MASSIMO SCALIGERO: APPUNTI E PENSIERI DA R. STEINER ( 2° parte )

 Mas

Mentre l’uomo ha un Io individuale, nel corpo astrale vive ancora qualcosa di un Io collettivo. Questo “io animale” vive in ogni corpo astrale umano e l’uomo se ne rende indipendente solo quando acquisisce la visione astrale.

E’ la coscienza ispirativa: quindi parimenti l’atto del pensiero puro, che libera dall’animalità terrestre e porta l’anima a vivere secondo lo spirito.

Il discepolo diviene compagno degli esseri astrali; le anime collettive degli animali gli si fanno incontro come sul piano fisico i singoli uomini.

Nel mondo astrale si muovono esseri che quaggiù non possono scendere se non a frammenti, nella forma dei molteplici animali del piano fisico. Alla fine della loro esistenza essi riacquistano la possibilità di ricongiungersi con il resto di questa entità che vive nel mondo astrale. Una specie zoologica terrena è nel mondo astrale un “individuo”.

Tali individui sono stati caratterizzati nel secondo sigillo dell’Apocalisse, come aventi qualità che li fanno ripartire in quattro classi: Leone, Toro, Aquila, Uomo (l’Uomo che però non è ancora sceso nel piano fisico). Questi quattro animali dell’Apocalisse sono le quattro classi di anime collettive che nel mondo astrale hanno maggiore affinità con l’anima individuale umana.

Nel R+C il sistema nervoso deve educarsi a non prendere parte al perturbamento per acclimatazione fisica: deve venir meno l’intimo collegamento tra il sistema nervoso e il sanguigno: quest’ultimo diviene più autonomo e, in certo modo, più sensibile alle influenze del clima e del suolo, mentre il sistema si fa esso stesso più indipendente. Le variazioni climatiche debbono influire sulla corporeità, salvo il sistema nervoso, la cui funzione è solo mediatrice.

L’esoterista avverte una diversità interiore tra stagione e stagione, ma come differenziazione di un medesimo concerto di ritmi. Egli sente la la differenza di temperatura come l’uomo ordinario, ma anche qualcosa di speciale che avverte mediante il sistema nervoso, in quanto non coinvolge tale organo, per cui ad esempio, gli riesce più facile concepire in estate determinate idee collegate con il cervello fisico, che non in inverno.

Ciò dipende dal fatto che lo strumento per il piano fisico – il sistema nervoso – registra le oscillazioni dei cambiamenti di stagione: interiormente più indipendente dal complesso dell’organismo, tuttavia oscilla con esso più di quello che di solito non faccia. E’ importante in tale caso rafforzare l’attività sovrasensibile del pensiero, così che le oscillazioni non afferrino l’anima, non suscitino stati d’animo.

Una trasformazione però del corpo fisico, che può assumere aspetti seri, è che generalmente si comincia a sentire il corpo fisico più di prima: diventa più sensibile, più difficile a sopportare, per l’esistenza dell’anima.

Il midollo spinale ed il cervello divengono sempre più indipendenti l’uno dall’altro. Le parti interne del cervello diventano più indipendenti rispetto a quelle periferiche, mentre queste ultime, nella vita normale collaborano con le parti interne.

Tale dipendenza si manifesta nel fatto che per il discepolo il pensiero astratto diventa sempre meno possibile, sempre più difficile, sino ad incontrare nel cervello un’opposizione. Ma tale opposizione, che si esprime come una impossibilità all’astrattezza, è l’inizio di una presenza dello spirito.

La logica del discorso non è che la chiarezza della limitazione dello spirito. Il regno dello spirito è oltre ogni discorso. Ma ciò che può articolarsi nel discorso va riconosciuto come ciò che in primis va liberato dalla discorsività.

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Il cervello dell’uomo, direttamente, ha pochissimo a che fare con ciò che è l’azione solare sulla Terra: indirettamente ha a che fare  come organo di percezione, in quanto per esempio, percepisce luce e colori, ma ciò appunto è mera percezione sensoria, ossia dato che per valere, esige il fluire dell’immediata luce del pensiero.

Il Sole, in realtà, vive nel cuore umano: ciò che è nel cosmo, oltre il Sole, vive nella struttura del cervello umano. Occorre osservare che qui si parla di cervello, non di pensiero: di struttura interiore del cervello e non del rappresentare che si svolge per mezzo di esso. In effetto il cervello è in rapporto con ciò che il Sole opera sulla Terra soltanto per mezzo della percezione sensibile.

Il cervello in realtà è immerso in una vita interiore cosmica così profonda che persino il Sole è un ente troppo limitante perché della sua azione qualcosa possa svolgersi nel cervello.

