DEL CORPO SENSIBILE

discobolo-mirone-musei-vaticani-620x388

Passa un po’ di tempo e qualcuno mi fa osservare che si parla troppo poco di ciò che pare appartenere al mondo sensibile e che pure ci accompagna per tutta la vita: il corpo fisico-sensibile. Limitare il corpo fisico al solo corpo fisico già sarebbe un errore, poiché – come tutti sanno – una pura fisicità nemmeno esiste. Anzi esiste molto più in là dei concetti che ci appartengono e ovviamente alla direzione di queste righe. Essa, sul piano dell’esistenza terrestre sarebbe propriamente il cadavere dell’uomo, mentre l’uomo vivo ha la corporeità permeata dalla vita.

Dunque dovrei parlare di un corpo fisico unito ad un altro corpo: ad un corpo di vita. Nel linguaggio della Scienza dello Spirito chiamiamo tale temporanea unità come fisico-eterica. Perciò scusatemi se nel proseguire questa nota indico la nostra buccia semplicemente come “fisica”. Per il senso delle righe successive, ossia per il poco di cui scrivo, mi pare sufficiente perché va incontro a ciò che mi è stato domandato.

Un grande asceta del secolo scorso scrisse che il corpo fisico non è che uno “strumento e un’ombra”. E per le condizioni attuali ciò può essere sostanzialmente vero.

Il corpo fisico è soltanto lo strumento dell’Io ed è anche solo un’ombra scura se solo lo si confrontasse con la luce del Sole interiore.

Mi chiedo: è tale ombra utile allo sviluppo dell’anima ed è forse possibile che, coltivando lo strumento, esso sia di qualche utilità per le vite che verranno dopo questa?

In generale, ogni volta che l’anima si incarna in un corpo nuovo, viene con l’intento di vivere nuove esperienze che l’aiuteranno nella sua maturazione. Di vita in vita l’entità spirituale si contrae nella forma, diviene a caro prezzo una personalità cosciente e indipendente e che, a gradi sempre maggiori di sviluppo, può scegliere non solo il momento della propria incarnazione, ma il luogo, lo scopo e l’opera da compiere. Chi lo può di più, chi lo può di meno : è un processo evolutivo, cioè in un continuo divenire.

Comunque è il corpo che sostiene la coscienza ordinaria, lo dimostra una martellata sulla testa o meno violentemente, una condizione qualsiasi che provochi un minor afflusso di sangue ossigenato al cervello. Esistono persino dubbie correnti spirituali che operano con un calcolato strozzamento per portare la coscienza su altro piano: queste pratiche sono pericolose per diversi motivi. E tornando alle situazioni comuni, un disturbo organico determina quasi sempre un cambiamento temporaneo di umore, di carattere e indirizza il pensiero su binari particolari.

Quando nasciamo, il rapporto col corpo è tenue: con esso non ci siamo ancora confrontati e la coscienza, nei pochi casi in cui è desta, è diffusa come un alone e vede molto attraverso la madre. Sa molto con estrema precisione, ma poiché non ha ancora nulla su cui riflettersi, non può dire “io” a se stessa, non possiede pensiero autonomo: dunque non può riflettere su nulla di ciò che percepisce: è coscienza che nulla sa di sé.

Immergendosi progressivamente nel corpo, l’essere umano entra nell’oblio, la durata del quale è, anche in quel periodo più soggettiva di quanto si pensi: può essere inframmezzata a risvegli. Poi, come tutti sanno, nel terzo anno di vita, svolte le tre grandi operazioni del verticalizzarsi, del parlare e del pensare, l’essere inizia a riferirsi a sé stesso come ad un io. Sono eventi grandiosi che vanno ben oltre le ordinarie leggi di natura (un intuitivo pedagogista disse che “il più era fatto” per la totale biografia umana.).

Nonostante si sia già in grado di afferrare i concetti universali, la coscienza è semi sognante. Tale condizione, anch’essa in divenire, dura molti anni poiché le forze animiche devono operare nella corporeità, plasmarla: appena dopo due decenni si potrà parlare di una coscienza desta; nel frattempo le attività della veglia e del sogno si frammischiano, tant’è che molti ragazzini vivono più nella fantasia che nel mondo sensibile.

E’ del tutto possibile che in questo lungo periodo, l’entità umana possa, talvolta, percepire da sveglia alcune attività che appartengono allo stato di sogno, ovvero non sogni ad occhi aperti riproducenti le condizioni notturne più arbitrarie, ma immagini e azioni soprasensibili.

