TRADIZIONE e tradizionalismo

insegna

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Il titolo di questa nota si riferisce in tutta evidenza a due soggetti diversi, persino opposti nel loro più intimo carattere. Poi nella realtà comune succede il contrario: la perversa mania di complicare le cose che in molti ambienti dove si è coltivata e si coltiva una visione esoterica degli enigmi della vita viene curiosamente avvertita come virtù, la faziosa passione dedicata all’affermazione del proprio movimento come rappresentante di una elevata primogenitura e ancora i confini incerti e sfumati di moltissime manifestazioni ed esperienze preternaturali, la carenza di un sano giudizio e altro – la lista potrebbe continuare – porta i nostri due soggetti a confondersi in un magmatico calderone dove chiunque può estrarre l’uno attribuendoli il carattere dell’altro.

Già ora qualcuno può dirmi: “Io sono un discepolo della Scienza dello Spirito. Non c’entro con cose simili”. Ma questo non è vero. La strada che pensi di percorrere è fatalmente compresa tra quei termini ossia tra le forze ed i caratteri che quelli rappresentano. Non facciamo mai semplici questioni di parole. Cerchiamo piuttosto di portare a consapevolezza l’ambito animico dove veramente si sta operando e che è talvolta alquanto diverso da quello in cui si crede di agire. Procediamo per gradi.

Come molti sanno, il termine “Tradizione” deriva dalla lingua latina e precisamente dal verbo tradere che tradotto significa affidare, consegnare, tramandare.

Non occorre forzare i significati per accorgersi che il “tradizionalismo” esprime qualcosa di più limitato: i vocabolari della lingua lo spiegano come “osservanza della tradizione, comportamento secondo consuetudine, rispetto conformistico”.

Segnalo questa distinzione perché essa è scappata via dagli ambienti esoterici che abusano di tali termini in maniera così vivacemente sconclusionata da appiccicare  attitudini umane e di destino su vie e visioni qualitativamente inconfrontabili.

Entrando nel mondo animico occorre rispettare le leggi che lo governano e che sono decisamente scomode per il pensiero abituato alle nette divisioni e separazioni che si presentano in tutto ciò che il mondo sensibile manifesta; nella sfera animica tutto è fluente, aleggia, si compenetra, si trasforma: il vedere non basta e bisogna attendere il momento che dalle impressioni (colori, sapori, odori) emergano Potenze sonore che sono la vera essenza delle prime. Esse in realtà risuonano in tutti gli uomini ma vengono sperimentate in modo desto nell’operatore occulto, ed a un gradino inferiore, come impressioni morali attive e conoscitive nell’uomo evoluto. In quest’ultimo si presentano come le infallibili voci della coscienza, gli organi che discernono il falso dal vero e non appartengono alla testa ma operano dalla regione del cuore. Per gli altri vale il detto che il mondo è pieno di sordi. L’atrofia delle orecchie del cuore è l’handicap animico che rende impossibile scindere l’essenziale dal non essenziale, la luce dello Spirito dai fuochi fatui del contraffatto.

Nel mondo esoterico l’idea di Tradizione è alta, alludendo ad un contenuto pre-umano o sovrumano affidato a rari uomini eletti, sacerdoti, ierofanti, maestri, degni di sacrificare sé stessi per rendersi purificati veicoli di tale contenuto, inoltre capaci della saggezza creativa indispensabile per trasfonderlo attraverso presenza diretta, o più tardi, in riti, immagini e parole trasmesse a selezionate comunità senza tradirne (quasi mai) l’essenza. Questo avveniva in tutto il mondo ed i Misteri furono diversi non solo per le forme ma soprattutto per le sorgenti ispirative e per gli adeguamenti necessari  in relazione alla tipologia di popoli diversi e alle modificazioni intervenienti nel divenire temporale della struttura umana. A questo riguardo appare incredibile la cecità di coloro che si professano difensori della Tradizione proponendola sempre una e immutabile. Poiché gli stessi fanno di solito riferimento a documenti sapienziali, come possono non accorgersi della distanza che intercorre, ad esempio, tra i Veda ed il Vedanta, tra questo e il Buddhismo e le sue successive modificazioni e ancora tra il Buddhismo e la corrente che indica sé stessa come la più idonea per operare tra le potenze più nefaste del Kali Yuga,  chiamata col generico nome di Tantra (libro)?

