DEL FIGLIO DELLO SPIRITO

I_Domenica_Avvento_

Cari amici, con queste righe continuo quanto ho scritto sul mistero delle stagioni e poiché mi volete bene, già vi avverto che non ho ancora finito….

Allora: in cosa dunque consiste una cooperazione cosciente dell’anima alla nascita natalizia del “figlio di Dio”?

Naturalmente quello che qui si accenna e che riguarda l’evoluzione interiore individuale, non deve essere pensato come opera esclusiva nei periodi dell’anno dai quali in maniera generale provengono le relative forze.

Per l’anima umana è sempre Natale, come è sempre Pasqua, è sempre il Natale estivo, è sempre san Michele.
Questi tempi dell’anno si dispongono nella successione temporale nel mondo fisico-sensibile; hanno però un rapporto non temporale nello spirituale.
E’ solo che quando ci si trova nella stagione dell’anno appartenente all’uno o all’altro di questi punti culminanti, le rispettive influenze predominano e danno il ‘tono’ al complesso della vita dell’anima.

Il modo di comportarsi dell’anima che segue una disciplina esoterica, verso ciò che proviene dai vari momenti dell’anno, tenendo allo stesso tempo conto della extra-temporalità dei processi in questione, è noto a chi ha una conoscenza, anche elementare, della materia.
Però ora, per non rendere inutilmente complicata l’esposizione, continuerò a trattare la questione come se si trattasse di uno svolgimento temporale. Solo ricordiamoci che esso è parimenti temporale e fuori dal tempo.

Dopo le occulte nozze estive si produce nell’anima umana, fino a Natale, qualcosa di analogo al processo di gravidanza.
L’anima ha in sé il germe divino.
Ma il processo di maturazione del germe fino alla nascita natalizia deve compiersi, perchè nasca il “figlio di Dio”, mediante il concorso di una attività interiore cosciente dell’anima umana.

L’anima deve avviarsi coscientemente alla tristezza autunnale che la libera dall’ebbrezza luciferica e le rende possibile il congiungimento impersonale e cosciente col germe divino in essa deposto.

Dal 29 settembre l’anima deve accogliere in piena coscienza il ‘cenno’ di Michele, difendendo il germe divino dalla seduzione luciferica e dalla minaccia arimanica.
Allora, a Natale, ciò che si svolge nell’anima corrisponde veramente ai versi natalizi del “Calendario dell’anima”:

Io sento, come sciolto da incantesimo,
il figlio dello Spirito in seno all’anima;
in chiarità di cuore ha generato
la sacra Parola dei mondi
il frutto celestiale della speranza,
che giubilando cresce in lontananze cosmiche,
dal divin fondo dell’essere mio.

(Vers. di F. C.)

Come ho detto in principio, il tesoro spirituale, già accolto nell’anima nelle mistiche nozze dell’estate, è divenuto il “figlio” spirituale individuale dell’anima umana a Natale: il “figlio di Dio”, cittadino di una nuova umanità che si lancia verso le cosmiche lontananze dello Spirito, cioè verso la salvezza e la vita immortale: umanità nuova che è la vera “Chiesa di Cristo”, il suo corpo futuro.

Riassumendo questi pensieri con uno sguardo complessivo, si contempla da un lato il grande cosmo, espressione del Creatore e, da un altro lato il piccolo cosmo, cioè l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del Divino, che contiene nella sua struttura corporea-animica-spirituale tutto ciò che è nel grande cosmo.
E si vede, nel corso delle stagioni durante l’anno, compiersi ritmicamente un grandioso processo di respirazione.

L’uomo, durante l’estate perde sé stesso, si scioglie spiritualmente – anche nelle parti più sottili della corporeità – nel cosmo che gli dona tutta la sua bellezza, la sua forza, le sue gioie attraverso i sensi fisici.
L’anima, nell’estate, assorbe in sé, inspira in sé, tutto ciò che vive nel cosmo: che è forza e nutrimento per l’anima. Si può dire che, nell’estate, il cosmo dona sé stesso all’uomo.
Ma in essenza l’universo dona all’uomo il suo vero e inconosciuto fondamento: il Logos.

E a Natale cosa succede? Quello stesso universo che estivamente si stende bello e possente davanti all’occhio e agli altri sensi fisici, ora è nello spirito umano: è davanti allo sguardo interiore se si diviene capaci di non guardare fuori ma dentro l’anima, al “figlio di Dio” che, frutto delle nozze estive, nasce a Natale.

