PURITÀ E PURIFICAZIONE

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Come sempre di quanto segue ne abbiamo già parlato. Credo che se ne possa parlare ancora, poiché chi tenta di seguire la Via occulta dovrebbe affinare una qualità di discernimento più alta ed incisiva del comune. L’anima che possiede una coscienza lucida è come un falò in una notte buia dove tutto d’intorno è un coacervo di cose o esseri celati: tutti vorrebbero trovar spazio nell’uomo. Per fare un esempio concreto, in particolare nel nostro Paese, può essere oltremodo difficile il saper separare i sentimenti religiosi da una sorta di subconscio cattolico: esso è un ente reale. E’ suadente: vuole.

A tal proposito non parlo di coloro che sono stati cattolici e antroposofi consapevoli. Un tempo ce ne furono. Di costoro conobbi uno che faceva la spola tra Marie Steiner e Padre Pio: il karma non è mai semplice e probabilmente costui seguiva correttamente il dharma, la propria interiore legge. Di questo signore, scomparso da anni, posso raccontare un aneddoto: egli ad un certo momento e dopo lunghe meditazioni, aveva messo insieme una forma rituale e, prima di farne, con i suoi amici un uso pratico, mise accuratamente tutto su carta. Prima portò il documento all’attenzione di Marie Steiner. Avuto da lei l’assenso andò a incontrare Padre Pio. Lì, nella chiesa attese che il sacerdote passasse. Voleva parlargli, spiegare. E il Santo passò veloce, toccò la borsa che conteneva la descrizione del rito, alzò gli occhi sul nostro e, quasi senza fermarsi gli disse: “Figliolo, va bene”.

Il male è piuttosto quando, inconsapevolmente si agisce (ad esempio) per la Chiesa di Roma supponendo che la molla dell’azione provenga dalla Filosofia della Libertà. Del resto, immergersi nella mistica “assistita” è mille volte più facile che osare il cammino della libertà: questo, già in se difficilissimo, è incompreso, perciò odiato, persino negli ambiti dove si coltiva la spiritualità che vorrebbe essere di contenuto esoterico.

Troppo spesso ciò che passa per spiritualismo è solo un complicato reticolo di osservanze, regole, condizionamenti, pregiudizi culturali, educazione famigliare e sociale: si crede di fare qualcosa mentre l’anima è sepolta (schiacciata) sotto il peso abnorme di latenze psichiche e di pregiudizi non avvertiti. L’antica inimicizia tra la via della chiesa e la via occulta, per quanto ho potuto sperimentare in ambedue, mi pare giustificata.

Si cerchi di non dimenticare che il senso della parola “puro” è parecchio distante da quegli strati geologici che si sono sedimentati nelle anime come frutto del comune sentire e che, nella pratica, diventa carattere di azioni obbligate, come fossimo schiavi in catena. La purezza di S. M. Goretti e la purità del Mago sono cose assai diverse.

Premetto che in tutto ciò non vi è alcuna antipatia o avversione nei confronti della vita comune, sociale o religiosa: che andrebbe compresa e rispettata quando chi la segue non possiede altra via d’uscita (anche se per “noi”è più facile rispettare “loro” che il contrario). Queste sono semplici osservazione che, per analogia, ci portano solo a distinguere le banane dall’uva.

Se ci riportiamo al senso proprio del termine “puro”, troviamo innanzitutto il concetto fondamentale di “ciò in cui non è presente alcun elemento estraneo” o “che non è mescolato con altra cosa” e poi, per estensione, quello di “vero”, “semplice”, ecc…

Si potrà dunque dire che nella pienezza del termine, l’attributo “puro” è applicabile solo a Principi sussistenti per virtù propria, mentre ogni cosa (o essere) manifestato è interdipendente o composto di svariati elementi e determinazioni non proprie. Da ciò risulta che la purità trova esistenza solo in ambito metafisico.

Perciò, nella prassi, una via di purificazione – intesa nel senso più profondo – non può non tendere ad una identificazione con un puro Principio. E questo, guarda caso, è il fine di una via iniziatica.

Cito alcuni passaggi di Chuang-Tse, in sostanza eternamente validi:

Nel corpo di un uomo, egli non è più un uomo…Infinitamente piccolo è ciò per cui è ancora un uomo, infinitamente grande è ciò per cui è uno con il Cielo

L’essere che ha ridotto il suo io distinto a quasi nulla non entra più in conflitto con chicchessia, perché è stabilito nell’Infinito, cancellato nell’indefinito. Esso è pervenuto e si è stabilito nel punto di partenza delle trasmutazioni, punto neutro in cui non vi sono conflitti. Concentrando la sua natura, alimentando il suo spirito vitale, chiamando a raccolta tutte le sue potenze, esso si è unito al Principio di tutte le genesi”.

