STEINER E LA COMUNITÀ’ INTERIORE

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E’ sempre una buona cosa ricordare, con immagini e parole la figura del Dottore. Però ciò appare quasi sempre come un azione strumentale: condotta al fine da riempire una pagina di carta o una videata. Così si va sul sicuro: diventa incontestabile per chi segue, in ogni maniera possibile, la Scienza dello Spirito. Persino dove essa funge da piedistallo per i poveri, illusori fasti personali.

Difficile che venga posta con la devozione o almeno il rispetto minimo con cui essa andrebbe configurata. Questi caratteri interiori dovrebbero essere sostanza di realtà e se mancano, magnificare Steiner o una capra, l’insignificanza è la medesima.

Può colpire come particolarmente tragico il fatto che questa miseria coincide con l’enorme acuirsi dei conflitti sociali che inesorabilmente spingono verso decisioni gravi.

Che la crisi della società venga appunto a culminare in questi tempi, pone in misura tutta speciale davanti alla nostra anima il problema come una questione di coscienza.

Ciascuno di noi dovrebbe porsi la domanda: dove sta il nostro dovere?

Dobbiamo cercarlo in una comoda tolleranza che, per evitare la lotta e serbare di fronte al mondo l’apparenza della fratellanza, lascia correre le cose come vogliono, sacrificando così il voluto ideale di una spiritualità pura e cosciente e distruggendo a priori ogni tentativo nuovo di comunità che si dedichino su basi rigorose allo studio e all’esercizio della conoscenza dello Spirito?

Oppure sta nell’impegnare tutte le nostre forze affinché si adempia il massimo desiderio nutrito da Rudolf Steiner per il movimento da lui fondato, e cioè che di esso si fosse potuto dire: è esistita una volta, dedita allo studio dell’indagine spirituale, una Comunità che non ha tollerato, là dove esso voleva imporsi, un vano giocare all’esoterismo, ed ha impedito che nel proprio seno, si affermasse la volontà di dominio che su quello s’appoggia facilmente, aprendo le vie alla ciarlataneria.

In ciò sta il massimo pericolo per ogni società che si occupa dei risultati dell’indagine spirituale; poiché essa è sempre esposta ad essere invasa dai più svariati elementi; è un pericolo a cui soggiacque spesse volte nel corso dei tempi, e a cui si può sfuggire solo vigilando con la massima severità.

Da questo deriva la quasi naturale predisposizione del mondo, che occultismo e ciarlataneria vadano sempre uniti.

Infatti il mondo si occupa solamente dei ben noti personaggi, molto in vista che, spinti dall’ambizione, vogliono soltanto con questo mezzo, crearsi un nome e una posizione nel mondo, per venire, per quanto possibile, sollevati in alto dai flutti della vita sociale e politica.

Oppure vi sono tante piccole esistenze oscure, che usano la loro medianità a scopo di lucro e quindi soggiaciono facilmente alla tentazione di ingannare.

Colui che nel campo dell’indagine spirituale è puro, grande e incorruttibile, viene, come ben si sa, deriso, crocifisso o bruciato , e solo poi riconosciuto, forse dopo secoli, da un’umanità che nel frattempo, per la sua opera, è stata innalzata di qualche gradino.

Quando un tale martire ha lasciato la terra, proseguono a coltivare il suo lavoro i gruppi di uomini radunatisi intorno a lui perché da lui potevano ricevere risposta ai problemi che li assillavano: ora, se riconoscenti, essi vogliono trasmettere ad altri quell’opera che insegna le vie del progresso spirituale.

E quando l’opera è cresciuta, quando comincia ad essere radicata nel mondo delle anime, si accostano di più in più anche coloro che vogliono trovare in essa un campo dove esercitare la loro volontà di dominio e raggiungere ciò che altrimenti non è facile trovare nel mondo, un podio per salire più rapidamente.

Il bisogno che essi hanno di farsi valere trova un ostacolo nelle forze più modeste e meno egoistiche, che in quel campo hanno dovuto faticosamente creare, ed ora gli ambiziosi cercano di spinger quelle da parte, per brillare loro.

E se hanno ingegno, lingua lunga, molta cocciutaggine, pochi riguardi per gli altri, vi riescono facilmente. Poiché in una fratellanza consacrata a mete ideali, non si suppone, a tutta prima, che gli uomini che ne fanno parte possano volere il male: si è fiduciosi, fidenti.

E ciò fornisce il terreno propizio per molte oscure tendenze.

Quegli ambiziosi ingannano talmente sé stessi, possono essere così convinti di sé, che non riesce loro difficile convincere anche altri.

E molto si può raggiungere per mezzo di allusioni mistiche, quando si crede fermamente in sé stessi!

