D'ANNUNZIO E IL CORAGGIO DELLA VERITA'

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Omnia vincit Veritas.

Siccome ho una delinquenziale simpatia per Gabriele D’Annunzio – e anche solidarietà perché, sapete com’è, tra lupacci cattivissimi e incalliti malinquenti ci si vuole un gran bene… – e siccome non credo che si debba dar credito alle molte calunnie, alle tante diffamazioni, che il mito «virtuista» (come lo chiamavano Arturo Reghini e Vilfredo Pareto) e l’azione distruttiva ed omnicorruttrice che la corrottissima Potenza Straniera d’Oltretevere con grande abbondanza per oltre diciassette secoli – davvero troppi – hanno generosamente profuso sulla nostra povera Italia caduta in mani tanto sciagurate, non mi devo preoccupare dei giudizi e dei pregiudizi dei piccoli uomini e dei macachi su di lui. Mi preoccupo, invece, e moltissimo, del fatto che nell’ambito della Comunità spirituale circolino, pensieri imperfetti e generici, molte deformazioni e talune inconsapevoli menzogne.

In questo campo, la buona fede non è sufficiente. Quando venni accolto, prima da Massimo Scaligero e poi da discepoli fedeli di Rudolf Steiner e di Marie Steiner del Lascito, nella Scuola Esoterica, presi molto sul serio l’esigenza dichiarata a chiarissime lettere dallo stesso Rudolf Steiner, ossia «l’impegno di fronte alla Potenza Sacra di Michele, non solo di dire quello che in buona fede crediamo essere la verità – questo impegno gli esseri umani lo assumono a fior di labbra con grande facilità e leggerezza – bensì di indagare il più profondamente possibile per verificare se sia veramente verità quello che crediamo essere verità. Perché menzogne o non verità, anche pronunciate in buona fede, agiscono in maniera distruttiva nel movimento spirituale».

Nelle pagine passate di questo sito, sono state pronunciate parole molto affrettate e superficiali sul Vate-Soldato, e sulle sue tendenze ed aspirazioni esoteriche. Nei suoi confronti sono state usate, con una certa leggerezza parole del Dottore – cosa che reputo impropria – e contro di lui sono stati usate espressioni guenoniane come «controiniziazione» o «pseudoiniziazione» a proposito di una sua appartenenza alla massoneria. Nesciunt de quo loquuntur.

Essendo – ancorché bene informato, per quanto possibile, in proposito – un lupaccio solitario, ed un orso dal pessimo carattere, evito – per incoercibile tendenza alla disobbedienza – d’intrupparmi in Obbedienze, massoniche o meno, nelle quali abbondano mediocrità, arrivismo e stupidità (ma ci sono anche – è giusto riconoscerlo – tante brave persone, come in ogni consorzio umano, e qualche raro sapiente), non spetta quindi a me la fatica e il fastidio della loro difesa: che se la sbrigassero loro, se la cosa a loro piace. Molto diverso è il discorso sul principio dell’Iniziazione, e delle forme rituali o non rituali della medesima.

Concetti guenoniani di «controiniziazione» o di «pseudoiniziazione», sarebbero – a mio modesto parere – da evitare, anzitutto perché in se stessi scorretti e fuorvianti, e soprattutto perché sono proprio i concetti che René Guénon adopera, in maniera ostile e denigratoria, nei confronti di Rudolf Steiner. E lo stesso vale per i concetti di «iniziazione virtuale» e di «iniziazione effettiva», che tante illusioni e speranze creano nell’anima degli sprovveduti. Affermare poi che «dal 1890 i rituali massonici siano obsoleti» è una grossa sciocchezza. Vuol dire non avere idea di che cosa sia un simbolo, né che cosa sia e come operi un rito. Manca, evidentemente, sia una adeguata conoscenza esoterica che una conoscenza semplicemente storica.

Come sarebbe da evitare, al fine di farsi un giudizio corretto e onesto, di attingere a fonti dedite alla sindrome complottarda compulsiva, a quelle personalità e a quei siti che, pur svolgendo un’attività di parossistica denuncia delle mene «mondialiste» o «globaliste» che dir si voglia, mostrano chiaramente che la loro plot-theory con i suoi toni sommessamente apocalittici è espressione, goffamente variata, del medesimo male che pretenderebbero denunciare: manipolazione delle coscienze, suscitamento di stati d’animo, poi facilmente manipolabili e strumentalizzabili per ben celate finalità politiche e confessionali. Viene da loro accuratamente evitata, invece, l’indicazione di quale sia la vera schiavitù, che asserve l’uomo attuale e che lo rende di conseguenza facile oggetto di ogni manipolazione e strumentalizzazione: il passivo stato della coscienza riflessa, legata alla mediazione univocamente sensoriale della percezione e cerebrale del pensare. Così come viene accuratamente evitata l’indicazione della Via della liberazione: l’Ascesi del Pensiero, capace di svincolare radicalmente attraverso la concentrazione l’atto pensante dalla mediazione cerebrale.

Quanto all’efficacia dei rituali massonici, posso riportare quel che mi disse in proposito Massimo Scaligero stesso. Egli mi riferì – e ritornò con me e con altri in varie occasioni sull’argomento – di una discussione ch’egli aveva avuto con Romolo Benvenuti ( che su queste cose, in effetti, conosceva e capiva il giusto), il quale negava per l’insipienza di molti massoni (e su questa aveva, invece, molta ragione) ogni efficacia ai rituali massonici. Massimo Scaligero obbiettò che Romolo Benvenuti errava, e che i rituali massonici agivano ex opere operato, ossia per la forza spirituale intrinseca del rito e non per la sapienza o la degnità dell’operante, e che di conseguenza, se l’ignoranza fosse sufficiente a paralizzarne l’efficacia, i riti delle Chiese delle varie confessioni sarebbero ugualmente tutti inefficaci, il che non è. Con un mio qual certo dispiacere per quel che riguarda una certa Chiesa. Addirittura, ad una personalità, che era giunta alla Scienza dello Spirito infarcita dei molti pregiudizi provenienti da un problematico passato politico – la politica, ogni politica, è una cosa sudicetta assai assai –  la quale gli chiedeva cosa egli pensasse della massoneria, Massimo Scaligero si limitò a dire che vi sono massoni buoni e massoni cattivi.

Ma, soprattutto, parole molto chiare le pronunziò Rudolf Steiner. Ebbi modo di parlarne varie volte nei miei molti colloqui con Hella Wiesberger (l’ultima volta l’ho vista il 29 agosto di quest’anno ed è, pur novantatreenne, sempre lucidissima), del Lascito di Rudolf Steiner e di Marie Steiner, e mia carissima amica. Per scrupolo di esattezza, riporto quel ch’ella scrive nel suo Rudolf Steiners esoterische Lehrtätigkeit. Wahrhaftigkeit, Kontinuität, Neugestaltung. Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1997, pp. 180-183:

«La messa in sonno della cerchia di lavoro in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale e la presa di posizione che ne scaturì rispetto alla frammassoneria.

Una causa che senza discriminazione di razze e di interessi doveva servire l’insieme dell’umanità passa dal bene al male allorché diviene la base della potenza per certi gruppi umani.
Tratto dalla prefazione fatta da Rudolf Steiner per l’opera di Karl Heise «Entente-Freimaurerei und der Weltkrieg», Basel 1919, ristampata in «Beiträge…» Nr.24/25, Pasqua 1969.

Nella descrizione che Rudolf Steiner dà nella sua Autobiografia circa l’istituzione cultica di conoscenza, si può leggere che questa fu «messa in sonno», a partire dallo scoppio della guerra 1914/18. E ciò, benché non si trattasse di una società segreta, per il fatto che essa sarebbe stata ugualmente considerata come tale. Nel suo articolo «Rudolf Steiner era un frammassone?», Marie Steiner riferisce che egli aveva allora deciso che l’istituzione sarebbe stata disciolta. Come segno di ciò egli strappò il documento – da non confondere questo con il «Contratto e accordo fraterno» riprodotto in GA 265 – che la concerneva. Indubbiamente, egli agì in questa maniera, perché dall’inizio della guerra ci si poteva rendere chiaramente conto che attraverso l’intervento di certe società segrete occidentali, la frammassoneria era stata deviata e messa al servizio dell’ «egoismo di certi popoli», mentre in origine essa difendeva «una causa buona e necessaria» ed era al servizio dell’intera umanità.

Egli considerava che questo abuso a profitto di finalità politiche particolari era ugualmente responsabile dell’evoluzione catastrofica che fu provocata dalla guerra del 1914, e lo condannava fermamente. Nel corso di conferenze fatte durante gli anni del conflitto dal 1914 al 1918, questo tema – cfr. la serie di sette volumi di «Storia cosmica e umana» – viene abbondantemente trattato. Egli ci teneva molto a che si formi un’opinione sui retroscena occulti che sono all’origine della guerra. Egli ci teneva anzitutto a che si potesse sapere chiaramente a chi incombeva la responsabilità di quel conflitto. È per questo motivo che in risposta ad una richiesta, egli redasse una prefazione per il libro di Karl Heise sulla frammassoneria. Che quest’opera fosse poi buona o cattiva non entra qui in discussione. Essa aveva perlomeno il merito di essere la prima a divulgare alcuni documenti confermanti le tendenze evocate da Rudolf Steiner.

La severa condanna delle speciali tendenze politiche di certe società segrete occidentali, non aveva affatto di mira la causa massonica in quanto tale. Ciò venne confermò per esempio per il fatto che poco tempo dopo la fine delle ostilità, Rudolf Steiner consigliò ad un membro della «sua istituzione simbolica cultica messa in sonno» di sollecitare la sua ammissione in seno alla massoneria. Ciò risulta dalla sua lettera a Rudolf Steiner, che porta la data del 25.02.1919 ove si può leggere: «ho seguito il Suo consiglio e il 13 febbraio sono stato iniziato come membro dell’Ordine dei frammassoni. Sono entrato nella Federazione della Gran Loggia Madre degli Stati Prussiani, detta «Ai Tre Globi», affiliato alla Loggia di S. Giovanni «Alla Roccia sul Mare», la stessa della quale fanno parte i nostri amici A.W. Sellin, Kurt Walther, così come Hackländer di Wandsbeck. Spero che mi sarà possibile di risvegliare a poco a poco in quella cerchia un certo interesse per l’occultismo di orientamento antroposofico e di coltivarvelo. È sotto questo aspetto che ho fatto il mio passo. Speriamo che la ripresa delle riunioni nella nostra comunità occulta sarà presto possibile». (Johannes Geyer, allora pastore ad Amburgo, a partire dall’autunno del 1919 insegnante alla Scuola Waldorf di Stoccarda. Dal 1912 fece parte della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner. Secondo l’abbozzo della sua biografia, contenuto in «Der Lehrerkreis um Rudolf Steiner in der ersten Waldorfschule», Stuttgart 1977, egli avrebbe tenuto in cerchie massoniche numerose conferenze sulle origini spirituali del simbolismo massonico, viste dal punto di vista dell’Antroposofia, ottenendo per ciò pure alti riconoscimenti).

