Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

Copgenesi

Diamo il via con oggi alla pubblicazione del testo “La Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana” di Kaspar Appenzeller.

Ringraziamo Silvano Mirami e l’Editrice CambiaMenti, sul cui sito (www.cambiamenti.com/Argomentogenesi.htm) è possibile leggere integralmente introduzione, indice, prefazione e l’intero Capitolo I.

 

Il Chaos dei Filosofi

Che il figlio dei Filosofi ascolti i Saggi che riconoscono tutti indistintamente che bisogna paragonare la nostra Opera alla creazione del mondo. Al principio Dio creò il Cielo e la Terra, ma la Terra era incolta e vacua, le tenebre coprivano l’Abisso e lo Spirito di Dio volava sulle Acque.

Allora Iddio disse: Sia fatta la Luce – e la Luce fu.

Queste parole bastano ai figli dell’Arte. Bisogna, dunque, per la nostra Opera unire il Cielo e la Terra nel letto nuziale dell’amicizia. La Terra è un corpo grave, pesante, matrice dei minerali che conserva segretamente nel suo seno, pur producendo gli alberi, le piante e gli animali. Il Cielo è quella vasta distesa, in cui tutti gli Astri, compresi i due Grandi Luminari, compiono le loro rivoluzioni. E’ esso che, attraverso l’aria, comunica la sua forza agli esseri inferiori; ma al principio, essendo tutte le cose confuse, esse formavano il Chaos.

Eiraeneus Philalethes,

Introitus Apertus ad occlusum Regis Palatium,

Cap. V, De Chaos Sophorum, 1667.

PREFAZIONE

La prima volta che ho incontrato Kaspar Appenzeller, a Milano, sono stato conquistato dalla sua esposizione artistica sulla costituzione dell’uomo e dal suo modo di porgere con umiltà e fermezza la conoscenza, nascostamente sofferta nel suo corpo. Riemerge dalla luce della memoria il capo chino in atteggiamento di reverenza, il capo su cui comparirà il fulmine di una cicatrice, gli occhi chiari fusi in uno sguardo dolce e profondo, la voce dai toni caldi e pacati.

Ora, nel leggere il presente testo, curato con certosina e devota consapevolezza da Silvano Mirami, ho provato la stessa meraviglia della prima volta.

La composizione segue un movimento a spirali sempre più espanse, sia nel tratteggiare i giorni della Genesi sia nel descrivere a più riprese gli stessi fenomeni embriogenetici e fra questi incantevole il processo della fecondazione.

L’idea portante del libro è di e-ducere alla luce di una rinnovata coscienza scientifica gli incroci e le sorprendenti corrispondenze dell’evoluzione embrionale e ontogenetica dell’uomo con l’evoluzione terrestre dalla frotta della Genesi.

I versetti biblici, in particolare quelli del primo capitolo, sono i mantram su cui si applica, nella lingua originale, il pensiero meditativo dell’Autore che tributa con riconoscenza la sua ricerca ai generosi impulsi di Rudolf Steiner nell’ambito delle sue comunicazioni scientifico-spirituali. L’indagine si approfondisce nelle viscere del linguaggio, nel terreno della sua stessa genesi e si effonde nei cieli della sua palingenesi. Ogni parola della Genesi viene scomposta e ricomposta, distillata e infine conquistata con il sudore di un impegno sovrumano. Ad iniziare dalla prima: “Bereschit” , in cui riconosce la musicalità del battito cardiaco corrispondente all’estrema sintesi del corpo umano. Questa stessa parola sarà la stella polare che illuminerà il suo cammino medico verso l’ampiamento delle potenzialità diagnostiche dell’auscultazione cardiaca. Difatti in questo scritto sono contenute le premesse e le basi fisiologiche per comprendere e apprezzare la svolta innovativa nell’ambito diagnostico e la conseguente efficacia nella pratica clinica. Si intravede proprio in questo contesto l’importanza dell’esercitazione costante dell’euritmia, l’arte del linguaggio in movimento, che traspare come il pensiero vivente riverberante dalle forme embrionali e al contempo la Parola conformante.

