HELLA WIESBERGER, OVVERO IL CORAGGIO E LA FEDELTA': il nostro incontro e il mio debito inesauribile verso di lei.

Hella .

Incontrai Hella Wiesberger a Dornach, esattamente trent’anni fa, nell’aprile del 1985. Dopo di allora, ebbi modo di incontrarla molte volte ed ogni volta fu per me motivo di grandissima gioia.

Ero stato a Dornach già alcune volte, sia a motivo di una cara amica, Lucia, che ora è in Cielo, bisognosa della terapia dell’iscador, sia approfittando di motivi professionali, che mi portavano a Basilea in Svizzera, e a Friburgo in Germania. Vi ero andato anche altre volte con alcuni amici, che volevano visitare il Goetheanum, fatto edificare da Rudolf Steiner. In ogni viaggio a Dornach, si mescolavano nella mia anima molti sentimenti contraddittori, in forte lotta tra loro. Vi era in me, da una parte, l’ammirazione per quanto, visibilmente e invisibilmente, Rudolf Steiner aveva creato ed edificato e, dall’altra, il dolore, la pena, che suscitava il vedere il livello inadeguato, addirittura caricaturale, al quale era stato ridotto l’impulso da lui donato, e quello delle manifestazioni umane esteriori, talvolta ridicole, e che in visitatori profani alla Scienza dello Spirito sovente suscitavano apertamente addirittura il riso e lo scherno. Sono stato, purtroppo, personalmente testimone di tali tristi manifestazioni.

Avevo in me la forte impressione che la degenerazione dell’impulso luminoso e sano, originariamente donato da Rudolf Steiner, avesse prodotto una vasta e multiforme patologia, che si manifestava nello stato sognante e sonnambolico di molti antroposofi che dimoravano a Dornach e dintorni, nello slavato conformismo, che faceva sì che molti uomini si vestissero ad imitazione di Albert Steffen (il defunto presidente della Società Antroposofica, che coi suoi molti tradimenti tante sciagure aveva portato al movimento spirituale), fiocchetto alla camicia e taglio dei capelli compresi, e che le donne si vestissero con ampi maglioni di lana e lunghe gonne, il tutto su variazioni di colore ‘yoghurt ai mirtilli’ o ‘yoghurt ai frutti di bosco’, con l’immancabile crocchia ai capelli. Il tutto mi faceva un’impressione davvero buffissima, decisamente comica.  

La cosa che più mi colpiva era la forte opposizione di tutti costoro nei confronti di ogni pratica interiore, in particolar modo della Concentrazione, della Meditazione, dei vari esercizi del libro Iniziazione, con tanta generosità donati da Rudolf Steiner. Vi era ancora allora, alla fine degli anni settanta e ai primi anni ottanta del trascorso secolo, una vera e propria epidemia di «steffenite acuta», che aveva portato da una parte ad una grigia e spenta intellettualizzazione dei contenuti dell’Antroposofia, ridotta ad una forma eccentrica di “ideologia”, e dall’altra una tendenza ad un «antroposofazzico» – come lo definiva causticamente Massimo Scaligero – iperestetismo decadente, il tutto ad esclusione assoluta di qualsiasi forma di pratica interiore, che veniva apertamente negletta e sconsigliata.

Massimo Scaligero, naturalmente, mi aveva parlato spesso della tragedia dell’involuzione del movimento antroposofico, dei molti tradimenti perpetrati da alcuni dei suoi capi, della odiosa persecuzione nei confronti di Marie Steiner-von Sivers, la fedele compagna di Rudolf Steiner, persecuzione attuata dai boss della Società Antroposofica con metodi, che la Signora Steiner stessa definiva gangsteristici. Tuttavia, spinto costantemente da Massimo Scaligero a non accettare mai nulla sulla base della mera autorità e parola altrui, per quanto autorevole, anzi a verificare sempre di persona la veridicità delle altrui affermazioni, ed essendo inoltre, per mia natura personale, al contempo testone ostinato e curioso, cominciai a indagare per conto mio, interrogando in maniera sfrontata e un po’ birbona quanti mi capitavano a tiro e coi quali instauravo un minimo di familiarità.

A tutti chiedevo se facessero i cinque esercizi basilari della pratica interiore, descritti in maniera essenziale da Rudolf Steiner in opere scritte come La Scienza Occulta nelle sue linee generali e ne I gradi della conoscenza superiore, nonché in molte conferenze riservate o pubbliche, ma soprattutto, in maniera particolarmente dettagliata ed esaustiva, nei Quaderni Esoterici, la cui pubblicazione fu esplicitamente voluta da Marie Steiner, compagna di vita, erede spirituale e testamentaria di Rudolf Steiner e della sua Opera. Alla mia sfrontata e, confesso, maliziosa domanda, la risposta era sempre un evitare di fare affermazioni personali compromettenti, glissando abilmente nell’incerto e inverificabile dominio del generale. «Non si sa chi faccia gli esercizi», oppure: «è una questione delicata, strettamente personale», o «chi li fa, non lo dice» erano perlopiù le prudenti ed evasive affermazioni degli interrogati. Dentro di me, naturalmente la cosa suonava come se mi dicessero che: «pure chi non li fa, per una sorta di vergogna interiore, non lo dice di certo». Naturalmente, già a queste prime risposte lasciavo già perdere.