E’ l’essenza della Tradizione questo essere dell’eterno e tuttavia modellarsi secondo i secoli della terra.

Il dott. Steiner, spesso violentemente tacciato di scipito neo-spiritualismo privo di radici, non ebbe forse una “regolare iniziazione” conferitagli da un grandissimo Maestro, come ci comunica E. Schuré che possedeva informazioni di prima mano?

E la Sua spesso dichiarata autonomia da correnti e precedenti istituzioni e logge è motivo di scandalo solo per coloro che non vogliono riconoscere gli itinerari spirituali di alte figure che in tempi moderni, sotto molte latitudini, hanno attinto saggezza ed autorità iniziatica attraverso una diretta connessione individuale (che non significa “personale”) con il Mondo Spirituale. Tali esseri ci sono stati e non è nemmeno tanto difficile rintracciarli e scoprirli a meno che non si voglia, in cattiva coscienza, sostenere in forma ideologica alcuni faziosi preconcetti. Inoltre, ove non si voglia, neppure si riesce a concepire che tale indipendenza possa esserci per permettere metodi comunicativi nuovi ossia coerenti con quanto esige la condizione umana contemporanea.

Del resto Rudolf Steiner stesso, là dove comunicava direttamente insegnamenti esoterici, esprimendo un mantra, poteva commentarlo in questo modo: “ Questo ha risuonato nei cuori di tutti coloro che lottarono per la conoscenza, da quando sulla terra vi è una presenza umana. (…) Starà a voi far sì che risuoni di nuovo degnamente nei cuori umani l’insegnamento con cui le sagge guide dell’umanità, da quando sulla terra vi è un’esistenza umana, hanno condotto i cuori verso l’alto, alla contemplazione dello spirito che agisce nel mondo e, attraverso il mondo, entro l’uomo, che è il coronamento dei mondi.”

Il ricercatore sveglio potrà trarre con il suo giudizio chiare conclusioni circa l’ opera dei raffinati difensori della Tradizione che fondano ogni “regolarità” iniziatica sull’ammissione del discepolo a sedicenti organismi tradizionali dotati di nome e indirizzo, senza porsi nemmeno l’ipotesi che esistano davvero logge qualificate e Maestri nella sfera più consona alla loro natura e missione, ossia nel mondo sovrasensibile. Simili indicatori, quando vengano spogliati dai simboli e dalle citazioni di cui si circondano appaiono per ciò che realmente sono: il volto spiritualista del Materialismo. Quello che il ricercatore cerca di superare quando impara a scrollarsi dalla rinfusa dialettica sapienziale.

Con queste minime riflessioni ed esempi – ma sottolineo, vi sono tantissime traccie che ognuno può cercare e trovare da sé –  voglio dire soltanto che ostacoli o giudizi peregrini non scendono dalla Tradizione ma dalla confusione che confonde questa con il tradizionalismo. Se il tradizionalismo rimane dove dovrebbe stare, tra il buon senso delle generazioni precedenti e la pratica saggezza dei vecchi agricoltori, erboristi e guaritori, esso appartiene allora al sano patrimonio dell’esperienza trascorsa, che solo un modo di pensare ottuso e superficiale (come purtroppo sta avvenendo ai giorni nostri) vorrebbe cancellare in nome di un astratto e cinico progressismo.

In questa situazione è del tutto comprensibile che anime sensibili, avvertendo l’errore implicito nella rimozione del passato, passino con sincera passione all’opposizione riaffermando con forza i valori sbaraccati.

