CIBI E DELITTI

cibi e delitti

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La premessa a questa nota  è abbastanza semplice. Il punto cruciale rimane sempre il pensare che, integrato alla percezione, produce conoscenza. Sembra quasi che vi siano due tipi di pensiero e altrettanti di percezioni: i primi superiori ai secondi. In parole povere, se il tema che viene afferrato dal pensare si traduce in pensieri che sembrino riguardare lo Spirito (per gli spiritualisti) va tutto bene mentre pensieri d’altro tipo paiono quasi privi di diritto di cittadinanza. Per l’asceta questo è un equivoco che deve essere chiarito in fretta. Invero non si può essere operatori moderni se l’eco formale della Tradizione domina la nostra anima. Scaligero ha osservato e scritto che il pensiero non muta pensando Dio o una seggiola (e quante volte l’ha ripetuto ad amici e discepoli della Via Solare!). Il pensiero non è più vero se volge ad un testo antroposofico piuttosto che al manuale del piccolo chimico. Esso è più vero se è più forte, se è più concentrato, se è più cosciente, se c’è “IO” in esso: allora s’avvicina a realizzare la propria, spirituale natura: solo allora lo spettro semiautomatico che si dice uomo prende sostanza e diritto d’umanità. Tenete conto di ciò nel leggere i cenni e frammenti di rigorosi esperimenti scientifici, compiuti in tutto il mondo  nell’ultimo decennio e conosciuti da Okinawa a Ottawa grazie alla rete, che non è quella di un ragno, ma, dall’origine, un modo per comunicare veloce tra scienziati. Chinandomi allo spazio tiranno voglio darvi subito qualche ragguaglio circa la realtà di prodotti del tutto comuni e “naturali” che attraversano i labirinti della tecnologia alimentare contemporanea.

Il latte: sino a vent’anni fa tutti accettavano l’indubitabile nozione che il latte faceva bene. Oggi il consumo di latte è accusato di tutto, dalle infezioni croniche al cancro e al diabete. C’è l’intolleranza al lattosio, l’allergia alla caseina. Sebbene alcune fortunate persone siano geneticamente equipaggiate per digerire il latte in tutte le sue forme, quello che si acquista nei negozi andrebbe evitato. E’ dannoso.

Vediamo di capirci. La mucca moderna è un mostro di natura. Un secolo fa le mucche producevano 8 – 12 litri al giorno, quelle di oggi (es.: le Holstein) arrivano a produrre tre o quattro volte tanto. Si è giunti a produrre animali con ghiandole pituitarie anomali attraverso selezioni e alimentazione proteica. La pituitaria non produce solo ormoni di stimolo alla produzione del latte ma anche gli ormoni della crescita. Essi sono presenti nella parte acquosa del latte, non nel grasso. L’eccesso di ormoni pituitari è associato alla comparsa del tumore.

La mucca con pituitaria superattiva è malata: secerne quasi sempre pus nel latte e richiede dosi frequenti di antibiotici. Troppo spesso le mucche sono alimentate con miscele ricche di proteine di soia. Ciò, oltre a stimolare maggior quantità di latte incrementa nell’animale l’incidenza di mastiti, sterilità e problemi epatici.

(L’alimentazione appropriata è l’erba verde, specie quella a crescita rapida di primavera e autunno. Il latte delle mucche alimentate correttamente contiene il fattore Price e l’anticancerogeno CLA, oltre una alta quantità di vitamine e minerali).

