Così è anche se non pare

 marionetta

 

Qualche mite pensierino, mentre i sistemi metabolici, proprio in giorni di festa, sono costretti agli straordinari…ma anche questo va bene: coscienze abbassate come saracinesche.

Così posso dire quel che mi pare e piace (magari!). Se potessi farlo sarei immediatamente bandito dal Giardino di Eco dall’implacabile Amministrazione con catastrofiche conseguenze per molti di voi poiché il terribilissimo Mangiafuoco, liberatosi dall’ultima catena, si papperebbe le anime belle, le anime pie e le anime stolte. Insomma, restereste in pochi…comunque bollati e dannati ora e sempre dal giudizio del Mondo.

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Sarà perché le diversità tra gli uomini sono grandi e poi perché pensieri e parole non sfiorano nemmeno un percorso così intimo, solitario e variegato qual è il gesto ascetico di pensiero. In sede d’apprendimento o di giustificazione logica già sembra che ci sia di mezzo una variante della maledizione di Babele, dove ogni voce sgomita per esprimere i giudizi o i vagiti più insensati o stravaganti.

Però la polifonica più stonata appartiene ad un limite decisamente basso, ipogeico e decisamente superabile: non si tratta, come vorrebbero le linguacce, di acritico accoglimento del verbo di chi, affascinandoci, per intrinseca debolezza umana poniamo sul trono del magistero.

Però è interessante che proprio chi pensa in questo modo è, di regola, succube dei tromboni che a paludarsi da professori, maestri e iniziati di quinto grado, con l’astuzia dei ruba galline, ci marciano e ci mangiano a crepa panza secondo la natura della filiera alimentare darwiniana.

Al contrario, il solo avvicinarsi alla disciplina del pensiero, implica un grande sforzo di conoscenza e di volontà: la “persuasione” michelstaedteriana necessaria per osare un passo nell’Opus solare può, per molti, essere il primo risultato di un lungo (parliamo di anni o di tanta polenta) e sofferto incontro a schiaffoni (e altri tormenti: già la vita comune ce ne offre con lieta abbondanza) con la propria anima, assieme a quel briciolo di logica che viene usata per connettere qualsiasi cosa ma mai quale possa essere il suo significato per la coscienza da cui sorge: non ce ne accorgiamo ma è il primo seme di quella impersonalità che non è vuota parola  e che anzi, seppure ad intervalli aritmici, è una delle colonne fondanti della verità oltre la meschinità personale che, prima, era l’unico nostro mondo.

Certo, occorre l’aiuto, la trasmissione. Qualcuno che sia desto per scuotere gli addormentati.

E, come tutti sanno, nemmeno questo è sufficiente. Piaccia o meno, a monte della nascita, deve esserci stato un accordo o un legame che le dissoluzioni non possono disarticolare: un nesso sacro, adamantino.

Questa immagine non piace al soggetto ribelle (anche se essere ribelli è spesso una ottima attitudine), quello che si crede coi piedi ben piantati, che non vuole legami e aiuti: un modo di sentire e di pensare (di essere) che sarebbe rispettabilissimo se fosse puro e sincero: peccato sia spesso un’astrazione, quasi sempre sostenuta da una congrua dose di miopia, ignoranza e insincerità.

Al punto che ogni tentativo di fornire a questa orgogliosa condizione dell’anima, idee, spunti di riflessione, angoli d’osservazione non usuali, è fatica sprecata.  Eppure nella realtà comune il contadino che seminasse su lastre di granito e attendesse lo sbucare del grano sarebbe un pazzo.

In effetti qui incontriamo un’altra delle leggi che governano i “mondi superiori” e, come in alto così in basso, pure il nostro (in quanto mondo di anime): si comprende davvero solo quello che già si sa, che in qualche modo è stato sperimentato anche se in forma diversa e inconsapevole.

Non è una regola volatile, cambiata dal tempo in cui Platone identificava la conoscenza con il ricordo.

L’obiezione che non potevamo ricordarci di questo o quello poggia sul ridicolo assunto che nell’archivio della coscienza non c’era.

Immaginate una sala più grande di 100 stadi di calcio e, da qualche parte metteteci una candelina: illumina intorno a sé una periferia ridottissima, poi solo ombre indistinte e un buio immenso. La candelina è la nostra autocoscienza e nell’immenso buio opera l’anima nostra. Mi pare che il Dottore dica, con un filo d’umorismo, che se la vita del nostro essere dipendesse dalla personale coscienza desta, moriremmo in un amen.

Il dottor Colazza, collaborando spregiudicatamente nel gruppo di Ur, offre allo studioso molti consigli e indicazioni pratiche. Alcune delle quali volte a potenziare il senso del ricordo.

E’ improbabile che ne sia stato fatto un serio uso.

Eppure la vita del ricercatore assumerebbe una notevole e diversa dimensione se l’atto del sapere fluisse nella coscienza come un intimo ricordo – sebbene sconosciuto –  della nostra propria anima: l’effetto collaterale consisterebbe nell’embrionale ma certa consapevolezza dell’immensità che l’anima cela nella tenebra: oltre i bordi della coscienza desta, da cui al massimo sbucano frammenti di sogno che spesso non hanno né capo né coda ma da cui molte anime attingono speranze e vaticini.

