Marie Steiner-von Sivers: l’essere del coraggio

Marie Steiner

La prima persona che mi parlò di Marie Steiner, la fedele compagna di tante lotte e di vita di Rudolf Steiner, fu Massimo Scaligero e ciò – me ne ricordo benissimo – sin dal mio primo incontro con lui. Massimo parlava di Marie Steiner come di un essere spirituale eccezionale, coraggioso, addirittura eroico, e parlava di lei sempre con profonda venerazione e sincera ammirazione. La cosa mi colpì talmente che io, sin dai miei primi passi nel sentiero della Scienza dello Spirito, cominciai a cercare d’indagare, per quel che potevo, circa il mistero profondo che circondava, come un insolubile enigma, questa elevata figura spirituale.

Mi resi presto conto che essa, in realtà, non solo non era stata minimamente compresa dai più ( per una sorta di opaca e ottusa sordità dell’anima ), bensì veniva addirittura misconosciuta e avversata proprio da coloro che, per debito di gratitudine e per quel sincero culto della verità che dovrebbe accompagnare sempre un autentico ricercatore spirituale, più avrebbero dovuto difenderla e amarla. Ma, si sa, è più facile trovare la pietra filosofale, capace di trasformare agevolmente il piombo in oro o un contadino, di animo semplice e buono, in un angelo sapiente, che non la gratitudine nel cuore degli uomini. Spesso il cuore degl’intelligentissimi nostri contemporanei – mai come oggi l’intelligenza è stata cosi inflazionata: Massimo affermava che oggi sono tutti fastidiosamente intelligentissimi – soffre di quella sclerocardia che intorpidisce e indurisce la sensibilità interiore, chiudendo così l’anima di fronte al riconoscimento di qualsiasi forma di grandezza spirituale. Tale durezza di cuore nasce ( e a sua volta genera ed alimenta ) dalla paura e dall’odio nei confronti dello Spirito. Tale odio è profondamente annidato nella natura umana e sarebbe savio il riconoscerlo affrontandolo, e nel tempo liberarsene, non certo il coltivarlo e l’accrescerlo. Di tale odio fu a lungo bersaglio, fuori e dentro gli ambienti antroposofici, Marie Steiner, per la sua fedeltà al Dottore, per la sua libertà interiore, per il suo amore incondizionato per la verità.

Alcuni anni dopo la morte di Massimo, parlavo con un amico e fedele discepolo svizzero, Jakob Streit, ormai molto anziano, di Marie Steiner. Egli, dopo aver rievocato con commosso calore la figura di lei, mi disse nel suo stupendo francese: “ Marie Steiner era una Regina della Verità: ella era decisa nemica di ogni ambizione, di ogni recitazione spirituale, di ogni finzione, di ogni diplomazia o politica ”. E questo non la faceva certo amare, soprattutto dai vanitosi e dagli arrivisti i quali, per emergere ed affermarsi, non esitavano – e non esitano oggi come allora – prima ad “usare”, per fini propri, che non sono certamente fini spirituali, l’opera e la figura di Rudolf Steiner, per poi  metterla in ombra a loro proprio beneficio e a quello delle Potenze Ostacolatrici.

Una delle tragedie spirituali più grandi del passato ventesimo secolo è stata il venir meno del movimento antroposofico alla missione e ai compiti assegnatigli dal Mondo Spirituale attraverso il Maestro dei Nuovi Tempi, a causa delle lotte tra personalità e fazioni che perseguivano finalità personali tutt’altro che limpide, per raggiungere le quali da parte di dette fazioni si ricorreva usualmente a strategie aggressive, a calunnie, a diffamazioni, oppure a tatticismi politici, ad alleanze temporanee e trasversali, ad operazioni diplomatiche di vario tipo. Ora, di tutto ciò Marie Steiner era nemica giurata. Per la qual cosa si verificò il fenomeno apparentemente inverosimile ( ma non poi così tanto… ) dell’alleanza di tutti coloro i quali – pur tra loro nemici inesorabili in quanto arrivisti ambiziosi e concorrenti – si coalizzarono riversando odio menzogne e calunnie contro colei che, per difendere l’Opera di Rudolf Steiner, smascherava i loro sordidi interessi, i loro travestiti tatticismi, i compromessi, la loro irrimediabile mediocrità. Ella vedeva come forze disgregatrici di ogni movimento spirituale da una parte l’ambizione e l’arrivismo e dall’altra la vuota sentimentalità e il falso misticismo. Ambedue queste forze sono il risultato del fallimento dell’impresa interiore, deviazioni delle forze originarie dell’anima rispetto alla severità di un impegno spirituale che, per essere autentico, esige energia, slancio, dedizione assoluta.

