I MUSCOLI DELLO SPIRITO – Franco Giovi

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Ora vi racconto in parole la striscia di fumetti riportata in figura:

Un bullo da spiaggia getta sabbia in faccia a un piccoletto. Stanco del suo fisico da spaventapasseri, il piccoletto scrive, acquista un francobollo e invia l’ordine per un corso di Charles Atlas. Poi, trasformato nel fisico, ri- torna alla spiaggia e dà un pugno in faccia al bullo. «Oh Mac – dice la ragazza che ha appena riconquistato – sei proprio un vero uomo!».

Dopo oltre settant’anni da questa pubblicità, sono ancora tanti i ragazzini che acquistano quel francobollo.

Torniamo indietro di cento anni nel tempo. Nel 1903 arriva ad Ellis Island uno smilzo bambino italiano di dieci anni; si chiama Angelo Siciliano. Qualche tempo dopo vede allo zoo delle tigri e crede che la possanza dei grossi felini sia prodotta dalle tensioni e scontri tra i muscoli che s’intravedono sotto la pelliccia. Angelo incomincia a fare lo stesso inventandosi esercizi, che ora chiameremmo isometrici e isotonici, che pratica con ferrea disciplina, diventando progressivamente forte e muscoloso. Vince nel 1922 mille dollari ad una gara di bodybuilding, e con quei soldi inizia a vendere per posta un programma di irrobustimento che diviene famoso a partire dal 1930 con le pubblicità inventate da Charles Roman: la striscia di fumetti descritta.

Bob Hoffman, padre della pesistica americana, sempre alla ricerca di quattrini per sé e per la causa, seguí a ruota Atlas pubblicizzando il suo sistema. Per completezza narrativa segnalo che l’Europa, con vent’anni di ritardo, emulò l’impresa: in Francia con Robert Duranton; in Italia con John Vigna. Sono molte le librerie dei sessantenni di adesso in cui riposa, dimenticato, un libretto intitolato Muscoli e bellezza.

Questi corsi ebbero una vasta e ardente accoglienza tra la moltitudine di ragazzini e adolescenti che desideravano con tutta l’anima essere migliori. Beninteso al livello corrispondente ai valori comprensibili nella prima, insicura, giovinezza. Un tempo il problema dell’obesità giovanile proprio non esisteva (salvo rare disfunzioni ghiandolari). Si era, in genere, piú magri del necessario. Forza e polpa al posto giusto erano grandi obbiettivi, e Steve Reeves, che al cinema interpretava Ercole, era un vero mito! Poi qualcuno arrivava fin negli scantinati chiamati palestre, tra sospiri di balena e clangori di ghisa, e magari diventava grosso e forte davvero. Senza picchiare nessuno. Solo per passione.

A questo punto dell’articolo può sorgere negli amici lettori qualche controllata perplessità. Non sei andato per caso un tantino fuori tema? Presumo di no, visto che l’analogia tra il rafforzamento muscolare ed il pensiero rafforzato, nella Scienza dello Spirito è stata usata spessissimo. Però sappiamo che l’analogia non è il Vero ma è soltanto una tecnica per avvicinarsi alla comprensione del vero. È utile, ma cosa sarebbe qualora divenisse una sorta di giudizio rappresentativo concluso in sé? Come si è letto su L’Archetipo, un amico della rivista ha portato i muscoli nell’anima, anzi, nella psiche e, troppo pessimista o confuso, ha deciso che i muscoli (fisici) servano per massacrare il prossimo (come il coltello serve per tagliar gole) e che analogicamente esistano muscoli interiori utili a dominare il prossimo (“Magari fosse vero!”, penserà in cuor suo per un istante il probo esoterista, brutalizzato in famiglia ogni santo giorno). Il becero motivo causante sarebbe l’egoismo (che la vulgata, a parole e ignorando Stirner, definisce ormai padre di tutti i mali).

Sorrido ma non rido e anzi ringrazio sinceramente il lettore che coraggiosamente ha espresso, magari in termini rudimentali e poco pertinenti, un certo sottofondo di paure ed equivoci che vivono inconsci in molte anime. Sono grato a questo lettore che in questo modo offre occasione per alcuni chiarimenti su aspetti elementari di vita interiore che, come si vede, non sono evidenti a tutti.

Iniziamo da Fu Manchu, dal Dottor Moriarty, da Mister Hyde, insomma dal super cattivo: l’egoismo, manifestazione dell’ego, parola latina che significa io.

Senza sofismi filosofici leggiamo il suo significato corrente: “L’esclusivo amore per se stesso che porta a non tener conto delle esigenze altrui”(1). Perciò “egoista è colui che persegue solo il proprio benessere, il proprio vantaggio, senza curarsi degli altri(2).

Fin qui il dizionario che, mi pare, coglie nel segno con maggior esattezza di chi straparla perché non è muto. Il vero egoista, cari amici, quello strutturalmente egoista e che nemmeno suppone di esserlo, dominato dalla propria natura come tutti gli uomini, può essere mite, educato, formalmente gentile ma non prova alcun interesse per la vostra persona e per le vostre vicende, e non sa nemmeno di non provarlo. Non credo sia peggiore dei frenetici altruisti che furono ben caratterizzati con la fulminante battuta: “Soit mon frère ou je te tue!”, sii mio fratello, o ti uccido!

Ricordiamoci inoltre che l’egoismo ci può anche ricondurre alla sua sorgente, l’ego, l’io degli antichi padri latini e che, nella vita reale di ognuno dei nostri giorni, costui è pure l’intimo punto a cui ci riferiamo rapportandoci a qualsiasi esperienza, sia essa divina o demoniaca o banale; è il riferimento continuo per ogni nostro atto. Molte azioni delittuose vengono perpetrate in una condizione interiore di assenza temporanea del proprio soggetto.

