INCONTRO CON D’ANNUNZIO

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Più di quaranta anni fa, passeggiavo per Via Flaminia, a Roma, assieme a L., un caro amico, che mi fece conoscere la Scienza dello Spirito, e soprattutto mi fece incontrare Massimo Scaligero. Per inciso, va sottolineato come colui che ci ha fatto conoscere e incontrare Massimo Scaligero sia sempre l’amico più grande della nostra vita, come a lui dobbiamo illimitata gratitudine per il prezioso dono fattoci: indubbiamente il dono più prezioso.

Era una tarda mattinata e giunti quasi a Piazzale Flaminio, incontrammo A., un uomo visibilmente molto anziano, accompagnato dalla sua consorte. Il mio amico me lo presentò, dicendomi con evidente ammirazione: “Questo è uno degli ultimi membri del Gruppo di Ur ancora viventi.”. Allora ne erano rimasti ben pochi.

Già da qualche anno mi ero immerso con grande foga nello studio dei tre volumi della Introduzione alla Magia, riedizione pubblicata dalle Mediterranee nel 1971, della precedente edizione del 1955 fatta dalla gloriosa casa editrice Fratelli Bocca, fatta chiudere dalla mai troppo infamata compagnia, che a sua volta riproduceva – con aggiunte e rielaborazioni varie – le annate delle rarissime riviste UR-KRUR del 1927-1929.

L’incontro con A., naturalmente, a me poco più che ventenne fece una impressione fortissima. Il mio amico L. lo conosceva bene da decenni, perché abitava in un edificio di Villa Strohl-Fern, sito poco sopra il Piazzale Flaminio, con un magnifico parco adiacente a Villa Borghese, e facente parte dei possedimenti dell’Ambasciata Francese a Roma. Nel medesimo edificio abitavano vari artisti e scrittori del milieu intellettuale dell’epoca.

Il mio amico mi raccontava come A. avesse riunito attorno a sé un piccolo cenacolo di cultori dell’esoterismo, di «magisti», come usava allora dire. Sin dalla sua giovinezza, A. aveva avuto modo di conoscere le personalità più notevoli dell’esoterismo italiano come Arturo Reghini, Giulio Parise, Ercole Quadrelli, Julius Evola, e naturalmente Giovanni Colazza e Massimo Scaligero: tutte personalità collegate al suddetto Gruppo di Ur, e alle vicende per certi versi tragiche che determinarono la chiusura di quelle belle e importanti riviste. Secondo varie testimonianze concordi, l’amicizia di A. nei confronti di Massimo Scaligero rimase viva sino alla propria morte.

La formazione spirituale di A. fu molto complessa. Sin da giovane egli fu attratto dalla Tradizione Classica, che lo condusse ad immergersi nel mondo della sapienza orfico-pitagorica, nel mondo degli Antichi Misteri, nella religiosità egizia, ellenica e romana. Quel mondo lo condusse poi – oserei dire fatalmente – ad innamorarsi dell’Ermetismo e dell’Alchimia medievali e rinascimentali, di quella «Magia filosofica», che nel Rinascimento ebbe tra i suoi maggiori rappresentanti l’abate Giovanni Tritemio con la sua Steganographia e Poligraphia , Enrico Cornelio Agrippa con la sua De occulta philosophia, Paracelso, Giordano Bruno, Tommaso Campanella. Di tutti loro, il nostro «magista» fu sapiente e profondo cultore, così come fu cultore di una forma elevata, non volgare, di Astrologia.

Una persona, che ebbe modo di incontrarlo e di parlarci a fondo, mi raccontò come A. fosse un fine conoscitore di Plotino e di Meister Eckhart. Tutto ciò lo portò ad incontrare inevitabilmente la tradizione rosicruciana e la Scienza dello Spirito, pur tenendosi lontano dall’aggregarsi alle organizzazioni formali, che non si confacevano al suo spirito libero e indipendente. Un caro amico, discepolo di Massimo Scaligero sin dagli anni quaranta, era in cordiale amicizia con A., e mi testimoniò come questi si incontrasse ogni settimana con Massimo Scaligero e quanto profonda e libera fosse la sua adesione alla Scienza dello Spirito.

In un certo senso fu tutta colpa di A., se mi sono riaccostato negli anni novanta alla figura di Gabriele D’Annunzio, facendomene scoprire aspetti per me insospettati. Tra le vicende abbastanza strane – e decisamente curiose dal punto di vista del destino – della mia vita vi fu l’incontro con G., una persona di elevato rango spirituale, che seguiva un’antica Via spirituale. Un «asceta d’altra dottrina», come lo definirebbero i testi del Sutta Nikayo del Buddhismo originario.

G. era una di quelle persone che molto avevano osato nel cammino spirituale, pagando anche di persona, spingendosi in zone per i più inesplorate. Sin dal primo incontro, la mia stima per la sua sottile e profonda sapienza e il suo grande coraggio furono sconfinate, e l’affetto che mi ha fraternamente legato a lui sino alla sua morte, e che tuttora mi unisce a lui, oltre la morte, profondissimo. Egli faceva parte di quella sparuta serie di temerari cercatori, affamati di Spirito e assetati di Assoluto, che Isidoro ed io chiamiamo il «sale della terra». Fu lui, che peraltro stimava moltissimo Giovanni Colazza e Massimo Scaligero, a riparlarmi dopo tanti anni di A., di come A. fosse una personalità di notevole rango spirituale, di come A. fosse amico di colui che egli stimava essere il suo Maestro, che a sua volta nei confronti di Massimo Scaligero provava anche lui stima ed un’amicizia di antica data.

Ricercando, su consiglio del mio amico G., alcuni scritti di A., che rincontrai la figura di Gabriele D’Annunzio. Egli me ne mostrò alcuni aspetti di radicale coraggio spirituale, che mi sorpresero assai. Ascoltando Massimo Scaligero in alcuni incontri e riunioni, avevo udito la grande stima ch’egli aveva di D’Annunzio, pur non celando affatto eventuali suoi aspetti problematici. Ma per il Mondo Spirituale valgono come realtà solo gli aspetti positivi di un essere, non i suoi errori e le sue deficienze.

Tuttavia, pur avendo ascoltato e accolto quel che Massimo diceva di lui, egli rimaneva per me una figura enigmatica. Tanto più, che la mia amica M., una fedelissima di Massimo Scaligero, parlando con me del processo della meditazione, mi raccontò di come Massimo le indicasse alcune poesie di D’Annunzio come temi proficui di meditazione. Ma dovevo ancora giungere ad una visione mia di D’Annunzio. Fu proprio leggere alcuni scritti di A., e il parlarne successivamente con il mio amico G., che mi aprì gli occhi, e mi offrì una prospettiva affatto nuova per contemplare la sua figura spirituale. Come vedremo nel prossimo articolo.

Un pensiero su “INCONTRO CON D’ANNUNZIO

  1. In effetti…vorrei con lieve segretezza, chiamare in causa Massimo Scaligero.

    Al termine di un nostro incontro, collegandosi con tenue legame a cose dette prima dei fatali 15 minuti di concentrazione, con sguardo acutissimo e voce assai seria, mi fece suonare molti “campanelli d’allarme” interiori dicendomi che “comprendere che figure molto vituperate dalla Storia o considerate del tutto negative, sono esattamente il contrario, è una “prova” che, sul cammino interiore, deve essere superata”. Le parole non sono esatte alla virgola…ma nel tempo qualcosa ho capito. Ed è meglio che, per la pace dei cuori, rimangano affari miei!

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