Spesso il dottor Steiner affermò che il male scaturisce dove un qualcosa evadendo dal posto competente si trasferisce irregolarmente fuori dalla sua pertinenza. Questa espressione riferita di solito a grandi problemi metafisici ma pure validissima in tutte le faccende del nostro mondo, è perfettamente calzante per il tradizionalismo, per l’anima tradizionalista quando questa con il suo modo di pensare, vuole collocarsi nel solco della Tradizione. Essa, anche quando dotata di intellettuale sapere e dei corrispettivi sentimenti, non esce dall’ordinario stato di coscienza fisico sensibile perciò non è in grado di trattare veracemente le cose dello Spirito ossia i contenuti della Tradizione. Essa che esoterica non è, parla e scrive di esoterismo. Con quali forze o organi? Naturalmente con il suo pensiero e con il suo sentimento tradizionalista. I quali per i limiti imposti dalla natura alla loro natura possono soltanto orientarsi verso il passato sensibile e dunque accedere solo agli antichi testi che più vecchi sono più appaiono splendenti ed acriticamente veri.

Testi che possono essere soltanto echi o riassuntivi commenti della Tradizione che giustamente viene anche chiamata perenne perché vive nelle sfere dell’eternità e non certo nelle pergamene e nei libri. Invece si ignora del tutto che, semmai, Essa come Vivente, può vivere nelle profondità dell’uomo stesso giungendo (perché no?) sino al nocciolo della coscienza individualizzata. Esiste un filo di continuità che da Adam Kadmon giunge sino a noi: l’azione Divina che si continua dall’Essere Primordiale e che attraverso azioni esoteriche può essere rimembrata.

Questo è il significato dell’articolato dispiegamento d’immagini dato dallo Steiner nel capitolo sull’evoluzione dell’uomo e del mondo del suo libro La Scienza Occulta, tanto sprezzato e dileggiato dai tradizionalisti, incapaci di accedere al superiore livello ove il pensiero che pensi la somma di quelle immagini è capace di sintesi, non come prodotto intellettuale, ma come forza che gli è propria oltre tutti i pensati umani (cerebrali). La riconquistata memoria delle precedenti azioni dello Spirito è la strada della nostra reintegrazione all’Uomo Cosmico, paragonabile a qualcuno che riacquistando a poco a poco la memoria ritrovasse la strada di casa e riacquistasse poi le ricchezze e le proprietà che erano già sue nel passato. Nel tempo della smemoratezza il nostro uomo-esempio, ha vissuto e ha maturato nuove esperienze (esperienze che da ricco possidente non avrebbe mai avute!); perciò il suo non è un semplice ritorno ma c’è una addizionale che fa di lui un essere diverso da quello che era stato nel suo precedente periodo felice. Questa addizionale, nella visione mitica e statica dei tradizionalisti, non esiste proprio.

Così malconcio è il loro pensiero, torto all’indietro come il loro collo, che appena Steiner o Aurobindo usano senza automatiche connessioni la parola “evoluzione”, subito stanno male e fanno gli scongiuri poiché (loro) non possono non collegarla a Darwin e a tutte le becere e grottesche visioni che di quest’ultimo si dichiarano continuatrici osservanti e fedeli e che così pur esse  si palesano fondate su di uno schema, a suo modo…tradizionale.

Segretamente ammiro la presunzione e l’impudenza dei tradizionalisti di gran nome, come Julius Evola in Italia: egli, per esempio, riesce a far passare la reincarnazione come una professione di demenza teosofica nello stesso istante in cui Aurobindo, per diretta esperienza, considera la medesima, anche solo assunta cognitivamente, come un contenuto pedagogico urgente per la salute interiore della odierna umanità.

Dopo molti decenni vissuti dapprima nell’apprendimento e poi nel lavoro interiore guardo con distacco divertito gli aristocratici disgusti di una figura che, in fondo, non nascondo di stimare soprattutto per la grande dignità personale che Evola ha sempre mostrato davanti a coloro che sbavavano pregustando il  linciaggio, dall’era fascista sino alla sua scomparsa. 