Altri – secondo me affetti, in maniera conclamata, dalla suddetta “steffenite acuta” – attaccavano apertamente la pratica degli esercizi: «bisogna stare molto attenti a fare gli esercizi», «gli esercizi possono far male», «gli esercizi possono essere pericolosi», «gli esercizi sono pericolosi». Il che, a posteriori, a tutt’oggi mi ricorda discorsi molto simili, nonché altri deprecabili eventi, accaduti successivamente alla morte di Massimo Scaligero, nella bella terra d’Ausonia.

La situazione era davvero sconfortante. Cercavo di conoscere anche la “storia”, che percepivo tragica, del movimento spirituale antroposofico, dei “conflitti” che avevano portato alla paralisi del movimento spirituale stesso, alla vergognosa persecuzione di una figura luminosa come quella della compagna di vita e collaboratrice spirituale più stretta di Rudolf Steiner, ovverossia di Marie Steiner-von Sivers. Sin dalla prima volta che ero giunto a Dornach, ero andato ad una piccola libreria, alla Haus Duldeck, a qualche decina di metri dal Goetheanum, libreria che era gestita dagli amici e seguaci di Marie Steiner, malissimo sopportata, e con grande scorno, dagli ammuffiti parrucconi, ovvero gli “steffeniani di ferro”, arroccati dentro il Goetheanum, da dove spadroneggiavano. Quando vi entrai la prima volta, nell’ottobre del 1979, in risposta ad una mia richiesta interiore, ebbi un «segno» del Cielo, che mi mozzò il fiato, tanto fu eloquente.

Nella Haus Duldeck, trovai tanti libri di Rudolf Steiner a prezzi accessibili pure a me, nomade squattrinato: nel periodo in cui lavoravo, non assicurato e malissimo pagato, per una ditta italiana, che mi passava una magrissima diaria per il viaggio, io mi ero organizzato in modo che, svolti con rapidità ed efficienza i miei compiti a Basilea e a Friburgo, potevo risparmiare una parte della suddetta diaria, saltando tutti i pranzi, sostituiti con una ricca colazione, dormendo una sola notte in albergo, e facendomi due notti di cuccetta in treno. Con quanto risparmiavo, potevo comprare i miei amati libri, non solo del Dottore, ma anche di Marie Steiner, di discepoli del Dottore e di Marie Steiner, come Hans Werner Zbinden, Edwin Froböse ed altri che per brevità non nomino. A gestire la libreria, erano due brave signore: Dörte Mehrling e Ruth Fittler, simpaticissime e disponibilissime. Non solo mi davano varie utili indicazioni librarie, ma mi facevano pure dei megasconti, forse spinte dal mio aspetto di giovane nomade entusiasta, economicamente in maniera evidente piuttosto male in arnese. Si affezionarono tantissimo a me, ed io a loro. Insomma, diventammo amicissimi. Erano persone di animo semplice e schietto, senza intellettualismi o pose di sorta, ma non erano in grado di darmi le risposte che cercavo.

Nel frattempo era uscito in italiano, un testo che per me si rivelò di estrema importanza, un testo che influì moltissimo sul mio destino: il fascicolo contenente l’articolo, un vero e proprio saggio, di Hella Wiesberger, L’opera di Rudolf Steiner nella sua realtà è la sua vita, trad. it. a c. di Stefano Pederiva, Editrice Antroposofica, Milano 1984. Questo articolo mi dette subito la sensazione di trovarmi finalmente di fronte a qualcuno che aveva un reale spessore interiore: l’autrice era, a mio personalissimo giudizio, una praticante interiore, e quel che lei scriveva mi apriva un mondo rispetto all’opera di Rudolf Steiner. Il suddetto articolo era stato ben tradotto da Stefano Pederiva, ma forse pubblicato in una veste tipografica un po’ sacrificata. Ma non era certo questo l’essenziale. Cercando ulteriormente, scoprii che si trattava di un lungo lavoro apparso, col titolo «Rudolf Steiners Lebenswerk in seiner Wirklichkeit ist sein Leben», diviso in due parti, nei numeri 49/50, pp. 12-33, Pasqua 1975 e 51/52, S.Michele 1975, pp. 18-36 dei Beiträge zur Rudolf Steiner Gesamtausgabe, la bella e importante rivista, edita a cura della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia del Lascito di Rudolf Steiner. Alla Haus Duldeck, non ebbi difficoltà alcuna a trovare quei due numeri della benemerita rivista. Quanto era scritto in quel lungo articolo mi aveva colpito tantissimo, e decisi di voler incontrare l’autrice, persona a me allora del tutto ignota, di un lavoro così pregevole. Non ebbi difficoltà a trovare il suo indirizzo e il numero di telefono sulla guida telefonica del cantone di Solothurn, ossia della nostra Soletta.

Presi il coraggio a quattro mani e le telefonai direttamente. Mi dette appuntamento in un qualche giorno d’aprile. Era, appunto, il 1985: esattamente trent’anni fa. Per la prima volta in vita mia, col cuore che mi batteva come un tamburo, andai a bussare alla porta della Rudolf Steiner Halde, sede della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ove prima della fondazione dello stesso Lascito, per  tanti anni, era vissuta la stessa Marie Steiner. Fui introdotto in una piccola sala colorata, al pian terreno, e poco dopo venne Hella Wiesberger. Era una donna, allora sessantacinquenne, di media statura, asciutta, energica, volitiva, lucida e ben «sveglia». Ovvero tutto il contrario di quello stato di coscienza sognante, talvolta dolciastro e stucchevole, che vedevo essere abituale nella generalità degli  «antroposofazzi». Vi venne incontro con calore, senza alcun formalismo, né sentimentalismo, e mi fu immediatamente simpatica. 

