LA BANALIZZAZIONE DELL'ANTROPOSOFIA

aiut!

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Se isoliamo artificiosamente dal contesto spirituale la celebre frase della Tabula Smaragdina: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto…”, avremo pressoché già raggiunto la sintesi di questo articoletto. Infatti se il rigo viene decontestualizzato e letto nominalisticamente esso appare di significato scarso o nullo. A dirla tutta, ad un’anima sana e concreta frasi simili si presentano come sciocchezze che nella realtà non trovano alcuna conferma e nel pensiero paiono vuote. Pensate: in basso i piedi, in alto la testa; in basso i campi di grano, in alto sfilacci di nuvolo…differenze? Ma no! Eppure per tantissime persone (un esercito!) potrebbero quasi essere la stessa cosa. Più o meno. Forse quanto sto dicendo è solo un’assurda iperbole o un gioco. Ma non sto giocando affatto. Non è forse vero che i nostri Padri latini coniarono l’allocuzione “Semel in anno licet insanire” che Orazio, elegantemente modificò in “Dulce est desipere in loco”?

Essi, con la robusta, asciutta sensatezza che contraddistinse lo splendore della Civiltà Romana, limitavano l’insanire ed il desipere a pochi e opportuni momenti. Ora viviamo in un periodo di civiltà nella quale le regole e i riti, vista la proclamata sparizione della Trascendenza e del Sacro, si sono ridotti ai 245 articoli del Codice della Strada (avente evidenti tracce misteriosofiche, vista l’interpretazione personale e difforme tra le diverse pattuglie), alla compilazione del Mod.730, all’IMU ed a labirinti documentali e onerosi non dissimili. Questo nel presente, mentre nel futuro la Tecnologia ci renderà onnipotenti come ci viene assicurato da Emanuele Severino che,  da raffinato nichilista quale egli è, pur tuttavia non annichilisce il proprio pensiero ed è pure serissimo con sé stesso, perciò non scherza.

Allora: è “normale” insanire o desipere per alcune ore tutti i santi giorni quando si legge un testo di Antroposofia o si tiene una conferenza (o la si ascolta) sul medesimo argomento o si discute su un Forum dedicato?

Di sicuro esagero ma pregherei i lettori a sforzarsi d’immaginare per un momento quante sono e sono state le persone che accostandosi all’Antroposofia da due diverse direzioni (quelli che hanno approfondito alcune correnti sapienziali e quelli che non sanno nulla ma sono dotati d’impulso verso il Trascendente), dopo una brevissima immersione scappano a gambe levate: non è possibile contarle singolarmente ma a legioni sì.

Certo, avevano appena sfiorato la superficie, ma molti s’allontanano disgustati. Disgustati di che? Non dall’Antroposofia che rimane e forse rimarrà per loro una cosa sconosciuta ma piuttosto dalla banalità piatta, volgare e frammentaria che viene proposta troppo spesso come fosse Antroposofia.

Qualche “fuggitivo”, nonostante la vista del panorama desolato trova tuttavia la strada essenziale verso la Scienza dello Spirito per un retto impulso interiore che, come ogni intuizione veritiera non è irrazionale ma sovrarazionale, contenente perciò anche tutta la logica del reale: egli acquista i testi di Rudolf Steiner (e di Scaligero) e mentre li legge sbarra porte e finestre alle chimere di cartapesta che vagano per le strade.

Come esempio, ricordo “forte e chiaro” le parole che un vecchio amico, brillante studioso e scrittore nonché asceta e sperimentatore di Scienza dello Spirito, espresse con animo incupito decenni orsono mentre eravamo fradici reduci  dall’ascolto di una conferenza indecentemente comica su temi antroposofici: “Se non conoscessi Steiner per mio conto, abbandonerei tutto o mi accosterei al Buddhismo che almeno è serio!” : era lo sfogo di una profonda malinconia e di  indignata impotenza per lo spregevole vandalismo (perpetrato da importante rappresentante) di cui eravamo stati testimoni.

Gli animi ingenui suppongono che l’Antroposofia sia una, ma questa è illusione, di quelle gravi che lasciano dietro a sé danni. Innanzi tutto le antroposofie sono tante quante sono le anime che si dedicano a questa via di conoscenza: ognuno trae dalla Scienza dello Spirito quanto può ed elabora il quantum assimilato secondo le proprie forze e le inclinazioni di carattere e di destino: ciò è un fatto inevitabile che comporta conseguenze di vario genere a seconda dei casi.

