DUE PENSIERI INEDITI DI MASSIMO SCALIGERO

copur

Abbiamo scritto, in precedenti articoli, alcune cose sul Gruppo di UR, che negli Anni Venti del trascorso Ventesimo Secolo pubblicò la bella e importante rivista omonima. Rivista che uscì a fascicoli per iniziativa del fiorentino Arturo Reghini, il quale – a causa della sua esposizione personale e delle persecuzioni, che nei suoi confronti giunsero persino ad aggressioni e tentativi di assassinio – fu costretto ad affidarne la direzione al non ancora trentenne Julius Evola, il cui comportamento si dimostrò tutt’altro che corretto, provocando infine la chiusura della rivista stessa. Il Gruppo di UR non si esauriva nella pubblicazione della suddetta rivista, comportando anzi una cerchia di personalità che agivano sia individualmente che in comune ad «operare» in vista della realizzazione della Iniziazione effettiva.

Lo scioglimento della rivista portò ad una separazione e ad una diversificazione delle varie componenti che, in precedenza, avevano operato in concorde unione spirituale alla realizzazione della finalità che ne costituiva la ragion d’essere. Da una parte, Leo-Colazza, Krur-Breno-Colonna di Cesarò ed altri che si riconoscevano nell’insegnamento di Rudolf Steiner, dall’altra Pietro Negri-Reghini, Luce-Parise che si riconoscevano nella Via ermetica e pitagorica, seguirono i rispettivi indirizzi. Evola, oramai era sempre più preso dal Tantrismo, da lui ampiamente rivisto e corretto per adattarlo alle proprie personali vedute, proseguì la sua via più o meno isolato. Per un anno pubblicò una nuova rivista col nome di Krur, che venne chiusa alla fine del 1929. Arturo Reghini tentò di ripubblicare la sua antica rivista Ignis, che però venne chiusa dopo il primo numero per ordine della Polizia. Si era già nell’atmosfera di quel disgraziato Concordato, voluto dal fascismo, tra Chiesa Cattolica e Stato italiano, che tante – troppe – sciagure doveva portare alla nostra amata Italia.

Il giovane Massimo Scaligero, ancor prima di conoscere Julius Evola, era già in contatto con Arturo Reghini e Giulio Parise, sin dai tempi della prima Ignis (1925), come scrive in Dallo Yoga alla Rosacroce, e rimase sempre in cordiale amicizia con loro.

È interessante notare il valore che Massimo Scaligero dava alle monografie originarie pubblicate nei fascicoli editi dal Gruppo di UR. Quelle preziose monografie vennero spesso profondamente alterate da Julius Evola nella pubblicazione dei tre volumi di Introduzione alla Magia, che vennero editi nel 1955 dai Fratelli Bocca – gloriosa casa editrice che venne fatta chiudere dalla mai troppo infamata Compagnia – e nel 1971 dalle romane Edizioni Mediterranee. Le monografie dei discepoli di Rudolf Steiner vennero profondamente alterate, togliendo tra l’altro ogni riferimento al suo nome. Altre monografie, di altri autori, furono addirittura soppresse. Il tutto secondo il libito e il criterio personale dell’autocratico Evola.

Il destino ha voluto che mi giungessero nelle mani alcuni fascicoli del Gruppo di UR, che erano appartenuti a Giovanni Colazza. Li conservo come un prezioso tesoro personale. Su uno di questi fascicoli, vi sono alcuni appunti a matita, scritti personalmente – la sua calligrafia, tipica, è riconoscibilissima – da Massimo Scaligero. Si tratta di una glossa, o breve commento, ad un articolo di Julius Evola, Sull’«eroico» e il «sapienziale» e sulla Tradizione Occidentale, apparso nel numero doppio 11-12 di UR, anno II, articolo che lo stesso Evola non ripubblicò, per qualche motivo, nelle successive edizioni del 1955 e del 1971 di Introduzione alla Magia.

