LA VITA DELL'ANIMA (1° SCRITTO)

 EPSON scanner image

Come sapete, sono abituato a separare nettamente l’Opera scritta del Dottore dall’immensa quantità delle Sue conferenze, nonostante la dovizia e la profondità di insegnamenti e comunicazioni che si ritrova in queste ultime. Ciò per diversi motivi. Siate d’accordo o in disaccordo su ciò, è argomento già trattato.

Molti sanno che Steiner, oberato e oppresso da un’enorme quantità di richieste, negli anni ’20 dovette abbandonare alcuni progetti di metter mano a nuovi Testi o a completi rifacimenti. Poi, ammalato, continuò sino allo stremo la biografia (La mia Vita) e quello che fu raccolto poi sotto il titolo di Massime Antroposofiche.

Però riuscì a pur dare qualche contributo scritto alla Rivista Das Goetheanum.

Trascrivo per Eco quattro saggi del Dottore che furono pubblicati tra il 21 ottobre e l’11 novembre 1923 su tale Rivista.

Apparvero in italiano sulla Rivista mensile Antroposofia nei numeri di maggio e giugno del 1956 e credo valgano la pena di essere nuovamente letti, riconquistati.

L’insieme prese il titolo seguente: La vita dell’anima, mentre il primo saggio risponde a:

*

 L’anima nell’oscurità crepuscolare del sogno

 

Se nell’ambito dell’esperienza ordinaria l’uomo vuole contemplare la sua anima, non può bastargli soltanto volgere in certo modo lo sguardo spirituale all’indietro, per scoprire, guardando in sé, quello che egli è in quanto osservatore del mondo. Non scorge, in tal modo, nulla di nuovo. Scorge quello che egli è, in quanto osservatore del mondo, soltanto in un’altra direzione.

Nella vita di veglia l’uomo è dedito quasi interamente al mondo esterno. Vive nei sensi. Nelle impressioni dei sensi il mondo esterno continua a vivergli dentro. In queste impressioni si intessono i pensieri. Anche in essi vive il mondo esterno. La forza, però, con cui il mondo esterno vien colto nei pensieri può essere sentita come entità propria dell’uomo. Ma questa sensazione di una forza propria ha un carattere del tutto generico, indeterminato. In essa nulla si può distinguere con la coscienza ordinaria. Se l’uomo fosse costretto a riconoscere solo in essa l’essenza della sua anima, egli non avrebbe, di quest’ultima, nulla se non una indeterminata sensazione di sé, di cui non conoscerebbe che cosa essa è.

L’elemento insoddisfacente in una tale forma di autosservazione è che l’essenza dell’anima, quando essa vuol coglierla, subito le sfugge. Uomini che seriamente anelano alla conoscenza attraverso questa elemento di insoddisfazione possono essere spinti alla disperazione nei confronti di ogni conoscenza.

Perciò gli uomini riflessivi hanno quasi sempre cercato la conoscenza dell’anima per strade diverse da quella dell’auto-osservazione. Nell’osservazione dei sensi e nel pensiero ordinario essi hanno sentito che quella indeterminata sensazione di sé è tutta rivolta al corpo. Hanno riconosciuto che l’anima finché persiste in questa sua dedizione al corpo, non può saper nulla, con l’auto-osservazione, della sua propria essenza.

Un campo, sul quale questo sentimento si volse, è il sogno. Essi si accorsero, che il mondo di immagini, che il sogno magicamente evoca ha qualcosa a che fare con quella indeterminata sensazione di sé. Questa si presentò a loro, in certo modo, come la tabula rasa su cui il sogno dipinge le sue immagini. E poi riconobbero che questa stessa tabula è il pittore che dipinge su sé e in sé.

Così il sognare diventò per loro quella fuggevole attività, nell’interiorità dell’uomo, la quale riempie di contenuto l’indeterminata sensazione dell’essere animico. Un contenuto enigmatico; ma l’unico che, dapprima, si potesse avere dell’essere animico. Una contemplazione avulsa, bensì, dalla luminosità della coscienza ordinaria, spinta nella oscurità crepuscolare della semicoscienza; ma nell’unica forma, raggiungibile alla vita quotidiana.

Ma nonostante questa crepuscolare oscurità, risulta, non certo alla autosservazione pensante, bensì ad un autotastare interiore, un elemento molto significativo. Si lascia palpare un’affinità tra il sognare e la fantasia creatrice Si sente che quel che tesse in maniera aerea nel sognare, nel creare della fantasia, viene afferrato dall’interiorità del corpo. E questa interiorità del corpo costringe la forza plastica del sogno ad abbandonare il suo arbitrio e a trasformarsi in una attività che, sia pur liberamente, imita però ciò che esiste nel mondo dei sensi.

Raggiunta che si abbia una tale forma di tastare interiore, si progredisce ben presto di un passo. Si scorge che la forza plasmatrice del sogno può congiungersi ancora più intimamente col corpo. Si scorge ciò ciò in maniera presaga nell’attività del ricordare, della memoria. In questa, il corpo costringe la forza plasmatrice del sogno ad una maggiore fedeltà, rispetto al mondo esterno, che nella fantasia.

Se si è veduto questo, resta ormai un solo passo da fare per comprendere che la forza plasmatrice del sogno sta a base anche del pensiero ordinario e della percezione dei sensi. Qui essa è tutta dedita al corpo, mentre nella fantasia e nella memoria trattiene ancora qualcosa della forma di attività sua propria.