La tolleranza rispetto alla causa massonica si è manifestata una nuova volta nel 1923 in occasione della fondazione della società nazionale inglese. Venne allora sollevata la questione di sapere se il Segretario generale previsto per quel posto poteva essere confermato malgrado la sua appartenenza alla frammassoneria. Rudolf Steiner rispose nella maniera nella maniera seguente:

«Allorché venendo da un qualsiasi altro movimento – nel caso attuale la frammassoneria – si desidera entrare nel movimento antroposofico, ho detto sempre questo: non si tratta veramente di sapere che cosa uno sia in un altro movimento; allorché egli vuole entrare nel movimento antroposofico, la sola cosa che conta è quella di essere un buon antroposofo. Non si tratta veramente di sapere se egli appartiene ad una corporazione di calzolai o di fabbri. Non faccio paragoni, parlo soltanto del principio: il fatto di appartenere ad una tale corporazione non deve nuocere in nulla alle sue qualità di antroposofo. Il fatto di essere un buon antroposofo è la sola cosa che conta per il movimento antroposofico. Che il postulante sia per il resto un buon, un mediocre o un cattivo massone non riguarda affatto la Società Antroposofica. […] Sarebbe un giudizio irragionevole di voler far dipendere il valore di un antroposofo dal fatto ch’egli sia membro o meno della massoneria.

Già nel passato ho detto che un certo numero di membri tra i più vecchi e tra i più preziosi sono frammassoni. Io non posso immaginarmi in che cosa una qualsiasi forma di massoneria potrebbe costituire ostacolo all’appartenenza alla Società Antroposofica. Non mi riesce affatto pensarvi. Io trovo che la Società Antroposofica voglia essa stessa essere qualcosa. Essa non sarebbe feconda nel mondo s’ella non fosse capace – permettetemi di esprimermi così – di agire in maniera positiva a partire dalla propria semenza. Ciò che conta, è che essa agisca in maniera positiva. Poco importa come ciò si presenti quando la si paragona a questo o a quel dato. Quando compro un vestito, l’essenziale è che corrisponda al mio gusto, che corrisponda alla mia intenzione. Poco importa che mi si dica : questo vestito non assomiglia a quello portato dalla tale persona. Non si tratta di indossare il vestito dell’altro, bensì il proprio. Quando si diviene antroposofo non si indossa il vestito della massoneria. In fondo è impossibile emettere un tale giudizio.

Ora dentro a tutto ciò si nasconde qualcos’altro. Scusate il mio franco parlare: non sono dell’opinione che i membri stimino sempre nel suo vero valore l’Antroposofia. Esiste nell’umanità attuale una tendenza a sovrastimare ciò che è più antico, ciò che fa maggior pubblicità, ciò che giuoca col misterioso, etc. Ciò che si presenta apertamente e con sincerità viene allora giudicato in rapporto all’agitazione e a ciò che ostenta una superiorità del resto alquanto indeterminata. Esiste una sorta di svalutazione del movimento antroposofico, quando di esso si dice che può venir leso dal fatto che il tale o tal altro membro proviene dal talaltro movimento. Il movimento antroposofico sarebbe ben debole se potesse intaccato da tali cose». Londra, 2.09.1923, GA259».

Un grande discepolo di Rudolf Steiner, del quale egli fa menzione nel XXXVI capitolo de «La mia vita», fu Herman Joachim, definito dal Dottore «uno dei più fedeli collaboratori del nostro movimento spirituale», era massone di grado elevato e Gran Segretario della Gran Loggia Nazionale Prussiana, e riferisce Marie Steiner che ai funerali di Joachim fu «l’unica volta che Rudolf Steiner partecipò ad una cerimonia massonica» (GA 265, p. 104). Nell’elogio funebre che il Dottore fece di lui, disse che era un grande antroposofo che: «era membro dell’Ordine Massonico ed aveva scrutato profondamente nell’essenza della Massoneria e nella natura delle associazioni massoniche». Mise in evidenza altresì come Herman Joachim fosse un profondo meditatore.

Si pensi a come il Duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de Renzis, traduttore, come sua madre, di varie opere di Rudolf Steiner con l’eteronimo di «Saro Giadice», fosse un 33° grado del Rito Scozzese Antico Accettato dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, membro del Gruppo di UR, sulla cui rivista scriveva con gli eteronimi di Krur e di Breno, e non di Arvo (che era invece lo stesso Julius Evola, come rivelava apertamente già negli anni trenta in un suo libro il suo amico Cesare Accomanni della Confraternita dei Polari) come errando afferma l’evoliano Renato Del Ponte. Ciò nonostante, Giovanni Colonna di Cesarò partecipò al Convegno di Natale del 1923 di fondazione della Società Antroposofica Universale. Si pensi a come lo stesso Pietro Scabelloni – «adamantino e luminoso come un Patriarca Zen», lo definì suo nipote Massimo Scaligero – fosse anche lui un 33° grado dell’Obbedienza «Scozzese» di Piazza del Gesù, e come fosse, oltre che un raffinato umanista, un ardente spiritualista, un elevato esoterista ed una degnissima persona.

Lo stesso Massimo Scaligero disse – ero presente al colloquio – ad A.P., proveniente da un passato massonico, che, qualora lo avesse ritenuto necessario o utile, poteva continuare a frequentare la loggia dalla quale proveniva e che questo non ostacolava affatto il suo lavoro interiore nella Scienza dello Spirito. Ciò dimostrò la grande tolleranza e la grande apertura di cuore del nostro Maestro.

Quanto scritto in questo articolo non ha lo scopo – come detto più sopra – di difendere Obbedienze massoniche, delle quali proprio nulla mi cale, ma unicamente di difendere la verità, e di correggere una serie di rappresentazioni errate e talune «mitologie» sentimentali paraconfessionali, che abbondantemente circolano negli ambienti «scaligeropolitani», come li chiama il mio caro amico C. Per cui pregherei di non trarre conclusioni sbagliate da quanto ho qui scritto, anche se sono sicurissimo che imbecilli ed alcune fetentissime malelingue in pessima fede non mancheranno certamente di trarne.

Su questi argomenti e sulla figura del Vate-Soldato avremo modo di ritornare. Ma prima di terminare, vogliamo ricordare quello che diceva Platone:

Possiamo perdonare ad un bambino di avere paura del buio, ma non possiamo perdonare ad un adulto di avere paura della luce.

36 pensieri su “D'ANNUNZIO E IL CORAGGIO DELLA VERITA'

  1. La fluviale prosa del ns.pagano non puo’ arrivare a negare l’evidenza. E cioè il giudizio PESANTEMENTE negativo di Steiner sull’opera politica ed agitatoria di D’Annunzio. Con le conseguenze che TUTTI paghiamo pesantemnnet,soprattutto oggi, quando la Mitteleuropa presenta il voltograsso ebeffardo della Sig.ra Merkel. Quanto al rapporto fra Antroposofia e Massoneria le cose scritte dal pagano sono ampiamente risapute da chiunque abbia approfondito un pochino il rapporto fra i due mondi. Esiste una Massoneria-minoritaria-che ancora agisce cercando il contatto con l’Origine, esiste una “palude” che si barcamena nel vortice di intrecci politico-affaristici che caratterizzano tannte cose della Massoneria di oggi , ed esiste una perversa e potente Massoneria che treca in ogni modo con il mondo delle “logge anglofone” che noi diremmo deviate, ma che non lo sono, essendo marce all’origine (“Skull N’Bones”” ad esempio). Quanto agli attacchi personali (trasparenti anche se il pagano non mi nomina) prefereisco evitare di scendere sul personale stesso. Lo farò, caso mai , in altra sede.

  2. …ma c’è molto altro. Ad esempio, parlando pochi mesi prima di morire con il conte Polzer Hoditz, discepolo di particolare valore, Steiner inforò l’interlocutore, con estrema gravità, circa un “patto” fra vertici gesuitici e massonici siglato nel 1802, la cui prima manifestazione è da vedersi nel martirio ed assassinio del Fanciullo d’Europa Kaspar Hauser. Ed oggi, in pieno e gioioso connubio “gesuita-massonico” (dai vertici delle grandi banche, a quello europeo, fino al “Soglio”…) certe dichiarazioni sono da meditare in profondità.
    Ma naturalmente secondo certi “soloni” castigatori feroci d’ogni altrrui errore,tale o presunto, anche questo potrebbe essere “sintomo di sindrome complottarda”….Anche Il Dottore?