Ora mettiamo in chiaro ancora una cosa. Quasi tutti i lettori sanno, sentono, intuiscono, la differenza esistente tra “ego” e “Io” nel linguaggio spiritualista. Può essere una differenza enorme. Che però (quasi) non esiste nell’esperienza umana comune! Nel continuo flusso di sensazioni e immagini c’è qualcosa, un pensiero, un’intuizione permanente che zampilla identica a se stessa ieri, oggi, domani, all’interno della coscienza. È il continuum della percezione di me stesso o autocoscienza. L’unica pietra miliare da cui è possibile partire per ogni tipo di viaggio: verso la piú nera malvagità o per il radioso infinito dello Spirito o verso il lavoro quotidiano che poi ci dà lo stipendio. Categorizzare moralisticamente la consapevolezza che si possiede e che è del tutto impossibile scansare, è una sciocchezza enorme: di quelle che solo gli spiritualisti sono in grado di commettere. Soffocarla (ammesso che ciò riesca) è un errore che si paga carissimo, perché ci si illude di muoversi da un quid altro-da-sé astratto, senza fondamento, dall’inesistente rappresentato come buono e vero: l’anticamera dell’abisso che il buon senso cattolico popolare chiama lastrico dell’inferno. Et nunc de hoc satis!

Poiché l’analogia di cui ci occupiamo si riferisce in maniera perspicua alla disciplina interiore della concentrazione, osserviamo, per la millesima volta, non tanto l’esercizio nella sua modalità tecnica quanto i suoi presupposti.

Innanzi tutto qualsiasi disciplina decisa e imposta all’interiorità umana presuppone un precedente essersi accostati con cuore, mente e volontà ai contenuti fondamentali della Scienza dello Spirito, che non vanno accettati o respinti secondo il superficiale ed incostante metro della simpatia e dell’antipatia o con insignificante lettura.

A tale riguardo, per non ripetermi, mi permetto una indicazione in tal senso chiedendo l’aiuto di Friedrich Rittelmeyer, discepolo del Dottore e prima guida della Christengemeinschaft: «…avvicinarsi a Rudolf Steiner. Bisogna poterlo leggere liberamente, con un’imparzialità assai piú grande di quella necessaria verso altri scritti, per evitare sia un inconsistente accordo sia un precipitoso rifiuto; occorre, in completa tranquillità d’animo, lasciare come sospesi gli interrogativi, senza decidere niente, atten- dendo senza agitazione e nervosismo che le proprie inveterate abitudini inizino a cedere.

Bisogna poter leggere attivamente, mettendo senza sosta ciò che si legge alla prova della vita, e la vita alla prova di ciò che si legge, per assicurarsi un solido appoggio che resista alle invadenti ondate delle tante e nuove affermazioni.

Bisogna infine poter leggere meditativamente, intercalando senza posa delle pause ben prolungate, riproducendo, per cosí dire, in se stessi, ciò che si è letto, e ascoltando con profonda serenità e con una libertà spoglia di pregiudizi quello che il vostro spirito e la vostra vita vi comunicano. Non fare ciò, significa abbandonare ad altre generazioni la cura di riscoprire lo spirito e la stessa vita racchiusa in queste opere»(3).

Aggiungo che viviamo in tempi spiritualmente molto piú difficili se confrontati a quando Rittel- meyer scrisse queste righe. Ora il pensiero impotente, ossia il flusso dialettico, è divenuto una forza autonoma che si sta distaccando dalla coscienza dell’uomo. Ora, in realtà, l’Opera dello Steiner diviene tanto piú incomprensibile ai livelli che le sono propri quanto piú appare del tutto abbordabile ad un pensiero privo di concetti e della vita di questi. 

Non si comprende piú cosa sia il comprendere. E la dignità della conoscenza cede il posto alla lettura “gradevole” o sgradevole (questo fenomeno verso il basso non coinvolge solo i settori “sacri” della conoscenza, ma persino la capacità di formulare pensieri coerenti con semplici dati sensibili: si osserva, per restare in famiglia, che nella lettura dell’Archetipo qualche lettore, per cosí dire, dove ci sia scritto trave pensa grave e rimane poi convinto del proprio “pensiero”). 

Se ci rapportiamo con un’analogia di profondità nell’impossibile misurazione del livello interiore, siamo in fondo al pozzo, e la Concentrazione non sviluppa “muscoli psichici”, ma al suo minimo denominatore è il pezzo di corda per arrampicarsi fuori, per non morire laggiú, nel buio e nel fango. 

Fuor da metafore, la vivificazione del pensiero che può verificarsi con il lungo e paziente esercizio, permette un accesso coerente alla comprensione della Scienza dello Spirito qualora la si voglia intuire nella sua altezza oltre la facile (?!) leggibilità della carta stampata. 

Resta da ricordare che la Concentrazione può contenere, nel suo approfondimento o intensifica- zione, l’intero cammino interiore per la reintegrazione cosciente nello Spirito. Per i vari aspetti del suo significato rimandiamo a qualunque testo di Massimo Scaligero, nel caso in questione magari sottolineando Il Trattato del Pensiero Vivente, L’Avvento dell’Uomo Interiore ed il Manuale pratico della Meditazione. 

Fuori dall’ “in sé” del suo proprio contenuto, è importantissimo anche il suo piano d’appoggio: quando il ricercatore decide di fare la concentrazione e la fa davvero, compie il primo atto libero e cosciente della sua vita. Inizia, con un atto “semplice”, a sperimentare la Libertà, e se ciò a qualcuno sembra un’inezia non credo sensato aggiungere qualcosa. 

