TECNOLOGIE ALIMENTARI E ALTRI ORRORI

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La premessa a questa nota è abbastanza semplice. Il punto cruciale rimane sempre il pensare che, integrato alla percezione, produce conoscenza. Sembra quasi che vi siano due tipi di pensiero e altrettanti di percezioni: i primi superiori ai secondi. In parole povere, se il tema che viene afferrato dal pensare si traduce in pensieri che sembrino riguardare lo Spirito, (per gli spiritualisti) va tutto bene mentre pensieri d’altro tipo paiono quasi privi di diritto di cittadinanza. Per l’asceta questo è un equivoco che deve essere chiarito in fretta. Invero non si può essere operatori moderni se l’eco formale della Tradizione domina la nostra anima. Scaligero ha osservato e scritto che il pensiero non muta pensando Dio o una seggiola (e quante volte l’ha ripetuto ad amici e discepoli della Via Solare anche usando termini più crudi!). Il pensiero non è più vero se volge ad un testo antroposofico piuttosto che al manuale del piccolo chimico. Esso è più vero se è più forte, se è più concentrato, se è più cosciente, se c’è “IO” in esso: allora s’avvicina a realizzare la propria, spirituale natura: solo allora lo spettro semiautomatico che si dice uomo prende sostanza e diritto d’umanità. Tenete conto di ciò nel leggere i cenni e frammenti di rigorosi esperimenti scientifici, compiuti in tutto il mondo nell’ultimo decennio e conosciuti da Okinawa a Ottawa grazie alla rete, che non è quella di un ragno, ma, dall’origine, un modo per comunicare veloce tra scienziati. Chinandomi allo spazio tiranno voglio darvi subito qualche ragguaglio circa la realtà di prodotti del tutto comuni e “naturali” che attraversano i labirinti della tecnologia alimentare contemporanea.

Il latte: sino a vent’anni fa tutti accettavano l’indubitabile nozione che il latte faceva bene. Oggi il consumo di latte è accusato di tutto, dalle infezioni croniche al cancro e al diabete. C’è l’intolleranza al lattosio, l’allergia alla caseina. Sebbene alcune fortunate persone siano geneticamente equipaggiate per digerire il latte in tutte le sue forme, quello che si acquista nei negozi andrebbe evitato. E’ dannoso.

Vediamo di capirci. La mucca moderna è un mostro di natura. Un secolo fa le mucche producevano 8 – 12 litri al giorno, quelle di oggi (es.: le Holstein) arrivano a produrre tre o quattro volte tanto. Si è giunti a produrre animali con ghiandole pituitarie anomali attraverso selezioni e alimentazione proteica. La pituitaria non produce solo ormoni di stimolo alla produzione del latte ma anche gli ormoni della crescita. Essi sono presenti nella parte acquosa del latte, non nel grasso. L’eccesso di ormoni pituitari è associato alla comparsa del tumore.

La mucca con pituitaria superattiva è malata: secerne quasi sempre pus nel latte e richiede dosi frequenti di antibiotici. Troppo spesso le mucche sono alimentate con miscele ricche di proteine di soia. Ciò, oltre a stimolare maggior quantità di latte incrementa nell’animale l’incidenza di mastiti, sterilità e problemi epatici.(1)

(L’alimentazione appropriata è l’erba verde, specie quella a crescita rapida di primavera e autunno. Il latte delle mucche alimentate correttamente contiene il fattore Price e l’anticancerogeno CLA, oltre una alta quantità di vitamine e minerali).