Passiamo alla pastorizzazione del latte che, come tutti sanno, ci protegge dalle malattie! Le moderne macchine per produrre il latte, i contenitori in acciaio inossidabile, l’efficiente confezionamento, ecc. rendono la pastorizzazione perfettamente inutile. Ma, peggio, la pastorizzazione non garantisce l’assenza di impurità. Tutti i casi di salmonella dovuti al latte, verificatisi negli ultimi decenni, hanno fonte nel latte pastorizzato (nel 1985, in America, un’epidemia in tal senso colpì oltre 14000 persone ed il ceppo nella partita di latte era resistente alla penicillina e alla tetraciclina). Il latte non pastorizzato contiene batteri produttori di acido lattico, protettivo per eccellenza dai patogeni. La pastorizzazione distrugge tali organismi utili, lasciando il prodotto privo di protezione nel caso di contaminazione. Nel tempo il latte non pastorizzato si acidifica, quello pastorizzato imputridisce. E non solo: il calore altera gli amminoacidi lisina e tirosina, rendendo difficoltoso l’assorbimento del complesso proteico; la perdita della vitamina C supera il 50% mentre la perdita di altre vitamine idrosolubili giunge al 80%; il “fattore Wulzen” o antirigidità è totalmente distrutto, idem per la vit. B12, necessaria per la salute del sangue ed il funzionamento del sistema nervoso; riduce la quantità di calcio, cloruro, magnesio, fosforo, potassio. Alcuni studi indicano che la pastorizzazione altera il lattosio. Ciò, e il fatto che il latte pastorizzato pone sforzo al pancreas per produrre enzimi digestivi, fa collegare, nelle società evolute, il consumo di latte al diabete. La pastorizzazione distrugge inoltre tutti gli enzimi presenti nel latte: la prova della riuscita del processo è l’assenza di enzimi. Questi aiutano il corpo ad assimilare i fattori costruttivi, compreso il calcio; perciò coloro che bevono il pastorizzato possono soffrire di osteoporosi. E arriviamo alle ultime infamie: dopo la pastorizzazione, a volte vengono aggiunte sostanze chimiche per smorzare l’odore e ripristinare il gusto. Sono aggiunte le vitamine sintetiche D2 e D3, la prima è tossica ed è stata collegata alla cardiopatia mentre la seconda è di difficile assimilazione. Alla cardiopatia è stata anche collegata l’omogeneizzazione. Non dimentichiamoci del latte scremato in polvere. I metodi di disidratazione commerciale ossidano il colesterolo nel latte in polvere, rendendolo dannoso per le arterie. L’essiccazione attraverso le alte temperature crea grandi quantità di proteine con legame crociato e di nitrati, potenti cancerogeni, oltre all’acido glutammico libero, tossico per il sistema nervoso. Sembra spaventoso, ma in realtà nelle persone sane tutto questo produce soltanto allergie, fatica cronica e una sequela di malattie degenerative.

Vi prego di continuare a rammentarvi che riassumo, fotografo, brevi spezzoni dimostrativi: in poche pagine non posso fare di più e comunque non sono “l’esperto” che ci vorrebbe.

Ai fini pratici, del tipo “se lo conosci lo eviti”, vorrei spendere alcune righe sui grassi idrogenati che fanno da re in merendine, biscotti, patatine e che sono presenti, in media, nel 40%  degli alimenti che trovate nei supermercati.

