IL LIMITE DEL DUBBIO

Verso la luce

Una delle cose intelligenti e importanti nell’uomo contemporaneo è la capacità di dubitare, tant’è che l’alternativa opposta è credere a tutto, prendere ogni cosa per oro colato, che è roba da imbecilli. Poi però anche dubitare di tutto potrebbe essere anche peggio…se comincio a dubitare del mio portacenere mi piomba addosso la psichiatria e mi appiccica una sindrome, mia ma col nome di un altro. Insomma mi infilo in un pasticcio da cui il mio Garmin non se la cava con percorsi alternativi.

Non di meno vorrei scrivere sul dubbio, però mi assale il dubbio che sarebbe impossibile scrivere di qualcosa che sembra senza fine. O forse per trattare convenientemente l’argomento occorrerebbero 60, 600 pagine…ma nemmeno 6.000, anche se convincenti potrebbero convincere il dubbio.

Esso esiste per sé medesimo e la sua funzione è il dubitare: sempre, anche quando uno pare convinto. Convince di essere una ricerca proba e onesta, ma probabilmente lo fa per convincere chi l’accoglie a prenderselo in casa e nutrirlo.

Comunque sia, continuo queste righe. Però non dal dubbio ma dalla folle esigenza che lo Spirito sia una certezza concreta: tanto concreta quanto qualsiasi fenomeno percepibile ai sensi, anzi un poco o tanto di più.

La certezza dello Spirito non deve eguagliare in concretezza tutto quello che nel mondo può essere testimoniato da vista, udito, tatto, ecc. e, non occorre dirlo, nemmeno dai pensieri o immagini fondati su questi: tutto questo fa parte di un mondo in cui  il dubbio è lecito e spesso terribilmente necessario…

Lo Spirito che sia Spirito dev’essere indubitabile: come la luce del giorno o l’aria che si respira, non certo per quella strana paresi animica che lo sciocco di oggi giustifica con la fantasima di una gran cosa che un tempo fu chiamata fede: miserabile alibi per poter credere a tutto con la letea comodità di pensare a niente.

Per chi ha provato un momento di verità il problema si pone come permanenza: essa il più delle volte ( quasi sempre) non c’è proprio ed è un vero tormento.

Perlopiù l’esperienza spirituale viene e si ritira un attimo dopo, attendendo che l’elemento umano sia più che preparato e disposto a sopportarne la realtà infinita, per non parlare della rivoluzione assoluta che porta in sé.

Ci si può rendere conto a fatica o con lucidissima disperazione di questo venir presi per attimi ed abbandonati per mesi o anni o anche per un tantino di più.

Ma dubitare per questa ragione dovrebbe essere insensato. Non si dubita dell’esistenza dell’aria se il vento forte soffia raramente, non si dubita della luce solare se viene il buio tra il crepuscolo e l’aurora.

Forse la difficoltà sorge a causa della “super normalità” dell’esperienza spirituale.

La “normalità”, debole e limitata riesce difficilmente a stabilire un contatto con l’esperienza spirituale, tanto più vasta ed intensa che può venir colta spesso a posteriori nella coscienza riflessa, nella sensazione, entrambe più scialbe, diluite: dopo l’attimo vero e indubitabile ciò che si può trattenere sembra, nel tempo, diafano come un sogno.

Le esperienze decisive non possono essere “provocate”. La permanenza (che le renderebbe normali su un piano superiore) non può farsi stabile finché il pensiero riflesso interpone riserve, pregiudizi: insistendo con questi per conseguire la certezza dello Spirito tutto ritorna confuso.

Sulla via del ragionamento, del dubbio, dell’inchiesta e di tutto il ciarpame dell’ignoranza (avidyā) si giunge alla verità certa e inconfutabile della…confusione mentale.

E il riferirsi allo Spirito scade sempre in chiacchiere da avvinazzati astemi.