Fare la Concentrazione, ovvero occupare tutto il pensiero con un chiodo o un tappo, indipenden- temente dalle bollette scadute, dal tradimento perpetrato dalla moglie (o dal marito) un’ora prima, dalla zanzara che ci ronza nelle orecchie, dall’emicrania incipiente, dallo stadio terminale della malattia, dall’idea grandiosa che vorrebbe la coscienza per sé, insomma da qualsiasi Tragico, Irresi- stibile, Luminoso o Doloroso che sia, è il principio della forza del pensiero che, per l’appunto, psichico non è, perché funziona indipendentemente dalla situazione corporea e dai suoi echi interiori, ossia istinti, sentimenti, inclinazioni e simil-pensieri. Come anche lei, caro lettore, potrebbe controllare da sé, qualora volesse sperimentare la concentrazione in una qualsiasi delle condizioni indicate (o nel milione di altre possibili). E provando scoprirebbe anche che il massimo dello sforzo egoistico del- l’attenzione protratta si trasforma, per magia del volere, in uno stato di impersonalità in cui si è abbandonato tutto il proprio mondo: tutte le forze e i valori di cui l’ego si alimenta per esserci e dominarci. 

I restanti esercizi descritti o tradotti per i lettori dell’Archetipo si rivolgono in primis ai ricercatori che conoscono sul serio almeno gli scritti fondamentali di Rudolf Steiner e che hanno sviluppato capacità e maturità nella pratica degli esercizi basilari della concentrazione e della meditazione. 

Nessuno ha il diritto di lamentarsi col dire che tutto ciò limita a pochi certe informazioni, come ben pochi si sognerebbero di criticare la matematica di integrali e derivate a causa delle proprie carenze in tale disciplina. 

E se qualcuno insistesse nell’affermare che tutto questo corpus di discipline rimane comunque orientato verso il mero perfezionamento del singolo, saremmo costretti a rispondere che costui non sa di cosa parla, almeno per due motivi. Il primo consiste nel fatto che carattere precipuo degli esercizi occulti è lo svelarsi del loro significato o essenza soltanto nella pratica, e proprio per nulla sulla base della semplice lettura e della deduzione intellettuale. Il secondo è ancora piú profondo. Siamo, anche da incarnati, esseri spirituali, e non sopportiamo troppo a lungo la sola esperienza fisica. Dobbiamo ritornare ogni giorno nei Mondi Spirituali. Per l’uomo non iniziato la porta è il sonno. Se non dormiamo, moriamo in pochi giorni. Se non sogniamo moriamo in pochi giorni. 

Per l’uomo comune il sonno corrisponde quasi sempre ad un oblio totale. L’esoterico giunge a speri- mentare intensi momenti di risveglio in stati (mondi) nascosti dalle tenebre dell’incoscienza. Gli si donano esperienze che illuminano e trasformano ciò che nel mondo sensibile appare stanco e ovvio. Mi permetto di raccontare, a grandi linee, un’esperienza per certi versi può valere come un’indicazione rispondente a molte e ripetute domande dei lettori. Consiste nella percezione dell’incomparabile bellezza, del tutto individuale, dell’archetipo spirituale di ogni singolo essere umano; nessuno escluso. È l’immagine di come ognuno dovrebbe essere, per essere compiutamente se stesso: raggiante di tutte quelle qualità sminuite, rovesciate o perse per strada quando si raggrinza e si mutila nella parzialità del corpo sensibile. Tanta è la perfezione morale dell’immagine spirituale, tanta la sua nobile bellezza che il (nostro) sentire diventa adorazione del Sacro. Tornando alla vita e alla coscienza di tutti i giorni si scopre l’impossibilità di coltivare qualsiasi forma di antipatia per gli esseri umani riconosciuti nello Spirituale e, anzi, si impara, con una tecnica appresa attraverso l’impressione avuta nell’esperienza soprasensibile, che una zona dell’anima può attivarsi come un senso nuovo verso l’immagine con cui gli altri esseri umani ci appaiono: possiamo vederli apparire dalle nebbie del sensibile come delle percezioni donateci dal Divino, come Rivelazioni. L’Opera è simile all’innamoramento ma non giunge da fuori, stordendoci. Fluisce trasparente come nostra pura attività di conoscenza sacra o amore del tutto estranea sia al nostro essere personale che alle ciance altruistiche, filantropiche, sentimentalistiche, che sono una parte dello sghignazzo corale degli Ostacolatori, mimetici abitatori della nostra anima e micidiali avversari del sano divenire dell’Umana Gerarchia.

 

Franco Giovi

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(1)F. Sabatini – V. Colletti, Dizionario italiano, Editrice Giunti, Firenze 2004.
(2)idem.
(3)F. Rittelmeyer, Meine Lebensbegegnung mit Rudolf Steiner, Verlag Urachhaus, Stuttgart 1928. 

Per gentile concessione de L’ Archetipo

19 pensieri su “I MUSCOLI DELLO SPIRITO – Franco Giovi

  1. Mmmmm…

    Come a dire: “ragazzi acquistate un corso Atlas! Il vostro ego sarà più soddisfatto che a fare concentrazione”

    Sai il piacere a tirare un pugno a quei brutti musi di B.M., P.C., L. V., T.B., F.G., A.M., R.C., F.P., A.F., R.A, S.L. ecc……… :)

  2. Oltre all ‘ impeccabile articolo di Franco Giovi,
    di cui condivido pienamente il contenuto,
    mi sembra a volte che si voglia dividere e porre discrimine tra i seguaci dello spirito d.o.c. che individuano nella concentrazione ,
    e sopratutto in chi esercita l’ esercizio della concentrazione nella maniera più intensa possibile ,
    gli unici titolati a scrivere o addirittura a dire qualcosa di sensato riguardo alla scienza dello spirito ed,
    invece ,
    quelli più soft, che divulgano senza sforzarsi o dedicarsi o applicarsi all’ esercizio della concentrazione,
    accusati di usare l’ antroposofia per soddisfare i loro proditori inconsci e più raramente consci , istinti.
    Sorvolando sulla valutazione della verità di tale affermazione, a cui , ognuno , nel suo intimo, dovrebbe dare risposta,
    credo che sia Rudolf Steiner, che Massimo Scaligero,
    abbiano già fornito le indicazioni più appropriate per discernere nella maniera più idonea,
    la via opportuna per la valutazione di questa verità,
    che, alla fine, solo personalmente possiamo davvero cogliere.