Un’altra personalità, stretta collaboratrice di quel Lascito che, per volontà di Marie Steiner cura da decenni come compito sacro l’esatta pubblicazione e la diffusione dell’opera del Dottore, in vari colloqui avuti con lei mi descriveva la potente vita interiore – tutta dedita alla pratica della meditazione – della compagna spirituale di Rudolf Steiner, il suo stile di vita addirittura ascetico, la sua disponibilità umana, l’apertura e la generosità nei confronti di quei cercatori spirituali, spesso solitari, che chiedevano il suo consiglio, e talvolta un aiuto, nel cammino interiore intrapreso verso l’Iniziazione.  Mai tale ricorrere a lei fu vano. Molti verificarono quanto vasta e profonda fosse la sua esperienza nel guidare i discepoli del cammino spirituale. Un tale aiuto e orientamento di Marie Steiner nei confronti dei praticanti volenterosi risultarono tanto più preziosi in quanto in àmbito antroposofico la pratica interiore degli esercizi, della concentrazione e della meditazione, furono a lungo – e spesso lo sono ancora – osteggiati e sconsigliati come pericolosi. Il che equivale a svalutare e a calunniare il dono prezioso del Mondo Spirituale portatoci dal Maestro dei Nuovi Tempi. La gravità dei tempi non consente indugi in rimedi illusori e chiunque ami veramente lo Spirito non può non sentire prepotente l’impulso a donarsi con tutta l’anima alla pratica realizzatrice dello Spirito. Da questo punto di vista Marie Steiner costituisce un esempio luminoso per tutti coloro che aspirano all’Iniziazione.

La mia volontà di approfondire la figura spirituale  della compagna di Rudolf Steiner  nasceva dal sentire in lei l’incarnazione del più alto coraggio, di quel coraggio che intuivo essere necessario per percorrere l’arduo sentiero da me scelto. Lo stesso inaudito coraggio che contemplavo vivente in Massimo Scaligero, in colui che spesso sulle pagine de LArchetipo è stato chiamato – espressione mirabile – Il Maestro d’Occidente. Ma la mia volontà di ricerca del mistero di Marie Steiner si scontrava con la mia inevitabile inadeguatezza e con l’abissale profondità di tale mistero.

La persona amica, curatrice del Lascito del Dottore, Hella Wiesberger, mi aiutò rendermi conto della grandezza di Marie Steiner e della ingenuità, anche se comprensibile, del mio tentativo. Mi fece conoscere  le parole  del Maestro su lei, riferite nel 1944 da Johanna Muecke alla euritmista russa Tatiana Kisseleff, che le trascrisse nelle sue note biografiche su Marie Steiner: “ Quando le chiesi se avesse annotato qualcosa sulla vita di Marie Steiner – la conosceva  dal 1902 – rispose che questo era impossibile, dal momento che secondo, Rudolf Steiner, Marie von Sivers era un essere cosmico ”. Anche Emil Molt, il cui nome è legato alla fabbrica di sigarette Waldof-Astoria, si sentì dire dal Dottore nel 1923: ” E’ impossibile scrivere una biografia di Marie Steiner, perché lei è cosmica ”.

E’ dalla sua comunione con l’Anima del Mondo, ossia dal suo essere cosmico, che Marie Steiner traeva il suo smisurato coraggio, la sua grandezza d’animo, la vastità del suo nobile cuore. Ed ella pose incondizionatamente tutto ciò al servizio dell’impulso spirituale portato nel mondo da Rudolf Steiner. E trasformò totalmente se stessa con la disciplina spirituale per servire nel modo migliore, con tutta se stessa, tale luminoso impulso. Non tutti nel movimento antroposofico erano pronti ad accogliere la forza di un tale impulso. Ciò si manifestò, già all’epoca di Rudolf Steiner, come una forma di sorda o aperta opposizione nei confronti di Marie Steiner. Ciò sfociò in forme di avversione nei confronti di lei. Il Dottore ebbe a dire una volta a Clara Walther: “ Vedete, dietro Frau Doktor vi è una forza spirituale così potente che molte persone non possono sostenerla. Nei suoi confronti, taluni perdono addirittura il loro contegno”.  Ciò non poteva  che suscitare contro di lei le reazioni più violente di avversione, suscitate da ignoranza, incomprensione, pavidità, turpe viltà. Tatiana Kisseleff, amica personale oltre che allieva di Marie Steiner, così scrive su di lei: Il tratto fondamentale del suo carattere mi è sembrato essere la donazione di se stessa:portava gl’impulsi sovrapersonali di un’altra spiritualità. Mentre altri la vedevano arbitraria, soggettiva, ingiusta, priva di competenza e poco conoscitrice degli esseri umani, io invece potevo vedere come, tramite lei, si manifestasse un giudizio cosmico, in certo qual modo, un tribunale cosmico. Sentivo in tale modo anche allorché si trattava direttamente di me”.  La sua impersonalità era ciò che urtava la natura troppo personale, umana troppo-umana, di tanti che “sfiorano” la Via Vera senza giungere alla compromissione di tutti se stessi allo spirito. Una tale impersonalità richiede quel coraggio di sacrificare l’effimero personale, il coraggio di Marie Steiner, il coraggio di Massimo Scaligero.