Ciò non cambia il fatto, perfettamente verificabile se il fideismo imperversante si togliesse di mezzo, che su molti ed importanti argomenti, Evola e Guenon  potrebbero confrontarsi con le simpatiche, marpionesche canaglie che a Portici ti vendevano a  prezzo stracciato cromate radio fasulle e accendini che funzionavano una volta sola.

Ma anche nei particolari…Faccio un solo piccolo esempio, permettetemelo. Nel suo famoso libro Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Evola, bontà sua, separa il buono dal pessimo degli insegnamenti steineriani in cui mette l’evoluzione, la reincarnazione (di cui abbiamo già fatto cenno) e l’assurda fantasia di un Cristo che agì magicamente su ”L’Anima della Terra” con il sangue versato sul Golgota. Penosa follia steineriana?

Sentite allora cosa scrisse Karl von D’Eckartshausen, adepto di logge visibili e Santuari invisibili, nella seconda metà del 1700: “(…) Era altresì necessario che questa forma divino – umana fosse uccisa, affinché la sostanza divina e incorruttibile contenuta nel suo sangue potesse penetrare nel più interiore della terra, operando così una dissoluzione progressiva della materia corruttibile. (…) Dall’epoca della morte di Cristo, la forza divina instillata nel centro della terra dal sangue sparso, operò sempre per esteriorizzarsi e rendere tutte le sostanze gradualmente capaci del grande rivolgimento che è riservato al mondo. (…) Questa fu la prima e più importante rivelazione sulla quale sono fondate tutte le altre e che fu sempre conservata e trasmessa oralmente dagli Eletti di Dio fino ai giorni nostri.

Ecco, come assai spesso accade in tutte le sue opere, alcune delle quali sono pregevoli e affascinanti, Evola non sa o finge di non sapere, per imporre al lettore il suo giudizio, di sicuro più importante della verità o almeno dell’obbiettività documentale.

Mi spiace veramente lo spreco di tante energie giovanili, poco utilmente consumate sui testi tradizionalisti contemporanei che, semmai, aiutano a schiodare l’anima dai futili miti e dalle mode correnti (questa è davvero un preliminare ma importante mutamento interiore spesso non raggiunto dagli antroposofi) ma poi diventano un inciampo, superabile solo per coloro che per coraggio e coerenza possiedono la capacità di controllare da sé le fonti e di pensare con autonomia e volontà conoscitiva cosa vogliono fare di sé stessi.

Il coraggio di andare avanti è salvifico. Se non si agisce, se non ci si muove, l’anima corre di continuo il rischio di tradizionalizzarsi, ossia di aderire per tutta una vita alla imitazione ripetitiva del numinoso e del sacro che non sarà mai esperienza rigenerativa perchè sentito e pensato con una coscienza incapace di sentirlo e pensarlo. Il primo vero passo verso la Tradizione perenne inizia con l’azione del pensiero: con il Pensare. Poiché la struttura gerarchica dell’uomo (ciò che lo distingue dall’animale, dalla pianta e dal minerale) ha nel soggetto pensante il suo carattere essenziale dovrebbe essere valutato come demenziale il vezzo, purtroppo diffuso, di iniziare pensando di iniziare da qualche impercepibile chakra o dalle unghie dei piedi, le cui recondite forze non potranno mai venir percepite se non viene prima conosciuto e percepito il pensiero da cui l’operazione (che è di pensiero) prende le mosse. Il Pensare non può essere saltato e l’esperienza di cosa esso sia in sé stesso è il primo passo realistico alla conquista del Nuovo Mondo o del Reale.