Le parlai a cuore aperto. Le dissi fuori dai denti cosa pensavo della Società Antroposofica, che per me essa era completamente degenerata rispetto all’intento originario di Rudolf Steiner; che per me non si trattava di un semplice processo di decadenza e di infiacchimento, bensì era stato perpetrato un vero e proprio tradimento, coscientemente organizzato e attuato, ingannando gli ingenui e perseguitando con l’ostracismo, e la calunniosa diffamazione, coloro che, invece, volevano rimanere fedeli alla espressa volontà di Rudolf Steiner e all’impulso da lui originariamente donato. Le parlai di Giovanni Colazza, che lei ben conosceva, dei rapporti strettissimi e personali che questi aveva col Dottore e con Marie Steiner, e lei mi confermò assolutamente la cosa. Le parlai del Gruppo Novalis, ritualmente fondato e consacrato a Roma, negli anni 1910-1911, dallo stesso Rudolf Steiner, di come Giovanni Colazza lo avesse diretto per decenni, sino alla propria scomparsa nel 1953. Le descrissi le successive vicende del “Novalis”, di come esso fosse rimasto sempre fedele all’impostazione originaria, fedele al Dottore e a Marie Steiner, e lei se ne dimostrò felice.

Affrontai immediatamente la questione del fatto che la Via della realizzazione spirituale, gli esercizi dati dal Dottore, nella Società Antroposofica venissero non solo trascurati, e da molti persino del tutto ignorati, ma che da parte di varie personalità dirigenti e non, venivano addirittura definiti come «pericolosi». Al che Hella Wiesberger si alterò visibilmente e, alzando alquanto la voce, disse: «Rudolf Steiner non ha dato nulla che applicato nella maniera da lui indicata, possa essere pericoloso!». E cominciò a chiarirmi molti aspetti operativi della Via iniziatica, dai quali ebbi la conferma della mia intuizione immediata iniziale, ovvero che Hella Wiesberger era, da lunga data, una energica praticante interiore. Del resto, già sapevo che lei, assieme a Günther Schubert, aveva curato la prima edizione all’interno della Gesamtausgabe, o Opera Omnia del Dottore,  delle Anweisungen für eine esoterische Schulung. Aus den Inhalten der «Esoterischen Schule», ossia delle Indicazioni per un discepolato esoterico. Dai contenuti della «Scuola Esoterica», GA-245, riedizione allargata dei tre «Quaderni Esoterici», la cui stampa in origine fu fermamente voluta da Marie Steiner e in ogni modo avversata dalla Società Antroposofica, «Quaderni» che apparvero i primi due nel 1947 e nel 1948, e l’ultimo, dopo la morte della Signora Steiner, nel 1949.

Del suddetto volume – il primo della  «Scuola Esoterica» da lei curato – Hella Wiesberger mi disse che era stato letteralmente “bandito” dalla Società Antroposofica, che ne aveva proibito la vendita nelle librerie collegate alla Società Antroposofica, ma che, nonostante il sabotaggio del Vorstand, ossia della Direzione del Goetheanum, il libro veniva acquistato da tantissime persone, e che in Germania vi erano molti gruppi di giovani, al di fuori della Società Antroposofica, i quali si riunivano, e leggevano le Indicazioni per un discepolato esoterico con grandissimo interesse. E aggiunse: «Il futuro del movimento spirituale non è nella Società Antroposofica, bensì nei gruppi spontanei, informali, soprattutto di giovani, che si formeranno attorno all’opera di Rudolf Steiner». Mi parlò con venerazione del defunto suo amico e collaboratore, Günther Schubert, della sua fedeltà al Dottore e a Marie Steiner, della sua «innere Potenz», ossia della sua potenza interiore di energico praticante spirituale.

In quel primo incontro con Hella Wiesberger, io le manifestai il mio desiderio di conoscere la storia del movimento antroposofico prima e dopo la morte di Rudolf Steiner, la serie dei conflitti che divisero la Società Antroposofica, che io consideravo essere la tragedia spirituale del XX secolo. Le dissi che, essendo io un seguace praticante della Filosofia della Libertà, ritenevo che il “male” fosse uno stato di “lacerazione” di una serie di eventi ai quali era mancata la necessaria controparte spirituale cosciente, l’attività ideante che la completava, ne risanava lo stato di frantumazione, lo ricongiungeva alla sfera delle idee creatrici e, infine, lo riconciliava col Mondo Spirituale. Se – come era mia interiore certezza – il pensare era l’essenza di se stesso e del mondo, doveva essere possibile ad audaci pensatori, ad energici meditatori e intuitori dello Spirito, restituire interiormente in idee vive quanto era mancato alla brutale fattualità degli eventi esteriori, e quindi  «correggere» a posteriori il lato negativo di essi, ossia restituire in idee quanto nello svolgimento degli eventi stessi era venuto fatalmente a mancare. Si trattava, dunque, di una necessaria azione meditativa, a posteriori, sugli eventi, correttiva e terapeutica secondo la Filosofia della Libertà. Hella Wiesberger rimase un attimo in silenzio, e poi disse: «Aspettami qui». Sparì per qualche minuto, e quando tornò, aveva con sé un pacco di scritti. Era la sua, personale, ricca documentazione su quei tragici eventi. In quei documenti e in quegli scritti, vi erano, di suo pugno, le preziose annotazioni e i commenti suoi personali. Tutta quella documentazione, in quel primo nostro incontro, lei me la donò generosamente: per un puro impulso interiore, portandomi incontro grande fiducia. Conservo con commossa gratitudine questo suo prezioso dono.

