PIFFERAI

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Leggevo, non molto tempo fa, su un Sito che svolge un suo modo di far conoscere e affrontare temi riguardanti la Scienza dello Spirito con particolare riguardo ai suoi aspetti operativi, un post che mi parve notevolmente fuori luogo nel merito generale e nel particolare perchè è del tutto fuorviante nei riguardi di detta Scienza.

Esso prende il titolo (ignoro se originale o meno) di “Controllare il pensiero”. Ciò non dice nulla che non sia un invito che una catena ininterrotta di Maestri e Testi sapienziali hanno rivolto in svariati modi agli uomini almeno negli ultimi tremila anni.

L’equivoco prende forma poiché l’autore inizia parlando della retrospezione serale della giornata: importante esercizio presente nelle indicazioni date dal Dottore. Divergendone completamente.

Certo, potete trovare qualcosa di simile negli scritti di Max Heindel e di Valentin Tomberg: esempi non eccellenti di chi, allontanandosi dagli insegnamenti della Scienza dello Spirito ma usandone l’esposizione conoscitiva, ha poi mescolato per derive personali, i propri umori e la propria fantasia ad un corpus di sapienza esoterica di cui è rimasta “vergine incompresa” l’asse centrale. Senza infierire è comunque possibile denunciare il fatto, purtroppo non raro, che sono stati fondati movimenti e scuole sedicentemente iniziatiche proprio sulla mancata comprensione della sorgente da cui, in un primo momento questi signori hanno attinto.

Però questo non si può dire dell’autore delle (poche) righe di cui qui si tratta. Costui non è un antroposofo deviato ma un mistico. E di lui parleremo più tardi.

Ciò che ora conta è lo spirito di queste righe. Quando herr Gröning parla di revisione della giornata, da mistico del sentimento, si cruccia di cogliere nei fatti e nei pensieri l’errore a cui deve seguire il pentimento: “Se il pensiero, la parola o l’azione erano sbagliati, ci si deve pentire profondamente…” Ora leggete quanto il Dottore scrive (12 gennaio 1906): Di sera: revisioni delle azioni ed esperienze del giorno. All’indietro dalla sera alla mattina, senza rimorsi ma unicamente con la tendenza di imparare dalla vita”. Vi sono altre indicazioni a discepoli in cui, assai brevemente, il Dottore invita ad un grande distacco dalle immagini ricordate. Ma, evitando l’eccesso referenziale, invito il gentile lettore a comprendere questo modo di esecuzione della retrospezione. Un amico ne ha scritto diffusamente in un articolo apparso su L’Archetipo del novembre 2002 dove, digitanto gli Arretrati o l’Archivio, potete consultarlo e di cui riporto qualche rigo dedicato per l’appunto all’atteggiamento dell’operatore: “Lo sperimentatore deve assumere un atteggiamento di intensa attenzione, rimanendo al contempo assolutamente distaccato, indifferente, alle vicende dinamicamente evocate. (…) Chi non può non obbiettare che simili atteggiamenti risultino in pratica amorali o egoistici o inumani, non è maturo, giacché non capisce ancora che proprio l’ordinario sentimento personale è strutturalmente egoistico e antispirituale in quanto opposto alla moralità dello spirito e alla vera natura dell’Io”.

A farla brevissima, la ferma attenzione senza identificazioni è l’arte che imita il “vedere” dell’Io, testimone immobile ed imperturbabile (Scaligero usa anche il termine: “con disinteresse”), conformemente alla Via Interiore dei Nuovi Tempi: quella che parte dall’Io per giungere al Logos. Per comprendere il riferimento all’Io basterebbe la lettura di un testo base come Teosofia, purché lo si leggesse in maniera confacente: facendo propri i pensieri letti: reinventandoli per moto proprio. E’ questo pensiero più forte, creativo che fa giustizia nello scontro infinito tra il pensare ed il sentire: esso suscita un alto sentire, del tutto diverso da ciò che ascende, deteriorato ed oscuro, dalla sentina della sfera psico-fisica. Si può dire che chi lo ignora non conosce ancora la forza del pensiero e la potenza del sentire. Accenno anche al fatto che il puro volere è pervaso di sottile gioia (beatitudine).

Chi preferisce mettersi la corda dei sentimenti personali intorno al collo, scalciando via il Soggetto, si impicchi pure, beninteso a lui piacendo. Ma non venga a scodellare uova di antichi serpenti come fossero apporti utili alla sperimentazione secondo una Scienza dell’Io.

L’autore dello righe di cui si parla, continua spiegando che i nostri pensieri non sono nostri ma che essi vengono da fuori di noi: “I pensieri che girano ogni secondo nella vostra mente, non sono vostri, cari amici, voi li ricevete, proprio come l’apparecchi radiofonico riceve le trasmissioni radio. Voi siate i soli a poter decidere se ricevere pensieri buoni o cattivi, trasmissioni buone o cattive. (…) E ripeto, cari amici: ogni pensiero che ricevete e che successivamente non mettete al vaglio di un sincero pentimento, inevitabilmente si trasforma in azione; che voi vogliate o meno”.

