CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 4 APRILE 1979

Massimo Scaligero

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04.04.79

(cliccare sulla data in azzurro per ascoltare)

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“Come si fa a sapere se l’azione che si compie è quella giusta, o se invece il karma non richiede proprio quella che agli occhi degli altri uomini può sembrare ingiusta?”

dubbio

Questa domanda è interessante, perché le premesse … La secondaria è identica nelle due premesse, per cui… può sembrare ingiusta, anche se la decisione è assolutamente libera e quindi morale. Che sembri ingiusta o giusta, questo non ci deve preoccupare, per quanto una sagacia portata all’estremo ci deve far tenere conto che non solo noi ci dobbiamo preoccupare di una azione giusta, ma persino di un certo apparire, in maniera che non si creino equivoci, e che certe volte se noi ci limitiamo a compiere l’azione giusta senza curare la forma, noi possiamo essere fraintesi, e sul piano della forma agisce Arimane; ossia, qui intendiamo come forma l’apparire dell’azione, e quindi quando noi compiamo un lavoro di questo genere dobbiamo capire che se non l’accompagniamo sino alla fine rischiamo di perderla proprio nella sua espressione esteriore.

Ormai è rarissimo che uno pensi l’azione, compia quello che è giusto e poi tutto vada bene, bisogna che veramente si controlli anche l’espressione e il risultato, il chiarimento, salvo che non si tratti per esempio, di trasmissioni di disposizioni ad altri sui quali si riponga un’assoluta fedeltà, e allora si è sicuri che una certa operazione, per esempio, intervenire in una situazione delicata mediante un pensiero, si può anche incaricare una persona di questo, perché questa persona arriva prima. Se noi abbiamo la assoluta fiducia in questa persona, dopo aver dato questo ordine siamo tranquilli, perché questa persona sa benissimo… Questo per dire che non è sufficiente soltanto questo intento giusto, che però è già un’impresa che sia giusto, ma occorre veramente curare anche il particolare della realizzazione, altrimenti rischiamo continuamente di essere fraintesi, perché gli ostacolatori sono all’opera continuamente per un dovere cosmico, a frantumare tutto quello che noi cerchiamo di compiere secondo lo spirito.

Allora questo che noi cerchiamo di compiere deve essere talmente solido, che questa frantumazione non abbia nessun potere.

Ora, c’è un punto della domanda alla quale bisogna dire questo, rispondere così: ci deve essere quell’allenamento dell’ intuizione dell’azione per capire se, quando non si obbedisce a delle regole, ma si vuole veramente essere liberi, si intuisce l’azione giusta da compiere. Questo non può riuscire subito, ma ci vuole che ci sia un continuo allenamento in questo.

Questo allenamento a un certo punto dà luogo a una situazione meravigliosa, che è questa: che intuita la soluzione giusta di un problema, si sente come un consenso che viene dal cuore, non è che noi abbiamo operato sul cuore, ma indirettamente l’abbiamo fatto, mediante appunto questo moto puro del pensiero, e noi sappiamo che quando il pensiero è puro, e forte, è vivo proprio perché è in accordo con l’etere del cuore, non c’è bisogno che noi controlliamo questo.

Però avviene che quando si compie una certa azione si possa sentire un disagio, ed è il cuore che avverte che non siamo nel giusto, oppure sentiamo la gioia di avere veramente intuito quello che deve essere fatto, ma questo non ha niente a che vedere con il sentimentalismo luciferico, qui alludiamo proprio a un consenso del cuore che vale come una forma superiore di coscienza che bisogna guadagnarsi appunto attraverso questo allenamento. Ed è importante per uno di noi, per un professionista, per un medico, il medico per esempio si deve servire molto di questo, per sapere se ha dato il giusto consiglio, se ha intuito la diagnosi. Questo è un discorso che ci porterebbe abbastanza lontano, ma ad ogni modo uno dei principi è questo.