Da quel giorno nacque la nostra  «Waffenbrüderschaft», la nostra militante fratellanza d’armi spirituale, la nostra profonda amicizia fraterna, che mai una nube poté velare sia pure per un solo attimo.

La rividi, per la seconda volta, nel novembre del 1985. Parlammo della Via del pensiero e Hella Wiesbeger mi indicò nella Filosofia della Libertà la «Via Regia» dell’attuale percorso iniziatico. Fu provvida di consigli pratici circa lo «studio», inteso in senso rosicruciano, delle opere della Scienza dello Spirito. Mi avvertì che era molto più importante la ripetuta, incessante, meditazione delle opere scritte di Rudolf Steiner, il ritornarci instancabilmente, piuttosto che il leggere centinaia di cicli e migliaia di conferenze. Nelle opere scritte del Dottore – mi disse apertamente –  vi è tutto: basta sapervi leggere e approfondirne meditativamente i contenuti. Tre testi come Teosofia, Iniziazione, Scienza Occulta, sono stati dati da Rudolf Steiner come tre «Vie» complete e indipendenti di approfondimento interiore nel contenuto della Scienza dello Spirito. Ma – aggiunse Hella Wiesberger, con particolare calore interiore – la Filosofia della Libertà sta su un piano molto più alto rispetto a quelle tre importantissime opere del Dottore, e costituisce una «Via» di conoscenza e di realizzazione più radicale, completa e a sé sufficiente, del tutto indipendente rispetto ai risultati dell’indagine spirituale «antroposofica». A tale proposito, mi riferì di una profonda esperienza interiore di una amica di Marie Steiner, nella quale veniva chiaramente indicata la centralità della Filosofia della Libertà, la sua importanza suprema, il collegamento di essa con la figura spirituale della stessa Marie Steiner.

Alla fine del colloquio, con un gesto che mi fece temere di osare troppo, le feci la richiesta di poter accedere alla lettura dei testi della Classe Esoterica. Questa è una vicenda piuttosto dolorosa per la nostra Comunità Solare. Alla fine degli anni quaranta, il Lascito di Rudolf Steiner chiese a Giovanni Colazza di assumersi l’incarico di risvegliare e riconsacrare in Italia la Classe Esoterica, secondo quello che era stato l’intento sacrale originario di Rudolf Steiner dopo la Fondazione di Natale del 1923. Giovanni Colazza scelse personalmente alcune persone come degne di parteciparvi ed incaricò Massimo Scaligero di farne una selezione di altre e di presentargliele: lui, poi, avrebbe deciso. Tra le persone che superarono la già dura selezione operata da Massimo Scaligero, Giovanni Colazza ne trascelse pochissime. Con loro svolse un primo ciclo completo di Lezioni della Classe Esoterica e ne aveva iniziato un secondo, condotto sino all’ottava Lezione, allorché egli improvvisamente venne a mancare nel febbraio del 1953.

Per volontà espressa di Giovanni Colazza, Massimo Scaligero avrebbe dovuto essere il suo continuatore nella Comunità spirituale – a tale funzione egli lo aveva preparato in maniera speciale – e il suo successore nella direzione della Classe Esoterica. A lui avrebbero dovuti essere consegnati i testi dattiloscritti da leggere nelle Lezioni di Classe. Purtroppo tali testi, affinché non giungessero nelle mani alle quali Giovanni Colazza li aveva destinati, furono rubati da mano interessata, appositamente incaricata di privare Massimo Scaligero di quanto gli era dovuto. Ma perché stupirsi di tal cosa, se, più recentemente, dopo la morte del nostro Maestro, altre mani furtive – indubbiamente mosse da una coscienza «diversamente morale», si direbbe oggi – si preoccuparono di cambiare, prima ancora che giungesse l’alba, la serratura del suo studio in Via Cadolini, di asportare carte e documenti, di far sparire lo stesso suo testamento, in totale spregio della sua persona e della sua volontà?!

Naturalmente, Massimo Scaligero possedeva i mantram della Classe Esoterica e conosceva perfettamente il contenuto delle Lezioni, sia per avervi partecipato con Giovanni Colazza, sia per via di esperienza interiore diretta. In effetti, egli possedeva di tali Lezioni, solo un paio di testi dattiloscritti, fortunosamente pervenutigli. In seguito ad alcuni miei eventi interiori, Massimo Scaligero, sin dal luglio 1971, volle accogliermi, senza veruna richiesta da parte mia, nella Classe Esoterica e trasmettermi – con una consacrazione rituale – il testo della ottava Lezione di Classe, che conservo tuttora come una preziosa reliquia. Inoltre, anni dopo, ricevetti come eredità la trascrizione dei mantram della Classe Esoterica, fatta dalla cara Pinetta Marconi, una euritmista amica e allieva di Marie Steiner, la quale aveva partecipato alle Lezioni di Classe nel 1924 con Rudolf Steiner e, dopo il secondo conflitto mondiale, con Giovanni Colazza, che l’aveva scelta personalmente. Certo, da un punto di vista esoterico, ciò era più che sufficiente, ma mi dolevo molto dell’ingiustizia che la Società Antroposofica perpetrava nei confronti di Massimo Scaligero, col volergli negare l’accesso ai testi scritti delle Lezioni. Tanto più che, ogni ultimo venerdì del mese, andavo con alcuni amici al suo studio in Via Cadolini a Roma, dove Massimo Scaligero, dopo alcune parole introduttive, voleva che compissimo con lui l’aureo Rito della meditazione in comune. All’inizio della meditazione, egli leggeva sempre un mantram della Classe Esoterica. Così avvenne pure il 25 gennaio 1980, esattamente 35 anni fa: poi, quella notte stessa, egli ci lasciò. Per questo motivo, presi la risoluzione di rivolgermi direttamente al Lascito di Rudolf Steiner, conoscendone la totale indipendenza rispetto alla Direzione della Società ufficiale, sedente al Goetheanum.