E’ invece un fatto gravissimo che il ricercatore possa trovare l’unica relazione sicura con l’Antroposofia attraverso le Opere di Steiner, essendo divenuto accadimento rarissimo o eccezionale la connessione con indicatori e studiosi dotati almeno d’onestà, correttezza e rispetto. A scanso di equivoci dovrebbe essere chiaro che non alludo a ladruncoli o maniaci nel senso comune.

Il vuoto, ai nostri giorni si presenta come una generale incapacità di seguire Rudolf Steiner da parte dei sedicenti discepoli.

Tale affermazione significa semplicemente che si sta perdendo la disciplinata coerenza conoscitiva per quanto riguarda l’attività del pensare. Steiner non sembra chiedere moltissimo quando indica il modo della lettura: pensare i pensieri nella concatenazione offerta, dunque ripercorribile. E’ il limite estremo (quello esterno) della Scienza dello Spirito. Pensare con rigore attento i pensieri affinché scatti, nel pensarli, il  potere della sintesi in cui inizia a risorgere la forza di Vita di quanto giace nel pensiero indicato dalla parola scritta.

Con questa semplice operazione si entra nell’Antroposofia, al contrario “sforando” con pensieri estranei o ulteriori si esce dall’Antroposofia. L’opera a cui ci si attenga, proprio quando pare riduttiva ci conduce nel Mondo Spirituale mentre quando sembra ampliare i nostri orizzonti ci abbandona con il sudario dello Spirito: la sua impronta razionalistica. Quest’ultima è il risultato di molti decenni privi (volutamente privi!) di disciplina interiore.

Chi non pratica l’esercizio interiore non possiede gli organi interiori per riconoscere e dominare le soddisfazioni che irraggiano dall’astrale inferiore. Perciò sente tali soddisfazioni e le giudica come un chiaro indizio della giustezza della via intrapresa.

Parlo del pensare perché esso contiene, in profondità, anche tutto il resto ossia il volere pre-corporeo ed il sentire puro. Mettere il pensiero nella categoria della manifestazione di “un freddo egoismo” contraddice tutta l’Opera di Rudolf Steiner e palesa platealmente la pseudo conoscenza di un’antroposofia lontana anni-luce dall’Antroposofia vera. E’ una cretinata colossale, ma è quello, come si suol dire, che passa il convento. Uno strano convento in cui si entra se ci si ammattisce a contatto con la sapienza spirituale. E’ il luogo dell’anima dove il desipere si sorregge su tre colonne:

La prima è l’ordinaria lettura, spesso ingorda e affrettata, dei molti (troppi) testi – occhi sul libro e testa altrove – cioè la bulimia psichica nell’assumere o ingurgitare notizie spirituali  identificate in frasi riconoscibili. Questo modo bramoso e primitivo di procedere riproduce semplicemente il subumano circuito animico del pettegolezzo ma viene anche chiamato, con involontaria blasfemia, approfondimento antroposofico.

La seconda si evidenzia come la disarticolazione o chirurgica macellazione dei testi e dei cicli, ormai considerato “pratica” e legittima anche in sede di stampa specializzata. Essa, già discutibile e sospetta quando la si usa su resoconti di scienza del sensibile, viene accettata dai molti persino contenti di avere con facilità e rapidità il concentrato della sapienza esoterica garantita come il riassunto dei più importanti pensieri steineriani e delle più recenti novità dell’O.O.

La terza è l’evoluzione della seconda. Qui la coscienza ordinaria confidando in una astratta familiarità con ogni sorta di immagini raccattate mediante razionalismo enciclopedico, ricuce, con il filo deduttivo, ircocervi ovviamente inorganici e innaturali che paiono corretti solo perché sdoganati dalla estrema cura dei particolari e dal supporto massiccio di elenchi bibliografici e indici informativi a cui abboccano gli eruditi, gli ingenui e gli stolti. Alludiamo, per meglio comprenderci, a scritti che, per esempio, giustificano una Filosofia della Libertà con una mole (decontestualizzata) di comunicazioni tratte dalle comunicazioni antroposofiche. Ecco l’antroposofia come produzione sterminata e cicaleccio continuo.

Ho citato le insanie percettibili e controllabili: esse sono nient’altro che le manifestazioni più grossolane del male che è l’aver portato l’Antroposofia ad un livello d’inversione in cui di Essa non rimane più traccia. Certo che attività e libri non sono spariti. Ma se Essa “sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento” e, aggiungo, dalla disperata percezione dei limiti personali o da una coerenza conoscitiva che non si ferma a metà strada, allora la Scienza dello Spirito è, in polpa e gheriglio, un cammino interiore individuale da percorrere.