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“Mi succede spesso, specie la sera prima di addormentarmi, di provare un senso di angoscia, pensieri di morte che non so capire da dove possano venire, non è la paura che mi muove, ma che io possa concedere qualcosa alle persone che più amo, non è paura che io…” Ah, Ecco: “Non è paura che io muoia, ma che io possa cessare di dare quello che debbo alle persone che amo. Che cosa significa e che cosa devo fare ?”

angelo e giuseppe

Ecco, è una situazione dolorosa, difficiletta, però è una situazione che possiamo definire molto morale, perché se questa… la nostra amica che fa questa domanda, non avesse fatto degli esercizi di meditazione, e non avesse sviluppato certe forze, certe preoccupazioni non la prenderebbero affatto. E invece è proprio lo svegliarsi di certe forze, responsabilità interiori che tra l’altro agitano la psiche senziente e fanno venire qualcosa di piuttosto irrazionale da parte di essa, ma questo significa che occorre un lavoro ulteriore, e questo lavoro ulteriore consiste nell’attraversare la zona del sonno. E qui bisogna veramente aver fortificato la concentrazione del pensiero, ossia avere la possibilità di una direzione eterica del pensiero, che ci conduca in questo corridoio che noi attraversiamo ogni volta che ci addormentiamo in modo da non provare quel senso d’ angoscia, perché quella è una zona che ancora l’uomo non può conoscere, perché gli occorrono delle forze eccezionali. E quindi tutto deve essere preparato durante lo stato di veglia, ossia una coscienza calma prima d’addormentarsi.

Un esercizio di chiarezza di pensiero, e qui bisogna scegliere secondo il colorito della propria anima, i 14 versetti del Vangelo di Giovanni, in modo da entrare nel sonno in stato di offerta, come entrare in un tempio, ed essere in uno stato di gioia, perché si tratta di un esperienza che equivale al contatto con un mistero, con il massimo mistero dell’anima.

Infatti nelle prime due ore noi siamo immersi nel sonno senza sogni, e abbiamo l’esperienza trascendente, possiamo andare molto in alto, incontrare degli esseri, incontrare anche delle entità angeliche. Ora, è un mistero meraviglioso, ma la porta è custodita, e occorre entrarci nello stato di grande calma, di grande padronanza di sé, e certamente uno degli attacchi dell’ostacolatore è proprio di disturbare questo addormentamento, ma le forze della meditazione sono lì, pronte a darci il contatto con l’angelo che ha il compito di condurci verso il sonno.

La situazione cambia per coloro che hanno congedato il proprio angelo, e che si sono impegnati a fare da sé. E’ meglio non congedarlo troppo presto, perché l’angelo per alcune personalità è ancora necessario. Tuttavia quando avviene questo congedo, l’arte del discepolo è trovare il nuovo rapporto con l’angelo, e quindi in una forma più profonda, più potente: non è che il congedo dell’angelo significhi essere abbandonati da un aiuto, ma significa avere una forza più sottile e più profonda dell’Io che si sostituisce all’azione dell’angelo.

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Qui ho una domanda che leggo… La leggo soltanto, ma non la commento perché ve la commenterete da voi. C’è scritto:

Carne-vale (carne, trattino, vale) e l’Atma. Ossia qui vuole dire non carnevale, vuol dire il valore della carne.

L’orgasmo e la Buddhi, il desiderio e il Manas nella coscienza meditativa.

Questo ci porterebbe a fare delle considerazioni piuttosto allegre. Ma siccome abbiamo molte domande purtroppo non possiamo concedergli un paio di risate, quindi per stavolta… Però leggiamo una domanda importante dello stesso, della stessa penna che mi pare che con questa domanda si redime:

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“Come equilibrare queste quattro correnti che ancora muovono in noi? La ricerca del dio e del santo protettore personale: San Gennaro oppure… Hanuman o Krishna. Secondo: la ricerca della vittoria nella lotta degli opposti, antica Roma… antica Persia. Terzo: la rinuncia alla lotta esteriore, Buddhismo. Quarto: la persecuzione del giusto, Giudaismo.”

krishnaChristus

Sono tutte sintesi discutibili, perché se tu guardi non è solo l’antica Persia ma tutto il mondo antico, e poi… la rinuncia alla lotta esteriore… il Buddhismo… non si può dire che sia totale, perché c’è una lotta. Infatti il Buddha continuamente ripete questo: oggi è da dare battaglia, chissà se si è vivi domani, non c’è tregua con la grande armata della morte.