Rivolsi, dunque, la mia richiesta a Hella Wiesberger e lei accondiscese prontamente – e, per me, inaspettatamente – solo mi disse che per correttezza doveva informare i membri del  Vorstand, ossia della Direzione del Lascito stesso, e di tornare il giorno dopo ad una certa ora. Unica condizione che mi venne posta, fu che il testo, che mi sarebbe stato affidato,  venisse trattato da me, come lettore di Classe riconosciuto dal Lascito, con sacralità assoluta, e la promessa solenne che tale testo non sarebbe MAI uscito dalle mie mani, per passarlo ad altri: io promisi come in un giuramento sacro, senza alcuna riserva mentale segreta. Il giorno dopo, dapprima m’introdusse nella solita stanza, dove su un tavolo vi era il pacco coi quattro volumi della «Classe», donatami dal Lascito, poi mi disse che  «alcuni amici desideravano conoscermi». Mi portò al piano di sopra, dove mi attendevano alcuni fedeli discepoli diretti di Rudolf Steiner e amici di Marie Steiner. Mi fecero un’accoglienza molto festosa. Parlammo a lungo. Alcuni di loro parlavano uno stupendo italiano, soprattutto il Presidente del Lascito, Gian Andrea Balastèr, uno svizzero dei Grigioni, il Cantone di lingua ladina o reto-romancia della Confederazione. Parlammo, tra l’altro delle comunicazioni scientifiche di Rudolf Steiner, ch’egli in quanto fisico ed ex-rettore del Politecnico di Winterthur dominava perfettamente. Anzi mi raccontò come un dirigente della Società Antroposofica e “apprezzato” scrittore, G.H., avesse accusato Rudolf Steiner di «errori scientifici» a proposito della relatività di Albert Einstein e di come lui gli avesse invece dimostrato scientificamente che il Dottore aveva perfettamente ragione, che i più recenti dati sperimentali confermavano le sue affermazioni, e come invece avesse torto marcio proprio la presunzione del dirigente e “apprezzato” scrittore della Società Antroposofica.

Negli incontri successivi, che negli anni ottanta dello scorso secolo avvennero con frequenza, Hella Wiesberger mi insegnò la pronunzia rituale dei mantram della prima e della seconda Scuola Esoterica istituite da Rudolf Steiner, mi spiegò vari esercizi, mi dette innumerevoli chiarimenti. In particolare mi donò un libro di Rudolf Steiner dove erano descritti i cosiddetti «esercizi karmici», e me ne spiegò storicamente la genesi nella vita del Dottore. Di una cosa le sono grato con tutto il cuore: di avermi portato varie volte nella stanza dove era conservata l’urna delle ceneri di Marie Steiner, e di avermici lasciato a lungo a meditare da solo. Le ero silenziosamente grato dell’aristocratico dono, del privilegio raro che, con un atto veramente regale di fiducia, mi veniva concesso. L’atmosfera di quella stanza era veramente indescrivibile: in essa il silenzio interiore riduceva a nulla tutte le velleità e le meschinità umane-troppo umane. Ogni volta che l’andavo a trovare mi faceva ripartire con un piccolo, grande, regalo. Una volta, come dono natalizio, mi donò la riproduzione di una lettera di Marie Steiner a Giovanni Colazza.

A volte mi dava appuntamento a casa sua, al n° 35 della Hügelstrasse, a metà della collina di Dornach, dove mi preparava una megamerenda – da me molto apprezzata –  e dove mi parlava a lungo, con mille aneddoti, delle varie vicende del movimento antroposofico e dei vari personaggi che vi erano coinvolti. Potei notare sempre la sua serena, asciutta, obbiettività nelle descrizioni che mi faceva. Hella Wiesberger ha legato il suo nome all’edizione del materiale della prima e della seconda Scuola Esoterica, fondate da Rudolf Steiner, materiale che costituisce una collezione di una quindicina di grossi volumi, molti dei quali volle donarmi con dedica. Inoltre, lei è stata l’unica vera biografa di Marie Steiner, sicuramente la più completa, scrivendo sulla compagna di Rudolf Steiner tre opere, l’ultima delle quali, monumentale, volle donarmi con la sua immancabile dedica.