Esiste nella capacità dell’uomo l’atto di pensiero che estingue il pensiero riflesso: questo è il grande segreto dato dalla Filosofia della Libertà o dal Trattato del Pensiero Vivente: segreto manifesto che almeno alcuni fingono di cercare, ma con pensieri ulteriori: grandiosi, acuti…purché siano ulteriormente riflessi (a gloria del proprio soggetto usurpatore dell’uomo). E qua siamo nell’Élite, giacché per tanti sono testi in antico aramaico.

La scomodità dell’esperienza spirituale sta tutta qui. Purtroppo per noi le esperienze spirituali non sono affatto simili alle costruzioni mentali o agli impulsi vitali. Non sono “ cose pensate” ma realtà sentite e vissute nella sostanza e nell’essenza di ciò che crea mondi e il principio umano.

Senza dubbio la coscienza pensante è sempre presente, può intervenire. Ha il modo di pensare lo Spirito, può avere credenze, è aperta alle emozioni, ai riflessi mentali delle verità spirituali e può anche giungere ad una specie di realizzazione che ripete, nel modo migliore consentito dalle sue possibilità, una qualche forma di verità e tutto ciò non è transitoriamente privo di valore ma non è concreto, né profondo, né sottratto al dubbio.

Per se stessa, la coscienza pensante riflessa è incapace di definitiva certezza.

Essa può dubitare di tutto ciò che crede, può negare tutto ciò che afferma, può gettar via tutto ciò che afferra (e infatti se ne libera strada facendo).

Potete sofisticheggiare che questa è la sua libertà, il suo nobile diritto, il suo privilegio: forse si esaurisce qui ciò che si può dire a sua lode. Ma con queste virtù non si speri di giungere a certezze definitive. E’ una ragione di sostanza per cui l’indagine sullo Spirito non è in grado di fare luce su Esso.

Se la coscienza è sempre impegnata con i suoi piccoli pensieri, con la grassa trippa delle conoscenze inutili (che si accompagnano sempre ad una folla di impulsi vitali, di desideri, di idee fisse e di tutto ciò che vizia il pensiero umano), anche senza tenere conto della innata insufficienza della ragione, come mai può esserci posto in noi per un nuovo mondo di conoscenza, per esperienze mai vissute nella vita di qua o per le formidabili irruzioni dello Spirito?

E’ possibile invece che nel sereno svolgimento delle sue abituali, prosaiche attività, l’anima  umana sia colta di sorpresa e come sommersa o rapita dalla folgorazione improvvisa dell’esperienza dello Spirito.

Ma se l’ordinaria coscienza si mette a interrogare, a dubitare, a fabbricare teorie e supposizioni su ciò che queste cose potrebbero essere, se sono vere e in quale misura oppure dove nasconde l’errore, cosa può fare la Potenza spirituale se non ritirarsi ed attendere che la coscienza finisca di agitarsi e fermentare?

A tutti coloro che dell’intellettualità astratta fanno criterio giudicante dell’esperienza spirituale (è una tentazione quasi generale), si potrebbe porre una semplice domanda: credete che lo Spirito sia più o meno della vostra coscienza così saccente?

La coscienza astratta, con il suo pensiero astratto, con il suo argomentare senza fine, col suo dubbio perenne, con le sue certezze di un giorno, è qualcosa di a) superiore o di b) eguale alla coscienza spirituale oppure le è c) inferiore?

Se più grande non v’è alcuna ragione, alcuna ricerca da fare.

Se uguale, allora l’esperienza interiore è del tutto superflua.

Ma se è inferiore, come diventa possibile – e a che serve – sfidare, giudicare, citare lo Spirito come accusato o testimone davanti al proprio tribunale, convocarlo davanti a commissioni esaminatrici o schiacciarlo tra i vetrini nel proprio microscopio?