Quando l’uomo nella meditazione è dedito ad immaginazioni, si svolgono nel suo cervello processi che niente hanno ha che fare con il sistema solare ma corrispondono a processi al di fuori di tale sistema. E’ il remoto mondo dello Zodiaco.

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Nella meditazione profonda, peculiare è l’effetto dell’eliminazione dell’udito. Per questo occorre arrivare a tale astrazione che anche se vi è qualcosa di audibile nelle vicinanze non si ode.

Occorre imparare ad astrarsi volitivamente da quanto è udibile.

Il corpo fisico è il corpo dello spazio, il corpo eterico è il corpo del tempo.

Se il discepolo vuol condurre il corpo eterico ad animazione e liberazione, così come prima ha dovuto “sopprimere” la percezione dei sensi, deve gradualmente eliminare anche il pensiero ordinario, naturalmente in quanto lo possegga: egli deve eliminare il pensiero astratto e passare a poco a poco al pensiero concreto, essenziale, vivente.

Egli deve passare dal “pensiero” al “pensare”, indi lasciar cadere anche questo. Egli tende a presentare al mondo spirituale la coscienza vuota: perciò lascia cadere i pensieri, sente come il pensare che vive in lui svanisca, e dilegui, per così dire, ciò che con i propri sforzi egli ha finora suscitato, come suo pensare: in compenso egli si sente meravigliosamente animato da pensieri che affluiscono in lui da mondi sconosciuti, che sono là per lui. E’ una fase di transizione della vita dell’anima che si può caratterizzare così:

L’uomo cessa di essere intelligente e comincia a diventare saggio. L’intelligenza che si elabora interiormente, per mezzo del giudizio, della sagacia, che è un bene terreno, svanisce. Si arriva soprattutto all’atteggiamento interiore di non tenerlo in gran pregio: perché si sente gradatamente risplendere in noi una saggezza donataci dagli Dei.

Di fronte a questa saggezza l’uomo diventa sempre più modesto. Si può essere superbi soltanto della intelligenza umana o della sagacia egoicamente elaborata; ma dinanzi a questa saggezza donata dagli Dei, si sente gradualmente come affluisca nel corpo eterico, riempiendolo: tanto più quanto più si sia capaci di attuarne la possente impersonalità.

Si sente andar via la vita, ci si sente nuotar via con la corrente del tempo. La corrente della saggezza è tale che ci muove incontro: mentre noi in sostanza scorriamo, per così dire, con l’ordinario scorrere del tempo, essa si riversa in noi come una corrente opposta, e si sente tuttavia questo riverberarsi in noi come una forza tessuta di tempo. Essa penetra nella testa e si riversa nel corpo, accolta in noi.

Allora non ci si sente più nello spazio: si conosce l’eterico come un essere di tempo: si impara ad incontrare Entità spirituali che ci muovono incontro come dall’altra parte del mondo, dall’avvenire, e ci donano saggezza.

Ci si prepara ad accogliere tale saggezza, sviluppando il giusto atteggiamento riguardo all’avvenire: serenità di fronte a quel che esso ci reca e perciò dinnanzi ad ogni nuova esperienza. Ciò non è possibile se si muove incontro alle esperienze con antipatia o simpatia, se non si ama il proprio Karma, o non si sia in accordo con esso.

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L’intelligenza umana ha un valore relativo, sebbene sul piano fisico la si debba portare con noi per quanto più è possibile, quando si intenda percorrere la via ai mondi superiori. Se si vogliono acquisire sensi superiori sani, occorre prendere le mosse da una sana facoltà di giudizio; ma questa deve trasformarsi, per la contemplazione superiore, in facoltà di visione.

Ciò che è sorto prima dal nostro giudizio e dalla nostra conoscenza viene da noi stessi: ciò che viene dopo è come affluito in noi, ci è venuto incontro, ci è stato concesso. L’intelligenza deve cedere alla saggezza, che fluisce per virtù di dedizione alla corrente che ci muove incontro dall’avvenire. Si edifica la coscienza nel sentire sempre più: “Non io suscito i pensieri ma i pensieri pensano se stessi in me”.

Ma tale forza sarà sempre impedita dalla retorica spirituale, dal discorso spirituale in cui si immette la propria persona e la propria necessità di esprimersi per valere. Occorre aver cara la rettitudine nel sapere e nel conoscere, come nel parlare dello spirito: che non è il discorso forbito e logico, non è la dialettica, né la tensione oratoria, né lo sforzo egoico della espressione. Ogni volta che si tenda a persuadere altri, si fa violenza alla sua libertà; ogni volta che si creda di far passare lo spirito nel proprio discorso, per il discorso, si abbassa il livello dello spirito: vengono perdute le forze.

(continua)

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