Appenzeller rielabora fedelmente le lezioni steineriane di fisiologia occulta tramite il racconto mitologico della Genesi, l’embriologia comparata e l’osservazione a ritroso dell’evoluzione embrionale umana: quest’ultima apre nuovi scenari come è il caso del viaggio dalla blastula all’ovocellula.

Un’altra lezione steineriana ben assimilata scorre nella presentazione dell’evoluzione delle teorie cosmologiche, un fil rouge sul quale possiamo ripercorrere spregiudicatamente la connessione fra embriologia e astronomia.

La posizione di Appenzeller scienziato è salda e cristallina non solo in alcune annotazioni di etica medica, ma soprattutto nel riordino del pensiero scientifico, rovesciato rispetto a quello convenzionale. Cito come esempio l’affermazione: “Si dice ripetutamente che il corpo venga edificato a partire dalle cellule. E’ vero il contrario: il corpo plasma le cellule all’interno di sé”. Sfalda i preconcetti della visione materialistica unilaterale dell’uomo. Fa cadere i falsi “idola” dei mattoni-pietre della costituzione organica umana e ci conduce con disarmante chiarezza al superamento del paradigma darwiniano attraverso la differenziazione dell’uomo dalla scimmia a partire dalla blastula.

Assorbe e fa sua la fenomenologia sostanziata dal pensiero metamorfico goethiano, in particolare nel tracciare con lucidità le connessioni fra il rachide e il cranio.

Il percorso conoscitivo del dottor Kaspar va oltre e si arricchisce di una serie di immaginazioni – valga per tutte citare l’uomo embrionale come pianta terrestre – confluenti in un linguaggio dai toni fiabeschi, un reale esempio di anelito alla verità rivestita di poesia. Il fiume sembra a tratti arrestarsi, come in una pausa inspiratoria, e invece trabocca in geniali intuizioni tipo la conchiglia, presentata come archetipo unificato di uccello e pesce. Giunge in cima alle vette himalayane dell’indagine scientifico-spirituale quando coniuga i più profondi misteri della cristosofia con l’embriogenesi cardiaca ritrovandone i presupposti nella composizione del 7° giorno della Genesi.

La medicina antroposofica ritrova nel dottor Kaspar una sapiente guida, fedele al suo nome, a disposizione di tutti i sinceri ricercatori nell’arte medica.

Angelo Antonio Fierro

INTRODUZIONE DEL CURATORE

Kaspar Appenzeller nacque il 13 aprile 1927, come terzo figlio di Susanne e Hans Appenzeller-Zellweger, a Davos in Svizzera. La difficile gravidanza di sua madre ad un certo punto fu veramente a rischio e si dovette alla sapienza e alla perizia del Prof. Löffler – il quale in seguito sarà uno dei suoi insegnanti allorché intraprenderà gli studi universitari di medicina – se malgrado tante difficoltà tale gravidanza poté essere portata facilmente a termine. Kaspar nacque dunque tra quelle montagne svizzere, ch’egli sentì sempre come suo ambiente congeniale, come sua vera patria e anche come protezione. Montagne che amerà profondamente.

Sin dall’infanzia la sua salute fu cagionevole: a due anni e mezzo Kaspar venne colpito da una grave forma d’asma che lo accompagnò costantemente lungo tutta la sua vita e con la quale dovette di conseguenza fare continuamente i conti. All’età di sei anni entrò alla Rudolf Steiner Schule, ma ogni anno i gravi attacchi d’asma lo costringevano per un terzo del periodo scolastico a non frequentare le lezioni. Tuttavia, malgrado tale inconveniente, egli riuscì a seguire senza difficoltà l’iter dell’insegnamento.