Passiamo alla pastorizzazione del latte che, come tutti sanno, ci protegge dalle malattie! Le moderne macchine per produrre il latte, i contenitori in acciaio inossidabile, l’efficiente confezionamento, ecc. rendono la pastorizzazione perfettamente inutile. Ma, peggio, la pastorizzazione non garantisce l’assenza di impurità. Tutti i casi di salmonella dovuti al latte, verificatisi negli ultimi decenni, hanno fonte nel latte pastorizzato (nel 1985, in America, un’epidemia in tal senso colpì oltre 14000 persone ed il ceppo nella partita di latte era resistente alla penicillina e alla tetraciclina). Il latte non pastorizzato contiene batteri produttori di acido lattico, protettivo per eccellenza dai patogeni. La pastorizzazione distrugge tali organismi utili, lasciando il prodotto privo di protezione nel caso di contaminazione. Nel tempo il latte non pastorizzato si acidifica, quello pastorizzato imputridisce. E non solo: il calore altera gli amminoacidi lisina e tirosina, rendendo difficoltoso l’assorbimento del complesso proteico; la perdita della vitamina C supera il 50% mentre la perdita di altre vitamine idrosolubili giunge al 80%; il “fattore Wulzen” o antirigidità è totalmente distrutto, idem per la vit. B12, necessaria per la salute del sangue ed il funzionamento del sistema nervoso; riduce la quantità di calcio, cloruro, magnesio, fosforo, potassio. Alcuni studi indicano che la pastorizzazione altera il lattosio. Ciò, e il fatto che il latte pastorizzato pone sforzo al pancreas per produrre enzimi digestivi, fa collegare, nelle società evolute, il consumo di latte al diabete. La pastorizzazione distrugge inoltre tutti gli enzimi presenti nel latte: la prova della riuscita del processo è l’assenza di enzimi. Questi aiutano il corpo ad assimilare i fattori costruttivi, compreso il calcio; perciò coloro che bevono il pastorizzato possono soffrire di osteoporosi. E arriviamo alle ultime infamie: dopo la pastorizzazione, a volte vengono aggiunte sostanze chimiche per smorzare l’odore e ripristinare il gusto. Sono aggiunte le vitamine sintetiche D2 e D3, la prima è tossica ed è stata collegata alla cardiopatia mentre la seconda è di difficile assimilazione. Alla cardiopatia è stata anche collegata l’omogeneizzazione. Non dimentichiamoci del latte scremato in polvere. I metodi di disidratazione commerciale ossidano il colesterolo nel latte in polvere, rendendolo dannoso per le arterie. L’essiccazione attraverso le alte temperature crea grandi quantità di proteine con legame crociato e di nitrati, potenti cancerogeni, oltre all’acido glutammico libero, tossico per il sistema nervoso. Sembra spaventoso, ma in realtà nelle persone sane tutto questo produce soltanto allergie, fatica cronica e una sequela di malattie degenerative.

Vi prego di continuare a rammentarvi che riassumo, fotografo, brevi spezzoni dimostrativi: in poche pagine non posso fare di più e comunque non sono “l’esperto” che ci vorrebbe.

Ai fini pratici, del tipo “se lo conosci lo eviti”, vorrei spendere alcune righe sui grassi idrogenati che fanno da re in merendine, biscotti, patatine e che sono presenti, in media, nel 40% degli alimenti che trovate nei supermercati (ora stanno venendo sostituiti con olio di palma, economico ma estremamente calorico).

Il punto di partenza sono gli oli più economici (soia, mais, semi di canola, già rancidi a causa del processo d’estrazione). L’idrogenazione è il procedimento che trasforma i polinsaturi, normalmente liquidi a temperatura ambiente in grassi solidi a temperatura ambiente: la margarina e il grasso. Gli oli di cui sopra vengono mischiati con minuscole particelle di metallo, solitamente ossido di nickel. L’olio con il suo catalizzatore (nickel) viene esposto a gas idrogeno in un reattore ad alta pressione e alta temperatura. Nella miscela vengono poi inseriti emulsionanti simili al sapone e amidi per una miglior consistenza; il prodotto è nuovamente soggetto a alte temperature quando è pulito a vapore: serve ad eliminare l’odore sgradevole. Anche il colore, grigiastro, è poco appetibile ma, grazie al cielo (!), è modificato con la varechina. Un’aggiunta di coloranti e aromatizzanti ed è pronto per essere venduto come l’alternativa sana al burro. Le margarine ed i grassi parzialmente idrogenati (noti come: olio idrogenato, olio vegetale parzialmente idrogenato, transgrassi, acidi grassi trans, margarina, margarina vegetale) sono per noi ancora peggiori degli oli vegetali molto raffinati di cui son fatti a causa delle trasformazioni chimiche (alchimie perverse) che si verificano durante il processo di idrogenazione. Nelle alte temperature, il nickel catalizzatore spinge a cambiare gli atomi di idrogeno nella catena degli acidi grassi: prima, nella catena sono presenti coppie di atomi di idrogeno che costringono la catena a piegarsi leggermente creando una concentrazione di elettroni nel punto del doppio legame. E’ detta formazione cis ed è la configurazione più comune presente in natura. Con l’idrogenazione, un atomo della coppia si sposta dall’altra parte e la molecola si raddrizza. Si chiama formazione trans e provate ad indovinare: è raramente presente in natura. I grassi trans da laboratorio sono tossici ma il sistema digestivo non li riconosce come tali e vengono incorporati nelle membrane cellulari come cis. Entrati, i trans con i loro atomi di idrogeno fuori posto creano problemi di metabolismo cellulare.

