Takuan Sōhō – "Sogni"

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Takuan Sōhō (nato il 24 dicembre 1573) è stato uno dei più importanti maestri Zen della scuola Rinzai, nonché poliedrico protagonista in diversi campi della cultura nipponica del suo tempo, caratterizzato da numerose guerre, agli albori dell’era Tokugawa. Figlio di due agricoltori della provincia di Tajima, manifestò sin da giovanissimo il suo interesse per gli studi religiosi, tanto che all’età di 10 anni prese i voti, dedicandosi poi dai 14 anni allo studio della dottrina Rinzai con il maestro Shun-oku Soen.
Sebbene a 36 anni fosse già abate del tempio di Daitokuji conduceva una vita alquanto raminga, talvolta dettata anche da esili forzati a cui veniva sottoposto dal potente di turno infastidito dal radicalismo di certe sue idee.

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“Sogni” è composto da tre saggi nei quali vengono evidenziati quegli aspetti dell’arte della spada che, praticamente integrati con la meditazione Zen, portano all’utilizzo dell’arma come strumento di elevazione spirituale.
Il primo saggio, Fudōchi shinmyō roku (La Divina testimonianza della saggezza immutabile), consiste in una lettera indirizzata al maestro di spada della scuola Shinkage-Ryu, nonché suo amico e allievo Yagyu Munenori (1571-1646).

Il termine ignoranza indica l’assenza della illuminazione, l’oscurità. E’ come dire inganno, errore, illusione. Luogo di stallo è quello in cui la mente si ferma. Nella pratica del buddismo si dice vi siano cinquantadue stadi e, tra l’uno e l’altro di questi, il luogo su cui la mente si ferma viene detto luogo di stallo. La mente si ferma quando è trattenuta da un oggetto, un’azione, una riflessione, una preoccupazione la quale può essere di qualsiasi natura. Nell’ambito dell’arte marziale stessa fermarsi significa, ad esempio, osservare la spada in movimento mentre sta per colpire. La mente, fissa, si preoccupa della spada in sé, e non permette ai movimenti del combattente di essere liberi e compiuti. In quel medesimo istante l’avversario ha la meglio”.

Aspetto peculiare di questo scritto è quello di costituire probabilmente un punto di svolta per la cultura della spada, nell’ambito della quale viene per la prima volta introdotto l’elemento del perfezionamento spirituale individuale. Saggezza immutabile: questo è Fudōchi. Difficile pensare ad una saggezza la cui essenza possa conservarsi pura e fedele a se stessa nei ristretti limiti dell’immutabilità. D.T. Suzuki individua tale saggezza con il termine sanscrito Prajna, rimandando così al concetto buddhista di saggezza trascendentale; lo stato di illuminazione, la mente del Buddha. Come Takuan anche Suzuki mette Fudoshi in relazione con il guardiano Acala-vidyaraja (nume tutelare dei samurai per quanto concerneva la pratica spirituale, presente anche in altre tradizioni è conosciuto anche col nome Fudo Myoo), l’Immutabile, distruttore delle illusioni ed inafferrabile da lusinghe e seduzioni del mondo sensibile. Abbiamo così un’immagine della mente immutabile: non afflitta da attaccamento alcuno e pertanto padrona nel/del suo non fissarsi e fermarsi su cosa alcuna; nulla volendo, tutto potendo.
Lo stesso Takuan evidenzia nel corso della lettera come Fudōchi consista nel “preservare l’assoluta fluidità della mente (kokoro) mantenendola libera da considerazioni intellettuali e disturbi dovuti a stati emotivi…”; mente che è “nella sua essenza mutabile ed immutabile al contempo, costantemente fluente senza mai fermarsi da nessuna parte, eppure avente in sé un centro che non è mai soggetto ad alcun tipo di movimento, e che permane tale e quale in eterno“. Come si arriva a tutto ciò? Esercizio, disciplina, disciplina ed esercizio, con incrollabile determinazione, per conoscere sé stessi, affrontare e superare le proprie paure e debolezze e forgiare lo spirito (seishin-tanren).

La mente è immutabile quando vede senza guardare. Per guardare si dovrebbe fermare. Quando la mente si ferma su qualcosa, poiché il cuore si riempie di ogni genere di preconcetti, trattiene diversi movimenti in sé. Quando i movimenti nella mente cessano, la mente che si era fermata si muove, senza però muoversi affatto”.

