FOGLIE (di F. Di Lieto)

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FOGLIE

Un vento di gran lasco, 

un soffio teso, 

preludio di partenze, 

raso ai tetti, 

agita gonfaloni, 

banderuole sposta 

al capriccio dei suoi colpi. 

Quando sarà il momento, 

quale strappo avrà ragione 

del peduncolo che tiene la foglia 

unita al vincolo del ramo? 

Ora lassú, nel sole che declina, 

è un luccicare, un brivido arpeggiante 

degli alberi che sentono, 

insidiato dalla buriana, il popolo vociante, 

già chiazzato di ruggini, scambiarsi, 

da cima a cima, gli echi dell’estate:

il frusciare di nuvole, 

l’azzurro venato d’oro e cremisi al tramonto,

nel crogiolo salino, rara alchímia,

il raggio verde che gli innamorati 

coglievano in un lampo all’orizzonte.

E conchiglie sonore, e voli a stormo, 

orme incalzanti le orme fuggitive.

Tutto questo è memoria che si estenua 

nel febbrile stormire arborescente, 

suggendo al tempo l’ultimo respiro. 

Poi, a un urto piú secco il tronco freme, 

scrolla nel vuoto la sua chioma, 

allenta l’eterico dominio delle linfe.

Cosí la foglia si abbandona 

al flusso della vita che va e che ritorna.

Poiché, se il vento chiama,

deve andare,

leggera, nell’eterno navigare.

 

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