COMBATTERE LE TENTAZIONI CENTRIFUGHE

 spirale centrifuga

Ben giustamente in uno scritto recente di Eco, l’autore ricordava come Massimo Scaligero si rifiutasse di dare, ai tanti che sicuramente lo chiesero, un costrutto di concentrazione. Invariabilmente Scaligero rispondeva che questo sarebbe stato un errore. L’indicazione formale e il senso dell’esercizio, altrettanto importante, lo si trova alla base di tutti i suoi scritti. Mentre il “costrutto” sarebbe una incursione dialettica e definita oltre un confine dell’azione, in cui – mi pare ovvio – curiosità e finalità razionalistiche non dovrebbero avere neppure un permesso temporaneo per metterci il naso.

La concentrazione è un atto serissimo e se ciò non viene compreso…forse sarebbe meglio tentare altre cose. Chi è pratico di concentrazione sa che, di fatto, entra in un mondo diverso, dove inizia a trovare un grado di realtà superiore a quello che gli è consueto, avverte che la pace è possibile, che un centro dell’essere esiste, che la determinazione sacrificale di tutto quello che avvertiva abitudinariamente come sostanza di sé, può consumarsi in un punto geometrico oltre il quale si spalanca l’infinito.

Da quello che ho sentito e visto – e gli anni non sono pochi – mi pare evidente che solo una minoranza di discepoli dell’antroposofia si sia sentita disposta a seguire la via, “più esatta e sicura” della Scienza dello Spirito. Ciò è assolutamente comprensibile: in genere la comunicazione antroposofica dona tantissimo alle anime mentre la luce del pensiero, se diventa il contenuto per eccellenza dell’anima, appare fredda, arida…anzi non appare affatto se non come un invisibile che illumina ciò che del pensiero giunge a coscienza come rappresentazione. Quest’ultima è sempre riproduzione del sensibile, sia esso una poltrona oppure un saputo o un pensato. In tal senso, attenendoci all’esperienza, non potremmo mai dirci altro che materialisti: l’interiore presentandosi come specchio imperfetto e frammentato del mondo sensibile. Pure il sopravvalutato sentire, quello ordinario sia chiaro, non se la cava, rivelandosi solamente l’impronta di condizioni o situazioni: dando anzi una passiva e ingiustificata valenza di valore vitale alle “cose”.

La Scienza dello Spirito ci indica un percorso che, prendendo l’avvio dall’esperienza dell’immanenza di questo pensiero che come puro riflesso non condizionante ha avuto il positivo compito di rafforzare il senso dell’Io ed un certo spazio di libertà di cui purtroppo troppo pochi sembrano esserne consapevoli, può risalire al suo momento dinamico  ossia a ciò che esiste potentissimamente prima che si rifletta, ormai estraniato, in ogni cosa altra da sé, in cui  è pressoché impossibile intuirlo.

La strategia atta a percorrere questa strada è, al contempo arida impersonalità scientifica e arte ineffabile. Chiamiamo il suo gesto col nome di concentrazione.

Sinceramente è un pessimo nome, così generico e abusato che, a fronte della comprensione superficiale, regge poco. Tant’è che potremmo usare il termine antico di ekagrata, che almeno rallenta la disattenzione. Naturalmente l’obiezione consisterebbe sulla liceità del significato. Vero! Ma anche altri termini d’uso, come karma, atma ecc. devono venir corretti da una energico lavoro di comprensione e rettifiche.

Del resto, in tutta la Scienza dello Spirito, la facile fissazione dei concetti e delle immagini in quadri statici è l’errore tra i più gravi. Tutte le comunicazioni antroposofiche sono congegnate in modo da rendere il pensiero mobile e immaginativo (sto parlando di una condizione già non comune): se per passività e pigrizia si permette alle comunicazioni di scivolare sul piano razionalistico della mente (e di restarci), mi pare inutile girarci intorno: si consegna la prima fioritura dell’Anima Cosciente al dio oscuro. Cosa che viene fatta e perseguita con lodevole impegno.

