MARTINA VON LIMBURGER E ALCUNI EPISODI DELLA VITA ESOTERICA

MARTINA VON LIMBURGER SCHUELERIN copia 2

Ha sempre esercitato su di me un particolare fascino la conoscenza della storia dei movimenti spirituali, ed in particolare la biografia – sia ch’essa mi giungesse per tradizione orale diretta, oppure mediata dalla forma scritta – di alcune personalità del mondo esoterico e occultistico. Il motivo del mio interesse verso una tale conoscenza storica non era tanto l’appagamento di una comprensibile curiosità, che pur vi era e vi è in me, e forte, curiosità che cerco di “moderare” molto, quanto il fatto che la conoscenza di eventi interiori – nella misura in cui, naturalmente, sia dato di conoscerli – e di varie contingenze della vita di tali personalità in me fa vivere, o rivivere, tutta una magica atmosfera, estremamente lontana dalle aride elucubrazioni di un intellettualismo astratto e dialettico.

La conoscenza della biografia di tali personalità ha il potere di suscitare in me – ma so che anche altri amici hanno la stessa esperienza – tutto un clima di fattività interiore, di fervore di ascesi iniziatica, di slancio verso l’incondizionato, di volontà di concreta realizzazione spirituale. E non poche volte, l’attingere ad una tale conoscenza della “storia interiore” del movimento spirituale ha avuto in me il potere di fluidificare la volontà la quale, nel faticoso cammino che percorre il dantesco “pellegrino d’Amore”, attraversa inevitabilmente momenti di oscurità e di dolorosa contrattura.

Inoltre, la conoscenza “storica” della quale ci stiamo occupando, può essere importante anche per rendersi conto se il movimento spirituale proceda verso la mèta originariamente prefissa; se – come è facile che accada nel tempo – esso si sia diluito, afflosciato, irrigidito, sfigurato, spento; o se, addirittura, in maniera insana e improvvida, non abbia deviato o tradito. Dunque, una conoscenza importante e preziosa sia per il cammino individuale che per quello dell’associazione spirituale, in particolare di quella che Massimo Scaligero chiamava Comunità Solare.

Di varie di queste personalità, tutte legate alla Scienza dello Spirito, mi parlava – negli incontri che riuscivamo ad avere nelle mie un tempo frequenti incursioni in Svizzera – Hella Wiesberger. E devo dire, che proprio lei stessa, la mia cara Hella, era ai miei occhi, in maniera esemplare, uno di quegli esempi “storici”, la cui conoscenza esercitava un’azione energicamente impulsante sulla mia volontà, e decisamente snebbiante sul mio pensiero. Inoltre, Hella – vera memoria storica del movimento antroposofico – era una fonte inesauribile di notizie su singole personalità, su varie cerchie esoteriche, e le sue descrizioni, sempre precise, coglievano invariabilmente l’essenza di un essere, di un ambiente, di un avvenimento. Mi descriveva personalità di elevato rango spirituale come Adolf Arenson, Carl Unger, Michael Bauer, Günther Schubert, Hans Werner Zbinden, Emil Leinhas ed altri discepoli fedeli di Rudolf Steiner nonché amici stretti di Marie Steiner. Conosceva bene pure i rapporti di Giovanni Colazza – e attraverso di lui quelli del Gruppo Novalis di Roma – con Rudolf Steiner e Marie Steiner, e me ne parlava. Mi descriveva anche alcune personalità oltremodo problematiche come Albert Steffen, Günther Wachsmuth ed altre, la cui azione fu fatale e – a mio, e non solo mio, modo di vedere – oltremodo distruttiva nei confronti del movimento spirituale.

Una delle personalità che più mi hanno interessato – e che trovavo straordinariamente simile per vari aspetti ad Hella Wiesberger – fu Martina von Limburger, una dei primi discepoli di Rudolf Steiner, la quale, come Hella, era grande praticante interiore, donna estremamente volitiva, asciutta, pratica, il cui sentimentalismo era molto vicino allo zero, se non addirittura – in particolari situazioni – scendeva al di sotto dello zero di varie misure.