Nei colloqui con lei, nei quali mi trattava affettuosamente come un fratellino, mentre io sentivo lei come mia sorella spirituale, potei rivivere quella pura e luminosa gioia spirituale, che avevo vissuto nei colloqui con Massimo Scaligero. Una volta, lei mi chiese di parlargli di lui. Gliene parlai e le scrissi pure una lettera dove misi in evidenza la centralità che Massimo Scaligero dava alla Via del Pensiero, alla Filosofia della Libertà, alla pratica intensa della Concentrazione, la sua incrollabile fedeltà a Rudolf Steiner e a Marie Steiner. Hella Wiesberger mi rispose con una lettera bellissima, che conservo assieme a tutte le sue lettere.

Il mio fraterno rapporto con lei, la sua generosità nei suoi confronti, suscitarono – ed ora mi rendo conto che non poteva essere diversamente – nella mia città e a Roma, la torbida gelosia e la livida invidia di taluni. Come già detto altrove, si è gelosi di ciò che non si è capaci di amare, perché non si è autenticamente capaci di conoscerlo, e si è invidiosi di ciò che si è capacissimi, invece, di odiare, perché non lo si vuole, anzi si teme, conoscere. Soprattutto non si vogliono lasciare libere le persone di fare il loro autonomo cammino di conoscenza. Non si vuole che si cerchi liberamente accesso alle fonti, in modo da muoversi responsabilmente, senza tutela obbligatoria: senza dover dipendere ogni volta dalla suggestione di una «rivelazione», spesso in aperto contrasto con i risultati della ricerca spirituale di Rudolf Steiner.

Una certa persona disse che a me la Classe Esoterica non avrebbero mai dovuto darla e che, anzi, avrei dovuto cederla a chi questa persona diceva. Ad una tale richiesta, davvero insana e improvvida, io opposi la mia promessa sacra, alla quale non volevo, per nessun motivo al mondo, venire meno. Coloro che al Lascito me l’avevano affidata, avevano avuto fiducia in me, nella mia lealtà, ed io non avevo voluto ingannarli. La suddetta persona, piuttosto usa a trovar vero quel che le varie evenienze suggerivano essere ai suoi occhi “opportuno”, e facile a venir meno anche ai più sacri giuramenti, mi disse – trattandomi, con derisione, da inguaribile ingenuo – che io «dovevo dare una interpretazione “elastica”, per così dire, “creativa”, delle mie promesse e dei miei giuramenti».

Certo questo è il navigato sistema di una certa confessione religiosa e di una mai troppo infamata compagnia, per cui «adeguandosi intelligentemente alle necessità dei tempi», secondo loro, occorre rendersi conto che tempi diversi necessitano di verità diverse, e che quel che ieri appariva essere «vero», può essere opportuno che oggi venga da noi considerato «falso», o «superato» cioè, parlando fuori dai denti,  rispetto ai personali interessi di qualcuno, «non opportuno», e viceversa. Ora, se questo è indubbiamente un abilissimo ed efficace metodo politico, eticamente (si fa per dire…) del tutto compatibile e omogeneo agli interessi mondani di quella confessione religiosa e di quella innominabile compagnia, esso non è certo spiritualità, o esoterismo autentico, e nulla – assolutamente nulla – ha a che fare né coi metodi, né coi fini, né tantomeno coi contenuti sacrali dell’autentica Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner.

Allora, per tentare di allontanarmi da Hella Wiesberger, nonché dalla cerchia degli amici di Marie Steiner del Lascito, si tentò a Roma l’arma vile e meschina della calunnia, della diffamazione. Si inventarono atti ed eventi mai avvenuti, tra cui quello della falsificazione dei testi delle conferenze di Rudolf Steiner, accusa di per sé veramente infamante. In seguito, potei ben rendermi conto di chi, invece, non sarebbe affatto indietreggiato di fronte alla falsificazione della stessa opera scritta di Massimo Scaligero. Ma siccome questo tipo di “operazioni”, oltre a ripugnarmi, mi hanno sempre impressionato molto poco, potei smascherare con facilità la falsità  di tutte le singole calunnie, che erano parte del processo di diffamazione nei confronti di persone, non solo completamente innocenti, ma verso le quali proprio la Comunità spirituale, che si stringeva attorno alla figura di Massimo Scaligero, aveva grandi debiti di riconoscenza.

Lo sbugiardare, con le prove alla mano, le vili calunnie portate contro innocenti, naturalmente, fece sì che io venissi definitivamente considerato “individuo pericoloso”, da emarginare e da defenestrare, anche con metodi brutalmente spicci, rispetto al ruolo di «orientatore» del quale, senza veruna richiesta da parte mia, Massimo Scaligero mi aveva investito nei confronti della Comunità spirituale nella mia città. Ma già era in atto quel «trasbordo ideologico inavvertito», tipico di una certa confessione religiosa e di una certa scellerata compagnia, che tanti disastri avrebbe prodotto all’interno della Comunità spirituale nella mia città, e non solo. Ma tale «trasbordo ideologico inavvertito»,  pur decimando le fila dei «combattenti», e dando luogo allo smarrimento degli ingenui, fascinati dalla novità dialettica e sentimentale e, poco dopo, provocando la liquefazione e la defezione dei deboli, non riuscì tuttavia ad abbattere i «forti», i quali non furono sensibili all’ambigua seduzione, e tennero fermo, rimanendo saldi sul campo della battaglia spirituale.