Ma il maestro al quale si aggrappano, che vede intorno a sé queste aspirazioni, questi sforzi, che deve dare un posto alle diverse facoltà, dice, se è un vero occultista: “Come non apro il cassettone chiuso di un altro per scoprire cosa esso contenga, così non mi è lecito, come occultista, scrutare le pieghe segrete di un’anima, per indagare cosa possa giacervi nascosto.” Già il pensiero, che dietro alle pretese buone intenzioni, si nasconda dell’altro, rafforza il male ancora nascosto nel subconscio.

Il pensiero di un occultista, nel mondo animico, è una forza assai più vigorosa del pensiero astratto ordinario. Perciò esso si proibisce quel pensiero anche quando ha ragione di presentirlo, anche quando, per questa ragione, egli a tutta prima ha rifiutato rapporti più stretti con tale discepolo.

L’occultista deve lasciarsi ingannare...” Anche queste sono parole che Rudolf Steiner ha pronunciato.

Tragiche parole, perché hanno conseguenze ineluttabili, e perché il Maestro prende su sé il Karma del discepolo. Sempre di nuovo vi furono dei casi in cui si vide questa tragicità estrinsecarsi in tutta la sua grandezza.

Quando nei discepoli si palesavano la vanità e l’ambizione unite a frascherie mistiche, come le ciance intorno alle incarnazioni passate, Rudolf Steiner soleva dire: In una Società vastamente diramata, cose siffatte non si potranno mai totalmente impedire: si potrà venirne a capo, purché non ne entri mai nulla nella Direzione: se questa resta immune, si riuscirà ugualmente a tenere alto il livello della Società.

E sotto la sua direzione il livello fu sempre possibile: si riconosceva come naturale e indiscutibile la sua autorità…a meno che, per vanità offesa non si fosse usciti dalla Società e divenendone nemici giurati.

Naturalmente, coloro che a bella posta si oppongono agli influssi del massimo bene, si aprono tanto più ai nascosti sentimenti di odio, e in loro il male si accumula in misura stupefacente, diventa più forte di loro, si agglomera, ed ha inoltre la pericolosa qualità di agire suggestivamente, con la sua forza demoniaca, sugli altri.

Così si spiegano molte cose, altrimenti inspiegabili, nei tristi destini della Società Antroposofica e nella sorte, davvero inconcepibilmente tragica, della generosa Guida degli uomini.

Sul terreno di fatti così negativi, simili alle ombre che accompagnano la luce del sole sulla terra, germoglia poi tutto ciò di cui si impadronisce l’odio che esiste nel mondo circostante, per denigrare una figura radiosa, per rimpicciolire il grande.

Coloro che hanno sperimentato come possa venir odiato in un uomo ciò che è spiritualmente eccelso, come ciò sia insopportabile alla meschinità circostante, riconoscono che il loro compito più grande è quello di salvare, non solo la purezza della sua immagine, ma anche quella della sua opera, conformemente al suo desiderio così chiaramente espresso a questo riguardo.

Perciò non devono sottrarsi alla lotta per salvare la purezza di quest’opera, anche se avrebbero prescelto di ritirarsi piuttosto loro stessi.

La lotta viene loro imposta a forza, e diventa allora un dovere; e col riconoscere questo dovere la necessità della lotta s’accresce, dovesse pur l’anima spezzarsi.

Ma forse, appunto per questo, verrà un giorno in cui si potrà dire: Sono esistite delle comunità, che almeno hanno cercato, con tutte le loro forze, di tenere lontano da sé ciò che sempre di nuovo ha abbassato e indebolito altre fratellanze del genere.

Forse che il franco guardare in faccia i propri errori può far progredire tutta una comunità sacra di quanto occorre, affinché le manchevolezze solite di tali associazioni non si ripetano in eterno.

Forse che solo per questa via è possibile la formazione di una coscienza fondata sull’Io, in interi gruppi umani. Poiché, ove non vi fosse la lotta per riconoscere gli errori che si insinuano in unioni più numerose di uomini, non vi sarebbe nemmeno una possibilità di sviluppo per gruppi umani, né superamento cosciente dei relativi e purtroppo sintomatici fenomeni negativi, né ascesa a più alti gradi di comunità: così l’umanità, non solo si consoliderebbe nel materialismo e vi affonderebbe, ma cadrebbe in preda alle demonìe.

Oh, ben si sa, in quel regno, perchè le cose ci vengano rese così difficili: essi vogliono che la Terra appartenga a loro, e combattono per assoggettarsi i poveri uomini.