A parte i problemi di salute, infanzia e adolescenza si svolsero solari e felici – così egli le ricordava – con i suoi fratelli Heiner e Vreni. Ma anche a scuola egli era amato – da compagni e insegnanti – per il suo carattere gioviale e per il suo particolarissimo umorismo, che ogni volta rallegravano l’ambiente. I suoi compagni poi, ammiravano le sue qualità artistiche, che eccellevano soprattutto nel disegnare e nel suonare il violoncello. Per tutta la vita Kaspar Appenzeller coltivò vari aspetti dell’arte e per le sue notevoli capacità avrebbe potuto diventare un artista riconosciuto ed affermato. Ma sin da piccolo sentì come sua propria missione – e volle ciò in maniera decisa – il diventare medico.

A questa sua peculiare missione di operare terapeuticamente nei confronti della malattia e della sofferenza umana egli si donò senza risparmiarsi, sacrificando qualsiasi ambizione, anche legittima, che avrebbe potuto realizzarsi in campi, sia scientifici che artistici, diversi dalla medicina. Una spinta, ed un aiuto, in tal senso kaspar Appenzeller l’ebbe sicuramente dal suo incontro con la Scienza delo Spirito di Rudolf Steiner, ch’egli conobbe già nell’ambiente familiare, tanto più che medico della famiglia Appenzeller era il Dr. Hans Werner Zbinden, amico fedele di marie Steiner e presidente della Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, ossia quel Lascito, fondato dalla compagna del Dottor Steiner, che per oltre sessant’anni tanto ha fatto per salvarne e diffonderne l’Opera.

Fu all’epoca degli studi ginnasiali a Flims che Kaspar Appenzeller affrontò l’Opera di Rudolf Steiner (la sua prima lettura fu la conferenza: Il sangue è un succo affatto peculiare) contemporaneamente all’opera e al pensiero di Platone. Nel 1947 si iscrisse alla Facoltà di Medicina all’Università di Zurigo e appena ventenne intraprese lo studio della medicina antroposofica e dell’euritmia curativa. Sin dalle prime fasi del suo studio venne giuidato dal Dr. Zbinden, il quale nutrì una tale fiducia nelle sue qualità, sia professionali e umane che interiori, da affidargli nel 1961 la direzione del Seminario Medico che si svolgeva alla Rudolf Steiner Halde a Dornach. Inoltre nel 1977, una settimana prima della sua morte, il Dr. Zbinden offrì a kaspar Appenzeller di diventare socio dell’Unione del Lascito di Rudolf Steiner, il Nachlaßverein.

Dopo l’Approbation, conseguita nel dicembre 1953, sotto i professori Löffler e Brunner e la Dissertation conclusiva, ossia la tesi c’egli sostenne nella primavera del 1954 su L’encefalite conseguente a morbillo, egli iniziò il periodo di assistentato al Regionalspital di Wattwil sotto la direzione del Dr. Christ, che per tutta lavita rimase per lui una personalità decisiva.

Nel frattempo egli poté realizzare nel giugno del 1954, dopo sedici anni di fidanzamento, quella che definì “la migliore decisione della mia vita” e portare all’altare Johnnie Stokar, ch’egli conosceva sin dall’infanzia e che fu poi la compagna della sua vita.

Nel luglio del 1955 nacerà il primo figlio Peter. A quel periodo risale il primo lavoro da lui pubblicato sul cuore.

Nell’autunno del 1956 egli poté rilevare a St. Moritz lo studio del dr. De Giacomi, appena defunto, studio medico che poté portare avanti per 42 anni. Il trasferimento in Engadina, tra le montagne dei Grigioni, da lui profondamente amate, fu un grande aiuto per la sua salute. Gli esordi non furono facili e nei primi sei anni i magri bilanci non gli permisero l’ausilio di un’infermiera. Ma in segfuito, sebbene il suo ambulatorio fosse aperto soprattutto ai pazienti locali, esso ricevette, sia per il suo talento e la sua pazienza, sia per la conoscenza delle lingue straniere ch’egli coltivava con gioia, pazienti da tutti i continenti.

Nel 1959 nacque il suo secondo figlio Georg.

