELO.

 

E TALE INVINCIBILE LUCE CHE SORGE

SCATENA IL FURORE DI COLORO CHE VOLLERO IL MALE

NEL MARE GHIACCIATO DELL’OTTUSO SENTIRE SOLTANTO LE PIETRE.

 

L’ABOMINIO CHE MUORE PRONUNCIA SOLTANTO LAMENTI RIBELLI

VOLUTI LADDOVE ODIO E STRIDORE PERVADONO INTELLETTI OSCURATI.

 

OTTUSI INTELLETTI  NEL GELO MALEDICONO IL BENE

CHE PURE DESIDERANO ESISTA PER POTERLO AGGREDIRE.

 

UNA NUBE SI ESTENDE

-ARIDISSIMA-

PERMEATA DA UN FORTE VOLERE

IN CUI L’ELEVATO ED IL DEGNO APPAIONO DEPRECATI E IMPOSSIBILI.

 

INSENSATE POTENZE DELL’INCUBO

DENSISSIME

IMPONGONO PRESSANTI CERTEZZE

CHE SONO SOLTANTO POSSENTI SENSIBILITA’ CEREBRALI

NUOVE E PLAUSIBILI E FALSE

APPARSE DAL NULLA.

VOLUTE LADDOVE IL FARNETICANTE DISPREZZO E’ ABITATO DA ENTI DEL MALE.

 

NEI DECADUTI IL PENSARE SI FONDA SU PRESUPPOSTI SUBITI

CHE -QUALI GORGHI CHE PRECEDONO IL RIFLETTERE- INDIRIZZANO E MANOVRANO OPINIONI ED AZIONI.

 

UNA FORMA MENTALE SINISTRA E’ UNA FORZA FORMANTE DENSA ED OSCURA

CHE RICONDUCE  -OSSESSIVA- AI VELENI DA CUI SCATURISCE

E CHE E’ OBBLIGATA AD INSERIRE NEL MONDO.

 

IL SOGGETTO SPESSO E’ PASSIVAMENTE ASSOPITO DINANZI AL PROPRIO VELENO

E TENDE A RIFLETTERE COME PAROLA IDEOLOGICA QUANTO HA INABISSATO IL PROPRIO INTERIORE SENTIRE CIO’ CHE CONSIDERA VERO E CREDIBILE.

 

INCONCEPIBILE RISULTA LA POSSIBILITA’CHE UN MONDO PIU’ ALTO

POSSA ISPIRARE PENSIERI SENTIMENTI E AZIONI VERSO UN VALORE VIVENTE

CHE ABBIA I CARATTERI DELLA SOVRUMANITA’.

 

EPPURE SI AMMETTE CHE DA UN IPOTETICO NULLA SORGANO I PENSIERI E LE IDEOLOGIE LIBERAMENTE CONCEPITE E CONDIVISE PURCHE’ APPARTENENTI

AD UN MALIGNO ODIARE GLI AVVERSARI.

 

SI ADORA UN MALE CONDIVISO CHE NON AMMETTE ERETICI

DEI QUALI PERO’ NECESSITA PER POTERSI ESPRIMERE.

 

E’ L’ETERNA DUALITA’ DEGLI INFERI

CHE HA COME COROLLARIO IMPRESCIDIBILE LA CONTINUITA’ NELLA MENZOGNA.

 

TALE ESECRABILE  FOLLIA E’ UNA POTENZA MALATA CHE ATTENDE LA SUA CURA.

 

SPLENDE DI MERAVIGLIA L’ALTA ESSENZA DI VERITA’ OVE L’IDEA NE SFIORA L’ALBEGGIARE.

 

POTERE UNITIVO DELL’INTELLIGENZA CHE MANTIENE COLLEGATI FRA LORO I CONCETTI RICORDATI MENTRE LI CONTEMPLA :

OTTIENE L’IMPOSSIBILE VIRTU’ DI CONSUMARE IL MALE CHE

-CONTRASTANDO QUALE OSTACOLO L’ATTO DEL NITIDO RICORDO-

E’ OBBLIGATO A MOSTRARE LA CONTORTA POTENZA AVVERSANTE CHE LO GENERA.

 

A TALI LIVELLI IN CUI L’ASCESI DEL PENSIERO CONTEMPLA LA SINTESI DEI CONCETTI RICORDATI :

OGNI OSTACOLO,OGNI OPPOSIZIONE,OGNI ENERGIA NEGANTE,OGNI FISICIZZAZIONE,OGNI DISTRAZIONE E’ LA VESTE (ALTRIMENTI INAVVERTITA E INCONCEPIBILE) DI ALCUNI DEI MALI OPERATIVI CHE INFESTANO IL MONDO E CHE INFETTANO LE OPINIONI DEGLI UOMINI E LE AZIONI MALIGNE CHE NE DERIVANO.

 

LA VERITA’ QUALE ESSENZA OPERATIVA NEL VIVENTE : DISSOLVE O CONSUMA IL MALE E LA MENZOGNA.

 

NEGLI INDIVIDUI E NEL MONDO.

 

FOLGORE DELL’IMPOSSIBILE RISORGERE.

 

FOLGORE CHE –STRUTTURATA DI VOLONTA’- GIUNGE FRA LE VETTE

OVE OPERA IL RESPIRO OCCULTO CHE REDIME.

 

FRA LE VETTE :

OVE GIUNGE IL GRAN SILENZIO A CONSUMARE I NODI DELLA RABBIA.

OVE NELL’IMPOSSIBILE QUIETE POSSONO OPERARE GLI ENTI DEL REINNALZARE.

OVE INFINE NELL’INTENSO E PROLUNGATO CONTEMPLARE :

PUO’ DISPIEGARSI IL CELESTE MANTO DELLE ANIME LACERATE CHE INIZIANO A RIGENERARSI.

 

INAVVERTITO IL VALORE DEL SOLENNE VOLTO SOLARE

PERMEA GLI ATTIMI IN CUI L’UMANO TROPPO UMANO BLATERARE : TACE.

 

L’ETERNITA’ PUO’ IRRAGGIARE LA FIGURA INTERIORE DEI MOLTI

CHE ORA LA NEGANO CON MINORE CONVINZIONE

POICHE’ LE CEREBRALITA’ STUPITE SONO ASSEDIATE DAL SILENZIO.

 

ORO DEL SILENZIO NEL GRAN RESPIRO DEL SIGNORE DELLE FOLGORI.

 

OVE L’ASCESI GIUNGE A CONSACRARE.

 

CROLLANO I PRESUPPOSTI DELL’IMMENSO GELO

MENTRE SI IMPRIMONO E SI ESTENDONO I SEMI DELL’INVITTO ORO.

 

NEL CALORE IMMATERIALE LIBERAMENTE ATTINTO NEL VOLERE.

 

ESSENZA DELL’INTELLIGENZA CHE ATTUA IL COSCIENTE CONTEMPLARE.

 

ORO LOGOS.

 

PRINCIPIO CREANTE DELL’UNICO CALORE.

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LEGGERE CON MAGGIOR ATTENZIONE TESTI QUALI TEOSOFIA O LA SCIENZA OCCULTA (di F. Giovi)

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«Leggere con maggior attenzione testi quali Teosofia o La Scienza Occulta, ascoltare il più possibile soltanto sé stessi e quello che si sente vero nelle parole del Dottore, e imparare a fare a meno delle ‘opinioni’ degli altri».

Questo è un consiglio, non un’opinione. Confesso che tra un’opinione e un cobra, senza esitazione scelgo il cobra (tra l’altro ai serpenti la meditazione, a modo loro, piace… ma questa è un’altra storia): di solito, nei tanti gruppi che ho frequentato, quando qualcuno con voce esitante ed educata chiedeva la parola con la magica formula: «Forse non ho capito bene, ma vorrei esprimere la mia opinione…» fiondava un istante dopo una cretinata più grossa d’un elefante impazzito ed altrettanto catastrofica, poiché nessuno aveva il coraggio di imbrigliare la cosa.

