L'ALBERO

Cedro (2)
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L’Antilibano ha cedri secolari,
li sfiora il vento del deserto, il mare
vi porta odori sapidi. Dall’Hermon
un fiume antico quanto il mondo nasce
e si dipana lungo la Bekaa,
nell’acqua cristallina fiori cremisi,
segno che il Dio rinasce. Primavera
ha questi annunci. L’albero trasale
perché uomini vengono e lo toccano,
saggiano la sua scorza. “Perché io?”
scuotendo i rami chiede, mentre incidono
le accette il tronco, e mentre ormai ferito
colpo su colpo inclina il baricentro
e cade a precipizio in mezzo ai petali
di mille viole. Giace, lo sezionano
in varie parti. Due piú grandi fanno,
se accavallate, una robusta croce.
“Perché? – si chiede l’albero fremendo,
ora diviso.- A che questo sinistro
congegno ricavato dal mio corpo?”.
“Vi farà il nido l’uomo crocifisso”,
risponde il vento dal Mar Morto, vento
che ha sale nel suo fiato e brucia l’aria.
Fitto nel sasso arido, sostegno
di un Dio disceso a vivere l’umano,
Lui sarà lí sul Golgotha, in attesa
che dal sangue versato si propaghi
linfa di vita nuova, e rifiorisca.

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Fulvio Di Lieto

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