Occorrerebbe mettersi d’accordo, una buona volta – una volta per tutte – che già il tentativo di una corretta conoscenza volta allo spirituale, implica un grande sforzo, una vera e propria lotta con sé stessi e col proprio mondo concettuale: quest’ultimo è dapprima, per proprie peculiarità, naturalmente inadatto ad acquisire senza rivoluzioni, i pensieri che, anche se aggiogati alla necessità dialettica, recano contenuti spirituali. In questo caso occorrerebbe accorgersi che la struttura dialettica è pura forma che l’anima dovrebbe superare: non col facile rumine della propria provincia emozionale, né con la fantasticheria che vola oltre i contenuti.

Ci sono parole e frasi: sono esse il territorio di confine che va superato per azione profonda, esercitando un pensiero più profondo. Si giunge persino a percepire come il cervello venga maltrattato!

Suppongo conveniente per il lettore che su ciò mi ripeta: se lo studio e la comprensione della letteratura spirituale non includessero fatica, lotta e superamenti interiori, se appagassero l’anima come fossero zucchero filato, nessuno dovrebbe illudersi di ricordare così Scuole sovrasensibili: per restare in dolce analogia, piuttosto si è trovata la via del Luna Park dello spirito. O del Paese dei Balocchi.

Realtà e finzione. Occorre che vi citi qualche nome inciso sui grani del rosario delle personalità che prima e assai meglio di me, hanno ammonito gli incauti ricercatori del pericolo di farsi attrarre proprio da quello che per l’anima bastarda è facile ed attraente?

Non si tratta di chiudere l’interiore a quanto ci viene incontro ma di riflettere poi, attentamente, se regge ad una logica essenziale e infine, se saprebbe reggersi per sé, senza il nostro complice intervento.

Tutto questo dovrebbe avvenire sul terreno di una serena e illuminata luce di consapevolezza.

Con la scomparsa di Massimo Scaligero, il senso di un serio lavoro interiore fondato sui fondamenti del proprio Io, per tanti è svanito in un soffio. Troppi si sono, per così dire, sostituiti a lui: più di zero sono subito tanti!

Vige una femminea attitudine (chiedo scusa alle lettrici) di cercare e trovare un polo aggregante fuori di sé. Senza alcun impulso conoscitivo ma fondamentalmente emozionale. Cito il caso della signora von Halle, verso cui mi astengo da ogni giudizio.

Allora: ha le stigmate, non mangia, possiede vari e diversi poteri: bene! Ma, detto semplicemente, qual è l’ aiuto che lei può dare al mio lavoro interiore? Se il suo principale avversario che non demorde e lancia dardi con la scusa di Caterina Emmerich, imparasse da oggi a volare come Superman, certo sarebbe sensazionale…ma ciò cosa porterebbe nel mio tentativo di modificare la mia coscienza?

Cerchiamo di essere seri: per certi versi basterebbe giungere all’intuizione della persuasione di Michelstadter rispetto alla rettorica e il ricercatore farebbe un enorme passo in avanti. Ma il conoscere è davvero difficile.

29 pensieri su “COMBATTERE LE TENTAZIONI CENTRIFUGHE

  1. Detta in altre parole:
    Finché tu mi racconti di come sei bravo a pescare, di quanti pesci hai pescato,
    io non sazierò la mia fame…solo se mi insegnerai a pescare ed io, spinto dalla fame, seguirò ogni tuo insegnamento fino a diventare a mia volta un bravo pescatore, sazierò finalmente la mia fame!

  2. Peccato isidoro: un articolo condivisibile “sporcato” da una chiusura sciatta e “spiritualmente qualunquista”. In altre parole il richiamo alla Von Halle te lo potevi risparmiare. Mi ha ricordato alcuni “cari amici” che dopo aver ascoltato una conferenza di Jesaiah Ben Ajharon commentarono “ma che ce frega, noi ciavemo Massimo e Mimma”. Non mi sembra il modo migliore di “guardarsi intorno”. A prescindere da ogni personale apprezzamento o disprezzo per la persona in questione o da quello che Tizio o Caio puo’ aver sperimentato leggendone i testi o incontrandola di persona, è l’idea di fondo che trovo errata, sine ira ac studio.