Un giorno provai a contrastare tale fenomeno in un gruppo di studio indipendente, con la massima diplomazia di cui ero capace a quel tempo: «Ma dai! Chiudi la bocca e non dire scemenze!». Ebbene, una dozzina di volti ruotarono nella mia direzione manifestando irritazione e tristezza, quasi avessi lordato il Santissimo: solo l’opinionista zittito mi guardò e disse: «Scusa».

Si, l’anima umana è davvero complicata. Non credo che un’individualità entrata nel percorso della Scienza dello Spirito scelga l’una o gli altri (lettura o esercizi): con buona pace per l’idea primitiva e personale della libertà, è l’Antroposofia che attrae te o, se preferisci, sono impulsi pre-natali che ti dirigono ad essa.

E, non di rado, si veicolano dapprima alla brama: in alcuni come brama di conoscenza, in altri persino come brama di potenza. Mi sembra meschino guardare queste cose, quando si fanno strada nell’anima, con la lente del moralismo. L’anima dice a se stessa: «Ho bisogno di queste cose». Dice il Dottore: “Sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento”. Il “bisogno” è potente ed elementare (hai una fame nera: hai bisogno di mangiare; cammini, zaino in spalla, da otto ore: hai bisogno di fermarti). L’aspetto sostanziale sta semplicemente nell’intensità del bisogno. Chi di sete sta morendo non s’attarda a selezionare le bevande, similmente chi trova la Scienza dello Spirito come ciò che ha sempre cercato come senso della propria vita, afferra di essa quanto, al momento, gli è più vicino.

Fintanto che il ricercatore permane (immerso) nella corrente del karma, la sua azione è assistita da una saggezza sovrapersonale. Spesso si dice: “il peso del karma” o frasi consimili, tutte allusive alla gravità del destino. Non voglio contestarle, da un certo punto di vista sono oro colato, ma l’incontro con i contenuti dello Spirito modifica molte cose nell’anima. Ne cito una, drammatica e decisiva: quella che in precedenti note ho chiamato “assunzione di responsabilità”. Se essa è radicale, il karma muta, per così dire, professione: passa da tutore ad accompagnatore. Allora nella sfera dell’Io devi sostenerti da solo, solo tue diventano le sconfitte, le vittorie e le scelte: tessi tu stesso il tuo destino e divieni cosciente (o semi-cosciente) dell’abisso che si apre a destra e a sinistra intorno a te. Per l’uno sono impressioni diversificate di forze interiori, per l’altro lampi immaginativi, il terzo avverte tempeste ed angosce, mentre il quarto purtroppo sente solo paura e si contrae o scappa in tutti i modi possibili. Chi non scappa, a volte tra mille turbamenti, concepisce che la propria evoluzione dipende, ora, dalla sua attività, e inizia a completare ciò che la ‘natura’ ha abbandonato in corso d’opera: fa gli esercizi, magari oscillando tra un sentimento di pochezza “Domine non sum dignus”e il prometeico impulso del “Che importa. Io li faccio lo stesso”.

Sono consapevole che il disegno tratteggiato è assolutamente incompleto, frammentario: ma è per qualcuno l’itinerario reale, e non è del tutto necessario che si svolga oggi in un fiato: spesso le consapevolezze salgono lente da luoghi profondi.

Gli esercizi non sono “un problema”. Non portano danni all’anima, spaccature alla psiche, ingestibilità alla coscienza morale: casomai è proprio il contrario. Se si impara a dominare le forze dell’anima che spesso e volentieri (sempre!) scorazzano indipendenti e selvatiche, è tutta la struttura umana che, semmai, si riarmonizza: dove prima c’era il caos inizia l’ordine. Inoltre aiutano non poco le ‘letture’ di testi il cui contenuto non si ferma al riflesso del mondo sensibile ma dovrebbe essere “risvegliatore della vita spirituale del lettore, non una somma di comunicazioni” (purtroppo la “somma di comunicazioni” s’è ampliata a dismisura e viene concepita come qualcosa di assai positivo!).

I continui avvertimenti lugubremente ammonitori sulla incalcolabile serie di danni che l’operatore si troverebbe a subire tre minuti di disciplina voluta, e che sento da oltre cinquant’anni, sono queruli, noiosi e inutili. Stare attenti, ma in nome di tutti gli dei, da che cosa? Non c’è uno tra gli accademici avvoltoi che abbia tentato davvero una disciplina forte e vera. Non uno che abbia sperimentato qualcosa che non sia la propria, onanistica, elucubrazione. Farsi sordi ai canti sirenici delle acque infere, leggere assai lentamente qualche testo di Steiner e di Scaligero con cuore aperto, volontà di comprendere e pensiero disciplinato.

Lasciare che singole frasi o parole vibrino nell’anima: questo è lo schema del meditare. I pensieri suscitati dalla lettura, se sperimentati nell’anima, sono il miglior viatico per il lungo cammino che ci aspetta. Se poi l’anima avverte che la vita nella lettura sta inaridendosi, che non giunge più fino al cuore, allora potrebbe essere giunto il momento di darsi una scrollata da cane bagnato e di iniziare, con attenta cura, gli esercizi di fondamento. Credo non vada dimenticato che il pensiero ordinario è strutturalmente funzionale alla sfera ahrimanica, cioè al mondo dei sensi, e quando astrae da questo mondo s’intrappola nella rete luciferica che chiamiamo astrazione; dire questo è corretto, ma è pure straordinariamente scorretto non aggiungere l’indicazione che è possibile formarsi pensieri coscienti in cui agisce l’elemento puro del volere voluto dall’Io e non dagli dèi degli ostacoli. La concentrazione e poi la meditazione paralizzano l’azione di Lucifero e di Ahrimane: ciò è, in un certo senso, sperimentabile per l’asceta. Nella concentrazione la determinazione univoca rivolta all’oggetto spinge a realizzare l’inutilità dei pensieri più acuti, dei giudizi, di tutto il pensiero ordinario. Ci si incammina sulla via di liberare il pensare dai pensieri. Poi sarà possibile giungere allo spirituale che pensa in noi: questa è la via di Michael.

L’ARCHETIPO-LUGLIO 2020

Anno XXV n. 7

Luglio 2020

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La-Creazione

In questo numero:

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. OTTAVA PARTE.

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La Leggenda del Tempio e la Leggenda Aurea, alle quali Rudolf Steiner dava sì tanta importanza nella prima ‘Scuola Esoterica’, da lui fondata nel 1904 e operante sino al 1914, sono per molti ‘antroposofi’ –  legati o meno alla ‘ufficiale’ Società Antroposofica – ma anche per molti che, in varia maniera, fanno riferimento al pensiero e all’Opera di Massimo Scaligero, di non facile comprensione, e questo non perché Rudolf Steiner non parli chiaro, ché, anzi, egli lo fa, sempre, in modo limpidamente esemplare, bensì perché, da una parte, essi son temi che richiedono un notevole approfondimento meditativo, che solo una energica pratica interiore può dare, dall’altra, perché chi si accosta a tali temi deve – ripeto: non solo può, ma deve – liberarsi dei condizionamenti che mediante una quasi bimillenaria ‘fascinazione’ è stata abbondantemente esercitata sulle anime da parte delle varie poco cristiche confessioni religiose ‘cristiane’.