Dobbiamo essere grati a Hella Wiesberger – e ai suoi compagni di lotta spirituale, come Hans Werner Zbinden, Jakob Streit, Robert Friedenthal, Edwin Froböse, Ulla Trapp e pochi altri, per aver realizzata la volontà di Marie Steiner di salvare l’opera del Maestro dei Nuovi tempi, avendo peraltro contro, pressoché tutta, una Società Antroposofica ricca e potente, caduta nelle mani ciniche e spregiudicate di un Albert Steffen, che la dominò, sempre più incontrastato, dagli anni venti sino alla propria morte, nel 1963. Albert Steffen, coadiuvato dalla sua adulante cerchia di cortigiani, oltre a saccheggiare letteralmente l’opera non ancora pubblicata di Rudolf Steiner, facendo passare per propri contenuti che erano in realtà di Rudolf Steiner, cercò addirittura di affossare l’opera stessa del Dottore. Contro un tale patente tradimento, si sollevò con tutte le sue forze, negli ultimi anni della sua vita, a viso aperto, Marie Steiner, e con pochi amici e pochissimi mezzi finanziari fondò prima il Rudolf Steiner Nachlassverein, l’Unione per il Lascito di Rudolf Steiner, e  poi la Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia l’Amministrazione del Lascito stesso.

Hella Wiesberger si consacrò totalmente a servire, in libertà e per amore, l’opera di Rudolf Steiner. La sua totale abnegazione la portò, pur di collaborare all’opera del Lascito, in periodi di drammatica povertà economica, a finanziare la propria sussistenza anche facendo lavori umilissimi. Il suo motto, la divisa alla quale uniformò tutta la sua vita fu: «Alles für Rudolf Steiner, nichts für uns», ossia «Tutto per Rudolf Steiner, nulla per noi». E la sua asciutta, ma potente, devozione verso il Dottore e la sua opera si esprimeva nell’indicarmi, come misura e compito della fedeltà, il fatto che noi dovremmo ritrarci, zurückziehen, come personalità per far parlare sempre unicamente l’opera stessa di Rudolf Steiner, e mai noi stessi.

Ricevetti la sua ultima lettera, estremamente affettuosa, nel marzo del 2011: oramai aveva superato i novant’anni. Ma pur ormai debole e quasi diafana nel fisico, Hella era estremamente forte e vigile nello spirito, e la sua energica calligrafia lo testimoniava. Nella lettera vi era, come le avevo chiesto, una foto, che si era fatta fare appositamente per me, con la dedica sul retro. Oramai si era ritirata in una casa di riposo a Hombrechtikon, sul lago di Zurigo. Sentii che dovevo rivederla un’ultima volta prima che spiccasse il volo nei Cieli. Si presentò l’occasione di ritornare ancora una volta in Svizzera, dovendo io fare da padrino al bimbo di un caro amico «eleusino». Fissammo un appuntamento con la mia anziana amica. Non so per quale ragione il treno, quel giorno,  non poteva arrivare sino a Basilea, ma arrivava, deviando, obbligatoriamente solo sino a Zurigo. Ciò mi tornava a puntino. Era il 29 agosto 2013. Ci presentammo puntuali alla casa di riposo a Hombrechtikon, ma non la trovammo, perché Hella Wiesberger era caduta e si era rotto un braccio, per cui era stata ricoverata in un ospedale di un’altra cittadina sul lago di Zurigo. Tanto facemmo, il mio amico «eleusino» ed io, che riuscimmo a trovarla. E quando entrammo nella sua stanza in ospedale, la mia amica sgranò gli occhi, perché era preoccupata proprio per il fatto che non riusciva ad avvertirci. Ma era scritto che l’avrei rivista, malgrado e oltre ogni ostacolo. Avemmo una bellissima e lunga conversazione a tre. Ci ricordammo gli ultimi impegni interiori: la fedeltà a Rudolf Steiner, a Marie Steiner, e alla nostra sacra amicizia. Prima di lasciarla, l’abbracciai più volte, sapendo che non l’avrei più rivista in Terra, e la ricoprii di baci. Prima di quest’ultimo Natale, mi venne comunicato dal mio amico «eleusino» che Hella Wiesberger, il 13 dicembre 2014, nel suo 95° anno di vita – era nata in Germania, a Monaco di Baviera, il 20 ottobre 1920 – aveva concluso la sua lunga, feconda, coraggiosa vita terrena, tutta consacrata al servizio dello Spirito e dell’opera di Rudolf Steiner.

Porto nel cuore e nell’anima l’immagine fulgida di una Donna leale, volitiva, sincera, energica, gentile, generosa, di mente e di cuore ampio. Non l’ho mai vista mentire, mai vista adulare, mai sopra le righe, o affabulare, suggestionare, calunniare, cosa che francamente sono ben lungi dal poter dire di molti appartenenti alla cerchia  «scaligeropolitana», come la chiama il mio ottimo e sapiente amico C.

A Hella Wiesberger, la mia sorella spirituale, la mia amata compagna di lotta, a me unita in spirituale «fratellanza d’armi», va tutto il mio più profondo sentimento di inesauribile gratitudine, e il mio pensiero d’Amore.   

16 pensieri su “HELLA WIESBERGER, OVVERO IL CORAGGIO E LA FEDELTA': il nostro incontro e il mio debito inesauribile verso di lei.

    • Invece, grazie a te, Balin, per le tue care parole! Hella era veramente un’anima luminosa, di un coraggio e di una generosità senza pari! Rimarrà sempre per me, assieme a Massimo Scaligero, il modello spirituale – vivo nella mente, nel cuore, nell’anima tutta – dell’autentico coraggio e della fedeltà a Rudolf Steiner.