Martina von Limburger, nata von Hoffmann, vide la luce il 1° maggio 1869 a Lipsia, in una aristocratica famiglia sassone dal ben singolare destino. Il padre della nostra Martina, il barone Oskar von Hoffmann, era nato il 22 ottobre 1832, a Trieste – cosa che forse farà piacere ad un lupaccio tergestino di mia conoscenza – città che, a partire dai tempi dell’imperatrice Maria Teresa, era sotto dominio austriaco. Per motivi anagrafici, il barone – “Freiherr” – Oskar von Hoffmann fu certamente – anche a detta del Dottore – il ricercatore spirituale più anziano che scelse di divenire discepolo di Rudolf Steiner. Egli proveniva da una famiglia molto attiva in campo finanziario e bancario in Germania, in Inghilterra e in America. Egli stesso fu attivo in tale campo sino al suo 32° anno, poi sempre di più si allontanò da una partecipazione attiva ad esso. In particolare, non gli piaceva affatto vivere in America, per cui rientrò in Europa, dove nel 1864 sposò Eveline Becker, anch’essa proveniente da una famiglia di banchieri. I due coniugi, essendo ambedue alla ricerca di una Via spirituale, si rivolsero dapprima alla “Teosofia”, così come essa veniva rappresentata dalla neonata Società Teosofica. Addirittura i coniugi Hoffmann ebbero la ventura di conoscere personalmente nel 1884 Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice – assieme a Henry Steel Olcott, William Quan Judge, il 17 novembre 1875, a New York – della stessa Società Teosofica, ad Elberfeld ove quest’ultima si era brevemente trattenuta dopo la fondazione della prima associazione teosofica tedesca, la cosiddetta Societät Germania.

L’adesione di Oskar ed Eveline von Hoffmann alla Teosofia blavatskyana fu convinta ed entusiastica. Ma nel tempo fu chiaro che essi in realtà ricercavano un impulso spirituale non solo più radicale e profondo, ma anche più autentico, che sarebbe venuto loro solo dalla Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner. Un momento, anzi una “realizzazione” importante fu la traduzione, che Oskar von Hoffmann fece, dell’aureo libretto di Mabel Collins, The Light on the Path, testo che ebbe notevole importanza e che fu apprezzato molto dalla parte sana del movimento teosofico, ma anche calunniato da coloro che tale parte sana avversavano.

Personalmente conobbi tale libretto della Collins in anni ormai lontani, attraverso una cara amica, B.F.M., che per decenni aveva partecipato alla Società Teosofica e alla sua Scuola Esoterica, quando queste in Italia erano guidate da Roberto Hack. La mia amica era stata la collaboratrice più stretta di Roberto Hack, e per volontà di lui avrebbe dovuto ereditare la direzione della Scuola Esoterica della Società Teosofica in Italia. Roberto Hack aveva liberato in Italia la Scuola Esoterica da tutto il ciarpame che soprattutto Annie Besant, Charles Leadbeater, C. Jinaradasa, vi avevano introdotto, e vi aveva sostituito l’insegnamento upanishadico dell’Atman, del , e la meditazione quotidiana della Bhagavadgita, cosa che io trovavo semplicemente meravigliosa. Ma la mia amica aveva già superato la forma “teosofica”, ancorché relativamente sana, ed era alla ricerca dell’autentica Via dell’Io, e per questo aveva rinunciato a raccogliere l’eredità che Roberto Hack, prima di morire, voleva trasmetterle. La incontrai per la prima volta nell’autunno del 1971, e poco dopo la portai da Massimo Scaligero. Fu lei a donarmi una mirabile traduzione italiana de La Luce sul Sentiero di Mabel Collins, che meditai per anni e che ancora conservo.

Oskar von Hoffmann tradusse in tedesco il testo della Collins col titolo Licht auf dem Weg, che venne pubblicato da Grieben nel 1888 a Lipsia, ove oramai gli Hoffmann vivevano stabilmente con le loro figlie, una delle quali era appunto Martina von Limburger. In seguito, Oskar von Hoffmann tradusse in tedesco, nel 1889, un’altra opera di Mabel Collins, un romanzo occulto intitolato The Idyll of the White Lotus, che apparirà anche in italiano, nel 1944 per i tipi del benemerito editore Fratelli Bocca, col titolo de L’Idillio del loto bianco.