Non va affatto sottovalutata questa occulta azione di ‘fascinazione’ – di ‘envoûtement’, direbbero i francesi, termine espressivo che nell’Ottocento gli occultisti italici traducevano ad litteram con ‘involtolamento’ – da parte della gerarchia ecclesiale di ogni epoca, perché essa è stata esercitata mediante un uso decisamente ‘magico’, quasi bimillenario, della ritualità liturgica. Una tale ritualità – largamente desunta, copiata, per non dire addirittura ‘scippata’, dagli Antichi Misteri egizi, ellenici, orientali e romani del Mondo Classico – ha una sua indubbia potenza di efficacia magica, e può sortire i più diversi effetti, spesso non precisamente positivi, nel venire usata secondo la volontà e l’arbitrio di chi ne detiene il potere e le chiavi. Una tale ritualità è lontanissima dalla spartana semplicità in uso tra i primissimi cristiani, e – come riconobbe pure lo stesso R.P. Antoine Dondaine O.P., scopritore e curatore dell’edizione del Liber de duobus principiis del cataro Giovanni di Lugio, e lui stesso domenicano, ossia appartenente proprio a quell’Ordo Praedicatorum nato per lo sterminio della ‘eresia’ catara, definita, per certi versi giustamente, ‘manichea’ dalla ‘Santa Inquisizione dell’eretica pravità’, della quale l’Ordine Domenicano era magna pars – è proprio nei semplicissimi e scarni ‘Riti’ della ‘traditio orationis’, ossia nella trasmissione del Pater Noster, nella ‘fractio panis’ della mistica Cena, nel ‘Battesimo spirituale’, ossia nel ‘Consolamentum’ dei Catari che è possibile ritrovare e vedere i puri e semplici riti praticati dai primissimi cristiani.  

Dunque, un tale condizionamento di quasi due millenni, operato ‘magicamente’ attraverso la ritualità, la predicazione, l’elaborazione teologica, ha ‘configurato’ le anime in profondità, e ‘deconfigurarsi’, e l’affrancarsi da una tale massiccia ‘configurazione’ richiede indubbiamente un grandissimo sforzo, che va contro la bimillenaria passività artatamente indotta nelle anime da un cotale insidioso condizionamento. Ed è necessario operare a lungo ed energicamente per dilavarne sin nelle profondità dell’anima anche le minime tracce.

Nulla è più difficile, in questo campo spirituale, del fatto di vedere limpidamente e in profondità il senso della contrapposizione – fatale, ma al contempo necessaria – tra la stirpe e la corrente spirituale di Abele-Seth e la stirpe e la corrente spirituale di Caino.  E nulla è più difficile del cogliere i vari e profondi sensi celati nel racconto della Genesi a proposito della ‘seduzione’ di Eva da parte del ‘serpente’ nel giardino dell’Eden. Ma leggiamo cosa è scritto nel terzo capitolo della Genesi mosaica, che riflette la tradizione abelita delle confessioni religiose ebraica e cristiana. Così leggiamo nella traduzione – la famosa ‘Riveduta’ – del valdese Giovanni Luzzi:   

«Or il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l’Eterno Iddio aveva fatti; ed esso disse alla donna: ‘Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?’  E la donna rispose al serpente: ‘Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire’. E il serpente disse alla donna: ‘No, non morrete affatto; ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male’. E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture. E udirono la voce dell’Eterno Iddio, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino. E l’Eterno Iddio chiamò l’uomo e gli disse: ‘Dove sei?’ E quegli rispose: ‘Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perch’ero ignudo, e mi sono nascosto’. E Dio disse: ‘Chi t’ha mostrato ch’eri ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero del quale io t’avevo comandato di non mangiare?’. L’uomo rispose: ‘La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero, e io n’ho mangiato’.  E l’Eterno Iddio disse alla donna: ‘Perché hai fatto questo?’ E la donna rispose: ‘Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato’.  Allora l’Eterno Iddio disse al serpente: ‘Perché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno’. Alla donna disse: ‘Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figliuoli; i tuoi desiderî si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te’. E ad Adamo disse: ‘Perché hai dato ascolto alla voce della tua moglie e hai mangiato del frutto dell’albero circa il quale io t’avevo dato quest’ordine: Non ne mangiare, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra donde fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai’. E l’uomo pose nome Eva alla sua moglie, perch’è stata la madre di tutti i viventi. E l’Eterno Iddio fece ad Adamo e alla sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì. Poi l’Eterno Iddio disse: ‘Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto a conoscenza del bene e del male. Guardiamo ch’egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo’.  Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto. Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita».

Dalla lettura di questo terzo capitolo della Genesi mosaica, di tradizione ‘abelita’ di stretta osservanza, che preannuncia tutti i drammi, le tragedie, le sofferenze, e gli strazi, che accompagneranno l’umanità nei millenni, risultano evidenti alcune ‘cose’, che hanno la loro grandissima importanza dal punto di vista dell’Esoterismo Cristiano – in contrapposizione alla visione ‘ortodossa’ della Chiesa cattolica sia latina che greca, e di quella protestante e riformata – e in particolare hanno notevole rilevanza in una visione ‘gioannita’, ‘gnostica’, ‘manichea’, ‘catara’, e ‘rosicruciana’. Naturalmente, proprio in questo campo, notevoli saranno nelle anime i pregiudizi, le resistenze, e in molti casi anche il rifiuto, come conseguenza del bimillenario condizionamento del quale è stato detto più sopra.  

Anzitutto, leggendo il testo da un punto di vista di chi non si accontenti della semplice ‘fede rivelata’, sempre ‘ingenerata e ricevuta dall’Alto e mai generata dall’uomo’, ovvero quella che gli antichi Gnostici valentiniani chiamavano πίστις, pìstis, ma ricerchi quella che sempre i Valentiniani definivano γνῶσις, gnôsis, ‘Conoscenza’, che contrapponevano alla semplice ‘fede’, risulta che il ‘serpente’ – ὄϕις, ophis, in greco, e נָחָשׁ, nâḥâsh in ebraico, da qui la corrente gnostica degli ‘Ofiti’, ὀϕίται, ophītae, o ‘Naasseni’ – abbia detto a Eva una ‘scomoda verità’ – nella fattispecie ‘scomoda’ per il ‘Signore’, ossia ‘Adonai’, ovvero ‘Jahve-Jehova’. Infatti, non fu affatto il ‘gustare il frutto dell’Albero della Conoscenza’ che dette, di per sé, la morte all’uomo. Semmai – come si accorse sùbito Eva – il gustare tale frutto dette a lei e ad Adamo una speciale ‘intelligenza’, in particolare la ‘conoscenza del Bene e del Male’. È evidente che Jahve-Jehova non desiderava affatto che la donna e l’uomo ricevessero una tale ‘intelligenza’, la quale donava all’essere umano qualcosa che, in qualche modo, lo elevava a livello divino. Il ‘serpente’ non offrì affatto ad Eva un ‘frutto avvelenato’, un ‘frutto mortale’. La susseguente e conseguente ‘morte’ furono, al contrario, la ‘punizione’ decisa da Jahve per il fatto che l’essere umano ricevette tale ‘intelligenza’. Infatti, è Jahve che, nel testo della Genesi, pronuncia le parole: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto a conoscenza del bene e del male. Guardiamo ch’egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo».

È bene soppesare le parole, che non sempre nelle varie traduzioni rispecchiano interamente – e, aggiungerei, inevitabilmente – il senso dell’originario testo biblico, per cui, per documentazione del candido lettore, riporto la traslitterazione del testo ebraico.  La prima parte della frase in ebraico suona così:

Va-jjòmer Jahve Elohìm : hen ha-adàm kě-achàd mimmènu la-da‘ath tov va-ra‘ ve-‘attah. 

Dunque, il ‘serpente’ non mentì affatto a Eva dicendole :«No, non morrete affatto; ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». Infatti l’intero brano ebraico, integralmente riportato, così suona :

Vě ha-nachash hayah ‘arum  mikkòl hayyoth hassadeh asher ‘assah Jahve Elohim. Va-jjomer el ha-isshah: Af ki-amar Elohìm lo to’kělu mikkòl ‘etz ha-ggan? Va-tomer ha-isshah el ha-nnachash: mi-pěrì etz ha-ggan nokhel. U-mi-ppěrì ha-‘etz asher bě-thokh ha-ggan amar Elohim, lo thokhělu mimmènu vě-lo tig‘u bo pen-těmutun. Va-jjòmer ha-nnachash el ha-isshah: Lo-moth temuthun, ki yodea‘ Elohim ki be-jjòm akhalekhèm mimmènu nifqěhù ‘ejnikhèm vihějitèm ke-Elohìm jodea‘ tov va-ra’.