Se la coscienza comune non è la stessa cosa dello Spirito, allora non è nemmeno una fantasia arbitraria e tirannica insistere affinché la coscienza riconosca i propri limiti, se ne faccia una ragione, impari a rinunciare alle pretese e permetta gli atti interiori che sanno trarsi oltre al suo modesto livello.

Non intendo dire che la coscienza ordinaria non abbia nulla a che vedere con la vita spirituale, ma soltanto che non può esserne lo strumento principale e meno ancora l’autorità  che subordina tutto al proprio giudizio, compreso lo Spirito.

E’ la coscienza ordinaria che deve farsi radicalmente modesta, per ricevere in silenzio quanto una Coscienza più grande le insegna, subordinarsi nell’ascesi (ascesa) a stati che non operano secondo i canoni del mentale, permettendo che la sua penombra vacillante sia ridisegnata, forgiata da una Luce (forte, reale, più intensa del granito…forse adamantina) che dissipa la cecità, la sordità, l’insensibilità che chiamiamo destità umana, pure talvolta filantropica, e che la certezza, la pienezza, la gioia (ananda) sostituisca l’antecedente contenuto dell’anima, quello incerto, limitato,deluso e dubbioso.

28 pensieri su “IL LIMITE DEL DUBBIO

  1. ‘Esse est percipi ‘ o viceversa?

    ‘Cogito ergo Sum’. – Penso ‘poichè’ Sono – o – Penso ‘dunque’ sono – … ???

    Può il pensiero,il Pneuma, e il simultaneo Verbum -essere prima di divenire- ?

    E con il Suo Essere di conseguenza Divenire ? Così ho sempre pensato.

  2. Buona sera Alex.
    Poiché l’articoletto è di Isidoro, Isidoro risponde (data la natura del blog, suppongo un certo disinteresse – o peggio – per i suoi interrogativi).
    Credo che la dialettica filosofico/teologica non interessi i lettori.
    Allora: nell’esperienza interiore, che consiste sostanzialmente di percezioni, l’Essere è, senza aggettivi o contraddizioni.
    Dove qui ci starebbe il “penso dunque sono”, si sperimenta invece che Soggetto e Pensiero sono forze distinte, come ben sapeva l’Oriente cosmogonico con le figure di Shiva e Shakti.
    Il carattere delle Potenze è l’essere: essere ad un grado d’essenza che non è “pensabile”, così come la loro intemporalità. Ad ogni livello di realtà, la loro essenzialità si esprime diversamente. Nella sfera del tempo operano nel tempo, cioè nel divenire. Ma mi pare oltremodo astratto tutto ciò, poiché l’uomo coglie di esse il fatto e nemmeno il farsi…
    Spiacente per la pochezza ma qui trattiamo, come già alluso: a)ciò che può essere pensato in pensieri; b)ciò che può, eccezionalmente, essere sperimentato; c) ciò che l’anima sente indirizzato verso lo Spirito.
    E’ pochino ma si è minimalisti…se questo termine concorda con l’intensità del lavoro interiore.

  3. A volte e’ massimo cio’ che e’ minimo e minimo cio’ che e’ massimo.

    Riguardo alla massima cartesiana sia Steiner, sia Scaligero in totale condivisione consapevole ed attiva, espongono l’incongruenza o errore della stessa, tra l’altro mi sembra questione abbastanza conosciuta in ambito antroposofico, quantomeno a livello intelletuale dialettico ( non si vuole qui intendere che il semplice capovolgere la massima soddisfi la questio).
    Potevano Steiner e Massimo Scaligero, i Maestri dell’ Io e del Pensiero, sentirsi soddisfatti e fermarsi all’assunto cartesiano?

    • No attenersi a ciò che si deve comunicare agli ALTRI (maiuscolo) nel rispetto del Pensiero Vivente. E questo non può essere una frase sibillina degna dei peggiori autori new age non ti pare? Oppure ti sembra che il doktor si esprima così? A me no.