Che Rudolf Steiner desse un particolare valore all’aureo libretto di Mabel Collins, che negli ambienti teosofici era ritenuto ispirato da un Maestro, lo si può rilevare dal fatto che già nel suo giovanile periodo viennese – prima ancora di manifestare pubblicamente la propria missione di Istruttore spirituale – egli consigliasse lo studio e la meditazione de La Luce sul Sentiero, poco dopo la sua pubblicazione in tedesco, ad alcune persone sue amiche. Inoltre, non appena all’interno della Società Teosofica alcune persone si rivolsero a lui per riceverne direttive per il cammino spirituale, egli dette nuovamente tale scritto della Collins come testo di Schola iniziatica, del quale fece un ampio commento, sia orale che scritto, e ne dette vari aforismi come mantram da usare nelle meditazioni quotidiane.

Hella Wiesberger, riferendo una comunicazione di Martina von Limburger, fa notare come fosse in un certo senso fatale che proprio l’opera della Collins per così dire conducesse l’anziano Oskar von Hoffmann ad incontrare la figura di Rudolf Steiner. Infatti, così scrive in una delle sue opere dedicate alla storia della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner:

«Che il Maestro Hilarion sia stato l’ispiratore dello scritto di Mabel Collins, La Luce sul Sentiero, era universalmente noto nella T.S. [Theosophical Society]. La figlia di Oskar von Hoffmann, il quale tradusse in tedesco The Light on the Path, tramandò la comunicazione di Rudolf Steiner, fatta a lei personalmente, che il Maestro Hilarion aveva aiutato suo padre ispirandolo nella traduzione. Questi sarebbe stato un greco, da qui la bella lingua della traduzione che sarebbe mantricamente addirittura più efficace dello stesso testo originale inglese». Nota di H.W. in Zur Geschichte und aus der Inhalten der ersten Abteilung der esoterischen Schule 1904-1914, GA 264, Dornach, 1996, p. 205.

Ma la stessa Mabel Collins trovò, lei pure, la Via alla Scienza dello Spirito. Fu attorno al 1910 che Mabel Collins scoprì Rudolf Steiner e l’Antroposofia. Divenne amica intima di Alice Sauerwein, già discepola del Dottore. Così come Edith Maryon – l’artista che aiutò Rudolf Steiner nello scolpire la statua del Rappresentante dell’Umanità – Daniel Nicol Dunlop, e molti altri provenienti dagli Ordini occulti della Golden Dawn e della Stella Matutina, Alice Sauerwein e Mabel Collins parteciparono alle riunioni settimanali di studio sulla cristologia di Rudolf Steiner, che si tenevano nell’atélier del pittore e avvocato Harry Collison nella primavera del 1912. Mabel Collins espresse con calde parole il suo entusiasmo per l’incontro con la cristologia del Dottore in un articolo A Rosicrucian Ideal, pubblicato in The Occult Review, vol. XV, n° 3, marzo 1912, p. 147.  Un secondo articolo la Collins lo pubblicò l’anno dopo col titolo Some Views of Dr. Rudolf Steiner on Human Evolution, in The Occult Review, vol. XVII, n° 5, maggio 1913, p. 282. Nei suddetti articoli ella afferma che la concezione del Logos, come Essere cosmico, costituisce il “cuore” della concezione e dell’insegnamento rosicruciani di Rudolf Steiner.

In quel periodo, Mabel Collins fondò una loggia teosofica chiamata La Luce sul Sentiero, cui parteciparono personalità di rango spirituale come Daniel Nicol Dunlop, che diverrà poi discepolo e amico intimo del Dottore. All’interno di questo gruppo si svolsero le conferenze del barone Alphonse Walleen sulla cristologia rosicruciana di Rudolf Steiner. Nel maggio del 1913 ebbe luogo la conoscenza personale di Mabel Collins con Rudolf Steiner e Marie Steiner, conoscenza avvenuta allorché il Dottore si recò a Londra due giorni dopo la fondazione della prima Società Antroposofica, avvenuta dopo la separazione dalla Società Teosofica di Adyar, trascinata ormai da Annie Besant e da Charles Leadbeater sulla via del fanatismo visionario, della infatuazione ritualistica e di una subdola complicità tra esoterismo e politica. Sappiamo che Mabel Collins ebbe, in tale occasione, con Rudolf Steiner e Marie Steiner conversazioni molto intense e prolungate. E stando a quanto comunicò Hella Wiesberger la Collins iniziò tutta una corrispondenza con Rudolf Steiner e Marie Steiner, attualmente conservata nell’Archivio della Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung. Sempre secondo quanto afferma Hella Wiesberger, Mabel Collins aderì pienamente alla neonata Società Antroposofica: cosa per me oltremodo credibile, viste le espressioni usate dalla Collins in quel periodo in una opera, The Story of the Year, nella quale ella loda il «metodo di Steiner», che trovava estremamente differente da quello di «certi eminenti teosofi londinesi, i quali praticano lo spiritismo e pretendono di ricevere i messaggi dei Maestri attraverso i medium». Lei stessa aveva lottato e lottava per superare quella chiaroveggenza atavica che possedeva naturalmente, e cercava la nuova Via dell’Io. Infatti così scrive, in A Rosicrucian Ideal, op. cit., p. 148 e segg.: «Io sono assolutamente dell’opinione del Dr. Steiner allorché dice che ogni conoscenza, ogni istruzione, non possano essere dati o ricevuti altro che in piena coscienza. Nessun medium deve essere utilizzato al fine di apportare la verità al mondo. La ricerca della verità deve essere preceduta da un rafforzamento della coscienza».

