Un libro di Scaligero tradotto per l'area germanofona

Die Logik

Un libro conforme allo spirito delle origini

Massimo Scaligero:

La logica come avversario dell’uomo

La reincarnazione dei libri esiste. Forse così si dovrebbe comprendere il vecchio detto “Habent sua fata libelli” (Anche i libri hanno il loro destino) sebbene questa verità non sembra essere stata presa in considerazione fino ad oggi. Chi avrebbe l’audacia di scrivere oggi una storia della filosofia come una sequenza ritmica di incarnazioni di una determinata serie di libri? Per esempio partendo da “De principiis” di Origene circa u il suo ulteriore destino in “De divisione naturae” di Erigena, in “De vita rerum naturalium” di Paracelso, negli “Scritti di scienze naturali” di Goethe, fino a “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner. Il passaggio a una tale storia della filosofia, guardato sotto l’aspetto scolastico e tradizionale, sarebbe senza dubbio accompagnato dalla sensazione, come la dovrebbe vivere un botanico, quando venisse liberato su un prato in fiore dopo una lunga reclusione in un deposito di legname.

Non è un caso, che io abbia scelto la la sopraccitata serie di libri.

La stupefacente opera di Massimo Scaligero mi ha riempito di sicurezza già dalla prima pagina che quella serie di libri è stata continuata nei nostri tempi e se non oso definire questo libro una diretta incarnazione fisica del capolavoro (chef d’oeuvre) di Rudolf Steiner, garantisco però senz’altro la connessione eterica. (I grandi libri, come le grandi individualità non si incarnano sempre nel fisico, ma si accontentano anche di un’esistenza eterica o astrale).

Forse non ha molto senso presentare tali libri nel senso di volerli interpretare con parole proprie. Leggendo ci si deve immergere profondamente e solo allora portarli fuori non con una propria interpretazione bensì con i propri pensieri trasformati. Lo dico senza tanti preamboli: l’impressione era inaspettatamente sbalorditiva. La grande filosofia mi sembrava veramente, secondo il testo  di Husserl “La crisi della scienza naturale europea…” una “per-sempre-addormentata”… Lo stesso Heidegger, malgrado tutti i suoi talvolta sorprendenti raggi di luce, aveva l’aspetto di una cupa mistica nuvola, che copre il gigantesco e direi quasi già invisibile sole. Il libro di Scaligero mi ha accecato nel vero senso della parola, non come un bagliore arabico-newtoniano di un conglomerato meccanico, ma con quella fonte di vita alla maniera di Goethe o di Giovanni. Poi mi venne in mente che non si trattava per niente solo di un’opera filosofica, bensì di un libro-mistero, una specie di iniziazione nel sacramento del pensiero. Il titolo del libro stranamente non corrispondeva al suo pieno contenuto: “La logica come avversario dell’uomo” (con una visibile reminiscenza di “Lo spirito come avversario dell’anima” di Klage, secondo me un’allusione superflua, che del resto manca nel titolo originale “Lalogica contro l’uomo”), questo concordava solo con la prima parte del libro, ma non alludeva per niente alla seconda, in cui si tratta della trasformazione della logistica divenuta morta in una logosistica e in cui, quindi, il confronto passa organicamente all’armonia generale: la logica per l’uomo. Sì, un libro-mistero che conduce il lettore attraverso gli infiniti riti dell’orrore della moderna mancanza di pensiero e lo porta sulla via del pensare.

