STRUMENTI

Nella sala l’orchestra tace, e improvviso si leva solitario il suono del violino, un suono che incanta, che invita a seguirlo nella sua magica levità.

Il violinista canta intimamente e sembra comunichi il canto al suo violino che respira con lui, l’archetto sale e scende in una sorta di inspirazione ed espirazione.

Uomo e strumento sono un tutt’uno, ma il primo domina completamente il secondo e solo da questo accordo può nascere una perfetta armonia, generosa di bellezza e di emozioni.

Pochi sanno usare uno strumento con tanta maestria, ma ogni uomo porta in sé, spontaneamente, lo strumento più prezioso che ci sia: il pensare!

Questa attività attende solo di essere conosciuta e approfondita dall’uomo per poter sprigionare la sua forza, e la musica che allora nascerà sarà formata da pensieri puri, viventi.

Normalmente l’uomo, nonostante sia continuamente immerso in questa attività, non la vede, non la conosce, non la sa dominare, anzi è dominato da essa poiché il pensare “suona da solo”, spesso al di là della coscienza di chi lo esercita.

Si può dire che questa facoltà, donata all’essere umano per delle mete altissime, spesso procede da sola, come per inerzia, mossa e usata dalle percezioni, dai sentimenti, dai ricordi, rappresentazioni, brame…

Facoltà figlia del Logos, ma ancora sconosciuta ai più nella sua purezza!

Il pensare si è formato nell’uomo senza la sua partecipazione cosciente e per questo egli non lo può conoscere, dominare, possedere intimamente come può fare con gli strumenti che inventa e crea.

Anche  il violino è nato senza la partecipazione del violinista: qualche altro l’ha costruito per lui, ma poi il musicista ha dovuto studiare ed applicarsi per anni ed anni per poterlo possedere e dominare.

Perché non dovrebbe essere lo stesso per il pensare?

L’educazione scolastica, ad esempio, dovrebbe avere lo scopo di far conoscere ed educare il pensare. Con il liceo e l’università si avrebbe il parallelo degli studi violinistici atti a dominare lo strumento, ma così non è.

Ciò significa che quegli studi sul pensare non tendono in realtà a questo scopo, non sono adeguati e non danno il medesimo risultato: anzi il risultato è un pensare intellettuale sempre più debole!

La strumentalità del pensare si è rivelata molto bene dalla sua contraffazione: il computer.

L’uomo, ad un certo punto, si è trovato ad una svolta storica: o adoperarsi e lavorare per conoscere il suo pensare e dominarlo, o delegarlo ad una macchina, che regola le sue operazioni secondo schemi preordinati, morti: cosa che ha fatto!

Un’attività spirituale come quella del pensare, il cui sviluppo è stato portato avanti per secoli da grandi pensatori e giunta al culmine con Goethe, Schiller, Hegel, non può andare perduta negli ingranaggi di una macchina. A lungo andare l’uomo perderebbe anche se stesso!

E’ la facoltà pensante che lo porta ad essere cosciente di “pensare pensieri” e di riconoscere in essa la capacità di condurre attivamente e coscientemente il proprio processo pensante, fondamento della libertà umana.

Il vero pensare è sempre “voluto”, come quando si adopera uno strumento per suonare: lo si “vuole” fare, mentre le divagazioni dei pensieri sono qualcosa di istintivo, non motivate e tanto meno volute. E’ il violino-pensare che suona da solo, spesso contro la volontà del violinista.

Quando non si vuole fare un’azione, non la si fa, nella norma è così, ma non per i pensieri: essi possono vagare incontrollati, diventando un’abitudine di fondo che sfugge al controllo della coscienza.

Pensieri futili, rappresentazioni ed immagini caotiche che appaiono e scompaiono, distrazioni fastidiose che possono essere vinte: la battaglia può essere lunga e dura e ha come presupposto che questi disturbi vengano prima riconosciuti come tali, e poi che li si voglia eliminare.

Molte sono le indicazioni e gli aiuti che vengono dati dai Maestri per raggiungere questo scopo, molto l’impegno richiesto a chi si accinge a percorrere questa disciplina.

Il fine è di conferire all’Io il dominio sul suo prezioso strumento, sulla sua facoltà pensante, fino ad arrivare al punto in cui, ogni volta l’Io decida di “suonare la sua musica”, il vuoto ed il silenzio interiore, richiamati dalla sua volontà, appaiano come per incanto.

Solo allora, nella coscienza divenuta un “foglio bianco”, si potranno esprimere tutte le melodie-pensiero che lo spirito vorrà creare durante i suoi momenti di raccoglimento interiore.

Bisogna che “l’orchestra taccia”, affinché il pensare possa elevarsi solitario per produrre la musica sua più bella!

6 pensieri su “STRUMENTI

  1. Da Onlus Difendiamo-la-clava:…essa è inoltre uno strumento semplice e adeguato per molteplici funzioni. Come osservava la buonanima aristocratica del barone Giulio Cesare Andrea Evola, con essa si schiacciano le male bestie e si aprono i crani più duri a nuove e spregiudicate esperienze. Non dimentichiamo inoltre che bastano pochi e vigorosi colpi di clava per abbattere incerte capannuccie di esotici mattacchioni, solerti a rinverdire alberi senza linfa e radice…

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