ASVERO, L'EBREO ERRANTE

Asvero

Cari amici, oggi vi voglio raccontare di Ahasverus (o Asvero): l’Ebreo errante.

E’ una leggenda tratta dalla mitologia cristiana alla quale si possono dare diverse interpretazioni.
La più evidente è quella di vedere nell’ebreo errante la personificazione metaforica del popolo ebraico nella sua diaspora, ma Asvero è anche il simbolo di tutti noi, anime viandanti affamate di spirito, in cammino verso la Meta lontana, ed io ve la racconterò con le parole di Goethe.

Sto leggendo la sua autobiografia intitolata: “Dalla mia vita – Poesia e Verità” un libro molto interessante perchè, seguendo il racconto della sua vita, ci si trova immersi nei fatti e nelle atmosfere del secolo diciottesimo…..e poi raccontate da Lui , dal grande Goethe!

Egli descrive, anche, come gli venne l’idea di elaborare epicamente la storia dell’Ebreo errante, dramma che comunque, per vari motivi, non portò mai a termine, ma credo valga la pena di leggerla dalle sue parole:

“A Gerusalemme viveva un calzolaio al quale la leggenda dà il nome di Ahasverus.
Poichè dunque egli, nella bottega aperta, si intratteneva volentieri coi passanti, li stuzzicava, e alla maniera socratica incitava ciascuno secondo il suo carattere, i vicini e gli altri del popolo si fermavano volentieri da lui; vi passavano anche Farisei e Sadducei, e, accompagnato dagli Apostoli, il Redentore stesso compariva forse talvolta da lui.

Quantunque i pensieri del calzolaio fossero rivolti solo alle cose terrene, egli fu preso da un particolare affetto per Nostro Signore; e questo si espresse sopratutto nel fatto che egli tentò di convertire al proprio modo di pensare e di agire l’alto Uomo del quale non comprendeva l’animo.

Si mise perciò ad insistere con Cristo perchè uscisse dalla contemplazione, non andasse in giro per il paese con quegli oziosi e non allettasse il popolo a lasciare il lavoro per seguirlo nella solitudine: infatti una moltitudine di gente radunata, diceva, era sempre eccitata, e non sin poteva aspettare nulla di buono.

Dal canto suo il Signore, cercava di fargli comprendere simbolicamente le sue idee ed i suoi fini più alti, ma ciò non dava alcun frutto in quell’uomo grossolano. Perciò, quando crebbe l’importanza di Cristo ed Egli divenne anzi un personaggio pubblico, il calzolaio benpensante fece sentire la sua voce con sempre maggiore asprezza ed impeto, profetizzò che ne sarebbereo necessariamente derivati disordini e ribellioni e che Cristo stesso sarebbe stato costretto a dichiararsi capo di partito, la qual cosa non poteva certo essere nelle sue intenzioni.

Svolgendosi poi gli avvenimenti nel modo che sappiamo, con la cattura e la condanna di Cristo, Ahasvero si eccita ancor più violentemente allorchè Giuda, che apparentemente ha tradito il Signore, entra disperato nella bottega e racconta lamentandosi il suo gesto
malriuscito…..Ahasvero, per nulla mosso ad indulgenza per questo racconto, inasprisce invece ancor di più le condizioni del povero ex-apostolo, cosicchè a costui non rimane altro che correre ad impiccarsi.

… Allorchè Gesù, condotto a morte, passa davanti alla bottega del calzolaio, il sofferente cade sotto il peso della croce e Simone di Cirene viene costretto a trascinarla avanti.

Qui si presenta Ahasvero, alla maniera di quelle persone dure e guidate solo dalla ragione le quali, quando vedono un infelice per propria colpa, non sentono alcuna compassione, ma anzi, spinti da un senso di giustizia prematura, accrescono il male con i loro rimproveri. Egli esce fuori e ripete tutte le precedenti ammonizioni che ora trasforma in violente accuse.

Il Sofferente non risponde, ma in quel momento l’amorosa Veronica asciuga il volto del Salvatore col lino, e quando lo toglie e lo solleva in alto Ahasvero vi scorge il volto del Signore, ma non quello che soffre nel presente, bensì un volto meravigliosamente trasfigurato ed irraggiante vita celeste. Abbagliato da questa apparizione, distoglie gli occhi ed ode le parole:

“Tu dovrai errare su questa terra, finchè non mi rivedrai in questa figura”.

Il colpito ritorna in sè solo dopo qualche tempo e trova deserte le strade di Gerusalemme perchè tutti si sono affollati sulla piazza del giudizio;…. disperazione e desiderio di Lui lo trascinano via,

……ed egli comincia il suo eterno cammino.”

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