La prima parte – “Il mito della scienza” – sembra essere proprio una specie di Kama-loka dell’attuale filosofia in cui l’idolo cartesiano-kantiano che si è appropriato da usurpatore tutti i diritti sull’Io, in una frappante panoramica degli eventi postumi è dato alla purificazione di sé. E’ significativo che la struttura stessa della prima parte è stata trattata, direi quasi, in modo regressivo, cominciando dall’immagine totale delle “Forme logiche del declino interiore” fino al punto di partenza del “Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica”. In fondo si potrebbe definire tutta questa prima parte anche come  una logica e concreta realizzazione delle raccomandazioni che purificano il pensare nella teoria della conoscenza di Rudolf Steiner (del “Maestro dei Nuovi Tempi”, come è chiamato nel libro di Scaligero). Si richiami alla memoria queste raccomandazioni: “Se ora si dice: elimino tutte le definizioni mentali conseguite mediante la percezione della mia visione del mondo e trattengo solo quello che appaia all’orizzonte delle mie osservazioni senza che io faccia qualcosa, allora ogni malinteso verrà escluso” (“Verità e scienza”). E ancora: “Se si vuole veramente comprendere il conoscere in tutta la sua reale entità, si deve indubbiamente comprenderlo anzitutto dove è esposto al suo inizio, dove comincia” (sic). Questo suona estremamente semplice e chiaro, ma solo colui il quale ha provato a realizzare quel che è stato detto sa quale enorme abisso sta nascosto dietro a queste parole. Qui la teoria della conoscenza sperimentò per la prima volta una valenza di mistero iniziatico, perchè non posso definire diversamente queste affermazioni di Rudolf Steiner che non come la preparazione del pensiero (in fondo l’abitudine agendo solo come pilota automatico di frasi fatte) all’incontro con il Guardiano della Soglia e la sua vera scaturigine, dov’è attribuito al pensiero incantato da una nomenclatura narcotica, di riconoscere la sua origine in un alto grado angelico. Quindi era quello che era stato espresso in maniera metodicamente così dura in questo libriccino “Verità e scienza”, implicante nient’altro che l’iniziazione attraverso la morte – la morte di tutte le definizioni pensanti raggiunte tramite la conoscenza – e una riduzione della coscienza al grado zero, cioè a tale vuoto originario secondo cui la conoscenza non poteva essere nessuna sciocchezza di tutti i generi di sistemi e discorsi, bensì solamente un esame eseguito davanti alle Gerarchie ed una licenza per collaborare con loro alla creazione continua del mondo. In questo modo trovo il motivo per cui il filosofo Rudolf Steiner è stato logicamente passato sotto silenzio dai filosofi del XX secolo – accoglierlo, seriamente parlando, significherebbe pronunciare irrevocabilmente su se stessi una condanna a morte.   Forse Husserl era l’unico che osò questa purificazione della coscienza dalla stalla di Augia – stranamente senza avere una pallida idea di Rudolf Steiner e partendo soltanto da una fonte di verità profondamente sentita. (Del resto a questo punto sarebbe importante seguire la sua relazione intellegibile attraverso la ‘mediazione’ di Franz Brentano) Ma Husserl stesso non si decise ad andare fino in fondo rispetto all’inizio – in modo bello e profondo ha parlato di ciò Michael Kirn nella sua introduzione al libro di Scaligero. Nel sopraccitato libro questa grande autopurificazione del pensiero si è ora realizzata in modo radicale (“radicale fino al delitto”, come avrebbe detto Nietzsche).

Comunque io temo che anche questo libro sarà circondato dal complotto unanime dell’occultamento filosofico. I filosofi si sono abituati strettamente al “comfort” e alla “praticability” del pensare. Se gli psichiatri americani, svolgendo un incarico del rettore di un “college”, sono riusciti a diagnosticare come…schizofrenico l’autore della “Fenomenologia dello spirito”, che cosa resterebbe da dire sul probabile destino in questo mondo del libro di Scaligero? Non si dovrà tuttavia perdere la speranza. Non è da escludere che un bel giorno appaiano altri psichiatri profondi, la cui diagnosi sarà totalmente contraria, pressapoco nel modo seguente: tali libri, come quello di Scaligero, non sono per niente trattati filosofici, bensì una “conditio sine qua non” della salvezza animica. Chi rifiuta la purificazione offerta da essi e la Via, si condanna a priori al…cretinismo, dal quale nessuna cattedra e nessun premio Nobel potrà salvarlo. Crede esperto.

                                                                                                                  Karen Swassjan

Massimo Scaligero: Die Logic als Widersacher des Menschen. Verlag Urachhaus. Stuttgart  1991 

Questo scritto apparve sul Das Goetheanum del febbraio 1992

L’amico Franco lo pubblicò, tradotto, su l’Archetipo, come parte di una risposta ad un lettore. Con il suo permesso metto questa critica su Eco. Interessante la casa editrice. E’ quella della Comunità dei Cristiani. Interessante anche il fatto che il libro non abbia mosso un pelo delle grandi anime (antroposofiche) attive nell’area germanica. 

Un pensiero su “Un libro di Scaligero tradotto per l'area germanofona

  1. Questa vicenda, che ormai risale a qualche decennio fa, è un episodio veramente gravee SINTOMATICO nella storia del movimento antroposofico. Fu offerta un’occasione unica per afferrare finalmente il cuore della Scienza dello Spirito nel centro stesso della vita storica antroposofica, la Mitteleuropa. (Piu’ tardi posterò un articolo sul tema dell'”Europa di Mezzo”). Non solo accadde che pochissime anime sveglie si accorsero di quello che viveve ( e ,Deo gratias,VIVE) in quelle pagine. ma altri zelanti cultori del nulla ,se ben ricordo, si dedicarono alla critica, atto in sè legittimo,giuridicamente parlando ma, nello stesso tempo ottimo indicatore del pessimo clima spirituale dell’epoca.
    La questione è che non sembra che il clima stesso,nel prosieguo degli anni, sia migliorato : anzi episodi come quelli di Ben Aharon, alla fine dei ’90 e di Judith Von Halle,oggi, dimostrano come sempre meno Dornach sia un centro di un qualche valore spirituale, al di là della funzione di far dire al mondo “ah ecco, c’è una Società Antroposofica con una sede svizzera…..”. Sempre di piu’ sono le realtà periferiche che debbono gestire la situazione in un mondo che ha fatto dello “scivolamento nella barbarie” perconizzato da Steiner il suo modo d’essere.

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