Nell’Esoterismo Cristiano il termine Jahve-Elohìm – anche se nelle varie Bibbie cattoliche latine e greche, e in quelle protestanti e riformate, viene tradotto come Dio, l’Eterno Iddio, il Signore, e simili espressioni – non designa affatto il Divino, l’Altissimo – ebraico El ‘Eljòn, al quale, nella Genesi, XIV, 18, sacrifica Melchisedec, re e sacerdote – nel senso dell’Assoluto, e nemmeno Lucifero, come è stato dimostrato nel mio precedente studio, bensì un Eloha o Eloah, un’entità della Gerarchia degli Elohim, delle ‘Exousiai’, ovvero delle ‘Potestà’, un’entità di quelli che nella Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner vengono chiamati ‘Spiriti della Forma’.

Considerando il racconto della Genesi in una prospettiva cainita – chiaramente inaccettabile da parte di chi si ponga all’interno della “ortodossia” abelita – proprio non si capisce perché l’essere umano non debba nutrirsi del ‘frutto dell’Albero della Conoscenza’, visto che esso dona, come sperimentò per prima Eva, Madre dei Viventi, l’“intelligenza”. Evidentemente, prima di gustare tale ‘frutto proibito’, l’essere umano era in uno stato di innocente ‘inconsapevolezza’, di inintelligente ‘ignoranza’, di non responsabile, infantile, non colpevole, ‘irresponsabilità’. L’essere umano era in uno stato di immeritata ‘purezza’: immeritata perché non frutto di conquista, ma ‘grazioso’ dono di Jahve-Jehova, di una deità che non desidera che l’uomo acceda alla ‘intelligenza’, e attraverso questa, alla ‘Conoscenza’: una deità che, nel Vecchio Testamento, dimostra esser molto ‘gelosa’ del suo possesso umano. Anche secondo la abelitica teologia cattolica, l’uomo nel Giardino dell’Eden era in possesso di facoltà e doni ‘preternaturali’, che lo rendevano capace di illimitata sapienza e potenza. Ma tali qualità erano appunto ‘gratuito’, ‘grazioso’, dono di Jahve, non conquista dell’uomo: arbitrario dono, che in maniera altrettanto arbitraria – ‘libito licito’ – gli poteva essere tolto. Come, in effetti, poi avvenne. E Massimo Scaligero, fin dalla sua prima grande opera, negli anni Cinquanta del trascorso secolo, nell’Avvento dell’Uomo Interiore, G.C. Sansoni Editore, Firenze, 1957, p. 57, delinea il senso della fatale ‘caduta’ dell’uomo primordiale sino all’attuale tristissima, e abietta, condizione di ottusa reclusione nell’effimero, nel contingente, e nell’illusorio, e avverte che:

«In realtà l’Io superiore è divenuto ego, perché l’ego si faccia Io superiore. Si può dire che l’uomo originario è stato strappato alla trascendenza da potenze superiori e avviato a un’esperienza del mondo finito, perciò lungo una «via discendente», il cui senso è riflesso nel simbolismo delle Quattro Età. S e  d e l l a  c o n d i z i o n e  s u p e r i o r e   p r o p r i a  a l l a  P r i m a  E t à, o  «E t à  d e l l’ o r o», l’ u o m o  f o s s e  s t a t o  v e r a m e n t e  a u t o r e  e  s i g n o r e, c e r t a m e n t e  n o n  s a r e b b e  p o t u t o  d e c a d e r e  d a  e s s a. Si tratta, in effetto, della condizione nella quale egli era contenuto, era ispirato, non libero».

Quindi, se l’uomo di quell’originario stato di sovrumana grandezza, nel quale egli si trovava nell’Eden, non aveva alcun proprio ‘merito’, neppure aveva veruna personale ‘colpa’ per la perdita di esso. Anzi – da uno spregiudicato punto di vista ‘cainita’ – una cotale, fatale perdita fu, paradossalmente, una ‘felix culpa’, perché gli permise di conquistare, con le proprie forze, perciò con proprio ‘merito’, e con ‘umana sapienza’ con ‘Anthroposophia’ – Autocoscienza, Libertà e Amore. Vedremo, nel corso del presente studio, come sia propria questa ‘felix culpa’, in una prospettiva ‘cainita’, la chiave della penetrazione conoscitiva, in senso manicheo, del ‘Mistero del Male’, dell’inverarsi di una ‘Filosofia della Libertà’, del compimento della ‘impresa del Graal’, della restituzione dello ‘stato primordiale’, della realizzazione dell’Androgine Celeste.   

Del resto è il testo stesso della Genesi mosaica che  afferma che Eva vide che l’albero era desiderabile per diventare intelligente [lě-ha-skil]. In ebraico biblico abbiamo una radice trilittere – sin-kaf-lamed – dalla quale, se consultiamo l’ancor ottimo e utile, seppur datato, Francesco Scerbo, Dizionario ebraico e caldaico del Vecchio Testamento, Libreria Editrice Fiorentina, 1912, a p. 371, nn. 3-4-5, discende la parola sekhel, che come verbo ha il significato di ‘esser prudente’, ‘esser savio’, ‘agire saggiamente’; come aggettivo verbale ha il significato di ‘prudente’, ‘probo’, ‘intelligente’, ‘savio’, e addirittura ‘pio’; e come sostantivo quello di ‘intelligenza’, ‘prudenza’, ‘buon senno’. Dunque, lo ripeto ancora una volta, il ‘serpente’, nell’Eden, non mentì affatto proponendo alla donna un frutto sì prezioso, che le donava ‘intelligenza’. Inoltre, è il Christo stesso che nel Vangelo di Matteo, X, 16, avverte i suoi seguaci che non basta esser ‘puri come colombe’, ma è necessario eziandio esser ‘prudenti come serpenti’γίνεσθε οὖν φρόνιμοι ὡς οἱ ὄφεις καὶ ἀκέραιοι ὡς αἱ περιστεραί, ghinesthe oùn frònimoi hos òi òfeis, ài akéraioi hos ài peristerài.  

Ma nelle varie poco cristiche Chiese cristiane, si sposa totalmente il punto di vista abelita, e si ritiene essere solo ‘presunzione’, ‘superbia’, ‘blasfemia’, ‘ribellione’, la volontà dell’uomo di ‘conoscere’. Un esempio di ciò è quanto scrive Ireneo, vescovo di Lione del II secolo, feroce avversario, derisore e calunniatore, degli Gnostici. Infatti così scrisse in Adversus haereses II, 26, 1:

«È dunque meglio e più salutare essere semplici ed ignoranti ed appressarsi a Dio mediante la carità piuttosto che credere di sapere molte cose e dopo molte avventure di pensiero essere blasfemi contro Dio».

Del resto, è Jahve stesso che conferma quanto rivela la dichiarazione del ‘serpente’, ossia che col gustare il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza, l’uomo diveniva «come gli Dèi – kě-Elohìm – conoscitore del bene e del male – jodea’ tov va-ra’».  

Ma nel Vangelo di Giovanni X, 34-36, trad. della Riveduta di Giovanni Luzzi, è il Christo stesso che afferma la suprema dignità dell’Uomo:

«Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi? Se chiama dèi coloro a’ quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio?».

Per documentazione del benevolo, e volenteroso lettore, riporto l’originale del testo greco di questo brano giovanneo:

ἀπεκρίθη αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Οὐκ ἔστιν γεγραμμένον ἐν τῷ νόμῳ ὑμῶν ⸀ὅτι Ἐγὼ εἶπα· Θεοί ἐστε;  εἰ ἐκείνους εἶπεν θεοὺς πρὸς οὓς ὁ λόγος τοῦ θεοῦ ἐγένετο, καὶ οὐ δύναται λυθῆναι ἡ γραφή,  ὃν ὁ πατὴρ ἡγίασεν καὶ ἀπέστειλεν εἰς τὸν κόσμον ὑμεῖς λέγετε ὅτι Βλασφημεῖς, ὅτι εἶπον· Υἱὸς τοῦ θεοῦ εἰμι;

Ora, se mi son permesso di riportare il testo ebraico di alcuni versi della Genesi mosaica, e quello greco dei Vangeli, non è stato per  sfoggiare una ‘edificante erudizione’ a pro’ del benevolo lettore – cosa che reputo essere inutile, oltre che vanitosa – bensì perché alcune parole del testo biblico originario sono particolarmente significative, e possono illuminare molto il tema che ci sta a cuore: il tema del Graal. Infatti, sia il ‘serpente’, nachash, che l’Eloha o Eloah Jahve, usano parole tra loro correlate: la voce verbale jodea‘ e il sostantivo da’ath. Ora, nel sopra citato Dizionario ebraico e caldaico del Vecchio Testamento di Francesco Scerbo scopriamo, alle pp. 111 n. 13, e 112 n. 1, che ambedue le parole sono costruite a partire dalla radice trilittere jodh-daleth-‘ajin, dando origine al verbo jadà‘ col significato di ‘accorgersi’, ‘conoscere’, ‘sapere’, ‘avere intendimento’, e, a p. 59, da‘ath, col significato di ‘conoscenza’, ‘sapere’, ed aggiungo io, di ‘Gnosi’.