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Con il secondo saggio, Reirōshū (Il tintinnio cristallino delle gemme), l’attenzione si sposta sulla natura prevalente dell’essere umano, sulla capacità di discernere rettamente ciò che è “bene” da ciò che è “male” e sul come sapere quando e dove morire (aspetto questo particolarmente rivolto alla classe dei samurai).
Morire perché un insulto ci ha contrariati non è affatto questione di rettitudine. Questo è piuttosto dimenticare se stessi in un momento d’ira. Non è certo rettitudine, anche se ne ha l’aria. È rabbia, nient’altro. Un uomo che si adira per l’insulto, si è già allontanato dalla rettitudine prima ancora di essere insultato. L’uomo retto, quando è tra le gente, non viene mai insultato. Essere insultati significa aver perso la propria rettitudine prima di aver ricevuto l’offesa”.
I concetti prevalenti in questo scritto, che inizia in forma di dialogo fra Takuan ed alcuni passanti, riguardano la rettitudine (il “gi”), ed il distaccato esercizio di virtù, integrità e giudizio. Viene esposta come necessaria l’arte di far propria in profondità tanto la “Via del Signore” quanto la “Via del servo” concentrandosi sull’essenza impersonale di tali vie, di modo che tutti i servi siano uguali agli occhi del Signore e che il servo non faccia riferimento ad un determinato Signore ma semplicemente al Signore. Vengono poi esaminate le dieci qualità essenziali ed il modo in cui si compenetrino a vicenda in un movimento circolare senza inizio né fine, sottolineandone la relazione con i dieci mondi della tradizione buddhista. La trattazione si occupa anche del tema dei divertimenti, che vengono indicati come necessari pure per i monaci sebbene sia importante fissarne i limiti onde evitare derive insane ed erronee, e dei fantasmi.

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L’ultimo “sogno” è Taiaki (Gli annali della spada Taia).
Anche con questo saggio si torna alla forma-lettera, questa volta indirizzata a Munenori o forse a Ono Tadaaki (maestro della scuola Itto). Rispetto agli altri due componimenti è qui maggiormente presente una connotazione psicologica riguardante l’interrelazione fra sé e l’altro da sé. Takuan si basa su una storia cinese avente per protagonista allegorica la spada Taia, preziosissima, ricoperta di gemme ed in grado di tagliare qualsiasi cosa; a tale spada vengono comparate le facoltà più eccelse presenti in latenza in ogni individuo (la natura buddhica). Una siffatta latenza rende inutile la presenza di un maestro per l’acquisizione di una reale saggezza, essendo essa conseguibile grazie al lavoro interiore di ognuno. La spada, e la maestria nel suo utilizzo, non hanno dunque più a che fare esclusivamente con la morte; la scelta può ricadere invece sull’utilizzo di arma e abilità per dare piuttosto la vita, nonché per affrontare le varie situazioni della vita stessa in maniera desta.

L’uomo che sa, usa la sua spada, ma non uccide altri uomini. Usa la spada e dà agli altri la vita.Uccide solo quando è necessario. Senza pensare al bene e al male, egli è capace di vedere il bene e il male, senza provare a discriminare, egli è capace di discriminare bene.Camminare sull’acqua è come camminare sulla terraferma, se è capace di far sua questa libertà, non sarà confuso da niente al mondo.
Tutti gli uomini sono dotati dell’affilata spada Taia, e per ciascuno essa è perfettamente efficente.Coloro i quali hanno compreso questo concetto sono temuti persino dai demoni-ladri di vita.
…non devi mai trascurare di esercitarti..passeranno i mesi e gli anni, e senza l’aiuto di nessun maestro, troverai la saggezza e ti accorgerai di possedere misteriose abilità nel fare cose mai tentate prima.La forza di questa misteriosa abilità si definisce Spada Taia
“.

Takuan Sōhō morì il 27 gennaio 1645. Giunto il momento di rendere le spoglie mortali chiese un pennello con il quale scrisse il carattere cinese 夢 (yume – sogno) e se ne andò, lasciando ai suoi seguaci le seguenti istruzioni:
Seppellite il mio corpo sulla montagna dietro il tempio, copritelo con i detriti e tornate alle vostre dimore. Non leggete i sūtra, non officiate cerimonie. Non accettate alcun dono né dal monaco né dal profano. Lasciate che i monaci indossino le solite vesti e consumino i loro pasti e procedete come in un giorno qualsiasi

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immagine tratta da zenworld.it

Curiosità per gli amanti del genere: Takuan Sōhō è presente come personaggio nella serie Manga “Vagabond” (ispirata all’opera “Musashi” di Eiji Yoshikawa), mentre il regista /scrittore Yoshiaki Kawajiri ha creato il personaggio Dakuan, presente nell’anime Ninja Scroll, in suo omaggio.

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