L’AZIONE DEL SOFFIO VITALE NELL’OCCULTISMO (di F. Giovi)

nuvole - Riccardo Aperti

Per chi segue correttamente la Scienza dello Spirito il problema del respiro appare del tutto secondario o proprio non esiste. Oppure esiste solo come un iniziale disturbo che si somma al cumulo delle percezioni invadenti e che, con la pratica dell’attenzione verso una successione di pensieri voluti o verso una immagine di pensiero, dopo un certo tempo, recede dalla concentrata coscienza sul tema perdendo il suo carattere persecutorio.

Le pratiche che permettono all’attività respiratoria di avere un ruolo primario nella sfera degli esercizi più o meno occulti appartengono di solito ad un lontano passato, durante il quale, la struttura dell’entità umana era diversa dall’attuale: il “corpo delle forze formatrici” (linga sharira) o corpo eterico sopravanzava il corpo fisico e in genere, per l’uomo, era in un certo senso facile percepire le forze più importanti che scorrevano in esso.

L’uomo avvertiva come una possente corrente di vita lo pervadesse ad ogni respiro. In quei tempi a tale corrente venne dato il nome di prana. Il prana poteva essere la chiave per risvegliare forze basali ancora più potenti e liberatorie che staccassero l’uomo dal mondo sensibile e lo riconducessero alla sua originale condizione di spirito.

Ora, essendosi modificati i veicoli occulti che compongono l’uomo, tentativi in tal senso lo legano ancor più alle condizioni fisico sensibili: il prana non è percepito e rimane solo il respiro inteso come somma di sensazioni del torace che si dilata e contrae. Ora spetta ad una forza, che in tempi antichi era del tutto secondaria, a essere ciò che può liberare le forze spirituali addormentate nell’uomo. Questa forza è ilpensiero.

Va chiarito che non si indica il pensiero divenuto pensiero delle cose: atto già compiuto, pensiero estinto, ma il pensiero che viene prima: il pensiero che pensa sé stesso: antecedente la propria alienazione. Il pensiero che pensa sé stesso è, per sua natura, “libero dai sensi”, dunque non vincolato alla corporeità. In questa eccezionale condizione ridiventa possibile il rapporto consapevole con le forze primigenie che hanno costruito la struttura umana: il prana, ora percepito nuovamente, è la luce della vita che fu agli albori del tempo.

Nel libro di Massimo Scaligero, La Via della Volontà Solare, il IV capitolo intitolato “Nuova metafisica del respiro” è del tutto esauriente nei riguardi della fenomenologia a cui ho accennato.

Però la via occulta è vasta, articolata, e il Dottore stesso, con prudenza e giustificate distinzioni afferma (Scienza Occulta, V capitolo) la possibilità di regolare l’atto respiratorio ad un certo livello di maturità del discepolo. Ciò può essere inteso su due gradi di operatività: il primo può consistere nella necessità di regolare coscientemente e per tempi brevi, funzioni che ordinariamente si esplicano senza il nostro intervento, “peresempio, la respirazione”.

Poi Steiner accenna a degli esercizi che agiscono sul corpo fisico “in guisa che esso corrisponda, in un determinato modo, a delle speciali leggi del mondo animico-spirituale. La respirazione è una funzione fisica, e quando viene esercitata in modo da essere l’espressione di una legge animico-spirituale, essa imprime direttamente nell’esistenza fisica un’essenza spirituale; trasforma la sostanzialità fisica nel suo corrispondente spirituale”.

Dunque abbiamo trovato, nello sviluppo interiore dell’operatore due indicazioni di possibili momenti in cui potrebbe essere lecita una presa di contatto con il respiro.

Nessuna delle due dovrebbe occupare la mente e l’interesse del principiante ma solo di singole figure che operano in profondità da tempo ed intuitivamente vocate al carattere assolutamente specifico di particolari discipline.

Tentare, prima di talune maturazioni interiori, avanzate vie occulte, nel migliore dei casi non produce nulla e distoglie l’anima dal più vero, basilare lavoro su se stessi, mentre nel caso pessimo può danneggiare l’operatore, come, sul piano sensibile succederebbe trafficando irragionevolmente con la corrente elettrica o col fuoco.

Ritornando alle indicazioni comunicate da Scaligero, troviamo solo due casi in cui viene ammessa una minima regolazione cosciente del respiro fisico: la prima nel XVII capitolo di Yoga, Meditazione, Magia e riguarda l’attivazione della corrente eterica della “volontà magica”. La seconda compare nel III capitolo di Meditazione e Miracolo quando, in intensa immaginazione, si ritmizza una breve preghiera, accordandola ai due tempi dell’inspirazione e della espirazione. In ambedue i casi è evidente che il controllo del respiro rimane una disciplina minima, un semplice supporto ad una operazione qualitativamente superiore e diversa: un poco come lo stare eretti con la colonna vertebrale durante la concentrazione o meditazione: semplicemente un assetto, nei casi citati, dinamico.

