STUDIO E FASCINO

pensatore

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STUDIO e FASCINO.

Due parole, significati differenti.

Lo studio ha a che fare con la conoscenza.
Il fascino ha a che fare con l’oggetto di studio.

Il fascino ( o i sensi ) e’ mezzo che porta allo studio, mezzo di cui l’uomo si libera o si dimentica nel momento in cui si immerge nell’oggetto.

L’oggetto rivelato, conosciuto, viene consegnato agli altri uomini.

Di nuovo viene rivestito di fascino. Da oggettivo che lo scienziato aveva ricostituito il dato, la soggettivita’ torna a ghermire di nuovo il fenomeno. L’opera dello scienziato, ossia la vita donata all’oggetto fugge di nuovo via da esso che, cadavere, puo’ essere inabitato a piacere da qualsiasi altra “cosa”.

L’oggetto torna ad essere interpretato, usato, mercificato in tutte le forme.

Il pensiero, esatto nell’uomo quando si fa scienziato, e’ tornato ad essere quello suscettibile d’essere ghermito e trascinato via da qualsiasi vento.

Il fenomeno viene addotto a prova e dimostrazione dei pensieri piu’ svariati e trasformisti.

Il frutto di questa fedele, ferrea e codificata logica e’ la situazione sociale attuale della umanita’.

Considerando in maniera distaccata e al di fuori questo meccanismo, si puo’ notare che la capacita’ di pensiero innalzatasi dal consueto livello soggettivo e riflesso, condizionato, a quello di esattezza e oggettivita’, torna ogni volta a cadere in processi schematici e dialettici automatici associativi, in processi codificati come realta’ e certificati come reali mezzi di indagine.

Si puo’ riconoscere la “eccezionale” (possiamo dare a questo aggettivo sia la caratteristica di “una tantum”, ossia di “ fuori della norma”, che quella di elevatezza qualitativa) capacita’ dell’uso del pensiero, dell’intelletto umano. Nello stesso tempo si riconosce anche la difficolta’ e incapacita’ di mantenimento continuativo di siffatto straordinario pensare nella nostra vita di veglia o coscienza ordinaria.

Piu’ giustamente si puo’ osservare che l’uomo scinde nel tempo e dunque separa e distingue l’azione percettiva del mondo da quella dell’auto -percezione- coscienza di se’ .

Il collegamento o coincidenza tra i due stati di essere e’ cio’ che nel suo stabilirsi permette l’investigazione e i suoi risultati, unione ed attivita’ che pero’ nell’uomo attuale avvengono nell’incoscienza.

La coscienza ordinaria permette di esaminare e constatare l’attuale livello evolutivo dell’uomo, il suo limite (qui inteso nella sua accezione di potenziale stimolo al suo superamento), ossia permette una verifica a posteriori, un pensare sul pensato.

Sempre cercando di rimanere al di fuori nella osservazione di questo quadro, possiamo distinguere, in senso qualitativo, il passato dell’uomo dal suo presente.
Se prima egli, pur tentando e desiderando di dare un disegno e un fine agli eventi, si ritrovava con fatalita’ a considerare l’ineluttabilita’ di una legge superiore che genericamente possiamo chiamare Karma, attualmente riesce a percepire, seppure confusamente, che “qualcosa”, intesa come forza e potenzialita’, puo’ riferirsi piu’ direttamente a lui, in quanto la sente piu’ intima, dentro di se’.

Steiner definisce questo stadio evolutivo dell’uomo come quello dello sviluppo dell’anima cosciente.

Se prima un ordine, una legge, una morale, bastavano e soddisfacevano l’uomo, pur nella loro non perfezione, ora l’uomo sente, anche se oscuramente, che c’e’ qualcos’altro di piu’ intimo e appartenente a se’ che non e’ la solita speranza del nuovo che s’aspettava sempre dall’esterno, quando una situazione non piu’ soddisfacente abbisognava di nuovi interventi correttivi e migliorativi.
L’uomo comincia a fare i primi passi verso una “cosa” completamente nuova, che prima gli era estranea totalmente: La Sua Liberta’.

Il nome che l’uomo da’ alla protagonista di questi nuovi tempi ancora rientra nei metodi conosciuti di investigazione e determinazione nominale e dialettica. Non e’ fase negativa, piuttosto fase essenziale ( quando non diventa stato di permanenza per scelta e chiusura di indagine) e concreta, che quando riconosciuta necessaria impedisce di ricorrere ulteriormente all’astrattismo, come terreno di percorso, e permette di difendersi da questo.
Riconoscere di essere nella dialettica e’ gia potenziale superamento di essa, possibilita’ di dirigere i propri sentimenti e impulsi verso la verita’, ossia per la ricerca della vera realta’ del fenomeno, in zona predialettica, alla scaturigine.

La coscienza e’ potenzialita’ di autocoscienza.

L’impresa superumana e’ dare una sostanza di vita a questa potenzialita’, a questo nome: Liberta’, impresa che puo’ ricondurre, ri-Unire, il risultato della percezione al suo percipiente nell’autocoscienza.

Perdersi nel dato e li’ permanere, inficia non solo la possibilita’ di ricordarne e conseguirne la fonte ma anche impedisce la possibilita’ dell’ulteriore collegamento tra le cose, percio’ la sofferenza dell’umanita’, che pur nella sua eccezionalita’ e’ arrivata a superare i limiti del passato, assume nuova forma e drammaticita’ nel suo passare e ripassare – sbattendo, come una falena disperatamente nei riflessi, tra risultato e risultato – in una logica antiumana, convinta che nel fenomeno e nella sua quantita’ sia contenuto il segreto della vita, quella Verita’, o Realta’ che la Filosofia dell’uomo ha sempre tentato di conseguire.

La madre di tutte le ferite e’ lo squarcio immenso e profondo tra lo Spirito dell’uomo ( che e’ la nostalgia della Vita del pensiero ) e la meravigliosa affascinante “realta’” del mondo fuori di noi, compreso il mistero umano allorche’ lo consideriamo come oggetto di conoscenza.
Di questa grande archetipica ferita l’uomo conosce la sofferenza e non altro (a parte brevi illusioni di guarigione), se non un eco di racconto, affascinante, ma pur sempre solo racconto di cui percepisce solo una atmosfera simile a quella che prova il bambino mentre, scivolando nel sonno, sente la voce familiare del genitore narrante una bella storia.

Quando l’uomo riuscira’ a immettere la vita in cio’ che ora gli e’ accanto e dentro come morto nome, come morta parola, come astrazione e dialettica, scoprira’ che tra lui e la liberta’ altro non c’e’ che la morte dell’illusione, l’ accettazione e assunzione totale di questa morte, perche’ la Resurrezione del pensiero sarebbe un concetto irragionevole e privo di senso senza la sua previa Morte.

Percorrere individualmente, ognuno di noi, dal livello piu’ basso e prossimo, in ascesa, il proprio pensare e’ tendere con veracita’ alla veracita’.

Dalla Morte alla Vita.

In questo senso – se obiettivamente vogliamo riconoscere un valore universale all’onesta’ – il messaggio di Steiner sulla educazione ed esercizio del proprio pensare e’ il pendaglio quotidiano che dobbiamo tenere sulla nostra fronte. Una scelta della coscienza che potenzialmente cosi’ puo’ permettere all’uomo di trovare il vero se’ stesso e non un qualsiasi personaggio di una fiaba, forse bello, si, ma solo nella fantasia.

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