IL TEMPO DI MICHAEL

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Parlare di Michele, ora che la ricorrenza si avvicina, è attingere, in un solo articoletto, ad alcune delle infinite sfaccettature che, con l’aiuto della Scienza dello Spirito, è possibile contemplare. Qui si parla di un’Entità divina, più vicina a noi di tante altre, più amica dell’uomo, ma ricordiamoci che Essa è del tutto sovrumana: perciò vicina ma anche tremendamente lontana. Ricordiamoci che solo uno tra gli Esseri divini ebbe la missione ed il coraggio (una follia assoluta!) di venire in ciò che è “fuori” dallo Spirito.

Facendosi parente stretto vostro e mio.

Allo stesso modo in cui Natale ed il San Giovanni estivo si oppongono e si completano, i due equinozi – Pasqua e San Michele – riflettono i due opposti volti di una situazione che interessa l’uomo, la natura e l’universo.

Questa situazione è quella del passaggio dalla morte alla vita e dalla vita alla morte.

La festa cristiana della Pasqua celebra in tre giorni morte, sepoltura e resurrezione. Ma certe religioni dei tempi antichi festeggiavano in autunno la resurrezione di un personaggio divino che aveva superato una prova paragonabile alla morte, come Adonis fa esempio.

Da cosa nasce questa confusione di avvenimenti che si ricollocano da un equinozio ad un altro?

Infatti si produssero due movimenti inversi: in primavera è la natura che passa dalla morte alla vita. Essa esce dalla tomba e resuscita. In autunno ripiomba nel sepolcro.

Però si produce anche un risveglio, ma questa volta nella coscienza individuale: che aspira ad addormentarsi in estate. Nelle belle giornate essa perde la concentrazione e la recupera in autunno. In autunno riprende il fardello del suo destino e del suo lavoro.

Questo “ritorno dall’evasione” la risveglia e la rende resistente all’impatto con il freddo e con il buio.

La natura soccombe, l’anima si rafforza: in un certo senso passa dalla morte alla vita.

Questa inversione fa eco nelle parole del Battista: “Bisogna che Egli cresca (il Sole dello spirito) e che io diminuisca (il sole fisico del solstizio)”.

La morte della natura è percepita da/nell’essere corporeo dell’uomo, ma il suo spirito non è subordinato a leggi naturali, ha suoi principi e ritmi.

Chiunque può percepire in sé stesso che la vita interiore è in “ragione inversa” alla vita della natura: le funzioni vitali, come per esempio la digestione o l’attività muscolare o una accelerazione della circolazione sanguigna rendono opaca la lucidità di coscienza e possono spegnerla completamente poiché è facile abbandonarsi al sonno. All’opposto, un’attenzione estrema, una riflessione intensa arrestano parte della vita dell’organismo: esempi grossolani si colgono quando, in questi casi, ci si ferma dal camminare o si trattiene il respiro.

La coscienza frena la vita, la vita disperde la coscienza.

Ritroviamo questa inversione nel contrasto delle stagioni. Possiamo constatare che l’equinozio di primavera rianima la vita nella natura ma indebolisce la concentrazione della coscienza come senso individuale, mentre verso San Michele è la natura che si placa e l’Io riprende nell’individuo la sua forza attrattiva.

Pasqua è un ritorno alla vita della natura; San Michele è un ritorno alla coscienza individuale.

Il tempo di San Michele è come se ci dicesse: “Guarda, tutto muore intorno a te. Questi colori, questa dolcezza dell’aria, questi quadri di bellezza che ti esaltavano, ora ti abbandonano. Il freddo, il buio, venti ostili ti attaccano. Rafforza te in te stesso, alimenta la luce interiore e veglia nella notte. Riconquista te stesso e supera la natura che t’abbandona. Ora è lo Spirito che in te vive, che t’invita alla gioia severa di questa festa!”

Chi desidera, legga con animo aperto i versetti che Rudolf Steiner ha scritto come “Atmosfera di San Michele” nel Calendario dell’anima.

