DELLA DIGNITA' DELL'UOMO

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L’uomo, l’eterno viandante in continua mutazione, colui che costruisce e distrugge, che crea e vive grandezze e miserie, l’unico essere che racconta la sua storia sempre e solo a se stesso in cicli senza fine, quell’uomo, ogni tanto, dovrebbe ricordarsi di risollevare il capo e riconoscersi per quello che veramente è nel suo profondo.

Le scienze umane e biologiche dichiarano l’uomo un ente tra gli enti, un fenomeno naturale qualunque da spiegare, come per tutti gli enti, con vari predicati: la roccia è….la pianta è… l’atomo è… l’uomo è…. prendendo sempre troppo poco in considerazione il fatto che è l’uomo stesso che pone in questione gli enti e che domanda “che cos’è” oppure “chi sono io” e che senza di lui non sorgerebbero ne domande ne risposte.

Accanto ad un modo opaco, banale, piatto, di considerare l’essere umano ente tra gli enti, ce ne può essere un altro dove viene ricercata e posta in luce la sua potenziale grandezza, la sua dignità e la sua bellezza: l’umanesimo.

Un famoso tentativo in questo senso, il primo da prendere in considerazione perché considerato l’umanesimo per antonomasia, è stato fatto nel quindicesimo secolo, nel Rinascimento italiano da Pico della Mirandola, dove l’uomo venne invitato con forza a risvegliarsi a se stesso per diventare artefice e padrone del suo destino.

Venne esaltata la libertà dell’essere umano e ci fu il riconoscimento dell’assenza in lui di una natura stabile e definitiva. Ne emerse un essere che si auto- costruisce attraverso uno sforzo cosciente teso alla propria evoluzione.
Sembra che l’Umanesimo appaia in alcuni momenti storici precisi, in situazioni di crisi; è come una Luce che s
a dare nuovo vigore e linfa al cuore e alle azioni umane. Appare…… e poi sfugge nuovamente dalla coscienza dell’uomo.

Ogni umanesimo comporta , in modo più o meno esplicito, una definizione o un’immagine della natura e dell’essenza umana, un tentativo di conoscerla più in profondità.
Nel nostro tempo,la riscoperta dell’Uomo come centro dell’universo, bussa alle coscienze attraverso l’Antroposofia (saggezza o coscienza dell’Uomo) di Rudolf Steiner, ma pochi, sempre troppi pochi esseri umani sanno comprendere l’importanza e l’urgenza di usare per se stessi e per il mondo questo dono.
Pico, nacque a Mirandola il 24 febbraio 1463 e tutta la sua breve vita fu un inno all’intelligenza umana e alla conoscenza. Dotato di un’instancabile curiosità si interessò a tutte le materie, partendo dai classici greci e latini, restando però massimamente fedele alla Filosofia.

Fu un uomo eccezionale, estremamente dotto, che credette così fortemente nell’umano da venir considerato ancor oggi quasi un “manifesto” dell’Umanesimo Storico.Nulla sfuggiva alla mente e al pensare del giovane prodigio.
Secondo la descrizione del nipote, era di aspetto nobile, alto di statura e col carnato pallido “sparso graziosamente di porpora”, gli occhi grigioazzurri e biondo di capelli.

Fu un allievo diligentissimo e si dedicò ardentemente agli studi umanistici: il suo costante esercizio gli procurò quella straordinaria rapidità di apprendimento e di memoria per cui soltanto viene, disgraziatamente, ricordato dai più.
Ad appena 23 anni, decise di organizzare a Roma una grande disputa (ovvero una sorta di convegno internazionale, a cui dovevano partecipare tutti i più grandi sapienti dell’epoca, invitati anche a sue spese) sul tema della pax philosophica.
Il giovane conte di Mirandola avrebbe dimostrato, alla presenza
di dotte persone e del pontefice invitato per l’occasione, che sarebbe stato possibile, tramite il dialogo e la discussione, mettere tutti d’accordo sia sul piano filosofico che teologico.
Preparò novecento Conclusiones (tesi) poi andò a Roma dove il 7 dicembre 1486 uscirono a stampa le tesi
e fiducioso attese che il pontefice accordasse l’autorizzazione.
La cosidetta Oratio de hominis dignitate, il famoso discorso sulla dignità dell’uomo, doveva costituire la prolusione
al convegno romano.

Queste le parole con le quali Pico avrebbe voluto iniziare il suo lungo discorso:

Lessi, reverendissimi Padri, in documenti arabi, che, interrogato Abdala Saraceno su che cosa in questa per così dire scena del mondo vi fosse di più straordinario da ammirare, rispose che non vedeva niente di più meraviglioso dell’uomo. E a questa risposta s’accorda pienamente quell’esclamazione di Mercurio: grande miracolo, o Asclepio, è l’uomo!”………

Ma nel gennaio 1487 il permesso alla pubblica disputa venne sospeso. Il papa Innocenzo VIII nominò una commissione per esaminare le tesi. Tredici vennero incriminate: tre dichiarate eretiche e le altre in odore di eresia.
Il 31 maggio Pico tentò una difesa delle tesi, scrivendo una Apologia, ma non riuscì a convincere i suoi interlocutori. Ai primi di agosto, il pontefice condannò le tesi in via definitiva.