Quando l’entità animico-spirituale, secondo forze che variano per ciascuno, termina il suo inserimento nella corporeità, la destità per il percepito (corpo compreso) si fa massima per molti decenni: essa comporta la migliore consapevolezza di sé corrispondente e la più robusta attività nel pensiero ordinario.

Il corpo, salvo malanni passeggeri, è diventato davvero un buon veicolo, utile ma poco percepito: ora è davvero un’ombra di sé. Non percepire troppo intensamente corpo e organi è segno di salute: condiziona il meno possibile le nostre attività, che sono sempre interiori anche quando siano immerse nelle produzioni sensibili.

Allora è giustificata la domanda circa le chiacchiere di questo articoletto?

Ma insisto, poiché sono sempre due gli elementi che concorrono alla nostra adeguata incarnazione.

Quando ci svegliamo dal sonno possiamo anche constatare che sono due i mondi che concorrono al nostro divenire svegli: uno di questi è l’apparente oggettività persistente di quello che ci attornia; l’altro è il mondo del pensiero, dei concetti: altrettanto concreto e reale. Infatti capita a tutti, alle volte, di aprire gli occhi ma per un attimo di non sapere nulla: di chi si sia, di dove si sia, ecc. Poi interviene la mente e tutto va a posto.

Se l’attività interiore non ritrovasse la sua buccia fisica e se la buccia fisica non fosse in grado di accogliere l’attività interiore, di noi in quanto uomini terrestri cosa ne sarebbe?

Voglio, una volta tanto, dirigere l’attenzione sul corpo fisico, così come viene sperimentato nella nostra attuale condizione di consapevolezza e percezione. E rivalutare la sua coltivazione, ragionata e consapevole. Poiché con ciò aiutiamo allo stesso tempo la crescita dell’anima, il suo progresso e la sua illuminazione.

L’educazione fisica consiste nell’immissione di consapevolezza nel corpo. Che lo si sappia o lo si ignori, resta un fatto che ha la sua importanza.

Quando ci concentriamo per far agire i muscoli in accordo con la nostra volontà, quando ci sforziamo di rendere più elastiche le membra, a dar loro una agilità o una forza o una resistenza che è superiore a quanto abbiamo avuto in dote, infondiamo nella sostanza di questo corpo una forma di coscienza che esso non aveva e ne facciamo uno strumento che progredisce mediante questa azione.

Non è l’unica cosa che dia coscienza al corpo, ma è cosa che agisce in modo generale e questo è piuttosto raro. Come, al contrario, non è raro vedere persone (sane) che camminano in maniera disarmonica, che trovano difficoltà nell’esercitare la presa delle dita, che posseggono una sorta di deficit nell’equilibrio e che, persino, non sanno sdraiarsi o alzarsi senza manovre goffe e pesanti.

Per contro, l’artista come il pittore, lo scultore infonde coscienza nelle braccia e nelle mani e mi sembra, a ricordo, che uno tra i primi esercizi dati dal Dottore per la fanciulla che sarebbe divenuta una tra le prime euritmiste fu di farle scrivere con le dita dei piedi. Questa azione che può apparire stravagante, aiuta la coscienza a impadronirsi, in certo qual modo, delle gambe e dei piedi, per i quali, di solito, ci si accontenta che funzionino con automatismi acquisiti.

La cultura fisica ha un’azione generale. Quando i risultati sono visibili, quando si osserva a quale punto il corpo possa venir perfezionato, è anche possibile intuire come ciò possa essere utile all’azione dell’essere animico-spirituale che, possedendo un mezzo organizzato, armonioso, forte e agile ad un gradino superiore, è favorito considerevolmente nel suo lavoro.

Sono poche le persone che praticano l’educazione fisica con questo scopo, ma che lo sappiano o meno, il risultato c’è. Se si è un poco più sensibili dell’ordinario sognante, vedendo i movimenti di un essere che ha fatto molta pratica nella cultura fisica ragionata e metodica, si vede come essi siano pervasi da una luce, un’armonia, una vita che non esiste nelle persone comuni. La grazia di una danzatrice o la possanza di un pesista sono percettibili anche quando i suddetti siedono fermi dal parrucchiere o barbiere. Beninteso, se si guarda.