    Credo sia il caso allora o di poter e sapere andare Oltre l’ ormai sterile critica della scarsa competenza e “spessore ” spirituale di chi divulga senza vivere la scienza dello spirito,
    ma anche oltre l’ inutile divulgazione elaborata approssimativamente da chi è preso da ” entusiasmo ” proselitista dei contenuti della Scienza dello Spirito.
    oppure restare in silenzio.

    Colgo l’ occasione per salutare sia lettori che gli autori degli articoli del sito ” antroposofia.it ”

    Massimo Massa

      • E no, egregio Signor Francesco Visciotti, le cose non stanno affatto come dice Lei! Eccome se vi è chi è autorizzato a dire se uno è un vero antroposofo o un cialtrone! Tanto più che lo stesso Massimo Scaligero incaricò alcune persone come “orientatori” nelle varie Comunità spirituali che, nelle varie città, si formavano per coltivare la Scienza dello Spirito. “Orientatori”, perché sulle loro spalle pesava il grave còmpito di “orientare” i cercatori della Conoscenza, e non di “dis-orientare”. Massimo Scaligero dette direttive precise in proposito.

        Quanto ai cialtroni, Le posso assicurare, egregio Signor Visciotti, che di cotali cialtroni posso riempire treni interi: posti in piedi compresi!

        La questione non è affatto un presunto contrasto tra chi si dedica con ardore – perché ne sente l’urgenza e l’assoluta necessità – alla Concentrazione e, in genere, a tutto ciò che comporta la Via del Pensiero e il Sentiero dell’Iniziazione, e coloro che non se la sentono di fare gli esercizi!

        Va da sé che si può benissimo essere ottime persone, intelligenti, morali e, nella fattispecie buoni antroposofi, accogliendo devotamente, con semplicità d’animo e con profondo sentimento di gratitudine, la donazione di Rudolf Steiner, la quale può preparare ad una futura fioritura, quando che sia, ossia ad un impegno ascetico più risoluto. Questa è una via di libertà, sulla quale ognuno procede camminando come si sente e come può. Ognuno ha il suo passo, e non vi è nessun rimprovero da muovere nei confronti di quegli antroposofi che LEALMENTE vivono come possono – secondo la loro maggiore o minore maturità interiore – la donazione della Sapienza Celeste, la Scienza dello Spirito che Rudolf Steiner ha portato nel mondo. Nessuno è obbligato alla pratica interiore, e ancor meno alla pratica intensa degli esercizi e soprattutto della Concentrazione, la quale – come ben sa chi veramente ad essa si dona – è dura e tenace pratica, che esige un alto tenore della volontà consacrata, fedeltà e l’assoluta continuità nel tempo! Si può solo fare presente – in un mondo in fiamme – l’urgenza tragica dei tempi, indicando che cosa il Mondo Spirituale chiede, poi ognuno si regola, secondo libertà, come meglio crede.

        Quello che non è MAI ammissibile è il fatto che tutta una serie di loschi personaggi, dei quali conosciamo le imprese poco commendevoli, fatti e misfatti, si presentino come coloro che vengono ora – dopo decenni di palate di letame che hanno gettato in faccia ai Maestri e ai loro discepoli – a raccontare a chi per molti decenni ha praticato con tutto se stesso la Scienza dello Spirito, che chi è stato a lungo fedele non ha capito niente, mentre adesso sono arrivati loro che vengono a spiegare all’incolto e ingenuo popolo catecumeno il “vero” senso dell’insegnamento di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero. Vi sono persino evoliani che fanno conferenze e corsi a pagamento sulla “Filosofia della Libertà”, pretendendo di venire a spiegare, a chi la medita da mezzo secolo, quello che loro e solo loro hanno capito!

        Non è ammissibile mescolare alla pura acqua di fonte dell’Antroposofia – come fa pubblicamente, a voce, su carta, e sul “web”, tutta una serie di loschi personaggi – i liquami immondi e graveolenti di una inferiore magia cerimoniale evocatrice, spacciata per la Teurgia o per la Magia Divina degli Antichi; o di una spregiudicata magia sessuale, spacciata per Yoga tantrico, contro la quale Massimo Scaligero ha parlato e scritto in maniera che più dura e inequivocabile non si potrebbe; o di una magia auto-etero-omo-sessuale, spacciata sacrilegamente per Alchìmia.

        Non sono antroposofi coloro che dicono, e scrivono, che la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner è la migliore preparazione allo “Yoga della Potenza” di Julius Evola, che l’opera di Massimo Scaligero – e con lui Steiner – sono la migliore preparazione alla sedicente magia “isiaca” della Miryam di Giuliano Kremmerz e alle immonde pratiche sessuali, sedicenti “osiridee” del suo inventato Ordine Egizio. Non è sincero e leale discepolo della Scienza dello Spirito chi mescola Scienza dello Spirito e Franz Bardon, Antroposofia e Mikhail Omraam Aivanov, Krumm-Heller, Max Heindel, Jan Rijkenborgh, Robert Ambelain, Julius Evola, René Guénon, Gurdjeff, Aleister Crowley, e a quant’altri, che per noia non mi prendo la briga di nominare.

