KASPAR APPENZELLER

Riportiamo qui di seguito un lungo estratto dall’introduzione di Silvano Mirami al testo da lui stesso tradotto La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana che ci offre un esaustivo ritratto dell’autore Kaspar Appenzeller.

Ringraziamo Silvano Mirami e l’Editrice CambiaMenti, sul cui sito (www.cambiamenti.com/Argomentogenesi.htm) è possibile leggere integralmente l’introduzione stessa nonché indice, prefazione e l’intero Capitolo I.

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Kaspar Appenzeller nacque il 13 aprile 1927, come terzo figlio di Susanne e Hans Appenzeller-Zellweger, a Davos in Svizzera. La difficile gravidanza di sua madre ad un certo punto fu veramente a rischio e si dovette alla sapienza e alla perizia del Prof Loffler – il quale in seguito sarà uno dei suoi insegnanti allorché intraprenderà gli studi universitari di medicina – se malgrado tante difficoltà tale gravidanza poté essere portata facilmente a termine. Kaspar nacque dunque tra quelle montagne svizzere, ch’egli sentì sempre come suo ambiente congeniale, come sua vera patria e anche come protezione. Montagne che amerà profondamente.

Sin dall’infanzia la sua salute fu cagionevole: a due anni e mezzo Kaspar venne colpito da una grave forma d’asma che lo accompagnò costantemente lungo tutta la sua vita e con la quale dovette di conseguenza fare continuamente i conti. All’età di sei anni entrò alla Rudolf Steiner Schule, ma ogni anno i gravi attacchi d’asma lo costringevano per un terzo del periodo scolastico a non frequentare le lezioni. Tuttavia, malgrado tale inconveniente, egli riuscì a seguire senza difficoltà l’iter dell’insegnamento.

A parte i problemi di salute, infanzia e adolescenza si svolsero solari e felici – così egli le ricordava – con i suoi fratelli Heiner e Vreni. Ma anche a scuola egli era amato – da compagni e insegnanti – per il suo carattere gioviale e per il suo particolarissimo umorismo, che ogni volta rallegravano l’ambiente. I suoi compagni poi, ammiravano le sue qualità artistiche, che eccellevano soprattutto nel disegnare e nel suonare il violoncello. Per tutta la vita Kaspar Appenzeller coltivò vari aspetti dell’arte e per le sue notevoli capacità avrebbe potuto diventare un artista riconosciuto ed affermato. Ma sin da piccolo sentì come sua propria missione –e volle ciò in maniera decisa – il diventare medico.

A questa sua peculiare missione di operare terapeuticamente nei confronti della malattia e della sofferenza umana egli si donò senza risparmiarsi, sacrificando qualsiasi ambizione, anche legittima, che avrebbe potuto realizzarsi in campi, sia scientifici che artistici, diversi dalla medicina. Una spinta, ed un aiuto, in tal senso kaspar Appenzeller l’ebbe sicuramente dal suo incontro con la Scienza delo Spirito di Rudolf Steiner, ch’egli conobbe già nell’ambiente familiare, tanto più che medico della famiglia Appenzeller era il Dr. Hans Werner Zbinden, amico fedele di marie Steiner e presidente della Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, ossia quel Lascito, fondato dalla compagna del Dottor Steiner, che per oltre sessant’anni tanto ha fatto per salvarne e diffonderne l’Opera.

Fu all’epoca degli studi ginnasiali a Flims che Kaspar Appenzeller affrontò l’Opera di Rudolf Steiner (la sua prima lettura fu la conferenza: Il sangue è un succo affatto peculiare) contemporaneamente all’opera e al pensiero di Platone. Nel 1947 si iscrisse alla Facoltà di Medicina all’Università di Zurigo e appena ventenne intraprese lo studio della medicina antroposofica e dell’euritmia curativa. Sin dalle prime fasi del suo studio venne giuidato dal Dr. Zbinden, il quale nutrì una tale fiducia nelle sue qualità, sia professionali e umane che interiori, da affidargli nel 1961 la direzione del Seminario Medico che si svolgeva alla Rudolf Steiner Halde a Dornach. Inoltre nel 1977, una settimana prima della sua morte, il Dr. Zbinden offrì a kaspar Appenzeller di diventare socio dell’Unione del Lascito di Rudolf Steiner, il Nachlaßverein.