Tornando ad Oskar von Hoffmann, il lodato e ispirato traduttore in tedesco de La Luce sul Sentiero, egli dovette la sua conoscenza dell’opera e della persona di Rudolf Steiner a suo fratello Alphons che scrisse a lui e a sua moglie Eveline da Londra: «Voi leggete e scrivete sempre di Annie Besant, e tuttavia avete voi stessi una personalità molto più importante, avete un Rudolf Steiner», in Thomas Meyer, Nachwort des Herausgebers, in Collins, M.: Light on the Path – Licht auf dem Weg. Zweisprachige Ausgabe mit den Kommentaren Rudolf Steiners. Basel 2000.

Gli Hoffmann andarono a Berlino ad ascoltare Rudolf Steiner e ne ritornarono entusiasti. Dopo la successiva conferenza pubblica di Rudolf Steiner a Lipsia – avvenuta il 31 gennaio 1906 – Oskar von Hoffmann, che ormai aveva già superato i 73 anni, fece la conoscenza personale con Rudolf Steiner attraverso la propria più importante collaboratrice: la signora Elisa o Elsa Wolfram. Secondo quanto scrive Martina von Limburger in Aus Gesprächen mit Rudolf Steiner [Da colloqui con Rudolf Steiner], pubblicato in Mitteilungen aus der anthroposophischen Arbeit in Deutschland, 1952, Nr.19, il giorno dopo, Rudolf Steiner andò a trovarlo ed invitò lui, sua moglie, e sua figlia Martina, da poco vedova, a partecipare a futuri incontri mensili con lui in una piccola cerchia. Hoffmann, basandosi su sue precedenti brutte esperienze, rispose: «Sì, ma non diventiamo membri!». Al che il Dottore lo rassicurò sorridendo: «Ma non è affatto necessario!». Tuttavia, nell’autunno del 1906, dopo che la loro figlia Martina era divenuta membro della Società Teosofica, ambedue gli Hoffmann – Eveline ed Oskar – si iscrissero anche loro alla Società Teosofica. Negli anni successivi, sino alla morte di Oskar von Hoffmann, ogni volta che Rudolf Steiner passava a Lipsia, andò sempre a visitare gli Hoffmann.

Rudolf Steiner volle commemorare, il 7 maggio 1912 a Colonia, la scomparsa del barone Oskar von Hoffmann con le seguenti toccanti parole, riportate nel volume Unsere Toten [I nostri morti], GA-261, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1984, p. 321: «Tra coloro che negli ultimi tempi hanno lasciato il piano fisico, vi è anche una personalità che forse i soci che da non molto tempo sono collegati col movimento teosofico, conoscono solo poco, ma che coloro che invece si sono interessati estesamente del movimento tedesco hanno proprio imparato ad amare e ad apprezzare. Il traduttore di uno scritto in lingua tedesca – uno scritto che per molti teosofi è diventato straordinariamente prezioso – il nostro amico barone von Hoffmann in questi giorni ci è stato portato via in tarda età. Egli ha realizzato attraverso la sua meravigliosamente bella traduzione, così poetica della Luce sul Sentiero un grande servizio al movimento teosofico tedesco. Grati dobbiamo commemorare colui che ha tradotto questo scritto con così mirabile magia poetica. Il barone von Hoffmann negli ultimi giorni ha lasciato il piano fisico. Anche a lui serberemo amore e fedeltà nel mondo spirituale».