      Qui si parla come si mangia, che ci vuoi fare? Siam grezzi. :) Però ti invito a provare, guarda che ci si ritrova bene. :)

  4. Hem.. Mi incamminai, ormai quarant’anni, fra le troppe ‘Vie’, anche sulla via Ermetica e le tante domande e infinite parole precedenti si assottigliarono assai salvo alcuni momenti scritti troppo loquaci dei quali poi mi pentivo..
    In quei tempi scoprii ‘anche’ ‘Il Doktor’ ma mi sentii subissato dalle tante, per me troppe, parole e ripetizioni che, a mio parere, se lo si intende.. possono benissimo essere ristrette e concentrate..
    Hai hai il virus ermetico..
    Preferisco l’esprimersi di Massimo, più ristretto seppur non facile e, per me, anche piuttosto ermetico .. ma, al di la di tutto amo assai assai di più scambiar parole, anche molte, vis a vis, cuore a cuore, occhi negli occhi..
    Quanto alla frase ‘degna dei peggiori autori new age’ altro non era che un riferimento ‘alle figure di Shiva e Shakti’ citate da Isidoro, e estrapolata dall’inizio del meraviglioso dialogo fra Shiva e Devi, la manifestazione terrena di Shakti. Comunque non sono un ‘orientalista’, peregrino fra Oriente ed Occidente in cerca del comun denominatore.
    Grazie per gli spunti che stimolano il ‘pensare’.

  5. Appunto… In che traduzione del dialogo trovi quella frase messa così? 😉

    Il comun denominatore tra oriente ed occidente non esiste in senso assoluto. Le stesse lingue sono appunto incompatibili.

    Ci sono ora dei punti d’arrivo che possono essere comuni ed isolati, la ricerca, se sentita, è sempre preziosa ma deve restare ricerca e non diventare mai summa. Altrimenti paliamo, appunto, di ermetismo. Serio e meraviglioso ma non è antroposofia.

  6. Conosco questa traduzione dal libro ‘La porta senza porta’
    – Mumon – La porta senza porta
    seguito da 10 Tori di Kakuan e da Trovare il centro
    A cura di Nyogen Senzaki, Paul Reps
    Traduzione di Adriana Motti
    Piccola Biblioteca Adelphi

    DEVI dice: “Oh Shiva, che cos’è questa realtà?
    Che cos’è quest’universo colmo di stupore?
    Che cosa forma il seme?
    Chi fà da mozzo alla ruota dell’universo?
    Che cos’è questa vita al di là della forma che pervade le forme?
    Come possiamo entrarvi pienamente, al di sopra dello spazio e del tempo, dei nomi e dei connotati?
    Chiarisci i miei dubbi!

    SHIVA risponde:

    1. Oh radiosa, quest’esperienza può albeggiare tra due respiri. Dopo che il respiro è entrato dentro (giù) e subito prima che torni su (fuori) – il beneficio.

    2. Mentre il respiro si capovolge da giù a su, e di nuovo mentre il respiro svolta da su a giù – attraverso entrambe queste svolte, sii consapevole.

    3. Ovvero tutte le volte che l’inspirazione e l’espirazione si fondono, in quell’istante tocca il centro privo-e-colmo di energia.

    4. Ovvero, quando il respiro è tutto fuori (su) e si ferma da sè o tutto dentro (giù) e si ferma – in questa pausa universale il piccolo io individuale svanisce. Questo è difficile soltanto all’impuro.
    ……………………………………….

    • Appunto “gli adelphi” :)

      Cerca “fosofia spirituale di Shiri Shiri Anandamurti” edizioni ananda. Il primo capitolo è proprio dedicato all’argomento. Penso apprezzerai la differenza.

      (Tra l’altro io ho prestato la mia copia e non me la han più resa… Nirbuso!!!!)