Nei “Quaderni Esoterici” (una selezione di indicazioni della Scuola Esoterica 1904-1014, fatti stampare in tre successivi volumetti da Marie Steiner, poi raccolti in un volume unico dell’Opera Omnia intitolato Indicazioni per una Scuola Esoterica e da qualche tempo reperibile anche nella edizione italiana) troviamo due varianti degli “esercizi principali” quali furono forniti in copia ai discepoli della Scuola, perciò esercizi principali e generali, in cui le meditazioni/concentrazioni su punti analogamente indicati del corpo, sono sostenute da una respirazione controllata e caratterizzata da una prolungata sospensione del respiro nella condizione opposta a quanto gira per il mondo come pranayama: ci si astiene dal respirare quando i polmoni sono vuoti d’aria.

I tempi del respiro dati in questi esercizi esigono una severa preparazione di cui fanno parte i cinque esercizi ausiliari (e non solo).

L’ordinaria capacità polmonare c’entra assai poco, dati i tempi da osservare: cito ad esempio le indicazioni per il secondo dei due esercizi:

Inspirazione: a piacimento.

Espirazione: due volte il tempo dell’inspirazione

Pausa: si inizia con quattro volte il tempo dell’inspirazione, poi gradatamente si aumenta la pausa fino a dieci volte il tempo dell’inspirazione.

Durante le pause si evoca una brevissima frase di carattere mantrico che viene assimilata a zone determinate del corpo.

Dovrebbe risultare chiaro, anche con questi pochi accenni, che il “controllo del respiro” in questi esercizi, è profondamente diverso dal pranayama che molti hanno conosciuto. Quest’ultimo, nell’accezione ordinaria, serve come educazione ad una respirazione completa e profonda volta al recupero della salute e del benessere oppure come calmante dell’affanno psichico.

In effetti, gli ultimi grandi maestri orientali (Aurobindo e Ramana) non danno una specifica importanza all’arte del respiro controllato che viene consigliata a specifici discepoli con lo scopo di placare il mentale, con ciò riprendendo il più genuino utilizzo già indicato nello Yoga originario: “raggiungere la stabilità del senso interno”.

Ben diverso è quanto venne dato da Steiner ai discepoli della Scuola: la sospensione del respiro a polmoni vuoti rimanda alla (drastica) sospensione dei processi vitali o del senso della vita, giacché la più immediata, elementare brama di vita comincia proprio dal poter respirare.

Molto è riassunto in uno stralcio di risposta data dal Dottore a Alfred Meebold nel 1906: “Il senso del trattenimento del respiro le sarà dato se lei orienta il suo pensiero nella direzione seguente: il processo dell’incarnazione terrestre è pensato tramite il respiropolmonare; la direzione verso lo spirituale esterno deve allora, per mezzo di esercizi, percorrere alla rovescia questo processo ecc. ecc. Naturalmente con ciò il pensiero è solo suggerito e dunque la prego di pensare oltre”.

Qui troviamo una disciplina che, in un certo senso, lotta contro la vita com’è comunemente intesa: le meditazioni vengono effettuate in una condizione di soffocamento: e non basta, poiché l’operatore svolge l’operazione in una situazione di saturazione di anidride carbonica.

E’ una situazione di ribaltamento delle forze poste a fondamento della struttura umana. Infatti, in diversi schemi di discipline date a singoli discepoli, oltre a più blandi ritmi respiratori controllati e coscienti, il Dottore pone come per un continuum immaginativo un essere polare all’uomo, cioè una pianta “con massima vivacità e da lei ben conosciuta…sicché l’immagine possa essere molto precisa”, mentre le brevi rappresentazioni meditative sono: Tua Morte – Mia Vita e Mia morte – Tua Vita.

A questo aggiungo qualche riga della lezione esoterica del due ottobre 1906, tenuta a Berlino: “ Il nostro corpo fisico è nato dal macrocosmo ed il mondo esterno l’ha formato; il nostro Io deve far nascere il corpo spirituale dal nostro corpo fisico. Atma si chiama il nostro corpo spirituale. Atma significa respiro. Noi edifichiamo il nostro corpo spirituale mediante un respiro regolato nella meditazione.”