Nel frattempo divenne medico scolastico a St. Moriz e lo rimase per oltre tre decenni. Ciò gli permise di approfondire, attraverso l’auscultazione cardiaca di migliaia di bambini, la sua conoscenza di tale arte diagnostica, giungendo poi a conclusioni preziose, ch’egli donerà al mondo nei suoi scritti su tale materia.

Nel 1978, dopo la morte del Dr. P.R. Berry, Kaspar Appenzeller venne eletto Presidente dell’Associazione Medica di St. Moritz, ufficio che espletò con grande coscienza e impegno per 20 anni.

La dedizione, veramente sacrificale, a curare le sofferenze umane lo portò a ricevere fino a cento pazienti al giorno, e allorché l’ultimo paziente lasciava l’ambulatorio, egli sidedicava per ore alle sue ricerche sul sangue e sul cuore. All’inizio degli anni 60 giunse a dimostrare sul cuore vivo di un pollo, documentandola con una pellicola da 16 mm, l’affermazione di Rudolf Steiner che il cuore non è una pompa bensì un organo di senso, e che il sangue stesso possiede la forza di muoversi lungo le vie sanguigne.

Naturalmente la sua dedizione al lavoro e allo studio, che lo portavano a non concedersi più di 5 ore di sonno per notte, non potevano non minare la sua salute, e nel 1965 ebbe un attacco di itterizia. Per qualche mese la sua attività ebbe un fermo repentino. Si ristabilì, ma gli rimasero come conseguenza forti emicranie che lo accompagnarono per oltre 25 anni.

Nel 1970, iniziò a tenere a St. Moritz un gruppo di lavoro antroposofico che portò avanti regolarmente sino al 5 novembre 1998, allorché venne colpito da ictus cerebrale. Tenne pure corsi e conferenze pubbliche che ebbero notevole risonanza nell’Engadina. Continuò la sua attività di conferenze al Seminario Medico presso la Rudolf Steiner Halde, a Dornach, e portò la sua parola in conferenze e corsi a Zurigo, Berna, Lugano, Berlino e Milano. Attraverso la collaborazione [1] con l’euritmista Franziska Brem raggiunse una conoscenza approfondita del Corso di Euritmia terapeutica di Steiner.

Al di là di articoli vari, pubblicati su alcune riviste, Kaspar Appenzeller riversò i frutti del suo sapiente lavoro in quattro opere, ch’egli scrisse soprattutto nei periodi di ferie, da lui abitualmente trascorsi in Italia, sulla costa adriatica, o in Ticino.

La prima opera, apparsa nel 1976, fu la Genesi alla luce dell’evoluzione embrionale umana, che qui presentiamo tradotta. Traiamo, traducendola dai risvolti dell’edizione originale, la presentazione – verosimilmente dell’Autore – che ci sembra offrire una mirabile sintesi delle idee esposte in questa opera: “In questo libro il racconto biblico della Creazione viene messo in relazione all’evoluzione embrionale umana. In esso, come risultato di un lavoro di ricerca di lunghi anni, viene mostrato come questo documento biblico nelle sue possenti immaginazioni descriva esattamente quello che la scienza ha da dire oggi sulla nascita del corpo umano. Le immagini della nascita del cosmo del racconto della Creazione diventano per il lettore le immagini dello sviluppo embrionale umano. Egli perviene alla concezione che l’uomo è un piccolo Cosmo, un Microcosmo di fronte al grande mondo, il Macrocosmo. Inoltre questo testo, che in molti punti viene esaminato nell’originaria lingua ebraica, si dimostra una vera meraviglia; giacché non solo secondo il suo contenuto concettuale, bensì sin all’interno dei singoli suoni si estende la concordanza di queste potenti parole con la vita formatrice organica. Attraverso ciò si viene posti a confronto col fatto che lo scrittore di questo testo ha toccato i veri – invisibili, per occhi terreni – impulsi di formazione del cosmo e dell’uomo. L’impulsatore spirituale di questo libro è Rudolf Steiner, il fondatore della moderna Scienza dello Spirito. Lo scienziato spirituale insiste su nuove Vie alle forze originarie dell’evoluzione; egli comprende nella loro profondità i documenti provenienti dall’antica sapienza dei Misteri perché ritrova in essi ciò che egli ha investigato indipendentemente da qualsiasi documento. La sintesi qui realizzata di testo della Genesi ed evoluzione organica comporta un’elevazione di ambedue i rami del sapere. Il testo veterotestamentario diviene, in ogni sua parola, profezia di futuri eventi dell’umanità, così come l’embrione è la promessa di un uomo che in futuro agirà nel mondo – e l’embrione appare, nei suoi cambiamenti di forma, come testimone di processi di creazione cosmica da lungo tempo trascorsi. La profezia della Genesi indica inoltre con chiaro gesto, parola per parola, l’evento del Christo e la Via, che diviene possibile a partire da questo evento, dell’individualità alla mèta terrestre, e l’embrione cela attraverso i suoi gesti di nascita che l’uomo è predisposto ad esssere il portatore della forza dello Spirito, che mediante tale evento si è collegato alla Terra. A chi si rivolge il libro? Nell’introduzione si trova: questo scritto non presuppone alcuna conoscenza specialistica, si rivolge ad ogni lettore per il quale la conoscenza dell’uomo è una questione del cuore”.