Ciò dà un certo diritto a presumere che nel sogno l’essere dell’anima si liberi dal corpo e viva nella forma che le è propria.

Così il sogno diventò il campo delle indagini di ricercatori animici.

Esso però costringe l’uomo entro una zona assai malsicura. Quando è dedita al corpo, l’anima è aggiogata alle leggi da cui la natura è pervasa. Il corpo è una parte della natura. In quanto è rivolta al corpo, l’anima è anche intessuta nelle leggi della natura. I mezzi con cui si adatta alla vita naturale, essa li sente come logica. Nel pensiero logico sulla natura l’anima si sente sicura. Nella forza plasmatrice del sogno essa si strappa al pensiero logico sulla natura. Rientra nel suo proprio essere. Così facendo, però, essa lascia per così dire il solido e limpido terreno della vita interiore e si abbandona allo sfuggente e impervio mare dell’esistenza spirituale.

La soglia del mondo spirituale sembra oltrepassata; ma dopo questo passo ci si presenta soltanto un elemento spirituale senza fondamento e senza direzione. Ricercatori animici che ne vogliono varcare in tal modo la soglia, scoprono l’affascinante ma anche problematico campo della vita dell’anima.

Esso è pieno di enigmi. Rapidamente, dagli avvenimenti esterni, esso intesse vaghe connessioni che deridono le leggi naturali; subito configura simboli di organi interni e processi corporei. Il cuore che batte troppo forte appare nel sogno come una fornace ardente; i denti dolenti come una palizzata con pali danneggiati. E, nel sogno, l’uomo impara a conoscersi in forma peculiare. La sua vita istintiva si configura in immagini di azioni dubbie che nella di veglia egli eviterebbe con cura. Suscitano un particolare interesse nei ricercatori dell’anima quei sogni che hanno carattere profetico, o quelli in cui l’anima si immagina di possedere facoltà che nella vita di veglia le mancano del tutto.

Qui l’anima appare disciolta dal suo aggiogamento all’attività del corpo e della natura. Vuole essere indipendente. Ma subito, non appena vuole esplicare se stessa, l’attività del corpo e della natura la inseguono. Non vuol saper nulla delle leggi di natura; ma i fatti naturali le appaiono nel sogno come contrarietà naturali. Vuol conoscere gli organi interni del corpo o le sue attività. Ma non porta ciò a chiare immagini di questi organi o facoltà, ma solo simboli che portano in sé il carattere dell’arbitrio.

L’esperienza esteriore della natura viene strappata dalla determinatezza in cui si trova per effetto della percezione sensoria e del pensiero; inizia l’esperienza dell’interiorità umana, ma inizia in una forma oscura. La percezione della natura è abbandonata; la percezione di sé non è ancora veracemente raggiunta.

L’indagine del sogno non mette l’uomo in condizione di contemplare l’anima nella sua vera forma. Per mezzo suo l’ha bensì dinanzi a sé più spiritualmente concreta che non nell’auto-osservazione pensante; l’ha, tuttavia, come qualcosa che si dovrebbe effettivamente vedere, ma che si può afferrare solo come involucro.

*

Rudolf Steiner

Della visione dell’anima attraverso la conoscenza spirituale dovrà parlare la seconda parte dell’articolo.

3 pensieri su “LA VITA DELL'ANIMA (1° SCRITTO)

  1. Questi quattro articoli di Rudolf Steiner, scritti nell’ottobre-novembre del 1923 apparvero, col titolo tedesco “Vom Seelenleben”, sulla rivista settimanale “Das Goetheanum”, I annata, Nr. 50, e III annata, Nr. 11-14. Ora sono ripubblicati nel volume, che raccoglie molti suoi articoli, intitolato “Der Goetheanumgedanke inmitten der Kulturkrisis der Gegenwart. Gesammelte Aufsaetze aus der Wochenschrift 1921-1925”, ossia “Il pensiero del Goetheanum in mezzo alla crisi di civiltà del presente. Raccolta di articoli dal settimanale , in Opera Omnia Nr. 36,I edizione, Dornach, 1961.
    Buona lettura e ancor miglior meditazione.

    Hugo, che non essendo mai pago,
    mangia, scrive e fuma da Zigozago.

    • Tu pensa che ho nominato costoro proprio oggi con isidoro.Che roba vero? Guardarono l’anima da un punto di vista sbagliato? Ma dal punto di vista che hanno tutti gli uomini. Poi piu’ che discutere sul punto di vista si dovrebbe chiedere in merito al “Chi” guarda. Sempre se questo “chi” e’ in azione poi…..magari stabilito cio’, poi si’, si potrebbe parlare di coscienza, e ancora dopo di auto-coscienza.
      La psicanalisi fu definita, e’ considerata, una scienza. Senza nulla togliere a “suo padre”, con Steiner vengono fuori i limiti della psicanalisi, o per meglio dire delle zone in ombra di questa scienza. Dove confusi nel buio si nascondono i confini di universi ben distinti ma che i dottori psicanalisti tendono caparbiamente a unire in un inconscio misterioso e considerato il forziere che nasconde l’arcano. Beh… il discorso si fa complesso e sarebbe lungo….mi sovviene pero’ “Psicoterapia. Fondamenti esoterici” di Scaligero… Il libro è suddiviso in tre parti: prima parte LA PSICHE, seconda parte ANIMA E PSICHE, terza parte ESSENZA DELLA TERAPIA.
      Per gli appassionati……lo consigliamo vivamente.

Lascia un commento