Riporto in parte le parole di Steiner che ho traslato più su e che troviamo in Scienza Occulta: “La respirazione (…) quando viene esercitata in modo da essere l’espressione di una legge animico-spirituale (…) trasforma la sostanzialità fisica nel suo corrispondente spirituale”

Ora potrà farsi strada nel nostro pensiero qualcosa di grandioso che, nello scritto fruibile a tutti i lettori, viene soltanto accennato ossia lasciato all’intuizione del discepolo: il segreto della creazione della Pietra dei filosofi: una misteriosa costante nelle opere dell’Ars Regia: lapis transmutationis…avendo cura di sottolineare vigorosamente che concentrazione, meditazione, immaginazione e percezione pura, ad un certo livello di realizzazione, operano tutte sino al corpo fisico, mutandolo in corpo spirituale.

Inoltre, ogni disciplina interiore modifica, per virtù propria, il respiro dell’operatore: nella forma e nella qualità. Posso aggiungere a ciò, per non apparire astratto, che nella pratica ininterrotta della concentrazione e meditazione, possono diventare avvertibili diversi fenomeni. Per esempio, il quieto respiro “scende” dal torace nell’addome (sede dell’hara nipponico), talvolta si ha la sensazione che il soffio giunga sino al pavimento pelvico. Poi si avverte un prolungarsi del tempo di sosta successivo all’espirazione. Può accadere che il respiro fisico cessi totalmente, probabilmente avviandosi il fenomeno del puro respiro interiore.

Sono piuttosto sorpreso del fatto che siano poche le persone che, elencandomi varie fenomenologie, non accennano mai a queste. Persino l’odierna psicologia ha osservato il fenomeno opposto: cioè come nello sforzo interiore di persone comuni si dia una contrattura poco sotto il plesso solare.

In quanto a qualità, con gli odierni sistemi di esame sarebbe facile valutare in quantità sensibile la modificazione che avviene nel meditante quando espira l’aria: una maggiore quantità di ossigeno viene rimessa nel mondo circostante ed una piccola quantità di anidride carbonica viene trattenuta nell’organismo.

Così, per un processo (in sé) impercettibile, dal corpo fisico caduco si forma il corpo immortale: adamantino.

A questo punto della lettura, più d’uno potrà giudicare che, tutto sommato, la via alla trasformazione del corpo può essere, per molti versi, abbastanza facile.

Purtroppo questo sarebbe un giudizio affrettato e per controbilanciarlo mi bastano poche osservazioni in aggiunta. La prima consiste nel fatto che, se si è in pochi a fare gli esercizi, si è in pochissimi a realizzare il minimo della condizione in cui il pensiero inizia a essere vivo e attivo per virtù propria: ciò è possibile ma esige una dedizione sacrificale che può essere sviluppata con “ripetizione e ritmo” ma che, davanti alla quale, i più indietreggiano. Senza un pensiero che voglia liberarsi, senza una immaginazione vivificata, i risultati delle operazioni non raggiungono i veicoli fisico-eterici.

Riguardo gli esercizi della Scuola Esoterica, il testo c’è e chiunque può farli…Veramente?

Ho seri motivi di credere che, come in ogni scuola di questo mondo, anche nella Scuola non entri se non vieni invitato ad entrare. La Scuola, così come nel tempo successivo la Classe, sono àmbiti leggermente disancorati dal tempo e dallo spazio comuni (per questo i furti perpetrati ai danni del materiale della Classe non alterarono le sue potenzialità spirituali). E la Scuola è la più elusiva, avendo perduto la sua controparte sensibile. Allora come si entra? Vale anche in questo caso il “Bussate e vi sarà aperto”

Il “bussare” potrebbe corrispondere, oltre la disciplina che si pratica, anche in un prolungato lavoro dell’anima in un approfondito e sentito studio di ciò che è possibile accogliere di essa e farne una specie di luogo interiore in cui recarsi con continuità. Il senso di questo scritto va in questa direzione come una bozza di riflessione.

Rimane comunque presente sullo sfondo una legge spirituale di “merito”, per la quale non esiste che le porte si aprano automaticamente: qui abbiamo porte fisiche e muri fisici, nel sovrasensibile abbiamo barriere morali-spirituali che, per intensità, sono ostacoli assai più invalicabili.

Per chi volesse comunque una conoscenza diretta dell’aria in rapporto all’entità umana, un’ottima disciplina consiste nello sviluppare meditativamente attraverso immagini il “senso dell’aria”, indicato dal dott. Colazza nel primo volume di Ur e spesso sottolineato dettagliatamente in scritti apparsi su Ecoantroposophia. L’esercizio può diventare contemplazione del respiro se, attraverso semplici immagini, si realizza che l’onnipervadenza dell’aria esiste anche nella stanza ove si medita e che non si arresta fuori di noi.