I grassi idrogenati alterati bloccano l’utilizzo degli acidi grassi essenziali, causando: disfunzione sessuale, aumento di colesterolo ematico e la paralisi del sistema immunitario(7). Il loro consumo è associato al cancro, l’arteriosclerosi, il diabete, l’obesità, la riduzione della vista, la sterilità, difficoltà di lattazione, stati infiammatori a ossa e tendini(8). Parlando di acquisti, la popolarità della margarina parzialmente idrogenata (rispetto al burro) è il trionfo della pubblicità sulla conoscenza. La miglior difesa è evitare alimenti idrogenati o nascosti nella lista degli ingredienti come la lebbra.

Potrei annoiarvi ancora con tante altre sostanze: mi limito a raccomandarvi il Glutammato Monosodico (noto anche come: glutammato di sodio, E 621, glutammato libero, estratto di lieviti, lieviti autolizzati, proteine idrolizzate, Accent) di cui accenno a solo una delle sue caratteristiche: il glutammato è anche una eccitotossina e un alto livello di questa provoca danni al cervello. Il dott. Olney, esperto mondiale di glutammato, scrive: “Penetra facilmente in alcune regioni cerebrali (ipotalamo) distruggendo velocemente i neuroni negli uomini e negli animali”(9). Come “esaltatore di sapidità” è onnipresente nei cibi raffinati.

Infine, per togliervi quel briciolo di certezze che rimane sempre, concludo questa breve passeggiata tra le mine antiuomo di tutti i giorni aprendo il dossier di un efferato killer , chiamato anche: la morte bianca.

Di solito lo chiamiamo zucchero. Cerchiamo di capirci: in quantità modesta è un alimento utile, anzi necessario alla coscienza, al cervello, alle funzioni corporee, ma negli ultimi decenni, nella società occidentale è stato introdotto pressoché in tutti gli alimenti, anche nei cosiddetti alimenti salubri come i cereali poveri di calorie, yogurt, cracker senza grassi e così via. Dunque perché lo zucchero (glucosio, fruttosio, saccarosio, galattosio, maltosio, destrosio e lattosio) fa male? Perché ora l’occidentale nella media assume un kg di zucchero la settimana. Avete letto bene: alla settimana! (sino a un kg e mezzo nei paesi anglosassoni, in Canada voliamo a quote ancora più elevate). In pratica, questa enorme quantità di zucchero fa sfracelli nell’organismo. Favorisce gagliardamente l’obesità, le cardiopatie, il diabete e l’alta pressione. Inoltre, causando rapide fluttuazioni nei livelli glicemici (spinta in alto seguita, mezz’ora dopo, dal crollo glicemico) vi lascia desiderosi di altri alimenti zuccherati (rilascio di dopamina) e così vi trasforma in zucchero–dipendenti. Immaginate che questo sta veramente accadendo per la maggioranza dei giovani e bambini del mondo occidentale e vi sorgerà il sentimento che, per gli effetti futuri, si profila una catena di problemi più gravi di una guerra regionale(10) (11).

Stiamo sfiorando la spuma di un mare oscuro che le tradizioni non prevedevano e gli studi antroposofici di settore conoscevano poco. L’unica difesa che ci rimane è la capacità di pensare autonomamente, senza rifugiarci nel mito. A mio avviso il vero ricercatore di Scienza dello Spirito può, anzi dovrebbe pensare tutto, purché immetta IO nel pensiero che pensa, soprattutto per quanto riguarda la scienza contemporanea. Sia chiaro che posso ammirare gli studi di Hermann Poppelbaum o di Gerhard Schmidt, ma nella velocità dei cambiamenti, essi sono rimasti indietro. Poppelbaum dice: “ Non esistono nell’universo sostanze non appartenenti a nessuno ma per le sostanze sintetiche prodotte dall’uomo forse le cose non stanno così” Ebbene, da quel tempo ad oggi sono state create più di 52 sostanze che non esistevano in natura e che, per forza maggiore, respiriamo, mangiamo, assorbiamo per osmosi. Schmidt, sulla traccia data da Steiner, osserva come l’evoluzione umana sia collegata all’elemento zucchero: vedete nelle righe precedenti e in quelle successive della mia nota a cosa questo binomio stia portando. Ripeto: sono stati lavori molto pregevoli ma ora da essi l’eventuale ispirazione ci porta indietro ad un tempo di certo migliore ma incapace di comprendere le istanze che urgono davanti a noi. Ora.