Mi sto già portando troppo in là, poiché anche quello che in buona fede si crede di sapere non è mai vero che sia scontato.

In realtà tutti hanno ragione, specie quelli che non si avvicinano alla concentrazione: nessuno andrebbe spinto a farla. Sfido io, non è mica la scelta del colore dei calzini!

In tanti casi è l’approdo dopo un lungo viaggio sul mare. Può iniziare solo quando altre avventure hanno terminato di farci palpitare, quando la barca di molte illusioni riprende il largo senza di noi.

Naturalmente esiste una via più veloce e diretta, ma implica un surplus di sforzo e coraggio e l’intuizione sacra della necessità dell’azione nel punto dove il terreno sotto i piedi sembra mancare: si apre un baratro nella vita e finalmente o ci si ammazza o si salta!

E’ un’azione maledettamente obbligata: da Pitagora alla Golden Dawn, da Patanjali a Steiner, da Tilopa a Scaligero, da Ramakrishna a Reghini, non trovi uno che in salse diverse non l’abbia indicata come il gradino iniziale della Grande opera di reintegrazione nello Spirito.

Questo valeva anche quando il transito dalla percezione della materia sensibile al mondo della vita creante era, per molti versi, piuttosto facile. Però, come ho detto, è atto differibile se siamo alle prese con situazioni ed eventi che assorbono ancora tutto il nostro essere: cullato o affogato nel suo saṃsāra.

Poi la corrente mahayanica e successivamente il tantrismo scoprirono che l’ascesa e la liberazione non implicava il distacco dal divenire… dentro le cose c’è la Shakti che le fa essere, nella maya c’è la Shakti che la sostiene per noi imbecilli…

Noi, storicamente e strutturalmente siamo andati avanti: ci siamo spinti più avanti, anche se prendendo una montagna di fischi per fiaschi. Per i tradizionalisti questa “evoluzione” è una fregatura bella e buona, poiché a ragione, vedono il peggio: la decadenza e la morte dell’antico splendore, il Caos dove regnava l’ordine del Cielo.

E’ davvero difficile, per chi sia compiutamente incarnato e dotato di buona vista, trovare qualcosa che, ai nostri giorni, possegga il carattere del bello, del vero e del buono a cui tuttavia le anime umane anelano…sempreché non ci si accontenti della giornata trascorsa senza troppi danni.

Oppure, nel campo dello Spirito, quando si trovi un borghesissimo equilibrio tra l’asprezza lacerante della realtà e appaganti comunelle in cui, con o senza tè e pasticcini, si chiacchieri di profonde verità spirituali che appagano con l’aiuto del comfort, menti e cuori.

E’ l’immensa saggezza dell’equilibrio tra una vita tranquilla ed il moderato esercizio interiore: così tutto è stimolante e facile (gradevole) alla digestione, come affermava una vecchia pubblicità e la sensatezza trionfante.

Gli asceti – quelli che danno testate ai bastioni di pietra dura – non andrebbero nemmeno commiserati. Andrebbero abbattuti, come tutte le bestie stupide e fastidiose poiché cozzano continuamente contro gli ostacoli impossibili. Insistono senza speranza (Rudolf Steiner usa la parola “rassegnazione”). Tutti gli spiritualisti di buon senso dovrebbero convenire che una rassegnazione attiva, imprudente, che non molla, che non molla mai di dar testate, è più scandalosa di un bestemmione rimbombante in una chiesa.

Eppure mi chiedo (stupido come sono): “Cosa potremmo fare senza la concentrazione?”.

Se il termine, troppo ripetuto, finisce con l’irritare, possiamo anche sostituirlo con “attenzione polarizzata” o con l’esotico tatraka, termine ambiguo perché comunemente si traduce con “fissazione” (ma il bello dei termini in sostanza intraducibili è che possiamo ritradurli a piacere nostro). In fondo ci alleniamo a far convergere tutte le potenze interiori verso una semplice immagine di pensiero, preparandoci prima con un percorso discorsivo breve, ma voluto. Riscaldare muscoli, stirare tendini è cosa ben conosciuta in tutti gli sport, assai meno nel tentativo occulto.

Già, cosa potremo fare senza la capacità di portare l’attenzione polarizzata su qualcosa per più di un mezzo respiro? Ovviamente niente di speciale…ma la natura aiuta e si campa lo stesso. Però in questo caso, se esisteva nel vostro cuore uno speciale ricordo, una vampa di nostalgia per lo Spirituale che chiedeva di rafforzarsi, di farsi sentire anche oltre, correte pure in chiesa o nella loggia o nei gruppi: lì troverete un po’ di soddisfazione, forse troverete qualche sintomatico che attenua il “morso del serpente”. Quasi certamente il prezzo da pagare sarà l’inganno: ingannerete voi stessi e il mondo. Così vanno le cose: ciò che non si tenta di attuare è tradimento: molti discepoli hanno tradito il Dottore, molti amici hanno tradito Scaligero.