L’esoterismo reale è del tutto estraneo all’intellettualismo erudito. Certamente deve esistere nell’approccio allo Spirituale un lavoro di studio e di ricerca compiuto con desta capacità logica finché non si intuisce che le sintesi raggiunte chiedono un speciale approfondimento non più discorsivo bensì meditativo nell’apprendimento. Momento in cui il ricercatore avverte l’esigenza di un salto qualitativo: modificare quella coscienza pensante che non muta mai essendo sempre identica qualora pensi i deva o i mantra oppure pensi alla prossima cena. Osservo per inciso, so di averlo già scritto ma secondo me vale la pena ripeterlo, che diversi scienziati/ricercatori tra i più avanzati della cittadella scientifica mondiale (non sono tantissimi come i tromboni dell’illusione divulgativa dei media fanno credere) sono perfettamente consapevoli del limite imposto dalla coscienza ordinaria che perciò pone il limite all’osservazione e alcuni tra loro fanno il possibile (tecniche meditative) per una sua modifica, mentre nel mondo che vorrebbe essere considerato esoterico si considera del tutto naturale studiare e scrivere sugli studi e gli scritti di Guenon, per poi continuare la medesima opera sugli studi degli studi degli studi senza avvertire l’inanità di un tale lavoro, spesso svolto con molta intelligenza. In questa complessa e banale razionalizzazione infinita del sacro, tutte le “correnti” corrono in tondo sul medesimo circuito poiché la coscienza tradizionalizzata è la medesima con colori diversi: in questo sport bizzarro potrebbero cadere steccati e antagonismi; il terreno è lo stesso per cattolici e pagani, per evoliani e antroposofi, per sacerdoti e guerrieri. Da questa fragorosa e inutile arena di dotatissimi e raffinatissimi eruditi, critici, polemisti, l’asceta, con indulgente sorriso e passo leggero, esce inavvertito. Egli, quando medita, entra silenzioso in mondi di Forze e di sacre Realtà (indipendenti da umane nomenclature) dove si opera alla palingenesi dell’uomo e del mondo.

                                                                                                                       

11 pensieri su “TRADIZIONE e tradizionalismo

  1. Isidoro, lupaccio tergestino e non moro, avevo pensato di risponderti più volte, ma quel che scrivevo strada facendo si nagarjunava e si mahayanizzava! Peccato d’origine il mio che troppissimo amai la “vuota” Sapienza – o la Sapienza del Vuoto, che è la stessissima cosa, o non-cosa – del Sublime, del Perfettamente Svegliato. Quel che scrissi voleva esprimere l’identità totale di visione con quel che dei tuoi pensieri ci hai comunicato. Ora mi rileggo il tutto, e chissà…

    Hugo, che il gelato alla panna mi rubo.

  2. :) :) :) Simpatica la signora della causa!
    Balin chiedi in merito a cosa? Alla sentenza di forum sul contenzioso tra la signora e il ragazzo oppure su altro? ( La sentenza la trovo equa e la signora non e’ obbligata secondo me ad assumere il giovane ma a pagarlo per il lavoro svolto si’.)
    La trasmissione e’ stata corretta nei confronti della biodinamica, non deridendo ne’ mettendo in ridicolo questo tipo di agricoltura.
    L’Italia e’ terza nel mondo per l’applicazione di questo metodo, non lo sapevo! Mentre sapevo che la Turchia ama molto la biodinamica, chissa’ se e’ avanti all’Italia?
    Bellissimo il primo filmato esterno, con quella signora, matura si’, ma bellissima comunque e piu’ di tante giovani, che parlava con tanto amore della biodinamica facendo qualche esempio con antiparassitari naturali…..( cenere di sigarette ed altro).
    Devo fare dei complimenti alla trasmissione per il rispetto con cui hanno parlato della biodinamica.
    La signora della causa e’ molto simpatica e ha descritto la pratica del corno letame in una maniera davvero semplice e comprensibile, seppur non meticolosa o approfondita, pero’ di piu’ non si poteva che’ l’oggetto della trasmissione era altro.

  3. E di che? :)
    Anche a me è sembrato che il modo di portare al grande pubblico la biodinamica sia stato corretto ed equilibrato. Contrariamente a quanto si sente di solito su certe tecniche, mi è sembrato rispettoso, anche se ovviamente non si poteva approfondire più di tanto l’argomento. E credo siano piccoli segnali nella direzione giusta, portare certi argomenti al pubblico in modo comprensibile, con linguaggi ed esempi chiari. Per me la sfida è e sarà questa.

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