Quanto poco il Dottor Steiner si sia sottratto alla lotta contro sempre rinnovati assalti, appare da molti e molti dei suoi discorsi, e da molte introduzioni e chiuse dei suoi cicli di Conferenze. Cito ad esempio le parole con cui conclude le sue conferenze a L’Aja (1913), il primo ciclo dopo la separazione dalla Società Teosofica. Esso è uscito in forma di libro, col titolo scelto allora da Rudolf Steiner:”Quale importanza ha l’evoluzione occulta dell’uomo per i suoi involucri e per il suo Sé”. Nelle sue parole d’addio, egli vi parla della liberazione da ciò “che, in un certo modo, ci ha pure imposto dei ceppi, ceppi che, se vogliamo veramente progredire secondo le esigenze dell’evoluzione spirituale umana, ci sarebbero diventati, di giorno in giorno, più insopportabili…vennero interrotte forme di pensiero che hanno prodotto un certo influsso ostacolatore…E’ per noi una liberazione: pensieri che prima ci ostacolavano, devono ora come esulare dalle nostre file, veramente esulare…pensieri che prima operavano, non voglio dire come, in seno al nostro lavoro”.

Quindi egli continua: “Molte cose dovranno venir comprese, poiché il modo come, per es. si sono comportati i nostri avversari in Germania, e che ci ha portato alla necessaria difesa, ha mostrato ovunque, in ogni punto, il contrario di ciò che deve essere il modo di lavorare di un vero movimento occulto, ha cioè mostrato ad ogni proposito, una smania di tiranneggiare, rivestita di obbiettive menzogne. Un vero occultista non può che arrivare a non voler avere nulla da fare con coloro dei quali sa che non possono essere dei suoi. E cioè a non volerli avere nelle sue file. Questo è l’unico principio che può regnare in un movimento occulto: lavoro positivo e diritto di non occuparsi di coloro che lavorano su un altro terreno…Questa è stata l’unica pretesa che sia stata sollevata nelle nostre file. E chi esamina la cosa, potrà appunto vedere realizzato nelle nostre file questo sacro, antichissimo criterio di una vera comprensione dell’occultismo. Era infatti derisoria, per un vero occultista, la pretesa che la Sezione tedesca dovesse accogliere ognuno che volesse appartenervi per opinione propria e non secondo la valutazione della Sezione stessa. Ciò che allora chiedevano a noi i nostri avversari, e a cagione di che ci hanno scagliato contro ogni sorta di menzogne, equivaleva al fatto che gli uomini non dovessero camminare sulle gambe, ma sulla testa. Solo che al tempo nostro non si perseguono le cose fino alle loro ultime conseguenze”.

Ciò contro cui il Dottor Steiner ebbe a lottare è mostrato anche dal passo seguente: “Si è già arrivati al punto che in uno degli ultimi “Bollettini” si è dovuto dire che uno dei rappresentanti del sistema Besant in Germania ha detto persino che egli non comprendeva come mai quel singolare ragazzo (s’intende il giovane Krishnamurti) avesse potuto passare per una evoluzione come quella che si diceva avesse passato. Poiché, scrive quel signore, Annie Besant fa pompa di lui come futuro Cristo. Ma chi ha letto le non so quante incarnazioni di quel singolare ragazzo, saprà bene che Annie Besant non intende parlare di lui come fosse il Cristo dei Vangeli; essa dice solamente (dice quel signore) all’umanità europea, che colui che essa non ritiene essere il Cristo, è il Cristo.

Orbene, io credo che se è possibile che qualcuno stenda sulla carta simili cose, è già una prova sufficiente di fatti che non vogliamo più oltre caratterizzare.

Dunque, quanto avvenuto può veramente significare una liberazione. Voi pure lo avete sentito in questo ciclo che è stato per me, in certo senso, molto serio e solenne, perché è stato il primo ciclo del nostro nuovo Lavoro, nel nostro nuovo produrre. E in verità, solo il sentimento del dovere di questo nuovo produrre, ci ha dato la possibilità di sopportare con una certa equanimità tutto ciò che ci si è accostato in modi importuni, disgustosi e sfrontati.

Fate dunque sì, miei cari amici, voi tutti che avete potuto parteciparvi, che questo ciclo venga sentito nei nostri cuori come una certa inaugurazione di un nuovo periodo di lavoro.

Così vi ho salutati al principio, e così penso, siamo stati uniti in questo tempo in una intonazione armonica concorde.

E se, miei cari amici, questa volta non abbiamo veduto insieme a noi, taluno che forse vi sarebbe stato, ove i fatti precedenti non si fossero svolti possa qualche altra cosa, se noi la sentiamo nel giusto modo, sollevarci ben al di sopra di tutto questo”.

Forse tali parole paiono ora superate dai mille avvenimenti successivi, oppure possono sembrare poco incisive o astratte, ma se comprese oltre il recinto categorico di spazio e tempo, se accolto il loro senso nella coscienza meditante, fanno – insieme a tante altre – da cartina tornasole per l’anima, così che ognuno giudichi da sé su quale possa essere la reale cifra dello spirito che suggerisce le sue azioni.

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