Arcana Sapienza e Scienza dello Spirito: l’inganno del misticismo

Massimo Scaligero (2)

Poiché la Scienza dello Spirito non è “Rivelazione dall’Alto”, o “Arcana Sapienza”, o anche – nel senso migliore del termine, esso come poteva ancora essere inteso nel XVII e XVIII secolo – “Theosophia ” – bensì, appunto, una scienza basata, a partire da iniziativa umana individuale, sull’osservazione diretta dei risultati dei processi dell’anima e dello spirito, condotta “secondo il metodo delle scienze naturali”, forse sarebbe savio non coinvolgere nella ricerca della Conoscenza atteggiamenti animici e pratiche religiose come preghiere e simili.

Tali atteggiamenti e pratiche religiose – in sé rispettabilissime e perfettamente legittime – rispondono ad esigenze interiori diverse da quelle della esperienza scientifica della sfera spirituale. Tali esigenze interiori di tipo mistico e religioso, pur essendo appunto del tutto legittime e comprensibili, possono e devono avere la loro soddisfazione in una sfera e in un dominio diverso da quello della Scienza dello Spirito – la quale è appunto una “Anthroposophia ”, elaborata a partire dalla esperienza umana, e non una “Theosophia”, accolta a partire da una rivelazione superumana – e come tali non dovrebbero “invadere” la sfera della conoscenza spirituale rigorosa.

Rudolf Steiner parlando dell’attuale misticismo (egli parlava evidentemente di quello presente alla sua epoca, ma la cosa si impone ancor più radicalmente oggi), non ne contesta la possibile realtà, ma ne mette in evidenza la soggettività e aggiunge, in Scienza Occulta, che essa è più o meno una vicenda che riguarda il soggetto che la sperimenta, e che quindi, come tale, non può avere un valore universale, né su di essa si può basare una Scienza dello Spirito.

In Filosofia della Libertà egli pone in evidenza come nel misticismo si voglia “sentire”, quel che si dovrebbe voler conoscere. Naturalmente, la Scienza dello Spirito attraverso uno sperimentare conoscitivo di estremo rigore accende anche una novella vita del sentire, e trasforma radicalmente la precedente vita dell’emotività naturale, ma ritiene che un tale novello sentire nasca come risultato dell’accordo del pensiero volitivo e della volontà compenetrata dal pensare.

Per molti, soprattutto oggi, è difficile cogliere – per mancanza di esperienza interiore diretta – quella che potrebbe apparire una semplice sfumatura ed è invece una differenza radicale: quella tra l’emotività religiosa e mistica che muove, inevitabilmente coartandola, una vita animica sognante, ed il sentire che scaturisce da processi spirituali di conoscenza, che sono il risuonare dell’essenza sovrapersonale e impersonale dello Spirito nella volitiva attività conoscitiva che si attua nella più rigorosa e autonoma individualità personale.

Nei suoi Aforismi Giovanni Colazza mette in evidenza come l’entusiasmo per il pensiero puro sia il segno della maturità dell’anima. Rari asceti sentono un tale entusiasmo, perché nell’atmosfera rarefatta che si respira in tali altezze l’uomo animale va letteralmente in debito d’ossigeno, ovverossia si sente morire, e a tale morire della sua brama animale esso reagisce con la paura e l’avversione. Tale paura ed avversione per l’esperienza del pensiero puro può assumere le forme mistiche della esaltazione di una pretesa “via dell’anima”, accompagnata alla svalutazione della Via del Pensiero e della intensa pratica della concentrazione come possibile fonte di un “sublime egoismo”.  La Scienza dello Spirito offre esperienze conoscitive scientificamente attuate – secondo quella che Massimo Scaligero chiama “empiria radicale” – e non pratiche religiose, pur lasciando libero ogni individuo di soddisfare le sue personali esigenze in tale campo in domini diversi da quelli della esperienza scientifico-spirituale.

Può forse essere utile, dunque, chiarire la differenza tra una “Sapienza Arcana” o “Theosophia” nel senso antico e legittimo del termine, e una “Scienza dello Spirito”. Ho passato lunghi anni a conoscere ed approfondire quella che Rudolf Steiner chiama “Mistica all’alba dei nuovi tempi” – e bisogna sottolineare bene come egli distingua nettamente la Mistica, alla quale attribuisce grande nobiltà spirituale, dal misticismo sentimentale, che sovente si muove sul un piano ambiguo di sensuale emotività – e in Meister Eckhart, in Johannes Tauler, in Jan van Ruysbroeck, nella Theologia Deutsch, in Nicola Cusano, in Valentino Weigel, in Jacob Boehme, ho trovato veri tesori spirituali. E nei loro successori come Gichtel, Eckharthausen, Baader, Clausius, Oetinger in Germania, e William Law, Jeane Lead, Portradge, John Donne  in Inghilterra, Martines de Pasqually e Louis-Claude de Saint-Martin in Francia, per non dire nel nostro Dante Alighieri e nei Fedeli d’Amore, e in tanti altri che taccio per brevità, ne ho trovati altrettanti.