L’autore può dire quello che vuole, però già nella prassi suonano un po’ irragionevoli le sue affermazioni: immaginate di ricevere costantemente “pensieri”. Quale metro di verità potreste usare per dare a ciascuno una sorta di giudizio su cosa sia il bene ed il male? Qui ci caliamo nella più stretta soggettività o nel relativismo che pervade costantemente anche il latore dello scritto. Una carenza strana in uno che imponeva le mani questa fissa di “bene” e “male” e non di “sano” e “malato” (assai più opportune e confacenti in tutto ciò che appartiene all’immediato mondo di forze appena oltre il sensibile).

E che dire dell’assoluta mancanza di consapevolezza del fatto, sperimentabile in qualsiasi momento, che noi si possa produrre pensiero per attività nostra? Già col primo dei 5 ausiliari (controllo del pensiero) il discepolo della Scienza spirituale si trova a lavorare nella direzione di un pensiero voluto dal proprio soggetto, cioè da lui stesso.

Il Dottore è tranchant su questo argomento: nella sua Filosofia della Libertà spazza ogni dubbio riguardo a ciò che viene a noi senza la nostra attività e dice:”...non bisogna far confusione fra l’”avere immagini mentali” e l’elaborare pensieri mediante il pensare. Immagini mentali possono sorgere nell’anima in modo sognante, come vaghi suggerimenti. Questo non è pensare. Certo, qualcuno potrebbe dire che: se si intende il pensare in tal modo, in questo pensare sta nascosto il volere, ma anche con la volontà del pensare. Questa osservazione tuttavia autorizzerebbe solo a dire che il vero pensare deve essere sempre voluto.” (ed. ’66, pag. 45).

E chi pratica da sveglio le discipline interiori si accorge subito della faccenda. Queste sono cose assai elementari che vengono sperimentate subito, ma ho osservato con dispiacere che nessuno, in quel sito, ha svolto una (minima) critica allo scritto (anzi mi è parso che qualcuno l’abbia accolto positivamente): ecumenico buonismo o gran confusione?

Ma, in effetti, il pensiero attivo, voluto è già un passo sconosciuto a molti che s’accontentano di avere pensieri suscitati da qualcosa: con la stessa naturale passività con cui si vedono gli oggetti posti davanti ai nostri occhi. Mi pare significativo che attuali orientatori non facciano mai chiarezza tra il carattere del visionarismo e le immagini che possono essere prodotte, quali frutti, dalla coscienza rafforzata.

Ora veniamo all’estensore di quelle righe: Bruno Gröning (1906 – 1959) fu sostanzialmente un guaritore mistico di modesto livello: paragona l’uomo ad una “batteria” che può essere nutrita dalle forze del Bene e che guarisce tramite l’auto convincimento che una forza superiore o divina scenda in lui. La sua biografia è costellata da guarigioni, spesso non verificate e dell’incensamento delle persone pronte a dare immensi significati a discorsi piuttosto banali. Difficile trovare in questi l’eco di una grandezza spirituale. L’ho chiamato “mistico” ma egli pare piuttosto simile ad un istintivo pranoterapeuta. Ciò che ho letto delle sue parole offre un quadro vago e desolante. Poi il fatto che si siano formate delle sette intorno al suo nome non è significativo, specchia anzi il neo primitivismo spensierato dei nostri tempi quando si coagulano chiese e correnti alternative alla religione, che in effetti sta perdendo quel minimo di sacralità, tradizione e bellezza che indubbiamente possedeva.

Mi attengo a ciò che posso osservare e non sto giudicando il signor Gröning. Sono invece perplesso che simili apporti sbuchino in Siti che trattano di Scienza spirituale. Mi pare che chi posta queste cose abbia poco chiaro per cosa si intenda con il termine “scienza” applicato allo spirito. E cosi sembra, vista l’attrazione, (per onestà del vero insieme a più edificanti autori) verso veggenti addormentati, ipnotisti e medium: brutta merce messa in vetrina da un “brand” che vorrebbe apparire blasonato e che raccoglie vasta ospitalità nel cuore degli spiritualisti. Che ciò possa configurarsi come una manipolazione della ingenuità e della fiducia?

Ma è vano l’appello per comportamenti più seri, poiché è possibile che queste frequenti intemerate siano mirate e serissime. Suggerite e condotte da una brigata (probabilmente sostenuta da interessati poteri ecclesiali) che, “lodando” Scaligero (il quale, per sua diretta ammissione, non ebbe “discepoli”) quale continuatore autorevole dell’essenziale messaggio del Dottore, fa artatamente il possibile per distorcere il senso più puro e netto dell’opera del primo e del secondo.

12 pensieri su “PIFFERAI

  1. “Li riconoscerete dalla scrittura?” :)
    (“La prima opera di Pensiero che coincide con la Potenza eterica” Isidoro sulla Filosofia della Libertà)
    Operazione arduissima, poiché “si può guardare solo ciò di cui si è liberi”. (Massimo Scaligero)

    Di assassini, indovini e facchini
    son Hugo e Isidoro i nostri vaccini!