  3. Allora, caro Mittel (che, come prevedevo s’è fatto vivo e di ciò sono contento), lascia alla politica di due soldi il termine “populistico”.
    Era solo e semplicemente semplice. Ho premesso l’astensione del giudizio, del resto necessario per personalità alte o complesse. E non ho menzionato né Scaligero né Mimma.
    Dico semplicemente che (esempio di questi giorni) conferenze antroposofiche come “La formazione dello spirito del popolo alla luce dell’opera di G. Verdi”
    mi danno l’orticaria e quello che è più importante non spostano, non modificano di un pelo la cosa più importante: la modificazione della coscienza, della mia coscienza.
    Mi pare che si sia dimenticato l’assunto di una Scienza dello Spirito, anzi peggio poiché è come se la Filosofia della Libertà (beninteso con il suo contenuto) fosse stata buttata via.
    Certi risultati dell’opera della von Halle non sono tali da ingenerare fantasiose speranze. E’ di questi tempi una lettera indignata rivolta all’Edificio e sottoscritta da importanti antroposofi, tra cui Peter Tardowski che per ribattere alle – certamente discutibili – interpretazioni di Prokofieff, anatomizza le varianti interpretative di termini ebraici menzionati dall’oratrice.
    Così, il risultato appare come una nuova corrente guenoniana-antroposofica che ingenera una grande tristezza.
    Credo che, prima di salvare il mondo, andrebbe salvato l’io e su questo, che non è una cosa, edificare ciò che ci è possibile. Senza fondarci sul passato o sulle correnti.
    Confermo quello che ho scritto: sono “difese” emozionali: non appartengono al lavoro a cui siamo stati, certo ognuno a modo suo, chiamati.
    Lo slancio va “estratto” dal nostro cuore, mica dal sentito.

  4. Confesso che, tralasciando il caso VH, mi ritrovo abbastanza con Isidoro. Comincio a sentire molto estraneo a me il lato didattico esoterico dell’antroposofia. Voglio dire: a cosa serve sapere che l’anima di popolo si modifica nell’eterico quando ogni mattina mi alzo e mi accorgo che sono lontanissimo dalle cose più semplici. Mi accorgo che non sono libero.

  5. In effetti…..a mio modesto giudizio concordo con Isidoro in termini di paragone fatto con un naturale senso di spregiudicatezza e senza ipocrisia alcuna. Per quanto riguarda il mio modo di vedere le cose che ci accadono intorno, trovo che personaggi come la von Halle sono di sprono e di aiuto a tutti coloro che sono seriamente in cammino anche se questo è al livello emozionale.
    Noi tutti abbiamo bisogno di esempi che, nei momenti di sconforto o di sfiducia rinsaldano e stimolano la nostra interiorità ancora fragile. Poter guardare ad altre individualità che sono nella prova o in uno stato di grazia lo trovo non solo auspicabile ma addirittura stimolante per la nostra crescita.