Il punto di partenza sono gli oli più economici (soia, mais, semi di canola, già rancidi a causa del processo d’estrazione). L’idrogenazione è il procedimento che trasforma i polinsaturi, normalmente liquidi a temperatura ambiente in grassi solidi a temperatura ambiente: la margarina e il grasso. Gli oli di cui sopra vengono mischiati con minuscole particelle di metallo, solitamente ossido di nickel. L’olio con il suo catalizzatore (nickel) viene esposto a gas idrogeno in un reattore ad alta pressione e alta temperatura. Nella miscela vengono poi inseriti emulsionanti simili al sapone e amidi per una miglior consistenza; il prodotto è nuovamente soggetto a alte temperature quando è pulito a vapore: serve ad eliminare l’odore sgradevole. Anche il colore, grigiastro, è poco appetibile ma, grazie al cielo(!), è modificato con la varechina. Un’aggiunta di coloranti e aromatizzanti ed è pronto per essere venduto come l’alternativa sana al burro. Le margarine ed i grassi parzialmente idrogenati (noti come: olio idrogenato, olio vegetale parzialmente idrogenato, transgrassi, acidi grassi trans, margarina, margarina vegetale) sono per noi ancora peggiori degli oli vegetali molto raffinati di cui son fatti a causa delle trasformazioni chimiche (alchimie perverse) che si verificano durante il processo di idrogenazione. Nelle alte temperature, il nickel catalizzatore spinge a cambiare gli atomi di idrogeno nella catena degli acidi grassi: prima, nella catena sono presenti  coppie di atomi di idrogeno che costringono la catena a piegarsi leggermente creando una concentrazione di elettroni nel punto del doppio legame. E’ detta formazione cis ed è la configurazione più comune presente in natura. Con l’idrogenazione, un atomo della coppia si sposta dall’altra parte e la molecola si raddrizza. Si chiama formazione trans e provate ad indovinare: èraramentepresenteinnatura. I grassi trans da laboratorio sono tossici ma il sistema digestivo non li riconosce come tali e vengono incorporati nelle membrane cellulari come cis. Entrati, i trans con i loro atomi di idrogeno fuori posto creano problemi di metabolismo cellulare.

I grassi idrogenati alterati bloccano l’utilizzo degli acidi grassi essenziali, causando: disfunzione sessuale, aumento di colesterolo ematico e la paralisi del sistema immunitario. Il loro consumo è associato al cancro, l’arteriosclerosi, il diabete, l’obesità, la riduzione della vista, la sterilità, difficoltà di lattazione, stati infiammatori a ossa e tendini. Parlando di acquisti, la popolarità della margarina parzialmente idrogenata (rispetto al burro) è il trionfo della pubblicità sulla conoscenza. La miglior difesa è evitare alimenti idrogenati o nascosti nella lista degli ingredienti come la lebbra.

Potrei annoiarvi ancora con tante altre sostanze: mi limito a raccomandarvi il Glutammato Monosodico (noto anche come: glutammato di sodio, E 621, glutammato libero, estratto di lieviti, lieviti autolizzati, proteine idrolizzate, Accent) di cui accenno a solo una delle sue caratteristiche: il glutammato è anche una eccitotossina e un alto livello di questa provoca danni al cervello. Il dott. Olney, esperto mondiale di glutammato, scrive: “Penetra facilmente in alcune regioni cerebrali (ipotalamo) distruggendo velocemente i neuroni negli uomini e negli animali” Come “esaltatore di sapidità” è onnipresente nei cibi raffinati.

Infine, per togliervi quel briciolo di certezze che rimane sempre, concludo questa breve passeggiata tra le mine antiuomo di tutti i giorni aprendo il dossier di un efferato killer , chiamato anche: La morte bianca.

Di solito lo chiamiamo zucchero. Cerchiamo di capirci: in quantità modesta è un alimento utile, anzi necessario alla coscienza, al cervello, alle funzioni corporee, ma negli ultimi decenni, nella società occidentale è stato introdotto pressoché in tutti gli alimenti, anche nei cosiddetti alimenti salubri come i cereali poveri di calorie, yogurt, cracker senza grassi e così via. Dunque perché lo zucchero (glucosio, fruttosio, saccarosio, galattosio, maltosio, destrosio e lattosio) fa male? Perché ora l’occidentale nella media assume un kg di zucchero la settimana. Avete letto bene: alla settimana! (sino a un kg e mezzo nei paesi anglosassoni, in Canada voliamo a quote ancora più elevate).  In pratica, questa enorme quantità di zucchero fa sfracelli nell’organismo. Favorisce gagliardamente l’obesità, le cardiopatie, il diabete e l’alta pressione. Inoltre, causando rapide fluttuazioni nei livelli glicemici (spinta in alto seguita, mezz’ora dopo, dal crollo glicemico) vi lascia desiderosi di altri alimenti zuccherati (rilascio di dopamina) e così vi trasforma in zucchero–dipendenti. Immaginate che questo sta veramente accadendo per  la maggioranza dei giovani e bambini del mondo occidentale e vi sorgerà il sentimento che, per gli effetti futuri, si profila una catena di problemi  più gravi di una guerra nei Balcani.

