SPIRITO DEL TEMPO

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LO SPIRITO DEL TEMPO

 di Massimo Scaligero

Quello che veramente manca all’uomo contemporaneo è il senso di orientamento nell’immane mondo di parole: egli non pensa più pensieri, ma soltanto nomi. I nomi acquisiscono forza in quanto suggestioni collettive, divengono “miti” e, ancora, superstizioni. Allora avviene che il senso originario di quei nomi, per chi tenga fermo ad esso, risulti capovolto: avviene che sotto quei nomi fluiscano nell’umano forze di un genere impersonale ed oscuro, tenacemente attaccato nella loro vasta azione a tale travestimento dialettico, quasi che non potessero presentarsi con il loro vero nome.

Se dinanzi a simile caos nominalistico volessimo evocare un principio di rettificazione, in nome di una insopprimibile visione spirituale del mondo, potremmo trovarci in serio imbarazzo poi nel voler comunicare ad altri quanto si può essere presentato alla nostra intuizione con caratteri di evidenza e di assolutezza. Ma una simile considerazione non dovrebbe scoraggiare e togliere la possibilità di affermare ciò che, comunque, ha il valore di un contributo alla soluzione del problema.

Tra i fattori positivi di una “rettificazione” che possa verificarsi di là da una cooperazione cosciente dell’uomo, noi possiamo considerare il tempo, in quanto divenire che si attua inseparabilmente dal tessuto della vicenda terrestre.

Il tempo si può tuttavia ritenere inumano nel suo procedere come “negazione”: tutto ciò che non è conforme al suo spirito, ossia a ciò di cui esso è la forma insufficientemente intuita, viene respinto quasi con forza d’inesorabilità e costretto a racchiudersi nel suo stampo e a difendersi sino a perire più o meno lentamente entro di esso.

Un dato tempo, dunque, ci può presentare un drammatico panorama di macerie di stampi e di forme la cui interna sostanza è ormai decomposta, ma anche di forme intatte, proprie a una sostanza che il tempo ha bensì condannato, ma che difende selvaggiamente se stessa con ogni mezzo per continuare ad essere indefinitamente ciò che è. E in quest’ultimo caso essa generalmente giunge a utilizzare energie creative pertinenti alla positività del nuovo tempo, guastandole col subordinarle alla propria cristallizzazione. Ciò spiega un ambiguo e sotterraneo rapporto che oggi lega il mondo cosiddetto rivoluzionario con quello conservatore.

Il dramma della nostra epoca è in definitiva questo. Le forme già superate, cadaveriche o spettrali, dotate ancora di un’automatica vitalità, sorrette ormai soltanto da potenti fattori quantitativi o economici e dal mondo delle passioni legate a simile dominio della quantità, hanno formato un’enorme barriera, un formidabile ammasso il cui disordine, pur pesando drammaticamente sull’anima dell’uomo, è camuffato dalla sua inesauribile possibilità di organizzarsi meccanicamente. Tecnicizzazione e meccanizzazione danno a questo immane corpo in decomposizione apparenze di vita: apparenze anche dinamiche e brillanti.

La scienza, cessando di essere ancella dello “spirituale e dell’eterno”, diviene fine a se stessa. Ma essere fine a se stessa per la scienza significa essere inconsapevolmente mediatrice della opposizione delle forme superate e della tradizione morta contro il vero “Spirito del tempo”. E sarà bene ricordare che per noi tale locuzione non ha il senso di consuetudine psicologica o di carattere dominante di una data epoca, ma quello di entità spiritualmente viva nella sfera sovrasensibile, quale forza ispiratrice non riducibile al livello dell’astrattismo razionalistico, ma intuibile mediante ascesi interiore: lo stesso senso, dunque, che esso presenta come uno degli aspetti del Divino, di Krishna, nella Bhagavad-Gîta (XI, 32) quale distruttore del mondo, “eretto nella Sua statura enorme per la distruzione dei popoli”.

Lo Spirito del tempo respinge verso la decomposizione tutto ciò che non ha l’intima forza di trasformarsi da sé, tutto ciò che manca della virtù di una perenne attualità: per tutto ciò, lo Spirito del tempo si presenta come un distruttore, ossia come il portatore della vera rivoluzione contro la falsa oscura e retorica rivoluzione degli uomini la quale in fondo, nella sua frenesia di sovvertire e distruggere solo il mondo esteriore, il mondo dei valori fisici eliminabili mediante colpi o scoppi, è una forma mentita di conservatorismo.