Ma qual’è il punto di partenza di questa lunga strada, sconosciuta e a tutta prima inconoscibile perché è pure estranea all’ordinario caos che, con orgoglio mal riposto, chiamiamo nostro mondo interiore? Essa inizia con la lettura (lo studio) delle principali opere di Rudolf Steiner, le quali andrebbero precedute da novantanove approfondimenti delle prefazioni e dei capitoli introduttivi che indicano con matematica esattezza i caratteri e le forze dell’anima da smuovere per la successiva lettura: ciò vale per La Filosofia della Libertà, La Scienza Occulta, L’Iniziazione, ecc. E non meno per i “Cicli”, a cui è lecito accostarsi con rispetto e un’attenzione persino maggiore. Vi siete mai accorti che il Dottore offriva agli ascoltatori,prima di tutto il resto, gli strumenti necessari per seguirlo? In genere, nella prima conferenza di un ciclo, lo Steiner introduceva una sequenza di rappresentazioni poggianti su esperienze (rappresentazioni) tratte dal sensibile ma articolate in forme inusuali atte a formare una speciale sintesi di pensieri, sentimenti e impressioni che equivalgono (se portati ad atto) alla modificazione animica sufficiente e necessaria per proseguire nella comprensione sperimentale di immagini ed eventi che non poggiano più su alcun dato sensibile. Spesso ciò non viene avvertito poiché lo Steiner,  con l’immenso rispetto per la libertà e l’iniziativa di ciascuno che sempre lo contraddistinse, non incitava, non coerciva seppure benignamente: esempio di amore purissimo e totale rispetto per l’individualità umana…e nemmeno questo è stato compreso dai più.

Cari lettori, non ci sono alternative o peggio l’alternativa pessima consiste nel leggere parole che, raggruppate, diventano nozioni per dispiegarsi in una sorta di sapere e chi sa di più viene persino considerato “iniziato” o la reincarnazione del tal dei tali.

Oggi sembra che (quasi) tutti accettino l’impoverimento ed il degrado delle forze dell’anima con passiva indifferenza: “Fuori piove, la penna scrive, io sono un asino. E’ lostato delle cose”. E tra non molto si arriverà ad un’ulteriore, ancora più degradata semplificazione: “ L’albero è una cosa, il tavolo è una cosa, io sono una cosa”.

Già nei primi anni dell’altro secolo Steiner notava come si fosse fortemente sbiadita la potenza del sentire paragonandola a quanto si manifestava nel salotto culturale di Maria Eugenia delle Grazie negli anni ’80 del XIX secolo. Io stesso ricordo figure di anziani antroposofi, che avevano assistito di persona alle conferenze del Dottore, spontaneamente alzarsi in piedi prima del lavoro di studio del Gruppo per invocare con vibrata solennità e devozione la Presenza del Logos Solare e degli Spiriti delle Gerarchie: imbarazzando visibilmente i soci appena di poco più giovani.

Eppure se il sentire latita, le immagini antroposofiche non trasformano l’anima, se dalla testa esse non scendono nel cuore, la Sofia rimane lontana e anche l’uomo si spegne. Occorrerebbe quello che va mancando: ardore, devozione, meraviglia: virtù dell’anima perse per strada.

Lo ripetiamo all’infinito: all’uomo di adesso urge la disciplina interiore. Subito. E’ divenuta il tentativo estremo per non affondare.

Ripetiamo ad nauseam che la Concentrazione è totalmente indispensabile. Non è certo l’unico atto interiore; la meditazione, la contemplazione, la percezione pura sono tutte operazioni fondamentali ma tutte presuppongono, attuata, la potenza, anche minima, della Concentrazione. Inoltre è l’unica disciplina che ti dà costante consapevolezza della tua condizione, del tuo “stato d’opera” senza finzioni. Perché la Concentrazione? Perché essa è l’unica operazione interiore che inizia a partire dalla condizione (occulta e palese) in cui veramente ti trovi. Se scavalchi la Concentrazione inizi da un sentire instabile, fiacco o dinamizzato dalla natura, oppure da un volere percepito sempre a posteriori attraverso il sistema nervoso e muscolare e, in tal caso, ti condanni ad un super inserimento nel corpo fisico-sensibile nemmeno contemplato dagli Dei per un’entità pensante durante la sua condizione umana.