Stiamo sfiorando la spuma di un mare oscuro che le tradizioni non prevedevano e gli studi antroposofici di settore  conoscevano poco. L’unica difesa che ci rimane è  la capacità di pensare autonomamente , senza rifugiarci nel Mito. A mio avviso il vero ricercatore di Scienza dello Spirito può, anzi dovrebbe pensare tutto, purché immetta IO nel pensiero che pensa, soprattutto per quanto riguarda la scienza contemporanea. Sia chiaro che posso ammirare gli studi di Hermann Poppelbaum o di Gerhard Schmidt, ma nella velocità dei cambiamenti, essi sono rimasti indietro. Poppelbaum dice: “ Non esistono nell’universo sostanze non appartenenti a nessuno ma per le sostanze sintetiche prodotte dall’uomo forse le cose non stanno così” Ebbene, da quel tempo ad oggi sono state create 52 sostanze che non esistevano in natura e che, per forza maggiore, respiriamo, mangiamo,assorbiamo per osmosi. Schmidt, sulla traccia data da Steiner, osserva come l’evoluzione umana sia collegata all’elemento zucchero: vedete nelle righe precedenti e in quelle successive della mia nota a cosa questo binomio stia portando. Ripeto: sono stati lavori molto pregevoli ma ora da essi l’eventuale ispirazione ci porta indietro ad un tempo di certo migliore ma incapace di comprendere le istanze che urgono davanti a noi. Ora.  Le cose cambiano. C’è un divenire. E, se si è avanti nell’età, sembra che tutto vada peggio.

Quelli che seguono sono semplici indicazioni, suggerimenti generali per il benessere del corpo e della base corporea della mente che si giustificano soltanto alla luce della pura sperimentazione contemporanea.

Attività fisica: essa stimola l’accelerazione del metabolismo, riduce i livelli di insulina, provoca l’aumento del colesterolo buono HDL (riducendo il rischio di cardiopatie) e della resistenza al declino mentale legato all’età, protegge, in misura per ora non quantificabile, dal morbo di Alzheimer.

Controllo dei carboidrati: visti i picchi insulinici forniti dagli eccessi di carboidrati, che causano divisione cellulare, resistenza all’insulina e la glicazione delle proteine, possiamo parlare di moderazione nell’assunzione dei carboidrati.

Parliamo di indice glicemico e carico glicemico (Il c.g. È il prodotto aritmetico dell’indice g. per la quantità di carboidrati). L’indice glicemico misura quanto l’alimento specifico aumenta i livelli glicemici ematici. Più alto è il numero (da 1 a 100) più veloce è la conversione. 100 è rappresentato dal pane bianco o dal glucosio. Si consiglia di mangiare pochi alimenti con IG alto (da 70 a 100) ma principalmente con IG basso (55 o meno). La pasta, piatto nazionale, è di indice 55. I carboidrati fibrosi causano una conversione glicemica molto bassa (cocomero, carota). In sintesi: i carboidrati che meno tendono ad aumentare l’insulina sono meno inclini a stimolare depositi di grasso e le malattie connesse all’invecchiamento. In pratica sarebbero da evitare alimenti contenenti zuccheri nascosti ossia: sciroppo di mais, melasse, fruttosio, destrosio, turbinado, amazake, sorbitolo, polvere di carruba, saccarosio e sciroppo d’acero. Quando valutate i meriti di un pasto sano, sappiate che un cucchiaino di zucchero raffinato è pari a  4 g di zucchero, perciò un prodotto che contiene solo 16 g di carboidrati non fibrosi per porzione contiene 4 cucchiaini di zucchero.

