Alfred Meebold

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Alfred Meebold (1863-1952 )

Quando iniziai a frequentare il Gruppo antroposofico di Trieste, sulla parete dietro il tavolo dove si sedeva il capo gruppo, il conferenziere di turno, ecc. vidi appesa una foto che ritraeva due uomini per me sconosciuti. Chiesi chi fossero. Gentilmente, il dott. Corazza fece due nomi: Fortunato Pavisi e Alfred Meebold.

Pavisi ora è giustamente più conosciuto. E Meebold?

Alfred Meebold lo conobbi poi col contagocce. In Sede feci amicizia con una anziana e dolce signora. Si chiamava Stella Padoa e mi raccontò come la sua “tremenda” zia, Lina Schwarz, la trascinasse – lei piccina – a tutte le conferenze che Meebold faceva a Milano e a Trieste. Stella era la nipotina a cui la Schwarz fece riferimento nominale con una poetica ninna nanna che poi apparve persino nelle antologie scolastiche degli scrittori italiani (Stella stellina, la notte s’avvicina…).

Meebold amava l’Italia e scrisse su vari giornali italiani articoli che riguardavano l’opera di Rudolf Steiner e la sua avventura per incontrarlo. Quest’ultima è anche divertente e ve la riassumo.

Ardente cercatore di un vero maestro spirituale e gran viaggiatore, arrivò sino in India. Trovò, sulle pendici dell’Himalaya, un asceta considerato da molti un iniziato. Quando finalmente fu ammesso al suo cospetto, l’asceta, senza i saluti di rito, gli chiese:”Perché sei qui?”. Il Nostro rispose che cercava un Maestro. Con un lieve tono compatito il sadhu gli disse: “Che viaggio inutile hai fatto! Torna a Berlino dove c’è il tuo Maestro”.

Carattere impetuoso e irascibile, spesso teneva come ufficio un tavolino in un Caffè e aiutava nello studio e nella comprensione dell’antroposofia molte persone. Sempre con il sigaro acceso e la tazzina colma. .Ma quando qualcuno dei suoi protetti “saltava” un concetto o “sbandava” in un ragionamento, sbandava o saltava pure la tazzina ed il suo contenuto, perché un vigoroso pugno si abbatteva sul tavolino. Accompagnato da un ruggito di disapprovazione.

Sono notizie che me lo resero assai simpatico!

Ora riassumo una Commemorazione apparsa nel 1952 sul bollettino della Società Antroposofica.

Tornato in Europa, Meebold andò a Monaco per visitare Sofia Stinde e la contessa Kalkreuth. Raccontò loro delle sue esperienze indiane e della rottura con la Teosofia anglo-indiana. Con sua meraviglia le due dame approvarono la cosa, poiché il segretario tedesco era Rudolf Steiner. La Stinde propose un incontro tra i due.

Meebold era prevenuto e l’entusiasmo delle signore non gli fu d’aiuto.

Quando si trovò di fronte ad un uomo, circa della sua stessa età, iniziò a raccontare le sue passate esperienze, accorgendosi del cortese disinteresse dell’altro. In breve, dopo una manciata di minuti, Meebold si ritrovò alla porta con un foglietto di istruzioni. Irritato, disse alla Stinde:” Perché mi ha dato questo? Io non gli ho chiesto niente. E perché mi considera superficiale?

Rudolf Steiner era diverso a seconda di chi gli stava di fronte: con i deboli, i sensitivi era mite e incoraggiante. Coi forti era severo ( Nei Misteri, Benedictus dice a Strader: “per chi ha raggiunto il vostro grado è viltà quello che per un altro sarebbe coraggio”).

Meebold protestò, si irritò, ma fece gli esercizi che Steiner gli aveva dato!

Era già un discepolo del Dottore ma continuava ad essere irritato e diffidente (la diffidenza fu un tratto comune di certi discepoli, vedi Colazza e Rittelmeyer). Forse l’orgoglio del proprio valore gli impediva una chiara visione. Questo travagliato periodo durò due anni. Poi riconosciuta la grandezza del Maestro, gli fu incrollabilmente fedele.

Meebold durante la guerra si trasferì a Heidenheim, ma si recava spesso a Dornach.

Guerra persa, rivoluzione scoppiata, visitò Steiner mentre scolpiva nell’atelier la figura del Rappresentante dell’umanità. Scosso, chiese al Dottore cosa avrebbero fatto gli antroposofi.

Ora si vedrà se sono uomini” rispose Steiner continuando a scolpire con energia “Lei torna a Heidenheim?” “Ma non si può in questo momento, c’è la rivoluzione”. “Cosa importa? – tuonò Rudolf Steiner – torni e parli alla gente”. “E cosa devo dire?” “Raduni la gente e quando sarà sul podio le idee verranno”.