Dei quattro Arcangeli che sono ciascuno il reggente dei quattro grandi punti cardinali dell’anno, Michele è quello che ha maggior rilievo nell’immaginazione degli uomini.

Una grande ineguaglianza regna, a questo riguardo, tra tali figure celesti: Uriel è caduto nell’oblio, Gabriel e Raphael sembrano impallidire davanti all’Arcangelo- cavaliere, Principe delle milizie dei cieli.

Già il suo Nome, “Micha-El” (Chi è come Dio) proclama forte quale altissimo “spazio” egli occupa. Egli è “colui che marcia davanti a Dio”, o ancora “il Volto di Dio”, “la folgore di Dio”, la Sua Luce.

La sua “attività” è ancora più possente quando non lo si compari solo tra i quattro Arcangeli che governano le stagioni, ma ai sette che presiedono la successione e la missione delle epoche.

Poiché Michele esprime solo una parte della sua natura nel ruolo d’Arcangelo dell’autunno.

In lui la tradizione riconosce l’Arcangelo del Sole, come in Gabriele quello della Luna, in Raffaele quello di Mercurio, in Anaele quello di Venere, in Zacariele quello di Giove e in Orifiele quello di Saturno.

La coscienza moderna non percepisce più i rapporti tra le forze planetarie e queste grandi figure della divinità, e soprattutto essa è priva della sensibilità che le permetterebbe di sentirsi connessa a tali esseri come il frutto all’albero che lo porta e lo sostiene. E comunque è l’intera struttura universale che sfugge a chi non vede o non vuol vedere come i regni inferiori hanno la loro corrispondenza nei regni che si elevano oltre l’uomo.

Molte soluzioni al problema dell’uomo terrestre e del suo ruolo, sono tuttavia contenuti in questo fatto.

Ad un piano sotto il livello che attualmente occupa l’umanità, troviamo gli animali, ancora privi di intelletto individuale; sotto di essi abbiamo le piante, prive di un proprio movimento e ancora più sotto “esistono” i minerali che, per l’appunto, hanno solo l’essere.

Da questo immenso laboratorio di forme si alza un appello, un sospiro, verso lo stato di coscienza al quale l’uomo si è elevato: poiché l’autocoscienza è il punto d’impatto del mondo fisico con il mondo spirituale interiore.

A partire dall’attività del pensiero cosciente l’uomo scopre lo Spirito e nello Spirito l’attività dei regni superiori: gli Esseri che chiamiamo Angeli egli può percepirli se medita il suo destino. Con altre forze di contemplazione si volge agli Arcangeli che hanno molteplici attributi. Egli può avvicinarsi poi ancora ad altri elevati regni ed esseri attivi nelle coorti delle Gerarchie sovrasensibili.

Secondo gli insegnamenti della conoscenza spirituale, compito degli Arcangeli è quello di governare i ritmi del corso dell’anno e la successione dei periodi della Storia umana sulla terra. Ogni sottodivisione del flusso storico dura da tre a quattro secoli e sta a significare che un altro Arcangelo-Spirito del tempo ne ha preso la guida. Il carattere del suo spirito riflette la mentalità della sua epoca. Egli è l’ispiratore comune di tutto quello che caratterizza individui e popoli entro quei tempi: è lo Spirito di un’epoca.

Nella cristianità, San Michele è sempre vittoriosamente attivo, presente.

Ricordo che in Italia, sul monte Gargano, Egli apparve e reclamò un Santuario su quel luogo. Inaugurato il 29 settembre del 492, divenne una intensa fonte di ispirazione e di miracoli. Due secoli più tardi, nuova apparizione, nuovo ordine di edificare una cappella alla sommità del Mont Tombe in Francia, luogo circondato dal mare, già in passato luogo sacro per i druidi. Diviene il noto Monte Saint Michel-au-péril-de-la-mer.