  6. Carissimi ecoantroposofi, facciamo “a capicce”.
    Fatta salva la centralità della disciplina interiore è indubbio che chi minimamente tenga alle sorti proprie e di quella Scienza dello Spirito debba cercare di afferrare quello che bolle in pentola su questa massa terracquea. Ho visto e vedo in giro la tentazione di “chiudersi” in maniera preconcetta e credere che con la morte di Massimo Scaligero e (per chi la riconosceva per quello che era,ovviamente )un decennio dopo di Mimma Benvenuti sia cessata la possibilità che “Inviati del Cielo” agiscano sulla Terra . E’ così.? In via “teorica” almeno, non lo posso credere.
    Ed allora? A mio parere,ma non solo mio, bisogna guardarsi intorno e cercare di decifrare glieventi.
    Che ci vuol dire “il caso Von Halle”?
    E quello “Ben Aharon”? Impostori ? (Come vuole la santa Inquiisizione russo-germanica del buon Sergeji?)
    Oppure DIVERSE (rispetto a quello che abbiamo appreso e praticato noi, fortunati figli d’Italia) modalità di espressione dello Spirito? (anche se l’opera “filosofica” di Ben Aharon presenta diversi spunti “scaligeriani…)
    Ed ancora , vi sono all’opera,oggi, individualità alla loro seconda “incarnazione antroposofica”? Con quali compiti? Come possiamo “inquadrarli” nello “schema concvettuale” della Via del Pensiero?
    Insomma, se ci si trincera, magari giustificatamente per il proprio vissuto personale, dietro la disciplina e si fustiga in partenza ogni manifestazione che accade OGGI (..il tempo passa….), sottolinenado, talvolta ossessivamente le carenze del “resto del mondo” certe risposte non verranno mai,neppure in abbozzo.
    Ma resta, per fortuna ,qui su Eco (altrove,salvo pochissimi,mamma mia!!) la bontà e la geninuità di certe “pars construntes” di diversi articoli.
    Mentre invece ,caro isidoro, non mi sembra neanche giusto ironizzare perchè a Dornach, accusata di “leggerezze” nel suo lessico “ebraico.aramaico” gli amici della Von Halle rispondano per le rime (e non è che lo stesso Steiner ci andasse leggerino quando si trattava di difendere cio’ che affermava, mentre magari la gran parte dei suoi seguaci dormiva, avvolta nel bozzolo della “sapienza esoterica” e della “meditazione”..e vennero Adolfo e Giuseppe!).
    Detto ciò ritorno al positivo di quanto si legge qui, che è comunque molto: è vero senza slancio interiore non si fa nulla e qui, ahinoi, i pesi karmici lavorano alla grande, sia nel paralizzarlo in partenza, strozzandoci nelle spire di una quotidianità sempre piu’ pressante (vai Renzi, che sei solo….) sia per guastare i (eventuali) risultati del lavoro di concentrazione. Del resto cosa ci vogliamo aspettare da un “mondo” ormai in pieno “scivolamento nella barbarie” (Dornach Giugno 1924)?

  7. Buongiorno, confesso che alla prima lettura anche io mi ero sentita un po’ infastidita per il riferimento alla VH, solo rileggendo quanto scritto mi sono resa conto di cosa si volesse dire e che Marzia ha colto e riassunto beissimo con poche parole…. ho fatto pratica anche in questa occasione su me stessa della necessità quotidiana di un livelllo di pensiero più lucido, più presente, più saldo, e sinceramente mi sento anche contenta di me stessa per essermene accorta in tempo prima di sparare un giudizio…. mi sento contenta di quel momento preciso in cui mi sono detta….no, forse non ho capito bene…..

  8. Più che chiudersi in maniera preconcetta ci si chiude davanti alla mancanza di fatti.

    Von Halle o no da Dornach non esce più nulla se non messaggini di pace e gioggioia. Il poco di serio non sorpassa la fila dei fedelissimi.

    Non fa per me, semplicemente. Lascio tutto serenamente a chi ne ha bisogno e mi rileggo la FDL. Mi aiuta di più.

    Steiner, dici bene mittel, probabilmente li avrebbe presi a calci e non avrebbe fatto le conferenze su Verdi… Appunto.

    Modi diversi di agire.

