Mergor ut emergam

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Ci sono attimi, che sembrano durare un’ eternità, in cui tra le vicissitudini della vita interiore ed esteriore, le luci a poco a poco si spengono e tutto piomba nel buio più profondo ed impenetrabile.

Istanti in cui ci si inabissa talmente tanto da non riuscire più a scorgere un senso a nulla, in cui gli stessi appigli che fino a poco prima, ti avevano docilmente cullata nell’ illusione, si rivelano ad un tratto disgustosi e anche se dentro tutto grida e si oppone e vorresti solo riafferrarli per lasciar finire il tormento, la disperazione t’ insegna che non valgono nulla.

E’ in quegli attimi che emerge un tenue bagliore, una voce flebile che dice: “Ricorda”… E’ la memoria del primo Sì, uno scritto, un’ immagine, una parola, un incontro che ha acceso dentro la prima scintilla, il primo barlume che poi è divampato a scaldare tutto il gelo.

La memoria di quel Sì è ciò che va protetto, sempre e comunque, nonostante i venti contrari, impetuosi a tal punto da non credere di potercela fare. Un ricordo che va custodito e alimentato e rinnovato ogni giorno perché possa continuare ad ardere e non si spenga nell’ appattimento quotidiano.

Gli abissi sono profondi, più di quanto umanamente crediamo possibile, ogni volta un pò più giù, ci si immerge per riemergere, spesso a prima vista più deboli, in realtà solo più leggeri, ma sempre sul filo del rasoio, sempre in bilico su quella minuscola corda tesa.

La memoria come filo rosso che ci lega a quanti hanno già tentato una simile impresa, quel “Voglio farne parte anch’ io” che inconsapevolmente, almeno agli inizi, ti guida su sentieri che mai avresti osato immaginare, che ti sferza da ogni lato, distruggendo tutte le certezze acquisite e lasciandoti sempre più contuso esteriormente, donando al contempo ad ogni passo, ad ogni pur piccolo superamento, una sempre più solida base interiore.

Questo può comprenderlo solo chi ha tentato e tenta, quotidianamente, di sciogliere i legacci del condizionamento, gli altri si limitano a dire che è impossibile, sbagliato, egoista o unilaterale. Ma anche questo fa parte dell’ allenamento, smettere di aver bisogno della comprensione e del sostegno altrui e contemporaneamente imparare a comprenderne le motivazioni, conoscendo le proprie resistenze interiori all’ aprire il Varco. Allora ogni ostacolo, ogni caduta possono diventare il combustibile per alimentare il fuoco della Volontà che, imperterrita, continua a chiamare e imparare a scegliere, nella difficoltà, tra il resistere e lo stare.

5 pensieri su “Mergor ut emergam

  1. Carissima Kiarodiluna,
    questo è il vero coraggio, il coraggio della memoria: il COR-aggio di ri-COR-dare quel che si è intuito vero nei momenti di altezza e di autentica profondità, il COR-aggio di essere fedeli, di voler essere fedeli a ciò che si è intuito vero nei momenti nei quali noi stessi siamo stati più veri.

    Quei momenti, Kiarodiluna, spesso furono un dono del Cielo e dei Numi, e noi li accogliemmo con commossa gratitudine. In quei momenti, con cuore sincero, promettemmo e giurammo fedeltà. Poi il Cielo e i Numi misero a prova promesse e giuramenti. Talvolta a dura prova. E ci ritrovammo nella tenebrosa “selva selvaggia”, o in apnea nella “palude stigia”, sospendendo il respiro per non inalare i tossici miasmi di quel basso luogo.

    Il mio amatissimo Virgilio al quale il mio amatissimo Dante disse: “tu duca, tu signore e tu maestro”, invitandolo ad entrar “per lo cammino alto e silvestro”, che doveva condurlo infine a contempar “l’Amor, che muove ‘l Sole e l’altre stelle”, così dice a Dante:
    “Ed elli a me, come persona accorta:
    qui si convien lasciar ogni sospetto;
    ogne viltà convien che qui sia morta”.

    La prova al “pellegrino d’Amore”, che voglia essere un Fedele d’Amore, non è evitabile. La prova è dura perché in essa si spegne anche quel sentire emotivo che nella vita sospinge alle più diverse azioni. Ma laggiù, nel tenebroso baratro le forze della consueta vita animica sono consunte e si esauriscono. Ma è a quel punto che è dato di cogliere la Via dello Spirito OLTRE l’anima. E’ in quel momento che si può avere il coraggio di accendere o di scoprire nel cuore quella pura fiamma della volontà spirituale, che è completamente disciolta dai legami della vita corporea e da quella meramente psichica. Ed è soltanto in quei frangenti e a quel prezzo che in noi può nascere un’autentica “Vita nova”.

    Ma, come hai ben intuito tu, carissima Kiarodiluna, non è l’impetuosa, e talora brutale, volontà naturale, quella che in quei difficili momenti ci occorre e ci soccorre: è una volontà sottile, ma al tempo stesso inesorabile, una volontà di fedeltà nei momenti di aridità o di oscurità, o di disperazione, che diviene in noi volontà di consacrazione. Ovvero consacrazione della volontà, di tutta la volontà all’impresa spirituale. Allora risorge un novello sentire, un sentire celeste, che si rivela memoria di quanto vivemmo nella Patria Celeste nell’esistenza prenatale, e che pareva obliato e smarrito per sempre.

    E’ nella “discesa agl’Inferi” – laggiù dove si sgretolano i propositi e le fiacche certezze delle “anime belle”, e si smaschera l’inconsistenza delle loro recitazioni – che si rivela l’assoluta necessità della Via del pensiero, la sua concretezza, la sua efficacia nel combattimento interiore. Una volta di più, la Via del Pensiero si rivela la Via del sublime eroismo, perché è una Via d’Amore, nutrita e sorretta da una volontà solare.

    Hugo,
    che con nessuno rispetto
    ai pavidi falsosembianti
    vuol fare ogni dispetto.

    • Carissimo Hugo, grazie per le parole e soprattutto per quel che veicolano. E poi che dirti? La necessità delle prove diventa chiara, molto spesso, a posteriori. Quest’ è, si va avanti e basta, o no? :)

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