Senza la Concentrazione com’è possibile quel grado d’attenzione che ti permette un’immersione non superficiale nel percepito?

Il temibile Hugo è troppo buono (un bignè alla crema) quando scrive di un’attenzione che non raggiunge il minuto: nemmeno a dieci secondi s’arriva. Solo dove l’attenzione permane contempli qualcosa e solo contemplando qualcosa il cuore si apre all’essere suo e tuo.

La Concentrazione lavora in profondità a tua insaputa. L’incontrollabile flusso del pensiero inconsistente rallenta un poco, a momenti s’inceppa e l’attenzione guadagna il terreno che aveva quando eri bambino e che da grande hai perduto. Leggendo le righe scritte dal Dottore scopri nessi mai prima colti; le singole parole e le frasi apparentemente più semplici acquistano forme e spessori che toccano e sollecitano l’anima; senti che il modo delle Sue parole apre porte da sempre chiuse nella tua interiorità e senti pure nella tua interiorità un muoversi di sostanze: forze dell’anima di cui forse cianciavi ma che non avevi mai sentito sul serio. E ti stupisci: sono momenti di meraviglia. Da questo momento riprenderai in mano il testo che leggevi con una speciale, intima riverenza. Comprendi in balenii o a poco a poco che il passo successivo consiste nel fare un grande passo indietro. Il senso della tua attività è permettere al libro di parlarti, di agire sulla tua anima: di lasciare che la concatenazione dei pensieri dormienti nel Testo riacquistino vita con la forza del tuo pensiero.

E’ quello che il Dottore ti chiedeva con discrezione in testa ai suoi libri; letto da tutti, fatto da pochissimi. I molti preferiscono ridurre a niente le Sue parole: “…se invece si leggono nel modo giusto comunicazioni intorno a fatti soprasensibili, ci si trova a vivere entro il flusso dell’esistenza spirituale…” L’intensità e le caratteristiche variano individualmente e su ciò vale il riserbo ma è quanto succede in chiara realtà.

Dalle molte impressioni che ricevi sorgono sentimenti profondi: intravvedi quale sia la natura spirituale di Rudolf Steiner ed il senso della sua opera. Una sacra devozione sgorga spontaneamente. Ho sentito soltanto Massimo Scaligero pronunziare il Suo nome con il genere di rispetto che gli andrebbe tributato. Comprendi che avvicinarti a Lui è ben diverso che leggere libretti in cui si raccontano “le sue vite precedenti”.

Se vivi anche per attimi discontinui nelle impressioni conoscitive che si producono nella tua anima  avverti il nascere di una libertà che incenerisce dubbi, preconcetti e giudizi in quanto provenienti dalla contingente personalità. Nella superiore libertà della vivente Scienza dello Spirito, attiva e non statica, puoi anche intuire (in te stesso ma oltre te stesso) cosa in Essa sia la Via Solare ed il senso che per Essa si esprime nella disciplina della Concentrazione. Quest’ultima non rappresenta un generico “controllo del pensiero” ma è il varco diretto al Pensiero Vivente, corrente di Luce viva che nell’attuale periodo del divenire dell’uomo preme a fluire nella sua coscienza (e in tutto l’uomo, sino nella corporeità). Vedere il pensiero che pensa risponde alla desta riconquista dell’Albero Sempre Verde, alla connessione con il Logos Solare come non fu mai nell’antico e nel remoto. Come ho accennato prima, il Dottore non ti suggestiona con termini fascinosi, non sottolinea le indicazioni essenziali. Dona tutto a tutti ma non ti aiuta: non fa nulla di quanto sia tu stesso a dover (voler) fare. Dunque spetta a te l’iniziativa di comprendere la portata di cosa intenda l’Iniziato del Sole quando chiude un certo paragrafo del V capitolo della Scienza Occulta con le parole “…arrecherà i più bei frutti per l’intero avvenire”.

                                                                                                             

10 pensieri su “LA BANALIZZAZIONE DELL'ANTROPOSOFIA

  1. Grazie Isi(veramente….”d’Oro”,qui) per averci ricordato ,ancora una volta, l’essenziale. (Soprattutto grazie a parte di uno che per “attivare” i giusti sentimenti di fronte all’Insegnamento si trova davanti, da sempre, barriere intellettualistiche niente male…….)