E’ una fenomenologia di vasta portata: in estate l’uomo vede con occhi fisici i prati fioriti, le lontananze azzurrine, i profili sfumati dei monti, la maestosa bellezza dei grandi laghi e del mare. Sente i profumi che il mondo vegetale esala.
Anche i veggenti parlano di prati fioriti, di spirituali profumi, di immensi spazi compenetrati di luce del mondo spirituale. Il mondo fisico-sensibile è uno specchio del mondo spirituale.

Quando a Natale nasce nell’anima il “figlio di Dio”, in esso l’anima veggente può contemplare le bellezze complesse e le forze che nell’estate l’universo ha presentato ai sensi fisici. Non è una sovramondana ripetizione! L’universo rinasce nello spirito umano, nel suo Io superiore e ha in questo Io, in forma spirituale ciò che l’universo manifesta nell’estate.
Perciò il Natale è l’estate spirituale dell’anima, così come nel colmo dell’estate si tesse il cosmico Natale occulto.

Come in maniera analoga, nel ritmo delle giornate, a mezzanotte inizia il movimento ascendente che porta al giorno e a mezzogiorno, col principio del declinare del sole incomincia veramente a formarsi la notte. Ad un certo momento è possibile ‘vedere’ la notte a mezzogiorno così come si può ‘vedere’ il sole a mezzanotte.

Nel cuore della notte è il principio del giorno; nel cuore del giorno è il principio della notte

A cominciare da Natale perciò, l’uomo può particolarmente darsi, con pienezza di risultato, alla pura contemplazione dello spirituale e può trovare in sé forze mature capaci di portare il puro spirituale nella sua azione: nella sfera della volontà permeata dalla potenza dell’Io.
Il Calendario dell’anima, nella settimana susseguente a Natale, dice:

Tutto dato a contemplare
il manifestarsi dello spirito
acquisto luce dell’essenza dei mondi.
Cresce la forza del mio pensiero,
chiarendosi, per me dare a me stesso,
e risvegliatore mi si scioglie
dalla potenza del pensare
il sentimento del sé.

(vers. di F. C.)

Il vero sé dell’uomo, il suo vero Io, non è altro che il ”figlio di Dio” che rinasce nell’anima cristificata ad ogni Natale: il frutto del processo indicato in queste righe.

Sarebbe quanto mai necessario che il messaggio spirituale che si esprime nelle immagini come quelle che si è cercato di esporre qui intorno al decorso spirituale dell’anno e del Natale, venisse accolto, in qualche misura dai contemporanei: perchè l’uomo contemporaneo è veramente tutto immerso e chiuso nell’imbozzolamento del gorgo, al cui centro Satana annienta l’Io umano, se l’Io, ricongiungendosi consapevolmente con le forze della Resurrezione non cooperasse alla maturazione del figlio dello Spirito (e qui occorre trasferirsi dal senso temporale-annuale a quello extra-temporale a cui si allude).

Non vi è più posto e luogo interiore per una ulteriore involuzione dell’uomo su questa terra: oltre a quella che c’è già stata rimane solo la distruzione, l’annientamento dell’uomo. Questo è il senso delle guerre mondiali che non sono per nulla cessate ma sono continuate, sorpassando con inaudite atrocità tutto quello che l’umanità aveva dovuto sopportare in quei tempi che, con terribile ironia, i pretesi uomini civili chiamano barbari e primitivi.

Proprio in questi tempi la pretesa “civiltà” contemporanea sta dando un magnifico spettacolo del suo vero essere: essendo nata con il materialismo.
Ora vediamo gli effetti del considerare lo spirituale come una ingenua mitologia di altri tempi.
Gli uomini moderni, così pratici, sicuri di sé, così istruiti, hanno saputo scatenare gli spiriti della distruzione in maniera tale che ormai solo la fede nella potenza risanatrice dello Spirito può dare, a chi sa qualcosa o intende la sua silenziosa chiamata, conforto e coraggio per proseguire nel penoso cammino.

Al Golgotha complessivo dell’umanità che stiamo vivendo, seguirà la luce dello Spirito – poiché “l’antica pietra ha ritrovato la sua folgore”. Ma tutto quello che è continuazione a vuoto del processo involutivo nella materia è condannato e non sopravviverà.
Le verità spirituali che rivivono in quelle anime in cui viene accolto il “figlio di Dio”, sono luce di speranza, incitamento a compiere i doveri prefissi, guida in mezzo ai dolori, alle sofferenze, ai pericoli a cui si è partecipi quali fratelli della umana famiglia, membri dell’umanità dolorante e aberrante, che non va rinnegata, ma che va fatta propria con la potenza della compassione e dell’amore

Rastignac

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