Nella sua glossa, o commento, Massimo Scaligero, alla p. 322, «rettifica» e completa un pensiero di Evola, portandolo su un piano noetico e ascetico ben più alto. Poiché mi è parso che questo pensiero di Massimo Scaligero possa essere prezioso come tema di meditazione per chi sia impegnato con risolutezza nella Via del pensiero, ho deciso di farne dono ai lettori di Eco, certo che qualcuno tra loro saprà trarne grande giovamento nella Concentrazione e nella Meditazione. Eccolo:

urmas

«La conoscenza è la vera azione e l’azione la realizza, in quanto sia PURA. Chi agisce non essendo tratto da frutti o da scopi; mettendo al pari il vincere e il perdere, il piacere e il dolore, il bene e il male; non avendo sguardo né per l’«io», né per il «tu», né per l’amore, né per l’odio, né per ogni altra coppia di contrarî, insomma – volge oltre la condizione individuale. Nella sicurezza soprannaturale di una intensità-limite, la «vita» si capovolge in un vuoto che è «più che vita»: viene conseguito il contatto con uno stato di luce e di potere che sorpassa, doma e trasporta tutto ciò che è umano e fisico, aprendo vie a cose, animazioni e visioni altrimenti impossibili. È lo stato di entusiasmo per il mondo delle Gerarchie e per la realtà cosmica, che svincola il pensiero puro e ci dà la comunione con Michele».

A questa breve citazione, voglio aggiungere un altro pensiero di Massimo Scaligero, parimenti inedito. Egli scriveva alcuni temi di meditazione su dei foglietti di carta, che dava ad alcuni suoi discepoli, affinché li ponessero al centro della loro attività meditativa. Un amico, che negli Anni Settanta viveva a Roma, me lo volle trasmettere. Ed io lo ricopiai, grato del dono che mi veniva fatto. A distanza di oltre tre decenni da quando Massimo Scaligero ci ha visibilmente lasciati, desidero donarlo a mia volta a chi voglia consacrare la vita a quell’idealismo magico, che è l’essenza vivente e luminosa della Via del Pensiero.

«Il segreto dell’idea è il suo sorgere da un proprio centro, da cui attinge potere di vita: senza il quale non potrebbe valere nella coscienza. Con l’idea, la coscienza si trova dinanzi a un ente dotato di vita autonoma, avente in sé il fondamento, la scaturigine del proprio essere. Tale scaturigine è l’Io medesimo che contempla l’idea e in essa attua la propria vita cosciente».

 

Un pensiero su “DUE PENSIERI INEDITI DI MASSIMO SCALIGERO

  1. Caro Hugo, oltre il dovuto ringraziamento, consentimi un appunto frivoleggiante.
    Parecchi anni addietro mi capitò di leggere qualche rigo intercorso tra Reghini ed Evola nel tempo della rottura: non ho mai più letto una simile fantasmagoria di reciproci insulti! I “ragazzi” che, nella sfera di Mercurio creano i linguaggi, non riuscivano sicuramente a star dietro alla sublime, maestosa creatività delle invettive, gustosamente maligne, scorrettissime. Insomma: una rivelazione (di quanto si può essere puerili) tra i grandi del tempo!
    Poi gli eccessi conducono sovente al proprio opposto: il sangue cola ma viene da riderci su. Grave che, nel poi, mancasse loro il senso dell’umorismo!

    Poiché sembra che Giulio Parise fosse la pietra dello scandalo, non mi meraviglierebbe, date le vistose contraddizioni tra carne e spirito degli attori, che qualche esplosione si sia verificata a causa di Rina Faccio, alias Sibilla Aleramo che, sembra, fosse amante a quel tempo, sia di Evola che di Parise.

    Più seriamente: visto il mio palese interesse per UR, già al nostro primo incontro, Scaligero mi avvertì di stare lontano dagli scritti di Parise (alias Luce). Questi comunque non erano nelle mie corde, però le parole (il tono) di Massimo furono nette e sottolineate.

Lascia un commento