I problemi che si manifestarono all’epoca di Rudolf Steiner hanno continuato a ripresentarsi nel tempo, e riguardano tuttora quella che Massimo amava chiamare la Comunità Solare. La fedeltà alla Via Solare richiede coraggio, il coraggio nasce dalla conoscenza e dal sacrificio della natura inferiore. Sacrificare la natura inferiore è un atto d’amore nei confronti dell’eterno. Da un tale sacrificio nascono all’anima le ali che sollevano al di sopra degli aspetti illusori del mondo che così facilmente avvincono l’uomo debole e bramoso. Massimo scrisse che: “ Solo un sacro amore nato dalla conoscenza può restituire all’uomo la chiave perduta della conoscenza”. Marie Steiner mostrò che non esiste amore senza coraggio e che  non esiste coraggio né conoscenza senza Amore.  

6 pensieri su “Marie Steiner-von Sivers: l’essere del coraggio

  1. Un bellissimo articolo, pubblicato sull’Archetipo nel dicembre del 2006 (www.larchetipo.com/2006/dic06/ruoliedestini.pdf), che evidenzia il ruolo centrale, fondamentale, di Marie Steiner nell’Opera del Dottore. Ruolo sottaciuto, o dimenticato, dall’ufficialità, che è bene riportare all’interesse degli studiosi, antichi e nuovi, della Scienza dello Spirito.

    • Da persona cara – da me molto stimata – mi è stato fatta notare, in via privata, la pressoché identità – a parte qualche parola in aggiunta – di quanto da me più sopra postato con un precedente articolo di Eugenio Luri sull’Archetipo del dicembre 2006, la coraggiosa rivista animata dalla nostra carissima Marina Sagramora, e che la cosa poteva prestarsi a qualche piccolo equivoco. Tale equivoco viene rapidamente chiarito dicendo che Hugo de Paganis e Eugenio Luri sono la stessa persona. Trovandomi oggi sul luogo di lavoro, in un ambiente tutt’altro che benevolo per le nostre idee e le nostre mete, ho dovuto agire con rapidità e- mi si passi il termine – con la necessaria clandestinità “carbonara”. In pochi secondi ho trascritto l’articolo, facendovi un paio di aggiunte di riferimento ad un paio di persone che mi hanno illuminato sulla vicenda di Marie Steiner e, senza badare ad alcuni aspetti formali, l’ho direttamente pubblicato. Per buona regola, è mio principio pubblicare solo scritti che sono frutto unicamente della mia diretta elaborazione pensante, qualunque sia l’eteronimo con il quale possono apparire o riapparire al pubblico. Di ogni affermazione, da me fatta negli scritti apparsi o che appariranno, mi rendo moralmente e personalmente garante. Per il resto do un valore relativo alle regole e regolette, un po’ filistee, che vigono in ambito accademico circa la ritualità del citare, pur rendendomi disponibilissimo a fornire a chiunque voglia tutti i riferimenti necessari ai testi convalidanti le affermazioni.
      Ma su una cosa ammetto la mia colpa, e per essa “humiliter veniam maximam peto”: avevo promesso alla nostra Marina di scrivere qualcosa sulla figura di Marie Steiner-von Sivers, basandomi sull’abbondante materiale fornitomi dalla Curatrice del Lascito di Lei, Hella Wiesberger, e purtroppo la vita affannata condotta nell’ultimo anno non me ne hanno dato la serenità e l’agio. Tuttavia ciò sarà di prossima realizzazione. Nel frattempo la nostra pazientissima quanto carissima Marina Sagramora è ufficialmente autorizzata a perseguitarmi, con ogni strumento utile alla bisogna, insino alla suddetta promessa realizzazione.

      Hugo de Paganis = Eugenio Luri

  2. Prendo in parola il grande Hugo De Paganis e lo solleciterò fino alla realizzazione dell’articolo che gli ho richiesto… Ritengo essenziale riportare piena luce – e lui è in grado di farlo – su un personaggio di altissimo livello come Marie Steiner, l’amata “Pulzella”, troppo a lungo ignorata e persino osteggiata proprio da coloro che avrebbe dovuto esserle maggiormente grati.

  3. Giuro e spergiuro, sulla tomba di Arturo, mezzo cotto e mezzo duro, che scriverò su Marie Steiner.Autorizzo Marina e Savitri a vessarmi e a perseguitarmi in ogni maniera sino al compimento della presente giurata promessa!
    Hugo col sugo e senza il sugo.

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