Ci sono molte persone che vedono (pensano) la cosa esteriormente, astrattamente e dicono che a far forza e muscoli bastano i mestieri pesanti, che almeno sono produttivi, che “servono a qualcosa di utile”.

E’ un’ignoranza bella e buona (tipica negli intellettuali di testa) poiché c’è un’essenziale differenza tra i muscoli che sono stati sviluppati mediante un speciale utilizzo, localizzato e limitato e muscoli coltivati insieme volontariamente e armoniosamente che, secondo un programma d’insieme, non lascia indietro nulla senza disciplina, lavoro ed esercizio controllato.

Le persone che, per la loro occupazione, sviluppano particolarmente certi muscoli hanno sempre una deformazione “professionale”: ciò non aiuta minimamente il progresso interiore.

Da un certo punto di vista l’intera vita aiuta necessariamente il progresso interiore, ma così lentamente che l’entità animico-spirituale dovrà reincarnarsi tantissime volte per giungere ad un grado elevato.

Posso dire, senza troppo rischio, che la cultura fisica è la disciplina ascetica del corpo e che ogni disciplina ascetica aiuta e affretta il passo sulla via della meta.

Tanto più coscientemente venga eseguita, tanto più il risultato è rapido e generale e anche se si fa senza vedere oltre la punta del naso, si dà un aiuto allo sviluppo totale.

Sottolineo che ogni disciplina, qualunque sia, se la si esegue con rigore, con sincerità e volontariamente, è sempre un aiuto considerevole. Disciplinarsi vuol dire affrettare l’avvento di una nuova vita di realtà superiore.

Così com’è, il corpo fisico è ombra, riflesso del principio saturnio e solare, ma quest’ombra possiamo renderla capace di un progressivo sviluppo e l’Io che si rende capace di svilupparla ora ne sarà capace in ogni ulteriore formazione individuale (incarnazione). Finché potrà produrre una condizione in cui la vita fisica e la vita spirituale forgeranno una unità di luce, forza e consapevolezza.

Una nota aggiunta: molti lettori di Eco non sono giovani e ciò potrebbe far loro pensare che quello che ho scritto non li riguardi affatto. Invece, a mio parere, potrebbe interessarli come e più di un giovane. Chi è “malandato” troverebbe grande giovamento dalla “ginnastica posturale”, naturalmente sotto la guida di laureati esperti. Per tutti gli altri, lo stretching, gli esercizi di mobilitazione, di coordinazione, di potenziamento, di equilibrio (importantissimi) e infine con piccoli attrezzi e una regolare passeggiata sull’imitatore di sci di fondo (ellittica) o tapis roulant o cyclette, accompagnati da un miglioramento nella respirazione, porteranno benefici impressionanti nella vita generale. Potreste almeno fare gli esercizi base dell’euritmia con la verga di rame alla sera e le 12 posizioni in sequenza dinamica del Surya Namaskara al mattino: salute accresciuta e benefici assicurati.

Un esempio abbastanza facile può essere questo: prendete dal Hatha Yoga un āsana tra i più semplici: il Vrksāsana o posizione dell’albero. Si tratta di piegare una gamba al ginocchio e di portare il tallone all’attaccatura dell’altra coscia per poi bilanciarsi sulla gamba diritta. Rimanere in equilibrio su una gamba sola per pochi secondi e poi ripetere con l’altra gamba. Può sembrare difficile ma si impara presto. Quando ci riuscite per mezzo minuto vi accorgete che una forte sensazione di equilibrio trapassa dal corpo alla psiche. Così accrescerete un senso interno di stabilità ed equilibrio favorevole alla vita di ogni giorno.

Anche per queste attività, meglio sarebbe non iniziare col “fatevelo da voi” ma sotto la guida di attenti insegnanti (persino un idoneo respirare sotto sforzo deve essere insegnato: tutti respirano ma quasi nessuno sa respirare). Le carenze nell’uomo moderno sono preoccupanti: spesso è necessario un ciclo di propriocezione guidata da figure professionali: persone rovinate da incidenti o ictus vengono riabilitate con spugnette di diverse densità!

Sono tante le cose che andrebbero valutate ed esaminate con cura ma questo Sito non paga abbastanza gli articolisti, perciò rimango sul generico e anzi qui mi fermo.

Insomma, senza eccessi fate qualcosa di disciplinato per il corpo: esso vi sarà grato e vi ricambierà generosamente!