Dopo l’Approbation, conseguita nel dicembre 1953, sotto i professori Löffler e Brunner e la Dissertation conclusiva, ossia la tesi c’egli sostenne nella primavera del 1954 su L’encefalite conseguente a morbillo, egli iniziò il periodo di assistentato al Regionalspital di Wattwil sotto la direzione del Dr. Christ, che per tutta lavita rimase per lui una personalità decisiva.

Nel frattempo egli poté realizzare nel giugno del 1954, dopo sedici anni di fidanzamento, quella che definì “la migliore decisione della mia vita” e portare all’altare Johnnie Stokar, ch’egli conosceva sin dall’infanzia e che fu poi la compagna della sua vita.

Nel luglio del 1955 nacerà il primo figlio Peter. A quel periodo risale il primo lavoro da lui pubblicato sul cuore.

Nell’autunno del 1956 egli poté rilevare a St. Moritz lo studio del dr. De Giacomi, appena defunto, studio medico che poté portare avanti per 42 anni. Il trasferimento in Engadina, tra le montagne dei Grigioni, da lui profondamente amate, fu un grande aiuto per la sua salute. Gli esordi non furono facili e nei primi sei anni i magri bilanci non gli permisero l’ausilio di un’infermiera. Ma in segfuito, sebbene il suo ambulatorio fosse aperto soprattutto ai pazienti locali, esso ricevette, sia per il suo talento e la sua pazienza, sia per la conoscenza delle lingue straniere ch’egli coltivava con gioia, pazienti da tutti i continenti.

Nel 1959 nacque il suo secondo figlio Georg.

Nel frattempo divenne medico scolastico a St. Moriz e lo rimase per oltre tre decenni. Ciò gli permise di approfondire, attraverso l’auscultazione cardiaca di migliaia di bambini, la sua conoscenza di tale arte diagnostica, giungendo poi a conclusioni preziose, ch’egli donerà al mondo nei suoi scritti su tale materia.

Nel 1978, dopo la morte del Dr. P.R. Berry, Kaspar Appenzeller venne eletto Presidente dell’Associazione Medica di St. Moritz, ufficio che espletò con grande coscienza e impegno per 20 anni.

La dedizione, veramente sacrificale, a curare le sofferenze umane lo portò a ricevere fino a cento pazienti al giorno, e allorché l’ultimo paziente lasciava l’ambulatorio, egli sidedicava per ore alle sue ricerche sul sangue e sul cuore. All’inizio degli anni 60 giunse a dimostrare sul cuore vivo di un pollo, documentandola con una pellicola da 16 mm, l’affermazione di Rudolf Steiner che il cuore non è una pompa bensì un organo di senso, e che il sangue stesso possiede la forza di muoversi lungo le vie sanguigne.

Naturalmente la sua dedizione al lavoro e allo studio, che lo portavano a non concedersi più di 5 ore di sonno per notte, non potevano non minare la sua salute, e nel 1965 ebbe un attacco di itterizia. Per qualche mese la sua attività ebbe un fermo repentino. Si ristabilì, ma gli rimasero come conseguenza forti emicranie che lo accompagnarono per oltre 25 anni.

Nel 1970, iniziò a tenere a St. Moritz un gruppo di lavoro antroposofico che portò avanti regolarmente sino al 5 novembre 1998, allorché venne colpito da ictus cerebrale. Tenne pure corsi e conferenze pubbliche che ebbero notevole risonanza nell’Engadina. Continuò la sua attività di conferenze al Seminario Medico presso la Rudolf Steiner Halde, a Dornach, e portò la sua parola in conferenze e corsi a Zurigo, Berna, Lugano, Berlino e Milano. Attraverso la collaborazione con l’euritmista Franziska Brem raggiunse una conoscenza approfondita del Corso di Euritmia terapeutica di Steiner.

Al di là di articoli vari, pubblicati su alcune riviste, Kaspar Appenzeller riversò i frutti del suo sapiente lavoro in quattro opere, ch’egli scrisse soprattutto nei periodi di ferie, da lui abitualmente trascorsi in Italia, sulla costa adriatica, o in Ticino.