Le cose cambiano. C’è un divenire. E, se si è avanti nell’età, sembra che tutto (o quasi) vada peggio.

*

Quelle che seguono sono semplici indicazioni, suggerimenti generali per il benessere del corpo e della base corporea della mente che si giustificano soltanto alla luce della pura sperimentazione contemporanea.

Attività fisica: essa stimola l’accelerazione del metabolismo, riduce i livelli di insulina, provoca l’aumento del colesterolo buono HDL (riducendo il rischio di cardiopatie) e della resistenza al declino mentale legato all’età, protegge, in misura per ora non quantificabile, dal morbo di Alzheimer.

Controllo dei carboidrati: visti i picchi insulinici forniti dagli eccessi di carboidrati, che causano divisione cellulare, resistenza all’insulina e la glicazione delle proteine, possiamo parlare di moderazione nell’assunzione dei carboidrati.

Parliamo di indice glicemico e carico glicemico (Il c.g. È il prodotto aritmetico dell’indice g. per la quantità di carboidrati). L’indice glicemico misura quanto l’alimento specifico aumenta i livelli glicemici ematici. Più alto è il numero (da 1 a 100) più veloce è la conversione. 100 è rappresentato dal pane bianco o dal glucosio. Si consiglia di mangiare pochi alimenti con IG alto (da 70 a 100) ma principalmente con IG basso (55 o meno). La pasta, piatto nazionale, è di indice 55. I carboidrati fibrosi causano una conversione glicemica molto bassa (cocomero, carota). In sintesi: i carboidrati che meno tendono ad aumentare l’insulina sono meno inclini a stimolare depositi di grasso e le malattie connesse all’invecchiamento. In pratica sarebbero da evitare alimenti contenenti zuccheri nascosti ossia: sciroppo di mais, melasse, fruttosio, destrosio, turbinado, amazake, sorbitolo, polvere di carruba, saccarosio e sciroppo d’acero. Quando valutate i meriti di un pasto sano, sappiate che un cucchiaino di zucchero raffinato è pari a 4 g di zucchero, perciò un prodotto che contiene solo 16 g di carboidrati non fibrosi per porzione contiene 4 cucchiaini di zucchero.

Antiossidanti : le reazioni ossidative fuori controllo sono collegate all’aumento dei radicali liberi, i supercattivi nel nostro corpo (la teoria dei radicali liberi è complessa, in sintesi: ogni tipo di RL è una molecola a cui manca un elettrone nella struttura esterna. Ciò rende i radicali liberi instabili e alla ricerca di un modo per rimpiazzare l’elettrone mancante. Quando incontrano una cellula normale sana rubano un elettrone dalla struttura esterna della parete cellulare, danneggiando così la cellula e innescando una reazione a catena, con ogni molecola cellulare danneggiata che cerca di rimpiazzare il suo elettrone mancante. Il risultato finale è un gruppo di pareti cellulari permanentemente danneggiate che possono condurre a problemi come il cancro, cardiopatia, artrite, ostruzione delle arterie, ecc.) Il sistema di antiossidanti connaturato nel corpo declina con l’età. Inoltre, il cervello, che è composto per la maggior parte di grassi è particolarmente soggetto all’ossidazione e la ricerca dimostra che le persone che assumono una quantità maggiore di antiossidanti sono anche quelle più sane. Il fatto che gli antiossidanti aiutino a preservare la funzionalità cerebrale è già una ragione sufficiente per assumerli e, inoltre, contribuiscono alla difesa dell’organismo contro malattie gravi come il cancro, l’aterosclerosi e la degenerazione cerebrale. Gli antiossidanti sono abbondanti negli ortaggi (cavoli, cavolini di Bruxelles, carote, ecc.) e nella frutta di colore accentuato (fragole, ribes, mirtilli, ecc,). Tra le molte sostanze assumibili come integratori ci sono: betacarotene, vitamina C, vitamina E, selenio, zinco, CoQ10, acido alfalipoico in forma R (R – ALA), gingko biloba, estratto di semi d’uva.

