K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

1. La formazione della blastula.

Da un singolo minuscolo globulo di protoplasma si forma nel corpo materno, in un lasso di tempo di nove mesi, il corpo pienamente sviluppato di un bambino neonato. Questo primo delicato globulo, l’ovocellula, consiste, come tutte le cellule, di una sostanza mucillaginosa alla quale è legata tutta la vita sulla Terra. Ma ciò che distingue quest’unica cellula da tutte le restanti altre, è la sua grandezza, la sua forma e il suo spazio vitale. Nessuna cellula raggiunge la grandezza di una ovocellula; essa con il suo diametro scarso di un centesimo di millimetro sarebbe addirittura visibile ad occhio nudo, se vi fossimo posti di fronte. In quanto cellula unica, essa si avvicina quasi perfettamente alla forma sferica.

La maggior parte delle cellule corporee ha una qualsiasi forma caratteristica e vive in massicce formazioni cellulari. Così, le cellule muscolari sono lunghe e affusolate e si appoggiano strettamente l’una all’altra, le cellule epiteliali sono piatte o cilindriche poste in fila, le cellule nervose sono all’incirca a forma di stella con una singola lunga diramazione attraverso la quale esse stanno in reciproco collegamento, le cellule epatiche sono poliedriche  e congiunte [tra loro] in determinate formazioni.

La ovocellula matura non vive in una formazione cellulare, sta quasi completamente isolata, può sviluppare senza impedimento [alcuno] la sua forma sferica. Questa creazione, per la sua forma, sembra quasi senza rapporto con la Terra. Tuttavia per la [sua] materialità l’ovocellula si volge alla Terra. La sua massa è ripartita in maniera diseguale nel suo spazio, per il fatto ch’essa ha un polo “inferiore” un po più pesante e un polo “superiore” un po più leggero. Il corpo dell’ovocellula, che consiste di mobile sostanza vivente, il protoplasma, porta nel suo interno, come ogni altra cellula, un nucleo cellulare.

All’esterno il corpo cellulare è racchiuso da un corpo relativamente robusto, la zona pellucida, che lo protegge dagl’influssi esterni (vedi Fig. 2, inoltre la Tavola I).

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Nella scissione cellulare l’ovocellula si è separata dal tessuto materno dell’ovaia e vive per breve tempo nelle cavità ricolme di fluidi del dotto ovarico. Ad essa aderiscono ancora alcune cellule del tessuto materno (corona radiata ), dalle quali essa viene ulteriormente nutrita (SHETTLES). Poi anche queste si staccano da lei ed essa viene a consistere interamente di se stessa.

Ora su di essa incombe la morte. Solo il seme maschile può impedire questa morte. Se non giunge il seme, l’ovocellula viene espulsa fuori col sangue mestruale e perisce.

Se viene raggiunta dal seme, essa può diventare il germe di una nuova vita. A dire il vero, non si preserva essa stessa, ma la sua vita prosegue – anche la madre sacrifica così la sua vita vissuta fino ad allora e si riversa poi, almeno per un certo tempo, nella vita del bambino.

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Figura 2: Ovocellula umana con indicazione dei colori naturali (secondo SHETTLES, Ovum Humanum, 1960).

Circa trenta ore dopo la fecondazione da parte del seme, l’ovocellula comincia a suddividersi e da essa sorgono due cellule più piccole, che riempiono tutto lo spazio della loro cellula madre. Poche ore più tardi queste cellule figlie si suddividono a loro volta, cosicché quattro cellule riempiono adesso il medesimo spazio. Presto diventano cinque, sei, sette cellule e tre giorni dopo la fecondazione il giovane embrione consiste di una sfera compatta di circa sedici cellule, che per il suo aspetto viene chiamata mora o morula (vedi Fig. 3). Tuttavia le cellule, eccetto che per insignificanti differenze di grandezza, sembrano assolutamente uguali, e si deve presumere che esse posseggano ancora, tutte, la medesima potenza di sviluppo, potrebbero quindi essere scambiate l’una con l’altra; però è dimostrato che, dalle cellule situate centralmente , sorge il vero e proprio embrione, mentre dal tessuto periferico che nutre l’embrione sorge la placenta. Si chiama embrioblasto il complesso cellulare interno, quello esterno trofoblasto (vedi nota I). Quindi in questo stadio viene articolato lo spazio ovarico, sebbene la sostanza cellulare che lo riempie non presenti questa stessa articolazione (vedi nota II).

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Figura 3Formazione della morula dall’ovocellula, semischematica. La zona pellucida è indicata come anello scuro, i nuclei cellulari non sono raffigurati.

