La confederazione italiana di Geminello Alvi

 –

9788831715669g

*

Per Marsilio editore è uscito il libro “La confederazione italiana” (pagg. 383, euro 22) del discusso ma mai banale Geminello Alvi. Col suo barocco stile, enciclopedico, aforistico e biografico qui propone soltanto la rigenerazione del nostro Paese. Iniziando da un quadro grave, dove le persone per bene devono definirsi anarchiche, strette tra “cretini in tortura del prossimo” e “politicastri in finzione di rissa”. In questo nuovo medioevo di “oligarchi in lotta”, la repubblica è divenuta “un catorcio putrefatto” e simili amenità.

Prendendo atto che “l’Italia unita è finita, pure se a Roma se ne continua la recita” ed “ il caos pensa per noi “, affiora la parte costruttiva del libro. Qui Alvi scrive dell’Italia “com’è in cielo: perché è fuori dal corpo che si fa il corpo”. Per rigenerare la nostra patria occorre una “percezione dell’umanità che sia alta, celeste come le stelle”. Serve il libro dell’Apocalisse, fondante ma “eluso dall’inciviltà presente”.

Sono tanti i nomi (numi) che Alvi interroga: Dante, Brunetto Latini, Collodi, Mazzini, Garibaldi, Gioacchino da Fiore (suo il disegno di copertina), Vincenzo Cuoco, Macchiavelli, D’Annunzio. E gli ispiratori presenti più forti: Rudolf Steiner e Adriano Olivetti. Grazie al loro insegnamento è possibile immaginare la Confederazione Tripartita, libera unione di municipi italici che devono abbandonare la repubblica.

Come rammenta lo Steiner, il motto “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” va inteso per tre domini distinti: libertà nel mondo dello spirito, uguaglianza nel diritto e fratellanza nella vita economica. Ogni confusione è malsana. Dunque lo stato “minimissimo” della Confederazione deve garantire l’uguaglianza dei cittadini, senza immischiarsi nell’economia e nella cultura.

Quest’ultima deve riscoprire le virtù rinascimentali, le radici pagane e sposarle ad un “cristianesimo senza preti”. Rimangono, per una vera adorazione, le Madonne “amate per istinto in confusione di divinità egizie, sofianiche, pitagoriche o fate turchine. Sono la mamma e nostra salute, la santa Iside Sophia”

L’ordine economico avrà tre monete: d’investimento, di scambio, di dono e rifiuterà il capitale fittizio della finanza. Poi Alvi, con serietà scrive anche gli articoli costituenti la Federazione. Senza illusioni: ammette che la Confederazione conterebbe ben pochi, “forse me solo”. Alvi questo non lo dice ma sa bene di non essere solo (è scaramantico).

 

20 pensieri su “La confederazione italiana di Geminello Alvi

  1. Beh,vediamo se in qualche calza o sotto qualche mattonella ci sono ancora un po’ di euro (prima che la “Letta Alfano Band” se li cucchi…) per acquistare questo libro…sembra ne valga la pena.

  2. Confermo la meravigliosità dello scrivere e dell’argomentare del Geminello, libro appena intrapreso e già capace di commozione e di ariosità rigeneranti, poiché pertinenti a quell’italianità della quale siamo intessuti e che lui ci aiuta a scorgere e riconoscere quale nostra.

      • La Confederazione italiana… «creatura delicata da covarsi nel cuore dei pochi, e nutrirsi di vivo pensiero, sacrificio ed amore»… ( il grandisssimo Gemi )
        In questi giorni a leggere quel suo stile, questa specie di diario evocativo, così immerso nell’attimo da oltrepassarlo, mi veniva in mente una forma letteraria analoga, quella dello Junger de « Il cuore avventuroso ».
        Tieni presente che Geminello (chiamarlo Alvi non… « mi sovviene ») è un economista con anima contemplativa e stile letterario, veramente capace di quella « fantasia precisa » nella quale di auto-definisce. Altre opere come « Le seduzioni economiche di Faust » oppure « Il secolo americano » sono intrise dell’una e dell’altra qualità. Per lasciarsi alla più immaginifica espressioni nei libri che invece contemplano e descrivono biografie come « Uomini del 900 » oppure « Vite fuori dal mondo ».
        È un uomo del nostro tempo e dei nostri luoghi, capace di aiuto e corroborazione alle comuni questioni che si aprono squarciando varchi sanguinanti in molti animi.