E poi c’è tutta un’azione… e non è yoga, è proprio un’azione interiore. Invece volevi dire la partecipazione alla vita esteriore. Poi la persecuzione del giusto nel giudaismo non possiamo dire che sia il carattere del giudaismo, che certo, c’è un’aspetto, ma questa persecuzione del giusto tu la trovi nella chiesa del medioevo in una maniera terribile, hanno perseguitato persino i santi, e allora come la mettiamo? Quindi, però, questi principi noi possiamo prenderli come espressioni della evoluzione religiosa dell’uomo in cui però, vediamo subito, manca il Logos, perché abbiamo un Elohim, abbiamo Jehova.

Quando diciamo  un Elohim possiamo dire anche Krishna, ossia: è una porzione di divinità quella che può aiutare l’uomo, e che lo aiuta mediante la presenza di esseri che rappresentano in certe zone della Terra la connessione con il Christo perché nell’India la cosa era veramente tipica, perche’ tutte le scuole occulte erano di carattere luciferico, nel senso che cercavano una salvezza come evasione dalla Terra. Mentre al centro c’era una corrente collegata con il Christo che ha sempre agito all’interno dall’interno dell’ India, e un giorno un orientalista di valore, che sia della nostra banda, potrebbe fare persino una storia di ciò che nell’ India è la tradizione del Logos che assume diverse forme e che passa anche attraverso il Buddhismo, e perché il passaggio al Grande Veicolo è un fatto cristiano, e poi tutto quello che avviene di meraviglioso nell’India, e che ancora oggi esercita un fascino, è di carattere christico. Noi abbiamo  spesso accennato persino riguardo alle tradizioni estremo orientali, allo Zen, e abbiamo ricordato una cosa che abbiamo anche mostrato ai nostri amici orientalisti, che io senza essere orientalista e senza essere del mestiere però ho notato questo: che tutto quello che c’è di meraviglioso nello Zen viene da un’ influenza di figure di missionari cristiani che operarono lì, con questo spirito christico, di non contraddire la tradizione del Chan, della meditazione mahayanica, perché loro scoprirono che si trovavano dinanzi a un popolo meravigliosamente religioso e che poteva dare lezioni di religiosità. Quindi dissero: qui non abbiamo da  fare altro che orientare verso il cristianesimo questa potenza religiosa. Ecco il vero cristianesimo. E allora influirono in maniera che dallo Zen venissero fuori delle forme gentili come anche la cerimonia del thé e  l’arte di disporre i fiori,  il giardinaggio e poi la cavalleria verso l’avversario: ossia in modo che la tradizione eroica guerriera diventasse una forma di amore. E voi questo lo potete trovare per esempio nell’arte dell’arco, dove la potenza si ha quando si ha quando si ignora il nemico,  quando il nemico non esiste, e allora si vince. 

Quindi queste forme antiche che sopravvivono, perché ancora noi non siamo nel nuovo testamento, dobbiamo fare una gran fatica per entrare nel nuovo testamento, ancora noi abbiamo impulsi del vecchio testamento, con impulsi di legalismo e impulsi giuridico politici e con un modo di essere in cui il Christo non c’è.

Quindi il cristianesimo è una forza che spinge l’umanità ma chiede soprattutto di operare attraverso le anime individuali nell’epoca della libertà, quindi è giunta l’epoca. Ecco quindi il senso dell’abbandono dell’angelo custode: perché l’angelo custode è una specie di aiuto per l’Io che ancora non ha il Christo, ma l’Io che incomincia ad avere il Christo è un Io potente, e pensate che questo Io è talmente potente che può cominciare ad essere l’indagatore della materia fisica. E questo il Dottore lo dimostra, che senza l’Io-Christo, Haeckel non avrebbe potuto indagare sulla ontogenesi, la filogenesi, né Darwin avrebbe potuto scoprire le leggi dell’evoluzione, che sono materialistiche però rispondono a una potenza di ricerca che presuppone un Io potente che nel mondo antico non ci fu, perché il mondo antico avrebbe avuto terrore di indagare nella materia in quel modo. E questo terrore noi lo sentiamo riguardo al passo interiore che dobbiamo compiere perché la tenebra umana va dissolta, e chi è che la dissolve? La dissolve l’uomo libero in se stesso, quindi il lavoro è lungo, ma è un lavoro che ormai è possibile per il fatto che si abbia la coscienza della presenza della forza-essenza dell’Io che è il Logos.

