K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 7

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IL PRIMO GIORNO

7. Della Vita tra Luce e Tenebra

Dopo che la prima scissione cellulare si è compiuta, c’è lo sforzo delle cellule figlie ad arrotondarsi nuovamente e a diventare sferiche. La scissione dà luogo dapprima ad una superficie completamente piatta, come se la cellula si scindesse in due (vedi Fig. 5). Ma poi questa superficie cellulare piatta a doppio strato si trasforma nuovamente da ambo i lati in forme sferiche. Si vede chiaramente che qui sono all’opera due forze contrapposte. L’una divide e muta perciò la forma dell’embrione, l’altra vuole di nuovo arrotondare ciò che è stato diviso. Questi due campi di forza si contrappongono come fuoco ed acqua – essi incarnano demolizione ed edificazione nell’elemento organico. La forza della demolizione che opera plasmando e formando mediante la sua facoltà del dividere, viene rappresentata nella Genesi attraverso la Luce; la forza dell’edificazione, che cerca di ricevere la forma nella sostanza, viene rappresentata mediante la Tenebra. RUDOLF STEINER designa jom (giorno) come le forze della demolizione, lajla (notte) come la forza dell’edificazione (vedi RUDOLF STEINER, La Genesi. Misteri della storia biblica della creazione). Ma poiché queste forze, se giungessero ad agire contemporaneamente, si distruggerebbero e si dissolverebbero reciprocamente esse devono venire separate. Le forze, che nella loro attività simultanea si annientano e che perciò renderebbero impossibile ogni evoluzione, sono, separate ed operanti in maniera ritmicamente scambievole, nella condizione di creare l’uomo.

Durante la veglia prevale nell’organismo la demolizione, durante il sonno prevale l’edificazione. Perciò le forze di demolizione possono essere chiamate le forze del giorno, quelle edificatrici le forze della notte. Come in maniera grandiosamente semplice appare ora il corrispondente versetto della Genesi , che porta in sé leggi cosmiche:

E DIO DIVISE LA LUCE DALLA

TENEBRA E CHIAMÒ LUCE IL GIORNO

E LA TENEBRA NOTTE.

Lo scambio ritmico di demolizione e di edificazione, rispettivamente processi del Giorno e della Notte, diviene visibile per la prima volta nel processo della solcatura. Esso evidentemente esiste già prima, giacché il ricambio di sostanze di ogni sostanza vivente si compie attraverso lo scambievole agire di questi due sistemi di forze. In un organismo adulto sano questi si mantengono in equilibrio. Se in un organismo prevale la demolizione, si giunge alla perdita di peso, al disseccamento e all’indurimento dei tessuti. Se prevale l’edificazione, allora si giunge ad un’aumentata irrigazione, a forme più complete, ad assunzione di peso. Durante la giovinezza generalmente prevale l’edificazione, nella vecchiaia la demolizione. Ma come si comportano questi due sistemi di forze nello stadio della crescita e dello sviluppo, che qui consideriamo? Qui si tratta non soltanto della conservazione, bensì della configurazione e della formazione di organi. I regni di forza della Luce e della Tenebra appaiono qui essere ancora molto più vivi che non in seguito. Mentre più tardi si tratta soltanto dell’immagine di un organo, qui quest’immagine deve prima essere creata attraverso una serie di mutamenti di forma. Il modellatore è la Luce, la Tenebra governa la sostanza, riempie quel che deve essere riempito di sostanza vivente.

Quando l’ovocellula riposa nell’ovaia, essa prende parte ancora al ricambio dell’organismo materno. In essa operano ancora le forze materne della Luce e della Tenebra. Quando abbandona l’ovaia, si separa del regno delle forze materne, ma porta l’elemento sostanziale come dote nel nuovo spazio. Sulla sostanza governa la Tenebra – forma e struttura dell’ovocellula sembrano rimanere conservate eternamente, da decenni essa è immutata. Tuttavia ad essa aderisce ancora una parte della forza di Luce materna. Essa si libera di ciò attraverso la formazione dei corpuscoli polari, un duplice processo di scissione. E come dopo l’aratura la Terra diviene più oscura, così adesso l’ovocellula diviene dapprima realmente tenebrosa ed è già pronta all’accoglimento della Luce, del seme. Ora si avvicinano nel seme quelle forze della Luce particolarmente luminose, capaci di modellare, e per un momento Luce e Tenebre divengono uno.

Consideriamo il processo della fecondazione. L’ovocellula sta nelle delicate fenditure dell’ovidotto. Milioni di spermatozoi sciamano su di essa e si schierano, fittamente pigiati l’uno accanto all’altro, intorno ad essa (vedi tavola II). le cellule seminali sono minuscole, di forma piatta-ovale di dimensioni molto al di sotto del limite di visibilità, aventi anteriormente una formazione con testa un po’ appuntita con una lunga coda filiforme, e consistono prevalentemente di materiale cellulare nucleare. Nuotano a testa in avanti con movimenti ruotanti e si avvitano così avanzando nel mezzo fluido. In gruppi essi si fanno ora largo sulla superficie dell’ovocellula, formando su questa (rispetto alla superficie tangenziale) un angolo retto o quasi retto, cominciano con i loro milioni di code a battere con forti movimenti sincroni – inoltre l’ovocellula comincia a girare attorno a se stessa. Nella ricerca di laboratorio, questa rotazione avviene sempre in senso orario (ovviamente nell’osservazione dall’alto), è di 360 gradi in 15 secondi e dura da venti a trenta ore (secondo Shettles; vedi L.B. SHETTLES , Ovum humanum). Il vero e proprio processo di fecondazione esige una minima parte di questo tempo, cioè la fusione del nucleo cellulare singolo con il nucleo di una cellula seminale. L’essenziale di questo evento, almeno per il suo aspetto, non è costituito dalla fusione del nucleo, bensì da questo verace incontro cosmico delle forze solari e terrestri. Il movimento proviene dalla circonferenza, nel centro vi è quiete – e l’ovocellula comincia a girare:

E FU SERA E FU MATTINO IL PRIMO GIORNO

L’impulso primordiale per questa rotazione proviene dalla separazione della Luce e delle Tenebre. D’ora in poi l’embrione si muove attorno a se stesso sino alla nascita. – Che le forze qui nominate non si possano identificare con i sostrati anatomici, bensì che debbano venire pensate come operanti attraverso i medesimi nel dominio sensibile, vi è appena il bisogno di essere menzionato. È bene, nella rappresentazione dei processi embriologici, sempre di nuovo disciogliersi coscientemente dal sostrato organico e mirare alle forze, che possiamo descrivere operanti dall’intero cosmo. Se non si fa questo, si può rimanere facilmente astretti all’elemento anatomico ed infine ritenere facilmente che il seme sia la Luce. Il seme non è la Luce, ma esso ne porta la segnatura.

TAVOLA II

Processo di fecondazione. Milioni di spermium si schierano attorno all’ovocellula. Da SHETTLES , Ovum humanum , 1960. (Disegnato a partire da una fotografia).

 

(Continua)

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