Ma quello di molti è un tradimento lieve, anzi è cosa da poco, quasi incolpevole, poiché gestito da un pensiero lieve, superficiale…che rimase superficiale con tutto, su tutto. Come una fogliolina, staccata e leggera, che  portata dal capriccio del vento, sfiorò ogni cosa e volò subito via: senza volere e senza valore.

Mentre ruffiani e prostituti sono emersi dal fondo, come bolle di metano. Attivissimi nel depredare o nello scalare le vette ove le corrispondenti funzioni avrebbero dovuto essere di severo sacrificio di sé. Le sparse mandrie applaudono a cotante, iridescenti e puzzolenti bolle, volgendo (talvolta) con malcelata antipatia occhiate interrogative agli insignificanti operatori. Vedono molta arroganza, presunzione, esasperato individualismo…insomma nulla di buono nella dichiarata ossessione di questi ultimi.

Tutto comprensibile, poiché la mandria non concepisce la singolarità, la spoliazione animica, il distacco interiore (interiore!)……in cui gli asceti  trovano, con la Concentrazione a lungo perseguita, lo spazio vuoto d’anima, dove la Forza dell’Universo può manifestare la propria realtà di vita-luce o (almeno) annunciare l’alba del Sole Vittorioso.

11 pensieri su “Così è anche se non pare

  1. Ottime le Tue riflessioni per chi, come me, procede da molti anni in assoluta autonomia, con gli alti e bassi del caso e della suerte….e quando la barca riprende largo…garantisco che è un immenso bene, un immenso sollievo qualcosa di cui gioire, anche per imparare a non ricadere in altre prigioni, prigionie e illusioni, che sono simulazioni nientificanti qualsiasi reale esperienza dello Spirito…che è quello da cui inizia la Cerca…chissà da quando….

  2. Ciao Isidoro e grazie per avere ancora la costanza di rammentarci quello che tutti sappiamo ma che pochi osano perseguire. Oggi più che mai c’è un reale bisogno di azione e verità; perchè se è vero che la bellezza salverà il mondo…..è altrettanto necessario preservarlo questo mondo. A presto!

  3. x laflo: grazie amico…se la trascrizione è sparita, o è molto occulta o molto stupida. In questi giorni le leggi spirituali sono più incombenti…

    x Paolo: già Paolo, so bene di dire sempre le stesse cose e anzi, ad essere sintetico, sarebbero di poche righe…Ma so davvero quanto poca è la comprensione vera del nocciolo e quanto sia scarsa la coerenza con questo.
    E’ il pochissimo che ho conquistato.
    Allora ritengo giustificato battere il tamburo sempre lì.
    Stammi bene e…sopporta la tua vicina di casa :)

    • Paolo ciao! Il nostro GRANDE ISIDORO e’ anche modesto ma nella sostanza in realta’ e’ molto tenace e coerente. Vorrei anche dire fedele ma non vorrei urtare i sentimenti di certe anime dedite alla illusoria restaurazione del libero disordinato pascolo antrophorense…..
      Tu anche sopporti qualcuno??
      Non sentirti solo in cio’!
      Anche io sopporto certi miei vicini d’etere! ahahahh!! :) Buongiorno.

  4. Isidoro grazie per il tuo topic, dove amarezze e dolcezze si muovono fluttuando in veli di nebbie (tanto per portare avanti la poesia che hai nascosto tra le righe).
    Scrivi: “…può iniziare solo quando altre avventure hanno terminato di farci palpitare..”, ma io sono convinta che anche quelle avventure, nel più profondo dell’anima, sono state per l’essere umano, quasi sempre, solo espressioni di una continua e disperata ricerca del bello, del vero e del buono… non così facili da trovare!
    Questa ricerca può iniziare, o proseguire, anche attraverso un rapporto umano speciale perché, nello scambio del po di luce che ognuno alberga in sé, la salita sembri meno faticosa.
    Comunque, chi ha scelto questo percorso, sa bene che deve impegnarsi in prima persona se vuole andare avanti e la voce che lo sprona a procedere deve partire dalla sua interiorità, perché la voce che giunge dal di fuori è quasi sempre “una voce che grida nel deserto”.

  5. Grazie Marzia…e hai ragione da vendere!
    Per le parole che riporti dal mio scritto, pure. Ma, come concatenazione di pensieri, mi riferivo piuttosto alle non piccole quantità di piroette e giravolte che ogni anima fa inseguendo le mille “fate morgane” che assai spesso sono davvero insensate, al punto di dissolversi nel nulla anche nel tempo di pochi respiri o sospiri. Poi, in profondità – sono d’accordo – pur esse sono il segno di una ricerca o anelito non ancora salito a consapevolezza.
    Per questo ho citato la Shakti: simultaneamente potenza di illusione e di realtà vera.

  6. Ciao Savitri! Conosco bene il valore e la coerenza di Isidoro e gli sono amico per questo……in quanto a sopportare la mia vicina di casa in realtà posso solo ringraziarla…….perchè quello che non uccide fortifica e tempra le anime che quì osano cimentarsi…ahahahah!
    Ciao Isidoro e quando vuoi sei sempre il benvenuto!!! 😉

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