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“Caro Massimo….” devo leggere questo brano di Vercingetorige… che mi hanno detto che c’ha la barba. Potremmo per eliminazione capire chi è, ma non è il modo… è meglio… Da Gnoseologia Goethiana. “Allorché giungiamo alla convinzione…”. Questo è un brano del Dottore. “Allorché giungiamo alla convinzione che tutto il nostro mondo di pensiero ha il carattere di una perfetta concordanza interiore ce ne deriva quell’appagamento del quale il nostro spirito ha bisogno, allora ci sentiamo in possesso della verità, e quando diciamo possesso della verità possiamo dire: Il Logos è in noi, la verità vi farà liberi.”. Però qui c’è una domanda, dice:

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“Questo si può realizzare anche nella dialettica degli insiemi transfiniti?”

Gnoseologia

Indubbiamente, perché gli insiemi transfiniti sono delle delle entità pensiero in sostanza, cioè non potremmo arrivare alla concezione della loro transfinità se noi non fossimo capaci di superare un certo limite di pensiero, quindi è senz’altro applicabile a questo.

Ma rispondiamo… cerchiamo di capire il brano del Dottore. Il brano del Dottore lo conoscete benissimo perché fa parte del libro più noto, la Teoria della conoscenza secondo Goethe, secondo la concezione Goethiana del mondo.

Sto leggendo e sto per rispondere… quindi non abbiate fretta… hai già acceso? Manna… s… e Buddhi Atma ( nota dei trascrittori: gioco di parole di Scaligero tra romanesco e nomi orientali).

Allorché giungiamo alla convinzione…

Qui si parla che a un certo punto noi scopriamo il carattere di una perfetta concordanza interiore dei pensieri, e questa è una esperienza che uno di noi può fare da sé, ed è ora che ciascuno la tenti questa esperienza.

Ossia il capire che, ecco questa è proprio una frase del Dottore: “Un concetto isolato non esiste.”

E se noi viviamo un concetto questo cerca il rapporto con un altro e questo con un altro. E poi scopriamo che tutti i concetti del mondo sono uniti e formano un solo concetto, una sola unità, e questo è il Logos.

E che la potenza di ogni concetto è presente come l’unità del mondo, ma la scoperta più interessante è questa: che solo nell’uomo si manifesta un’essenza, si presenta un’essenza. Quindi quando noi cerchiamo l’essenza di una cosa, sì, ci è permesso anche dire: “Ah, guarda, l’essenza di quella cosa…” Ma quell’essenza sorge in noi: senza di noi non esisterebbe. Voi potete dire: ma c’è l’essenza della pianta, c’ è l’essenza del cristallo… Però è nel mondo spirituale. Lì dopo morti le incontriamo tutte le essenze, non c’è nessun merito, bella forza: siamo morti! Siamo liberi di questa specie di velo che ci impedisce di vedere il sovrasensibile e quindi dopo un pò, se siamo stati piuttosto dei bravi  ragazzi, subito riconosciamo: Ah! Questo è l’ente del cristallo! Ah! Questo è…  Ah! Ecco un angelo! Ah! Ecco un arcangelo. Piano piano lo riconosciamo. Bella forza! L’interessante è farlo qui questo lavoro. Perché dall’altra parte non c’è nessun merito, come non c’è nessun merito che un miliardario abbia lasciato tutti i miliardi a qualcuno, mica se li poteva portare dall’altra parte! Soltanto che non li lascia mai a chi li deve lasciare.

E allora noi questa essenza lo sentiamo come l’essenza del mondo e allora scopriamo che l’essenza del mondo affiora in noi. E questo è il Christo, è il Logos.

E dobbiamo camminare in questa esperienza, perché quando noi abbiamo scoperto questo ci troviamo poi davanti la realtà sensibile, allora il problema è questo: come con questa forza, con questo moto univoco del pensiero, io posso andare incontro al mondo fisico?