6 pensieri su “DEL CORPO SENSIBILE

  1. Isidoro, visto che, oramai da molto tempo, mi si fa il lusinghiero onore, per quanto immeritato, di esser marchiato a fuoco come “buddhista” – oltre che come “pagano”, eccetera – voglio citare, in appoggio al tuo dire, le parole del Principe Siddhartha Gautama, il Buddha Shakyamuni, del quale – per giustificare vieppiù le ingiuriose accuse rivoltemi – mi sforzerò d’esser degno discepolo col devoto praticare – e non predicare – il suo Nobile Ottuplice Sentiero.

    “IN QUESTO CORPO ALTO SEI PIEDI, DOTATO DI PERCEZIONE E DI CONOSCENZA, E’ CONTENUTO IL MONDO, L’ORIGINE DEL MONDO, LA FINE DEL MONDO, E COSI’ PURE IL SENTIERO CHE CONDUCE ALLA FINE DEL MONDO”. Anguttara Nikaya, IV, 45.

    La condizione umana – per quanto attualmente sciagurata e miserevole – è suprema, al punto che viene dichiarato esplicitamente essere “l’UOMO la mèta degli Dèi”. E questo perché solo l’essere umano – e non gli Dèi – fa l’esperienza della morte. Solo l’essere umano – e non gli Dèi – rinchiuso in questo “soma-sema”, o “corpo-prigione”, o “corpo-tomba”, può realizzare Autocoscienza, Libertà e Amore. Gli stessi Dèi anelano a tale suprema realizzazione, della quale NON sono capaci. Anzi Essi attendono – con struggente nostalgia – che l’UOMO realizzi coraggiosamente Autocoscienza, Libertà e Amore. Gli Dèi attendono tale realizzazione dall’UOMO, realizzazione che l’essere umano NON può ottenere dagli Dèi. Massimo Scaligero arriva a scrivere – ed è una severa ammonizione, che le “anime belle” farebbero bene a ben meditare – che “delude gli Dèi, l’uomo che vuole dipendere dagli Dèi”!

    L’essere umano – e in particolare il praticante interiore – dovrebbe ringraziare ogni giorno al suo risveglio il Cielo, i Numi, e il Destino, per il dono di quel corpo fisico che gli permette l’esperienza della percezione sensibile, del pensare cosciente e della volontà libera. Conducendo audacemente nell’Ascesi alla loro ultima istanza queste tre possibilità donate dall’incarnazione nel corpo fisico, esse trasfigurano e trasmutano nell’esperienza della “percezione pura”, del “pensiero libero dai sensi”, della “volontà solare”. E queste tre pratiche interiori si fondono – tutte e tre – nel dono mirabile della Via del Pensiero, ossia nella Concentrazione, l’esercizio a sé sufficiente, perché in sé ha tutto in un solo atto in atto: percezione, coscienza pensante, e volontà!

    Il corpo è il punto di partenza, in quanto è inevitabile partire dalla sola coscienza che abbiamo a libera disposizione: la coscienza di veglia, mediata dal sistema nervoso. L’ascesi libera il moto volitivo del pensare dalla mediazione somatica, in quanto nella Concentrazione il moto cosciente del pensare diviene solo supporto e unica mediazione a se stesso.

    Il corpo diventerà altresì punto d’arrivo, in quanto l’esperienza spirituale estracorporea ha la fulgurea potenza di trasformare – CONOSCENDOLA – la corporeità da ottusa alterità in arto cosciente dello Spirito, restituendola al suo essere immortale originario. Ossia, come affermavano Gerard Dorn e Robert Fludd: “Transmutatemini in viventes lapides philosophicos”, “trasmutatevi in viventi pietre filosofali”.

    Unica Via per la realizzazione dell’autentico Uomo Interiore, dell’Uomo Spirito, è la Via del Pensiero, la Concentrazione: la Via del concreto annientamento di ogni egoismo.

    Hugo de’ Paganis

  2. Come posso non ringraziare un pagano buddhista (o buddhista pagano?), per il commento – alto – che integra e supera le mie modeste righe sotto il segno della più pura Tradizione?

    Mi rimane però un inquieto rovello: se il corpo è più corto o più lungo dei sei piedi, vale ancora che possa essere la ghirba dell’universo?