La positività del conservatorismo sotto travestimento sovversivo consiste nel finire col distruggere se stesso proprio per voler continuare ad essere secondo un impulso che è il contrario di ciò che è, in quanto tende ad affermare come valore un suo modo di essere che comporta la cristallizzazione e la morte di ogni valore.

La società e le sue forme, l’uomo e le sue manifestazioni, usando tutte le loro energie per conservare se stessi entro un processo finito, connesso alla sfera del sensibile, per mantenere se stessi in posizioni ritenute morali una volte per tutte, in sostanza alimentano il contenuto vero della tragedia del mondo. La bancarotta della filosofia contemporanea è il segno di una impotenza del pensiero ad uscire dalla serie dialettica per divenire forza cosciente: l’esistenzialismo, per esistere, deve alimentarsi della sua dialettica e comunque ricorrendo a una normatività speculativa, finisce con l’essere un’ipocrisia. Non si può parlare di un pensiero bolscevico, ma di un pensiero americano regredente col massimo della vigoria razionalistica verso un realismo primitivo, sì. Il mondo della cultura e della filosofia appare come un immenso grammofono con serie di dischi che si alternano con allineamenti diversi delle stesse parole: non una luce, non un’autentica forza spezza la serie. Il concetto dei sistemi autorappresentativi del dedeking può dare l’idea della reiterazione indefinita di un processo il cui valore è il continuo negativo del suo automatismo.

Creata da un modo di pensare unilaterale dell’uomo, la bomba atomica, anche se non usata per la guerra, torna contro l’uomo come forza che comunque tende a dissolverlo in quel mondo materiale in cui esso veramente oggi va esaurendo la sua umanità sino a perderla. E’ Rudolf Steiner che chiama sotto-natura il mondo della tecnica privo della sua controparte spirituale.

Continuando dunque a trovare rimedi, nuove formule e nuovi meccanismi, lungo la stessa dimensione unilaterale data dal pensiero legato esclusivamente alle impressioni sensibili (anche quando mobilita una dialettica spiritualistica) ignorando qualsiasi altra dimensione della vita interiore dell’uomo (che scientificamente si liquida con i suggestivi termini di “inconscio” e di “sub-conscio”), in sostanza si prepara l’avvento del sotto-uomo. E pare che se ne veda già qualche segno: anzi, più di un segno. E’ sufficiente guardarsi intorno, liberando lo sguardo dal velo dell’assuefazione.

L’esigenza stessa di un’attitudine spirituale da evocare come unico valore possibile all’uomo in quanto uomo, epperò concepibile come il senso finale stesso della sua vicenda, viene falsata o contraffatta sul piano d’azione delle forze prevaricatrici sotto forma di uno “spiritualismo” da adeguare ai tempi e alla mentalità dominante. La quale è endemicamente conservatrice, ossia profondamente malata dell’attaccamento a se stessa, alle posizioni da cui trae vita.

Ecco perché, anche in sede esoterica, ogni atteggiamento è una velleità dialettica subordinata allo stesso giuoco di forze miranti a utilizzare soprattutto l’esigenza di un’azione spirituale per affermare se stesse: per cui si può affermare che ogni “via spirituale”, ogni mistica ogni “iniziazione” che si presuma tale nel mondo contemporaneo, non sono che espressioni di uno stato di fatto anti-spirituale in cerca di un suo stato di diritto. All’uopo viene mobilitata quella cultura tradizionale, o gnostica, o ermetica, o induistica, che meglio si presti al mantenimento retorico ritualeggiante o magicizzante dell’elemento conservatore riottoso di contro a qualsiasi possibile, vera trasformazione o rinnovazione.

Ciò spiega come, di fronte alla Scienza dello Spirito fondata da Rudolf Steiner, le correnti della pseudo-iniziazione mostrino la stessa insufficienza metafisica che impedisce loro di prendere un vero e attivo contatto con la grande Tradizione, sia essa orientale, sia occidentale, e rivelino la stessa refrattarietà che caratterizza un mondo che deve essere trasformato di contro alla forza trasformatrice. E si può veramente parlare di una coalizione mondiale delle forze conservatrici attive nel dominio “psichico” o animico, incapaci di qualsiasi autentico slancio spirituale, affinché non nasca l’”anima cosciente”, l’unica forza che possa porre l’uomo dinanzi alla corrusca aridità del mondo meccanico, nella veste del dominatore, sotto il segno del Cielo.