Antiinfiammatori: Data l’influenza dei processi infiammatori in moltissime malattie e traumi, il consiglio è di adottare strategie antiinfiammatorie. Ricordatevi che moltissimi esperimenti, prolungati nel tempo, attestano che l’intervento precoce può arrestare e persino invertire il declino cognitivo associato al binomio invecchiamento e stati infiammatori. Tra gli alimenti vi sono ortaggi come cavolo verde, alghe e altri ortaggi verdi e frutta come mirtilli, olive, avocado, papaia e ananas. Tra le sostanze abbiamo la vitamina C, D, E e gli eccezionali grassi omega – 3. Questi ultimi sono indispensabili alla salute del corpo e dell’attività cerebrale. Inoltre proteggono il sistema cardiovascolare, diminuiscono il rischio di cancro, riducono sensibilmente gli stati depressivi e altro ancora in rapporto alla quantità, in grammi, d’assunzione.

Riduzione delle calorie : Troppo cibo, anche il più salubre, produce quantità enormi di radicali liberi (molecole iperattive come superossido, idrossile, ossigeno singoletto e perossidi) che danneggiano le pareti delle arterie e avviano l’accumulo di depositi di grasso bloccanti il flusso ematico. Si valuta inoltre che la riduzione indiretta dell’assunzione di zucchero, smorzando le calorie, riduca la produzione di insulina e la conseguente divisione cellulare legata al cancro, i danni ai grandi e piccoli vasi ematici e diminuisca la formazione dei glicati avanzati causanti l’invecchiamento prematuro. Sia quel che sia, è saggio abituarsi all’assunzione di nutrienti sufficienti, senza affamarsi, ma anche senza mantenere, da sedentari, un volume di cibo adatto ad un boscaiolo canadese! Il che non è facile se si viene a sapere, come esempio, che il contenuto di una sola lattina di una famosissima bevanda globalizzata, contiene, in zuccheri, più di quanto abbisogna l’organismo per una giornata.

Il sonno: In occidente si stima che il 74% di persone soffre di problemi di sonno, alcune o più notti alla settimana. Si è scoperto che: una sola settimana con carenza di sonno altera i livelli ormonali e la capacità di metabolizzare i carboidrati; aumenta il livello di cortisolo associabile alla resistenza all’insulina e alla perdita di memoria; i livelli glicemici impiegano a calare con il 40% di tempo maggiore e la risposta all’insulina precipita del 30%. Il fabbisogno di sonno è comunque soggettivo ma viene facilmente snaturato da diverse pessime abitudini: ho assistito persone stressate e aggressivizzate che sono ritornate ad un buon equilibrio con un aumento di mezz’ora di sonno associato ad un’integrazione di fosfatidilserina.

In una ancora più generale visione dell’insieme si potrebbe aggiungere qualche strategia nutrizionale controcorrente rispetto ad alcune abitudini inveterate e alle tradizioni familiari: Fare 5 – 6 piccoli pasti al giorno. Fare pasti piccoli e frequenti aiuta ad aumentare il ritmo metabolico (bruciare più grasso), stabilizza i livelli glicemici nel sangue (energia costante durante il giorno), migliora l’assorbimento dei nutrienti. Mangiare di più al mattino e ridurre l’assunzione calorica col progredire della giornata; col procedere del giorno il metabolismo rallenta, quindi fare pasti più piccoli e limitare l’assunzione di carboidrati la sera può essere un passo positivo verso il sano dimagrimento.

Riassumendo: attività fisica, controllo dei carboidrati, antiossidanti, antinfiammatori, restrizione calorica e sonno sufficiente, possono riportarvi al miglior stato di salute fisica e psichica che vi è stato potenzialmente concesso.

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Riferimenti.

1) Enig MG, the cookbook that challenges politically correct nutrition and the diet dictocrats. 2000.

2) Joseph D, MD, and Jerry J., MA, The Kellog Report, 1989, institute of health policy, Annandale, NY,174.

3) Maclaren, N, et al, New England Journal of Medicine, jul. 1992.

4) Fraser, DR, The Lancet, jan 14, 1995.

5) Thomas, MK et al, New England Journal of Medicine, mar 19, 1998.

6) Samuels, JL, “MSG Dangers and Deceptions, Price-Pottenger Nutrition Foundation, 1998.

7) Holman, RT, Geometrical and Positional Fatty Acid Isomera, 1979.

8) Enig, MG, PhD, Trans Fatty Acids in the Food Supply, dec 1991.