E’ qui che comincia la vera esperienza dell’ uomo, perché se l’uomo si limitasse a questa meditazione che lo porta alla esperienza della unità del pensiero del mondo, sarebbe in uno stato di beatitudine.Allora se lui volesse dire: “Beh, adesso vivo di questa beatitudine!” dopo un po’ la perderebbe, perché quella beatitudine non sta lì per essere sentita da lui, quella è concordanza mirabile dei pensieri che si fa in lui perché egli la unisca con le cose della terra, con tutto ciò che è imperfetto e incompleto nella terra, per integrare tutto ciò che è l’ apparire, che è privo di contenuto interiore, è questa l’ operazione dell’ uomo.

E qui voi potete afferrare, per esempio, la limitazione di certi maestri che vanno per la maggiore in questo tempo, e che sono, forse, più pubblicati del Dottore, come Guénon, come Evola. Perché queste verità, loro, nemmeno lontanamente le hanno sospettate. Perché io personalmente, essendo passato attraverso queste esperienze, prima di rifiutarle, le ho esaminate al capello, proprio punto per punto e per esempio, nell’ Evola, nella Teoria dell’ Individuo Assoluto, ho trovato che egli, parlando di questa connessione dei concetti, lui disse, e si appella a un libro dell’ Abbagnano, “Le sorgenti razionali del pensiero”, lui attribuisce questa connessione di A con B e di B con C, a qualche cosa che viene dalla natura fisica dell’ uomo. E questo è veramente una posizione materialistica, ma so’ tutti materialisti, perché ce la pigliamo con lui? Soltanto che qui noi possiamo fare questa considerazione: l’ assoluta inconoscienza delle forze eteriche, perché la connessione che noi, di cui si parla in questa domanda, è il fatto che il mondo eterico-divino si affaccia nell’ uomo come pensiero, e questo mondo eterico-divino contiene l’unità di tutto, per cui quando noi, si può dire, dividiamo il pensiero, lo scompartiamo in tanti pensieri, loro tendono nuovamente a riunirsi in noi, purché noi facciamo agire nel pensiero, nei pensieri la loro natura vera. E allora sono i pensieri che tendono a questa rifusione nella unità luminosa, nella vita di luce dei pensieri. E noi possiamo avere un’ esperienza assolutamente cosciente, senza andare in estasi, o nel samadhi, o nel nirvana. E allora noi comprendiamo che non c’è entità del mondo che non sia contenuta in questo mondo eterico, che in noi si affaccia, mondo eterico non impegnato nella struttura fisica del mondo, ma che però è in noi il flusso, il primo flusso del Logos. Quando diciamo questo primo flusso, intendiamo anche l’astrale-divino e poi il Logos, che in noi si affaccia, ed è il mondo eterico di cui noi spesso abbiamo parlato, formando, coniando quest’ espressione: “eterizzazione del pensiero”, perché è proprio questo che noi facciamo.

Ed è questa operazione che dà il senso vero alla concentrazione e alla meditazione, perché noi possiamo partire dalla operazione quotidiana, dirigente, della concentrazione e secondo le discipline che abbiamo studiato ma, strada facendo, dobbiamo collocare questa operazione in un contesto vasto e che veramente ci congiunge, direttamente, con l’azione divina nel mondo; non solo, ci dà la possibilità di comprendere la giusta via verso lo Spirito da quelle fasulle che circolano e seducono perché sono catafratte di cultura esoteristica e tradizionalistica.

Ma vi assicuro,  che quello di fare, di riunire tante immagini e fare dei  begli articoli colti, una volta, anni fa l’ho fatto anch’io, ma poi mi repugnò, perché sentivo che quella è scienza dell’asino, quello di avere un’ ideuzza e poi richiamare tutte le analogie, ripescando nella tradizione di destra, di sinistra, di…