  9. Carissimi, credetemi: già immaginavo le critiche.
    Anche se ciò può non apparire, quando mi è possibile, non scrivo del mio portato senza averlo confrontato con altri che hanno vissuto da molti decenni le loro esperienze e se c’è qualcosa che è simile è il processo di semplificazione e un interesse vicino allo zero per le “novità” del giorno prima.
    E ben poco mi importa se alcune cose che dico paiono offensive (agli anziani è permesso, no?).
    A mio parere SCHEMATIZZATE: che ciò sia ragionevole o razionalistico decidete voi. A me importa poco.
    Ma credete davvero che le individualità che apparvero con i nomi ben conosciuti, quando parleranno e se insegneranno, sarà cosa comprensibile fuori dall’esperienza intuitiva? Credete che riprenderanno a parlare di antroposofia?
    Siete ingenui. Se non andate oltre le forme, non li riconoscerete, non li comprenderete. Il tempo è scaduto.

    • Coincido totalmente,
      e consapevole di camminare sulle uova mi domando, incluso aldilà della VH, rispetto a tutta la straordinaria, ineffabile opera del Dottore concentrata nelle opere “cristologiche”, e ripeto, aldilà del senso di profondo rispetto, venerazione e devozione sincere que generano, mi domando, torno a dire, che cambia nella mia interiorità conoscere (leggere) tutte le dinamiche occulte del processo di incarnazione del Principio Solare, se primariamente non comincio operativamente a sperimentare e identificare (o almeno comincio a creare le condizioni interiori per farlo) la Vita del Logos nella Vita del Pensiero ? Non vuole essere nè retorica, nè scandalosa, è una domanda che mi faccio da tempo, e mi sembra venga al caso.

    • Isidoro il discorso su “forma” “intuizione” “antroposofia” e la conseguente accusa di essere ingenui a chi cerca di scorgere dei “segni” nel mondo antroposofico rischia di gettare via bimbo ed acqua sporca.
      Esso,così come l’hai formulato, cozza contro l’edificio stesso dell l’Antroposofia e delle le sue figlie , che a detta di Steiner, sono una necessità per l’oggi e per il futurro (altrimenti Steiner si sarebbe limitato alla FDL e non avrebbe dato la vita per tenere in piedi Movimento e Società).
      Per cui-ed a prescindere dalle nefandezze compiute dai “custodi” dell’Antroposfia (ma ..vogliamo parlare di cio’ che è accaduto in Italia dopo la morte di Massimo ?…no meglio di no…) i “poveri ingenui” che non sanno andare oltre la “forma” (che spesso nell'”Antroposofia” coincide anche col contenuto…..purchè ci sia il necessario livello di destità,) si “dilettano” nell’investigare,coi loro striminziti mezzi d’indagine onde cercare di “com-prendere” quello che accade a Dornach e dintorni, che,da questo punto di vista ,sono la Terra ed il Cosmo….
      Il Tempo e’ certamente scaduto, ma questo non significa che il Cielo non abbia le sue “contromosse” ed il Cristo SIA…

  10. Paiono offensive? Non vi ravviso nulla di offensivo. Semmai espressione di lecita e condivisibile opinione, da confrontare e scambiare con altre le piu’ diverse. Pero’ cio’ che ha trasmesso Isidoro, e cioe’ che l’esperienza personale interiore di certi nobili personaggi, tra l’altro avversati in grandi crociate dallo stesso presidente o ex presidente della Societa A. ( scusatemi ma ultimamente non sono aggiornata), non puo’ diminuire ne’ aumentare la mia responsabilita’ e liberta’ nel mio personale cammino per la conquista dell’autocoscienza, perlomeno ne’ piu’ ne’ meno di quanto altre grandi anime passate e contemporanee possano fare.
    Della signora V.H. ho letto pochissimo, sicuramente interessante e intelligente. Mi ero comunque ripromessa tempo fa di comprare un libro della V. H. per leggerlo, prima o poi lo faro’. Saluti a tutti.

  11. Mittel. Posso solo parlare per me. Ma se fosse per la società antroposofica e le figlie come son ridotte oggi come oggi io girerei i tacchi e me ne andrei. Abbiamo provato tutti a lottare ma siamo… Sono stufo. La “Antroposophic, waldorf, euritmia s. p. a” serva chi deve servire e chi se ne bea… Donazioni sempre gradite ovviamente.