Ed è, appunto, questa da‘ath tov va-ra‘, questa ‘Gnosi del Bene e del Male’, che Jahve-Jehova non voleva che gli esseri umani, e nel caso specifico Adamo ed Eva, facessero loro perché – come apertamente dichiara il ‘serpente’, e conferma lo stesso Jahve, li rendeva  ke-elohìm jodea’ tov va-ra’, come gli Dèi, conoscitori del Bene e del Male. Ma il verbo jada‘, in ebraico, ha anche un altro senso, un senso traslato, quello legato alla generazione fisica. Infatti al primo verso del quarto capitolo della Genesi è scritto: Vě-ha-Adam jada‘ eth-Chavah ishtò, e Adamo ‘conobbe’,  ossia ‘fecondò’, Eva, sua moglie.

Di molti Patriarchi, nell’antico Testamento, viene detto che ‘conobbero’ la loro sposa, e questa ‘concepì’, e partorì un figlio. E persino nel Vangelo di Luca, I, 26-35, sempre nella citata traduzione del valdese Giovanni Luzzi, all’annuncio fatto dall’Arcangelo Gabriele, Maria risponde usando il verbo ‘conoscere’, cui viene dato appunto il significato traslato usuale nell’Antico Testamento. Infatti leggiamo:  

«Al sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea detta Nazaret ad una vergine fidanzata ad un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. E l’angelo, entrato da lei, disse: Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è teco. Ed ella fu turbata a questa parola, e si domandava che cosa volesse dire un tal saluto. E l’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande, e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine. E Maria disse all’angelo: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo? E l’angelo, rispondendo, le disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò ancora il santo che nascerà, sarà chiamato Figliuolo di Dio».

Il testo greco del Vangelo di Luca, al verso 34, riportando la risposta di Maria, dice: εἶπεν δὲ Μαριὰμ πρὸς τὸν ἄγγελον· πῶς ἔσται τοῦτο, ἐπεὶ ἄνδρα οὐ γινώσκω, èipen de Mariàm pros ton ànghelon, pôs èstai toùto, èpei àndra où ghinòsko. Le parole di Maria: àndra où ghinòsko, non conosco uomo, stanno appunto a significare il legame significativo che, anche nei Vangeli, ha il ‘conoscere’ col ‘generare’, col ‘fecondare’. Ed è di grandissimo momento che proprio Rudolf Steiner dia, et pour cause, una interpretazione ‘superiore’, un ‘sovrasenso’, una interpretazione, oserei dire – dantescamente – iniziaticamente ‘anagogica’, alla speciale identità tra il concetto di ‘conoscere’ e quello di ‘fecondare’: una interpretazione ‘iniziatica’, che può condurci, come vedremo, direttamente nel cuore stesso del Mistero del Graal. Infatti, così leggiamo in Rudolf Steiner, XII conferenza de Il Vangelo di Giovanni,intitolata La Vergine Sofia e lo Spirito Santo, tenuta ad Amburgo il 31 maggio 1908, traduzione di Emmelina De Renzis, Prefazione di Marie Steiner, R. Carabba Editore, 1930:   

«Dobbiamo ora comprendere, che l’uomo, quando conseguirà questa iniziazione, diverrà in fondo affatto diverso da quel che era prima. Mentre prima non era in rapporto altro che con le cose del mondo fisico, dopo, invece, acquista la possibilità di praticare ugualmente i processi e gli esseri del mondo spirituale. Questo implica, che l’uomo raggiunge la conoscenza in un senso molto più reale di quello astratto, timido, prosaico, con cui si parla ordinariamente della conoscenza. Per chi consegue la conoscenza spirituale, il processo cognitivo è anche tutt’altro; è una vera e propria realizzazione del bel detto: «Conosci te stesso!». Ma è pericolosissima cosa, nella sfera della conoscenza, comprendere questo detto in modo errato, come oggidì succede anche troppo spesso. Molti si spiegano quel detto nel senso, che essi non debbono più guardare attorno nel mondo, ma soltanto curiosare nella propria interiorità o cercare in essa sola ogni spiritualità. Questa è una interpretazione molto errata di quel detto, che ha invece tutt’altro significato. L’uomo deve rendersi chiaramente conto, che una vera conoscenza superiore è anche un’evoluzione, che da un punto di vista, che l’uomo aveva già raggiunto, conduce a un altro, che prima non aveva raggiunto ancora. Se ci si esercita nell’autoconoscenza in modo, come se ci si covasse interiormente, si vede soltanto ciò che già prima si aveva; non si acquista nulla di nuovo, ma solamente una conoscenza, intesa nel senso che oggi è corrente, del proprio io inferiore. Questa interiorità non è che una parte di quanto si richiede per la conoscenza; l’altra parte, che le occorre, deve ancora aggiungersi. Senza entrambe le parti, non si conchiude nulla. Per mezzo dell’interiorità, l’uomo può arrivare a sviluppare in sè gli organi, coi quali esercita le sue facoltà cognitive. Ma come l’occhio, organo sensorio esteriore, non conoscerebbe il sole, se guardasse introspettivamente in sé stesso, invece di guardar fuori verso il sole stesso, così del pari anche l’organo cognitivo interiore deve guardar fuori, s’intende verso una esteriorità spirituale, per poter veramente conoscere. Il concetto di «conoscenza» aveva nei tempi, in cui s’intendevano le cose spirituali più realisticamente, un significato assai più profondo, più realistico di oggi. Leggete nella Bibbia, che cosa significa: «Abraham conobbe sua moglie!» oppure, che questo o quel patriarca «conobbe la propria moglie». Non dovete faticare molto a comprendere, che in quei passi s’intende parlare di fecondazione, e se si considera il detto: «conosci te stesso» in greco, non significa: «va a curiosare nella tua interiorità», bensì «feconda il tuo sé con ciò che fluisce a te dal mondo spirituale». Conosci te stesso! significa: Feconda te stesso col contenuto del mondo spirituale! – All’uopo occorrono due requisiti: che l’uomo si prepari con la catarsi e l’illuminazione, e poi che apra la sua interiorità liberamente al mondo spirituale. In questa connessione con la conoscenza, possiamo paragonare l’interiorità dell’uomo all’elemento femminile, e l’esteriorità al maschile. L’interiorità bisogna renderla atta a ricevere il Sé superiore; quando a ciò sia resa atta, il Sé superiore dell’uomo, dal mondo superiore, fluisce e penetra nell’uomo stesso. Dove infatti è il Sé superiore dell’uomo? Sta forse là dentro, nella persona umana? No! Durante i periodi di Saturno, del sole e della luna, il Sé superiore era riversato sull’intiero Cosmo; l’Io del Cosmo fu allora riversato sull’uomo, e questo Io, l’uomo deve far lavorare su di sé, deve farlo lavorare sulla propria interiorità preparata in precedenza. Vale a dire, che deve essere purificata e purgata, nobilitata, assoggettata alla catarsi l’interiorità dell’uomo, in altre parole: il suo corpo astrale. Allora egli può aspettarsi che la spiritualità esteriore penetri in lui, a illuminarlo. E questo succede quando l’uomo è tanto bene preparato, da avere sottoposto il suo corpo astrale alla catarsi e da avere per tal mezzo formato i suoi organi interiori di conoscenza. Il corpo astrale, allora, è sotto ogni riguardo tanto progredito, quando s’immerge nel corpo eterico e in quello fisico, da far seguire l’illuminazione, il fotismo. Ciò che veramente si verifica è per l’appunto che il corpo astrale dà al corpo eterico l’impronta dei propri organi, con che si determina il fatto che l’uomo percepisce il mondo spirituale che gli sta d’attorno, ossia che la sua interiorità, il corpo astrale, accoglie ciò che gli può offrire il corpo eterico, ciò che il corpo eterico gli trae da tutto il Cosmo, dall’Io cosmico».

