PROCEDERE AL MEGLIO

Viandante- Molte sono le persone che si consumano a riflettere su cosa fare e cosa non fare quando iniziano a stabilire che (forse) è cosa coerente con gli insegnamenti e con la vita dell’anima decidersi di inaugurare, oltre le necessità comuni, una porzione di spazio e di sforzo dedicato non saltuariamente a inusuali moti interiori che, per brevità, chiamiamo esercizi.

Si può persino stabilire un “programma”: di scarso impegno, cioè facile in confronto al suo utilizzo.

E’ possibile studiare molto su quale possa essere la giusta forma di esecuzione e stimare di saper che cosa fare. Entro limiti assai corti ci si può impratichire saggiando un po’ questo e quest’altro. Ma mantenere grande e qualificata costanza, volta alla saturazione cerebrale o a continui tentativi di attraversare le sconosciute terre dell’intensità, è qualcosa di molto diverso.

Potete dare un assenso mentale ed emotivo ad un’opera che dovrebbe essere tra le migliori possibili, ma non è la stessa cosa che agonizzare nel 17° minuto della concentrazione alla sua quarta o quinta ripetizione della giornata.

La realtà – nei fatti – è piuttosto squallida e riduttiva, al netto delle belle chiacchiere. La maggioranza delle persone non cava fuori da sé il proprio potenziale: certo, tutti portano avanti per un po’ una modesta disciplina, ma non aumentano la loro dedizione quando l’esigenza interiore reclama maggior durezza ed un onere complessivo che fatalmente aumenta.

Succede, nel corso dei mesi o degli anni, che l’anima sbatta di sicuro il grugno contro esigenze più elevate: più si va avanti maggiore è l’impegno richiesto. Di solito si fa, più o meno esattamente, l’opposto: anche se ciò produce in segreto stagnazione e malessere, ci si disimpegna: tanto le scuse sono come i conigli: prolificano incessantemente.

Un programma così semplice da apparire minimalista (ricordatevi, nell’articolo di Hugo, quello che diceva Hella Weisberger intorno ai Testi fondamentali) come una lettura, la concentrazione ed qualche brevissima disciplina ausiliaria, può funzionare per qualche settimana e se stimola un “senso” interiore, allora può funzionare anche per mesi e per anni – per molti anni – così com’è: se, al pari, ci si abitua a sgombrarsi dall’intasamento delle sciocchezze e del superfluo e ci si riappropria dei mille rivoli di forza dispersa nella marea dell’insignificanza.

Tale lavoro fa parte delle regole del gioco, regole che non mi sono inventato ma che ogni operatore serio può confermare. Tutto quello che sto facendo è ribadirle e tentare di far capire la loro importanza.

Si è abbastanza disciplinati anche quando emozioni, umori e contingenze sembrano fare catenaccio contro la motivazione che si aveva assunto?

Si cerca di sistemare in maniera ragionevole e passabilmente sana, almeno per quanto sia possibile, il quotidiano percorso della vita?

Si continuano a seguire imperterriti e principalmente le discipline di fondamento?

Si tenta talvolta di giungere (e superare) le precedenti condizioni che sembravano al limite delle possibilità?

A questo punto starete pensando: “Queste cose le ho già sentite dozzine di volte”. Ma è tutto qui. Le regole per fare passi reali sulla via, sono semplici: è l’utilizzo delle regole che è molto impegnativo.

Così sono tanti coloro che affermano di seguire le regole dettate dagli insegnamenti: peccato che ciò sia completamente falso.

Allontanatevi dallo spiritualismo farlocco, zeppo di menzogne tese a dare importanza a tantissime cose tranne che alla disciplina primaria.

Le “ultime rivelazioni” sulla Via, gli insegnamenti segreti del discepolo amato, le integrazioni pseudo-tantriche, la pubblicistica sull’amore (battuta e ribattuta da quelli che lo scambiano col proprio sentimentalismo per insufficienza di fiuto noetico), le conferenze dei cretini intercambiabili…eccetera, sono parte di un mondo di menzogna o fantozzianamente, di “cagate pazzesche”.

Non prestatevi a simili cose, sebbene siano pubblicate e divulgate in modo vasto e massiccio: paiono innocue ma vi terranno attaccati alla menzogna e ruberanno la vostra integrità.

L’unico motivo per cui esistono è per dare false speranze e per procurare onori e talvolta guadagni a chi immerge bulimicamente il muso nel truogolo delle enunciazioni burlesco-esoteriche.

Quando il vostro lavoro è impeccabile, quando siete capaci di non desistere, aumentate ancora di più l’impegno cosciente e voluto per continuare ad alimentare, in silenzio e solitudine, l’etere reintegrativo che irradiando dal “sole che splende tra gli occhi” si riversa nella profondità del cuore.

Questo è il compito del volere extrasomatico che si sveglia come “più che pensiero” quando il lavoro severo, prolungato e durissimo viene superato in potenza di quiete.

Una volta fatto il lavoro di preparazione, impegnatevi, aumentate la determinazione e l’impegno e traete veramente più del massimo dall’esercizio. Le sconfitte sono solo momentanei disturbi dell’elemento inferiore della mente: non esistono se non che per se stesse. Se sentite come necessaria una pausa di qualche giorno, sarà scelta e responsabilità vostra, comunque libera da pentimenti e auto-recriminazioni.

Rendete assolutamente importante ogni lavoro, svolto in ritualità interiore, in ogni momento, in ogni giornata, in ogni settimana ed in ogni mese. Con l’immaginare vanesio, nel tempo, soltanto invecchierete: con la disciplina giornaliera invece, emergeranno in voi vasti piani di realtà e gradini di risveglio.

5 pensieri su “PROCEDERE AL MEGLIO

  1. Nessun commento? Certo è insulso, ovvio, sbiadito.

    Cercherò di correggermi, oppure non scriverò più: NEVERMORE (come diceva il vecchio Edgar).

    Ma preferisco ripetere no more, no more, ecc. Solo bionde, perbacco!!

  2. In un certo senso ovvio lo è. Ma non credo di essere l’unico ad apprezzare il pragmatico porre in evidenza anche più volte aspetti che possono far la differenza tra il procedere al meglio e il procedere al peggio, i quali talvolta risultano fuggevoli ad uno sguardo che non colga il lato meno ovvio dell’….ovvio.

    E visto che le bionde le vuoi tutte tu le more me le prendo io. Ovvio, no?

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