  3. Da ragazzino quando mi ritrovavo in posizioni abbastanza goffe una voce in me:
    “Dritto stupido!”
    Spesso, subito dopo questa, un’altra meno autoritaria e più autorevole:
    “Idiota, è questione di moralità, deve esser conseguenza necessaria di conquiste morali, o “stare dritti!” è rovesciare il principio.”
    (Guarda caso il primo testo che incontrai del Dottore e che, capendoci meno di niente, allontanai come se fosse lebbra, fu “Catastrofi naturali, l’agire della moralità umana sulla natura”)
    Quanti oggi cimentandosi in esercizi corporei distinguono l’atto dal fatto(o meglio dal sensuale – divenendo il sensibile paradossalmente irraggiungibile – che quindi li divora)?
    La corrente del volere diventa l’ordinaria espressione egoica(spesso forse anche qualcosa di più) senza l’accordo con la corrente del pensare.
    Esclusa(per questa vita e per chissà quante altre ancora) la possibilità-potere di rispondere alle domande dei terribilissimi Hugo e Isidoro, l’irriverente giovin nessuno che scrive, concedendosi qualche spunto, col vostro permesso, domanda:
    “se il corpo è più corto o più lungo dei sei piedi, vale ancora che possa essere la ghirba dell’universo?”
    Individualmente, sì per l’uomo ordinario(“corpo più corto dei sei piedi”, “Tutto quello che appare troppo presto richiama sul piano fisico un polo opposto.” Rudolf Steiner) e no per l’Iniziato(“corpo più lungo dei sei piedi”, “Chi mangia il mio pane mi calca coi piedi!” Cristo)?
    storicamente, sì perlomeno finchè non si sarà esaurita la legge del karma
    (giustificazione storica-scientifica-spirituale di ogni parola del Dottore sulla sana esperienza sovrasensibile, vd. ad es. le parole di Massimo Scaligero:
    “L’esoterista avverte una diversità interiore tra stagione e stagione, ma come differenziazione di un medesimo concerto di ritmi. Egli sente la differenza di temperatura come l’uomo ordinario, ma anche qualcosa di speciale che avverte mediante il sistema nervoso, in quanto non coinvolge tale organo, per cui ad esempio, gli riesce più facile concepire in estate determinate idee collegate con il cervello fisico, che non in inverno.
    Ciò dipende dal fatto che lo strumento per il piano fisico – il sistema nervoso – registra le oscillazioni dei cambiamenti di stagione: interiormente più indipendente dal complesso dell’organismo, tuttavia oscilla con esso più di quello che di solito non faccia. E’ importante in tale caso rafforzare l’attività sovrasensibile del pensiero, così che le oscillazioni non afferrino l’anima, non suscitino stati d’animo.”)?

  4. Caro amico, mi scuso innanzitutto del lungo silenzio. Eco era fermo ma io non stavo meglio.
    Già diversi anni fa, con una lettrice, confrontai le tecniche del rilassamento a favore di E. Jacobsen, “semplice” medico e accurato ricercatore, rispetto al training autogeno che stava ottenendo un considerevole successo. Questo perché? Perché Jacobsen otteneva ottimi risultati basati sulla percezione e sensazione, senza coinvolgere la psiche oltre il minimo necessario mentre il training autogeno apriva al paziente una gamma piuttosto ampia di stati ipnotici e questi venivano considerati un successo aggiunto.
    Con questo voglio dire che, nell’indicare qualcosa, mi attengo alle attività che sono proprie allo stato di veglia che possediamo nella vita del mondo sensibile.
    Ora, l’Euritmia e la ginnastica Bothmer hanno (dovrebbero avere) addirittura radici in una azione soprasensibile (eterica). Perciò il loro insegnamento e la loro pratica chiedono un rigore formale ma soprattutto morale altissimo.
    Non basta, come è uso, “fare un corso”, magari prendere un diploma e partendo da ciò insegnare forme, spesso personalmente creative come sta accadendo, di discipline che appartengono ad una sfera iniziatica. Immagina che già negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, vi furono tali derive che scandalizzarono antroposofi e occultisti (seri).
    Tutto questo per dirti che, a mio modesto parere, non basta una targhetta di riconoscimento per trovare chi possa insegnare queste discipline. Non credo che in Italia ci sia qualcuno con la dignità di insegnante. E se al caso ci fosse, sarebbe probabilmente misconosciuto.
    Riguardo il minestrone della Spatial Dynamics, nemmeno vale la pena di spendere parole.Essa riflette solo la decadenza delle scuole Waldorf.

Lascia un commento