  7. Nel libro ‘La porta senza porta’ oltre al resto è SOLO riportata l’esatta traduzione integrale del testo del Vijñana Bhairava Tantra senza commenti….
    Ovviamente esistono anche varie interpretazioni e spiegazioni di autorevoli Guru, ma il testo è solo quello.

    ” Il Vijñana Bhairava Tantra (devanagari: विज्ञान भैरव तन्त्र), spesso trascritto come Vigyana Bhairava Tantra, è un testo tantrico non dualista della scuola Trika presso lo Śaivismo del Kashmir. Il Vijñana Bhairava Tantra è un capitolo del Rūdrayāmala Tantra, un testo le cui origini si ritengono tramandate per trasmissione orale, per cui la datazione è estremamente incerta. Secondo alcuni autori sarebbe stato composto in forma scritta nel IX secolo, e apparve nel 1918 nella Kashmir Series of Text and Studies (‘’KSTS’’). “

    • Tenendo conto che ogni termine sanscrito ha dai tre o cinque significati in lingua italiana che spesso NON sono rilevabili dal contesto logico della frase penso che solo la traduzione sia di per sé un commento arbitrario. Altresì la spiegazione del testo fatta da un maestro tantrico IN LINGUA INGLESE è molto più affidabile non trovi? Se specifica che un “battito” è tale in maniera inequivocabile non potrebbe venirci il dubbio che non sia un “respiro” in quel contesto?

      Se preferisci un altro modo di esprimersi posso dirti che semplicemente NON esiste la traduzione esatta di quel testo. Esistono interpretazioni della cosa. Tra l’altro se non erro la Motti lo tradusse dalla versione inglese quindi si parla di una traduzione di una traduzione (e già datata). :)

      Mi rendo conto che la mia battuta sulla New Age sia stata un po’ inopportuna (e mi scuso) ma insisto col dire che le dubbie traduzioni nude e crude degli Adelphi (tutte non solo quella che citi tu) sono troppo povere. Abbiam bisogno di uno Steiner per muoverci nel greco del Vangelo di Giovanni. Figurati se ce la possiamo far da soli col sanscrito che è una lingua mille volte più spirituale.

  8. Credo che tutti i testi indiani antichi o i discorsi degli svariati Guru Indiani siano passati negli ultimi secoli attraverso la lingua Inglese e poi in altre innumerevoli lingue, per cui parlare di traduzioni esatte mi pare un errore e una perdita di tempo. Vale anche per Blavatsky, Besant e tutti quelli che hanno attinto alla Spiritualità Indiana o di altri paesi.
    Lo stesso può valere, per noi italiani, per tutte le traduzioni dei maggiori pensatori stranieri antichi e moderni, nessuno escluso. Ad esempio dei ‘sutra’ di Eraclito esistono innumerevoli traduzioni, personalmente mi fido di Giorgio Colli ma non è detto che sia nel giusto. Per cui, se si parte da questo presupposto indiscutibile, ‘fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio’ e non resta che affidarsi al proprio ‘sentire’.
    E non resta che citare Krishnamurti, anch’egli tradotto… ‘La Verità è una terra senza sentieri’.. ognuno sceglie quello che più gli aggrada.
    Se non ricordo male una frase dalle conferenze del Doktor diceva più o meno così: ‘ricorda, quando al bivio che ogni scelta sarà comunque un doloroso errore’.
    Che l’abbia detto Rudolph Steiner o no a me non cambia nulla.
    Cordiali saluti, Alessandro Rosai

    • Di nessuno. Infatti qui usiamo come raffronto Massimo Scaligero e eventualmente altri personaggi seri italici (vedi il buon Giovi, Marina, Colazza ecc.) Inoltre ci sono le nostre esperienze di praticanti.

      Detto ciò il tedesco con un vocabolario è confutabile… Il sanscrito è un pochino diverso… Per le lingue “spirituali” una guida è indispensabile. Il Tantra lo ho praticato (con maestri indiani) per tre anni seguendo la scuola di Anandamurti che è uno degli iniziati riconosciuti. Non mi sono limitato alla lettura anche se quella non è mancata ed i problemi che ti ho fatto notare li ho rilevati da ore di meditazioni ed asana in cui le cose non tornavano. Non sono solluccheri intellettuali.