      • A me piace ma sempre con l’impressione che da il suo stile: “io urlo e voi fate…” Insomma non regge davanti a chi urla E fa e nemmeno a chi semplicemente fa.

        Pur con questa remora i testi meritano comunque la lettura :)

        Idee mie.

  3. Mercoledì 15 maggio, Geminello Alvi sarà a Trento per tenere una conferenza dal titolo: “L’Italia senza stato – Considerazioni sulla crisi e sull’euro” e per presentare il libro sopracitato. Sarà data grande risonanza all’evento, la città verrà tappezzata di manifesti ed è prevista una grande affluenza di pubblico.
    Da parte mia grande ammirazione al pensatore Geminello Alvi!

    • Dipende dai contenuti… Se la cosa si limita a condannare il regime politico e l’euro. Beh seppur nel giusto ora come ora non è che un mezzuccio per far soldi. Certo che se verranno fatte proposte sulla triarticolazione (serie e concrete e non ha livello teorico) il signor Alvi in quel di Trento si autocondannerà al fallimento editoriale. Sarà lo “scetticismo Baliniano” ma desumo che il “pensatore” cercherà di vendersi aiutato anche dalla branca antroposofica trentina che agli incassi bada in maniera commovente quasi fossero il settimo esercizio.
      Purtroppo non posso spostarmi in questo periodo perché sarei curioso. Speriamo in un tuo resoconto Marzia :)

      • Sarà? « È » lo scetticismo Baliniano.
        Che quasi automaticamente si innesca cercando di guardare una cosa attraverso un filtro pre-installato che ha nome « Senonparladegliesercizinonèniente ».
        Ma, innanzitutto, leggesti il testo in questione?
        Ed anche: conosci tutto quanto ha fatto il Geminello, la sua storia?
        Prova a controbattere sulle argomentazioni del libro, se lo hai letto e se lo puoi fare, piuttosto di vagheggiare un « cercherà di vendersi » o dire aprioristicamente che « è un mezzuccio per far soldi ». Non mi sembra una considerazione spregiudicata degna di pagine « scientifico-spirituali ».
        Questo mio fa parte della serie « non toccatemi il Geminello ».

        • Nemmeno il tuo parametro “io conosco e quindi è buono” mi sembra molto consono ed ha già creato qualche problema mi pare. Se sei al corrente di meriti relativi alla cosa che non si conoscono del sig. Alvi basta enunciarli. Perdinci tutti si può sbagliare. Io considero meriti e demeriti e presentare un libro nella città che alla VH ha voltato le spalle in linea con la “santa sede” germanica NON è certo un merito e qualche dubbio lo fa sorgere. Dubbi che vanno oltre la bontà intrinseca del libro stesso.

          Questo per quel che riguarda la discussione. Per quel che riguarda la sparata sugli esercizi (ennesima) ti invito a riflettere. Forse hai bisogno di un ambiente più familiare per esprimerti. Noi quello non riusciamo a gestirlo in questa sede.

      • Avviso: questo che ho espresso è un MIO pensiero. Ma specifico che se la Von Halle tenesse conferenze di presentazione di testi nella patria della soldoantroposofia (ovvero la città del concilio) senza esprimersi sulla cosa IO perderei pure la stima in lei. Se poi il sig. Alvi tuonerà sonoramente contro la “loggia” trentina, smentendo le mie paure, sarò felice di annoverarlo tra le persone che stimo.