Il respiro, durante questa meditazione/concentrazione, non deve venir toccato, l’attenzione immaginativa deve rimanere estranea alle nostre sensazioni sensibili e noi dobbiamo rimanere nella sfera dell’attività immaginativa senza cedere verso il basso dato dalle sensazioni corporee: più facile a farsi che a dirsi. Allora diventa possibile iniziare a percepire l’attività di un immenso essere vivente ed il suo rapporto con l’uomo: così inizia la sperimentazione diretta della metafisica del respiro: cosmo che ci respira, non viceversa.

Infine: può esistere qualche pratica non esoterica che possa servire in certe condizioni fisiche di malattia (specie quando si hanno problemi cardiaci e nervosi)?

Premesso che sono del tutto contrario agli esercizi che contemplano immersioni nel fisico traendo da esso risultati che si riversano nel mentale, cioè nella sfera che le operazioni interiori dovrebbero semmai separare da tutto quello che ascende dall’umano-animale, ricordo un esercizio di controllo del respiro che, assai spregiudicatamente, potrebbe venir sperimentato (come esperimento a sé) che ho visto funzionare piuttosto bene per certi individui (comunque operativi).

Premetto che fare di più di quanto scrivo, potrebbe nuocere anche per chi segue sistemi misti a yoga. Questo non è hatha yoga con le sue 84 posizioni di base! Basta che la colonna vertebrale sia eretta e si stia seduti in modo agevole con abiti comodi, non stretti.

Fare dapprima 4 (moderatamente) vigorose respirazioni, poi:diminuire gradualmente la velocità normale del respiro, poco a settimana, finché il ritmo primitivo sia stato all’incirca dimezzato; alla fine di ogni ispirazione interrompere l’attività respiratoria per 2 o 3 secondi, poi esalare: il respiro viene reso con quiete, dolcezza e assenza di sforzo; l’attenzione sia concentrata sui movimenti respiratori.

Ordinariamente il ritmo respiratorio normale al minuto varia dalle 14 alle 20 volte.

Dovrebbe abbassarsi, in un arco di tempo che va da un mese a sei mesi ad un ritmo di 7 respirazioni al minuto. Come dicono i mistici cinesi, l’aria dovrebbe fluire con tale dolcezza da non agitare una piuma. Comunque l’efficacia è strettamente connessa con il grado e la continuità dell’attenzione.

Un sintomo positivo è dato dal cuore che non si sente più come una palpitazione, bensì come una dolce pulsazione. L’esercizio va eseguito per 5 minuti al mattino (eccezionalmente può essere ripetuto per altri 5 minuti alla sera). I tempi indicati non sono d’orologio ma secondo sensibilità e misura.

Ripeto: non lo consiglierei nella maniera più assoluta come pratica occulta, ma vi possono essere condizioni in cui pratiche particolari possono venir considerate alla stregua di terapie, senza significati di altro genere e livello. Queste ultime indicazioni non sono “conoscitive”, ma solo lenitive per problemi fisio-psichici contingenti!

FRANCO GIOVI

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Per gentile concessione della Rivista Antroposofica www.larchetipo.com – Articolo riveduto dall’autore

3 pensieri su “L’AZIONE DEL SOFFIO VITALE NELL’OCCULTISMO (di F. Giovi)

  1. Caro prologiov, lui come me e altri pochissimi amici, è nato “occultista” e gran parte dell’attuale spiritualismo lo trova stomachevole. E quando vediamo annacquato, alterato l’insegnamento sia di Steiner che di Scaligero, allora – al netto del peggiore linguaggio da trivio – ci rendiamo conto che è impossibile combattere contro il continuo stillicidio che borghesismo, moralismo, fideismo e tutta la deriva pseudo cattolica ha immesso come un veleno nelle coscienze.
    Tutto ciò si sposa assai bene con le “umide” animucce dei tanti.
    Talvolta ripensiamo con gratitudine e nostalgia ai vecchi occultisti, quasi tutti figli di buona donna, che tentavano ogni possibile esperienza, magari lasciandoci più di qualche singola piuma.
    Spesso sbagliavano ma in cuor loro sentivano che le esperienze capaci di modificare la coscienza naturale erano “più importanti di tutto il resto”.
    Questo genere di indirizzo sembra scomparso e tutto quello che il mercato sembra indicare e offrire è chiacchiera e eretismo moralistico.
    Così, probabilmente, le sottolineature di Franco parranno incomprensibili o non interessanti.

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