        Né è lecito usare – con la miserabile scusa di “portare lo spirito nella politica” – strumentalizzare e usare l’Antroposofia come copertura di equivoche collusioni con cerchie politiche di qualsiasi tipo, siano esse di una destra trasgressiva e bombarola pseudo-tradizionalista clericale o paganeggiante (a parole…), di centrodestra clericale o meno, o di una sinistra più o meno anch’essa clericalizzata o anche di una mascherata antipolitica.

        Ancor meno è sincero e leale antroposofo chi cerca di operare, celandosi sotto mentite spoglie – come dice il mio amato Dante: “in vesta di pastor lupa rapaci” – quel “trasbordo ideologico inavvertito” che dovrebbe portare i sigoli antroposofi e la stessa Comunità spirituale ad essere trangugiati e digeriti dalla nota potenza straniera d’Oltretevere. Per decenni, Valentin Tomberg e i suoi seguaci – che hanno pure una nota casa editrice in Italia – hanno tentato con libri, incontri e conferenze, in molti paesi di impadronirsi del movimento antroposofico di annacquarlo, diluirlo e “convertirlo”. Ci sono pure bizzari apostolici discepoli i dispensatori della “vera” fede che mescolano – come si può leggere in rete – alla parola di Steiner quella degli occultismi e i conati chiesastici più contraddittori.

        Non è un discepolo leale e sincero chi calunnia Marie Steiner e la sua missione sacrificale accanto a Rudolf Steiner, chi calunnia nelle sue conferenze a pagamento l’Opera di Rudolf Steiner e nelle sue pubblicazioni ne altera sistematicamente parole e contenuti. Non è discepolo leale e sincero chi calunnia Massimo Scaligero, lo deride, ne altera l’opera, chi cerca abilmente di allontanare i discepoli della Scienza dello Spirito dalla Concentrazione e dalla pratica del “Rito” della meditazione in comune, dato da Rudolf Steiner, e trasmessoci da Giovanni Colazza e Massimo Scaligero – cercando di deviare la Comunità Solare dalla mèta e dal Sentiero che vi reca. non è discepolo sincero e leale chi nei confronti dei Maestri e della loro Opera, mostra oltre alla presunzione più imbecille, la più immemore gratitudine.

        Chi riceve il dono impagabile di essere collegato alla Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, alla Scuola di Michele, si assume il còmpito e il dovere – sono parole del Maestro – di essere un degno rappresentante della Scienza dello Spirito davanti al mondo nel pensare, nel sentire, nel volere, fa sua la causa dell’Antroposofia, ne fa il suo destino, e la difende con tutto se stesso”. Naturalmente chi voglia difendere lealmente la Scienza dello Spirito amata, e la Verità, smascherare la menzogna, e denunciare le indebite commistioni, viene poi infamato, calunniato, additato al pubblico ludibrio e condannato alla lapidazione come “antropoinquisitore”, minacciato di aggressioni violente (di queste risponderanno alla Legge).

        Si tratta solo di trarne – per coerenza morale e semplicemente logica – le debite conseguenze. Troppo comodo chiedere l’impunità e l’indulgenza di non essere “giudicati” per colpire meglio avversari disarmati e meglio delinquere spiritualmente, avvelenando con la menzogna anime ingenue e da loro disinformate.
        NON E’ AFFATTO VERO CHE QUELLA GENTAGLIA E NOI SIAMO DISCEPOLI DI UNO STESSO MAESTRO. SE NE FACCIANO UNA RAGIONE!

        • E va bene, tutto giusto ma, davvero Antroposofia è così debole da avere bisogno di noi a sua difesa? Perchè perdere troppo tempo ed energia a fare gli sceriffi? Ognuno ha il suo destino, imbroglioni ed imbrogliati; fa parte del gioco, è karma, e spetta al Signore del karma giudicare e creare opportunità risolutive.
          Io insisto: nessuno è autorizzato a scrutare l’interiorità altrui senza permesso, Rudolf Steiner ci ha rimesso la pelle per questa legge che lui stesso ha sinteticamente espresso in “La mia vita”.
          Io ho sempre apprezzato, sperticatamente, il vostro lavoro di “pulizia”, ma nel senso di proposta di contenuti edificanti, di custodia e insegnamento della sacralità per il filo aureo della Tradizione Solare.

          • Evidentemente, Signor Visciotti, Lei conosce molto poco l’opera di Rudolf Steiner, e ancor meno la storia del movimento antroposofico! Altrimenti saprebbe quante volte Rudolf Steiner ha rimproverato – anche con parole dure e sferzanti – l’accidia, la vigliaccheria, l’opportunismo, la non vigilanza degli antroposofi! E leggendo i testi del Dottore, non vi è che l’imbarazzo della scelta nel prendere tra le centinaia di conferenze nelle quali Egli polemizza contro gli avversari in maniera anche drammatica in difesa della Verità, arrivando a dire che la menzogna va pubblicamente bollata a fuoco! Lei, Signor Visciotti NON può usare le idee della Scienza dello Spirito contro chi, pagando di persona, la vuole difendere. Non si tratta di giudicare senza permesso l’interiorità altrui, bensì le loro azioni pubbliche. Se la gente mette i panni sporchi alla finestra, chi passa per strada non può non vederli.
            Meno opportunismo buonista, e più CORAGGIO, Signor Visciotti!

            Hugo de’ Paganis

            • Io non sono “contro” nessuno. Difendere la sds è una cosa che ho fatto da subito (e non è nemmeno questione di coraggio) finché mi sono stufato.
              Buonismo e coraggio sono realtà interiori, difficili da decifrare basandosi sula maya delle parole scritte.

            • Comunque capisco e rispetto una vostra militanza da trincea che io non ho avuta. E’ chiaro che questo comporta patos, amarezze, delusioni, distanze, differenze, eccetera.