  3. e che liberazione mi trasmette ciò che scrivi da tutto sto millenario ciarpame clericale… il ‘virtuismo’ ha fatto scuola anche altrove: si pontifica senza esitazioni, annientando l’anime, sorridenti e benevoli nella simulazione dogmatica del Vero….mi riferisco a troppe persone annichilite dalle chiese chiesotte e chiesupole,individui distrutti veramente…..con compiaciuta falsa bonomia..esseri umani ai quali pensare con tutte le forze del cuore, affinché ciascuno possa sperimentare il Pensiero Vivente, da individuo libero, cosciente. Vivo (a scanso di equivoci, non ce l’ho con NESSUNO degli scriventi nel sito). Laflo

  4. OMNIA VINCIT VERITAS!
    L’ira è davvero una pessima consigliera. Oscura la serena capacità di visione e non permette al pensare una fredda, asciutta valutazione delle cose, degli eventi, dei pensieri stessi. E soprattutto fa fare degli errori grossolani, che potrebbero essere evitati se si avesse uno sguardo limpido ed un pensare libero e sereno.
    Il mondo è la compresenza di una molteplicità di esseri e di eventi in incessante divenire. Il nostro pensare e conoscere il mondo, gli esseri e gli eventi dovrebbe essere anch’esso in incessante divenire, per essere adeguato alla realtà esistente. Esistente nel conoscere e nel pensare, perché il pensare è l’essenza del mondo, degli esseri, degli eventi: è l’essenza conoscente e concreante di essi. Per questo dovremmo avere estrema cura della veridicità dei nostri pensieri, dell’assoluta indipendenza dei pensieri che generiamo e coltiviamo da stai d’animo, passioni e pregiudizi. E conservare un certo senso dell’umorismo, assieme ad una coraggiosa, radicale spregiudicatezza.
    L’epiteto di «pagano» mi fa un effetto assolutamente comico. In realtà. Non merito l’onore di cotanto titolo. Il termine «pagano» fu coniato nel IV secolo, allorché l’alta marea dell’ignoranza spazzò via una intera civiltà ed inaugurò un’era d’intolleranza, di ignoranza, di rozzezza, d’inciviltà. E poiché i fedeli dell’antica religiosità si erano ritirati perlopiù nelle villae patriciae nelle campagne, e siccome i contadini che lavoravano le terre di tali villae vivevano nei villaggi detti pagi, essi vennero chiamati dai fautori del novello ordine trionfante in senso dispregiativo «pagani», ossia ‘villici’, ‘campagnuoli’. Prima i fedeli degli antichi Dèi delle gentes erano chiamati gentiles, in italiano ‘gentili’. Nell’Oriente a lingua greca, in maniera analoga, i seguaci della religiosità classica degli ethnoi, dei popoli, delle nazioni, erano chiamati ethnikoi, ‘etnici’. Infatti, dopo la sua ‘opportuna conversione al cristianesimo, Arnobio intitolò Adversus nationes il suo trattato contro i seguaci della sua precedente religiosità classica.
    Ora, nulla a me sarebbe più grato del poter vivere qual villico in campagna, nella natura, poter vivere le mutazioni delle stagioni, respirare una tutt’altra aria che non quella delle città. Lo stesso lavoro interiore viene con una tutt’altra forza in campagna. Lo stesso Rudolf Steiner confessò che se non avesse avuto la missione di manifestare pubblicamente la Scienza dello Spirito, la sua più alta aspirazione sarebbe stata quella di fare il contadino.
    Quanto al termine ‘gentile’, troppo immeritatamente mi onorerebbe un tal titolo dopo che il mio amato Dante scrisse che «Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende», e dopo che il Guininzelli, Padre dei Fedeli d’Amore, scrisse che «Al cor gentil rempaira sempre Amore».
    Quanto alle affermazioni riferentesi ad «una perversa e potente Massoneria che tresca in ogni modo con il mondo delle “logge anglofone” che noi diremmo deviate, ma che non lo sono, essendo marce all’origine (“Skull N’Bones”” ad esempio)», serve a nulla fare affermazioni generiche non documentate. Nella fattispecie, la Skull and Bones è senz’altro una potente società segreta, ma non è affatto una società massonica: in origine era una delle tante goliardiche fraternity universitarie americane, poi evolutasi in lobby economico-politica. Così come non sono organizzazioni massoniche la Rockfeller Foundation, la Trilaterale, il Club di Roma, il Bildenberg, i quali sono sicuramente una pessima cosa e quanto di più antisociale, ma non hanno carattere massonico. Anzi quella gente se ne ridono della massoneria e dei suoi strani rituali, perlopiù considerati anticaglie di pessimo gusto. Per perseguire i loro scopi non hanno certo bisogno di mettersi a praticare rituali settecenteschi, con spade sguainate, ceri accesi, ed arcani simboli. Poi, alcuni di loro possono pure appartenere a titolo individuale a delle logge massoniche, ma questa è un’altra cosa. Quando il dottore parla di «logge occulte» e di «iniziati del mondo anglosassone» non si riferisce a logge massoniche, ma a ben altre società e fratellanze occulte, che in taluni casi possono essersi serviti di talune logge massoniche.
    Quanto alla successiva affermazione: « …ma c’è molto altro. Ad esempio, parlando pochi mesi prima di morire con il conte Polzer Hoditz, discepolo di particolare valore, Steiner informò l’interlocutore, con estrema gravità, circa un “patto” fra vertici gesuitici e massonici siglato nel 1802, la cui prima manifestazione è da vedersi nel martirio ed assassinio del Fanciullo d’Europa Kaspar Hauser. Ed oggi, in pieno e gioioso connubio “gesuita-massonico” (dai vertici delle grandi banche, a quello europeo, fino al “Soglio”…) certe dichiarazioni sono da meditare in profondità.
    Ma naturalmente secondo certi “soloni” castigatori feroci d’ogni altrrui errore,tale o presunto, anche questo potrebbe essere “sintomo di sindrome complottarda”….Anche il Dottore?», essa è di una ancor più ilare comicità, che purtroppo strappa un sorriso ben amaro.
    Le affermazioni riportate sono frutto di falso e di menzogna. Non sono di Rudolf Steiner. Si tratta di un noto scritto, maldestramente confezionato, di Paul Michaelis, che cercò di spacciare per appunti del conte Ludwig Polzer-Hoditz. Lo stile non è quello del conte, gli appunti autografi non sono mai stati trovati, né Paul Michaelis ha mai potuto mostrarli. Per questa volgare falsificazione, egli è stato apertamente denunciato ed infamato negli ambienti antroposofici. Anche di questo triste episodio, ebbi modo di parlare nei miei ripetuti incontri con Hella Wiesberger – donna che non ho mai visto mentire, cosa che non posso dire di molti ambienti «scaligeropolitani» – ed ella mi raccontò tutta la storia di questa volgare falsificazione compiuta da Paul Michaelis, sulla quale esiste altresì un’abbondante letteratura. Del resto lo stesso conte Ludwig Polzer-Hoditz fu un avversario di Marie Steiner, che non si peritò di calunniare e diffamare in maniera vergognosa. Un suo articolo veramente indegno contro Marie Steiner apparve persino in italiano, qualche anno fa, sulla problematica e ridicola rivista Kairòs, ora per fortuna felicemente defunta.
    Il nome del Dottore non dovrebbe essere pronunciato invano.
    Quanto al discorso su D’Annunzio, lo riprenderò in altra occasione. Per ora de hoc satis.

    Hugo, che col sugo di muflone
    lui si mangia lo zampone

    • Hugo…

      Boh…

      Giuste o sbagliate che siano penso sia sempre corretto postare e discutere le idee.

      La massoneria in tempi dannunziani era un emerito casino. Pensa alla Pitagora. Alcune logge erano filofasciste ed altre venivano perseguitate dal regime. Insomma in quell’ambiente regnavano (e regnano) millemila pensieri diversi.

      Ok non parliamo di “controinizizazione” ma parliamo di un ambiente “esoterico” ove si può dire una cosa qualsiasi ed essa passerà da vera a falsa nel giro di pochi chilometri.

      Dannunzio è stato un personaggio che ha fatto odiare la poesia ad un’intera generazione. Sarà stata probabilmente solo colpa nostra ma non puoi chiedermi di far finta di nulla così su due piedi.

      Nemmeno io lo chiedo a te. Ti rispetto.

      • Balin,
        nessunissimo problema. Non pretendo certo di avere la verità in tasca. Sarei un somaro, un autentico ciuco se avessi una tale sciocca pretesa. Semmai sono un lupo: un lupaccio con tutti i difetti di un lupo. Ma ho l’amore della verità, e non accetto di essere preso in giro da leggende che si sono spontaneamente formate nel tempo, o da miti artatamente inventati da questo o da quello: tutte cose che ad un severo esame crollano di fronte alla luce della verità. Che non è mia o tua, ma dello Spirito. Dico solo che sovente nell’ambienti antroposofici ed anche in quelli “scaligeropolitani” si hanno, per pigrizia il più delle volte, poche idee e per di più molto confuse circa la conoscenza storica di come sono andate molte vicende, e questo spesso in perfetta buona fede. In altri casi, di buona fede ce n’è pochina, anzi punta, perché si evita di andare a fondo nelle cose, di pensare i pensieri sino a conseguenze che si presentono sommamente sgradevoli per certe manco poi tanto nascoste inclinazioni confessionali in senso cattolico. Tutta la vicenda di Valentin Tomberg – malgrado le parole di fuoco di Marie Steiner che smascheravano le di lui pretese di essere il Bodhisattva – e come i suoi seguaci e manutengoli, ampiamente foraggiati dalla Potenza Straniera d’Oltretevere, Robert Powell in testa, vengano accolti da tanti antroposofi, compresi fiduciari dei Gruppi, come riscuotano calde morbide simpatie in tanti pretesi discepoli di Massimo Scaligero, immemori del suo insegnamento, mostra quanto poca sia amata la verità. Se poi certe scomode verità vengono portate a conoscenza, allora in molti casi le reazioni possono essere rabbiose, o gelidamente diplomatiche. si arriva persino al fatto – questo pure in talune cerchie “scaligeropolitane” – che essendo stati scoperti aspetti contraddicenti proprie inveterate opinioni e convinzioni, di nascondere scomode verità, di negarle pubblicamente, o di delegittimare colui che avesse la temerarietà di volerle fare conoscere. Parlo per esperienza diretta. Specie quando tali verità, coscienziosamente verificate, mostrano quanta fragile autorevolezza avesse l’ambizione “magistrale” di talune “autorità” supinamente accettate.
        Che il D’Annunzio poeta possa piacere o meno non è in questione. Ognuno ha la propria sensibilità in proposito. La questione è il valore spirituale di taluni aspetti di D’Annunzio, il quale non può essere cristallizzato in un suo aspetto di un preciso momento della storia della sua vita. Questi aspetti spirituali, per ignoranza o malevolenza, non li si vuole vedere, non si vuole approfondirli, vederne le cause profonde. Non basta dire: ho letto questa frase nel Dottore – in opere che conosco e alle quali mi sono dedicato per decenni – perché D’Annunzio è stato anche altro.
        Quanto alla conoscenza degli aspetti problematici della massoneria, non ci si può rivolgere a fonti decisamente squalificate, provenienti da personalità ignoranti come le capre, legate ad “intelligenti servizi”, operanti con battage pubblicitari, in cerca di fama, di visibilità, di un lucroso palcoscenico delle vanità. E talvolta facendo pure opera di provocazione. Le cose bisogna averle studiate a fondo in tutti i loro aspetti luminosi ed oscuri, piacevoli e spiacevoli, senza tenere conto delle nostre opinioni e preferenze – perché la verità non ne ha – dissolvendo in noi rappresentazioni, pregiudizi, umori e stati d’animo, che non possono reggere di fronte alla schietta e verificata verità messa in luce. Se non si è capaci di far tacere simpatie e antipatie di fronte alla verità, è meglio smettere di far finta di essere esoteristi ed andare a fare il tifo allo stadio, ove le viscerali passioni sono di casa, per chi si compiace di sguazzare in esse!
        Balin, io non chiedo né a te, né ad altri di far finta di nulla: mi guardo bene da una simile asinata! Chiedo solo prudenza nel giudicare una realtà poco conosciuta, e la volontà di cercare coraggiosamente la verità, quale che essa sia.