Antiossidanti : le reazioni ossidative fuori controllo sono collegate all’aumento dei radicaliliberi, i supercattivi nel nostro corpo (la teoria dei radicali liberi è complessa, in sintesi: ogni tipo di RL è una molecola a cui manca un elettrone nella struttura esterna. Ciò rende i radicali liberi instabili e alla ricerca di un modo per rimpiazzare l’elettrone mancante. Quando incontrano una cellula normale sana rubano un elettrone dalla struttura esterna della parete cellulare, danneggiando così la cellula e innescando una reazione a catena, con ogni molecola cellulare danneggiata che cerca di rimpiazzare il suo elettrone mancante. Il risultato finale è un gruppo di pareti cellulari permanentemente danneggiate che possono condurre a problemi come il cancro, cardiopatia, artrite, ostruzione delle arterie, ecc.) Il sistema di antiossidanti connaturato nel corpo declina con l’età. Inoltre, il cervello, che è composto per la maggior parte di grassi è particolarmente soggetto all’ossidazione e la ricerca dimostra che le persone che assumono una quantità maggiore di antiossidanti sono anche quelle più sane. Il fatto che gli antiossidanti aiutino a preservare la funzionalità cerebrale è già una ragione sufficiente per assumerli e, inoltre, contribuiscono alla difesa dell’organismo contro malattie gravi come il cancro, l’aterosclerosi e la degenerazione cerebrale.    Gli antiossidanti sono abbondanti negli ortaggi (cavoli, cavolini di Bruxelles, carote, ecc.) e nella frutta di colore accentuato (fragole, ribes, mirtilli, ecc,). Tra le molte sostanze assumibili come integratori ci sono: beta – carotene, vitamina C, vitamina E, selenio, zinco, CoQ10, acido alfalipoico in forma R (R – ALA), gingko biloba, estratto di semi d’uva.

Antiinfiammatori : Data l’influenza dei processi infiammatori in moltissime malattie e traumi, il consiglio è di adottare strategie antiinfiammatorie. Ricordatevi che moltissimi esperimenti, prolungati nel tempo, attestano che l’intervento precoce può arrestare e persino invertire il declino cognitivo associato al binomio invecchiamento e stati infiammatori. Tra gli alimenti vi sono ortaggi come cavolo verde, alghe e altri ortaggi verdi e frutta come mirtilli, olive, avocado, papaia e ananas. Tra le sostanze abbiamo la vitamina C, D, E e gli eccezionali grassi omega – 3. Questi ultimi sono indispensabili alla salute del corpo e dell’attività cerebrale. Inoltre proteggono il sistema cardiovascolare, diminuiscono il rischio di cancro, riducono sensibilmente gli stati depressivi e altro ancora in rapporto alla quantità, in grammi, d’assunzione.

Riduzione delle calorie : Troppo cibo, anche il più salubre, produce quantità enormi di radicali liberi (molecole iperattive come superossido, idrossile, ossigeno singoletto e perossidi) che danneggiano le pareti delle arterie e avviano l’accumulo di depositi di grasso bloccanti il flusso ematico. Si valuta inoltre che la riduzione indiretta dell’assunzione di zucchero, smorzando le calorie, riduca la produzione di insulina e la conseguente divisione cellulare legata al cancro, i danni ai grandi e piccoli vasi ematici e diminuisca la formazione dei glicati avanzati causanti l’invecchiamento prematuro. Sia quel che sia, è saggio abituarsi all’assunzione di nutrienti sufficienti, senza affamarsi, ma anche senza mantenere, da sedentari, un volume di cibo adatto ad un boscaiolo canadese! Il che non è facile se si viene a sapere, come esempio, che il contenuto di una sola lattina di una famosissima bevanda globalizzata, contiene, in zuccheri, più di quanto abbisogna l’organismo per una giornata.