      • Con decisa partecipazione, mi unisco a voi nel ringraziare Isidoro e Hugo per l’aiuto e la disponibilità offerti quotidianamente, per pagine umili consolidate dalla pratica interiore e non frutto di “letture del tempo libero” o trascrizioni, per l’esempio di fedeltà ai Maestri attraverso la coraggiosa difesa della loro Opera da ogni tentativo di inquinamento e falsificazione. Per l’ironia nel dimostrare che l’immagine – di sceriffi, antropo-inquisitori, castigatori, seguaci dello spirito d.o.c., sublimi egoisti e quant’altro – non è che debole riverbero di cui non curarsi.

        A leggere l’articolo, l’autore offre molti spunti e non sembra particolarmente interessato a stabilire chi sia antroposofo e chi cialtrone – lo dico assumendo i due appellativi (antroposofo, cialtrone) come interscambiabili, data la irrilevanza che assumono quando pronunciati o autoproclamati dal di dentro di un fatuo reame quale può essere quello delle “legittime opinioni personali”. Sempre sono, semmai, gli stessi a qualificarsi: l’antroposofo ponendo tutto ciò che gli è “personale” al servizio dell’impersonale causa, il cialtrone sfruttando l’impersonale in favore della magnificazione della propria persona e dei propri interessi. Può sembrare una affermazione inutilmente dura, un po’ saccente, ma è affermazione di semplice lettrice della pagina che si è posta il problema per se stessa e si rende conto di quanto sia determinante non affidare a soggettive opinioni personali il diritto di stabilire chi sia antroposofo e chi cialtrone ma, piuttosto, lavorare per una sempre maggiore aderenza alla realtà che i tanto detestati esercizi aiutano a consolidare progressivamente. Da parte di chi vuole operare sinceramente ma ancora non sa bene orientarsi, è importante avere almeno chiaro che è la volpe a dover lavorare attivamente per raggiungere la pur altissima uva e non il contrario: la creazione di una bassissima (falsa) uva per la democratizzazione di molteplici e indistinte verità di panza a buon mercato non dovrebbe essere troppo abbagliante. Mi sento grata a coloro che ritengono giusto e doveroso ribadire energicamente la necessità del lavoro interiore per procurarsi almeno quella impermeabilità al proprio soggettivo e personale intendere e quindi ad illusioni comode e facili (a cui possiamo cedere per debolezza, ingenuità o pigrizia) che, sola, può condurci a discriminare autonomamente fra antroposofia (il vivente contenuto dell’insegnamento interiore donatoci in forma e nome di antroposofia) e cialtroneria, forse assai più interessanti dei rispettivi rappresentanti.
        Si è certamente liberi di fare o non fare gli esercizi, ma non di manipolare gli insegnamenti per adeguarli alle proprie lacune personali, il che si chiama misfatto e si chiama sacrilegio. Basterebbe questo tipo di sincerità. Dunque non è presunzione la difesa della verità impersonale, ma responsabilità che ciascun antroposofo (vero) sente come propria e a cui è chiamato. E, anzi, richiede un presupposto di umiltà massima. Tutti siamo intimamente impegnati a fare una scelta su questo, magari silenziosissima.

        Si potrebbe invertire la domanda: chi è autorizzato a stabilire cosa un Iniziato possa o non possa (specie nel momento in cui, sua sponte, gli si rivolge)? E se un Iniziato non è autorizzato a nulla (in un mondo in cui tutti si sentono autorizzati a dire la loro – sempre e solo opinioni personali – anche quando, per ignoranza o malafede, non sanno quel che dicono), per quale motivo mi rivolgo a Lui, alla sua Opera, alle sue indicazioni? Per rubarne qualche nozione o per accettarne l’aiuto necessario a smascherare il cialtrone, il simulatore, il parassita, il “farabutto” che, inevitabilmente e per natura, ho dentro?

        • Cara Valentina grazie per i tuoi pensieri.
          E per aver colto in alcuni commenti non tanto gli appellativi simpatici rivolti a questa squadraccia che siamo, ma ciò’ che invece si suggerisce (eufemismo, il mio) soprattutto all’Iniziato.
          Buon fine settimana Valentina cara, e torna quando vuoi e puoi a donarci il fresco vento della tua gioventù’ e della tua intelligenza.

          • Cara Savitri,

            grazie a te, a voi per quello che date: è impagabile (e impagato).

            Ad appellativi elargiti “a ragion di (anti- e sim-)patia” è opportuno attribuire l’importanza marginale che meritano (anche se il rispetto come minima base sarebbe non auspicabile ma dovuto): purtroppo essi sono perfettamente in linea con qualcosa di ben più drammatico, come la brutta brutta deriva che spinge non pochi a darsi l’autorizzazione a decidere cosa competa o non competa ad un Iniziato.

            Leggo Eco quasi quotidianamente e trovo che per me sia giusto quasi sempre fare silenzio salvo, al massimo, entrare in punta di piedi con un poco fragoroso “grazie”. Ho però voluto esprimere non tanto la mia, quanto quel che è obiettivamente constatabile persistendo nei tanto avversati esercizi che davvero danno modo, poco a poco, di penetrare certi insegnamenti altrimenti inaccessibili, se non nella loro dimensione “impotente” ed essoterica. Solo per sottolineare che, anche agli inizi, è possibile comprendere che non esistono versioni “d.o.c.” e “soft” dell’Insegnamento perchè la Via è unica ed una. E poichè è una Via di libertà (e non dellE libertà), si può scegliere se fare (e con quale grado di determinazione) o non fare gli esercizi, avendo però ben presente in partenza che le scorciatoie, troppo bonariamente citate come “soft”, non sono lecite ed equivalenti alternative ma solo false vie, corrotte deviazioni della Via. E quando le intraprendiamo siamo noi a farci cialtroni, quando le divulghiamo siamo noi a farci malfattori, e perfino ostacolatori. Questa pagina rara ha il pregio di non fornire versioni o personali reinterpretazioni di quell’insegnamento, a cui fa semplice eco. E questo ne fa coraggioso albero con frutti.