La prima differenziazione visibile della morula è ora la seguente. All’interno della sfera cellulare si forma dapprima uno spazio a forma di fessura. Questo diviene a poco a poco più grande e si arrotonda in una cavità situata non del tutto centralmente. La massa cellulare viene quindi spinta da ogni lato alla periferia, la cui parete in un punto appare nodosamente inspessita. Questo nodo consiste nel complesso cellulare dell’embrioblasto in precedenza situato centralmente, mentre la vera e propria s
fera cava viene formata dal trofoblasto che si arrotonda ancor più in periferia. Con ciò viene raggiunto lo stadio di vescicola embrionale o blastula (vedi Fig. 4, inoltre nota III).

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Figura 4: Formazione della blastula, semischematica. Immagine a sinistra: all’interno della morula si forma uno spazio cavo. Immagine a destra: blastula formata; la zona pellucida si è dissolta. Z.p.= zona pellucida, T=trofoblasto (nella sezione disegnata il trofoblasto è l’intero anello di cellule), E=embrioblasto (adiacente al trofoblasto).

Sono adesso trascorsi quattro giorni dalla fecondazione e a poco a poco si dissolve la zona pellucida, che sinora ha sempre avvolto l’embrione. Da ciò si ravvisa che la blastula ha mantenuto approssimativamente la grandezza dell’ovocellula. Ora esso consiste all’incirca di sessanta cellule ed una mezza giornata più tardi di oltre cento.

Le cellule del trofoblasto sostanzialmente si sono suddivise dapprima con maggiore frequenza delle cellule dell’embrioblasto, giacché in una blastula umana si contano, ad esempio, novantanove cellule trofoblastiche contro soltanto otto cellule embrioblastiche.

Ora si possono distinguere i due gruppi di cellule. Adesso le cellule dell’embrioblasto sono un po più grandi ed appaiono più allentate, meno compatte rispetto a quelle più piccole del trofoblasto, un po’ più spesse e perciò mostranti i primi segni di una differenziazione. A questo punto, l’embrione si trova ancora  sempre nella sua migrazione attraverso il dotto ovarico, ma come sfera liberamente fluttuante arriva presto nella cavità dell’utero materno. In questo, dal sesto al settimo giorno, raggiunge la mucosa materna, che poi lo accoglie come la terra accoglie un seme (vedi Tavola I).

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L’intero sviluppo seguente si compie nel grembo di questa mucosa espressamente preparata e in maniera meravigliosa per l’evoluzione embrionale all’interno dell’utero materno.

L’ovocellula è un tutto e questo tutto si differenzia progressivamente. Sorgeranno occhi, mani, piedi – la creatura che diviene è sempre un tutto. La differenziazione avviene attraverso il fatto che l’ovocellula mediante suddivisione realizza il suo spazio interno con [le] cellule, e le nuove cellule così sorte si suddividono sempre ulteriormente, in un punto più, in un altro meno, nella maniera più differenziata – ma l’aumento delle cellule avviene sempre in qualche punto all’interno, mai si ammucchiano fuori cellula su cellula, come in una cassetta architettonica.

Si ha a che fare con un suddividersi e spostarsi estremamente complicato del sostrato vivente protoplasmatico, e ad ogni stadio rimane preservata la totalità. Si dice ripetutamente che il corpo venga edificato a partire dalle cellule. E’ vero il contrario: il corpo plasma cellule all’interno di sé. Nelle nostre attuali condizioni terrestri questa suddivisione cellulare della sostanza vivente è palesemente necessaria. Il corpo dell’uomo è dapprima l’ovocellula, la sua forma originaria una sfera. Nel corso dell’evoluzione embrionale muta la forma corporea umana ed assume le più diverse forme. Essa diventa dapprima piatta come il suolo terrestre , nel quale però si inarcano presto montagne, cresce poi dal suo proprio regno terrestre in forma di piante, diviene infine pisciforme e procede gradualmente a tastoni attraverso tutte le configurazioni delle forme degli animali superiori, fino a che, alla fine, diventa visibile l’immagine umana. Tuttavia è sempre il corpo evolventesi di un uomo, sin dal principio, addirittura quello di un determinato uomo. Il corpo semiformato non è un mezzo corpo, bensì un organismo intero, al quale sono inerenti ulteriori possibilità di evoluzione.

Così anche la Genesi è sin dal principio un tutto ed ogni parola che sopraggiunge, un perfezionamento di questa sua interezza. Già la sua prima frase contiene la predisposizione dell’intera Creazione, e addirittura, come vedremo, già la sua prima parola. Ma qui dominano dapprima leggi universali. Esse sono il modello per ogni differenziazione individuale, l’archetipo di ogni elemento individuale.