Una tale nobile Mistica o Theosophia era capace di innalzarsi sino alla percezione spirituale, talvolta sino alla vera e propria Iniziazione. In essi si incontra anche vera e schietta Conoscenza, una autentica Gnosi, e non mera sentimentalità come nel misticismo religioso deteriore. Ma la meraviglia di una tale realizzazione è irrepetibile: è – in quella forma – definitivamente trascorsa: ancora la costituzione occulta dell’uomo permetteva una vasta apertura al divino attraverso un sentire non del tutto umanizzato e fisicizzato. Dall’Alto scendevano rivelazioni e conoscenze, che – in quella forma – non sarebbero più possibili, perché la definitiva caduta del pensare nella riflessità cerebrale tutto guasta e corrompe, mettendo l’anima alla mercé di una torbida natura istintiva.

Quelle conoscenze erano autentiche, quella Gnosi era verace, ma la sua modalità – la Rivelazione dall’Alto, accolta in un’anima purificata e devota – non è e non può essere più la nostra. Ossia una tale Gnosi non è la conquista di un Io autocosciente che, elaborando lucidamente le forze dell’anima, conquista – dal basso – una Conoscenza sovrasensibile attraverso le facoltà elaborate nell’esperienza umana e terrena. Mentre in quella Mistica o Theosophia la Conoscenza o la Gnosi si inverava allorché le facoltà umane e terrene venivano messe a tacere: il nascente Io autocosciente umano veniva ancora visto – come nelle Metafisiche dell’Oriente – come costituente il maggiore ostacolo da superare perché la Luce e il Lampo della Gnosi si realizzassero nell’anima. Doveva essere fatto il “vuoto” e l’immobilità dell’anima di fronte ad uno Spirito, visto ancora come un Assoluto trascendente e non ancora come un Io immanente. Il silenzio e la preghiera erano gli strumenti di una tale mistica realizzazione.

Massimo Scaligero ha mostrato come oggi non si possa evitare, fuggendolo, l’umano, bensì come per realizzare lo Spirito sia necessità assoluta quella di esaurire in noi la natura caduta, l’umano-animale, incarnando sino in fondo l’Io: portando la volontà dell’Io nel pensare, sino a liberare per intensificazione cosciente la corrente del pensare dal supporto cerebrale, che lo paralizza e ne uccide la vitalità spirituale.

La Conoscenza spirituale, la Gnosi della più nobile Mistica, così come la Conoscenza metafisica dello Yoga, del Buddhismo, del Taoismo, dell’Oriente tutto, non sono perse per noi, ma possono essere ritrovate unicamente attraverso il Rito della Resurrezione del Pensiero Vivente dal cadavere della riflessità: e questo implica la più risoluta pratica della concentrazione, e della meditazione come concentrazione portata sino alla intensificazione contemplativa.

Questa è per noi la porta stretta dalla quale si può osare passare, superando l’inerzia ottusa della natura animale, gli ostacoli posti dalla passività dell’anima di fronte alla invadenza della vita somatica. La fatica – persino il tedio o l’arida indifferenza – che talvolta lamenta proprio chi in tale lotta interiore seriamente si impegna, lungi dall’essere un sintomo negativo di errore o di fiacchezza, è invece il segno che la natura umano-animale si sta esaurendo, che non ce la fa più, e che il suo ostacolo – come per uno schianto – sta per togliersi di mezzo: allora si inizia a praticare concentrazione e meditazione con forze che non vengono più dalla natura, o dall’anima passivamente asservita alla natura, bensì con le forze dell’Io, con le forze spirituali che si risvegliano oltre e malgrado il sonno somatico indotto dalla natura. Il sentimentale misticismo orante, invece, oggi è un comodo e sognate sguazzare nella più inferiore natura. L’asciuttezza dell’arida pratica della concentrazione prosciuga il mucillaginoso “umidore” di tale misticismo sentimentale, e porta direttamente all’esperienza spirituale.