            Buon fine settimana a te, un abbraccio.

  3. Caro Massa,
    sa, io pure condivido quello che scrive.

    Ma cerchi di comprendere: succede in ogni campo. Prenda, ad esempio l’editoria, ogni giornale, alla fine, viene acquistato e letto mica dal mondo intero: ha la sua nicchia di lettori. Così ogni Sito esprime qualche cosa e nessuno può essere universale.
    Proprio stamane ho letto le doglianze di un vecchio amico che, stringi stringi, riusciva a sentirsi tradito da F. G. e consimili a causa della propria “eterna” debolezza che nello specifico caso si risolveva in un “bevo o non bevo”.
    Paradigmatico tra antroposofia e antroposofia: vi sono antroposofi che gustano il bicchiere, vi sono antroposofi che fumano “erba”. Mica dico che non devono farlo. E’ solo che quello è un livello esistenzial-antroposofico che, se mi permette, viaggia così fuori rotta che non interessa a noi che scriviamo e a molte delle persone che ci leggono.
    Altrettanto non interessa la nostra “linea editoriale” l’accademia antroposofica in cui si fa piccina e miserabile e storpiata l’eco della parola del Dottore. Sa bene come non parli sempre di concentrazione (vedi l’art.:Teosofia), ma non credo sano e coerente rimanere per sempre a quella bellissima condizione iniziale in cui l’anima piena di meraviglia si tuffa nelle conoscenze spirituali. Allora si è come bambini: si inizia e…si rimane lì per il resto della vita. E ciò non è organicamente possibile: come nel mondo della vita ogni cosa nasce, cresce, fiorisce ma poi deperisce e muore, così succede per i contenuti interiori raccolti nell’anima: se l’uomo non li elabora,li approfondisce portandoli nella meditazione, fanno la muffa o persino si decompongono. Credo che nessuno possa essere “professionista d’antroposofia” ridando come viva sorgente ciò che un tempo aveva accolto.
    Basta assistere a certe conferenze per avere poi una impellente necessità di una lunghissima doccia…e non tanto per il detto ma per il come viene detto.
    Qui cerchiamo solo di essere coerenti con Steiner e Scaligero, ovvero con le loro direttive ma senza pasticciare con una risibile imitazione delle loro virtù.
    I Maestri ci hanno indicato i primissimi passi e – santi o carogne che si è – si ridà, al grezzo, questo.
    Tirando pure qualche calcione a qualche culo in vista. Perché? Non si può?
    Vedendo gettare nel cesso i contenuti spirituali dei Maestri dovremmo forse far finta di non vedere? Se uno picchia la vecchietta dovrei pensare (e godermi) innanzi tutto la mia immacolata imperturbabilità?

    Mi dispiace ma le note, gli articoletti, non contengono un grammo di ipocrisia, vengono così come sono, direi di getto. Se in esse può trovarsi qualcosa di utile, meglio così. Ho notato da parecchio che i “cani” abbaiano contro chi scrive e mai riescono a fare a pezzi quello che è lo scritto. Mai un solido argomentare contro. Ciò può fare persino pena..oppure possiamo riderci sopra.

    Qui sappiamo di esser quasi niente…però vi sono stati tradimenti che non sono rimasti nel passato ma nel presente sono più attivi e virulenti che mai: hanno i loro discepoli ed è affar loro. Ma talvolta denunciarli mi sembra il minimo che potremmo non fare ma crediamo che vada fatto, magari con un po’ d’ironia.

    Ora la saluto e la ringrazio per il suo apporto, sempre benvenuto e civilissimo

  4. Ringrazio vivamente Ugo de Paganis e Isidoro per la loro testimonianza di fedeltà ai Maestri; e poi per l’aiuto concreto che danno a me (e spero davvero, anche a tanti altri) nel persistere per la strada della disciplina interiore.

    • Hugo de’ Paganis La ringrazia, caro Prologiov, per le Sue parole. Io che sono stato educato e nutrito con la poesia e le concezioni di Guininzelli, Cavalcanti e Dante, mi considero – sia pure indegnamente, un Fedele d’Amore, e per me l’Essere Angelico Antroposofia, è un Essere di Luce e d’Amore per difendere il quale è giusto e doveroso di dare coraggiosamente battaglia. Perché ciò che si ama – che si ama appassionatamente – lo si difende non solo dai nemici che ne vogliono insozzare e inquinare la purezza, ma anche dagli opportunisti e dai pavidi, che rimproverano ai coraggiosi la loro animosa fedeltà!

      I mitriasti, ossia i discepoli iniziati dei Misteri di Mitra, affermavano che “VITA EST RES SEVERA, EST MILITIA SACRA SUPER TERRAM!”, ossia che la vita è una cosa seria e severa, e per questa aurea ragione, la vita è una sacra milizia sulla Terra, per strappare la Terra agli ostili Dei distruttori!

      A questo sacro principio vogliamo essere fedeli!

      Hugo de’ Paganis

    • Mi unisco alle tue parole Prologiov.