Ma questo non è un lavoro di pensiero, questo è un inganno, ed è un inganno che però ha preso molto della gioventù europea. E adesso, non è che facciamo il processo a questo, perché ogni inganno è un allenamento. Uno si lascia ingannare: com’è che, per esempio, Marcello non s’è fatto ingannare? Com’è che Romolo non s’è fatto ingannare? Com’ è che Massimo non s’è fatto ingannare? Perché ha attraversato l’ inganno e poi l’ha capito. E’ stato un allenamento. E quest’allenamento però, ci porta veramente a un rapporto con l’Insegnamento del Dottore, che diventa un impegno grande per la vita, e a questo punto, credo che si è capito  anche la questione degli insiemi transfiniti che è una relazione che – anch’ essa– di concetti che hanno la loro risultanza interiore, la più immediata nel primo concetto di spazio e di tempo e quindi, di questo, magari parleremo un’ altra volta, perché occorre passare a qualcosa che…

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“1879-1979 Un secolo. Un secolo dall’ avvento di Michele: in un momento così delicato, come accogliere in modo giusto il suo impulso?”

Mich(Michele-Mara M. Maccari)

Finora abbiamo parlato proprio di questo, in sostanza.  E’ un secolo, però dobbiamo tenere conto che perlomeno ci sono altri due secoli di questa reggenza e che quindi siamo appena agli inizi, ma non è che abbiamo fatto un granché.

Ora, tutto quello che abbiamo detto riguardo alla responsabilità del conoscere, specialmente in rapporto alla connessione di pensieri che decide veramente di tutta l’attitudine interiore dell’ Uomo, perché non si passa a caso da un pensiero all’ altro: la connessione è sempre una connessione eterica.

Volete vedere questa connessione eterica? Guardate la pianta e tutte le forme della pianta che sono connesse tra loro, in tutte le variazioni, è sempre la stessa forza che si esprime in diverse forme.

Ora, la potenza di Michele è quella che in noi anima il pensiero-sintesi riguardo a ogni forma illusoria della dialettica, perché la dialettica è la morte del pensiero.

La dialettica è veramente quell’arte moderna di eliminare lo Spirito, però vi posso anche assicurare questo: che ritrovato il moto puro del pensiero, entra in questo moto una forza che ha la capacità di dominare anche la determinazione dialettica e di avere anche la sua dialettica, soltanto che non può essere dello stesso tipo, formale, ma è una forza che si esprime nella parola e questo è inerente alla reggenza di Michele; perché noi abbiamo il dovere anche di esprimere in parole il contenuto dello Spirito. Non siamo ancora al punto in cui conquistiamo le verità e poi silenziosamente, le trasmettiamo. Questo può avvenire tra noi, tra noi che ci riuniamo qualche volta per meditare, ma rispetto agli uomini che incontriamo, le situazioni che dobbiamo fronteggiare, noi abbiamo bisogno di una parola in cui lo Spirito sia presente e voi lo noterete che, tutte le volte che parlate con questa presenza dello Spirito, qualcosa arriva all’ anima di colui che ascolta e lo aiuta. Comunque, continuo a rispondere, perché vorrei concludere ed è difficile, siamo già nell’ ora. Però, lo leggiamo? Non lo vorrei bruciare! La leggo e poi dico due parole.

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Delle volte mi sembra di percepire, nella persona che amo, qualcosa che in me é, che c’è sempre stata, anche prima del nostro incontro… sia grazie a lei che sta venendo? … sta venendo fiore, portandomi a pensare che la fedeltà nell’altro è anche la fedeltà verso me stesso.” Ecco, questa domanda mi viene da un amico, e poi ce n’è un’altro che sta in un’altra zona e che mi dice quasi la stessa cosa.

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La fedeltà è la forma di un accordo trascendente, la cui adamantinità non può subire contaminazioni dalle ulteriori relazioni del sentire umano. Ma, prima di questo grado adamantino, il sentire esige essere orientato dalla disciplina di una dedizione di cui sia possibile, ogni ora del giorno, controllare l’ intransigenza. Come giungere a questa dedizione?”

concentrazione

(Concentrazione-Marina Sagramora)

Sono  già le otto, e quindi che cosa si può rispondere? Questa dedizione, noi possiamo dire brevemente,  è un dono del Mondo Spirituale ma, certamente, come avviene per tutti i doni, non è un dono gratuito, quindi occorre meritarlo. Occorre preparare una situazione interiore tale, che questa dedizione divenga una forza. Perché avvenga questo è inevitabile, è necessaria un’accensione del sentire, la quale viene bensì dal pensiero, ma per essere una forza continua e  attiva, necessita di impeto.

