QUALCHE RIGA E UNA LETTERA

colazza -

Scrivo “qualche” perché minimizzo e spero che gli amici lettori di Eco e in genere di cose che riguardino le vie dello spirito, siano tra coloro che di parole si siano già saziati e che dunque l’anima li abbia disposti ad una dieta sempre più parca, che siano stufi di saltabeccare per tutti i ristoranti aperti, che non vogliano più girare qua e là poiché già “di ratti che girano in tondo è pieno il mondo” e questo increscioso stato di cose è solo quello che è, cioè il nulla del nulla nel nulla: possiamo addizionare o moltiplicare lo zero con se stesso un milione di volte ma rimarrà sempre quello che è…anzi, quello che non è.

Troppo vago? E’ vero e mi scuso.

Qualcuno ha scritto (bontà sua) che Eco è, da un certo punto di vista s’intende, rimasto il Sito più robusto (e i decenni dell’Archetipo?) rimasto in rete. Non sono d’accordo – anche se mi da un fazioso piacere – poiché Eco è terribilmente monotematico, è limitato. E credo che gli amministratori questo lo sappiano bene.

Allora chiediamoci il perchè. Sapete che a me piacciono i paragoni sportivi, trovo analogie pertinenti che mi servono.

Cosa fa il corridore mentre corre? Corre respira e basta. Di solito la sua mente è silenziosa, quasi vuota. E se l’obbiettivo è lontano o è solo allenamento, corre dando il meglio di sé e basta.

Il meglio di Eco è lo “spirito di servizio” e basta.

Nulla è nascosto e chi attua l’adesione lo fa solo per suo convincimento: può non farlo – dipende solo da lui – ma non gli serve, è una sua gentilezza e di ciò gli siamo grati.

Del resto so di persone che seguono Eco con grande attenzione, ma preferiscono leggere le note senza un milligrammo di vincoli, compresi quelli virtuali.

Poi, invece, e sono parecchi – specie tra quelli che predicano l’amore universale – che non puntino il ditino accusatore sul dogmatico rifiuto di Eco ad “aprirsi” verso tutti i possibili apporti…

Oggettivamente parrebbe una critica seria. Potrebbe essere fondata. Poi però scopro (ho già detto che parlo per mio conto e non per altri collaboratori) che si vorrebbe portare in Eco ogni fritto misto, disperdendo, come già avviene per alcuni siti che, ad esempio, trovano collocazione in facebook, in chiacchiere e fantasie di nobile origine ma di oscuro risultato, quel poco che qui si tenta di mantenere nel solco della Scienza dello Spirito, o meglio, della sua pratica.

Se una cosa non c’è allora il suo posto si riempie di altro: di solito si tratta di spiritualismo che rema contro lo Spirito. Quello spiritualismo invadente lo spazio lasciato libero per collassarsi in confuse fantasie personali e ad avversioni travestite di moralismo etico, estetico o cattolico. Aggiungo a questa lista pure scritti più articolati e ben fatti…che purtroppo sono espressione di visioni maniacali o astrazioni, di ricerca di vetrine per la visibilità personale o, al meglio, di edifici fantasmagorici costruiti con quello che l’antroposofia, ritirandosi, ha abbandonato sulle spiagge della psiche…e qui, per non farla lunga, mi fermo.

Su Eco mi sento libero e non provo alcun moto di antipatia se a tanti le mie note non piacciono. Nemmeno io sono entusiasta di alcuni articoli e temi che ho svolto in Eco. Però il discrimine è in quello che ho scritto: chi mette qualcosa su questo sito, lo fa perché ama davvero quanto espone, perché lo ha provato dentro la propria ghirba, e non (solo) perché ama se stesso. E se ciò pare poca cosa, almeno per me è, a dirla francamente, il confine modesto ma invalicabile.

A calce di questa sparuta nota, personale e di nessun valore vorrei riportare una lettera che il dott. Colazza scrisse a Marco Spaini (personalità assai notevole nel suo tempo).

Qualcuno si arrovellerà sulla natura delle “comunicazioni” sulle quali il dott. Colazza è, senza remore, negativamente “tranchant”.

Vedete, la comunità antroposofica attraversa periodi modaioli. Circa quarant’anni fa facevano banco i settenni dell’Antroposofia paragonati a quelli dell’organismo umano.

Vent’anni dopo ogni cosa verteva su quanto poteva concernere la Pietra di Fondazione. In tempi più recenti ho avvertito un chiacchiericcio su una “molto presunta” acquisizione dell’intelligenza del cuore

Mentre sessant’anni fa ci fu una vera e propria agitazione intorno al ritorno dello Steiner: si moltiplicarono annunci e visioni.

Vi furono persino dei veri delinquenti e medium che spillarono ingenti somme agli antroposofi benestanti fabbricando comunicazioni sul dove, quando e chi. Un tripudio di corbellerie! A mio parere ora è anche peggio… perché tutto ciò rimane – sulla spiaggia rimane tutto – ma più diluito, insidiosamente meno drammatico, alla pari dell’impallidito sangue dei protagonisti attuali. Del resto ormai si cerca di destainerizzare non solo la biodinamica e le scuole Waldorf, ma persino la stessa antroposofia.