Martina nacque, come abbiamo visto, il 1° maggio 1869, ed era la seconda delle tre figlie della coppia Hoffmann. La famiglia agiata le permise una educazione raffinata. Nel 1894 sposò Paul Bernhard von Limburger, il proprietario di una grande casa di commercio di Lipsia. Dal loro matrimonio felice nacque, come unico figlio, Oskar Bernhard. Purtroppo nel 1905 Paul Bernhard morì per una tubercolosi polmonare, che gli era stata diagnosticata già nel 1903, e le consuete, stantie, parole consolatorie pronunciate in chiesa lasciarono la sua anima fredda e vuota. Ma poco prima di tale tragedia familiare, lo zio Alphons, come abbiamo visto, aveva fatto conoscere alla famiglia di Martina la figura di Rudolf Steiner, e già durante la prima conferenza del Dottore che ascoltò, il 31 gennaio 1906, ella interiormente seppe: «È proprio questo ciò di cui hai bisogno, ciò che hai cercato da sempre. Questa è la Guida della mia vita!».

Nel luglio del 1906 divenne membro della Società Teosofica (e dal 1913 della Società Antroposofica), e sul suo esempio lo divennero pure i suoi genitori. Ricevette da Rudolf Steiner esercizi e indicazioni di meditazione ch’ella esercitò ed elaborò interiormente durante l’intera sua vita. Molto di quel che Rudolf Steiner disse nei colloqui in occasione delle sue venute a Lipsia, durante le quali invariabilmente passava a visitare la famiglia Hoffmann, Martina, oramai vedova von Limburger, lo fissò per iscritto. Su preghiera di Marie Steiner, della quale era molto amica, all’inizio degli anni cinquanta dello scorso secolo, Martina von Limburger trascrisse i suoi appunti di quei preziosi colloqui col Dr. Steiner e trascrisse altresì le indicazioni sulla meditazione da lei ricevute sia personalmente sia all’interno della Scuola Esoterica.

La nostra Martina fu in condizione di poter ascoltare molte conferenze singole e di seguire interi cicli di esse, tenuti da Rudolf Steiner in varie città. Inoltre, partecipò alle ‘lezioni esoteriche’ tenute dal Dottore nella Prima Classe della prima Scuola Esoterica, ai rituali che venivano eseguiti nella Mystica Aeterna, ossia nella Seconda e Terza Classe della Schola. Sino alla fine della sua vita, elaborò interiormente quanto ricevuto. Viaggiò molto, sino a tarda età, in molti paesi europei. Per lunghi anni si occupò e tradusse l’opera del francese Antoine Fabre d’Olivet, del quale tradusse la monumentale La Langue hébraïque restituée etc., del 1815, opera addirittura mitica nel milieu dell’Occultisme ottocentesco.

La sua generosità la portò a sostenere finanziariamente varie iniziative antroposofiche. In particolare fece una generosa donazione per coprire i costi di una delle finestre del Goetheanum, tutte eseguite da Assja Turgenieva, l’artista russa amicissima di Marie Steiner. Sino al 1945 visse in una sua proprietà nelle vicinanze di Lipsia. Soccorse, anche economicamente, tutte le persone bisognose che si rivolgevano a lei, e durante la I Guerra Mondiale, si prodigò assieme alle sue sorelle nella cura dei feriti, nel soccorso ai ciechi di guerra e ai senzatetto.

Nel corso della II Guerra mondiale presentì la capitolazione. Nelle ristrettezze e nell’assillo causati da tali tragici eventi, Martina trasse la sua forza interiore dall’Antroposofia. Ma con il caos, e i pericoli, provocati dal crollo della Germania alla fine della II Guerra Mondiale, dovette spostarsi in Germania occidentale: dapprima a Reutti, dalle parti di Ulm, dove viveva suo figlio, infine a Haus Hohenstein, nella casa di riposo della Christengemeinschaft a Murrhard, ove venne trattata con profondo rispetto, e addirittura con venerazione, come persona che conobbe personalmente Rudolf Steiner, del quale era intima amica..