Ogni organizzazione meccanica della vita, anche la più dotata di enfasi rivoluzionaria, tradisce uno spirito bassamente conservatore. Non vi è più pericoloso conservatore del sedicente rivoluzionario che ha potuto cristallizzare in una formula il suo non ben cosciente istinto rivoluzionario.

Chi si illude di poter rettificare o rinnovare i sistemi mediante una distruzione esteriore sta sullo stesso piano di chi, per via scientifica, giunge a scoprire nuove forme di energia intese a soddisfare i bisogni esteriori dell’uomo. Una medesima energia può essere sfruttata sia per compiere distruzioni nel mondo della esteriorità, sia per rendere tale mondo sempre più rispondente alle necessità materiali.

La bomba atomica è dunque l’espressione di uno spirito conservatore: è contro lo Spirito del tempo, ma in definitiva, agisce per esso: la sua negatività è affermativa unicamente per esso.

La bomba atomica è uno degli ultimi barlumi di potenza di un mondo d’impotenza: essa sta ad accusare, in esasperata istanza, l’estrema povertà spirituale del mondo della scienza e della tecnica. E’ il risultato della superficialità indefinitamente esplorata e del mondo ridotto a piattezza, ossia il risultato di un potere acquisito dall’uomo nella sfera dell’inorganico, oltre la quale esso, tuttavia, non è capace minimamente di penetrare nel mistero della vita, se non con immobili e inconcludenti astrazioni.

Il filo d’erba, per gli scopritori dell’energia atomica, rimane un mistero: mistero rimane la vita animale, la natura dell’uomo, l’anima dell’uomo, il destino dell’uomo. Mistero rimane lo stesso immediato strumento conoscitivo di cui lo scienziato non può fare a meno di servirsi: il pensiero. Lo usa ma non sa di usarlo, o per lo meno ignora da quale zona dell’anima gli derivi e come nasca e che cosa sia: lo rivolge al mondo della quantità e acquisisce per mezzo di esso incontestabili conoscenze riguardo a tale mondo: pur tuttavia continua a non saper nulla della forza qualitativa che entra in giuoco in questo processo.

Ma il genio tellurico ha risorse infinite: per mezzo della disintegrazione atomica, esso contro questo mistero si vendica strappando le basi e i supporti puramente fisici a quella vita organica in cui il mistero si presenta e manifesta senza svelarsi, a quella vita organica che per apparire nel mondo esistenziale, oltre che essere, ha bisogno di tali basi e di tali supporti. Non è difficile tuttavia avvedersi come, di conseguenza, questa ulteriore creazione di una civiltà automatizzata senza speranza (che possono infatti, per redimerla, la religiosità tradizionale o qualsiasi atteggiamento semplicemente mistico?), divenga in definitiva strumento dello Spirito del tempo nel suo aspetto distruttivo.

E’ la tragedia della forza pensante dell’uomo: nata nella interiorità sovrasensibile, essa va a servire in esasperata passività il mondo sensibile, non riconoscendo più, anzi rinnegando, la propria origine, riducendo sul piano delle morte rappresentazioni ogni aspetto dell’essere, ogni significato, ogni tipo di rivelazione.

Il fenomeno, riflesso sul piano sociale, acquisisce carattere di speciale tragicità per il fatto che esso dispone di una sua dialettica, di una sua giustificazione filosofica: nato dallo spirito, il pensiero extra-vertito va a servire l’”anti-spirito”. Pensatori di questo tipo abbondano in America: filosofi di questa “anti-sofia”, quali John Dewey e Arthur O. Lovejoy, giungono ad affermare di essere pervenuti al realismo fisico non partendo, ad esempio, dalle scienze naturali, ma dalla metafisica: il che è dire da una metafisica senza spirito, ossia da un vero e proprio fallimento metafisico.