        Hugo, che con palato fino
        oggi si é sbafato il farro
        con aglio, olio e peperoncino.

  5. Ma guarda che strano…. uno si firma “pagano” e poi si meraviglia se viene chiamato in questo modo. Vabbè. Poi: I Massoni non c’entrerebbero nulla con i vari potentati globalizzatori che da decenni “menano la danza” su tutto il Pianeta. Questa è carina (mi ricorda l’intervista del leader dei Pink Floyd David Gilmour che disse, senza vergogna alcuna ,che il gruppo “non aveva mai consumato stupefacenti”….)
    Poi: Polzer Hoditz era un “tipaccio” perchè “parlava male ” di Marie Steiner e magari “orrore” ,aveva un buon rapporto con figure “perverse” come Ita Wegman,Walter Johannes Stein, Eugen Kolisko,Lily Kolisko ecc…complimenti al pagano che riduce a risse da osteria terribili drammi karmici come quelli succedutisi a Dornach dopo il 1925, facendo il “seguace” di una delle parti in causa -novant’anni dopo-invece di cercare di capire CHE COSA successe allora….. Ancora : probabilmente Kaspar Hauser morì di freddo…perchè Gesuiti e massoni sono complessivamente bravi ragazzi, le società segrete paramassoniche anglofone non hanno nulla a che vedere con La Grande Madre e chi la pensa diversamente è un “complottardo”, e magari la Fiorentina vincerà lo scudetto…..
    Ritorniamo però all’inizio: citiamo NON invano il nome di Steiner ed immaginiamo l’oratore che urla ed arringa la folla facendo appello (Steiner dixit) alle “zone” piu’ basse della compagine psicofisica di ogni componente della folla medesima: è una delle “figurazioni-chiave” per cercare di comprendere qualcosa del XX Secolo, magari sollevandosi per un attimo dalla “contemplazione ombelicale” preferita.
    Chi è stato uno dei primi a “sedurre le masse” (dopo Theodor Roosvelt e contemporaneamente a Lenin ) ,insegnando poi l'”arte” al Duce ed al caporale Adolph Hitler che ne avrebbe fatto uso “magistrale” , se non Gabriele Rapagnetta , in arte D’Annunzio , certamente eccellente scrittore e poeta per chi soggettivamente ama il suo estro, ma nefasto portatore di OGGETTIVE influenze(grazie anche ai suoi documentati connubi con l’estabilshment anglofrancese) DECISIVE per la rovina della Mitteleuropa ed il trionfo di quello che Steiner chiamava Angloamerikamentum?

  6. Balin, sono costretto a completare quanto scritto sopra, per non lasciare questioni non affrontate, improvvidamente abbandonate in zone d’ombra.
    L’eteronimo da me scelto – simpaticamente “affibbiatomi” anni fa da una cara persona che molto stimo – non è “pagano”, ma Hugo de’ Paganis, che fa riferimento all’eroico e molto compianto Ordine dei Templari, distrutto dalla cupidigia di Filippo il Bello e dall’odio invidioso di Clemente V, che realizzarono quello che il mio amato Dante chiama “il triste amplesso di Pietro e Cesare”.
    Ma l’epiteto di “pagano” non mi offende affatto, e se celiando ho mostrato divertita “meraviglia”, è perché l’epiteto intenzionalmente ingiurioso rivoltomi – non da te, naturalmente – mi fa troppo onore. E nel dir questo – credimi – non vi è alcuna ironia. Amo il Mondo Classico, sono un cultore dell’Antica Sapienza, rimpiango la scomparsa degli antichi Misteri, lo sterminio degli Iniziati da parte di quel uxoricida e omicida di suo figlio che fu Costantino, e da parte di molti dei suoi successori assassini come Costanzo II, Teodosio e via dicendo. Rimpiango la figura luminosa – assassinato da proditoria mano cristiana – dell’imperatore Giuliano, che vedeva salire la fatale opposizione delle nuove forze imperanti al principio stesso dell’Iniziazione, perché – come scrisse un tempo un Iniziato «sul sacerdozio iniziato prese il sopravvento la marmaglia filosofica che Giuliano vedeva trionfare come una alta marea di ignoranti sul sapere». Rimpiango che una civiltà sapiente sia stata spazzata via dalla barbarie che ci ha portato l’era volgare, l’ignoranza, l’intolleranza, la sporcizia e le piaghe come segno di santità, un misticismo sensuale e visionario, una spiritualità largamente equivoca a base erotica. Se amare Sapienza, Bellezza e Amore è «esser pagani», allora sì sono «pagano»: senza riserve e con assoluta convinzione.
    Quanto allo studio appassionato e spassionato delle vicende del movimento antroposofico, sia durante la vita di Rudolf Steiner, che dopo la sua morte, è un impegno che porto avanti meditativamente da decenni. Anzi proprio questo fu il motivo del mio incontro con Hella Wiesberger già nell’aprile del 1985. Io le chiesi di poter conoscere le vicende del movimento spirituale fondato dal Dottore – vicende che ritenevo essere l’autentica tragedia spirituale del XX secolo – perché fosse possibile operare ad una rettificazione interiore di quegli eventi. Essendo il pensiero l’essenza della realtà che diviene cosciente nell’uomo pensante, ritenevo mio compito operare a restituire a quegli eventi tragici la controparte ideale interiore che era loro mancata. Hella Wiesberger mi ascoltò e mi chiese di aspettarla un attimo. Uscì dalla stanza del Lascito in cui avveniva l’incontro, e quando tornò mi donò la sua documentazione personale su quei tragici eventi, documentazione che conservo con gratitudine come un piccolo tesoro. Di quei tragici eventi, e della possibile ricomposizione interiore, Hella Wiesberger abbiamo parlato per molti anni, sino all’ultimo colloquio avvenuto lo scorso 29 agosto.
    Da quella ricca e d eloquente documentazione risulta inequivocabilmente, che Walter Johannes Stein, Eugen Kolisko, Lily Kolisko si comportarono nei confronti di Marie Steiner in maniera veramente indegna. Essi, nel luglio del 1925, fecero visita a Marie Steiner e – dalle ore 9.00 alle ore 14.00 la sottoposero – come tre briganti che aggrediscano da tre lati una vittima – ad una incessante aggressione verbale e gestuale, per ottenere che Marie Steiner si levasse di mezzo, lasciasse posto ad Ita Wegman, anzi ad essa si sottomettesse. Marie Steiner. Su questa ignobile quanto triste vicenda ho la testimonianza che Marie Steiner stessa consegnò in un manoscritto, che Hella Wiesberger mi donò. E tale aggressione terminò unicamente quando, esausta e addolorata, Marie Steiner, che aveva una volontà d’acciaio temprato al cromo-vanadio e non era affatto facile alle lacrime, nell’ultima mezz’ora rimase muta con le lacrime che le rigavano il viso. Queste le sue stesse parole: «Allorché i tre videro che da me non potevano ricavare nient’altro se non mute lacrime, infine se ne andarono». Posso mostrare i qualsiasi momento il testo nel quale queste parole sono contenute.
    È stato scritto: « Poi: Polzer Hoditz era un “tipaccio” perché “parlava male ” di Marie Steiner e magari “orrore”, aveva un buon rapporto con figure “perverse” come Ita Wegman, Walter Johannes Stein, Eugen Kolisko, Lily Kolisko ecc…». Salvando la figura di Ita Wegman, che venero, la complicità di Ludwig Polzer-Hoditz con quelle tre squallide figure banditesche a me no fa “orrore”, bensì fa letteralmente sanguinare il cuore. E credimi, Balin, son ben lungi dall’essere il « pagano che riduce a risse da osteria terribili drammi karmici come quelli succedutisi a Dornach dopo il 1925», che sicuramente conosco più estesamente e più profondamente – per i lunghi anni di studio e di meditazione su questo tragico tema – di chi, non avendo altri argomenti, mi ingiuria così grossolanamente.
    E non faccio « facendo il “seguace” di una delle parti in causa – novant’anni dopo – invece di cercare di capire CHE COSA successe allora…», anche se chiaramente l’approfondimento di fatti ed eventi, faticosamente e dolorosamente conquistato, porta inevitabilmente a fare una scelta. Ma questa è la scelta che fecero Giovanni Colazza, Mario Viezzoli, Paolo Gentilli, Massimo Scaligero in Italia, per fare solo qualche nome, Hans Zbinden, Jan Stuten, Günther Schubert, Ilona Schubert, Anna Samweber, Kaspar Appenzeller, Gian Andrea Balastèr, la mia adorata Hella Wiesberger all’estero, e la lista potrebbe allungarsi assai.
    Le volgarità, che si credono spiritose, su Kaspar Hauser, le sciocchezze su gesuiti e massoni, francamente chi ignora pressoché tutto di tali questioni, se le potrebbe anche risparmiare. Quanto alla Fiorentina, a me non piace il calcio: preferisco il potassio che mi leva i crampi, il fosforo e il magnesio che mi aiutano a livello cerebrale, e l’«oro potabile», che mi porta doni speciali, sui quali il tacere è bello.
    La sciagurata e sciocca rivista dall’ellenico nome di «Kairòs», felicemente defunta, ha portato la rivelazione di Rudolf Steiner ai livelli infimi di un rotocalco femminile per signore annoiate, che si occupano di Lady Diana, delle vicende dinastiche degli Hannover-Coburgo-Gotha, nel secolo scorso ribattezzati Windsor, e di tante altre belle tenerissime cosucce, ma soprattutto era il megafono e la cassa di risonanza per le dottrine catto-antroposofiche di Valentin Tomberg, portate avanti da Michel Joseph, di Robert Powell, con tanto di danza cosmica, corsi di astrologia profana, corsi di astrosofia – proditoriamente rubata al suo creatore Willi Sucher – il tutto debitamente e lucrosamente comemrcializzato. Dopo la morte di Chiara Romanò – parcere sepultis – uscì un ultimo corposo numero di Kairòs, tutto inneggiante a Valentni Tomberg, il campione dell’esoterismo cattolico filo-gesuita. Se in greco antico ‘kairòs’ significa il ‘momento opportuno’, quello era per l’omonima rivista il momento più opportuno per defungere. Se poi le persone ci trovano gusto a scrivere in tali riviste, o a ad apparire col loro eloquio in convegni, tavole rotonde, forum di ben discutibile livello, sono padronissime di farlo. In fondo tutti i gusti son gusti, diceva quello che si ciucciava il calzino. Il mondo è tanto bello quanto assai vario.
    Il buon Gabriele D’Annunzio i suoi difettoni ce li aveva di sicuro – ma noi lupacci gli vogliamo tantissimo bene lo stesso – ma renderlo responsabile addirittura delle performance oratorie di Benito Mussolini e di Adolf (mi raccomando: con la ‘f’, non con la ‘ph’) Hitler, che il Vate-Soldato definiva “l’imbianchino della pennellessa”, della seconda guerra mondiale, dei destini della Mitteleuropa, e infine dell’arroganza della Merkel, è veramente esilarante. Ma non c’è spazio in questa risposta, forse troppo lunga, per trattare seriamente i risvolti della questione. Per cui, caro Balin, che hai dovuto sopportare questo mio «cahier de doléances», dovrai trattenere la tua legittima curiosità per una futura trattazione del tema, che spero possa aver luogo presto.