Non sempre il pensiero ha questo impeto, e la sofferenza di tutti coloro che hanno cercato il Cristo, persino dei santi, è stata questa: che attraversavano dei momenti in cui il loro cuore era freddo. E allora certi consigliavano la continua preghiera, la continua accensione della devozione.

Ora bisogna fare qualcosa di simile?

Sì, ma nella maniera che è suggerita dalla Scienza dello Spirito.

Perché certi impulsi che noi intuiamo mediante il pensiero puro diventano forze propulsive che acquisiscono la potenza degli istinti. Un istinto che in noi domina, ci porta continuamente a ricordarci di ciò che dobbiamo fare per soddisfarlo, e noi dobbiamo arrivare a questa stessa forza, mediante l’ intuito del compito.

Ma vedete che si tratta di qualcosa che non dipende dalla natura, perché l’istinto viene dalla natura, mentre questo impeto interiore deve venire dallo Spirito.

Però possiamo senz’altro giurare che lo Spirito ha questo potere e che è giunto il momento in cui, ciascuno di noi può sperimentare questo meraviglioso aiuto, che urge attraverso l’anima, in tutto l’essere, come potenza del Logos che si è incarnato, ma in noi comincia ad incarnarsi, appunto, in questi pensieri-forza che dominano la natura e sono potenze istintive dello Spirito.

9 pensieri su “CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 4 APRILE 1979

  1. L’impeto nel pensare, l’impeto della volontà nell’ascesi pensante, l’entusiasmo e l’amore per il pensiero puro come segno di maturità dell’anima: questa la dimensione del coraggio e della fedeltà alla purezza dell Via del Pensiero Vivente! Essere quotidianamente fedeli a questo impegno interiore nei confronti dello Spirito, è lottare contro la menzogna anche quando si traveste da verità, è fuggire le lusinghe di vanità e opportunismo, è sdegnare compromessi e alleanze con gl’indegni. E’ scegliere – quando è necessario per essere fedeli a se stessi e alla Verità – anche la solitudine.

    Hugo sine aliis verbis.

  2. Gentili Amiche, gentili amici.

    Siamo qui riuniti quest’oggi per rendere omaggio al modem di Isidoro, che dopo secoli (alcuni assicurano con voce spezzata che trattasi in realtà di millenni) di onorato servizio ha deciso di lasciare teatralmente questa valle di lacrime, proprio mentr’egli era prossimo ad inviare il suo commento, che si è così momentaneamente perso in un limbo senza tempo.

    Ma tornerà. Oh, se tornerà!

    Forse.

  3. Ma che dici Dan! Per quanto ne so io isidoro fonde un tre modem all’anno! Comunque per un po’ ci riposiamo……. eh eh !

    Dice che nel frattempo prepara la sua vendetta e ci inondera’ di articoli a raffica al suo ritorno, che quelli li puo’ preparare.

  4. Anche questa conferenza di Massimo Scaligero non ha deluso le aspettative. E’ anche abbastanza impegnativa. Da sottolineare come sempre M.S. ritenga necessario ed essenziale indicare sempre l’attivita’ del ricollegamento del pensare alla sua fonte, qualsiasi sia la natura del tema trattato.
    Altrettanto impegnativo e’ stato trascrivere.
    Come gia’ in precedenza ho detto, il lavoro e’ di gruppo. Viene ottimizzato l’ audio, in piu’, alcuni dei trascrittori sono dei veri e propri “consulenti”, specialmente per quanto riguarda certi termini sanscriti o particolari, che per altri di noi sono magari sconosciuti o non facilmente intuibili, e soprattutto per quanto riguarda motti e modi di dire di Massimo Scaligero, comprensibili solamente a chi li conosce molto bene perche’ li ha ascoltati molte volte direttamente dalla voce del Maestro.
    Un grazie di cuore agli amici che mi danno questo aiuto essenziale.

  5. Grazie a tutti voi per aver messo a disposizione anche questa splendida conferenza!
    Una domanda per chi ne sa di più: l’ indicazione di Scaligero sull’ Angelo, cosa significa esattamente? Dove posso trovare maggiori informazioni? Grazie!

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