Ad esso seguì La Quadratura del Cerchio, del 1979, nella quale viene mostrata la soluzione di tale millenario problema attraverso l’uomo stesso. Il suo terzo libro fu Fondamenti per un nuovo tipo di auscultazione cardiaca, nel quale viene mostrata tutta l’ampiezza diagnostica che si apre ad un medico che voglia veramente approfondire tale arte.

Nella primavera del 1999 appare il suo quarto e ultimo libro: Il Calendario antroposofico dell’anima alla luce dell’evoluzione dell’umanità, che apre un nuovo accesso meditativo a tale opera di Rudolf Steiner. Sempre nel 1999 apparve la traduzione italiana del Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner, eseguita da Kaspar Appenzeller con la collaborazione di amici italiani.

A partire dall’aprile 1986 cominciarono ad aggravarsi i suoi problemi di salute. Dapprima una discopatia grave, poi l’ictus cerebrale conseguente alla rottura di un aneurisma per il quale dovette essere operato a Zurigo dal Prof. Iasargil. I problemi alla colonna vertebrale si aggravarono negli anni. Le sue ultime 16 settimane trascorsero al Paracelsius-Spital a Richterswil per un ictus transitorio in conseguenza di un collasso cardiaco. Chi lo incontrò in quegli ultimi tempi lo trovò cosciente, fluido nella parola e vivace nel pensiero come sempre. Affrontò con serenità e contagioso umorismo gli ultimi anni dolorosi della malattia, sino a quel 3 marzo 1999, un mercoledi, nel quale alle 9.37 egli chiuse la lotta della vita. La sua fu una vita eroica. La vita di un nuomo buono, forte, coraggioso e sapiente.

Vogliamo qui ringraziare con tutto il cuore Peter e Georg Appenzeller che con la parola e lo scritto ci hanno fatto non solo conoscere la vita e le qualità di un essere così elevato e luminoso ma ci hanno anche fattivamente aiutato e consigliato nelle temeraria intrapresa della difficile traduzione di questa preziosa opera. Il Dottor Angelo Fierro ci ha simpaticamente dimostrata tutta la sua fraterna amicizia non solo nel voler scrivere la Prefazione, ma anche nel volersi sobbarcare la notevole fatica della rilettura della nostra traduzione, nel darci lumi e consigli e nell’incoraggiarci con gioioso umorismo nei frequenti momenti in cui le difficoltà della traduzione sembravano insormontabili. Per cui ricambiamo con gioia e gratitudine l’amicizia e volentieri vogliamo qui rendergli grata testimonianza della sua generosa sollecitudine. A loro e a Johnnie Appenzeller – la fedele compagna dell’Autore – un grazie di cuore per quanto con grandissima disponibilità e generosità ci sono venuti incontro per rendere finalmente possibile la realizzazione dell’edizione italiana di quest’opera di Sapienza e d’Amore.