      Hugo notturno,
      che si appresta
      allo sforzo diuturno.

    • Grazie a te, Veeraj, guerriero che nel mondo argentino di Mendoza unisci l’aurea Luce del Logos d’Oriente e d’Occidente!

      Son della steppa il lupo Hugaccio,
      e appena sto veramente meglio
      un bel sigaro toscano me lo faccio.

  1. In testa all’articolo, appare la foto che Hella Wiesberger mi inviò con la sua ultima lettera. Mi aspettavo che mi inviasse una foto da lei già posseduta, e non che se facesse fare una appositamente per me. Era passato un lasso di tempo non breve dal nostro ultimo scambio epistolare, perché avevo inviato una precedente lettera alla Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, ossia al Lascito, ma la mia cara Hella oramai, per l’età aveva dovuto lasciare le sue responsabilità nella Direzione del Lascito stesso e trasferirsi in una prima casa casa per anziani alla Unterer Zielweg di Dornach, da dove poi aveva dovuto trasferirsi a Hombrechtikon.Una mia precedente lettera le era giunta a Dornach, sia pure in ritardo, per la gentilezza del Lascito, Ma la seconda, avendo io perso le sue tracce, ci mise il tempo voluto dagli Dèi per giungere direttamente nelle sue mani. Si sa come i Numi non conoscano la dimensione umana del tempo, per loro arcana e misteriosa assai, a quel diceva a me e ad altri Massimo Scaligero.

    Io avevo scritto a Hella Wiesberger una lettera il 9 febbraio 2011, e la sua risposta porta il timbro postale del 18 marzo successivo. Mi è caro riportarne, come testimonianza al candido lettore, qualche ampio stralcio, tradotto all’impronta, dunque in maniera imperfetta:

    ” Caro X.X.,
    sono passate alcune settimane da quando ho ricevuto la tua cara lettera del 9 febbraio. E fu per me veramente un’autentica grande gioia, poter risentire in maniera del tutto inaspettata, dopo così tanto tempo, tue notizie. Volevo pure risponderti subito, ma poiché mi avevi richiesta una fotografia, ho dovuto prima pregare qualcuno di scattarmene una. Mi è sembrato che l’avresti trovata soddisfacente. Ma ti prego di considerare che nel frattempo io sono diventata novantenne.
    Con gioia scorgo dalle tue righe che ti ricordi così bene delle tue visite alla vecchia Rudolf Steiner-Halde.[***] Ora cerchiamo di rimanere fedeli allo spirito di Rudolf e di Marie Steiner. Tu stesso cerchi chiaramente di esserlo con il tuo piccolo gruppo. Ed io a tal fine ti invio i miei migliori pensieri. In questo senso, noi rimaniamo certamente tutti collegati, anche se in questa vita non ci vedremo più. E così ti saluto, con tutto il cuore, in unione spirituale, con i miei migliori auguri!
    tua
    Hella Wiesberger”.

    Queste le ultime parole che mi scrisse Hella. Ma anche se, nella lettera, lei mi salutò come se non avessimo più potuto vederci in Terra, i Numi hanno permesso ch’io la incontrassi ancora un ultima volta, il 29 agosto 2013, poco più di un anno e tre mesi prima che passasse definitivamente la Soglia. Sono grato al Cielo e ad un benevolo Destino di avermi concesso la grazia di questa gioia luminosa.

    Hugo,
    che considera cosa molto bella
    l’aver in Cielo una sorella,
    e pensa sia davvero gran fortuna
    l’averne in Cielo più di una!

  2. Grazie Hugo!
    Ho letto l’articolo, anzi esso mi ha assorbito: per la vivacità con cui è stato delineato un panorama di sfondo e l’alta figura di Hella Wiesberger.
    Credo sia ottima cosa dare memoria di individualità così nobili e luminose a noi che viviamo il sogno della vita in questa “aiuola che ci fa tanto feroci” e, troppo spesso, pure inadeguati.

  3. Rispetto, ammirazione, commozione e… stupore leggendo questo articolo! Solo ieri sera avevo in mano un libro nella cui appendice si faceva il nome di Hella Wiesberger e io mi chiedevo chi fosse questo personaggio. Ed ecco che compare un articolo su di lei…

    • Grazie a te, Naitsirc, per le tue parole! La nostra gratitudine va a Hella Wiesberger che tanto ci ha donato dell’Opera del Dottore e di Mare Steiner, che rischiavano di andare perdute per l’opera invidiosa e distruttiva di Albert Steffen e di tanti antroposofi, indegni discepoli di Rudolf Steiner! Appena potrò cercherò di scrivere qualcos’altro su Hella, la mia amata sorella spirituale, la mia compagna d’armi nella lotta spirituale!

      Hugo, che quasi a mezzanotte
      le corde ha tutte rotte|

    • Ecco Savitri, che m’inguaia facendo promesse che dovrò per forzissima mantenere! Allora faremo conoscere agli amici questa Donna meravigliosa che si fece tutta abnegazione e volontà al servizio dello Spirito, ed annullò le sue più legittime esigenze umane per donare con slancio tutta se stessa all’opera spirituale di Rudolf e Marie Steiner!

      Hugo, la cui brutta faccia
      è ormai proprio ridotta
      solo a carta straccia
      e se ne va in una grotta+
      a mangiarsi la ricotta.

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