 

Nota I : La blastula della rana è come l’intero embrione, mentre nei mammiferi e nell’uomo dalla blastula è scaturito pure il chorion. La somiglianza di queste formazioni sussiste quindi solo sul piano morfologico. A distinzione della blastula di mammifero da quella degli anfibi, si chiama la prima anche blastocisto. – Si conosce la blastula di mammifero, ovverosia il blastocisto già da molto tempo; ma che pure nel caso dell’uomo esso giungesse a formazione, non lo si sapeva sin negli anni del libro di testo di CLARA, Storia evolutiva dell’uomo, p. 59, si trova “Non si conosce ancora se una tale cavità della vescica embrionale sorga pure nel caso degli ovuli umani”. E. GROSSER, ancora nel 1944, nel suo libro di testo; Linee fondamentali della storia evolutiva dell’uomo, p. 28, scrive : “La morula umana in maniera tipica si articola nel trofoblasto e nell’embrioblasto; ma questo si suddivide subito, senza formazione di una vescica embrionale vuota come negli altri mammiferi, nelle predisposizioni di determinate regioni: nell’ectoderma, nel foglietto vitellino e mesoderma estraembrionale”. Così sembra che ci siano stati ricercatori i quali, in questa questione, stavano aspettando, ed altri i quali, anche in quell’epoca accettavano ancora come sicura una differenza in relazione a ciò tra uomo e mammifero. Quest’ultima condotta ricorda da lontano quello sforzo di distinguere per principio, dal punto di vista corporeo, l’uomo dall’animale, così come ciò era ancora fortemente presente all’inizio del secolo precedente [n.d.C: dell’Ottocento], e contro il quale GOETHE si oppose veementemente e pure con successo mediante la sua scoperta dell’osso intermascellare. In linea di principio tra scimmia e uomo, dal punto di vista dell’anatomia comparata non sussiste alcuna differenza.La differenza non sta nell’elemento quantitativo, bensì in quello qualitativo. In linea di principio si può dire: quello che ha l’animale lo ha pure l’uomo. – Per evitare la formazione verbale pleonastica “blastocisto” , viene qui adoperata continuamente la parola blastula. Attraverso ciò viene aggirato il triplice pleonasmo nella parola “cavità blastocistica” (qui blastocele). 

Nota II : Le più recenti indagini elettromicroscopiche su embrioni di animali vertebrati portano alla luce differenze minimali tra le cellule interne e quelle esterne della morula. Quelle cellule, che da ogni lato sono circondate da altre cellule, rimangono indifferenziate. Le cellule esterne invece, le quali toccano le altre soltanto parzialmente, sperimentano una ristrutturazione minimale e vengono designate come “polarizzate”. Le cellule interne sono quelle originarie, “non polarizzate” (vedi H.VOEGLER, Human Blastogenesis, Karger 1887). Si deve ammettere che anche nell’uomo tali differenze della microstruttura siano presenti in maniera accennata, poiché l’uomo in modo affatto generale frena soltanto e non abolisce ciò che spinge l’animale alla specializzazione. 

Nota III: La formazione di spazio cavo sta in relazione con un liquido originante forse dalle cellule della morula. Ogni elemento embrionale vive in quello acquoso; così anche la blastula è ricolma di liquido.

(Continua)

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2 pensieri su “K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL'EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno

  1. Ci ha scritto il sig. Franco Giovi entusiasta per questo nostro progetto di pubblicazione, ne attendeva da tempo l’aggiornamento.
    Per chi non fosse informato dell’iniziativa e fosse interessato all’argomento diamo informazione e ricordiamo a tutti che a questo link http://www.ecoantroposophia.it/category/kaspar-appenzeller-la-genesi-alla-luce-dellevoluzione-embrionale-umana/ si trova tutto il materiale in merito a questa opera che stiamo pubblicando dietro autorizzazione dell’editore.
    Nel menu’ delle categorie della home page si trova comunque l’argomento in elenco per una comoda consultazione di ciò’ finora pubblicato.

    Grazie Daniel, e grazie all’editore dell’Opera.

  2. Mi unisco al coro dei ringraziamenti.

    F.G. mi ricordava che, conosciuto un biologo di fama internazionale e parlando con questo di un metodo d’osservazione del vivente, lo scienziato si lamentò vivacemente per l’assenza di serie comunicazioni da parte del mondo antroposofico sull’embriogenesi che, a suo dire, erano uno dei campi più notevoli delle ricerche svolte sulla base delle comunicazioni del Dottore.

    Appenzeller, l’editore e Daniel sanano qui questa mancanza.

    Nella speranza che “il togato” ed i lettori possano trovare ora materiale soddisfacente in questi capitoli (anche se non trattano di creature alate).

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