  12. Quello che, caro Mittel, chiami “discorso” per me è esperienza. Come cerco di dire zufolando in varie note, il Sinedrio buono ed il Sinedrio cattivo non mi i n t e r e s s a n o. Scemo come sono mi muovo da esperienza a esperienza.
    Ma se vi scandalizzate per così poco mi sa che certe cose non si potranno mai comunicare. Pazienza.

  13. Dunque balin per te l’antroposofia in quanto contenuti visibili è tutta da buttare…beato te che la conosci su tutto “l’universo mondo”.
    Io mi limito a constatare quello che posso con i miei poveri mezzi indegni di ricevere “comunicazioni” (i “maestri” sono altri…) e ,al di là delle evidenti magagne, ti posso dire che la mia esperienza delle “figlie”, euritmia,pedagogia,medicina non è così negativa, specie in un mondo dove di alternative non distruttive non ce ne sono proprio.

    Scusate ma sento diinuire sempre piu’ la consonanza che avevo con Eco, ma certamente dipende dal mio pessimo carattere.

    • Mittel… Hai mandato i tuoi figli alla waldhorf? Beato te che puoi visto che qui chiedono cifre altissime NONOSTANTE i contributi della regione (statuto speciale). Stesso dicasi per la medicina.

      Alternative non distruttive non so se ve ne sono ma se Steiner avesse voluto che le sue “figlie” diventassero la merce di lusso che sono ora allora avresti ragione.

      I metodi sono quelli e li apprezzo fin dove posso applicarli io. Quando necessariamente mi serve un esperto mi spiace ma sono un misero falegname.

      E qui palo solo delle figlie bene applicate. Possiamo pure parlare di quelle “adulterate” se vuoi. O facciamo finta di non vedere che esistono col beneplacido delle prime.

      No amico la tua consonanza con Eco diminisce perché ti sei addolcito e concedi molto di più rispetto ai vecchi tempi. Il pessimo carattere lo abbiamo noi che siam rimasti orsi musoni. Sopratutto le signore 😀

      • si balin le scuole waldorf costano ( ed infatti dopo qualche anno ho dovuto mandare i miei pards alla scuola pubblica). Costano perchè la Triarticolazione Sociale cui Steiner dedicò tanto tempo ed energie, tuffandosi nella “maya” , perchè conscio che senza la TRiarticolazione la società darebbe andata a catafascio-come è puntualmente- e sanguinosamente- avvenuto- è al di là da venire.
        Quanto al mio “addolcimento”, (sperando comunque che tu non intenda “rincoglionimento”) , se c’è stato, è nato dalla consapevolezza dell’inutilità di “alzare i toni” sul web.
        Ma cio’, credimi, non c’entra nulla con la mia disillusione: che è mia e tale resterà, senza che per questo il mondo crolli. Transeat.
        Certamente si leggono molte cose di valore ed utilità su Eco, ma….
        .Ma , amio parere, la salsa con cui vengono condite, manda spesso , per le mie ( e non solo mie…) narici sensibili , odori sgradevoli di dogmatismo, negatività ,criticismo. aggrssività,autoreferenzialità di picciol gruppo.
        Tutto cio’ , a mio avviso,e fuori dai denti, risale ad un momento ben preciso, coincidente con l’arrivo di un determinato personaggio, che ha dato una notevole accelerazione agli “odori” di cui sopra.
        Peccato, (per me naturalmente) perchè vedo che gli altri (pochi) contributori sono felici e contenti.
        E quindi: così vada e buon proseguimento.

        • Mittel io a quel personaggio devo la serenità mia e della mia famiglia. Al contrario di altra gente con le narici più delicate ed il cuore più arido ha fatto per un perfetto sconosciuto come il sottoscritto più di quanto sia stato lecito chiedere.

          Il dogmatismo, la negatività ed il criticismo invece li ho trovati da tutt’altra parte.

          E non ti parlo dell’aggressività perché non è il caso.