  4. Come già annunciato, il 15 maggio u.s., c’è stato a Trento l’incontro con Geminello Alvi.
    Molte le persone presenti in cerca di qualche risposta al perchè di questa crisi inaspettata e tremenda.
    Il relatore crea subito un’atmosfera di simpatia parlando della sua mamma trentina e della nonna che da bambino gli raccontava le fiabe di queste zone.
    Non accenna minimamente al suo ultimo libro, non ne ha portato nemmeno una copia con sè.
    Poi inizia la sua sapiente e lucida analisi dei fatti politici-economici italiani ed europei degli ultimi trent’anni (con qualche salto anche molto più indietro).
    Ogni tanto, tra un concetto e l’altro di economia, si fa una risata, da uomo imprevedibile qual’è, dicendo: “rido per non piangere!”.
    Io non sono certo in grado di fare un sunto di quello che ha detto, ognuno in questi casi, dove si vola alto, si accontenta di portare a casa il poco o il tanto che ha capito.
    Ripensandoci, dopo aver ascoltato la conferenza e le relative domande-risposte, ho fatto alcune considerazioni.
    Considerazioni fatte da persona con un bagaglio minimo di concetti economici, ma che al di là dello specifico, tenta di cogliere alcuni aspetti della realtà nella quale siamo immersi.
    Spicca evidente la divisione nel nostro paese, ma anche in tutta Europa, tra due tipi di anime completamente diverse, apparentemente inconciliabili tra loro.
    Da una parte ci sono i cosiddetti “buoni”, dall’altra ci sono i cosiddetti “forti”, attualmente mi sembra siano in vantaggio i “buoni”.
    Allora, dalla parte dei buoni metterei: la tolleranza verso tutto e tutti, l’accoglienza, la pazienza, la rassegnazione, l’accettazione più o meno passiva di tutto quello che il cielo ci manda e il credere fermamente nello stato sovrano, dove gli individui scompaiono nella loro uguaglianza o nel relativismo.
    Dalla parte dei forti metterei: la voglia di conservare quanto di buono è stato fatto dalle generazioni che ci hanno preceduto, il rifiuto di accettare qualsiasi imposizione (specialmente se arriva dal superstato chiamato Europa), avere la forza di andare contro corrente per i propri ideali rischiando di persona, il credere che al centro ci debba stare l’individuo e non lo stato.
    Poi ci sono senz’altro anche i “buoni-forti” o i “forti-buoni”, ma quelli passano più inosservati perchè agiscono e tentano di mediare più in silenzio.
    Perchè tutto questo discorso?
    Per dire che, dal mio modesto punto di vista, metterei Geminello Alvi senz’altro nella categoria dei “forti” e così si spiegherebbe il perchè egli sia così inviso dalla maggior parte di quelli che stanno dall’altra parte e che di questi tempi vanno per la maggiore.

  5. Grazie per il commento e per la descrizione di quest’incontro.
    Non so se durante la serata si sia parlato dell’ultimo libro (da quanto scrivi parrebbe di no), in quanto uno dei punti chiave che emergono dall’analisi di un’ipotesi come quella di una secessione di Comuni tesa a creare la “Confederazione” è che difficilmente uno stato centralizzato “lascerebbe andare” suoi pezzi senza opporsi con la forza. Soprattutto in tempi come questo, ove le manovre politiche anglofone stanno seminando il caos in tutto il Mediterraneo meridionale ed in Asia Occidentale (prima Tunisia ed Egitto poi la Siria dopo la balcanizzazione dell’Ira)k col succulento “boccone” del grande e ricco stato iraniano quale ultima “preda”…)
    Naturalmenete il lavoro per il “rsiveglio delle coscienze” quuale quello svolto da personaggi come Alvi è essenziale: rendiamoci conto, però, che in ogni epoca storica le rivoluzioni (chè di questo si tratta…) si sono sempre manifestate ,alla fine, sul piano dello scontro armato.
    Proprio per questo una discussione sui “punti” costituenti che Alvi ha illustrato nel suo testo non sarebbe male, ma temo che questo sarebbe poco gradito al personaggio in questione, il quale non manca certo di aspetti “ispidi” dal punto di vista caratteriale….In ogni caso continuermo a cercare di coltivare almeno il “retto pensare” ed il “retto sentire” nei confronti degli avvenimenti presenti, grazie a quanto ci ha donato la generazione dei Maestri (1879-1990).