Ho citato l’esegesi che Rudolf Steiner fa del Vangelo di Giovanni nella traduzione di Emmelina De Renzis, edita nel 1930 a Lanciano da R. Carabba Editore, pur apprezzando molto l’ottima traduzione di Willy Schwarz, edita per la prima volta nel 1956 da L’Editrice Scientifica di Milano, e in seguito più volte dall’Editrice Antroposofica, perché l’edizione del 1930 porta la prefazione di Marie Steiner, la fedele compagna di Rudolf Steiner, alla cui abnegazione, oltre che alla sua competenza spirituale, dobbiamo la salvezza dell’Opera di Rudolf Steiner, sia per il rapporto ‘graalico’ che l’ha unita al Maestro dei Nuovi Tempi: elemento sacrale che ha un rapporto diretto e profondo col tema del presente studio. L’elevatezza della figura spirituale di Marie Steiner fu anche oggetto dell’ultimo colloquio ch’io ebbi, assieme al mio amico ‘eleusino’ Trittolemo, con Hella Wiesberger nel 2013, ed è per me un gioioso dovere ricordare e rendere omaggio a Colei, la cui fatidica ‘domanda’ permise a Rudolf Steiner di donare al mondo l’Antroposofia.  

Dunque, l’uomo deve al ‘serpente’, al biblico ‘nachash’, l’aver avuto accesso, mediante ‘intelligenza’, alla ‘Conoscenza’, alla ‘Gnosi’. La parola greca γνῶσιςgnòsis, oltre che nello Gnosticismo,  era usuale nella filosofia pitagorica e platonica, nelle religioni dei Misteri Classici, nell’Ermetismo alessandrino, ed aveva il significato di una conoscenza ‘vitale’, ‘diretta’, ‘intuitiva’ nel senso etimologico del termine, della reale natura dell’uomo come natura ‘divina’, recante in sé, pur nello stato di ‘caduta’, di ‘esilio’, dal luminoso ‘stato primordiale’, una ‘scintilla’ che può condurre l’uomo alla ‘liberazione’ dallo stato di abiezione e di schiavitù nel quale geme, alla folgorante ‘Illuminazione’: appunto alla ‘Gnosi’, all’unione con l’Uno-Tutto, con l’Uno Unissimo.

La ‘Gnosi’ è, dunque, un ‘vissuto’, una ‘Conoscenza folgorante’, una abbagliante ‘consapevolezza’, una ‘animadversio’ la chiamerebbe Massimo Scaligero, e come tale si contrappone alla conoscenza meramente ‘intellettuale’, all’εἶδειν, eídein, come una appercezione diretta si contrappone ad una rappresentazione mentale riflessa. Infatti il ‘genio della lingua’ in italiano contrappone ‘conoscere’ a ‘sapere’, in francese ‘connaître ’ a ‘savoir’, in castigliano conocer’ a ‘saber’, in tedesco ‘kennen’ a ‘wissen’, ed anche in latino ‘cognoscere’ a ‘scire’. Ed è proprio questa folgorante ‘Conoscenza’ diretta, questa ‘percezione’ diretta, ‘in-mediata’ – ossia ‘non mediata’ da un organismo istituzionale – che la jahvetica tradizione abelita ha sempre avversato, e che la stirpe ‘cainita’, invece, ha sempre appassionatamente cercato.

Ma è evidente che solo la ‘Conoscenza’ può ‘generare’, ‘fecondare’ e non il ‘sapere’. Infatti, il Christo nel Vangelo di Giovanni, VIII, 32, proclama:  καὶ γνώσεσθε τὴν ἀλήθειαν, καὶ ἡ ἀλήθεια ἐλευθερώσει ὑμᾶς. Kài gnòsesthe ten alètheias, kài he alètheia eleutheròsei hymàs, che nella sua Vulgata Gerolamo traduce come et cognoscetis veritatem et veritas liberabit vos, e nella bella lingua di Dante: e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi. ‘Cognoscere’, non ‘scire’; ‘conoscere’, non ‘sapere’. Ed uno dei motti più eloquenti di Christian Rosenkreutz, fondatore della Fraternitas Rosae Crucis era ‘summa scientia nihil scire’

Massimo Scaligero, nel Trattato del Pensiero Vivente, una Via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen, Tilopa, Roma, 1979,  pp. 13-14, parlando dell’estrema concretezza dell’esperienza folgorante, in-mediata, del Pensiero Vivente, nel capitolo terzo così scrive:

«Come esperienza, è quella che, sopra tutte, ha il diritto di chiamarsi positiva, essendo la più diretta che l’uomo possa compiere e di cui l’Io possa rendere conto a se stesso come di ciò che è veramente oggettivo.

Ma non è speculare, non è filosofare. È il coraggio di conoscere: che è conoscere la verità: la verità che rende liberi. Non è argomentare, ma creare: non è riflettere, ma dominare. È percepire in enti pensiero il sovrasensibile, così come normalmente si percepisce il sensibile in forme e colori».

Il Pensiero Vivente è vivificante,  creante, fecondante, risanante, trasmutante, perché reca in sé l’etere della vita: l’amṛta, l’ambrosia, il ‘cibo d’immortalità’ che dall’Alto si riversa nella ‘Coppa del Graal’. Ed il fecondante processo di conoscenza s’illumina di particolare luce leggendo quanto, sempre nella XII conferenza sul Vangelo di Giovanni, Rudolf Steiner aggiunge alle comunicazioni  sopra riportate:

«L’esoterismo cristiano chiamava questo corpo astrale purificato, purgato, che nel momento di sottoporsi all’illuminazione non contiene più nessuna delle impressioni impure del mondo fisico, ma solamente gli organi per la conoscenza del mondo spirituale: «la pura, casta, sapiente, vergine Sofia». Per mezzo di tutto ciò che accoglie nella catarsi, l’uomo purifica e monda il suo corpo astrale sino a farne la Vergine Sofia. E alla Vergine Sofia muove incontro l’Io cosmico, l’Io dei mondi, che opera l’illuminazione, che fa sì che l’uomo abbia luce, luce spirituale attorno a sé. Questo secondo elemento, che si aggiunge alla Vergine Sofia, l’esoterismo cristiano chiamava – e lo chiama ancor oggi – lo «Spirito Santo». Di guisa che, in senso cristiano esoterico, si dice cosa giustissima, quando si dice che il cristiano esoterico per mezzo dei processi iniziatici ottiene la purificazione, la purgazione del suo corpo astrale; che egli fa di quest’ultimo la Vergine Sofia, e che viene illuminato – se volete, potete dire: adombrato – dallo «Spirito Santo», dall’Io cosmico dei mondi. E chi dunque è illuminato, chi, in altri termini, nel senso dell’esoterismo cristiano, ha ricevuto in sè lo «Spirito Santo», parla oramai in senso diverso da prima. Come parla egli? Parla in modo, che non esprime il suo parere, quando discorre di Saturno, del Sole, della Luna, delle varie membra dell’entità umana, dei processi dell’evoluzione cosmica. Dei suoi giudizi non fa neppure cenno. Quando un cotal uomo parla di Saturno, è Saturno stesso che parla attraverso di lui; quando parla del Sole, è l’entità spirituale del Sole che parla attraverso di lui. Egli è uno strumento; il suo io si è sommerso, vale a dire, che per dei momenti come quelli ora citati, è divenuto impersonale, ed è l’Io cosmico che si serve di lui come di uno strumento, per parlare attraverso di lui. Nei veri insegnamenti esoterici, perciò, che provengono dall’esoterismo cristiano, non si può parlare di punti di vista e di opinioni. Sarebbe un errore nel più alto senso della parola: non esistono. […]