Silvano Mirami

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[1] Riportiamo un articolo del Dr. K. Appenzeller, tratto dalla Circolare n°2 della Sezione Medicina, p. 71 – Avvento 1993, che tratta in particolare dell’efficacia degli esercizi di euritmia curativa sul paziente.

Risposte in merito all’euritmia curativa alle domande:

Che rapporto esiste tra l’esercizio di Euritmia terapeutica e l’effetto nel paziente? Quale piano deve essere ricercato, affinché questo rapporto diventi evidente? Come si trova questo piano? Com’è che mi esercito a tale fine?

L’esercizio dell’euritmia curativa ha effetto immediato sul paziente. Allorché attraverso l’esercizio delle A nascenti, una dopo l’altra, e tramite l’esercizio I A O, il paziente si accorda con l’etere cosmico, portando in armonia il proprio essere, può eseguire un suono così da incontrare con la sua attività questo suono nell’etere cosmico. Nella sua dedizione ad un suono, l’etere cosmico gli porta incontro la propria saggezza. Quello che il paziente deve realizzare è che mediante il suo movimento, nello sperimentare la realtà di questo suono, renda possibile e non ostacoli la sua formazione nel corpo eterico. Questo è il lavoro sul suono; esso agisce risanando in maniera immediata, poiché il suono, che nasce dall’etere cosmico, diviene per un momento realtà nel proprio etere. Il lavoro s’invera nel purificare il corpo astrale dalle peculiarità e nell’esercitare uno sviluppo dell’Io libero d’egoismo. Se si realizza questo, il corpo eterico si armonizzerà con l’etere cosmico e potrà imprimere l’azione terapeutica nel corpo fisico. La guarigione attraverso l’Euritmia curativa è sempre un tratto della Via verso l’Iniziazione. L’euritmista terapeuta deve condurre su questa strada il paziente che gli è affidato, portandolo ad essere completamente sincero con sé stesso e con l’euritmista terapeutico. La volontà assolutamente sincera di guarire conduce a questa Via. Giacché guarigione è una   trasmutazione che riguarda il più intimo essere dell’uomo. L’euritmista terapeutico deve intraprendere sforzi per giungere, in rapporto al paziente, a vedere l’etere e deve assolutamente sforzarsi di diventare un rappresentante della causa antroposofica. R. Steiner ha descritto la Via verso tale mèta. Ciò che qui è stato esposto può essere raggiunto unicamente da una stretta collaborazione tra il medico curante e l’euritmista terapeutico.

Dott. med. Kaspar Appenzeller  – CH 7500 St. Moritz

(Continua)

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Un pensiero su “Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA

  1. Arrivo tardi, scusate.

    Molto si sa di quanto Steiner abbia dato tra impulsi e concrete indicazioni in moltissimi campi della vita, della scienza e dell’arte.

    Credo invece che poco si parli (anche per le intrinseche difficoltà che riguardano il tema) di EMBRIOLOGIA.

    Molti anni fa incontrai un biologo che apparteneva alla cittadella scientifica internazionale, cioè alla élite scientifica mondiale. Mi assicurò che gli studi antroposofici sullo sviluppo embrionale contenevano osservazioni più che eccezionali…ed era indignato per averlo potuto (dovuto) scoprire tramite il digesto di un articolo, apparso sul notiziario Weleda, tra lo sciroppo per la tosse ed una cremina per il viso.

    Data l’alta statura scientifica di costui, credo ci sia da fidarsi circa la ricchezza e la profondità del non “usuale” argomento che il dott. Appenzeller tratta, un po’ fuori dal cerchio delle cose più note.
    Grazie al disciplinato e instancabile lavoro del nostro Daniel (di rara virtù…embriologica).

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