Ma non è questo che intendevo, ribattendo fedelmente le righe della sottile copia ingiallita…credo che – scarna come tutte le cose che riguardano il dott. Colazza – questa lettera tocchi severamente tante cose che ancora oggi aderiscono come sanguisughe alla visione di tanta antroposofia.

§

21. 01.1949

Caro Spaini,

ho coscienziosamente letto i due “messaggi” che del resto già conoscevo e debbo ripetere ciò che ho detto altre volte: che non hanno un contenuto di ordine spirituale.

Sono delle affermazioni dogmatiche, alquanto sensazionali – ma non sono accompagnate da quel tono di dignità, di profondità che tocca l’animo. Quando Rudolf Steiner ha fatto delle rivelazioni sui retroscena occulti dell’Antroposofia – aveva già dato tanto di insegnamento spirituale da aver guadagnato la nostra fiducia. E del resto quelle rivelazioni si inquadravano perfettamente nella visione d’insieme dell’Antroposofia – mentre quei messaggi contengono flagranti contraddizioni all’insegnamento e a ciò che sappiamo del Dottore.

Per es. il Dottore ha detto alla Sig.ra Steiner che lui non era incarnato al tempo della venuta del Cristo. E la Sig.ra Steiner me lo ha ripetuto direttamente. Così pure per l’attribuzione a lui di una essenza d’angelo – ma la sua grandezza è appunto nell’aver raggiunto come uomo altezze spirituali che lo hanno reso degno di essere il messaggero del Bodhisattva. E così via…

Ma la “gaffe” più grossa è nel messaggio del novembre del 46: “Non è contro lo spirito del tempo, in qualsiasi tempo ciò possa accadere, l’accettare solo per fede l’aiuto divino…Molti uomini possono solo così.”

Sicuro, ma allora restano cattolici – il progresso dell’Antroposofia è che: “è una via della conoscenza”.

E non parlo della forma, quasi sempre enfatica, banale e persino volgare – lei in realtà si è allontanato dall’Antroposofia per seguire ombre. Rilegga Novalis, le sentenze direttive e vedrà quali torrenti di luce si riversano nell’anima.

Federici parla sempre di “amore” ma l’amore deve appoggiarsi sulla saggezza e sulla conoscenza altrimenti è sensualismo o sentimentalismo.

Ricordi quando il Dottore diceva di Giovanni! – Quando egli diceva ai suoi discepoli “amatevi l’un l’altro” – è una frase così semplice – ma vi era dietro la forza della conoscenza e saggezza spirituale che le davano forza di contenuto.

E con quanta leggerezza parlano del cuore – ma se il cuore è una tappa dell’evoluzione a cui si arriva quando il pensare evolve ed esso è accolto nel cuore.

Qui abbiamo un gradino dell’iniziazione – il vostro “cuore” è di nuovo sentimentalismo.

In questo tempo mi ha colpito il deterioramento prodotto da questi messaggi sui loro seguaci: – quanta superficialità, quanta leggerezza in quelle intuizioni basate su assonanze e similarità esteriori.

Quel incensarsi l’un l’altro – quasi per farsi coraggio – e sopratutto quel voler credere a ogni costo. Io comprendo come in lei un desiderio di sacrificio – direi quasi di espiazione – lo abbia fatto immergere in queste rivelazioni.

Creda però che lo spirituale è la conquista quotidiana, paziente, pertinace del proprio essere – non il frutto di una rivelazione.

Creda che se lei ritorna all’Antroposofia – se si immerge di nuovo nella sua corrente – ritroverà se stesso. Non si preoccupi di quello che avviene nella Società – ho giusto poco fa letto queste parole del Dottore: “Potrebbe essere possibile che una volta l’Antroposofia si debba svincolare dalla Società Antroposofica. Non dovrebbe essere, ma ci sarà questa possibilità.” –

Ma naturalmente qui si parla dell’Antroposofia del Dottore e non della miseria spirituale, morale e intellettuale di queste rivelazioni.

E nessuno di quelli che hanno conosciuto Rudolf Steiner si lascerà sedurre da esse.

Vorrei ancora parlarle di molte cose e spero che verrà da me una sera.

Con affettuosa amicizia suo Giovanni Colazza.

§

Ringrazio F. A. che mi ha dato l’occasione di trascrivere questa lettera su Eco.

Un pensiero su “QUALCHE RIGA E UNA LETTERA

  1. Assolutamente pertinente in questo tempo di oscure ombre che si agitano intorno all’Antroposofia, come in un sabba infernale. A tutt’oggi ritengo il sito di Eco uno dei pochissimi luoghi nel quale si tenti di tenere la barra dritta sulla rotta indicata dal Dottore come l’unica possibile. E lo dico con grande amarezza. Sull’Archetipo sono d’accordo in linea generale anche se alcune collaborazioni qualche dubbio lo lasciano.

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