Quando si parte da uno speculare di tipo idealistico, per giungere agli stessi atteggiamenti mentali di chi è unicamente pago della realtà sensibile, ignorando anche l’esistenza di quel minimo processo di pensiero che deve entrare in giuoco per permettere l’essere di tale opinione, occorre avere il coraggio di riconoscere che non c’è più nulla da sperare da un simile mondo. Per un analogo fenomeno di recessione dialettica, che per via di inconsapevolezza rinuncia al principio ideale e pone al suo posto unicamente la mediazione discorsiva, dalla filosofia di Hegel prende le mosse quella corrente a cui si è dato il nome di “sinistra hegeliana” e che si può considerare il risultato di un aver preso non lo spirito ma la lettera dell’opera del filosofo di Stoccarda, con il conseguente capovolgimento della sua concezione sovrasensibile del mondo.

Ecco dunque gli sbarramenti che trova dinanzi a sé lo Spirito del tempo: in rapporto ai quali Esso non può manifestare, per ora, che il suo aspetto distruttivo, inconsciamente richiesto dagli uomini, per ultimo sotto forma di bomba atomica. La quale, come ogni altra arma moderna, finché la scienza e la tecnica non divengano ancelle dello spirito, è destinata a distruggere se stessa.

Ma al punto in cui sembra che non vi sia più una via di uscita, al punto in cui sembra che nessuna soluzione sia più possibile, allora veramente l’uomo deve decidere, in consapevolezza e in libertà, del suo destino, perché soltanto allora egli può far scaturire dalla propria anima il massimo della sua volontà creatrice: il momento più tragico e più negativo può essere il più eroico e il più affermativo. Ma soltanto una Scienza dello Spirito può additare all’uomo la via per questa possibilità.

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“Architrave” –  anno I n° 1 – Febbraio 1948

 

Un pensiero su “SPIRITO DEL TEMPO

  1. Grazie, Savitri, per averci donato queste severe parole di Massimo Scaligero.
    Oggi il sedicente spiritualismo tende a ridurre tutto ad una edulcorata e stucchevole minestra sentimentale e consolatoria. Va da sé che – come ammonisce, ad ogni piè sospinto, Massimo Scaligero in tutta sua opera – che ciò che seduce, illude, consola narcotizzando, NON libera.

    Ma questa è l’epoca della grande menzogna, e il mirabile dono stesso del Maestro dei Nuovi Tempi, per l’inadeguatezza, la fiacchezza, la viltà e i troppi tradimenti di quelli che avrebbero dovuto essere discepoli fedeli, è divenuto mera frase: vuoti nomi, logore parole che possono rivestire in maniera dialettica e bugiarda qualsiasi contenuto.

    Di questa corruzione della Scienza Spirituale del Dottore si serve con cinica spregiudicatezza l’Ostile, il Principe dell’Oscuro Pensiero, per illudere, prendere in giro, paralizzare le anime stordite le quali, invece di una concreta Via di liberazione, cercano solo una piacevole prigionia, fornita di tutti i conforti. Altrimenti Massimo Scaligero non avrebbe detto – più volte e a più persone – che nel Mondo Spirituale è stata cancellata persino la parola “Antroposofia”!

    Oggi si legge troppo, e si pratica poco. A volte, niente! Ben vengano allora le tragedie, le catastrofi, SE esse sono l’ultimo ed unico strumento che lo Spirito del Tempo può usare per svegliare l’uomo bramoso di sonno, di inerzia e di effimero! Siamo alla “extrema ratio”, alla “ultima ratio”, al combattimento finale per l’essere dell’uomo, o per lo sfracellarsi nell’abisso del subumano. Per questo l’azione distruttrice dello Spirito del Tempo è radicalmente rivoluzionaria, ed è così “compassionevolmente” spietata nei confronti della torpida viltà e animalità dell’uomo, voglioso di giogo!

    Il coraggio, oggi, è abbandonare il falso sapere, l’illusoria “cultura” sedicente spirituale, che è solo dialettica, è consacrarsi con ogni energia alla più intensa pratica interiore, alla Concentrazione e alla Meditazione, alla Via del Pensiero, coltivata individualmente in silenzio e solitudine e, ove i Numi concedano l’incontro con persone sincere e consacrate, coltivata nel Rito della Meditazione in comune. Lontano dai rumori del mondo, lontano dalle menzogne dell’intellettualismo, da legami economici, politici e confessionali.

    Hugo de’ Paganis,
    che senza poesia
    or percorre la Via.

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