Questo potrebbe far intendere quale possa essere il senso della “purificazione” preliminare e necessaria per comprendere e ricevere le forze atte a procedere nelle fasi iniziali ed intermedie del processo iniziatico.

Essenzialmente si tratta di condurre l’essere che si è verso una condizione di semplicità indifferenziata (analogo allo stato di materia prima della saggezza ermetica) che sospenda o cancelli in momenti via via più ampi e radicali le sovrastrutture provenienti dalle contro-forze dell’apparenza sensibile e della sua impressione psichica.

Senza questa condizione gli ostacoli al Fiat Lux dell’esperienza interiore sono barriere permanenti.

Contrariamente a quanto il sentire comune è portato a credere, la fase di preliminare purificazione non consiste in alcun rafforzamento delle qualità come ordinariamente vengono riconosciute, nell’arricchimento delle “capacità mentali” o dei propri assunti morali, ma in un relativo e realissimo processo di inversione e cancellazione delle determinazioni personali. E qui troviamo subito una contraddizione, poiché il soggetto che si adopera per questo scopo deve sviluppare una grande forza che gli permetta i momenti di una spoliazione di sé.

Scrive il Dottore, nella sua superbamente incompresa Verità e Scienza: “...al principio della teoria della conoscenza si deve escludere ciò che già rientra nel campo del conoscere; se la teoria della conoscenza vuole veramente illuminare l’intero campo del conoscere, deve prendere per punto di partenza qualcosa che da questa attività non sia stato affatto toccato, donde anzi questa attività stessa riceva il primo impulso. Ciò da cui si deve cominciare sta fuori del conoscere…”. Sì, non è condizione raggiungibile con l’ebetismo: l’Opera al Nero chiede una forza sconvolgente.

Da un punto di vista strettamente personale si potrebbe parlare più di perdite che di guadagni: ma questo dovrebbe in fondo apparire, seppure difficile, “normale” in chi si senta spinto a liberarsi dalle aspre limitazioni inerenti l’angusta condizione personale per realizzare la natura dell’Uomo Vero.

Dunque l’Opera Iniziatica implica una sequenza di sacrifici: essi non rimangono “vuoti” ma ad ogni atto in cui si consegua una morte interiore corrisponde la nascita di una forza che era sconosciuta e che modifica anima e corpo. Non a caso nella terminologia coniata dal Dottore, il concetto di “pensiero puro” indica una condizione in cui il pensare si sia liberato dalle rappresentazioni del sensibile ed in cui si riveli solo potenza e atto di se stesso. Questo ci riporta alla necessità di volgersi ad un Principio sussistente per se stesso.

La purificazione, nella struttura dell’uomo contemporaneo, si rivolge sostanzialmente al denudamento e all’inversione delle forze del pensare, del sentire, del volere, del ricordare e del giudicare (i livelli di lavaggio dei metalli dalle impurità). In sede di operazioni pratiche ci si può indirizzare verso i cinque “ausiliari” dati da Rudolf Steiner. Essi hanno una portata assai più vasta di quanto il giudizio superficiale possa ritenere. Forse vale la pena ricordare che, di solito, il loro apprendimento è tragicamente sminuito dal pensiero riflesso o profano con il quale – in un primo momento o per tutta la vita – gli si considera come compresi.

In tempi più antichi si mediava ritualizzando attraverso gli “elementi” che sono i più ‘semplici’, validi non soltanto per gli uomini ma anche per gli oggetti, luoghi ed edifici.

Vicino alla nostra cultura abbiamo l’esempio dell’acqua: nel Battesimo come nella benedizione di luoghi e nelle abluzioni. A nord i corpi venivano bruciati sulle pire, nel fuoco.

Cose che nulla hanno avuto a vedere con prescrizioni igieniche o di pulizia corporea secondo la sciocca concezione moderna che sembra compiaciuta nello scegliere sempre l’interpretazione più ottusa e grossolana. Come altrettanto avviene con le pretese spiegazioni “psicologiche” che alla base non sono migliori.

Vale a dire che l’azione effettiva dei riti non è ‘credenza’ né teorizzazione ma fatto attivo e positivo.

Rivolgendosi al moderno Occidentale è importante insistere che, per cominciare un lavoro iniziatico è indispensabile uscire dai giri viziosi delle elaborazioni mentali e dagli astrattismi deduttivi per rivolgersi con i mezzi appropriati allo scopo ovvero alla pratica costante e ben diretta dello sforzo interiore e dell’interiorizzata vita rituale. Ciò senza accennare ai tanti rattenimenti, crisi e soluzioni che l’anima attraversa: prima e durante.

E’ una strada determinata e sostenuta dall’Io che estrae da una oscurità tombale il volere, da cui divampa l’igneo splendore dell’elemento solare: essa è dunque una via magica e pura.

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