L'ASCESA DELL'ANIMA

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Il grande Socrate presenta l’ascesa dell’anima attraverso svariate allegorie, la più celebre delle quali è quella del mito della caverna scritto da Platone nel settimo libro della Repubblica.
Platone, come ben sappiamo, è la voce di Socrate dato che “ il padre della filosofia” ha prediletto il parlare allo scrivere. Di Socrate nessun manoscritto è mai saltato fuori dalla sabbia di qualche deserto o dal fondo di una biblioteca.
Sembra proprio che, nonostante il passare dei millenni, il mito della caverna sia sempre di grande attualità!

Degli uomini incatenati in una caverna con la schiena rivolta all’entrata, non possono vedere che le ombre che si disegnano sul fondo dell’antro che è la loro prigione. Non avendo mai visto altro del mondo esterno che queste ombre, immaginano che che esse costituiscano l’unica realtà.

Uno di questi prigionieri viene slegato, viene fatto girare fino a vedere la luce. Anchilosato e abbagliato, l’uomo comincia a soffrire e a non distinguere più niente.Deve poi scalare  l’interno della montagna per risalire verso un’apertura dalla quale provengono dei raggi della luce del giorno, ascensione difficile e particolarmente terrorizzante ma una volta uscito e arrivato alla luce, non può sopportarne lo splendore.

Deve quindi abbassare gli occhi e cominciare col guardare le ombre, i riflessi, i chiarori lunari e notturni prima di poter affrontare quella luce troppo forte per le sue forze.
Alla fine arriverà a vedere il Sole e comprenderà che esso governa il mondo.
Dopo aver avuto accesso alla visione ed alla comprensione della realtà,
attraverso una progressione lunga e laboriosa, se ritornerà dai suoi antichi compagni per spiegarla, si scontrerà con le loro risate, il loro scherno e ben presto con il loro odio.
Essi, se potranno, lo uccideranno.

Simbolo dell’avventura socratica, l’allegoria mette in evidenza il contrasto tra due realtà:quella delle ombre, che costituisce la realtà ordinaria dell’uomo, e un’altra realtà, incomparabilmente superiore, che permette di illuminare la prima in seguito alla comprensione del mondo soprasensibile al quale si accede solo a prezzo di una lunga e faticosa ascensione.

L’allegoria insiste sulle dure prove della salita e sulla difficoltà di comunicare agli altri la vera realtà che si è contemplata, perché essa si realizza unicamente in un’ esperienza spirituale, non riducibile a dimostrazione empirica.

Quello di Socrate è un invito alla ricerca, l’invito ad un lavoro su se stessi, che intuiamo come diventi sempre più urgente per il bene di tutti.

I veri filosofi, dice il Socrate della Repubblica, sono coloro che amano contemplare la Verità, e questa Verità non potrà mai venir raccontata in parole.

Per cercare di capire cosa intenda qui Socrate, possiamo fare l’esperienza che nessuna descrizione di una vera opera d’arte potrà mai suscitare in noi ciò che provoca il poterla contemplare. Nessuna dotta spiegazione potrà mai paragonarsi al contatto diretto con l’opera.

Si può proprio asserire che “la Verità è uno spettacolo”, e spettacolo può diventare tutto il mondo intorno a noi se guardato con occhi diversi.

La Verità è “il reale”, è la “realtà delle cose”, ma questa realtà si trova oltre la parvenza, si trova quando la parvenza, grazie al pensare, diventa essenza.

La conoscenza autentica non è dunque comunicabile, non può essere dimostrata, dal momento che può venir colta solo in una visione spirituale che presuppone una lunga preparazione.

Solo a pochi grandi iniziati è data la facoltà di saper trasporre in chiari concetti quanto percepito nello spirituale, per poterlo comunicare a chi ha fame e sete di verità.

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3 pensieri su “L'ASCESA DELL'ANIMA

  1. Marzia grazie.
    In questa parolina vorrei poterti manifestare quanto la tua delicatezza e saggezza lasciano in gocce preziose e dissetanti.
    Nessuna parola di altri puo’ risolvere al posto nostro cio’ che ci grava del karma ma immergersi veramente e profondamente a volte nei veri e preziosissimi messaggi di saggezza che il mondo in molti modi e attraverso il nostro prossimo ci invia e’ compito quotidiano, cosi’ come spesso Steiner accoratamente ripeteva: di far “vivere” dentro fino a……..
    Ma non di semplice emozione per quanto vibrante possa essere, si parla, quanto di un lavoro simile allo “stillicidio” annoso, secolare, eterno?… di quelle gocce che scavano, disegnano, e portano, depositando letteralmente, il semplice invisibile calcare del momento,e quindi il vitale ed essenziale, indispensabile solido scheletro, mirabile architettura, della cattedrale umana.
    Perche’ l’illusione puo’ arrivare quando le sconfitte e i fallimenti ti sorprendono ad ogni nuova speranzosa battaglia, e addirittura una vita intera non puo’ bastare…..i respiri non sono quelli di un momento, di un giorno solo, di una vita sola …..bensi’ quelli di una “eternita’” da costruire e da conquistare.
    Fa spavento?
    Ad ogni giorno basta il suo affanno.
    E ci sono state donate le relative forze.
    E ogni passo porta armoniosamente un piede davanti all’altro.

    Buon fine settimana e gioioso riposo a tutti.

  2. Ho da poco letto un articolo in un cui commento una persona si autoproclamava “l’uomo della caverna di platone”. L’articolo trattava di temi meramente scientifici visto che si proponeva di esaminare le alternative alla sperimentazione animale in campo medico. Purtroppo affermava che in alcuni campi è ancora necessaria.

    Bene il nostro “uomo della caverna” ci spiegò che solo lui aveva capito tutto: spacciandosi per informatico e biologo parlava di un programma per computer che simulava alla perfezione il metabolismo umano.

    Peccato che alla discussione partecipasse anche uno dei programmatori del software che, ovviamente, smentì il valore assoluto del prodotto.

    Morale della favola: “la luce del giorno” che aveva illuminato il nostro eroe era stata una ricerchina di tre minuti su google.

    E per quanti è così? Quanti con uno sforzo minimo sono convinti di aver già visto la luce e di non aver più nulla da vedere?

  3. Anche il Nolano cercò di dire le stesse cose in un tempo in cui non faceva differenza se eri un gatto nero o una donna un pò particolare, tanto valeva per essere messo dentro il calderone del “maligno”
    Un maligno a cui evidentemente piaceva essere attore e spettatore allo stesso tempo
    I tempi cambiano e i costumi pure, ma il buio lo trova sempre un modo di darsi una veste

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