    Hugo, che mangiando con l’imbuto,
    ringrazia e a tutti fa un saluto.

  7. Pure io non so un tubero e dal di fuori mi viene un po’ da sorridere per come vi scambiate i complimenti. Faccio un po’ fatica a credere il vate – narcisetto dongiovanni – colpevole di tanto karma europeo e di aver fatto prendere cattiva strada al Duce e al Fuehrer…….ma ripeto, per me e’ tutto una coltre e un mistero.

  8. No caro balin non viaggio affatto sulla stessa linea di costui, evidentemente affetto dalla sindrome dell'”amico-nemico”. Prima di chiudere la questione un paio di cose. La prima è molto seria: sono passati novant’anni dai fatti del 1925 e, se volessi passare per “!partigiano della Wegman” potrei raccontare altre cose , come il modo con cui fu trattato Stein al momento dell'”espulsione”. Ma basta con questa roba vecchia. Le personalità di Steiner, Von Sivers, Wegman ecc NON CI SONO PIU’. Nè esistono sul piano fisico i maestri italiani così frequentemente citati da chi magari dovrebbe “nu tandinell'” calmarsi. Esistono le loro entelechie eterne con i compiti nuovi e , spero riconciliati in Alto, essi sono ora TUTTI al lavoro (disincarnati o incarnati che siano, personalmente non mi interessa affatto) per cercare di evitare che si avveri il futuro alla Orwell-Wanchowsky che si sta preparando ( ed il fustigatore spocchioso ed atrabiliare di ogni altrui idea puo’ dire quello che vuole, gesuiti e massoni, servi di “Voi sapete chi” -si ho visto pure Harry Potter- la stanno vincendo…) Ma no è meglio continuare a fare i “partigiani”….
    Poi, il profluvio di insulti contro la memoria di Clara vomitati dal pagano si commenta da solo. Una sola precisazione: non vorrei che,avendo collaborato con la rivista aborrita dal virtuoso “specialista della conversione della coscienza riflessa “(bei risultati!!) qualcuno mi credesse “tomberghiano”.
    Allego allora un articolo pubblicato anni fa , sulla Rivista ANTROPOSOFIA, quando ancora non mi aveva “bannato”….

    MASSIMO SCALIGERO , VALENTIN TOMBERG, E L’IMMAGINE DELLA “SOPHIA”.

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    PREMESSA

    “Nel corso degli oltre 75 anni trascorsi dalla morte di Rudolf Steiner innumerevoli personalità hanno esperito il tentativo di mantenere viva, attraverso la loro opera, scritta o meno che sia stata, la fiamma della Scienza dello Spirito.
    Tutto questo fa parte della storia del movimento antroposofico e della Società- nata da esso, compreso l’inevitabile bagaglio di lotte e contrasti- ma anche di riconciliazioni ed accordi -che ne hanno caratterizzato la vita.
    Nell’esaminare tale storia può accadere che assumano particolare risalto alcune biografie : le righe che seguono intendono portare l’ attenzione su due importanti e complesse figure di ricercatori spirituali, le cui vicende karmiche si sono configurate , per chi scrive queste note, come una sorta di “polarità spirituale” nella storia del movimento fondato da Rudolf Steiner : Massimo Scaligero (1906-1980) e Valentin Tomberg (1900-1973).
    E’ noto come entrambi abbiano avuto un rapporto difficile con la Società Antroposofica e come, a quanto ci risulta, pur essendo contemporanei non abbiano avuto modo di sapere qualcosa l’uno dell’altro, , ma l’aspetto singolare nella comparazione delle loro esistenze è costituito non solo dal fatto della “polarizzazione” delle rispettive biografie ma dalla seguente circostanza.
    Una parte dell’opera di Scaligero , la “trilogia dell’Amore” (1) si mostra essere la migliore risposta spirituale ad un rilievo critico che Tomberg rivolse all’ Antroposofia., rilievo critico che, al di la della manifesta infondatezza ,appare comunque cruciale per capire il senso della conversione di Tomberg a quell’ermetismo cattolicheggiante che anima i suoi scritti più recenti.
    Il Tomberg “cattolico” degli ultimi anni rivolse alla Scienza dello Spirito l’appunto di essere . nei suoi contenuti, priva di “mistica” , “magia” ed in definitiva di “vita spirituale”. (2), sostanzialmente negando che in essa ci fosse vera “ Sophia” e quindi sintesi di intelletto ed amore .
    E’ evidente che chiunque abbia una qualche dimestichezza con la pratica interiore della Scienza Spirituale potrebbe limitarsi a sorridere di questa stupefacente affermazione e decidere di “passare oltre”.
    Peraltro se ci mettiamo il più possibile nei panni di Tomberg possiamo rilevare un fatto : nell’opera di Steiner- che in sé è sintesi micaleita di Intelletto ed Amore- parrebbe non risultare esplicitamenete evidenziata , grazie allo Zeitgeist dei primi decenni del secolo, una trattazione puntuale dei temi dell’Amore e dell’Eros., anche se nel 1915 egli non mancò di dedicare alcune conferenze al problema del freudismo (O.O.253,non tradotte in Italiano).
    Ed è qui che entrano in gioco le tre ricordate opere di Scaligero.

    Scaligero infatti,. grazie al particolare sentiero interiore percorso (di cui diremo meglio oltre) pose in risalto proprio quell’ aspetto meno evidente dell’Antroposofia che ,peraltro, un preteso “iniziato” come Valentin Tomberg avrebbe dovuto cogliere da solo: viceversa , come vedremo meglio in seguito, l’esoterista lettone finì per deviare totalmente dalla linea della Scienza dello Spirito, per approdare su ben altre strade .
    Si può allora dire che è probabile come sostengono alcuni (3) che la vita di Tomberg evidenzi una sorta di “tragedia spirituale” :
    Se infatti presupponiamo da parte sua un sincero itinerario di ricerca spirituale cosa di cui non pochi antroposofi peraltro dubitano (4) , si può dire che negli stessi anni in cui egli ricercava la presenza della “Sophia” in ogni angolo della Tradizione Ermetica e del Cattolicesimo “loyolizzato” qualcuno ne stava testimoniando pubblicamente senza minimamente abbandonare quell’Anhtropos-Sophia che egli, Valentin Tomberg, stava invece rinnegando.
    Facciamo osservare, di passata, che a commento della vasta letteratura sul cosiddetto “caso Tomberg” (5), compresa quella contenuta sul Web riteniamo che la posizione di quanti sostengono ancora che il “secondo Tomberg” abbia qualcosa a che vedere con Rudolf Steiner sia di fatto indifendibile (5bis).

    DUE BIOGRAFIE
    1) Massimo Scaligero (1906-1980)

    L’autore di queste righe ha avuto la fortuna di essere stato , per circa un settennio, discepolo di Massimo Scaligero e, dopo la sua dipartita dal mondo visibile,di aver potuto seguire per un ulteriore decennio gli orientamenti di Chi ebbe il coraggio e la forza di proseguirne l’impulso.
    Questo vuol dire una possibilità ulteriore di mettere a fuoco con vivezza quanto Scaligero ha comunicato nella sua autobiografia (6) , scritta nel 1974 e che qui non saremo a ripercorrere se non per alcuni tratti essenziali.
    Egli ebbe sin da ragazzo l’innata predisposizione verso lo Spirituale, ma dovette guadagnarsi l’accesso alla “Via Aurea” di esso attraverso l’esperienza di praticamente tutte le principali correnti spirituali d’ Oriente ed Occidente, sia filosofiche che esoteriche.
    Scaligero , infatti, non riconobbe immediatamente Steiner come “il Maestro”.
    Negli anni fra il 1920 ed il 1943-44 compì un lunghissimo itinerario interiore attraverso Idealismo filosofico ed Ermetismo, Qabbalah ed Alchimia, Yoga e Zen, Taoismo e Mahayana, che gli avrebbe dato infine la possibilità di ravvisare il “filo rosso” della Tradizione Perenne rinascente nella via del Pensiero di Michele-Cristo posta al centro dell’opera di Rudolf Steiner.
    Ma c’è di più : il “riconoscimento” di Rudolf Steiner quale “Maestro dei Nuovi Tempi” giunse per Scaligero come una lucida e cosciente esperienza immaginativa-ispirativa contemplando il capitolo centrale della Scienza Occulta. evento assolutamenente “inaspettato” , secondo quanto rivela lo stesso Scaligero (7).
    Successivamente egli diede vita all’’elaborazione di un’opera sostanzialmente a due livelli: uno scritto e pubblico , che si sarebbe concretato fra il 1959 ed il 1980 in una serie di 28 saggi,l’altro , per così dire orale e “privato” , incarnantesi nel continuo colloquio con innumerevoli anime umane bisognose di orientamento e di consiglio.
    Tuttavia Scaligero non potè avere che un rapporto effimero con l’ufficialità antroposofica: entrato nella Società alla fine della Seconda Guerra Mondiale dopo il decisivo incontro con Giovanni Colazza , discepolo diretto ed esoterico di Rudolf Steiner e figura di grandissimo spessore spirituale,ne fu ben presto emarginato per l’apparente “eterodossia” delle sue concezioni e per lo sconcerto sollevato dal suo passato “tradizionalista” in cui risultava esponente , come lo fu negli anni ’30 -ma in maniera del tutto autonoma – degli ambienti dell’esoterismo “fascistizzante” vicino a Julius Evola.
    Senza dare peso alle diatribe personali Scaligero proseguì la sua strada di sperimentatore della Scienza Spirituale con una caratteristica peculiare. Egli approfondì al massimo , lo studio del metodo lasciando l’evidenziazione dei contenuti alla libera ricerca del discepolo.
    Fanno eccezione proprio i tre saggi già ricordati che costituiscono il fruttificare di una pianta che Rudolf Steiner, proprio perché i tempi non erano maturi negli anni ’10 e ’20 del secolo potè solo parzialmente coltivare e che costituiscono oggi una trattazione basilare , ricca di sostanza immaginativa, circa le tematiche dell’ Amore e dell’Eros.
    Così da un lato Scaligero. dopo aver “sondato il sondabile” delle Tradizioni esoteriche individuò come “via solare” la Scienza dello Spirito approfondendone il metodo e scoprendo in essa nuove possibilità di fruttificazione e dall’altro, senza aprire o chiudere ponti levatoi, fece sì che, oggi, fatte le debite eccezioni dei soliti ultraortodossi di ogni colore, usi ad autoeleggersi “custodi” di non meglio specificate “fedeltà” , non esistano e non abbiano ragione di esistere steccati fra i cosiddetti “antroposofi ufficiali” e i cosiddetti “scaligeriani”, termine che lo stesso Scaligero avrebbe definito insensato.
    Facciamo notare infine come Scaligero sia stato l’orientatore di Georg Kuhlewind una delle principali figure del movimento antroposofico mondiale di oggi e come l’opera di Jesaiah Ben Aharon The New Experience of Supersensible (Temple Lodge.London,1993)- pietra miliare nell’attuale ricerca spirituale- presenti in più punti diversi nessi con il lavoro dell’autore del Trattato del Pensiero Vivente. in special modo con la dottrina del “percepire puro” che Scaligero mise in evidenza in tutti i suoi saggi.

