OLTRE IL FIUME

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Buona sera!

Nei primi giorni di Novembre volevo postare su Eco qualche riga per commemorare i defunti.
Dopo due righe un pensiero molesto mi ha fermato. Mi ha sussurrato, senza complimenti: “no caro mio, così non va bene!” Chiesto il perché, il pensiero, con una screziatura leggermente canzonatoria ha continuato: “Hai cominciato pensando e sentendo con la rassegnata compunzione che si usa davanti a povertà, ingiustizia, sofferenze e lutti…se sbagli così, dal principio, non scrivere nemmeno una parola. Noi – perché il “noi”? Era un pensiero tutto mio? – siamo vivi, più vivi di voi. Smettete una buona volta di credere voi vivi e noi morti…guarda ti spiego facile: immagina di andare al cinema per due ore. Segui lo spettacolo di una lunga avventura, ti fai afferrare dalla vicenda che si dipana per anni…sulla tela. Poi esci, ti muovi, c’è il sole, persone vere che passano, un amico che ti saluta: ora sei rientrato nella realtà.
Così è per chi ritorna nella Luce dello Spirito, nella gioia della libertà e in una consapevolezza assai intensificata.
Se non la vedi in questo modo non scrivere di chi, dopo aver sognato da bruco il tuo mondo di sogno, s’è svegliato nella vera luce con ali di luce!”

In effetti…c’è una frase di Rudolf Steiner che merita d’essere pensata attentamente in un’epoca come la nostra in cui si nasconde il fatto innegabile che si muore. Egli dice che l’istante della morte, visto dall’altra parte, corrisponde ad una gioia estrema che s’accende, al medesimo tempo, come un’estasi.

Quando si muore, ci si disimpegna dal proprio corpo. Si lascia che la sostanza ricada in ciò che è passato.
Certo, manca l’appiglio degli elementi che ci avevano composto: il solido, il liquido, il gassoso; vengono persi il calore e la luce che ci animarono; le membra che ci avevano sostenuto.
Gli organi non chiedono più il nutrimento. Il respiro s’arresta. Il calore va via. E’ l’oscurità che ci invade.
Chi assiste il morente piange e soffre con lui vedendolo subire queste sofferenze.

Ma attraverso (oltre) alle lacrime, chi assiste dovrebbe comprendere: è l’esordio dell’esistenza spirituale. Nella Luce.
Può essere presentito. E’ chi muore che lo incoraggia. Manda il Consolatore. Esso ci mostra che per il corpo che è stato perso si riceve un altro fatto di Spirito.
Il defunto non si volge più indietro, verso il mondo in cui brilla la luce dei sensi, tutto egli riceve dal proprio Sé e dai pensieri, dai sentimenti, dal volere che ha potuto portare con lui nello Spirito: lì penetra l’attività divina delle Gerarchie.
Le vede scendere verso sé come da una immensa montagna.
Dal “luogo”dove ora si trova contempla tutta l’esistenza che va dalla sua morte alla prossima vita terrestre.

Sfere stellari gli forgiano una corona dal lume del loro splendore. Dirigendo senza sosta verso il defunto i Messaggeri: gli amici morti prima di lui, ormai trasfigurati, pronti a guidarlo. I suoi Maestri gli fanno cenno. I discepoli, usciti dai porticati, stendono verso la Montagna un arcobaleno.
E’ da lì che giunge la luminosità che avvolge il volto del defunto.
Basta guardare nel silenzio…

Rastignac

2 pensieri su “OLTRE IL FIUME

  1. A proposito di defunti…La perfidia del mio karma mi conduce spesso a vedere gli angoli bui piuttosto che i pascoli baciati dal sole.
    Così ho intravvisto che le comunicazioni di Sigwart, che in effetti hanno portato speranza e gioia in tanti cuori, servono pure per giustificare gli attuali medium scriventi…Della serie: non v’è luce che non stimoli la tenebra accucciata alla sua periferia.

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