La prima opera, apparsa nel 1976, fu la Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, che qui presentiamo tradotta. Traiamo, traducendola dai risvolti dell’edizione originale, la presentazione – verosimilmente dell’Autore – che ci sembra offrire una mirabile sintesi delle idee esposte in questa opera: “In questo libro il racconto biblico della Creazione viene messo in relazione all’evoluzione embrionale umana. In esso, come risultato di un lavoro di ricerca di lunghi anni, viene mostrato come questo documento biblico nelle sue possenti immaginazioni descriva esattamente quello che la scienza ha da dire oggi sulla nascita del corpo umano. Le immagini della nascita del cosmo del racconto della Creazione diventano per il lettore le immagini dello sviluppo embrionale umano. Egli perviene alla concezione che l’uomo è un piccolo Cosmo, un Microcosmo di fronte al grande mondo, il Macrocosmo. Inoltre questo testo, che in molti punti viene esaminato nell’originaria lingua ebraica, si dimostra una vera meraviglia; giacché non solo secondo il suo contenuto concettuale, bensì sin all’interno dei singoli suoni si estende la concordanza di queste potenti parole con la vita formatrice organica. Attraverso ciò si viene posti a confronto col fatto che lo scrittore di questo testo ha toccato i veri – invisibili, per occhi terreni – impulsi di formazione del cosmo e dell’uomo. L’impulsatore spirituale di questo libro è Rudolf Steiner, il fondatore della moderna Scienza dello Spirito. Lo scienziato spirituale insiste su nuove Vie alle forze originarie dell’evoluzione; egli comprende nella loro profondità i documenti provenienti dall’antica sapienza dei Misteri perché ritrova in essi ciò che egli ha investigato indipendentemente da qualsiasi documento. La sintesi qui realizzata di testo della Genesi ed evoluzione organica comporta un’elevazione di ambedue i rami del sapere. Il testo veterotestamentario diviene, in ogni sua parola, profezia di futuri eventi dell’umanità, così come l’embrione è la promessa di un uomo che in futuro agirà nel mondo – e l’embrione appare, nei suoi cambiamenti di forma, come testimone di processi di creazione cosmica da lungo tempo trascorsi. La profezia della Genesi indica inoltre con chiaro gesto, parola per parola, l’evento del Christo e la Via, che diviene possibile a partire da questo evento, dell’individualità alla mèta terrestre, e l’embrione cela attraverso i suoi gesti di nascita che l’uomo è predisposto ad esssere il portatore della forza dello Spirito, che mediante tale evento si è collegato alla Terra. A chi si rivolge il libro? Nell’introduzione si trova: questo scritto non presuppone alcuna conoscenza specialistica, si rivolge ad ogni lettore per il quale la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore”.

Ad esso seguì La Quadratura del Cerchio, del 1979, nella quale viene mostrata la soluzione di tale millenario problema attraverso l’uomo stesso. Il suo terzo libro fu Fondamenti per un nuovo tipo di auscultazione cardiaca, nel quale viene mostrata tutta l’ampiezza diagnostica che si apre ad un medico che voglia veramente approfondire tale arte.

Nella primavera del 1999 appare il suo quarto e ultimo libro: Il Calendario antroposofico dell’anima alla luce dell’evoluzione dell’umanità, che apre un nuovo accesso meditativo a tale opera di Rudolf Steiner. Sempre nel 1999 apparve la traduzione italiana del Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner, eseguita da Kaspar Appenzeller con la collaborazione di amici italiani.

A partire dall’aprile 1986 cominciarono ad aggravarsi i suoi problemi di salute. Dapprima una discopatia grave, poi l’ictus cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma per il quale dovette essere operato a Zurigo dal Prof. Iasargil. I problemi alla colonna vertebrale si aggravarono negli anni. Le sue ultime 16 settimane trascorsero al Paracelsius-Spital a Richterswil per un ictus transitorio in conseguenza di un collasso cardiaco. Chi lo incontrò in quegli ultimi tempi lo trovò cosciente, fluido nella parola e vivace nel pensiero come sempre. Affrontò con serenità e contagioso umorismo gli ultimi anni dolorosi della malattia, sino a quel 3 marzo 1999, un mercoledi, nel quale alle 9.37 egli chiuse la lotta della vita. La sua fu una vita eroica. La vita di un nuomo buono, forte, coraggioso e sapiente.

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