  6. Buonasera, ho letto un paio di libri di Alvi, qualche articolo sui quotidiani, e – a suo tempo – la sua sfortunata rivista di economia “Surplus”. Dal vivo l’ho sentito solo a Bologna. La notizia dell’uscita di questo volume mi è arrivata dal dott. Gasperi, suo grande estimatore. Nel mio piccolo mi considero tale anch’io. Posto che il mio contesto antroposofico nutre un grande rispetto per l’attuale presidenza della S.A. in in Italia, è da notare che gli unici mugugni uditi nei confronti del dott. Gasperi si siano verificati solo in occasione di un suo elogio a Geminello….:-)

  7. Mah ..la questione non sta nell’elogiare o meno qualcuno o nell’emettere antroposofici “mugugni”.
    Bisogna prima conoscere bene un personaggio pubblico come Alvi tramite i suoi scritti e magari avendolo visto o ascoltato in qualche incontro e poi,eventualmente, ricavarne un giudizio. La questione è ,in questo caso,abbastanza delicata. Perchè Alvi, nolente o volente, si presenta al mondo come un “simpatizzante” (diciamo così) dell’opera di Steiner. Come tale, a mio modestissimo avviso, sarebbe meglio che evitasse l’esposizione di certe personali convinzioni, non propriamente illuminate, ma tant’è: del resto in genere un intellettuale che si accosti all’Antroposofia, finisce inevitabilmente per tentare di “adattarla” alla sua equazione personale ( e questo,almeno un po’, lo facciamo tutti,magari sul piano della pratica interiore).
    Tutto in definitiva dipende dai “frutti” ed Alvi, in vari saggi ha dimostrato di offrire una buona “fruttiera”, mischiata però soprattutto in quest’ultima opera, con sapori amari o rancidi.
    E, dalla mancanza, perlomeno fino sd oggi’oggi, di recensioni nella “stampa mainstream”,mi sembra che ,nei confronti della sua ultima fatica, si sia approntata una certa “cortina di silenzio”. Mi posso sbagliare,ovviamente, vedremo in seguito se ci saranno reazioni da parte di quegli “organi”.
    Intendiamoci non che il “verbo” di Repubblica,Corsera o La Stampa per me abbia un valore intrinseco: è solo per decifrare , da un punto di vista sintomatologico,ciò che un determinato ambiente culturale possa pensare di un’opera comunque significativa(con tutte le luci ed ombre che ho cercato sinteticamente di illustrare nelle brece recensione scritta qualche giorno fa.)
    E naturalmente l’invito per chi scorre queste righe è di procurarsi il libro e leggerselo (e non dite che sto “a mezzi” con Geminello ed il suo editore…fra l’altro Alvi scrive che altri editori avevano in precedenza rifiutato il libro…)

  8. Permettetemi ancora alcuni pensieri sull’ultimo libro di Geminello Alvi: La Confederazione italiana, perchè durante le mie vacanze ho avuto l’occasione di leggerlo.
    E’ stato un inizio faticoso, combattuto e c’è stato un momento in cui volevo chiuderlo definitivamente e passare ad altro….poi, dopo qualche giorno l’ho ripreso in mano e sono ripartita con più calma e più attenzione.
    L’ho letto tutto, senza saltare nemmeno una riga. Più andavo avanti e più, tra quei pensieri e quelle considerazioni, vi scoprivo tesori celati con grande maestria.
    Mi colpivano il suo amore e la sua conoscenza delle stelle, il suo modo caleidoscopico di muovere pensieri, personaggi, fatti e luoghi……e l’Apocalisse di Giovanni disegnata come su di una mappa che l’uomo puntualmente e testardamente vuole percorrere fino in fondo….o forse deve percorrere sino in fondo.
    Ho trovato nell’autore un alto percorso spirituale, un filo d’oro che io vedevo brillare tra la trama più spessa di economie mondiali e di lucide e sconsolate considerazioni sulla crisi e sul decadimento dell’essere umano, dove però trapelava sempre anche l’amore per l’uomo.
    Non solo spietata lucidità nell’osservare gli errori degli uomini dal suo punto di vista, ma il tentativo di porgere il rimedio, non frutto di sua fantasia, ma elaborazione di Leggi colte nello spirito dal dottor Steiner, unica e preziosa via per risanare il campo sociale.
    Il rimedio è sconvolgente certo, tanto più sconvolgente per quanto l’uomo si è allontanato dal giusto e sano percorso nel campo della convivenza sociale.
    L’autore non si fà alcuna illusione sulla possibilità che quanto proposto venga prima di tutto capito e poi attuato, però io penso che comunque sia importante che questi punti della sua Costituzione siano stati scritti in questo nostro difficile tempo, che qualcuno li abbia capiti e li tenga nel cuore con fiducia e speranza……nello spirito umano può succedere di tutto!

Lascia un commento