TRADIZIONE, ANTITRADIZIONE

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La tradizione può opporsi alla tradizione? Sapete, poiché iniziai la mia vita lavorativa come pedagogo, basta che peschi Charles Fourier (1772-1837; filosofo, pedagogista, utopista) , il quale riteneva che in sé ogni istinto era benefico, purché lasciato libero: basterebbe lasciar crescere ogni desiderio nel suo luogo appropriato. Ogni cosa al posto giusto ma sollecitando tutti a lasciare libero corso ad ogni impulso.

Poi, infine, leggendo le sue opere, dopo tanto discorso sulla libertà, raccomanda una educazione che pieghi i giovani alle brame dei decrepiti.

Ecco: l’ordine saintsimoniano (Saint-Simon 1760-1825; filosofo industrialista) e l’anarchia fuorerista sono antipodi amici.

Chi, in modo ignaro ed impreciso, andrà cercando le forme eterne della Tradizione sul terreno di doverose dissipazioni e di parole d’ordine rigorosamente deformanti?

Il tempo caro a sé stessi (il tempo libero) possiede due formulazioni: una scioglie l’erotismo dalla procreazione, l’altra la psiche dalla realtà oggettiva.

Il gregge allucinato fornisce ai tecnocrati il materiale umano per esperimenti di infinita manipolazione. Come le meraviglie meccaniche fornirono agli ozi dei re cinesi e ai satrapi dell’età alessandrina, intrattenimenti in cui la fantasia imprimeva il delirio al ferro e al legno, così tra non molto gli oligarchi potranno dilettarsi tra illimitate produzioni di uomini-bestia nei propri giardini zoologici.

Tutto ciò è in fieri, permane nell’altezza la Tradizione e solo l’odio per essa spiega la pratica smisurata della dialettica su ogni cosa, la critica selvaggia, la tradizione dell’inestirpabile tradizione dell’antitradizione.

I caratteri della tradizione diabolica sono invariabili nel tempo (anzi, fuori del tempo).

La tradizione diabolica loda le parole del Menzognero: “Sarete come dèi” ovvero non sarete conformi alla direzione della vostra divina origine, bensì avrete poteri imitanti il divino: “sarete come dèi, pur seguendo i vostri istinti”.

La tradizione dell’antitradizione rifiuta gli angeli, rischio non sbagliato in sé ma mozzato nella sua grandezza dalla cieca lotta per l’utopia del perfetto ordine tecnologico e dell’istinto liberato!

Quando la Maddalena si presenta a versare gli unguenti sui piedi del Cristo, Giuda Iscariota la biasima dicendo che converrebbe donare il prezzo dell’unguento ai poveri.

In questa immagine, in queste parole è racchiuso già tutto il pensiero della tradizione diabolica.

In poche parole non spetta a ciò che fonda metafisicamente la moralità, il consiglio di donare ai poveri, bensì all’atto di donare ai poveri, spoglio di ogni principio, spacciato per fine ultimo.

Reso ipocrita, transitorio, figlio della psiche.

Se si toglie ogni primato al rito, lo si ruba all’oggetto del rito: all’essere perfetto. Togliendo all’essere perfetto la supremazia, se ne nega implicitamente il suo assoluto a cui si contrappone la natura relativa di un atto umano ordinario.

Nel biasimo di Giuda è racchiusa la sostituzione del banale al sacro.

Ora il bisogno umanitario è già anteponibile all’Idea: ciò pone fine ad ogni criterio per porre in gerarchia i bisogni: prevarrà dunque il bisogno più violento e nevroticamente più astuto. Saint-Simon e Fourier sono già presenti nel discorso dell’Iscariota.

Il discorso di Giuda si ripete di progenie in progenie, con maschere diverse e identità eguali.

In particolare menziono la “sete di novità”: essa, di solito, copre perversioni, poiché se il primato è del bene, questi è ben difficile che abbia bisogno di nuove, incessanti qualità.

Poi c’è l’invito ad una vaga ma costante aspettazione, quasi si fosse di continuo alle soglie dell’inaudito: menzognero poiché il mozzo della ruota del Dharma è sempre sé stesso in sé . Se c’è ricerca, essa procede per inversione, non per eversione.

Ma così si avversa la Norma, più che altro per poter sostituire e imporre norme piccine e peggiori.

Infine si avversano i caratteri della natura con la menzogna:

Viene detto: la natura è maligna. La natura non è assolutamente buona, è solo relativamente tale e andrebbe sentita come sorella e non come madre dell’uomo. Ma la tradizione dell’antitradizione insegna ai suoi adepti che la natura è malvagia, che l’uomo deve negarla radicalmente, criticandola senza limite e liberandosene con la pratica di ogni possibile vizio per giungere ad una esperienza che lo porterà alla completa liberazione.

La tradizione dell’antitradizione, dal moderno all’oggi, pervade in modo penetrante ogni uomo non dotato di straordinaria indipendenza e fedeltà da costruire per forza propria l’aria animica, ben diversa da quanto viene respirato dalle anime ignare.

E’ dalla fine del ‘700 che la Tradizione vive in ombra, benché perseguitata con minuziosi eccidi, o almeno scoraggiata con blande ma costanti misure, comunque beffata e scoraggiata in tutti i modi.

Data una malcompresa “Iside svelata”, non c’è ente della sottonatura che non si serva delle forme ghermite, per costruire una tradizione che possa togliere anche al cuore degli uomini il già debole ricordo della via interiore.

Credo che ora lo spazio della vita (e della libertà) sia strettissimo: un tempo la società era dominata dalla tradizione, adesso è la tradizione dell’antitradizione che domina il mondo.

Le norme variano, sono merce della mutevolezza, della fortuna, sottomesse agli spiriti dei mutamenti, degli smerci, delle truffe e delle morali comparate.

Scrive Manzoni: “l’errore non vive, quel tanto che può vivere, se non a forza di moderazione, di saviezza, di sapersi guardare dalle insidie della logica che, con quel suo andar diritto, conduce all’assurdo; e per non essere stata consultata quando si trattava di esaminare il presupposto principio prima di accettarlo, entra per forza a cavare le conseguenze e si diverte a farne uscire le più alte cose del mondo”.

La morale comparata è l’inizio del sadismo”. 

2 pensieri su “TRADIZIONE, ANTITRADIZIONE

  1. Caro Veeraj, direi piuttosto di deskagrata – qui, come fece il Poeta da altre parti – i termini ce li inventiamo. Come, mi è stato riferito, altri inventano ciò che Scaligero dava a tutti come esercizio. Naturalmente i tanti che conosco devono essere anomalie, poiché logicamente calibrando i bisogni INDIVIDUALI delle anime, nemmeno uno ebbe da Lui le stesse indicazioni.
    Cito, quasi per divertimento (mio), quello che Scaligero “affidò” ad un amico che al termine del colloquio fece la fatal domanda: ” Tu puoi fare quello che vuoi, sei un Poeta” 😉

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