  2. Che differenza c’è tra l’esercizio che il Dottore dà per la “calma interiore” nell’Iniziazione è quello della retrospettiva serale? A parte il procedere dall’evento più recente al meno recente, mancante nel primo, mi pare che sia dirimente la frase “con le vicende più recenti, non si arriva a questa esperienza, nè occorre arrivarvi; ma con quelle più lontane occorre che il discepolo della vita spirituale si sforzi di riuscirvi” (L’Iniziazione, Milano 1952, p.26). È quello che nel “Manuale pratico della Meditazione” viene chiamato “esercizio del ricordo”?
    Mi lascia perplesso, nelle parole di Steiner, l’affermare “non si arriva … nè occorre arrivarvi”: infatti, ricordo che nel periodo in cui praticavo la retrospezione giornaliera, sentivo sorgere la calma interiore, pur rievocando eventi recenti della giornata appena trascorsa.

  3. A Enzo: hai trascritto frasi che (persino la mia) vanno comprese per quello che dicono. I commenti sarebbero inutili o nocivi. Esse esprimono solo ciò che è reale con la disciplina. Il pensiero facile è un’arte: quella di respingere il linguaggio dello spirito. E ci riesce benissimo!
    Per il resto tentiamo di palesare l’imbroglio di chi dice, utilizzando la scienza spirituale, che il nero è bianco ed il bianco nero (Cop. by Valentina L.).
    E non lo faccio con piacere, perché provo malessere a metterci le mani dentro.

  4. Caro contemplactivo: sgombriamo il campo: la retrospezione serale e l’esercizio del ricordo sono due discipline diverse. La prima opera nel tessuto animico (astrale), la seconda nelle forze vitali (eterico). Poi, cammin facendo, l’operatore può sperimentare anche riscontri interiori simili o dissimili. Ricordiamoci sempre che le divisioni servono alla comprensione concettuale ma evaporano nelle esperienze del singolo.
    Il Dottore “ha detto tutto” ma spesso in modi assai sottili. Basti pensare all’indicazione del “pensiero puro”: la sua importanza è essenziale ma Steiner ne parla in due sole e poche pagine: all’interno del V cap. della S.O. e nella postfazione aggiunta a Iniziazione del ’18. E basta. Così pochi, pochissimi, hanno colto il fatto che il pensiero puro è a fondamento.
    Le frasi del Dottore citate appartengono alle “Condizioni”, contengono cioè ciò che non dovrebbe mancare all’anima che si appresterà alle discipline occulte vere e proprie: così la devozione verso la conoscenza, così l’abitudine ad una riflessione meditativa che “inizi” a scindere contenuti sostanziali dai contenuti generali: è un panorama ed un invito…iniziando dalla vita animica propria. Lui queste cose le dice perché la via più giusta dovrebbe essere questa. Poi ognuno compie scelte e magari inizia in altro modo. Per gli avvenimenti del “destino attuale” non ha alcun senso richiamare alla memoria…cosa? L’attualità va vissuta, mica contemplata. infatti la contemplazione non funziona col mio immediato presente o col mio ieri.”Non occorre arrivarvi”: ci siamo dentro! Semmai con il presente servono altre discipline, come i 5 ausiliari. Ma le esperienze del presente non possono venire osservate in una formula contemplativa. Esse possono invece essere il “materiale” della retrospezione: operazione diversa di sfera e di forza.

  5. Al è sintetico (carducciano)!
    Vuole significare che molti che vorrebbero (vogliono!) appuntarsi medaglie come fossero “epigoni” dei veri Maestri, lo fanno solo per portare a casa la cena (il lesso). In questo caso svettare (vana)gloriosi tra la plebe che continua a cercare idoli da adorare. Poverini, sai che goduria ottenere sul social 50 “mi piace”. Talvolta vien proprio da ridere…

  6. Isidoro, l’ottimo Johann Gottlieb Fichte – che aveva un caratteraccio simil-orsolupesco – scrisse a chiare lettere che era molto più facile convincere un essere umano “di essere un inerte pezzo di lava sulla Luna, piuttosto che un Io che pensa”. Temo che, trascorsi oltre due secoli da tali sue memorabile parole, oggi egli userebbe espressioni ben più caustiche e amare nei confronti tanti esoteristi e antroposofazzi cefalopodi, i quali temono che il troppo pensare possa far venir loro il mal di piedi.

    Le “anime belle”, poi, trovano meglio non pensare affatto, e crogiolarsi nel languido tepore di una sognante soggettività, e accusare di “sublime egoismo” i cattivissimi lupacci, che si ostinano a consacrarsi “ossessivamente” – proprio così consigliava Massimo Scaligero – all’indefessa pratica della Concentrazione.

    Il cattivissimo Hugaccio
    sta diventando sempre più
    un ferocissimo lupaccio.

  7. Sì, si. Come no! Anch’io “ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.”
    Hugo,
    lupaccio in vena,
    che nella zuffa
    ci rimise la cote(n)na.

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