NEL CROGIOLO

crogiolo

NEL CROGIOLO

Poiché la forma si degrada e varia
in corrotta materia, e la bellezza
tradisce col trascorrere degli anni,
e la mano ferisce se ripudia
l’oggetto di un amore alla sua fine,
per non patire queste immani offese,
ecco, mi rendo a una placata inerzia,
a una stasi privata di ogni pena,
libera da moventi di passione.
Dico al mio cuore: férmati, ho trovato
il momento sublime, il dolce attimo
in cui dolore e gioia, tempo e sangue
ghiacciano il loro fiume diventando
calmo diamante, equilibrata pace.
E la mia mente un silenzioso lago
con sereni vascelli di pensieri
all’ancoraggio, finalmente paghi
dei peripli incessanti, dell’ozioso
vagabondare che riporta il viaggio
sempre al suo punto di partenza. Ho spento
sulle mie tempie l’onda inesauribile
del recidivo fuoco cui si accendono
i desideri, e la mia fronte splende
viva di quieta luce, ormai dissolte
in me le inesaudibili speranze.
Ma non è questa la mia sorte, né
il segnato destino. Occorre scendere
nel vortice, saggiare la veemenza
del turbine, salvare la fugace
dolcezza, nonostante la tempesta
che spinge il mondo alla brutalità,
farsi scudo nel vento per la fiamma
che rischia di morire, e della musica
alta, vibrante, della interna voce,
facili ostaggi di un sentire muto,
rendersi testimoni. Consumare
nel rogo della vita ogni tessuto
del nostro corpo. È quanto ci richiede
l’invisibile essenza: di provare
cosa valiamo esposti ai reiterati
oltraggi, alla violenza degli eventi,
ai colpi inevitabili del male.
E quando finalmente il logorìo
avrà fatto di noi combusta cenere,
da smembrate parvenze allora, forse,
il primo fiato e la bontà paterna
ci chiameranno a esistere, saremo
infinita radianza, eterno seme.

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Fulvio Di Lieto

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www.larchetipo.com/1998/feb98/poesia.htm

L’Archetipo, febbraio 1998 – Poesia

Fulvio Di Lieto | Il sito ufficiale

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