    2) Valentin Tomberg (1900-1973)

    Anche se Valentin Tomberg è meno noto agli studiosi italiani di antroposofia di quanto lo sia Scaligero ( la traduzione italiana dei suoi scritti “cattolici” ,primo fra tutti il monumentale studio sui “Tarots” circolava, fino a poco tempo fa (8) solo in forma privata) crediamo che le linee essenziali della sua biografia siano abbastanza note, tanto da permetterci di evitare. un’esposizione minuziosa.
    Ci premere mettere in luce il fatto che Tomberg mostrò una precocissima attitudine verso l’esoterismo: non solo verso l’Antroposofia ( la prima lettera a Steiner è del 1920) ma anche verso le correnti ermetiche che si andavano affermando in Lettonia e Russia proprio negli stessi anni, il che ci offre una chiave per intuire alcuni sviluppi dell’ultima fase della sua esistenza.
    E’ peraltro proprio nell’ambito antroposofico che Tomberg si andò affermando nel decennio-quindicennio successivo alla morte di Steiner, , sia come responsabile locale (Lettonia) che come membro della “Classe”
    Di quel periodo sono rimasti articoli e resoconti di conferenze, che mostrano una particolare inclinazione dell’autore verso le problematiche bibliche e ,viceversa, una scarsa, se non nulla, attenzione ai fondamenti gnoseologici ed epistemologici dell’Antroposofia.,anche laddove Tomberg viene a parlare dello “sviluppo interiore”.(8bis).
    Quest’ultimo elemento di sostanziale indifferenza per le radici conoscitive della Scienza Spirituale , è anche una delle chiavi per comprendere il distacco finale di Tomberg dall’opera di Rudolf Steiner.
    Di fatto l’ impossibilita di sperimentare il tracciato che va dalle opere filosofiche alla Via di Michele – a differenza di quanto andava ad esempio facendo in quegli stessi anni Walter Johannes Stein– può aver lasciato campo libero alle soverchianti forse del “sentire” nell’anima dell’esoterista baltico.
    Fra l’altro l’avventura antroposofica di Tomberg si sviluppo’ ben presto tra forti contrasti, dapprima con Marie Steiner , che ravvisava nell’antroposofo baltico una pericolosa tendenza all’”ambizione spirituale” (9) , ed anche alcuni anni dopo, con con Zeylmans van Emmichoven, responsabile della Società nazionale olandese, che, fra l’altro sconcertato da alcune affermazioni tomberghiane circa le proprie “vite passate”. (10), decise di allontanarlo dalla società
    Tomberg giunse così a duellare con entrambi i principali filoni in cui si andava articolando, fra lotte e contrasti, il movimento antroposofico: quello incarnante essenzialmente l’essenza esoterica della fedeltà (Marie Steiner) e quello rappresentante particolarmente l’anima del coraggio (Wegman-Stein-Zeylmans).

    Cosa ci fanno capire questi contrasti ? E’ indubbio che Tomberg avesse una naturale tendenza verso lo Spirituale , ma è anche indubbio , come già osservato,che questo fosse mischiato ad una personalità fortemente centrata su un sentire tipicamente russo, nonostante la considerevole lucidità e nettezza del suo procedere dialettico, sia da conferenziere che da scrittore.
    In altre parole in Tomberg abbiamo un vero e proprio mistico, un mistico potente, spesso arguto ed accattivante,con tutti i rischi che questa configurazione interiore porta con sé, soprattutto nell’epoca dell’Anima Cosciente.
    Ed infatti questa “ipertrofia del sentire” evidente già nella sua produzione “antroposofica” tornò ad affiorare prepotentemente quando, dopo la “crisi del 1945 “ e la conversione al Cattolicesimo, Tomberg si mise a scrivere le sua opere principale sui “Tarocchi” in cui il percorso interiore dello scrittore baltico si completa: colui che aspirava a costruire la “Seconda” e la “Terza” Classe della Liberà Università di Scienza Spirituale si riconosce pienamente nell’Ermetismo cattolicheggiante e nella “Tradizione”, tanto da meritare l’interesse di un teologo cattolico come H.U.Von Balthasar quale prefatore della prima edizione tedesca del suo monumentale lavoro sui Tarocchi. .
    C’è peraltro un punto ulteriore che nessuno studioso ha rilevato, fin ora, con la dovuta esattezza.
    E’ noto che la “conversione” di Tomberg sia nata sull’onda di una serie di contrasti con i rappresentanti dell’Antroposofia . e sia stata contemporanea ad una grave malattia ed a una intensa frequentazione di esponenti cattolici.
    Peraltro esaminando il linguaggio dei “Tarocchi” e l’insistenza in tale testo sul termine “Tradizione”, si può ipotizzare che una notevole influenza sul “nuovo Tomberg” sia venuta dalla conoscenza dell’opera di Renè Guènon- (11), fatto evidenziato anche dalla scelta di Tomberg in merito alla questione dell’”anonimato”., cui Guènon dedicò ampio spazio all’interno della sua opera, quale “marchio di fabbrica” per il lavoro di cui sopra.
    Fra l’altro Guènon stava compiendo –pur avendo avversato da sempre il cosiddetto “teosofismo”- un percorso in qualche modo avvicinabile a quello di Tomberg, approdando infine ad una “forma tradizionale” , nel suo caso islamica..
    Per ora possiamo presentare questo punto come una mera ipotesi di lavoro, non essendoci ancora noti riferimenti diretti di Tomberg all’opera di Guènon ma è indubitabile che un percorso come quello dell’autore di “Lazarus” potrebbe essere stato “aiutato” dall’influenza dell’autore della “Crisi del Mondo Moderno”

    POLARITA’: L’IMMAGINE DELLA “SOPHIA”
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    Da quanto detto finora possiamo cominciare allora a sintetizzare alcuni elementi della individuata polarità fra il percorso compiuto da Scaligero e quello vissuto da Tomberg.
    Il primo sperimentò praticamente ogni via esoterica tradizionale per approdare infine al centro micaelita della Via del Pensiero di Rudolf Steiner, avendolo individuata sub specie interioritatis..
    Il secondo dopo un’adesione precoce ed immediata all’Antroposofia, se ne allontanò a poco a poco, fino ad approdare a quell’esoterismo tradizionalista che Scaligero aveva viceversa abbandonato come inutile – o, nella migliore delle ipotesi utile come stadio preliminare di esperienze- per la moderna ricerca spirituale.
    Una delle chiavi per comprendere questa polarità biografica sta infine nella già ricordata ’impossibilità manifestata da Tomberg di afferrare il profondo calore di vita presente nella Via del Pensiero Micaelita ; egli cerco quindi di soddisfare la sua esigenza mistica in altre correnti, ritornando di fatto indietro, ad un’esperienza che ignora l’epoca dell’Anima Cosciente.
    Da quanto detto sopra si dovrebbe inoltre evincere che, mentre un “caso Scaligero” , sia pure doloroso, ebbe in qualche modo una sua ratio essendi, , viceversa un “caso Tomberg” non avrebbe mai dovuto sorgere in seno al movimento antroposofico.
    Siamo infatti di fronte ad un esoterista che ,a circa quarant’anni d’età, ha iniziato a modificare le sue concezioni , approdando infine a qualcosa che – certamente interessante da un punto di vista generale- ha però poco o nulla a che fare con l’opera di Rudolf Steiner, anzi se ne pone in molti punti all’opposto, come testimoniano numerosi passaggi nei testi del “secondo Tomberg”.
    Il punto è che non pochi antroposofi, o sedicenti tali,in vari paesi del mondo, continuano a ritenere Tomberg “uno dei nostri” grazie anche alla immeritata fortuna e diffusione delle opere di un suo epigono inglese (12)che hanno contribuito a mantenere aperto il “caso”.
    Quindi il “caso” non verte sull’interesse generale che può rivestire l’opera di Tomberg, cosa che ognuno può valutare da sé.: vorremmo invece cercare di capire che cosa può rendere le opere di Tomberg appetibili per lo studioso di Steiner.
    Ci sono due fattori in gioco per spiegare il “fenomeno Tomberg” :
    1) Una parte degli studiosi di Scienza Spirituale non ha “centrato” la Via del Pensiero come punto-chiave di tutta l’opera di Steiner., o per lo meno ha ben scarsa dimestichezza con la via allo sviluppo interiore indicata da lui. Ne consegue che taluni possono essere giocati dal tentativo di Tomberg e dei suoi epigoni di cercare “altrove” il “calore mistico” di cui l’anima umana – o per lo meno un certo tipo di anima umana abbisogna.
    In altre parole per essi funziona l’inganno sottile che vede nell’Antroposofia “cibo per la testa” e basta: l’esatto contrario della verità.
    2) La grande abilità di Tomberg come scrittore:, obbiettivamente in grado di “sedurre” certe zone animiche, oltre il limite del giusto apprezzamento per una scrittura avvincente.
    Si può dire allora che chi si fa incantare dall’opera di Tomberg attraversi una specie di “prova.” che finisce col selezionare alla rovescia: ne può cadere preda un tipo di ricercatore ancora troppo legato a trascorse forme di misticismo.
    Questa considerazione, potrebbe sembrare impietosa ma non ha nulla a che vedere con l’ovvio diritto di ognuno di sperimentare qualsiasi contenuto esoterico o filosofico che si desideri : essa ci aiuta peraltro per vedere come , in ultima analisi, il tema del “calore” e della “mistica” nella Scienza dello Spirito ci porti a parlare del tema della “Sophia”..
    Vale a dire del lato animico- femminile dell’insegnamento spirituale od in altre parole il tema-chiave – inteso sia in senso microcosmico che macrocosmico-della redenzione del sentire, dell’eros e, in generale della sfera emotiva , dalla prigionia luciferica. , ciò che può essere in ultima analisi sintetizzato nell’immagine della Virgo-Sophia.
    Cosa ci dicono allora su questo punto cruciale della vita dell’anima le biografie comparate di Massimo Scaligero e Valentin Tomberg ?
    Mentre Scaligero fra il 1962 ed il 1980 sperimentava i contenuti della già ricordata “trilogia” sul tema dell’Amore,con ciò andando a seminare una nuova pianta nel giardino della Scienza dello Spirito , nello stesso periodo Valentin Tomberg preferiva il ritorno alle suggestioni dei Tarocchi, di Elifas Levi e di Ignazio de Loyola per avere risposte a quelle domande che la sua burrascosa frequentazione con l’opera di Rudolf Steiner aveva lasciate inevase e che appaiono tutte incentrate sul per lui irrisolto rapporto fra sfera del sentire e sfera del pensiero volitivo.