      Stessa cosa con Steiner. Certo che ci sono dubbi e problemi ma devono saltar fuori nella pratica e non nel mero studio.

      So che ti sembrerà brutale ed antipatico ma una lettura (per quanto intensa e sentita) di svariate opere senza la pratica RIGIDA (non va bene fare un po’ di questo ed un po’ di quello) per me non porta a nulla. Liberissimo di non essere d’accordo ma continuo a dirti che hai confuso il “respiro” con il “battito” e non è cosa da poco nel tantra. Buon lavoro :)

  9. non per dire, ma anche se ci fossero traduttori alla lettera , ciò che il maestro può trasmetterti oralmente non è per nulla paragonabile a quello che uno legge, lo scrive anche colazza nel libro in cui approfondisce l’iniziazione di steiner (DELL’INIZIAZIONE ).
    Lui dice più o meno cosi:
    ” Noi eravamo più fortunati perchè se avevamo un problema lungo il cammino lo ponevamo a Steiner, il quale personalizzava il lavoro sulla base dell’assimilazione del discepolo”
    Con ciò si vuol dire che la lettura poteva andare di pari passo col contatto vero e proprio
    Hanno provato a tradurre anche il cuneiforme babilonese, ma non so quanto sia passato di vero e quante distorsioni, fatto sta che ho sempre preferito prendere con le pinze traduzioni dal geroglifico e dal cuneiforme, che poi chi traduceva è stato costretto ad attualizzare con concetti moderni

    • Beh anche il lavoro di Crowley contiene delle verità… :)

      Nel caso di Biglino di sicuro le sue teorie sono affascinanti ma in fondo dicono cippa di nulla. L’uomo fu creato dagli alieni. Ok ma chi creò gli alieni? Anche se si presta fede alla cosa una visione spirituale diviene necessaria. E di visione spirituale in Biglino c’è poco. Quindi si parla di un lavoro perlomeno incompleto. Penso troppo. Che problemi risolve? La creazione delle piramidi? Interessante ma poco utile per chi cerca comunque di andare oltre. :)

  10. sono completamente d’accordo, solo che penso che questi lavori perlomeno servono per aprire gli occhi di molti, soprattutto di coloro che non hanno deciso di tenerli chiusi a priori, poi per il resto bisogna andare oltre.
    Per certi versi il lavoro di sitchin porta dalla stessa parte solo che quello di biglino sembra più razionale e cauto.
    In particolare se dovessimo mettere in relazione quelle vicende con la Scienza Occulta, si potrebbe dire che avvennero nel periodo che Steiner chiama egizio-caldaico?
    La bibbia è stata sicuramente parecchio tagliata, ma non sono certo coincidenze, quelle che giungono dai testi di tutto il mondo e che seppur in forma differente parlano tutti degli stessi eventi, soprattutto quelli provenienti dall’antica india
    che l’uomo sia un’altra cosa e non una scimmia evoluta ok, si sa, ma come minimo alla luce di certi dati la storia dell’umanità andrebbe riscritta daccapo e prima o poi qualcuno lo si voglia o no dovrà affrontare la questione, questo è innegabile.

    • Non saprei dirti. Il rischio di finire nel baratro delle teorie cospirazioniste-ufologiche di bassa lega, e quindi di fare il gioco degli ostacolatori, è troppo alto a mio parere. Un confronto con un iniziato come Steiner è appannaggio di chi è a un certo livello iniziatico. E, guarda caso, chi arriva a tali livelli (la Vhon Halle ad esempio) si guarda bene dal far cose simili. Un motivo ci sarà. Se ci mettessimo noi a lavorare sulla cosa al massimo otterremo le solite teorie/omelie da quattro soldi. Quelle che ci hanno obbligato a chiudere il vecchio forum per capirci.