A Pico non restò che abbandonare Roma per rifugiarsi in Francia. Nel gennaio 1488, su richiesta del papa, Pico fu arrestato, portato a Parigi e imprigionato nella fortezza Vincennes. A Marzo, grazie all’appoggio dei suoi amici e di Carlo VIII, venne rilasciato: pote così tornare a Firenze, ospite di Lorenzo de’ Medici.

Ora, tornando al discorso di apertura di quel convegno che non pote mai aver luogo, vorrei riportare uno stralcio di quei pensieri, (scritti allora in un dotto latino), che fortunatamente sono giunti fino a noi, per ricordarci come Pico intendeva la vera dimensione Umana che racchiude in se potenzialità infinite, dignità e libertà.

Il Dio Sommo, dopo aver creato il cielo e la terra, si accinge a creare l’uomo e Pico lo descrive con questi pensieri:

<<……..Prese allora l’uomo, opera di aspetto indefinito, e postolo nel mezzo dell’universo, così gli parlò: “Non ti abbiamo dato ne una sede determinata, ne un aspetto tuo proprio, ne alcun dono speciale, o Adamo, perché quella sede, quell’aspetto che tu in sicurezza avrai bramato, tu, per tuo desiderio, per tua decisione ce li possa avere e possedere.
Per tutti gli altri la loro natura già di per s
e definita è costretta entro leggi da noi prescritte: tu, non costretto da nessuna limitazione, di tuo libero arbitrio, sotto la cui potestà ti ho posto, te la determinerai da solo. Ti ho collocato nel mezzo del cosmo perché tu avessi maggior agio di guardarti attorno quel che c’è nel mondo. Non ti abbiamo fatto ne celeste ne terreno, ne mortale ne immortale, affinché di te stesso quasi arbitrario ed onorario plasmatore ed artefice, ti componga nella forma che avrai preferito. Potrai degenerare in quelle inferiori, che sono brute; potrai, per tua intima decisione, rigenerarti nelle superiori che sono divine”.
O somma liberalità di Dio Padre, somma e mirabile fortuna dell’uomo! A cui è dato d’avere quello che desidera, d’essere quello che vuole……..>>

Pico della Mirandola morì il 17 novembre 1494, a soli 31 anni d’età, di una malattia repentina e perniciosa…….molti sussurrarono che fosse stato avvelenato…..forse per aver troppo creduto nell’umano!

4 pensieri su “DELLA DIGNITA' DELL'UOMO

  1. Grazie di cuore, Marzia! Pico della Mirandola fu uomo profondissimo dalle profondissime esperienze spirituali. Ho alcuni suoi rari testi spirituali, che varrebbe la pena di trascrivere, perché dànno in maniera chiara la chiave di un platonismo magico nel quale senza infingimenti vengono descritte le esperienze che l’uomo può compiere rispetto al mondo iperuranio delle Idee e quella di un Amore superumano che della coppia originaria che si innalzi alla contemplazione della Venere Celeste: sono i più legittimi antecedenti rinascimentali della Via del Pensiero e della Via del Graal. E questa esperienza della corrente del folgorante Pensare superumano che nella Concentrazione si fa individuale senza perdere la sua celeste virtù iperurania unità a quella del Sacro Amore è la missione peculiare dello Spirito di popolo italiano, che Massimo Scaligero ci ha donato, affinché la realizziamo e a nostra volta la possiamo donare al mondo.

    Hugo, sempre più stupito
    nel contemplar assorto
    le meraviglie del pensare infinito.

  2. Cara Marzia! Impeccabile come sempre il suo scrivere…..
    Lei arriva e come d’incanto dal vuoto spunta un quadro ricco di spruzzate di colori vividi… Dalla memoria, dal passato ecco che spunta un nome, un racconto, una storia, una esperienza, un uomo….. E insieme ai ricordi, quante cose nuove viene ad aggiungere al nostre sapere? Quanti particolari e fatti veramente interessanti ci arrivano che mancavano al nostro bagaglio di cultura?

  3. Si, Pico fu un precursore e i precursori più sono grandi e più vengono perseguitati dalla tenebra del mondo che non sopporta la loro Luce!
    Ma l’Uomo non vuole arrendersi mai….più l’ostacolo è grande, più forza deve sviluppare per superarlo, più cresce spiritualmente.
    Molte cose sono cambiate dal tempo di Pico……e forse non tutte in peggio!

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