Il sonno: In occidente si stima che il 74% di persone soffre di problemi di sonno, alcune o più notti alla settimana. Si è scoperto che: una sola settimana con carenza di sonno altera i livelli ormonali e la capacità di metabolizzare i carboidrati; aumenta il livello di cortisolo associabile alla resistenza all’insulina e alla perdita di memoria; i livelli glicemici impiegano a calare con il 40% di tempo maggiore e la risposta all’insulina precipita del 30%. Il fabbisogno di sonno è comunque soggettivo ma viene facilmente snaturato da diverse pessime abitudini: ho assistito persone stressate e aggressivizzate che sono ritornate ad un buon equilibrio con un aumento di  mezz’ora di sonno associato ad un’integrazione di fosfatidilserina.

In una ancora più generale visione dell’insieme si potrebbe aggiungere qualche strategia nutrizionale controcorrente rispetto ad alcune abitudini inveterate e alle tradizioni familiari: Fare 5 – 6 piccoli pasti al giorno. Fare pasti piccoli e frequenti aiuta ad aumentare il ritmo metabolico (bruciare più grasso), stabilizza i livelli glicemici nel sangue (energia costante durante il giorno), migliora l’assorbimento dei nutrienti. Mangiare di più al mattino e ridurre l’assunzione calorica col progredire della giornata; col procedere del giorno il metabolismo rallenta, quindi fare pasti più piccoli e limitare l’assunzione di carboidrati la sera può essere un passo positivo verso il sano dimagrimento.

Riassumendo: attività fisica, controllo dei carboidrati, antiossidanti, antinfiammatori, restrizione calorica e sonno sufficiente, possono riportarvi al miglior stato di salute fisica e psichica che vi è stato, potenzialmente, concesso.

Ho tracciato uno schizzo assai elementare, sulla base di quanto, sebbene in evoluzione continua, trova basi solide nell’osservazione dell’esperimento scientifico degli ultimi anni. Però, quello che volevate, non posso darvelo. Però posso forse raccontarvi in breve ciò che ho visto o sperimentato direttamente.

Se abitate in città, comperate alimenti “bio”, ma senza illusioni. Esistono produttori che separano i prodotti: quelli belli all’ordinaria filiera commerciale, quelli brutti ai mercati biologici. Scegliete frutta con buccia spessa, eviterete mezzo chilo annuo di potenti antiparassitari nella vostra pancia. Ricordatevi di bere acqua, più passano gli anni, più ci si dimentica: quando appare la sete il vostro corpo è già disidratato. Mangiate frutta secca (specialmente noci) giornalmente o quasi; sono ricche di sostanze minerali e di grassi essenziali (omega3). Mangiate la frutta lontano dai pasti principali e fatela diventare pasto  piccolo (ricordatevi dei 5 o 6 piccoli pasti). Iniziate il pasto dall’insalata: mangerete di meno e sarete soddisfatti comunque. Ricordatevi i colori delle verdure e della frutta, non è uno scherzo: tra le mele la qualità Delizia Rossa risulta sei volte più ricca di ossidanti rispetto a quelle più…scialbe.

Passando all’empiria,pura e semplice ho notato che:

una grave depressione si è risolta in meno di un mese con l’integrazione congiunta di Creatina (effervescente) e fosfatidilserina (4gr. di creatina e una capsula di Neo Bros pro die);

in un organismo sano una semplice integrazione di 2gr. di grassi omega3 e una capsula di ginkgo biloba titolato al 24%, su base giornaliera, offre un validissimo aiuto alla destità e alla chiarezza basica della mente;

persone sofferenti di disturbi al sonno e eretismi cerebro – mentali si sono sanate con fosfatidilserina e ginkgo biloba;

condizioni tossiche di vario tipo hanno avuto concreti benefici da un mix di vit.C, vit.E, e Cardo Mariano;