E Meebold tornò a Heidenheim e fece passare la voce che in tal giorno, in tale sala, avrebbe parlato. Salì su podio e ogni incertezza scomparve. Le idee fluivano e trovavano da sole le parole. Appunti non servirono. Parlò per due ore. Il pubblico rimase seduto, muto e immobile. Meebold si inchinò e disse :”Signori, ho finito”.

Non ci furono applausi ma domande e richieste di altre conferenze. Meebold tenne allora conferenze su tutto, in particolare sull’introduzione all’antroposofia, sulla tripartizione.

La sua casa e la sua biblioteca furono a disposizione di tutti.

I nuovi amici erano in gran parte operai e divennero ottimi antroposofi. Così il Gruppo di Heidenheim divenne unico al mondo: per il numero elevato dei suoi componenti (l’uno per cento della popolazione cittadina) e per la prevalenza del ceto operaio.

Quando venne fondato il “Kommender Tag”, Meebold vi investì tutto il suo patrimonio, poi quel tentativo fallì e il Nostro perse tutto, divenne povero: “Se non avessi agito così i miei amici operai avrebbero perso ogni fiducia in me”: confessò poi con serenità e pacatezza, commentando la sua rovina.

Nella sua casa il lavoro antroposofico era un’esperienza singolare.

Al pianterreno c’era una sala di lettura dove tutti gli amici potevano leggere e studiare anche in assenza del proprietario. Meebold si era ritirato in due stanze, mettendo il resto a disposizione di due famiglie rimaste senza tetto.

Vivere con il Nostro era però un costante corso di autoeducazione, poiché Meebold non lasciava passare niente. Imprecisioni di pensiero, mancanza di riguardo, venivano sempre corrette con affetto, ma con un’obbiettività che ignorava gli eufemismi o riguardi alla suscettibilità di chi ascoltava.

Meebold sedeva con caffè e fumava in continuazione: la stanza era piena di fumo e di persone. Molti uomini dalle mani incallite e gli occhi scintillanti e…tanta cultura che si formava. Non solo antroposofica ma di tutte le opere che Steiner aveva nominato in libri e conferenze, cioè di quanto di più significativo che il mondo aveva dato. Tra i lettori vi erano anche industriali e dirigenti d’azienda: con Meebold che spiegava, rispondeva, raccontava.

Al termine della serata ognuno riportava la sedia al piano di sotto, perché dopo aver trattato di Anima cosciente e di Tripartizione sarebbe stata una stonatura andarsene senza pensare ad agire concretamente nel dettaglio. Sì, l’educazione spirituale con Meebold non tralasciava il dettaglio!

Quando il gruppo di Heidenheim fu forte, Meebold ricominciò a viaggiare con il karma del viandante: “ein Reisekarma”, come disse lui stesso. In gioventù da ricco, in vecchiaia da povero.

Invitato e aiutato da amici peregrinò in Austria, Ungheria, Francia, Inghilterra e per l’appunto in Italia.

Poi giunse la chiamata dalla Nuova Zelanda. Ancora un breve soggiorno in Europa, poi la II guerra mondiale lo sorprese ad Honolulu dove rimase per la durata della guerra, partecipando al lavoro antroposofico del Gruppo del posto.

A ottantadue anni tornò finalmente in Nuova Zelanda, conscio che quello era stato il suo ultimo, grande viaggio. A detta di molti l’impulso vivificatore portato da Meebold fu salutare e molto profondo.

Non permise mai che qualcuno lo chiamasse “Maestro” (Massimo Scaligero fece lo stesso) perché questo appellativo lo riservò solo per Rudolf Steiner.

E mai s’atteggiò a grand’uomo, pur consapevole del suo valore: spesso agli amici ricordava che “Lei dovrà abituarsi all’idea che io commetta degli errori”. Errori? Certo che ci furono, ma egli non cercò mai di nasconderli.

Aggiungo che il Dottore, nei rapporti epistolari con Meebold, che ho letto nei Testi riguardanti la Scuola Esoterica, sembra un Maestro all’antica, terribile: poche righe secche e “intuisca lei quello che ne può derivare nella pratica”: lasciando in toto a Meebold tutto lo sforzo interiore di scoprire il resto da sé. Ottima scuola!

Mi piacerebbe che questa alta figura, ben dotata da un caratteraccio da paura, fosse in qualche modo riscoperta…specie ora che si confonde la personalità con l’individualità…

7 pensieri su “Alfred Meebold

  1. Chiedo scusa: ho citato nelle prime righe il dott. Corazza (per me famigliare). Era a quel tempo il Capogruppo della Sede antroposofica.
    Mi scuso di nuovo…e se non basta, fatemi ingurgitare la colazione di Savitri :)

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