UNA FIDUCIA ANTICA

Jacob Boehme, Mysterium Magnum, Mystery of the Creation

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La fiducia che l’asceta ha in sé non è una fede ignorante, oscura, ma una fiducia luminosa: fiducia nella Luce invisibile, non nell’oscurità.

Può essere chiamata cieca dall’intellettualismo scettico già solo perché rifiuta di essere guidata dalle apparenze esteriori o da quelli che sembrano essere fatti, perché essa cerca il vero dove sono altri coloro che non vedono e non poggia sulle grucce della prova sensibile e dell’evidenza: sente di non averne un vero bisogno.

E’ un’intuizione che non attende l’esperienza per essere giustificata: è la potenza che conduce all’esperienza.

Se io credo nella capacità dell’autoguarigione, troverò domani o tra mille anni il modo di guarirmi.

Ma se comincio la disciplina con il gelo del dubbio e continuo con dubbi ancora più grandi, fino a che punto potrò proseguire il viaggio che cerco di intraprendere?

Questa fiducia così speciale non dipende dall’esperienza diretta. E’ qualcosa che esiste in me prima dell’esperienza.

Quando si inizia la Concentrazione del pensiero, tale inizio non è quasi mai basato sulla forza dell’esperienza, nemmeno la logica del processo, anche se compresa e ricompresa, non è sufficiente. Esso principia con un profondo atto di fiducia, che indirizza con una scandalosa certezza senza nome.

A osservare bene, è così non solo nella vita spirituale ma anche nella vita comune.

Tutti gli uomini d’azione, esploratori, inventori, creatori di conoscenza, procedono con una sorta di fede incrollabile finché la prova non si presenti o l’impresa riesca…e vanno avanti malgrado delusioni, fallimenti, contraddizioni, negazioni: solo perché vi è qualcosa che dice loro che sono sul campo della verità e che l’impresa va portata a termine.

Secondo il grande Ramakrishna è una certezza che è certezza oppure è altro: deduzione ragionata, convinzione provata, conoscenza accertata: cose non inutili ma che non sono mai l’intima radice della nostra azione.

La fiducia che qui intendo è la testimonianza dell’anima verso qualcosa che non è ancora manifestato, compiuto, realizzato, ma che L’Essere che è in noi conosce anche senza previe indicazioni e ci avverte che è vero, che è il valore estremo da seguire e realizzare.

Qualcosa in noi persiste, resiste anche se la mente viene tormentata e la psiche corporea si rivolta e rifiuta.

L’ascesi del pensiero comporta lunghi periodi di delusione, di smacchi, di stanchezza e oscurità. Eppure qualcosa in noi ci sostiene, ci spinge nostro malgrado: sentiamo che ciò che seguiamo è vero e davvero, in fondo, lo sappiamo.

La fondamentale fiducia nell’ascesi del pensiero, nel risveglio di sé, è che l’uomo spirituale esiste e che reintegrarsi a esso è il valore supremo della vita.

Finché un uomo ha questo ardore interiore, è segnato dallo Spirito, e se anche la sua natura fosse piena di ostacoli, gremita di negazioni e difficoltà e dovesse lottare per la vita e ancora oltre, un remoto impeto fa di lui un essere predestinato al Risveglio della Vita spirituale.

 

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