Jürgen von Grone, uno dei discepoli diretti di Rudolf Steiner, nella sua rievocazione, in Martina von Limburger, Mitteilungen aus der anthroposophischen Arbeit in Deutschland, 1956, Nr. 36, la descrive come una personalità amabile, profondamente degna di venerazione, dall’intelletto acuto, dalla volontà energica, e dal vivace temperamento. Mette in evidenza anche il suo carattere assolutamente non sentimentale – völlig unsentimental – dotata di un fresco senso dell’humour, nonché di una buona dose di autoironia. Avere a che fare con lei non era cosa facile per tutti, pur essendo lei persona sempre accessibile e disponibile nei confronti di tutti. A coloro che si trovavano in difficoltà nella vita donava forza e aiuto, ma non solo: orientava col suo consiglio coloro che si scoraggiavano, invitandoli a non evitare enigmi e difficoltà, che l’esistenza poteva presentare loro nel cammino della vita.

In lei rimase sempre vivo il legame col suo defunto marito, e gioiva per la certezza interiore di ricongiungersi con lui una volta superata la soglia della morte. Martina von Limburger trapassò calma, serena e senza lotta, il 2 aprile 1956, nel mondo spirituale.

Queste note biografiche, vogliono essere, oltre che una breve rievocazione di una eccezionale personalità di asceta praticante e del milieu che ruotava attorno a lei e a Rudolf Steiner, anche una sorta di introduzione ad uno scritto di Martina von Limburger – già tradotto e in fase di revisione – che raccoglie, in uno stile semplice e scarno – molto simile a quello che possiamo trovare nelle comunicazioni orali o scritte di Giovanni Colazza – tutta una serie di indicazioni sul meditare datele da Rudolf Steiner, sia individualmente, sia all’interno delle lezioni esoteriche, che venivano tenute nella Scuola. Tale scritto, tradotto con ogni diligenza possibile, verrà pubblicato su questo temerario blog in un prossimo articolo, del quale questo è in un certo senso la premessa storica e la giustificazione. Poiché Martina von Limburger raccolse per iscritto e trasmise quelle indicazioni ascetiche su esplicita richiesta di Marie Steiner, noi abbiamo motivo essere profondamente grati a tutte e due queste Donne fedeli e coraggiose.

3 pensieri su “MARTINA VON LIMBURGER E ALCUNI EPISODI DELLA VITA ESOTERICA

  1. Intanto ringrazio Hugo (per davvero) per questo articolo che, come per tutti quelli che lo hanno preceduto, indica il valore e la straordinaria sua competenza dei temi trattati. Che hanno e danno calore ai ricercatori, poiché è vero che vi sono tratti biografici di persone di spessore interiore che riescono ad animare con maggior vigore il cuore di chi cammina lungo una Via altissima ma difficile.Tali persone entrano facilmente nell’anima nostra: anche se disincarnati, li sentiamo come fratelli. Non credo proprio che la Comunità solare di cui tanto parlò Massimo Scaligero abbia bisogno di convenzionalità così care ai cultori della forma.

    Come lupastro, ringhio: la mia città, vessata dalla (pre)potenza di Venezia, passò volontariamente all’Impero con “L’atto di dedizione” nel 1382.Invece, con Maria Teresa (1717 – 1780) la città conobbe un grande sviluppo culturale,di rinnovamento cittadino e portuale: attualmente la city vera e propria è denominata “borgo teresiano”. Ancora oggi, tra autocommiserazione e nostalgia, si rammenta “la defunta”. La nostra “età dell’oro” terminò con il discutibile ritorno all’Italia dopo la Prima guerra mondiale. Gli Irredentisti consistevano al 3% della popolazione (il Dottore commentò ciò con questa frase: “Trieste non doveva passare all’Italia”).

  2. Vorrei chiedere se cortesemente qualcuno può approfondire il discorso relativo all’orario in cui non è consigliabile meditare, vale a dire tra mezzanotte e l’una di notte, come riporta il testo. Non ho trovato questo riferimento da nessuna altra parte e, ciò che volevo capire, è perché il meditare(anche altre pratiche: il concentrarsi, la preghiera o i gesti euritmici sono compresi?) possa esser nocivo a quell’orario – perché non viene detto che è più difficile, ma proprio che ci si espone ad influenze nocive. Grazie.

  3. Chiedo scusa al moderatore, per aver sbagliato articolo, credevo di essere in quello di Martina von Limburger sulle indicazioni per il lavoro interiore date da Rudolf Steiner: se è possibile al moderatore spostare il precedente intervento nella sede corretta ?

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