ORTIGIA

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Sono tornata e ho ritrovato le mie montagne ancora rivestite di neve, la stessa candida neve che ricopriva anche la parte più alta dell’Etna. Provo quasi stupore nel sentire l’aria ancora così fredda dopo il tepore dell’isola….avevo quasi dimenticato che siamo in febbraio, e questo, nel quale sono nuovamente immersa, è il febbraio del nord!

A Ortigia invece si respirava un’aria dolce, tiepida di primavera. Un po perché l’Africa è più vicina e un po perché Ortigia è prepotentemente mare. Un mare che la circonda da ogni parte e l’avvolge in un abbraccio ancestrale, isola collegata tramite due ponti a Siracusa e all’isola madre: la Sicilia.

Mille odori. La brezza marina, il pesce fresco sulle bancarelle, la frutta e la verdura, i formaggi e i salumi. Mille colori. L’azzurro del cielo che si confonde ovunque con il verde del mare e l’arancio-oro dei suoi tramonti. Il grido rauco dei pescivendoli, le urla dei fruttivendoli, il chiacchiericcio della gente. Mille suoni. E li, in mezzo a tutto questo frastuono e movimento, un tempio dorico solo e maestoso, superbo, nonostante le sue mutilazioni dovute al tempo, silenzioso e incastonato come gemma preziosa tra la modernità: è il tempio di Apollo.

La storia di Ortigia ha inizio circa tremila anni fa, quando, come narra Tucidide, Archia da Corinto cacciò i Siculi, fondando la nuova Siracusa con una colonia di Corinzi e ben presto la città assunse un’importanza fondamentale nell’economia del bacino del Mediterraneo.

Questi tremila anni di storia sono racchiusi e sintetizzati mirabilmente fra le pietre e i vicoli di questo piccolissimo lembo di Sicilia, conteso dal mare, non più lungo di millecinquecento metri e non più largo di settecento.

Non si può che provare ammirazione per quei molteplici monumenti e costruzioni che nel brevissimo spazio quasi ovoidale dell’isola, si compenetrano, si sovrappongono senza creare squilibri, ma che anzi, nella varietà infinita degli stili e delle epoche, costituiscono un tutto armonico e assolutamente unico al mondo.

Ortigia lascia incantato il visitatore che scopre i suoi tesori. Dai templi greci, al suo teatro greco dove in primavera tra quelle antiche pietre, risuonano ancora i suoni delle tragedie di Sofocle o di Euripide; dal suo duomo, famoso per la sua bellezza in tutto il mondo, che ingabbia in se un tempio dorico dedicato alla dea Atena e del quale sono ancora ben visibili le sue possenti colonne che emergono dai muri della navata di destra, alle fortificazioni spagnole sulle quali corre per tutta l’isola una passeggiata a picco sul mare; dai monumenti dell’arte normanna e sveva, ai numerosi palazzi del periodo catalano e poi barocco, fino al tempo presente…. ahimè non paragonabile alle glorie passate.

Lo “Scoglio”, come viene chiamato affettuosamente dai suoi abitanti, è la parte antica di Siracusa e, si può dire, il primissimo inizio della civiltà europea.

E’ la terra d’Alfeo e d’Aretusa, il mito dei miti, il simbolo più eccelso del legame tra la Magna Grecia e la Madre Patria. E’ qui che l’Occidente viene generato dall’Oriente.

Sono qui le più profonde radici del vecchio continente Europa.

Sul lungomare di Ortigia, si trova una meravigliosa fonte d’acqua dolce separata dal mare da una sottile striscia di terra, nella quale vivono una bellissima pianta di papiro e delle oche bianche: è la famosa fonte Aretusa.

E’ questa fonte che ispirò il mito che affascinò gli uomini di ogni epoca, perché racconta la profonda unione fra le colonie greche e i loro fondatori.

Aretusa, la bellissima ninfa che si trastullava nelle acque limpide di un fiume greco, un giorno fu vista dal dio Alfeo figlio del dio Oceano. Egli si innamorò perdutamente di lei, ma le sue attenzioni morbose non piacquero ad Aretusa che si rifugiò ad Ortigia dove la dea Artemide la tramutò in una fonte.

Il dolore di Alfeo per la perdita di Aretusa commosse Zeus che lo trasformò in un fiume, permettendogli così di raggiungere l’ amata, dopo aver attraversato tutto il mare Ionio. Da allora, narrano i poeti, quando ad Olimpia si sacrificavano degli animali lungo il fiume Alfeo, la fonte Aretusa si tingeva di rosso.

Anche il Carducci, ma non solo lui, si interessò a questa fonte e nelle “Primavere elleniche” scrisse: ….Amore, amor, sussurran l’acque e Alfeo chiama nei verdi talami Aretusa….”

Il legame tra Aretusa ed Alfeo era insomma la trasfigurazione lirica, mitologica di quel cordone ombelicale che univa la Magna Grecia alla Madrepatria e fu il mito più bello e più caro per una città che nacque greca e che tutt’ora, dopo tanti secoli e tante dominazioni, ha conservato l’anima greca, nella sua gente.

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9 pensieri su “ORTIGIA

  1. ciao Marzia ma quanto amore si sente in quello che hai scritto! prima o poi riuscirò ad andare in Sicilia, sono anni che sono costretta a rimandare…tu hai riacceso il mio desiderio ….vorrò allora anche vedere Ortigia…grazie!

    • Cara Loriana benvenuta tra noi!
      Se il mio post ha fatto sorgere nell’anima di qualcuno la voglia di visitare quell’angolino di Sicilia, valeva la pena di scriverlo.
      C’è talmente tanta bellezza nella nostra Italia, più conosciuta agli stranieri che agli italiani, che potrebbe aiutare a risanare l’anima di molte persone sofferenti.
      Grazie!

  2. Cara Marzia, grazie! Hai parlato di uno dei posti che mi sono nel cuore da 15 anni. Ogni volta che torno, è una scoperta sorprendente. Gli odori, i colori, i gusti, tutto di questa parte della splendida Sicilia è meraviglioso! Se potessi farei un appello turistico a tutti, vale la pena davvero di visitare certi luoghi, pur con le loro appariscenti contraddizioni! Grazie ancora!

  3. Cara Savitri,
    vorrei tanto vedere l’immagine di cui scrivi, ma sul mio schermo appare solo una strisciolina di un cm. di color lilla….forse l’hai rimpicciolita troppo!

    Ciao kiarodiluna, mi fa piacere che anche tu apprezzi la Sicilia, comunque vi
    assicuro che non sono stata pagata dall’azienda di soggiorno del luogo :-)

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