  11. non è mia intenzione fare lunghi discorsi su argomenti alla maniera del vecchio forum, siccome qui si parlava di traduzioni c’è scappata la domanda, mettici anche il fatto che personalmente sono appassionato di antiche civiltà e che certi minestroni che abbiamo tutti mangiato una volta nella vita non sono mai riuscito a digerirli del tutto.
    tutto qui
    ciao e buona giornata :-)

    • Ma infatti mica mi riferivo a te. Anzi, pur sconfinando in queste cose, sei sempre molto serio e pacato. Oltretutto lo sai benissimo che pure io sono attratto da codesta roba 😉

      Io mi riferivo alle persone in generale che “scoprendo” questo mondo non resistono alle facili speculazioni. E, purtroppo, arrivano anche qui; solo che ora ci sono le barriere di WordPress a proteggerci.

      Fossero tutti come te non ci sarebbe nessun problema. E SOPRATUTTO queste cose generano naturalmente dubbi (pure in me) quindi parlarne insieme in questo modo fa solo bene. Non esiste l’OT. Continua pure :)

  12. Nei riguardi della ricerca delle origini ci sono come al solito vari approcci
    C’è chi non vuole saperne un fico secco ( l’approccio sicuramente peggiore)
    C’è poi chi va a vedere indietro come puro escamotage al fine di regolarsi nella vita odierna, una sorta di metro con cui misurare i propri convincimenti ed eventualmente dissiparli (è il caso delle molte conferenze e della letteratura circolante che fungono da tranquillizzante nei confronti del mare di precetti e convinzioni incrostatesi nelle coscienze da millenni). Molti, anche quelli che si dichiarano non religiosi hanno bisogno di disincrostarsi in questo modo, non ci si può far nulla infondo nell’inconscio gira roba di molto peggiore che qualche religione
    In pochissimi cercano invece di trovare il filo conduttore di tutte le epoche, che si porta avanti silenziosamente nonostante cambi di continuo l’aspetto esteriore, cioè il rapporto dell’uomo con il divino, dal momento che il formarsi della storia, anche quella non documentata, comincia con una discesa per concludersi (forse) con una risalita
    Si parte cioè da un uomo che vive nel divino, che ha tutto nell’interiore ad un uomo che deve di continuo esteriorizzare, produrre simboli concreti
    Se si interpreta la storia dal punto di vista di questo approccio dell’uomo vale sicuramente la pena guardare indietro
    La mia paura è che la voglia di smascherare certe “verità inoppugnabili” scritte su testi sacri o frutto di millenarie incrostazioni più che portare a una ricerca più veritiera di “come sono andate le cose”, rischi invece di arrestare i più al livello descritto nell’approccio numero 2 sopra elencato.
    Della serie:
    “Adesso che so come stanno le cose sono a posto con la coscienza, nel passato non è che le cose fossero poi cosi differenti”
    Non dico che questo sia da applicare a tutto il contesto, ma può essere il pericolo reale:
    Ricercare per arrestarsi ad un livello prestabilito

  13. In realtà qui il discorso diventa delicato. Nel momento esatto in cui lo spirituale si interseca col fisico (ovvero da sempre) i metodi scientifici correnti non servono ad un ciufolo. Quindi ci si trova davanti al fatto che ci si deve provvedere di mezzi di ricerca idonei… E ci vuole circa una vita…

    Ovvero ci troviamo di fronte all’esigenza di dover accettare qualcosa “per fede” fino al sopraggiungere di una eventuale illuminazione.

    Certo che il pensare ed il porsi delle domande fa parte del percorso corretto. Le cose che si accettano per fede devono entrare a far parte di un percorso di vita che porta al costante tentativo di verificarle e non essere lasciate in fondo al cuore a calcinare.

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