      Aggiungo per i più’ che quando si indicano i fondamenti, necessariamente e giocoforza si mettono in luce anche gli errori, pubblici, e non e’ che si voglia certo fare gli sceriffi. Si potrebbe anche obiettare: ma tu pensa a te! Beh, si esprimono pensieri, propri, nel nostro Blog, ma ritenuti giusti e utili. Poi io penso ci sia differenza sostanziale tra l’indicare sempre la coerenza di Steiner, Scaligero, Colazza…… e, per esempio, il sostenere di essere i veri rappresentanti del movimento antroposofico di questa epoca come certi sedicenti iniziati in quel di Padova, separatisi dalla Chiesa Cattolica, ma rimanendo infiltrati in essa (come nella Società’ A. ), e riunitisi in “comuni” , sostengono.

      Quali sono i fondamenti di Steiner a cui il pensiero di Scaligero e di Colazza sono coerenti?…………

      Il sogno della Comunita’ Spirituale e’ di tutti, solo che molti vorrebbero cominciare da quella, che invece dovrebbe essere il fine, e i motivi possono essere i più’ disparati ed anche economicamente interessati.

      Per questo chi segue e vuole seguire la Via dell’Io e del Pensiero e’ inviso a chi della Scienza dello Spirito e’ riuscito a fare una ideologia o tiepida religione, così’ tiepida che spesso ha bisogno di tornare ogni tanto a rifugiarsi persino tra le calde braccia di Santa Madre Chiesa o di quelle di qualche suo surrogato agrituristico.

  5. No, signor Visciotti, una volta di più le cose non stanno affatto come afferma Lei. Ella sta facendo un gioco – per noi assolutamente inaccettabile – ossia un giuoco al contempo sporco e stupido. Ora Le spiego – con perfida pazienza asiatica, come direbbe la mia carissima amica R. – perché il Suo giuoco è sia sporco che stupido.

    In primis, il Suo giuoco è sporco perché le parole di Rudolf Steiner si riferiscono ad una situazione completamente diversa da quella cui si riferivano sia Valentina, che Isidoro, cui mi riferivo pure io.
    Rudolf Steiner, a p. 346 de “La mia vita”, non dice affatto che ad un Iniziato non sia lecito o che non debba o non possa contemplare e percepire nell’interiorità di un altro essere umano. Dice che, incontrando un altro essere umano, egli non può proporsi per motivazioni personali ed egoiche di percepire l’altrui interiorità. In realtà, vi sono DUE situazioni nelle quali egli percepisce – e ben chiaramente – quel che un’anima cela: quando è l’altra anima che esplicitamente o implicitamente richiede o permette una tale indagine della propria interiorità, andando incontro all’Iniziato con la fiducia che un discepolo ha nei confronti di chi liberamente riconosce essere un Maestro; e quando nel Mondo Spirituale vi sono ragioni perché l’Iniziato conosca – distintamente percepisca – quel che un’altra anima cela o vuole tenere celato.

    Se il Mondo Spirituale decide che quel che pensano, sentono, o vogliono alcune personalità – per es. nemiche dello Spirito e dell’Essere Angelico Antroposofia – venga percepito e conosciuto dall’Iniziato, tali personalità possono mettere in atto qualsiasi strategia umana, occulta, o magica, per difendersi da una tale indagine decisa dal Mondo Spirituale stesso. Prova ne è che Rudolf Steiner descrisse concezioni, dottrine, strategie, mezzi operativi, strumenti rituali e magici di confraternite occulte e magiche antispirituali, le quali tutto desideravano fuorché il fatto che Rudolf Steiner conoscesse, rendesse pubbliche e denunciasse le sporche macchinazioni di tali confraternite occulte e i loro fini di potenza.

    In secondo luogo, la Sua affermazione è stupida, perché Rudolf Steiner si riferisce a tutt’altro contesto del quale Lei, per crassa ignoranza, NULLA sa. Lei conosce pochissimo della Scienza dello Spirito – e questo è senz’altro evidente, senza ricorrere a veruna indagine occulta – e soprattutto non sa niente della storia del movimento antroposofico – e questo è ancora più evidente – delle sue realizzazioni, delle sue lotte, delle sue tragedie.

    Lei non sa Niente delle persone e degli eventi ai quali in quel passo Rudolf Steiner allude, e si permette di usare fuori contesto le parole del Dottore per accusare coloro che lottano, e talvolta si espongono pagando di persona, per difendere l’Antroposofia, la Scienza dello Spirito – a scuola direbbero che Lei, Signor Visciotti, è andato completamente “fuori tema” –.

    Lei crede di fare un giuoco sottile, cercando di affermare e validare una sorta di principio giuridico di “garantismo spirituale”, ma lei bara, perché nello scritto di Franco Giovi, nei commenti di Isidoro, di Savitri, di Valentina e di Hugo, si parla non dell’interiorità altrui, bensì delle azioni palesi, pubbliche, sensibili, percepibili da chiunque: azioni dagli effetti distruttivi sia per il movimento spirituale, sia per le conseguenze generali nei confronti della storia umana. E – mi creda – stiamo pagando pesantemente i tradimenti, le profanazioni, le aggressioni, le persecuzioni, le deviazioni, le tragedie, attuate da autentici banditi spirituali.

    Lei rivendica furbamente un “laissez-faire” nei confronti delle iniquità attuate da tali banditi, che si risolve in un disarmare la Comunità Spirituale, affinché essa possa esser meglio massacrata, e tira di mezzo – ai miei occhi in maniera sacrilega – il Signore del Karma e così via.
    Lei chiede negligenza, diserzione e latitanza nei confronti dei nemici dello Spirito. Una turpe viltà e una oggettiva complicità che a noi ripugna, come ripugnava a Rudolf Steiner e a Massimo Scaligero, che tuonarono apertamente contro tali indegnità.

    E poi chi è Lei, Signor Visciotti, per dire quel che un Iniziato può e non può fare? Ne abbiamo abbastanza delle stupide provocazioni, delle insolenze di chi nulla conosce e ancor meno capisce.

    Hugo de’ Paganis

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