Rudolf Steiner mette in evidenza la differenza tra una antica Mistica – rettamente intesa ed attuata, come nell’ascesi spirituale di talune poderose personalità dei secoli scorsi – e lo sfaldato misticismo sentimentale, coltivato soprattutto nella torbida atmosfera di un sensuale misticismo femminile cattolico, del quale Rudolf Steiner mostra tutta la patologicità, mettendo in evidenza il fatto che si tratta di un erotismo traslato sul piano astrale. Emblematica è la differenza tra la Mistica di un San Giovanni della Croce, che si eleva ad una autentica conoscenza iniziatica, e il misticismo sensualmente sfaldato di una Teresa d’Avila, la quale nelle sue esperienze, tutt’altro che indipendenti dal coinvolgimento corporeo, giunge a vere e proprie forme di orgasmo.

La tentazione misticheggiante è sempre in agguato nella Scienza dello Spirito, come seducente proposta di “sostituire” la dura fatica della Via del Pensiero, nella quale iniziaticamente si muore e si rinasce, con una via “religiosa”, con una via della morbidamente senziente “anima”, mediante la quale ci si può “accomodare” ad un percorso che non elimini la dipendenza dalla brama animale, ma la “sublimi” travestendola in forme accettabili per l’ego! La “via sostituita” può essere per taluni indubbiamente seducente, ma – come avverte Massimo Scaligero ne La Luce – ciò che seduce non libera!

Sorgete! Svegliatevi! Poiché il Sentiero della Liberazione e della Iniziazione è sottile, difficile da percorrere e pericoloso come il camminare sulla sottile lama di un rasoio tesa sullo spalancato abisso tra due sponde. Katha Upanishad – 1.3.14

14 pensieri su “Arcana Sapienza e Scienza dello Spirito: l’inganno del misticismo

  1. ….tutto cio’ non toglie che lo stesso Scaligero abbia piu’ volte indicato la Preghiera(ovviamente non quella soggettiva e sentimentale) come mezzo meditativo fondamentale, ad esempio, se non vado errato ,nel suo ultimo “sinfonico” testo,vale a dire “Iside-Sophia”. Si tratta ,di fatto , di una questione di “livello”. ovverosia una pratica che in sè puo’ appartenere ad una sfera pre-cosciente e sentimentale, puo’ in mano ad un soggetto diverso esprimere la sua affinità con la Meditazione,come Via al Christòs. Naturalmente alla base ci deve essere l’Ascesi del Pensiero e,soprattutto, ognuno puo’ e deve essere “medico e giudice di stesso” e vedere cosa si confaccia alla sua personale pratica interiore.

  2. Grazie a Hugo de Paganis.
    Condivisibile anche la osservazione di Mitteleuropeo, però non credo che quando qui si parla di “sentimentale misticismo orante” ci si voglia riferire a la esperienza della Preghiera che trasmette Scaligero in Iside Sophia od anche nel Manuale. Perlomeno a me non ha indotto quest’accostamento.
    In ogni caso questo tipo di interventi e osservazioni fanno di Eco un caso unico (almeno di mia conoscenza) in rete, è un privilegio, grazie a tutti Voi.

  3. Infatti Massimo pone proprio l’accento su cio’, ossia sulla “Preghiera non soggettiva e sentimentale“.
    Proprio nel testo Iside-Sophia Massimo sintetizza l’essenza della preghiera:

    “E’ proprio il pensiero penetrante l’essenza delle cose, che puo’ divenire preghiera continua, evocazione appassionata del Divino……
    La Vergine invero e’ continua preghiera. Ella insegna l’arte magica della preghiera continua agli esseri che desiderano risorgere, perche’ la loro anima si modelli secondo la luce che risorge, la compassione infinita necessaria ad accogliere l’Amore infinito. Senza tale compassione non e’ possibile all’anima accogliere la potenza dell’Amore infinito. Ma occorre innanzitutto il varco della trascendenza del pensare, perche’ tutto cio’ non sia emotivo misticismo, utile comunque, ma incapace di superare il limite soggettivo.”

    “Quando il pensiero si libera dai vincoli inferiori, già contiene in sé la forza della preghiera, perché è una relazione con il Divino.
    Il pensiero che si manifesta nella mente, obbedisce a leggi cosmiche, è espressione di forze cosmiche, che di continuo vengono contraddette dall’uso inferiore del pensiero. Il pensiero non è mai autentico, perché pensa sempre qualcosa altro da sé. Quando il pensiero è liberato, cessa di obbedire alle leggi inferiori della natura animale e comincia a obbedire alle proprie leggi, ossia alla propria natura divina.”