Abbiamo così cominciato col conoscere due concetti, nel loro significato spirituale: cioè l’essere della Vergine Sofia, che è il corpo astrale purificato, e l’essere dello Spirito Santo, dell’Io cosmico dei Mondi, che viene accolto dalla Vergine Sofia e che può allora parlare dal corrispondente corpo astrale. Conviene però conseguire ancora dell’altro, conseguire un grado più alto: potere, cioè, aiutare il prossimo, potergli dare gl’impulsi per realizzare quei due concetti. Gli uomini del nostro periodo di evoluzione possono accogliere nel modo suddescritto la Vergine Sofia (il corpo astrale purificato) e lo Spirito Santo (l’illuminazione). Soltanto Cristo Gesù poteva dare alla Terra, ciò che all’uomo era necessario. Egli ha inoculato nella parte spirituale della Terra le forze, che rendono possibile il verificarsi di ciò che si è descritto con l’iniziazione cristiana».

Caratteristica della jahvetica coscienza ‘abelita’ è una ‘lunare’ coscienza sognante, che riceve discendente dall’Alto la ‘saggezza’ come ‘rivelazione’ del sovrasensibile, come un ‘dono’, esattamente come Epimèteo del mito greco: quella ‘abelita’ è una coscienza ‘ricettiva’, ‘mediata’, ‘riflessa’, ‘passiva’, ‘sacerdotale’, ‘tradizionale’, vòlta al passato. La coscienza ‘cainita’, invece, è ‘solare’, pienamente ‘sveglia’, elabora e conquista, con le proprie forze, ascendendo dal basso, la ‘Gnosi’, ‘Scienza’ e ‘Conoscenza’, esattamente come il Promèteo del mito greco: quella ‘cainita’ è una coscienza ‘operativa’, ‘in-mediata’, ‘attiva’, ‘iniziatica’, ‘costruttiva’, vòlta al futuro.

L’etica ‘abelita’ è la passiva accettazione del volere di Jahve-Jehova, la scrupolosa conformità alla ‘Legge’, alla ‘Torah’. È un passivo ‘dipendere’ da un altrui volere: un ‘non sui juris esse’. La morale ‘cainita’, al contrario, è l’attivo voler esser fondati solo su se stessi, sul proprio ‘libero volere’, un voler – romanamente – esser ‘faber fortunae suae’, ‘facitori del proprio destino’, ovvero, come ammonisce il motto di Teofrasto Paracelso: ‘alterius non sit, qui suus esse potest’, ‘non sia di altri, chi può esser di se stesso’. L’etica ‘abelita’ è  ‘eteronima’, quella ‘cainita’ è ‘autonoma’

Questa posizione ‘cainita’ di radicale autonomia dell’essere umano, questa volontà di ‘conoscenza diretta’ della verità e della realtà, indipendente da antiche ‘rivelazioni’, è quanto ricollega la ‘Via’ percorsa dalla stirpe ‘cainita’ al ‘manicheo’ tema del ‘Graal’, al tema della reintegrazione dello ‘stato primordiale’, della restituzione dell’Androgine Celeste. Questo tema, infatti, lo ritroviamo in Massimo Scaligero, Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore, Perseo, Roma, 1969, ove, nel primo capitolo, La Via Adamantina d’Occidente, alle pp. 10-12, prendendo spunto da una istanza del tantrismo indiano, spiritualmente ancora insufficiente rispetto alla richiesta dei ‘nuovi tempi’, ma già prefigurante l’esigenza dell’attuale radicale ‘Via dell’Io’, e  della correlata ‘Via del Pensiero’, così scrive:

«Nei testi tantrici sembra posseduta quella conoscenza che in Occidente sta alla base della moderna filosofia, circa l’esaurita funzione delle antiche metafisiche: non si dà più ausilio dagli Dèi, dalle rivelazioni, dalle ispirazioni: gli Dèi hanno lasciato l’uomo, perché si sorregga da sé, realizzi in sé con la sua forza la sua originaria natura. Chi vuol tronare indietro, segue la «»via dei morti», in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza, oltre i quali ormai l’uomo dovrebbe portarsi per essere. Che egli percorra sino in fondo la via della liberazione, è in effetto ciò che gli Dèi attendono da lui: non il suo ritorno a uno stato di dipendenza che solo in antico era giustificato, quando egli ancora traeva sue forze dal grembo della Madre. Lungo il tempo, accompagnata dalla correlativa rivelazione, l’individualità dell’uomo si fa sempre più indipendente dall’antica matrice cosmica, ma questa indipendenza essa paga con la perdita di stati di coscienza trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: è il kaliyuga, l’oscura notte che precede l’alba. La madre lascia l’uomo nella solitudine dell’esperienza sensibile, perché egli affronti l’impresa della libertà: ma appunto per questo, qui nella materia, nel sensibile, nel corpo fisico, ormai il potere della Madre va ritrovato. La decisione di ritrovarlo non può essere un dono della Madre, bensì autonoma iniziativa dell’uomo: ciò che egli può volere, ma anche non volere. La via della libertà è anche la via del ritrovamento del Divino, secondo una comunione incomprensibile a chi sia immerso in quel tradizionalismo in cui la Tradizione ha cessato di fluire. Ritrovare la Madre, come virtù originaria, o come coscienza cosmica rispetto a cui l’odierna coscienza è immersa nel sonno profondo, è un còmpito di cui si possono ravvisare aspetti similari nella mistica d’Occidente. […]

Il metodo per la realizzazione di un simile còmpito, teoricamente presenta qualche affinità con la posizione idealistica occidentale della i m m a n e n z a  a s s o l u t a. Ogni trascendenza è astrazione per l’uomo che non ha più la diretta percezione del Divino: la coscienza da cui si prendono le mosse è l’immediatezza identica a sé, che non può essere ignorata o saltata. La coscienza che si ha, la costituzione che si ha, il corpo che si ha, sono i punti di partenza: se il Divino è alla base del mondo, esso sarà ritrovato». 

Che il gesto di Eva, nell’Eden, di accettare l’offerta del ‘serpente’, del ‘nachash’, di nutrirsi del frutto dell’‘Albero della Conoscenza’, sia stata una necessaria, ‘felicissima culpa’, è quanto Massimo Scaligero mette in evidenza nell’ultimo capitolo, Restituzione dell’Albero della Vita, del Graal, Saggio sul Mistero del Sacro Amore. Infatti, così scrive alle pp. 150-151:

«L ’u o m o  n o n  a v r e b b e  p e r d u t o  l’ i m m o r t a l i t à,  s e  a v e s s e  r i n u n c i a t o a l l a  C o n o s c e n z a: si sarebbe cibato del frutto dell’Albero della Vita perennemente, se avesse obbedito al monito del Signore, di non cibarsi del frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Scacciato dall’Eden, egli non può più cibarsi del frutto dell’albero della Vita, ma la virtù di tale Albero fluisce come vita fisica, vita estranea alla coscienza, alla quale da quel momento egli è congiunto mediante i sensi, mediante brama. Sete di vita, impossibilità di estinguerla, è da quel momento il prezzo mediante cui l’uomo paga il nascere dell’autocoscienza, la possibilità della libertà. La conoscenza non è all’altezza della vita, non ha potere di vita: le sfugge la vita».