    Così si può concludere che l’esperienza piena della Via del Pensiero ha portato Scaligero a sperimentare l’Iside-Sophia e la mancata connessione karmica con la stessa via ha portato Valentin Tomberg a riesumare l’ermetismo tradizionalista oltre che a suggerire un ambiguo sentiero di rivalutazione del gesuitismo quale via per l’esperienza spirituale
    .
    Quali siano stati gli esiti delle vicende biografiche di questi due personaggi per il movimento antroposofico lo abbiamo già accennato: nulla,ovviamente, possiamo dire sulle ulteriori vicende karmiche delle Individualità che hanno indossato gli abiti di Massimo Scaligero e di Valentin Tomberg nel corso del XX Secolo.

    Andrea Franco
    Febbraio-Marzo 2002

    .
    NOTE:
    1) Si tratta di : Dell’Amore Immortale (Roma 1962) Graal ,Saggio sul Mistero del Sacro Amore (Roma 1969) e soprattutto Iside Sophia, la Dea Ignota (Roma 1980). Va anche detto che indicazioni su questi temi sono contenute un po’ ovunque nell’opera di Scaligero. Importanti suggerimenti in chiave di tecnica immaginativa sono ad esempio presenti nel volume Yoga,Meditazione,Magia ,recentemente ristampato dalla editrice romana “Tilopa” che sta curando una completa riedizione di tutti i testi scaligeriani.
    2) V.Tomberg Lazarus komen heraus (Basel 1985) pag.77
    3) E’ il caso di Sergey Prokofieff, il cui saggio The Case of Valentin Tomberg (London 1997) costituisce lo studio finora più accurato sulla figura di Tomberg. Sul concetto di “tragedia spirituale” vedi il cap.11.
    4) ibidem
    5) Per un elenco di titoli rimandiamo il lettore ,oltre che ai saggi di Prokofieff e di Wehr (vedi n.5b) ,anche agli articoli di Christian Lazarides apparsi sulla rivista Antroposofia nell’anno 1996 (nn.3 e 4)
    5b) E’ oltremodo singolare come anche uno studioso equilibrato come Gehrard Wehr cada nell’errore di minimizzare il distacco di Tomberg dalla Scienza dello Spirito: vedi il suo saggio Novecento occulto (Vicenza 2002) nel quale la presentazione della figura di Tomberg è ampiamente falsata da un eccesso di condiscendenza e da enunciazioni obbiettivamente erronee.
    6) Dallo Yoga alla Rosacroce (Roma 1974)
    7)ibidem pag.66
    8) E’sconcertante che l’annuncio della traduzione italiana di alcuni scritti di Tomberg sia apparsa anche sul “Bollettino sociale” della Società Antroposofica in Italia . Non vediamo perché , a questo punto, lo stesso non debba annunciare anche la traduzione di opere di Heindel o Roerich , o magari nuove edizioni di testi di Evola o Guènon…………
    8bis) V:Tomberg Inner Development (New York 1983)
    9) M.Steiner Von Sivers: Briefe und Dokumente (Dornach 1982) pagg.321-329
    10)S:Prokofieff cit.pag.108
    11) A:Franco L’Equivoco tragico dell’Esoterismo “tradizionalista” in Kairòs n. 28 agosto 2001
    12) Si tratta di Robert Powell , fra le cui opere citiamo lo sconcertante ( per non dir di peggio..) saggio The Very Holy Trinosophy che circola da tempo in italiano in forma dattiloscritta.”

    Per concludere: sottovalutare l’influsso delle “tecniche di seduzione di massa” del XX Secolo, di cui D’Annunzio fu antesignano e “collaudatore” significa , a mio avviso, stare sullo stesso piano di chi irride alle manovre gesuitico-amssoniche…in questo caso lo stesso soggetto.
    Caro Balin qui non si tratta di “calmarsi” si tratta di cercare di arginare la profluvie di “io contro il resto del mondo” che distorce i fini del blog, al di là della legittima esposizione delle proprie opinioni, che rimangono tali anche se chi le emette le scambia per verità assolute.
    Buon proseguimento e scusate la lunghezza del pezzo.

    • Andrea io non ho la cognizione per esprimere giudizi. Quello che intendevo è che tu ed Hugo state andando nella medesima direzione seppur per vie diverse e magari incompatibili. Questo al contrario di altre persone con cui ce la siamo presa in passato che proprio servivano altri padroni.

  9. PIOGGIA NEL PINETO!
    Ragazzi non si vuol scherzare ma a Pineto, paesello marittimo in provincia di Teramo e vicinissimo a Pescara l’acqua scorre a fiumi davvero. Qui piove tanto e ci sono evacuazioni a Pescara, il fiume e’ a pericolo di esondazione. Stasera il tutto dovrebbe calmarsi, speriamo che la situazione attuale non degeneri fino ad allora. So che e’ successo di peggio piu’ a Sud.

    • “La pioggia nel pineto”, la meravigliosa poesia di D’Annunzio! Una delle poesie che Massimo Scaligero dava alla mia cara amica romana M., che me lo ha varie volte testimoniato, e ad altre persone come tema di meditazione! Evidentemente il nostro Maestro dava una valutazione della figura spirituale del Vate-Soldato molto diversa da quella che “virtuisti”, affetti da quella che Friedrich Nietzsche, con calzante espressione, chiama “Kleinmoral”, ossia quella pavida e pudica “moralina” che per Vilfredo Pareto è l’autentica “religione” piccolo-borghese imperante.
      Spiace che un discorso obiettivo su D’Annunzio abbia suscitato tanto concitato patema e tanta pregiudiziale volontà di scontro. Non si è tenuto conto dei molti elementi storicamente documentati, anche da parte di personalità di elevato rango spirituale molto vicine a Massimo Scaligero. Si è cercato di far sorgere una polemica, portata avanti in forme grossolane. Non intendo farmi ulteriormente coinvolgere in discussioni volgari quanto inutili. Quel che volevo dire ho avuto modo di dirlo. Ritengo inutile parlare al vento.
      Un personaggio di grandissima levatura spirituale, amico di Gabriele D’Annunzio, una volta ammonì che:
      “come un monile d’oro alle narici del più immondo degli animali è chi rende omaggio alla profana ignoranza”.

  10. la cara savitri scrive ” Faccio un po’ fatica a credere il vate – narcisetto dongiovanni – colpevole di tanto karma europeo e di aver fatto prendere cattiva strada al Duce e al Fuehrer…….ma ripeto, per me e’ tutto una coltre e un mistero.”

    Guarda che il Fuhrer la “cattiva strada” c’è l’aveva nel sangue ( grazie anche agli eventi capitatigli al fronte ,durante la Grande Guerra). Mussolini, uomo di “multiforme ingegno” ma di disperante povertà culturale riempì un clamoroso vuoto di potere: non è quindi che D’Annunzio “fece prendere” certe strade, ma costitui’ un modello di possessione medianica delle folle che ebbe funesti effetti sulla storia europea. (“Eja Eja alalà”…) Questo in modo, spero, inconsapevole.
    Comunque cinegiornali e documenti dell’epoca, oltre alle parole del Dottore (che sovente vengono citate solo quando “fa comodo”)sono lì per chi vuole farsi autonomamente un’opinione in meritp.

  11. Alla prima domanda non c’è risposta, perchè la storia ,putroppo, non si puo fare con “se” e “ma”, si può anche dire che le componenti di fenomeni complessi qauli le dittature totalitarie del Novecento e l’avvento dell'”uomo massa” non si possono categorizzare in breve, ma certamente il nesso in questione non è una semplice “invenzione” posteriore su delle precise parole di Steiner (1916-17). Ti ripeto poi che andrebbe data un’occhiata alle documentazioni storiche e cinemtografiche per avere un’idea. Vedi qui non è semplice “declamazione” si tratta di una precisa azione occulta ( svolta attraverso gestualità,tonalità,scenografia) che ha lo scopo altrettanto preciso di galvanizzare le masse.
    Oggi, naturalmente, la cosa si è grandemente “evoluta” grazie allo sviluppo enorme dei media, ma il principio è quello : ottundere la coscienza pensante e favorire l’insorgere di pulsioni istintive …i risultati ,passati, presenti e ,purtroppo, futuri sono noti.