          Stavolta, amico mio, i tuoi fatti personali ti stanno influenzando troppo. Lo so che non mi crederai perché sei zuccone come me ma stai prendendo una cantonata mostruosa.

          La prima seria da quando ti conosco. Te lo dico col cuore.

  14. Tutti… “voi”? Ma cos’è il “revival” dell’anima di gruppo? o dei “fedeli alla linea”? e quale poi, in un mondo ove ognuno ha la “sua” antroposofia o il “suo” Massimo da contrapporre agli “infedeli”, alcuni dei quali “innominabili”…..Bah io sapevo che la Scienza dello Spirito e il campo ,per eccellenza. della responsabilità INDIVIDUALE, ma evidentemente mi sbagliavo.
    Dai su..lasciamo perdere.

    • Infatti io ti ho risposto che mi assumo le MIE responsabilità in quanto mi trovo assolutamente d’accordo con gli scritti, e che gli altri, individualmente, han fatto altrettanto. È pure responsabilità individuale il fare una scelta. E la scelta è inevitabile visto che ti posso confermare che si è passati alle minace ad personam.

      Cose già dette. Se poi per te la soluzione giusta è quella del far finta di nulla, magari perché non mi credi, va bene.

      Io non posso e non voglio convincerti. Hai solo la mia parola. Dagli tu il valore che vuoi.

    • La responsabilità INDIVIDUALE è forse incompatibile con l’esercitarla anche nei contesti del vivere che ci vedono interagire con altri?

      Dogmatismo, negatività, criticismo, aggressività, autoreferenzialità di picciol gruppo..si è partiti da un elemento accessorio (il riferimento alla Sig.ra V.H.) , esemplificativo, non offensivo e tutto sommato non centrale in un discorso più ampio ed importante per arrivare a questa vecchia e solita solfa che data ben prima dell’ingresso di chichessia e che ha ben stufato? Mi dispiace e mi soprende, Mittel, vederti ora tra i solfeggianti. Ma se ne sei convinto, va bene così.

  15. Salve a tutti.
    Ho il sospetto che il motivo di certo ‘accendersi’ delle discussioni sia dovuto al ‘medium’ utilizzato, cioè internet.
    Non vedo contraddizioni tra ciò che scrive Isidoro e ciò che scrive Mitteleuropeo, e sono anche dell’idea che simili discussione probabilmente non sarebbero nate al di fuori di scambi epistolari elettronici.
    Marzia ha ‘tradotto’ in maniera ineccepibile ciò che Isidoro intendeva (e per il quale a dire il vero non c’era bisogno di ‘traduzione’).
    Ho avuto scambi su Facebook sia con Mittel che con Isidoro, persone serissime e che stimo e che in questi anni mi hanno aiutato coi loro scritti, e so che entrambi non ignorano nè il contributo della VH nè di Ben-Aharon (al cui lavoro peraltro sono particolarmente interessato).
    Incontro una volta a settimana un gruppo di persone che si riuniscono e che appena si accostano all’antroposofia, e quindi so anche che la via secca che ci ha dato Scaligero non è per tutti (almeno temporaneamente).
    Perciò mi preoccupo di (tentare di) realizzarla io, di non essere io a tradirla.
    La condanna, il (pre)giudizio non è mai giustificato, e anche quando Coloro cui facciamo riferimento ebbero ( e hanno, perchè chi legge i loro scritti non può non intenderli anche come ‘dialoghi’ tra sè e l’Autore) a redarguire, ciò mai fu nel senso di confondere l’errore con l’errante.
    O anche, per i poveri mortali come me, confondere il presunto errore col presunto errante.
    Ma è sempre questione di esperienza sul campo, piuttosto che di ‘moralismi’ dialettici.
    Quindi quando scrivo sulla ‘condanna’ e di ciò che la muove, la intendo non nel senso del ‘volemmossebbene’ ma proprio in senso epistemologico.
    Sono grato di tutto il lavoro che fate, questo è uno dei pochi (ne conto due compreso questo) siti seri che vale la pena frequentare.

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