ho visto scomparire un herpes alle labbra in un solo giorno con una dose assai massiccia di vit.C ;

ho anche visto regredire di tanto fastidiose dermatiti croniche con l’integrazione alimentare di omega3 e noci;

ho notato che i soliti multivitaminici (progettati prima della scoperta del fuoco) servono poco o niente, ma se proprio si desidera il-tutto-in-uno, ad un ipotetico amico consiglierei il Power LifeMix della A.N.Labs;

esiste una ricettina sicula per il benessere dell’intestino (che, come ogni occultista sperimenta, è collegato a definite zone cerebrali). Prendere a digiuno un cucchiaio d’olio d’oliva extravergine, specie nei cambi di stagione: è una medicina contro i radicali liberi e ciò è dovuto alla sua composizione di acidi grassi monoinsaturi (70/80% di acido oleico) e sostanze antiossidanti (alfa-tocoferolo e polifenoli). Pensate che nell’Europa dell’Est lo si vende in farmacia!

Potrei continuare ad insinuare, se non all’infinito, almeno per diverse pagine. Un’idea ve la siete fatta. Allora andate da qualcuno che abbia le carte in regola ma soprattutto che sia al corrente e non nella corrente. Avrete notato che non ho nemmeno sfiorato l’omeopatia e le cure alternative: funzionano alla grande, alcune, e di molte non mi fido, attraenti come sembrano: sfiorano anche troppo la terra di nessuno dove il sublime è sempre ad un passo dal ridicolo. Ma se trovate un vero terapeuta la soluzione di problemi anche gravi allora è possibile. Intanto spero d’aver abbozzato qualcosa di utile. 

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8 pensieri su “CIBI E DELITTI

  1. Superlativo come sempre caro Isidoro. Questo piccolo manifesto andrebbe appeso davanti ad ogni studio medico e fatto circolare in tutte le università.. Consigli essenziali, ma rivoluzionari nella loro semplicità.

    Anche se non rientra strettamente con l’ambito di questo articolo, un ulteriore, per me fondamentale, principio sulla corretta alimentazione è l’origine geografica dei cibi. Cercare di nutrirsi il più possibile di cibi provenienti direttamente dal luogo in cui ci si trova è una pratica che andrebbe riscoperta. Non tanto per le, comunque corrette, considerazioni sull’inquinamento dovuto al trasporto mondiale di merci, quanto per entrare debitamente in contatto con gli Esseri della Natura che vivono nei nostri luoghi. Questa comunione spirituale è di estrema importanza soprattutto ai nostri tempi e una corretta alimentazione può aiutarci a ripartire con un piccolo e semplice gesto quotidiano.
    Mangiare KmZero non è soltanto una moda, ma un’abitudine da riscoprire.

    Un saluto dai monti!

  2. Naturalmente grazie, caro Cibon. Documentarmi seriamente è stato, per il tipo di cultura che possiedo, oltremodo faticoso.
    Un interrogativo: sui monti (a Km Zero) mangi cosa? Stentati ciuffi d’erba, qualche velenosissimo fiore di napello e…stambecchi indifesi, crudi.
    Proprio un bel esempio :(

  3. Guarda che i ciuffi d’erba sono alquanto utili per il nostro pigro intestino e poi noi montanari abbiamo sviluppato uno stomaco in più per ruminare allegramente con le nostre simpatiche mucchine. :)
    Scherzi a parte, il Km Zero (brutto nome, sarebbe da trovare qualche alternativa più bella) non va preso come un dogma altrimenti si dovrebbe fare tutto in casa!
    Poi certo, un po’ di giusto commercio va mantenuto, ma questo non deve diventare l’unica fonte di approvvigionamento. Anche riprendere l’abitudine a coltivare qualcosina sarebbe davvero stupendo e il buon vecchio e dormiente SATVRNVS che ci fece questo dono ne sarebbe davvero onorato.

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