9) Olney, JW, Exitotoxins in foods. Neurotoxilogy, Review, 1994.

10) Daly ME, Alberti KG et al, Dietary carbohydrates and insulin sensivity, Am J Clin Nutr, 1997 nov.

11) Mittendorfer B, Sidossis LS, Mechanism for the increase in plasma triacylglycerol concentrations after comsumption of short term, high carbohydrate diets, Am J Clin Nutr. 2001 may.

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18 pensieri su “TECNOLOGIE ALIMENTARI E ALTRI ORRORI

  1. Dopo una tartassata così di Isidoro, non è possibile continuare “come prima”, “come se niente fosse”. Infatti, da tempo ho abolito il sale aggiunto ai cibi cotti o crudi, e mi son piegato – virtuoso riluttante, con mille rimpianti – ad un regime alimentare doricamente spartano! In questo, non solo potrei dir davvero che proseguo “come prima”: dovrei dir anzi “più di prima”, perché nell’ineluttabil proceder del tempo, abili Figli d’Esculapio ed altri consiglieri e consigliere mi tolgono or questo or quello, con molta e mal celata perfida lor soddisfazione!

    Risultato di cotal regime spartano è una autentica fame da lupi, la quale nel caso di un appartenente alla nobil schiatta lupesca ci sta tutta. Nello specifico, quel che preoccupa, sono gli effetti psicologici della suddetta fame, perché portato al limite e superato il medesimo, il cattivo carattere del lupaccio, diventa rapidamente cattivissimo, e quello cattivissimo – perseverando nel “peregrinar oltre il limite” della mancanza calorica – a sua volta diventa pessimo, ed il normale istinto lupesco ad azzannar diventa vera e propria sindrome compulsiva.

    Conciossiacosaché, molte “anime belle”, dolcissime sino alla più stucchevole iperglicemia, si lamentano assai e s’intimoriscono degli effetti “morali” che il regime dietetico spartano induce nel carattere pochissimo già “sociale”, ed ancor meno “virtuoso” dei lupi appenninici e di quelli delle asiatiche steppe. Ma non temano le anime belle: esse sono tassativamente vietate dalle considerazioni alimentari di Isidoro, e giammai verranno azzannate. Tanto più che vi sono delle lupacchiotte marsicane, che sorvegliano severamente l’esatta osservanza della dieta spartana: occhiute e fiutanti, esse si accorgon sùbitissimo d’ogni minimo sgarro alimentare. Quindi nessun pericolo incombe sulle dolcissime e tremule “anime belle”.

    Hugo,
    lupaccio affamato,
    che corre a perdifiato
    ad azzannar affannato
    la preda esangue
    quando il povero piatto
    di necessarie calorie
    già troppo langue.

  2. Povero Hugo!

    Se correndo a perdifiato magari azzannassi (a morte) qualche animuzza dolciastra, vietati di divorarla, così te la cavi con la Giustizia.

    Mi ricordo che alcuni anni fa, in America, un flagrante omicida venne dichiarato “non colpevole” poiché fu dimostrata la scarsità di rasserenante SEROTONINA nel suo organismo.

    Con il mio alto metabolismo, bastano tre giorni senza la pasta e mi trasformo in un feroce boia dayako (anche senza Tremal-Naik e Sandokan), e chi lo sa mi evita…

    • Che sia Francia, che sia Spagna,
      l’importante è che se magna!
      Che sia Spagna che sia Francia
      ci riempia tosto la pancia!
      Che sia Francia, che sia Spagna,
      or ci sbafiamo la lasagna!
      E poi sotto col mestolone
      a pappare il mascarpone,
      ed eziandio la nutella:
      ci sbafiamo pure quella!

      Di culinarie millevoglie,
      Hugaccio, lupaccio affamato,
      sogna la torta millefoglie
      con crema chantilly a doppio strato!

    • La colpa e’ di Hugo che finisce sempre in cucina, BASTA CHE SE MAGNA.
      Poi Isidoro dai, non prendertela, non intendevo includere anche te nelle vittime colpite dagli effetti collaterali del pane…. magari la causa del tuo esser….glabro e’ sicuramente la …..

      • Questa poi me la pagate!
        Vi darò tante belle pedate
        nelle vostre rosse gengive,
        per le vostre idee retrive,
        visto che ci trovate il sugo
        d’infamare il povero Hugo!

        Hugo de’ Paganis, nella steppa
        povero e affamato lupacccio
        infamato per quello che faccio.

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