Naturalmente, sarebbe stata cosa vilissima se Eva, Madre dei Viventi, avesse rinunciato a cibarsi di tale prezioso ‘frutto’: la sua fu, quindi, una intelligentissima, coraggiosissima, e felicissima ‘colpa’. Infatti, Massimo Scaligero, a p. 153, così aggiunge:

«L ’ u o m o  n o n  a v r e b b e  p o t u t o  p e r d e r e  l ’ i m m o r t a l i t à  d e l l ’ E d e n,  o  l ’ i m m o r t a l i t à  t e r r e s t r e,  s e  q u e s t a  n o n  f o s s e  s t a t a  u n  d o n o. Se fosse stata un suo possesso, un bene da lui fatto sorgere e da lui irradiato, egli non avrebbe potuto perderla. La perdita dell’immortalità, la «caduta», la necessità della malattia e della morte, sono state necessarie, perché l’uomo riconquisti come proprio essere, ciò che era meramente un dono. L’Eden è il suo vero regno, ma è il regno che attende da lui essere restituito: tale il senso dell’autocoscienza».

Vedremo, nel proseguo del presente studio le conseguenze conoscitive – in senso sia umano che cosmico – di questa visione ‘cainita’ e ‘manichea’ dell’impresa del Graal, e della funzione occulta del Male e della sua ‘trasmutazione’ in un superiore Bene.  

L’EQUIVALENTE DELLA STELLA POLARE (di F. Giovi)

orsa polare

Sono stato un lettore accanito sin dai banchi delle primarie, e per molti anni onnivoro, anche se il cuore accelerava quando leggevo accenni a qualche mistero. Quando passai faticosamente e con intense lotte interiori dall’Oriente all’Occidente e infine all’antroposofia, mi costruii rapidamente una delle piú ricche biblioteche private del Paese: avevo tutto, a cominciare dalla prima edizione della Filosofia della Libertà edita nel 1918 ed i libriccini di piccole edizioni nate e morte in un battito di ciglia.

Tra i tanti che mi aiutarono ad accumulare, in tempi di magra, proprio tutto, oltre alla gentile signora Bossi-Riganti di Milano ricordo il teosofo e bibliofilo Erwin Danussi, che faceva parte della compagnia di maghi e occultisti di cui ho raccontato qualcosa varie volte.
Danussi era un omone germanico che si sentiva orgogliosamente italiano ma lottava inutilmente con il linguaggio, pesantemente condizionato dal suo d’origine, e cosí lo sentivi spesso tuonare: “Zölo nella nostra pella lincua…” sinché da un diverso punto del serpentone dei tavoli accostati una tagliente voce tantrico-divertita lo interrompeva: «Zitto Erwin! Che se parli, ti portano dentro per oltraggio all’italiano».

Quanto leggevo! Mi rovinai il sonno perché depredavo la notte con i testi che erano ancora chiusi alla sera. Ho divorato tutto quello che c’era. Serve davvero? Certo, finché la brama del conoscere ti cuoce l’anima, e soprattutto finché ti muovi: finché ti muovi sei salvo, ma se ti esaurisci con il primo che capita e non passi avanti, sei fregato.
Già qui entra l’immisurabile, perché la quantità di informazioni o i tentativi pratici sono soltanto l’immagine esteriore del bruciante morso animico che ti sospinge incessante verso ciò che non hai ancora, verso l’incontro con quello che attende che tu lo raggiunga: oltre l’illusione rappresentativa e culturale.
Leggere molto, sapere molto, sarebbe una trappola se non avverti che ti viene richiesta la capacità di discriminare, di distinguere il buono dal cattivo, il vero dal contraffatto: ma dopo aver letto senza pregiudizi. Di solito è un percorso per nulla lineare.

Mi ricordo un sentimento assai prossimo all’invidia di fronte alle robuste certezze che il mio amico tantrico traeva dalla sua bibbia: L’Uomo come Potenza che era un testo terribile, inadatto alle anime delicate (le edizioni successive vennero ‘normalizzate’ e annacquate dallo stesso Autore). Certezze che non possedevo, perché un dubbio mi disturbava l’anima: “Ma l’autore ha sperimentato quello di cui parla?”. Tale dubbio fu per me l’equivalente della stella polare per i vecchi marinai. Non volevo chi sa scrivere ma chi sperimenta quello che dice.

Trovai Scaligero perché il suo era al momento l’unico libro nuovo in libreria – ne parlavano tutti male, era un “caso preoccupante” o “un traditore” – iniziai comunque a leggere quello che mi parve scritto in uno stile terribilmente impervio, e la sorpresa giunse presto, in alcune righe che riguardavano un’antica forma di alchimia cinese a me famigliare: mi accorsi che questo Autore parlava con l’autorità dell’esperienza diretta (c’è chi ha scritto quasi un’intera pagina di prefazione ad un proprio libro per comunicare urbi et orbi – ma sopratutto agli orbi – l’opposto. Mi parvero righe insincere e funzionali alle ambizioni del personaggio).

Quel poco che a quei tempi riuscivo a comprendere mi rimise faticosamente sulle tracce di Colui che avevo da tempo abbandonato per via delle tante critiche sparate dal tradizionalismo, su cui svettava Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo di Evola.
Mi si perdoni per la lunga descrizione del mio percorso iniziale, ma è quello che posso descrivere meglio perché lo conosco bene: essendo soggettivo mi consente il massimo dell’osservazione oggettiva.

Se non ci si ferma, prima, durante o poi si devono fare i conti con quello che si sa e magari anche si capisce. Che cosa? Che l’esoterismo ‘letto’ è solo un atto preliminare, da uomo moderno che inizia supponendo una identità tra il sapere e il percepire sovrasensibile, tra il leggere e la trasformazione di sé. Questa confusione in principio si chiama ingenuità e se si protrae troppo a lungo possiamo avvertirla come ottusità a fondo cieco.

È anche vero che nell’oceano del ciarpame vi sono testi in cui le parole esprimono un contenuto sovrasensibile (mantrico), però non ho mai conosciuto nessuno che, tolta una abhinavaguptiana “caduta di potenza”, privo di forze interiori maturate, tragga da quei testi qualcosa che sia la percezione animico-spirituale e non un accumulo di sapere. Il punto cruciale del problema è se all’anima basti il placido accatastarsi di libri oppure si possegga ancora un po’ di disperazione per i propri limiti e di volontà di liberazione.
«Quella che verrà data non sarà una risposta teorica, da portare poi con sé come una semplice convinzione conservata nella memoria …ma si indicherà un campo di esperienze dell’anima nel quale …per virtú dell’attività interiore dell’anima, (l’uomo) tornerà ad avere una risposta viva …affinché …possa ulteriormente esplorare in larghezza e profondità i misteri della vita…». Sono parole estratte (ma sequenziali) dalla Prefazione alla Filosofia della Libertà.

Un serio ricercatore potrebbe impiegare anni per capire la loro portata ma sembra che pochi desiderino sprecare il loro tempo per così poco. E sembra che quasi nessuno afferri la differenza che passa tra il leggere, il capire ed il conoscere.
E se si vuole conoscere, i testi diventano altissimi percorsi interiori e allora in una vita ne basterebbero pochi, pochissimi. Fare antroposofia non significa leggere e fare i buoni, per questo basta il volontariato o lo scoutismo, ma agire nel senso della percezione spirituale e per essere degni di ciò occorre trasformare le potenze dell’anima: per iniziare a trasformarle occorrono gli attrezzi idonei che si conviene chiamare discipline o esercizi. Ma se gli esercizi vengono prolungati ed intensificati nel tempo, succede un fatto increscioso per le accademiche virtù: succede che si può accedere a lampi di una realtà più reale di quella dei fatti, delle cose… e pure dei libri.

Diventano cenere le cose e anche il pensiero sulle cose nella misura in cui ci si accontentava di fabbricare passive rappresentazioni di quelle. Un indicativo e realistico esempio: occorre una vita d’attività interiore per immaginare consequenzialmente quanto descritto nella Scienza Occulta e farne sintesi che sarebbe una vera azione di magia spirituale. Spero di esser stato chiaro. No? Pazienza. Oltre i testi scritti del Dottore (e qualche ciclo di eccezionali conferenze come Coscienza d’Iniziato) consiglierei ben poco: essi sono già molto. In una seria ricerca Scaligero è fondamentale! Dubito che al presente, pur sapendo molto, il ricercatore possa trovare la dimensione viva della Scienza dello Spirito senza l’aiuto di Massimo Scaligero. Opinione mia, s’intende.