Malgrado le vicissitudini della storia, i pellegrini non hanno mai cessato di recarvisi. Si dice in Francia che non ci sia stato re che mancò ad un pellegrinaggio a Saint Michel.

Uno degli effetti dello spirito di Michele nella nostra epoca è il moltiplicare le occasioni che permettono agli uomini di incontrarsi oltre le frontiere.

Sotto l’azione della sua precedente reggenza, il pensiero fu reso universale e accessibile attraverso la filosofia. In una conferenza dell’agosto ’24 il Dottore dice: “ Anteriore al Mistero del Golgota, Egli si è dedicato alle gloriose imprese di Alessandro e all’espansione della filosofia di Aristotele”. Ora la sua reggenza (iniziata dopo l’autunno del 1879) deve creare l’universalità sul piano sociale. Michele non è più lo spirito di un particolare popolo ma di un’intera epoca e già si osserva la sua influenza. Gli uomini che hanno raggiunto una coscienza individuale, si uniscono in lingue, in blocchi. Là dove il fenomeno prende un carattere razziale, esso regredisce e ritorna ai tempi in cui il legame umano s’appoggiava al clan. Tali legami perdono ogni giorno la loro ragione d’essere. I nuovi apparentamenti nascono per interessi (idee e azioni) comuni.

Questo impulso è iniziale. Esso dovrebbe trasformare il bisogno di fusione negli ideali di una razza o di una nazione particolare in desiderio individuale di portare parte di ciò nel destino comune all’umanità, sperando che altri portino e condividano la loro particolare ricchezza di idee e creatività.

Questa tendenza non può essere un progresso se degenera nella propria caricatura: il livellamento sociale ottenuto sistematicamente con la distruzione della dignità individuale.

Il progresso sociale, secondo il carattere micaelita, non può portare che a forme di unione con il libero assenso degli individui che, sino in profondità, abbiano preso consapevolezza dell’umanità generale in misura non inferiore rispetto ad una maggiore destità dell’Io.

E’ purtroppo facile rappresentarsi la deformazione dell’uomo futuro: l’uomo-robot, privo di coscienza desta e persino fabbricato in serie.

Probabilmente questa sarà la lotta nella nostra epoca, più nostra che di Michele, poiché l’uomo stesso, con la conquistata coscienza di sé, può combattere con le proprie forze il Drago scacciato da Michele, che ora è in lui. Egli può combattere con la moralità che vive nel calore del suo sangue, con il pensiero – anch’esso reso vivente – che spazza le false astrazioni e l’inganno materiale, con la volontà di portare insieme ai suoi fratelli i destini dell’umanità a trionfare sul male che avvolge la terra.

La fioritura della coscienza individuale coincide con l’impulso micaelita di far regnare una luce universale che illumini tutto.

Tale sinergia sta in ciò che la festa di San Michele è per l’uomo contemporaneo: l’interiorizzazione della Luce.

Declinante nell’esteriore, essa rinasce nella coscienza.

La festa di San Michele dei tempi passati fu celebrata da uomini più di noi vicini alla natura della morte del mondo vegetale che resuscita al tempo di Pasqua. Al tempo odierno, lontano dalla natura, l’uomo cova i destini del suo Io all’interno della sua “buccia” individuale. Egli può sentire una affinità con una festa autunnale se vede che la Luce in lui si interiorizza e l’arma del coraggio di sopravvivere al declino di ciò che deve morire.

La festa di San Michele non celebra i grandi avvenimenti della vita del Cristo come invece lo fanno Natale e Pasqua, quando il decorso delle stagioni illustra perfettamente l’evento.

La festa d’autunno appare piuttosto come un passo sulla strada dell’avvenire dell’umanità.

Natale e Pasqua ricordano i doni portati agli uomini dallo Spirito che vive nel cosmo.

Le feste di San Giovanni e San Michele sono rivolte a festeggiare i giorni in cui lo spirito incarnato nell’uomo potrà rispondere allo Spirito dell’universo.

 

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