    • Chi ottunde e’ ottuso a sua volta, chiaramente a livello leggermente superiore. Piu’ in alto ( o in basso ) infatti risiede l’errore – o il grande rifiuto allo spirito – a cui tramite le tentazioni del denaro e del potere gli ostacolatori hanno istigato.
      Si’, abbiamo proprio una terribile realta’, al momento, dovunque ci volgiamo: non c’e’ che miseria e disperazione da un lato, e orgiastiche lotte e prese di potere dall’altro. Sembra un girone dell’inferno attualmente la vita sulla terra.

      • p.s. Non mi riferivo affatto a semplice declamazione. Lo hanno capito pure le pietre della strada che grandi mentitori sono tutti i politici.
        Poi Sir: Mai dimentico le parole di Massimo Scaligero nelle sue “Opere Sociali” e nel suo “Pensiero come antimateria”, sia riguardo alla politica, alle rivoluzioni, al materialismo, sia al rifiuto dello spirito, al precludere addirittura lo Spirito agli altri, in specie ai lavoratori; riguardo cioe’ al terribile futuro che presagiva a suo tempo e che si sta dispiegando oggi davanti agli occhi di noi tutti.

  12. Il pagano profferisce gli ultimi insulti e si allontana dalla discussione. Che in effetti “girava su stessa” e su questo concordo: “it’s time to stop”.
    Il castigatore di altrui bassezze si dimentica però che essa è sorta perchè in mezzo ai peana sulla figura del poeta, di cui non ho mai fral’altro voluto disconoscere il valore come tale, io ho “osato” rammentare alcune frasi di Steiner sulla stessa persona, sotto un’ottica molto diversa e storicamente piu’ problematica. Come proiblematica e sfaccettata E’ la natura umana -come anche le tristi vicende dello scontro fra due gigantesse dello Spirito nella Dornach del 1925-35 ricordato nella discussione ci hanno mostrato.
    Il che significa anche che certi personaggi ammantati di “intrepidezza interiore” devono comiinciare dall’ABC della tolleranza e del rispetto per le altrui opnioni e non sparare a palle incatenate contro chi la pensa diversamente. (Su Kairòs e Clara ci sarebbe molto da dire, ma non ne vale la pena visto l’interlocutore principale, cui l’idea di far esprimere le diverse voci presenti all’interno del Movimento Antroposfico sono evidentemente un attentato a non meglio identificate ortodossie, e qui mi comincia a sovvenire una certa simpatia, mai provata prima, per l’Innominabile di Via Fontejana…)
    Potrei infine ricambiare facilmente gli insulti (magari in Inglese visto che il tedesco mi è ignoto) ma la chiudo qui , con altra buona materia di riflessione sullo stato del cosidetto “movim,ento esoterico” italiota….
    Vabbè…non è che altrove se la passano meglio.
    Domanda seria in fondo ad una polemica stucchevole: ma se e quando “Loro” ritorneranno dove troveranno il “nido” per incubare i contenuti che si porteranno dal Cielo?? Non è affatto una domanda retorica,gente.

  13. Come un buon seme può vivere lunghissimi tempi in cattività, mantenendo intatte le sue forze vitali pronte poi ad interagire con l’eterico generale non appena si attueranno le condizioni esterne ottimali per la sua crescita, così io vedo le potenzialità che ci sono in ogni serio studioso di scienza dello spirito.
    La tragedia che si è svolta a Dornach dopo la morte del dottor Steiner tra le individualità a Lui più vicine, ha determinato, nella Società Antroposofica, il disastro che ancora si trascina. Secondo me, dobbiamo cercare di capire quel poco o tanto che ci è concesso capire, senza giudicare (perché non siamo in grado di farlo), ma quello che più importa, mi sembra sia il portare nel cuore compassione e comprensione verso TUTTI i personaggi di quel Dramma, senza condannare nessuno. Loro, nel postmorten, hanno senz’altro pareggiato i loro conti karmici, e quando torneranno sulla terra avranno bisogno di trovare “semi buoni” pronti a ripartire per fruttificare a nuovo insieme.
    CORAGGIO…..INSIEME!

    • Ni… Non è che il pareggiare un conto karmico dia dei superpoteri… Senza giudicare possiamo però osservare che quegli eventi hanno spinto l’uomo verso la china discendente ad una folle velocità. Non credo che si possa più tirare il freno.

    • Marzia, credimi, ho il più grande rispetto per Ita Wegman, anzi vera e propria venerazione. E da decenni mi sforzo di approfondire la sua figura spirituale, e i suoi retroscena. Ho avuto la il dono dal Cielo di poter attingere a del materiale suo di primissima mano, di meditare nella sua stessa casa, parlare con personalità qualificate della sua cerchia: persone con le quali sono in ottimi rapporti, senza mai la minima forma di polemica. Non sono imputabili a lei le azioni poco commendevoli che Walter Johannes Stein, Eugen e Lily Kolisko, nonché altri. Del resto Ita Wegman stessa prima di morire volle riconciliarsi con Marie Steiner. Anche di questa riconciliazione tra due correnti spirituali di seguaci di Rudolf Steiner, ho avuto modo di parlare con Hella Wiesberger nell’ultimo colloquio avuto con lei il 29 agosto scorso. Era con me un fraterno amico, che lavora come medico alla Ita Wegman Klinik di Arlesheim, e l’atmosfera era delle più fraterne e gioiose.
      Credimi, Marzia, non sono quel essere intollerante e arrogante, che mi si è voluto dipingere. Naturalmente, il destino mi ha portato a fare una scelta di campo per Marie Steiner, e questo per la serie di rivelazioni che Massimo Scaligero, Hella Wiesberger, Jakob Streit, Gian Andrea Balastèr, Ernst Lippold ed altri hanno voluto farmi in diretti colloqui. E lo studio – sia razionale che meditativo – del materiale documentario riguardante le tragiche vicende dei contrasti nella Società e nel Movimento Antroposofico mi hanno portato tutte le conferme necessarie. Ma aver fatto una scelta non significa essere ingiusti verso coloro che in buona fede hanno fatto, per destino o conformazione animica loro propria, una scelta diversa. Il giudizio nei confronti di Albert Steffen, di Guenther Wachsmuth, di Wilhelm Pelikan, di Ernst Uehli, di Konrad Lewerenz, di Herbert Witzenmann, i quali hanno calunniato, diffamato bassamente Marie Steiner – cosa che Ita Wegman, che era una persona buona, MAI ha fatto, anzi ha sempre avuto parole di calda riconoscenza per lei – arrivando persino a derubarla, e ad essere spergiuri in Tribunale a Soletta (ho gli atti del processo), non può che essere un giudizio estremamente severo. Ma anche verso di loro – anzi proprio nei loro confronti è particolarmente necessario – è il lavoro di studio e di approfondimento di pensiero meditativo l’unica azione spiritualmente utile: l’unica che può correggere nell’essenza, sul piano spirituale delle cause, ciò che per mancanza di controparte ideale cosciente nell’umano e nell’apparire terreno è degenerato in azioni riprovevoli e dagli effetti nefasti, che tuttora si protraggono. Ma Marie Steiner e la marmaglia di pendagli da forca che l’hanno vergognosamente attaccata, insultata, calunniata ancor vivo Rudolf Steiner (ho tutta la documentazione anche di questo, e le parole del Dottore in proposito), NON stanno affatto sullo stesso piano, e – a mio e non solo mio personale giudizio – non è possibile una comoda e poco coraggiosa “neutralità”: bisogna con coraggio cercare, investigando con la massima diligenza possibile, la verità e poi – come diceva Massimo Scaligero – con amore servire, anche combattendo la verità. A volte, una giusta severità nei confronti degli atti sleali, riprovevoli, di persone che dopo avere ricevuto tanto, hanno tradito lo Spirito e i suoi portatori, è un atto di non sentimentale compassione verso la loro deviata umanità, oltre che di giustizia correttrice verso la loro oscurata e deformata idealità. Naturalmente, queste parole NON riguardano la luminosa figura di Ita Wegman per la quale ho profondo affetto, ammirazione e venerazione.
      Quello che possiamo fare, Marzia, di fronte a quelle grandi tragedie, è proprio questo lavoro di conoscenza di rettificazione meditativa, e lasciare allo Spirito il vero giudizio, e il compito di ricomporre in alto e di risanare in basso ciò che la poco consapevole azione di taluni umani ha infranto dell’Opera dello Spirito.

      Hugo, che delle inutili polemiche è stufo,
      e per consolarsi si mangia un panino col tartufo.

      • Errata corrige: l’ora è tarda e la stanchezza ha i suoi effetti!
        ” bisogna con coraggio cercare, investigando con la massima diligenza possibile, la verità e poi – come diceva Massimo Scaligero – con amore servire, *anche combattendo,* la verità.

  14. Marzia hai centrato la questione e il bailamme che stanno inscenando le Forze dell’Ostacolo con le 3-Nuove Incarnazioni 3- di “Steiner” che furoreggiano (si fa per dire…) sul web con prossimi “assedi del Quartier Generale” (Dornach), lo testimoniano abbastanza.
    Ad ogni “uomo di buon volere” portare i propri 2cc di contributo in un momento francamente terribile.

  15. Cari amici, restiamo saldi con il nostro pensare e il nostro sentire in quello che abbiamo avuto la grazia di comprendere dalla scienza dello spirito e dall’insegnamento dei Maestri Rudolf Steiner e Massimo Scaligero.
    Anch’io amo il coraggio, la forza, l’entusiasmo che il fuoco dello spirito accende nell’uomo e anch’io ho combattuto spesso (nel mio piccolo) contro la menzogna che periodicamente si affaccia sulla scena per usurpare il posto alla Verità, e continuerò a farlo finché avrò fiato. Combattere, anche in maniera focosa, per le proprie idee è cosa santa! Dobbiamo però stare attenti a non far entrare in questa lotta i due “compari” che, anche se non invitati, non vedono l’ora di intervenire per oscurare la visuale e possibilmente trarre una certa soddisfazione nello sminuire l’altro, non sul piano delle idee, ma scendendo al livello animico dove è facilissimo perdere il senso del limite!
    Io ripeto spesso, dentro di me, alcune parole dello Spruch di Steiner, che io conoscevo in tedesco, e che da poco Isidoro ha postato su Eco, parole che mi aiutano ad acquietare l’anima in certi momenti:
    “Non giudicare, ascolta soltanto.
    Non stupirti, guarda soltanto.
    Amali tutti….”

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