  2. Grazie Mittel,
    ma come sai sono più noioso che altro. Del resto le nostre capacità sono, in genere, alquanto modeste. Del resto, brillantezze culturali a parte, quante delusioni quando si sperava in “prodotti di qualità” effettivamente avanzati.
    Del resto, in una vecchia conferenza Massimo disse che chi avesse fatto la concentrazione alla fine del secolo sarebbe stato un eroe…credo che a quel tempo – tutti giovani – nessuno comprese davvero quanto c’era in quella frase.
    Forse c’è davvero un po’ d’eroismo nel nostro essere rimasti nelle trincee senza capitombolare all’indietro nei facili spiritualismi. Del resto, finché siamo qui… :)

  3. Parole vere, severe e incontrovertibili Isidoro!
    Sembra che molti esseri umani, davanti all’immenso patrimonio conoscitivo donatoci dal dottor Steiner, o scappano o si smarriscono nella brama di afferrare con avidità e in fretta il più possibile di quel tesoro e poi, ancora storditi da quel troppo non digerito, cerchino di portarlo agli altri…e questo spesso diventa una catastrofe.
    Però, io credo fermamente che comunque molti siano gli uomini capaci di portare nel mondo, grazie all’Antroposofia, contributi di forze, di entusiasmo e di conoscenze che diventano aiuti preziosi per gli altri.
    Il dottor Steiner, in un commento al Faust scrive:
    “Nel Faust Goethe non volle soltanto mostrare i disinganni d’una aspirazione alla conoscenza che si smarrisce nell’errore, ma piuttosto i conflitti di questo anelito che hanno la loro ragion d’essere nella stessa natura umana. In ogni istante della sua vita, l’uomo è più di quanto possa esteriormente manifestare. L’uomo deve evolvere dalla sua interiorità e portare a manifestazione quel che gli sarà dato pienamente conoscere solo dopo che l’avrà estrinsecato”. (O.O. 22)
    Dunque tempo, pazienza e il credere comunque e sempre nell’uomo, perché l’uomo non è solo! (..”.Io sarò con voi fino alla fine dei tempi.”…)

    • Beh molti “grandi uomini” ci saranno sicuramente. Il problema siamo noi misere persone normali che magari veniamo atratti dall’antroposofia e ci rechiamo ad una conferenza.

      Mi rammento quel gruppo di megere prese in una pia discussione su un qualcosa di New Age che chiamavano “antroposofia” alla mostra di rovereto. Ho pensato che se mia mogli le avesse sentite il giorno dopo probabilmente mi avrebbe bruciato i libri del doktor 😀

      E pensa a quelli che, incuriositi dalla mostra, le ascoltarono. Vidi un ragazzo sulla trentina uscire con le lacrime agli occhi a forza di ridergli alle spalle. Che avrà pensato di Steiner colui?

  4. Già….
    Se non sappiamo, o meglio, CONOSCIAMO, meglio non parlare.
    Se uno curiosamente mi domanda chi fosse Scaligero oppure Steiner io di solito non rispondo, perchè sminuirei sicuramente entrambi, quindi o manifesto direttamente il mio non voler rispondere per rispetto oppure rispondo semplicemente di andarsi a leggere le loro opere, ma qui viene il bello perchè scopri che poi tutta la curiosità iniziava e finiva in quella domanda.
    Oggi c’è molta curiosità, molta linearità negli atteggiamenti e nelle inclinazioni, ma manca ancora il giusto grado di profondità

  5. Caro Mir, sono d’accordo. A mio parere il “pullulio” di interesse che emerge (vedi in generale facebook), avrà la sua ragione, il suo senso, ma mi pare assai imparentato con i corsi di “lavaggio dei chakram” (vero, non l’ho inventato). Eventualmente brama di star bene, brama di esserci, brama di primeggiare in qualcosa, ecc. Ego al cubo e basta. Possiamo disquisire, fare positività…Possiamo tutto ma ha poco senso. Mentre è sensato, come dici, rispondere alle domande, con cautela (prudenza), dando qualche indicazione utile. Se è destino anche il titolo di un Testo è ben sufficiente!!

  6. Già, anche il discorso della positività meriterebbe intere pagine, bisognerebbe domandarsi se il “sii positivo” non suoni quasi come un consiglio a rassegnarti oppure voglia essere realmente un voler “accendere la luce”.
    C’è tutta una corrente umana, sempre a mio “meno che modestissimo parere” che riveste la rassegnazione con la positività.
    La new age è in questo passaggio che si è inserita, non però la new age come fenomeno dettato “forse” dal destino, ma quella che ha perseverato e continua a perseverare nonostante che gli eventi sempre più pesanti che si stanno svolgendo nello scenario mondiale la smentiscano in continuazione

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