    Massimo Scaligero ( Accordo – http://www.larchetipo.com )

  4. La maggior parte delle preghiere anche a livello inconsapevole sono rivolte agli ostacolatori specialmente quelle che puntano ad ottenere risultati materiali
    Se ci si pensa gran parte del pregare comune è un voler ottenere dall’alto qualcosa che si ritiene impossibile ottenere da se, ma rischia di diventare un patto inconscio con entità che tutto vogliono tranne che aiutare l’uomo
    Il pericolo moderno è proprio il prendere alla leggera questo aspetto, si “gioca” molto con queste cose, conoscendole sempre meno.

    • Penso che ogni via seria presupponga un argine secolare a questo fatto. Noi abbia gli esercizi, il tantra ha l’abnegazione, il cattolicesimo VIETA di chiedere in prece favori materiali. Certo che se poi una persona se ne frega e si reinventa una religione cade di filato nella trappola che ben descrivi. Però la “colpa” non è della preghiera in sè ma dell’individualità che la stravolge. Per questo per me è importantissimo studiare e conoscere bene la via che si sceglie di seguire. E sempre per questo motivo, data la mole di lavoro, tendo a stizzirmi parecchio davanti ai “geni” che fanno i coktail di religioni.

      Bel ragionamento Mir. Grazie. :)

  5. E’ poderoso questo tuo scritto caro Hugo de Paganis! Andrebbe letto e praticato, portandolo dentro di sé per farlo rinascere come vera e viva esperienza dello Spirito.
    Sulle pagine del vecchio Eco si è più volte ribadita la dannosa abitudine di chiacchierare di Antroposofia e questa decadente pratica è espressione del misticismo, o romanticismo dell’anima.
    La Mistica è prima di tutto Silenzio, la stessa etimolgia ce lo ricorda!

    • Come non sottoscrivere quanto detto :) noto con estremo piacere che questa nuova impostazione del forum aiuta molto le discussioni e le domande mentre ostacola decisamente filosofaggini ed omelie. Dato il periodo di poca partecipazione che mi si profila la cosa mi tranquillizza non poco.

      Grazie a tutti :)

      • Caro Balin, il tuo e’ un lapsus….hai scritto forum invece di blog 😛

        Pero’ hai voluto in realta’ proprio rimarcare la differenza.
        Per esempio, mentre nel forum l’argomento principale rischiava spesso di essere sommerso dai commenti che frequentemente portavano anche fuori tema, qui nel blog l’articolo conserva sempre la sua evidenza, il suo effetto di posizione principe diciamo, e i commenti, pur tanti e diversi, integrano ma non possono adombrarlo o prevaricarlo, essendo si’conseguenti ma sempre in seconda visione/posizione rispetto al testo che li stimola e genera.

  6. ” Nel tardo periodo ellenistico aumenta la diffidenza verso la sensibilità e perciò cresce la divaricazione tra ragione discorsiva e intelletto intuitivo. Della prima vengono accentuati il tecnicismo logico e la complicazione dialettica; del secondo, invece, si accentua il carattere via via sempre più <>, con la conseguente passività di fronte a una eventuale manifestazione della verità dall’alto, di carattere più divino che umano. Per questa via si ridimensionava uno degli aspetti più preziosi della dottrina di Platone, cioè l’intimo connessione di intuizione intellettuale e discorso razionale. ”

    Il misticismo è la totale incapacità di concepire la necessità della risoluzione dell’oggetto nel soggetto. (Giovanni Gentile)

    L’errore non consiste nell’assunzione di questa logica del pensato, ma nell’illusione che una tale logica possa reggersi in sé stessa e rappresentare tutta la logica. Certo, essa è tutta la logica del pensabile, se per pensabile intendiamo ciò che si deve intendere a rigore, ogni possibile oggetto del pensare. Ma poiché il pensabile suppone il pensare, la logica stessa del pensabile ne postula un’altra, che dal pensabile passi al suo presupposto, al pensare. (Giovanni Gentile)

    • “Ma l’uomo può trovare la FORZA del pensiero che pensa se giunge a scorgere l’essere del mondo fluente in lui come vita: vita dell’idea, che è vita della realtà percepita nascente in lui come dal centro del mondo. Apice dell’ascesi del pensiero che sia capace di giungere OLTRE le posizioni idealistiche, OLTRE la dialettica del pensiero pensante, OLTRE realismo fisico o metafisico". Massimo Scaligero

  7. Difficilmente si possono aggiungere altre parole; almeno per me sarà una conquista comprendere (e sentire veramente) quanto già scritto in questo intervento di Hugo dè Paganis. Grazie del vostro tempo.

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